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Full text of "Vita di S. Gaetano Tiene, patriarca de' Cherici regolari. Descritta dal p.d. Gaetano M.a Magenis. Compendiata e corretta dal p.d. Bonaventura Hartmann"

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in 2011 with funding from 

University of Toronto 



http://www.archive.org/details/vitadisgaetanotOOmage 



V I T A 

D I 

S. GAETANO TIENE 

PATRIARCA DE' CHERIGI REGOLARI 
DESCRITTA D A L P. D. 



GAETANO 



^ 



MAGENIS 



CHIERICO REGOLARE TEATINO. 

COMFENDI^T^i E CORRETTui D ^ L P. D. 

BOMAVENTURA HARTMANN 

DELLA STESSA RELIGION TEATINA. 

DEDICATA A SUA EGCELLENZA LA N. D. 

MJimLJL CJLTTBMIMJL 
BJLJDOEM CONTJLMINI^ 




IN VENEZIA MDCCLXXVI. 

DALLE STAMPE DI ANTONIO ZATTA- 

eON LiCENZA DE' SVPERJORI E PRIVILEGIO. 



c 



FtLOTESTJTlO AUCTOR^IS. 

VM in hac San^i Cajetani Hijioria enarrare opus mihi f;<erit virtutes , 
miracnla , viftones , prophetias , iS alia hujnjmodi , </;<* fanEutatem re- 
dolere videntur , de aliquibus perfonis a Sanlla Ecclejia in Beuorum fa- 
flis nondum adfcriptis , ideo inhxrendo Decreto SanBijftmi Domini Nojri Vrbani 
0£iavi , ac Congregationts Sacrx Romanx Vniverfalis Inquijitionis , Li^ori niett 
proteflor , ut jupradiEiis virtutibus , miraculis ijc. nullam aliam prxjiet Jidev/ , 
quam hifloricam i7 humanam \ non vero illam , quam a SanSi-e Sedis auifin- 
tate , ij dejinitione certo defumitur : Sciatijue in elogiis i7 laudihus Perfortarum 
qu* in hoc libro inferimtur , nulUm me gradum ponert ad earum Be.ttijicati\ 
ntm promvendam . 




BX 



ECCELLENZA. 



/ 



MON s) tofto mi cadde in penfiero di riprodur-- 
re alla luce la- Vita del Patriarca de Cherici 
B^egolari S.GaetandTiene y cinqmnianni ad- 
dietro data alle ftampe , che determinato mi 
fono di indiri-x^xrla , e rijpettofamente offerirla a V. E. 
La dinjoTjone ardentijjima di V.E. "verfo il gloriofo Eroe , 
e /a fmgolare pieta ^ con cui vi adoperate di Juntificare il 
proprio Jpirito , fono due ragioni per me fortijftme , che a 
cjuefta rifolu^Jone condotto mi hanno. Concioffiaehe le vir- 
tii eccelje del Santo da Voi fcorrendofi , fc da un canto 
forprefa rimarrete ed intenerita , da//' altro njiemaggiormen* 
te n;' impegnerete a dijpregiare /i mondani trattenimenti , 
/a 'vaghezj^a di onore , i/ mo//e ed agiato vivere , ed in- 
fteme a co/tivare /a Ora-^one , /'affiften%a a/ Divin Sacri- 
fixjo, i/ ricevimento de//' ylnge/ico Pane , efercii^j pij , e 
divoti , che da parecchi anni , benche di Jrefchifjima etade , 
con diftinxjone intraprefi avete a frequentare . Appa/efati /i 
motivi , pe' qua/i ho giudicato di confecrare a V. E- que^ 
fta Storia , vietato non ftAmi dal/a moderayj^one voftra di 

* i [cgui- 



IV 

feguire il coflume di coloro ^ che libri all' alfo nome di am- 
p/ijjimo per/onaggio raccomaudano . Sogliono cglino di iui , 
e deg/i antenati la nohilta del fangue rammemorare , lcva. 
lorofe gefta, la pruden^a ne maneggi politici ^ il coraggio' 
nellc militari imprefe, e /c onorcvo/i dignJta fojienute . La 
'vojira Profapia da/la Ungberia proceduta , e Partecipazio 
ne' primitivi Jecoli nominata , rijp/endctte fctnpre fra /e piu 
chiare y ed i/fuffri (*). Imperoccbe di qnel/a furono /i do- 
dii i E/cttori , da' qua/i creato njcnne i/ primo Doge Fao/o^ 
jinajefio . l^anta e//a un Eroe di Santita da/ Popo/o divo- 
tamente vcnerato , un Patriarca di Grado , fctte Scvenifji- 
mi Primipi di ta/e prudcnv^a forniti e va/oye , eht Jt vo- 
Lva metter parte ■> che non fi e/eggejfro Dogi , fe non di 
qucfta raiguardevo/ijfima famig/ia. Da' voffri grand' ^vi 
foggitgati refiarono /i l\.avennati , /i Comaccbieft , //" Tit- 
raicui , /i Mori , g/i Ufcochi , e tanti a/tri Papo/i . Da 
•vojiri maggiori infine inna/T^ad furono mmeroji edijit^j , e- 
tra (fucfli i/ Pa/agio Duca/e , il 'fempio di S. Marco con 
ii/tri vcnti pcr /a mo/e ^ per /' arcbitcttura , pcr /a ri(chc7^ 
%a prcTJoff, e magnifici. K.^fta ora , Ecce//en7a , che ri~ 
'verentemente vi lupp/ichi a ricevere Jotto i/ Patrocinio vo- 
Jtro quifta Sacra Storia con a/tyettanto zradimento , con 
fjuanta vcnera^ione ve /a prefento,in tcjtimo/iianxa dc/t' of- 
fequiofo rifpetto, che a/ia meritevo/ifftma pirfona voftra 
profcfjo, ed immutabi/mente profcffera. 

Di Voltra Ecccllenza*. 
Dalli Tolentini i. Giugno i7J<>. 



VmtHfs. Devot. Serve Offeq. 
D. Ron«ventara H«rtm»nn C. R. T. 



(*) Andr. Dind. ia Cbron. , FUm, Corn. Eccl. Ven. ec. Decad. 

l N- 



INTMOJDJUZIONJE. 

TR.A le lodevoli azioni , che imprender fi poffono da'figlj di Gesia 
Crifto , e che allo ftefTo riefcono piu grate ed accette , ed alla 
fua Chiefa profittevoli, quefta ancora fi conta di eftendere, e pub- 
bh'care le virtuofe gefta di quelli Eroi , che nella pieta fi diftinfe- 
To . Concioffiache da un canto nella defcrizione delle loro virtu glorificato 
vicne grandemente rAltiffimo, Autore principale della Perfezione che ferba- 
no, e de'miracoIi che operano: e dall' altro li fedeli ftimolifortiritraggono, 
ed efficaci mezzi per renderfi a quelli in qualche parte fomiglievoli nella giu- 
ftizia , e nella bont^ , pronunciando I' Arcivefcovo S. Ambrogio nel Sermo- 
ne de' SS. Nazario e Celfo : ( l ) Dnm Dens nobis fidem veram dnro Martyrii 
agone commendat , affliBionem pracedentinm inflrHSiionem afficit poflerornm : e 
proteftando S. Agoftino nelle fue Confeffioni , che la confiderazione delle 
■virtu di S. Antonio Eremita a ravvederfi non folo lo induflTe de^paffati tra- 
icorfi , ma eziandio a vivere nella perfezione impegnato , e nel!a fantita . 

Per quefta cagione offerviamo , che ne'SecoIi tutti della Chiefa praticata 
fu la pia coftumanza di regiftrare li fatti illuftri delle divote perfone . Co- 
mincio prima di tutti Clemente I. Difccpolo di S. Pietro , fette Notaj in 
R.oma deputando , li quali con ogni verita e diligenza li Martirj de'Santi 
raccontalfero . Antero poi fe raccogliere quanto fino al fuo Pontificato fcrit- 
to avevano de'Martiri li mentovati Notaj , e comando chc negli Archivj 
deila Chiefa Romana fi confervafTe . Fabiano in oltre divife li fettc Notaj 
per fette Parrocchie di Roma , acciocche la Storia teffeffero di tutto quello , 
che ne' Martirj de' Santi avveniva . Damafb alla fine aggiunfe a ciafcun No- 
tajo un Suddiacono , da cui fi foIIecitafTe , che con totale diligenza le im. 
prefe tutte de' Martiri con qualfivogh'a loro circoftanza fi notalfero . Ven- 
•nero indi parecchj Autori , che Ic virtu , ed i prodigj de'Santi appalefaro- 
no , tra'quali fi annoverano Eufebio Cefarienfe , Socrate Coftantinopolita- 
no , Teodoreto , Hermia , Sozomeno, Caffiodoro, Niceforo, Califto, Beda , 
Adone , Ufuardo , Giovanni Molano , Simeone Metafrafte , Lorenzo Surio , 
Ruinart, li PP. Bollandifti, e tanti altri che potrei qui mentovare. 

Non mancarono molti altri graviffiimi e fantiffimi uomini , clie Ic vitc 
fcriffero in particolare di alcuni Eroi di perfezione, come li SS. Girolamo, 
Gregorio Magno , Ambrogio , Paolino Vefcovo di Nola , Gregorio Niffeno , 
Bernardo , e Bonaventiua , le prerogative illuftri de' quali vennero akresi 
rendute a tutti palefi da alcuni loro D lcepoli c Confidenti , o per lo me- 
no da alcuni del medefimo loro Inftituto . 

Ne'SecoIi poi a noi piii vicini non folo fi mantenne fempre quefto divo- 
to coftume, ma ancora divcnne tanto famigliare, che tutto giorno alla lu- 

ce 



( I ) S. ^mbr, Ser. de SS. Naz. & Celf. 



YI 

re produconfi Storie di perfone Ecclefiailiche principnlmente e Glaufirari » 
che innanzi a Dio ed agli uomini ncjja ginftizia. li iegnalarono , c nelb 

poter.za. , rf n 

N jn e per tanto da meravigliarfi , ch' effendo uato Gaetano Tiene uno. 
de'S.inii piii rinomati per le virtu eroiche efercitaie , per i fingolari favori 
da Gcsii e da Maria ricevuti , pcr gl' innumerabili miracoli pe '1 corfo di 
quafi tre Secoli operati , moltiiTimi dotti pcrfonaggj altrcsi trovati fi ficno , 
da'quali nclJe lingue Latina e Teutonica, IUirica c Spagnuola, Francefe ed 
Ir:.liana defcritta fiafi la di lui ammirabiio V:ta . Gin-inanta fei Autori io- 
no itati numcrati dal chiaridimo P. D. Giufe?pe Maria Zinelli (i) Chcrico 
Regolare, li quali o io profa , o in verfi iianiio lormata la Storia del mio 
Santo Patri.uca .. 

Quantunquc da tanti Scrittori ftampata fiafi la Vita di S. Gaetano , po- 
chillime pero fe ne trovano , coii cui appagire fi poifa il defiderio de" 
fuoi divoti , li quali a cagione dc' conimui prodig; , chc opcrar fi fentono- 
dal Santo , di lcggere le di lui virtu altamcnte iuvagh fconh , ed infiemc 
feco itelTi , e con gli Amici dolccmcnte querelanfi ui loftrire la difav- 
ventura di eiTerc privi di qualunque clcmplarc benchc compcndiofo . Cio 
da me ponderandofj , cra di parcre di ciknucrnc una nuova . Ma ri- 
flettcndo che neiluna, o almeno pochitfime clTcnziali cognizioni avrei potur . 
to inlerire in eifa oltre lc pubblicate dagli aliii oculati Scritrori, appigliato 
mi fono ad altro partitp. Ho giuiiicato di a iiifficicnza foddislarc la brama 
dc'Divoti del. Santo con riprodurre una di quelle , che da altro Autorc 
compoftc vennero , e pubblicatc. E feconJarc volcndo qiKilo diicgno hoan- 
tepolu a tutte quella oal Padre D. Gacrano Maria Magcnis uillcla , fe- 
condocche in ciia fi narrano in maggior copia le Operc del Santo , chc 
dal R.eligiol'c) c dotto Scrittore indagatc ii iono , e raccoltc con tutta ac- 
curaiczza da alcunc KivcJazioni fatte ad Anime S.intc , da alcuni Brevi e 
Bollc dcSommi Ponteiici , da' Proccifi della Canonizzazione , dagli Artico- 
li , e dallc Pofjzioni della Congregazione dc.'Sacri Riti , dallc R.L'lazioni 
degii Audilori di Ruota , dallc Storic della K.cl'gionc , dallc Scritture Au- 
tiche, ed autentiche dc' privati , e pubblici Archivj , c finalmcntc da' piii dir 
ligcnti , c fcicnziati Autori . 

Se .'.vcifi pcro pubblicata la Vita di S. Gactano dal Padrc Magcnis dc- 
fcriita U-nza meaervt la pcnna , incontrato avrei il biafimo della maggior 
parte dc'Lcggiiori , menirc oltrecclie gia nclfuno ncllo icrivere , giuila S. 
Agoilinu , ( i) 1' approv;izione di tutti riporta : \hUms ii.t jcrijit , qni in. 
otmtbm , ir ab omnibus approbjrelnr , a me con maggior rai.ione iarcbbc 
ftat.< l.itta la critica di diflc^idcre un'Opcra , la qualc irbbcnc pcr molti 
titoli fia al fommo pregicvole , pure il conicrcrc la mcdciima certi falti 
guco vcriijmili , ii uilungarfl in narrativc prolifle alla Storia univcrlale dcl- 

( I j o. Gmifpp: Mjita Z-nrlLi Memor. Ifior. dclU l^itt di i, Gacttno . 
C») S. Aft- icrm, dc Triru. 



vu 

la Congregazione apparten^nti , e 1' clTere erprefTa ..Con ftilfi neireta noiira 
difgradevole , operato avrebbe ciie giuftamente aggradita non fode . Per la 
qual cofa alcuni piinti con la probabilita poco confentanei ho onieffo di 
riferire , dicendo S. Agoftino : ( i ) Negotinm noftrmn non leve , ant fuper- 
flntim , fed necejfarinm ^ fHmmmn ejfe arbitror , magnopere qmerere verita- 
tem . Moltiffime digreffioni poi appoftevi dal Padre Magetiis ho io total- 
mentc cancellate per evitare la confuftone e Ja ofcurita , ehe prodotte ven- 
gono dalla proliffita e fuperftuita : Propter fni proUxitatem confufiov.em indnce- 
re videbantnr . (2) Finalmente la ho purgata da que'concetti , e da quelle 
efpreffioni , che a' tempi deU' Autore erano tutta via ufitate , non curando- 
mi pero di ridurla in troppo forbito elegante ftile , perocche giudico coij 
Caffiano non doverft leporem fermonis inqnirere , fed SanBcrnm Jimplicem vi' 
tam ftmplici fermone fratrihns explanare ( 3 ) . 

In quanto airordine non e ftata da roe introdotta veruna variazione , 
I;;fciate avendo le tre parti , nelle quali tutto lo Storico Racconto dallo 
Scrittore molto avvedutamente e ftato divifo . La prima ferba la Cronolo- 
gia , ed in effa di anno in anno le Azioni fi rappprtano di San Gaetano , 
confiderandolo gradatamente dapprima nello ftato di fecolare , indi in quel- 
lo di fondatore , e pcr ultimo nello ftato di regolare , Nelia feconda fi ef- 
pongono le fue gefta , le fue virtu , ma fcnza obbligarfi all' ordine ^ironolo- 
gico , effendocche ftabilirfi non puo il loro tempo , o perche regiitraio non 
trovafi nelle anti.che Mcmorie , o perche in qualunque anno dal Santo ef- 
fendo ftate praticate, ad anno veruno determinato reftringere non deggion- 
fl . La terza alla perfine accennera la morte preziofa del Santo , la di lui 
Gloria, ed i di lui Miracoli . 

La riproduzione di quefta Vita rechera al certo profitto fommo , e van- 
taggio a' popoli , perocche quefti lcpgendola fi accenderanno di brama ar- 
dente di ricopiare in fe fteffi le virtii del Santo loro avvocato : ed imitan- 
dolo nella fanpta lo impegneranno ad ottenere loro quelje grazie, che con 
figliale confidenza gli chiederanno . 

Che fe ancora a'medefirai giovevolc non riufciffc, indubitatarnente mi do 
a credere che fara a me molto utile, mentre confeguito avro quanto inten- 
deva S. Girolamo ritrarre doverfi da chiunque il luo configlio abbracciaffe: 
(4) femper facito aliqnid boni operis , nt te fem^^er diabolns occHpatum inveniat .... 
Scribantnr & libri , iy manus operetur cihos , iS anima fatnretnr lefiione . In 
dejidertis autem eft omnis otiofns . Accolgano con animo grato li divoti di 
San Gaetano quefto ragguaglio delle di lui fante azioni , che con tutta U 
compiacenza loro prcfiTito, ed a me e baftevole il dire con Ovidio: 
Et veniam pro lande peto , kiHdatHS abHnde 
hon faftiditHS Ji tibi , leSior ero . 

iN^r- 

(1 ) S. Aug- lib 3. de L b. A b. cap i. 

(») <5. Sanr. P,o.'mit 0'Lreti'. <ireg IX. (?) Cafs. it Vrafa^U 

(1) B,eUti4m in Cap. Nnnquar» Ji. Diji. 5. de Confecrat. ibi . 



YIll 



I N D I C E 



DE CAPITOLI ACCENNATI DAL NUMERO MARGINALE. 

INTRODUZIONE 

PARTE PRIMA. 

Defcrivcfi quefca di lui Vita di Anno in Anno fecondo rordine 

Cronologico . 



LIBRO PRIMO. 
S. Gaetano nello Stato di fecolare. 



CAP.I. 



di Giti 






NJlfcita prcdigiofa 
tano . t 

CAP. II. Puerizia diCaetano dfCtrata da 
un kel prodigio . 4 

CAP. Ul.^pp!ica/i allo ftudio dflU Lct- 
tcre umane , e vitn vifitato dalloSpi- 
rito Santo. 6 

CAP.IV. Ejercizj e (entimenti di Gaeta- 
no ne' fuoi anni gio-uanili , 7 

CAP. V. Le azioni e -virtu dcl Santoncl 
quinto lufiro dclla fua eta . 9 

I. Fiore di Vcrgmita nel fior deila 
fua gioi<entii . i vi . 

il. Scgni e miracoli di quefta fua^n. 
gelica purita. II 

II F. Jtttcndc in Padova allo Jiudio 
dcile fcienze legali , e Teologiche . i j 
$. IV. Vefte r abito Clericale , e fabbri- 
ca una Chicfa a S. Maria Maddale- 
na . 15 

CAPVI. Moffo dalto Spirito Santo por. 
tafi Gact^no a Roma , dcve gU confe- 
ri'ce il Papa la dignitJ di ProtonctJ 
rir' pjiticipante di S. Cbicfa . 16 

CAP. VII. Quanto nperaffe Gaetano per 
Dio , e per il fuo Pnncipe nella fa- 
mola lcf,a di Cambiai, 19 

CAP. VIII. Si ritira dalla Corte , e ccn- 
facrafi Sacerdote . 11 

CAP. IX. Ifiituijce con dltri perfomaggi /' 
Oratcrio dcl Divino amcre contro le 
njjcenti Erefit . *4 

CAP. X. Pnvilegio fingolare fatto a Gae- 
tano dalla Madre di Dio con dargli 
nellc biaccia il fw Bambine. 17 

CAP. XI. Parte da J{cmM vifitando nel 



viaggio la S. Cafa di Loreto , e giun- 
to a Vicenza affifie aila morte di fua 
Madre , e ad una religioja fua paren- 
te nella riforma dcl dt lei Ifiituto. }o 

CAP. XII. Attacta il fuo fuoco diCariti 
in Vicenza ; vi fiabilijce I' Oratorio di 
S. Girolamo , e vi fonda I' Ofpedale 
degr Incurabili . 3» 

CAP. XIII. Pajfa a Verona , dove afcri- 
vcfi ali' Oratorio de' SS. Siro e Libcra 
con dar mirabili efempj di fua umil- 
ta. }y 

CAP. XIV. Ilgran bene che fece nelf Ora- 
torio di S.Siro , ed intutta Verona . 3 8 

CAP. XV. Ritorna aUt Patria, indi paj- 
fa a Venezia portatovi da un impeto 
d' uhbidienza , e vi opera da Apofto- 
lo, 41 

CAP. XVI. Promove rofpedale degl' In- 
curabt.i in Venezia , e vi fonda l O- 
rafrio del Divino Amore , 44 

CAP.XVII. Una feorfa di S Gaetano da 

Venczia a Brefcia , e percbe . ^6 

§. I. Origine deW amicizia tra Gaetano 

Tient e Laura Mignani Monaca ^- 

goftiniana. ivi, 

/. II. Confidenza di fpiriio , e di lette 

iC tra S.Gaetano e la B. Lauu. 47 

§. III. Si porta S- Gaetano a Brefcia , 

e vifita la B. Laura Mignani . 49 

GAP. XVIII. Kitcrnato a Venczta San 
Gaetano vi ifiituifce putbliche dtvo- 
zioni , prefervandola da gravi peri- 
coli , e poi parte per Roma . 50 

CAP. XIX. Ciiunto a Roma Gaetano , 
quali fofftro le fue axioni edalti pen- 
fieri^ Rinuncia i beni paterni , e vi- 
fita di nuovo la S.Cafa di LcretQ . j» 



L I- 



I N D 

LIBRO SECONDO. 

S. Gaetano nello ftato di Fondatore . 

CAP. I. CTaio compajjionevok del Cri- 
»3 ftianefimo . yj 

§. I. Defcrizione dello ftcLto del Criftia- 
nspmo . i vi . 

§. II. Motivi che mojfero S. Guetano a 
fondare /' Ordine de' Cherici T^egola- 
ri . 56 

§. III. S. Gctetano iftituifce l' Ordine de' 
Cherici Ki^golari fpeciatmente per op- 
poffi a Lutero . 57 

§. IV. Uetti , .Azioni , ed efempj , che 
S. Gaeiano contrappofe a quei di Lu- 
tero . 58 

§. V. Fortezza di SGaetano contro Lu- 

tero in foficnere la Di-uina Prowi- 

denza da cohti impugnata . 61 

CAP.II. Chi fojfero , e quali fojfero i com- 

pagni di G etano concorfi a fondare 

la fua I{iligione^ 62 

CAP. III. Come unironfi a S-Gaetano il 

Carafa , il P. da Colle , e 7 Configlie- 

ri nel fondare la nuonaB^etigione . ^J 

CAP. IV. Oppofizioni gagtiarde det Papa, 

de' Cardinali , e di altri al nuovo I- 

fiituto di Gaetano , e le di lui rifpo- 

fte. 64 

§. I. S. Gaetano con gti altri compagni 
alla prefenza del Papa e Cardinali 
rifponde alla prima difftcotik del toro 
Iftituto . 65 

§. II. Seconda difficolti fciolta da Gae- 
tano, 66 

§. II!. Terza difficotti feticemente fu 

perata dal Santo , 6j 

CA F. V. Prefai,i e fegni del Cielo appro- 

•vano r Ijtituto di Gaetano , che d'f- 

fapprovavano gli Uomini . 69 

CAP VI. Viene Jpedita la Botta Pontift- 

cia per ta fondazione detla nuova 

R^eligione , e Gaetano difponeft ad efe- 

guirla . 71 

CAP. Vil. Principio gtoriofo delta Keti- 

gione de' Cherici E,egotari colla foten' 

ne Profejftone di S. Gaetano fecondo 

la vita Appoftolica . 7 J 

CAP. VIII. Segnalata umitii di Gaetano 

in quefta fondazione det fuoOrdine . 76 

CAP. IX. .'>/ difcorre delta poveni di 

Gaetano , iit cui fondo la fua B^cli- 

gione . 78 

§. 1. Poverta fomma , ^ppoftolica , e 



I C E. IX 

prodigiofa. jS . 

§ il. Fiducia fingolare di Ga'tar.o fo- 
fteniirice delta po^>erta profjfaia. 81 

$. III. La Divina Prowidenza joccor- 
re , ed arricchifce co" prodigj ta pover- 
ti Teatina . 8j 

§. IV, Poverta di S. Gaeiano grata a 

minifiri detta Divina Provvidenza . 86 

CAP. X. Nome , Abiio , e teggi .AppoBo- 

tiche , che diede S. Gaetano a' }{eli- 

giofi det fiio nuovo Iftituio , e Canto 

che gli ajfegnd . 87 

§. I. Nome . ivi . 

$. II. Abito. 88 

§. lil. Leggi Appojloliche . 90 

§. IV. Canio fempiice nel Coro rinova- 
io da Gaetano fecondo l' ufo antico 
detla Chiefa . 51 

CAP. XI. II gran bene che ha recato al 
mondo S. Gaeiano cotta fondazione 
del fuo Ordine . 91 

§. I. Gaetano ha data la mojfa agti al- 
tri Ordini del Clero I{egotare . 9; 

§. II. La I{etig!one di Gaetano ha pre- 
fervata l' Itatia datt' infezione deli' 
Erefia . 94 

LIBRO TERZO. 

S. Gaetano nello rtato di Regolare. 

CAP. I.. QTabitita la fondazione , dove 

»3 anda(fe ad abitare S.Gaeta- 

no , e quati fojferoi di lui primi efer- 

cizj . 96 

CAP. II. Pajfa Gaetano dj Campo Mar- 

zio al Monte Pincio. 9^ 

CAP. III. F,oma orribilmente faccheggia 

ta , che vi facejfe , e quanio vi paiif' 

fe S. Gaetano} 101 

§. I. Predizion del gran cafiiga. ivi. 

§. II. L' Eferciio del Ducs di Borbone 

da it guajio a P^oma . 105 

§. III. L' operato da S.Gaetano nel fac- 

co di Roma . 105 

§. IV. Tormenti crudetijj\mi fofferti da 

S. Gaetano . 106 

§. V. Kiflejfione fopra il defcriiio Mar- 

tirio di S. Gaetano . 109 

§. VI. Nuovo affalio dato dalti Spa- 

gnuoti a S. Gaetano nel monte Pin- 

cio . I I o 

§. VII. Vengono fcarceraii Gaeiano e 

gti attri' Juoi R^etigiofi , che partnno 

poi da I{oma verjo Venezia. iii 

CAP. ly. Viaggio di Gattano verfo Ve- 

nczia , 



X I N D 

».'z/a , e juo aryivo , cd accoglienzn 
m queila Citia , dovc vicn clctto fu- 
frriore . , ^ ' 5 

CAP. V. Vien donata U Chicfa di S.Ni- 
colo a GJCtano , chc 'vi promucve la 
gloria di Dio , e la pcifctia ojfcrvan- 
za d:l fjo Itliluto . 'f? 

CAP. VI. CJr.fi prodigiifa di S. Gacta- 
no in occafsone di careflia , e di pcfie 
in Venezia . * *° 

CAP. VII. JLltre cof: notabili fu.cedute 
a Gactano ncl tent.po Jcl fuo gover- 
n». i^J 

§. I. Picmia il Ciclo con un bel proJi- 
gio la conjidcnzi di San Gaetano in 
Dio. ivi- 

$. II. Configlia e promuove il Venera- 
bile P. Miani a fonda:- la Congrfc.t- 
zione Somafca . ^'k 

§. III. S. Gactam manJd a Vcronc il 
P. Carafa, e poi Bonifacio da Cc.U 
aJ ifan.za dcl Vcfcovo Gibcrti . 126 
$. IV. S. Gaetano convertc Eretici al- 
la KcHgicnC Catlelicx,ed accrcjce in- 
ftgni foggeti: a'.la R,c!igione Tcatina . 
1x8. 
X. V. S. Gaeiano riforma l' Uffizio Di- 
inno, ed i Sacri \iti . ^-S 

CAP. VIII. S. Gjctano alUggeritc dal ca- 
rico di Supcriore , fi porta a Vcrona 
per riJurre qucl Clcro , e ijucl Popolt 
•ti Mbbidienza dcl fuo Pafiore . i?» 
CAP. IX. Vopcrato da Gaetaiio n;l re- 
fiante deila fua dimora in Venezia , 
e fuoi i'iaggj a Viccnza . il- 

CAP. X. S. Gactano tn Napoli . i?5 

.$. I. Occafioyit , e mctivi d:li* partcn- 
za di S. Gastano da Vcnczia . ivi. 
(. 11. Virtit eroi.re di Gactano ne! par- 
tire per Nafdi , e nel pajfare per i^o- 
mi. iJ7 

%. liJ. Come ii Samto giunio in Napoli 
vi fcffe accoito , e quanto vi ebbe a 
cont:ndere in difefadcHa fua cara po- 
•verts. i?8 

^. IV. Nuovo combattimento , e vittc- 
ria d: Gactano . M' 

CAP. XI Pilfa Gaetano a S. Maria dcl 
Popolc indi a S. Mtria dcila Stal- 
letta, dove opcra prodigj . 14» 

CAP. XII. Promove I» foncUzione d' ai- 
cuni Moni/ierj . 14^ 

§. I. Fandazicae delle prime Cappucci' 
ne per optra di S. Gaetanc. i^x 

^. 11. Fondazione delle Com'Crtite . 14^ 
%. ULl. SiakiUfcc i/ Mpni/lerc deUx. Sar 



I C E. 

picnza. _ iTc 

^. IV. Due riflcffioni fopra i fuddcit: 
Monifterj-. J51 

CAP- Xlll. Si porta Gaeiano a l^owa , 
dove il P. Carafa fuo coUcga vicn 
prcmoffo al!a Porpora. ijj 

GAP. XIV. Kitorna a Napoli : afcrivcfi 
alla compagnia de' Bianchi : atlfndr 
al governo dclle Monache ; e riccrca 
una Chiefa piit capace , per rcndere 
piu comuni , e fruttuofe lc fue fati- 
che. 155 

CAP. XV. Dopo molte difficoUa vien ac- 
cordata al B. Padre la Chicfa di S. 
Paolo maggiorc . 156 

CAP. XVI. Le cpere infigni fatte da 
G-iitano nclla fiix ntiova Chiefa. 159 
CAP. XVII. Erctici f:operti , perfcgui- 
tati , e fiigati da Gactano. 'ifo 

f. f. Napoli in pcictio- di pcrder U 
Fede. n-i . 

§. II. S. Gaetanc libfra !i Citta di Na- 
poli dal pcri.olo di farH infcdelc . i6x 
C\P. XVIII. Partc da Napoli Gactanc 
pcr Venezia dciinatovi fuperiorc : /'»- 
di pajfa a Vcrona cbiamato dal Vcfco- -. 
vo Gilberti. 164; 

CAP. XIX. l{itorva Gaciano a Vcnezia ,. 
fcuoprc la nuova perfidia di Occhi- 
no , e i albaiie . i 67 

CAP. XX. Duc proJit,j opcrati Jal San- 
io , cffenJo Prcpcfito tn Vcnczia. 170 
CAP. XXI. Vi.'ggio di Gaetano per Ma- 
rc : tcmpcHa jedatavi miracclofamcn- 
ic , e 7 di lui arrivo in Napoli . 171 
CAP. XXII. Zela Gaetano con rijchio 
dflla propria vita il coiidiano Sacri- 
fieio dclla Santa Meffa . 171 

CAP. XXIII. S. Gietano prowede mi- 
racolo\atrten1e di Paic i fuoi Religio- 
fi , chiedc d' effere fgravato dal pefo 
di piii governarli , e ricufa la itifiia. 
de fuot p.trenti . 17 J 

GAP. XXIV. Le Sante operazioni di 
Gaetano im quefii ultimi anni diUa. 
fua Vita , cd una fua mirabite predi- 
zio-e. 177 

CAP. XXV. Parte perRoma,dove elet- 
1o di tiuovo Prepofiio di S. Paolo , 
riiorna a Napoli , accemparnato vi- 
fitilmente da un jlngelo . 1 8a 



FAil* 



xr 



I N D I C E. 

CAP. XI. II di piii del giA [criito 'iin'oru 
PARTE SECONDA, circa V i^miha di S.GaeUno. j,* 

II rimanente della Vita d\ S. Gaetano. P A R T E T E R Z A . 



CAP.I. 



''Jttjori fegnalati fatti da Ge- 



CAP. II. Maraviglie del cuore di S.Gae- 
iano in corrifpondere a tante graz'e 
amorofe di Gesu . i8j 

CAP. III. jLmore di Dio cagione di que- 
fti impeti , e ■voli del cuore di Gae- 
tano . 187 

CAP. IV. Efetti deir innamorato cuore 

di Gaetano . 189 

§. I. £..-» jingolar divozione verfo il San- 

tijftmo Sacramento , e la Paffione del 

B,edentore . ivi. 

§. II. Zelo di Gaetano per il cultoefie- 

riore del Santiffimo Sacramento' , tra- 

mandato ancora d fuoi pofieri . 195 

^, III. Zelo deir anime , ed amore del 

projftmo. 195 

§. IV. Invenzioni nitove dello zelo ,ed 

amore di Gaetano. 199 

CAP. V. .Ajfetti reciprochi tra la Santif- 

fima Vergine , e S. Gaetano . 201 

§. J. JLmore e favori di Maria verfo 

di Gaetano. ivi . 

§. II. Divozione ed ojfequj di Gaetano 

alla Beatijfima Vergine . 10+ 

CAP. VI. Divozione agli .Angeli , ed d 
Sanii . 206 

CAP. VII. Martirio di S. Gaetano e di 
Jlnima e di Corpo ; e qut fi iratta 
delle fue penitenze , e mortificazione 
de' fenfi . 208 

CAP. VIII. Come Gaetano moriificaffe la 
fua volonta ; e qui fi tratta della di 
lui ■ubbidienza . 21 j 

CAP. IX. Come Gaeiano mortificajfe le 
fue pafftoni ; e qui fi iratta della di 
lui pazienza, e diftacco del mondo . 
ai5. 

CAP. X. Orazione projigiofa di S. Gae- 
tano . 3.1$ 



Della preziofa morte, della gloria , e de'- 
miracoli di S. Gaetano . 

CAP. l.r^^oce £ Pajftone di Crifioto. 

\_^ municaxa a Gaeiano fstte 

giorni prima, cF egli mor^ffe . 22 J 

CAP. II. Due grandijftme difavventure 
ridiicono il Santo al iermine dellafua 
vita . jjj 

$, I. Sedizione e guerra fanguinofa in 
Napoli tra K^egii e Cittadini . Wi . 
§. II. Qjtanio patiffe , edoperaffe Gaciano 
in queft' occafione . ijq 

CAP. III. Le belle virtk , e fentimenti 
di S. Gaeiano moribondo . jjj 

CAP. IV. S. Gaeta?io vifitato e cenforia~ 
to dalla Beata Vergine dolcemente 
muore . ij^ 

CAP. V. Quant' alio volajfe l' ^nima di 
Gaetano in Cielo , s quanio reftaffe 
veneraio in terra il di lui corpo .ii6 

CAP. VI. San Gaetano fubito giunto in 
C'elo ottienc da Dio la pace inafpet- 
tata alla Citta di Napoli , ed abbatte 
li feguaci di Lutero . 238 

CAP. VII. Fatiezze dgir efterno di San 
Gaetano , e defcrizione riftreita dei 
fuo interno . 240 

CAP.VIII. Beaiificazione folenne, e San- 
iificazione del Servo di Dio. 24 j 

CAP. IX. Divoz'one e venerazione uni- 
verfale a S. Gaetano. 24^ 

CAP. X. De' miracoli di San Gaetano . 

E ^uefii due ultimi CapiioU fono difiinti 
in varj Paragrafi , tra quali /' ottavo 
del penultimo Capitolo contiene la Di- 
vozione della Novena di S. Gaetano » 
e del Mercoledi tonfacraio al di lui 
Cnlio . 



NOI 



NOI RIFORMATORI 

DELLO STUDIO DI PADOVA. 

AVendo vcduto pcr la Fede di Revifione , ed Approvazio- 
ne del. P. F. Gio: Tomma/o Mafchcroni , Inquifitor General 
del Santo Officio di Vencz,ia , nel Libro intitolato : Vita di San 
Gaetano defcritta dal P. D. Gaetano Maria Mngtnis irc. M. S. non 
vi elfer cora alcuna contro la Santa Fede Cattolica , e pari- 
mente per Atteftato del Scgrctario Noftro, nicnte contro Prin- 
cipi , e buoni coftumi , concediamo Licenza ad udntonio Zatta 
Stampator di Venezia , che poni effere ftampato , oflervando gli 
crdini in materia di Stampe , e prelentando le folite Copie 
alle Pubbliche Libraric di Venezia , e di Padova.. 



Data li 31. Dec. 1775. 



( Alvife VallarefTo Rif. 

( Andrea Tron Kav. Proc. Rif. 

( Girolamo Afcanio Zuftinian Kav. Rif. 



Rcgiflrato in Libro a Carte 305. al Num. 526. 



Dsviddt Marcbcfmi Se£. 




ni SJLM Gr JL B T JL. N O- 

LIBRO PRIMO. 



<:apitolo I. 

iinai dt CrJflo i^io. di Gaetans u 
Naftita Pr^digiofa di Gaetant. 

FEliciflTimi faroio !i Natali 
di quefto Santo Bambino, 
e per quelli beni , che vi 
contribui la N»tura , e per 
que'doni, che vi aggiunfe 
la Grazia. La Natura gli diede e San- 
gue nobile, e bella Indole , e Genitori 
preclari , e Patria illuflre . Quefta fu Vi- 
cenza Citt^ foggetta al foave Impero 
della Repubblica Veneta, delle piii an- 
tiche e gloriofe, che racchiuda nel fuo 
ftiro la Marca Trevigisna . E queDa 
vantafi privilegiata dairamenita del fi- 
to , dalla fahibriti del Clima, dallafer- 
tilita delle Campagne , e molto piu da 
tanti Eroi fuoi Cittadini , che rifplen- 
denti e di Santita , e di Lettere , e d' 
Armi fhanno illuflrata , e refa celebre 
al Mondo. II Conte Gafparo Tiene, e 
la Contefla Maria Porto , entrambi di 
nobiliflima Profapia , e di Patrimonio 
doviziofo , ebbero la belU forte di ve- 
4^eifi Genitori di Gaetano,-e fe vuol fa- 
yit.diS.Gad.Parl.l. 



perfi la purlta e chiarezza del Sangue 
paterno , che fpecialmente trasfondefi 
nelle vene del Figiiuolo, bafta ofl^erva- 
re TAIbero Gentilizio di Cafa Tiene 
quanto va carico di Cimieri e Baftoni 
di comando , si in Guerra, come inPa- 
ce , d'Allori, di Toghe , di Mitre , e 
Porpore Cardinalizie^ 

1. DenGminali di Tiene quefta gran 
Famlg1ia,o perche originata da^Ia fa- 
mofa Cittk d'Atene , fecondo il parere 
d' alcuni Scrittori , o perche difcenden- 
te , fecondo jiltri , da Atenio Confole 
Romano fin dal tempo d'Arcadio, ed 
Onorio Imperadori . 

3. Ma quefli chiarori di Nobilta fo- 
no di molto inferiori a qiiella luce pi^ 
bella, che vi trasfufe la Grazia . Pri- 
irieTamente la Beata Vergine Maria 
volle elTera la Promotrice di quefla grand' 
Opera, mentre Ella fu cheimpctro dal- 
la SantiflTima Trinita , fi defTe al Mon» 
do Gaetano, e la fua Religione. E pe- 
ro Iddio pcr contentare 1' iftanze dell« 
fua amatiflima Madre , attefe pr^vna » 
fantiticare i di iui Genitori , acciocchc 
poteflero trafmettere infieme col Snnpue 
ancora la Pieta nella !oro Prole . Onda 
prevenuto dalle Celefli Benedizi''ni il 
A Con- 



2 V I T A D r S. 

Conte Gafparo Padre tiel Sarto , ne riu- 
fii poi un vero fegusce di Gesii Crillo 
e deHa Fede, a cui confagrd anche !a 
Vira nel comhatrerecorapsioramente in 
difefa di Ji.Cliiefa contra il Duca di C«- 
labria, e/Tendofj merirata la fama di gran 
Limofiniero, di molto pio, pruf!enre,e 
vjlororo (a). LaMadre poi M«ria Por- 
lo vien celebrata ne-IIe memcrie antiche 
ed autewtiche per Matrona di Vita in- 
tegerrirna , di gran Feiie eSantita {l>), 
che faceva quafi di continuo la fua con- 
verfazione in.Cielo in virtu della Vita 
CortempJativa , che la era dimefiira ,- 
e vifitava di fovente le Chie(e , dove 
veniva condotta dsll' ardente desio d' 
adorarvi foppettode' fuoi amori rinchiu- 
fo dentro le fpezie Sscramentali ,• divo- 
tiffima poi di quella gran Verpina Ma- 
dre, di cui gloriavafi portare il nrine , 
e nelle cui mani finalmente da S. Mi- 
chele , e Santa Monica fu corfegnata l' 
^nima fiia in fepararfi dil Corpo , co- 
ine (i dira altrove. Qiiefli fono i primi 
paffi, che fecp la Grazia in prevenire 
1' inpreflo di Gaetano.al Monc^o , dsn- 
doli Genitori da fe cotSnto favoriti . Se- 
fiiitiamo aderto i di lei proprefii . Oltre 
l'Anpelo CuIIode che afTe^na a tiafcu- 
no di noi ]n Providenza Di.ina, per 1' 
illanze latte a Dio daila SantiHima Ver- 
pire, fu deftinato ancora un Serartno 
del Supremo Coto a tener cura parti.o- 
lare e protezione di Gaetsno lin d'allo- 
ra , che fiava rinth iifo neirutero Ma- 
terno (c). Arzi la Madre (lelTa In tut- 
ti que^nove Mefi chealimenio nelle fue 
vifcere il Bsmbino, venne da Dio (pe- 
Ti»Imente protetta , e prefervata a non 
commettere alrun peccato nemmeno ve- 
iii»le con volonta deliberata , perchi 
fcfle tutto puro qiiel nutrimento , che 
«^oveva fervire a formar un pran Ssnto. 
Tanto «flenfcnno di S. Gnetano quafi 
tutti i di lui Scrittori , ric» v«ndolo arer- 
tamente da' Procefli della fun Canonizza- 
lione, e dai Compendio dflla fu« Viti 
mefTa alle Stampe per ordine della Sa- 
cra Co»prepazione de' Riti, in cuifidi- 
ce : Vrxtcr comuncm Cuftodiam , iuLli- 



G A F 1 A N O . 

miois Choii ^tngcli intefif cominifu!» 
fuiffc . 

4. Un' aitro bel difegno della Grazia 
refe piu cele6re la Nafcita di Gaetano. 
Iflava il teivipo . e rora di comparire a 
quefla mortal vira il pii rnaturo Bain- 
bino , dandone Egli fiefTo fegni fer.Ilbi- 
li; ma la MaJre opprefla da «c^rbi dr-i 
lori , e greviilimi attanni non pote mae 
fgravarfene, benche fi praticaflero tuit- 
le diligenre uniane, ed i ricorfi a' 5anti 
Qiiando fra tante angofcie fentefi pere- 
trar al Cwore una voce Celelle in que- 
lii accenti ; L' Infanie , di cui ftai incin- 
la , e difiinato dai Cicload cfjcre UH 1'!)0 
imitatcr di Gau che fclle nafcer pove- 
ro , utnile , cd abbieilo ; perb finiht ftayai 
a< giacere folto qucfle Ccltri , e Coitinaggj 
preziofi , ed in quejie ^tanze riccamcnte 
adcibate , non 'vorri mai ujcire alla luce , 
pcr non cjjcre Jrcttaicrf dcile pompe edel 
fafv chi ne dce "vivcre ttcnrimo dijprc 
giatore . Q.iieHi fentimenti nel cuor.-oef- 
la Coineira Maria , dicono alcuni Scrit- 
toii , foHero ffati promofli ancora dal 
Coniiglio d'una Perfona incognita, che 
introdorta in" Cafa , ( ron fi fa come ) 
peifuafe la Dami a fceglierfi alrre llan- 
ze piii vili , piu baffe , e piij povere , 
relle quali avrebhe fii^alinente partori- 
to (rf). Ifvfefo dunqiie d»ll« pnidente 
M^trona il Mif^ero, cala (ubi:o aii vn 
luogo terraneo de' niii vili di Caf» ,(he 
aliuni crei'oro f ffe la .Stalla , ( (gme 
anrora fi leppe de-lla Madre di .N.Fian- 
cefco d^Aflili) . Appena eiflra el|a in 
qiiella sbbietta .Stan^a.che con profpero 
avveniinenro parfri/ce il fuo iimile Ji«in- 
hino , che fu il fecondo friitio di quefla 
Nobil Pi^nta , avendone Elli prodotto 
prima un' altro detto Gio; Battifa , 
poi il tei70 per nome Aleffandro . A p- 
pena ufcito «11» l'ice , comparve un An- 
gelo in abito di Pelleprmo , ((ime fe- 
Eui ancor nel'a Nafcia dell' accennato 
S. Fr«ncef».o ) the dilfe all« Madie, ed 
a quinti vi er«no rrefenti : (e) ^i<cr 
il Ciclo dvnato al moido qucRo Ftnciullo 
pcr lollict'0 della Cl-ieja opprtffa dn Uuti 
mali , per opporft agli Eretici , r pcr rcdi- 

mere 



(«) jlfcbiv. di S. Pac/o ap. J^Ugf. (b) ferdin. Tieni ne' fuei Con/l^i ap. M\fg. 
Nov. Serm.i. (ap.f. (c) Procfji. Neap. i^T^. (A) Fx Pocejf Canenlz. ap. fcr$. 
Vita di S. Gact. Lib. ». cap, 4. ( c ) Meaz- Traifig. liorn. 9. 



Parte I Ll B 

mtrg dalla Schiaviik dd peccato Anime 
innuinerabili . 

5, Con Si felici prefagi nacque Gaeta- 
110 neir Anno di nonra Salute 1480. fe- 
condo il confenfo piu comune degli 
Scrittori, approvato ancor d^Ila Sacra 
Riiota, e dal SommoPontefice nella fua 
Bolla della Canonizzazione , reggendofi 
laf^Chiefa da SiQo IV., e rimpero da 



Federico III. Un tal Nome gli fii i 
pofto al !>3gro Fonte ad iftanza de'( 



m- 

Ge. 

nitori, che vollero rinovata 1' illulhe 

memoria del famofo Gaetano loro Zio 

' maggiore dottiffimo CQmmentatore di 

Ariffotele. 

€. La partata fatta da qne! Celefie 
Pellegrino a Maria tanto opera , cha 
concepiiTe ella qualche cofa di grande 
nel fuo picciolo Figliuolo, ficche venif- 
fe a (limarfi indegna , ed tnfuffijienie 
ad eflTergli Madre. Quindi inveiHta da 
jali penfieri , prefolo nelle braccia , ed 
slzandoio innanzi un'Immagine della 
Santiffima Vergine Maria, a lei 1' offe- 
ri , lo dono, lo confacrd con fimili fea- 
timenti , che ufciti dal profondo del cuo- 
re venivano accompagnati ds dolci la- 
grime , e da amorofi fofpiri. 

^dorata mia B^egina aVoi prefento que^ 

fio Vario delh mie vifcere , acciocche ■vi 

degnaie riformare in lui quel chs ia x>r ho 

formaiQ d' impuro ed imperfetto ; fe io gli 

ho dato il Sangue , dategli Vai lo Spirito . 

Sia piii 'voftro Figliuolo ,che mio . Vi pre- 

go effergli Voi Madre amorofa , che io mi 

contenio dell' onore folo d' effergli Nutrice 

a nome va/iyo : Non zii chieggo ricchezze, 

cnori , digniti che lo faccino grande ap. 

preffo il Mondo ; ma che colla 'vojira Pro- 

tetione Materna diventi grande agli occhj 

di Dio . Subito terminata quefl' Ofterta 

fentiffi internamente afficurata la pia 

ContefTa , che la Vergine aveva efaudi- 

te le fue fuppliche: Cujus vota benigne 

fujcipere ipfa Deipara vifa efi : Come di- 

ce il Sommo Pontefice nella Bolla della 

Canonizzazione ; onded"aIIora in pot guar- 

dava il fuo Pargoletto con divozione , 

come Figliuolo della Madre di Dio , e 

fe fielTa come fola Nutrice eCuratrice, 

non chiamandolo per r avvenire che con 

quefio Nome .* Gaetano di S. Maria . 

Ma non e da paflarfi fenza rifletlere una 



RO I. CaP. 1« 3 

circoftanza mirabile di quefia azione . 
Appena fu ofFerto alla Vergine , e da 
Lei accettato per Figliuolo , ch' egti ftef. 
fo moftroffi intefo di tanta fua fortuna , 
perche fubito cefso di piangere (a) , ra- 
fciugando tutto lieto quelle lagrime , 
che fin'3lIora aveva fparfe . E di piu 
quelle picciole azionij. eque'teneri por- 
tamenti , che in apprefltb vedevanfi in 
Lui , avendo piu de! virile che del fan- 
ciullefco, gravi, modefti , e ben regola- 
ti , davano a conofcere efiervi una Ma- 
dre fuperiore, che {\ prendeva la cura 
di ben'educarIo. Era un vago fpetcaco- 
lo ofTervare quel Santo Pargoletto filTa- 
re le fue pupille verfo il Cielo , dove 
la mente deliziava , e a praticar fin dal- 
la Culla quella perfetta ubbidienza , cui 
volle fempre egti perguidafin alla tom- 
ba , poiche come fi ha da' fuddetti Pro- 
ceffi , non mofirava mai ranfieta folita 
de'Rambini d^effere levato, o ripofto in 
Cuna , ne di agitare le lue braccia per 
ifchiuderle dalie fafcie , fafciandofi ia 
tutto muovere e comandsre dalla Nu- 
trtce,come un Suddito ubbidiente da| 
.Superiore • chiari argomenti , che la 
Santiffima Vergine otteneflfe a quefto 
fuo Figliuolo adottivo it gran Privile-- 
gio deir anticipatQ ufa dj ragione. 

NASCIMENTO DI LUTERO. 

7.'Perche fa Divlna Providenza pre- 
fcielfe S, Gaetano ad opporfi a Lutero, 
come afferifce nella Bolla della Cano- 
nizzazione Innqcenzq XII. , e come 
lo CQnfermano comunemente li Scritto- 
ri , non e fuori di propofito raccennare 
in quefto primoCapitolQ efiere nato Lu- 
tero nelTAnno 148? ,cioe tre annido- 
po di Gaetano , nella Terra d'Islebio 
nella SafTonia da Genitori nelle difone- 
fia involti , ed in qualfivoglia altra for- 
te di fcelleratezze. La Sacra Congrega- 
zione de' Riti rifiette doverfi ammirare 
la bonti Divina, la quale (labill , che 
sntecedentemente alla comparfa di que- 
fio Moftro d'iniquit^ nel Mondo , na- 
fceflTe Gaetano , il quale con la innocen- 
za , con lo zelo , con laSantiti reliften- 
za faceflfe a quella guerra , che 1' arrab^ 
biato Lutero mofTa avrebbe alla Chiefa , 

»ed 



(a} Meaz. Trajf. di S. Gactano ^ior. 4, 



A > 



4 V I T A D I S. 

fd alla Tede : Quo ionitas illa Suntma 
Numtnis demenflratur , mjturius prcfii- 
gandis mjlis parare adjumenta , qu.jm 
tnata ipfa evcniant . Siquidcm ad ef-\e- 
r.frn 1,-ilhcri inlaniam iompcfcfnjam cprm 
*cn (ane exiguam attuUt h^c Ctericcnim 
Fiegiihfium a Cajetano in/fituta fodalitas 
cadem tempefiaie , qua ille fuee difcipiinx 
babitum cr tiKirts ejKuit (a) . Da qiietle 
dii* entrate nel Mondo cosi oprof^^ e 
di S. Gaetano e di Lutero , nafcendo 
Juno da Genitori nobtli egualmente e 
pii fotto \i Cuffodia fpeciale d' un Se- 
rafino , riconofcendo I' altro Parenti per- 
verfi e difonorati , poteva facilmente 
dedurfi quanto contrgrie farebbero flate 
ancora le flrade, e i termini della loro 
Viti ; t che il Santo avrebbe incefTan- 
temenre combattuto con gti efempj e 
colIeDottrine cortro quel perfidoegiu- 
rato Nemico della Fede , rome in fatti 
(t»cce(Te , e lo fcorgeremo piu d' una 

T0lt»i 

C A P I T O L O I r, 

'•Ann. di CriHo J481. fino al ntj. 
i\ Gaetano x. Or.o alli 5. 

Tuerizia di Gaeitno dfcorata da un btl 
PrtJigi». 

i. 1 N Gaetano cum annis rnctfperunt m- 
1 crtmenta virtutum y al tiferire d»Ila 
Sacra Kuora. A mifuri del crefcere ne- 
gHAnnr il fuo piccioro Corpo , crffce- 
vano ancora le Virtu nella fua Anima 
gii grande , dimoflrando , co$i tenero 
com'er«, un fenno viiile, ed uno Spi- 
lito da Uomo perfetto . Le prime paro- 
le fh» fentironplifi fulla lingua, furono : 
Getii e Maria : Nt)ini dolcifTinii , qu«!i 
foleva poi fjmigliarmente ufare nel de- 
corfo della Vita ne' fuoi Difcorfi , e nel- 
le fue Lettere . L' u(o rfe* lenfi era ia 
Lui ii repolato the parev» praticade fiti 
«rallora la virti^ d'una Hudiata motti- 
ficazione de^medffMni ; con tale mode- 
ftia poi , comrofizione , e favieiza ne* 
fuoi teneri movimenti, che rairembrava 
un'AngeIo in rerra , non averulo mai 
data occafione a^cuna alia Madre e Go- 
vernattice » (come »' ha da' fuddetti Prci- 



G A E T A V O. 

ceffi ) di riprenderio nemmeno d' una 
fola parola fdegnofa . 

9. Nel terminarfi Tanno fecondo def- 
reta di Gaetano , il Conte Gafparo fuo 
Padre , mentre llawa per raccogliere i 
frutti di quella infigne Vittoria , che 
ottenne nel Territorio di Rom» mi4i- 
tando fotto linfegne di Roberto Maia- 
tefia contro il Di;ci di Calabria infefiif- 
fimo nemico della Chicfa, gli conven- 
ne foccombere ad una morte inafpetta- 
ta , come colla evidentemente dall' au- 
teniico inrutuento in carta pergamena y 
che confervafi neirArchivio del Conte 
Michel Tiene , rogato Ni((J6 Ferretto> 
Nodaro Pubblico di Vicen/a fotto ran- 
no ii8». a' 17. d' Ottobre . Legpefi ia 
quefia carta , che la Cc; Maria Porto- 
Madre del noflro Sanco facelTe premu- 
rofa iflanza al GiuJice comperente d'" 
elTere legalmente inftituita tutrice d.-' 
tre fuoi Figliuoli per la morte poch» 
giorni prima accaduta del Co: Gafparo 
loro Padre nella Guerra del I^c» dt C«- 
labri». Serititafi dal Mapiftrato la giu- 
fta dimanda della C'oi.tell'a Maria , dop» 
un gloriofo encomio fatto a' di lei n\e~ 
riti , le venne accordata e decretata I» 
rutela di Gaetaiio, e degliahri due fuoi 
Figli efprelli nello fteflo ftrumento col 
Dome di Battilia e di /Meftandro. 

10. Appena compiutifi dal noftro S.. 
Bambino, tre anni ,fi formd d'una Stan- 
za una Chiefetta , dove congegnatovh 
un piccolo Altare adorno di lumi , fio-^ . 
ri , e Sacrelmmagini , principalmente del-/: 
la Re.ita Vergine, dicui fi moflrava di- 
votinriino ,. portavafi piii volte a fjrvL 
orazione con tributo di lodi , e di ado- 
razioni a Dio ed »' Santi , ronducendo- 
vi di quando in quando ancora quelli dl 
Cafa , che godevai^o molto in vederft 
guidare , e ftimolare alla pieti da un 
tenero Pargoletto , il quale poi nellufci- 
re dalla divota (lanza ,prefenta««fi pron- 
ta alla porta rifcuotendo da loro , quafi 
benemerito di quel bene a cui gli avo- 
va indotti , delle limofine per difpea- 
farle Egli ftelTo a' Poveri , come in bre- 
ve diremo. E' a(T«i mir«bile in quelT 
eti cosi tenera cio che oftervarono i Fa« 
migliari di (^»[1 , non aver Lui lafciato. 
palTare neppure ur quarto d" cxra it» 

oiio , 



(aj Ejt Sac. Cenir. S. R. CcmpifU. Vii* B. CiMt- l>a[. 4. 



Parte I. LiBRO I. Cap. II. 5 

ogni giorno dalla Madre , ^er donarf# 
a' Poverelli , prevenendo !e loro c-iiman- 
de , ed i loro (telTi defiJerj, 

ij. Qianto fi comoiacelle IJdio di 
queita pieta pu?rile, lovolle dimoftrare 
con u io di que' Prodigj che opero an- 



«riO, o in que trattenimenti pueriii , 
che fono tanto connaturali a'Fanciiilli. 
II. Ora fi dee rifiectere, che in que- 
ft' anno terzo di Gaetano nacque Lute- 
ro, contra di cui doveva Egli tanto ope- 
rare . Parve che ii Santo FanciuIIo ; 



prefentiiTe quefto nafcimento si funeilo cora in altri Santi. StUi-«ivano qnelli di 

alla Fede , e foCTe prefago di quella per- Cafa in veHere di quel picciolo Fanciul- 

fecuzione contro le Chiefe , gli Altari , lo tanta follecitmline a faccorrere i bi- 

e le Sacre Immagini , che avrebbs mof fognofi ; ma per aitro temendo ;ili uni , 

fa , divenuto grande il m.il nato B.tm- che col fottrarfi Egli il cibo deKinato 

bino , e pero lo voIelTe coma prevenire al proprio fofleni.mento potefTe v.^nir 

jn avvantaggio , e provarfi prima alla meno la fua tenera complenuuie , il ri- 



pugna con rendere agli Altari , a' San- 
li , e a Dio quel culto , che il perfido 
Eretico avrebbe attentato di togliere lo- 
ro . Anzi giunto alfeta di cinrjue an- 



prefero di quefla Cariti , coine indifcre- 
tj ; onie il pietofo Giovanetto non aven- 
do cuore da una parte Ji veJer penu- 
riare li fuoi Poverelli , e voIenJo dall' 



ni, e addottrinato dslla Madre ne' fon- altra portar pure rifpeito alU ricevutt 

dxmenti e dogmi della noHra Religione , correzione , faceva di quando inquando 

che perfettamente apprefe, fi dilettava , occult.-jmente le confuete elemofine . 

coine nota lo Storico , di efercitarfi in Accadde una volta che olTervaio da chi 

quefie picciole difpuce e controverlie di Taveva tiprefo ad incainminarfi frettolo- 

Fede ( a ) , follenendo poi con ardore le fo alla porta con un furdellino fotto la 

Sentenze Cittoliche di Santa Chiefa ,e fua vefHicivola, arreflandolo il richiefe 

cio con gran maraviglia di chi offerva- che portalTe Egli coii di nafcofto (e)? 

va in s\ tenera eti tanto zelo , e fape- ( erano appunto li coinellibili delle fue 

re . Bifogna dire , che lo Spirito Santo merende ed altri avanzi raccolti ii Ca- 

fin d' allora !' addeflrafTe a combattere fa). Allora Gaetano fenza null» fm»r- 

contro r Erefie Luterane , e benche iti rirfi (ivendogli Iddio nella mente va- 

tali difpute fi mofiraflTe fpiritofo e viva- riate le fpecie degli oggetil , acciocche 

ce , rihiceva pero nel fuo fembiante, e non mentiflie nemmeno dalla prima eta 

portamenti tanta modeflia , gravit^, e chi in tutto il corfo della fua Vita ab- 

decoro , che tutti Tammiravano per un borri la menzogna piii che la morte ) 

effelto fenfibile della Grazia , corne fo- con prontezza rifpofe : il contenuto in 

prannaturale , e fuperiore a quell' et4 quell' invoglio altro non efi^ere rhe FIo- 

cosi tenera . ri ; e difTe il vero,-perche in fiori mira- 

II. Ma la pieta , ecompafTione verfo colofamente furono trafmutati que' cibi 

i Poveri era il dolce trattenimento del con iflupore di chi L^cegli quella richie- 

picciolo Gaetano . Poteva veramente di- fta . 

re i! Santo FanciuIIo con Giobbe ; ^4l> 14. Una fiiTiile converfione di cibi iii 

infantia mia crevit mecut» mifcratio {b) ; rofe leggefi accaduta all' Angelico San 

perchd fino datla fua Infanzia incomin- Tommafo, a S. Nicolo da Tolentino ^ 

cio a rifguardare i Poveri con occhj pie- a S. Diego , alla B. Margarita da Mo* 

tofi, ed a foccorrerli a mifura del Aio dena, a S. Elifibecta Regina di Porto- 

potere; e per potere ancora di pii'i coii gatlo, alla B. Giovanna d't.)rvieto, a S. 

preghiere e vezzi puerili , ma graziofi , Rofa di Viterbe , e ad alcri ; pero con 

andava ricercando le limofine , e da'Do- tal differenza , che il miracolo fu con- 

meftici , e dalli ftranieri . Ne di cid cefl^o a quefti Santi nella loro eta adul- 

contento , faceva parireil fuo corpiccio- ta dopo Tacquifto di moUi meriti; ma 

!o , crefcente e bifognofo di maggior a Gaefano neelianni fiioi puerili , ne' 

nucrimento, negandogli quelle meren- quali bifogna credere che pofledefte co- 

de, e colazioni , che veniv.ngli date piofi gradi della DivinaGrazia ^^*^ me- 

ritar- 



(a) Silof. Hi/}. Clcr- Reg Part. i. lib. ». p^g- S- (b) Job. ?t, 8. 
(c) M^if. Ifi, della Mad. delU Div. Provid. m fin. ^. 4. p. zij. 



6 V I T A D I S» 

ritarlo. Cosi i! Signore fantifica le pri- 
mizie ancora della Vita d\ chi ha rre- 
fcielto a grandi imprefe. 

CAPITOLO III. 

Arsn. di Criflo 1486. di Gaetano 6. 
in\ a' 15. 

^pplictfi al!o fludio delle LettcreVmane ^ 
e "vicn vifitato dallo Spirito ianto. 

15. /"^Sfervandoia Madre nel fuoama- 
V^ to Figliuolino un ingegnoaper- 
to , pronto , e perfpicace , fuperiore a 
<;ue!ia tenera et^ , che traluceva ne' di 
kii difcorfi ed azioni , volle prevenire 
ar,ch'ella il tempo prefcritto atla Scuo- 
la de'Fanciulli . Pero cosi Giovanetto, 
com'era Gaetano, avendo appena com- 
piuto i) piimo lullro , gli ordind che G 
applicafle allo Hudio delta Grammatica, 
per avanzarfi poi a quello della Rettori- 
ca . ProntiHimo fu egli a quefii coman- 
A\ materni, «fe^uendoli coi> tal diligen- 
za ed attenziciie , prcmoffa non tanto 
dal genia di fapere , quanto daf guflo 
di ubbidire, che preflo impofrefliton di 
quelle arti pctev» fervir di Maeflro a' 
fuoi Condifcepcli, a* quali pel fuo trat- 
to umile e modeffo rendevafi oggetto 
non d'invidia, bersi di meravielia ed 
amore. In qiiefle fcuole pero il fuomi 
nore impegno era lo lludio delle belle 
Lettere, perchd le divozioni e 1'orazio.- 
ni occupavano la mappiore , e miglior 
rarte del fuo Spirito, ritirandofi ftequen- 
lemente in difparte a trattare con quel 
Dio, del cui amore piA avvampava il 
fuo picciolo cuore : onde (i crede ch*- 
in quefli flefll fuoi anni immaturi.co- 
minciafle a guflare il dolce della con- 
tempfiiione . 

•6. L'afcoItar la MeflTa , cantar todi 
•I Signore, recitar Rofarj alla fua c«ra 
Madre adottiv» la vera Ma.ire di I)io, 
e I leggere i Santi Libri erano i di lui 
efercizj d'ogni giorno , icroflandofi di 
quando in quando al Sacramenro della 
Penitenza con ilfiipore de' ClonfeflTori , i 
quili ne' lungbi procefrt , ed efagerati 
che faceva contr» fe flefTo.non vi rico- 
nofcevaiio altre colpe , fe r.oa quelle 



G A E 1 A N O . 

che inventava la fua Umilta ; e pure 
accufavafi come (e fofle flato il mspgior 
peccatore del Mondo, quando ne era il 
piu innocente . E perche non avendo 
gli anni confueti , non gli era permeiTo 
il comunicarfi, fofpirava di giugner pre- 
llo air eti flab'Iita, eJ ufitata per poter 
anch' Egli cibarfi di quel Soavinimo Pa- 
ne degli Angeli, per cui poi adulto di- 
moflro tanto zelo , acciocche fofle fre- 
quentemente difpenfaro*' da molto tem- 
po digiuni . Per tali fue ardentifllime 
brame del Sacramento fi pud dire ch» 
ogni di lo riceveffe cclla comunione Spi- 
rituale. In queflo tempo gli fa conferi- 
to il Sacro Crifma della Ccnfcrmazion* 
con fomnno giubilo del fuo Spirito, per 
fentirll piucchemai rinvigorito in quel- 
la Fede , che pli flava rotanto tenera- 
mente impreffa nella niente, e rel ciio- 
re, e di cui dovea ellere contro g'i E- 
retici fortiffimo Propugnatore . 

17. Abbiamo ora ad ammirare un fi- 
vore prodigiofo , con cui loSpirito Ssn- 
to ha voluto (ingolarizzare quello Santo 
Fanciulto, e renderU> Signore delte pro- 
prie paflTioni, come tia defcritto nePro- 
cefil ultinii dflla Canonizz-izione ( a ) , 
Trattenendiifi Egli un giorno nel Giar- 
dina di Cafa con alcuni alirj Giovinetti 
della fua et;\ e condizione , mentre que* 
fli (lavano fcherzJnde in giuochi pueri- 
li, videfi verfo Gaetaiio aflorto nell* 
contemplazione di Dio fcender dailaria 
a tutto volo un Uccello cortefe am» 
mantato di candide piume , e (i conob- 
be efTere lo Spirito Santo fuiio fembian- 
za di piccolaCoJoii.ba ,ch» con un tan- 
to articolato a voce umana cosi gii dif- 
fe ; La pace fia tcco in pcrpctuo , GaC' 
tano ^ Guirda di non mai pcrderlt p^r 
(lualunque c»[a fi fia . C16 detto raggiran- 
dofitrevolte cofuoi voli attornoal dilui 
Capo, come fe voteflfe aflicurarlo , clie 
tutte e tre le Divine peifone concorre- 
vano a mantenergli quella pace perpe- 
tua , che gli aveva aununziata , ad un 
tralto difparve. 

18. Eperche c proprio di Dio col di- 
re operar quello che favella e pronun- 
cia , nello neffo darglifi la pace della 
Spirito Santo , fenti F,f;li fubito rappa- 
cificarfi le fue palTioni , fpecialinente 

quel- 



(a ;; Prvf. Ncap. ii\i. 



P ARTE I. Ll 

Tjuella dell" Ira/cibile , fopra di cui gli 
■fu comunicaca una forza si predoini- 
nante, che iion fi vide mai alterarfi 
dallo fdegno , ne impazientarfi rur una 
volta per qualunque difguHo ciie rice- 
■ veflTe , o difgrazia che gli accadeflTe. In 
tutto il tempo della fua vita feppe sl 
bene domar riracondia , che ancora al 
di fuori trafpirava ful fuo feiTibiante un' 
aria fernpTe foave e ferena , corrifpon- 
dente a qiiel Regno di pace che inter- 
namente godeva ; e la di lui Pazienra 
fu piia da Uomo morto , che da Uomo 
vivo , come dilTe lo flefTo noRro Signo- 
re in una rivelszione , il quale poi fog- 
grunfe : Q^uella pacs in Gactano effer fla 
1i una catena d' oro , che trajfe ed tint 
nella di lui Anima tutte le altre Virth . 
{a) Certo e che gli raddolci talmeriTe 
il cuore , e lo refe cosi amabile , che 
tutti i Religiofi , e Secolari fer.tivanfi 
rapiti ad amario ,■ ficcoms Eali altresi 
amava tutti con afTrtto fincero fenza ac- 
cett^zion di Perfone , gia divulgata ef- 
fendofi qaefla voce ; Non farfi daGaeta- 
tto differenza alcitna ira' Nemici ed jlmi' 
(i . Anzi Egli ancora Giovanetto folea 
dire di non faper intendere, come ^offa 
^in Uomo ai »n aiiro Uomo effer nemico. 
19. Pofliamo ora conchiudere , che 
Tre Paci , e non mai perturbate , otte- 
nelTe il Santo Fanciullo Gaetano nell' 
annunzio della Sagra Colomba , forfe an- 
che fignififante nel triplicato giro che 
fecegli attorno al Capo : Con Dio , con 
fe flejfo , t col fuo Projftmo; mentreman- 
tennefi fempre Amico dell' Altifiimo , 
non avendo mai perduta quella Grazia, 
\n cui fi fonda il vincolo della Divina 
amicizia ; rome pure tenne fottomefle 
alla ragione le proprie paflloni , le qua- 
li non avevano piu forza di far rib. I- 
lione e tumulro nel fuo cuore ; e vifle 
in continua pace anclie col fuo profli- 
mo , ficcome poco fa dicemmo , e ci 
converra fiu volte in aUre occafioni ri- 
«lire . 



B. I. c A p. nr. j 

CAPITOLOIV. 

Ann. di Criflo i^gj. fin a1 lyoo. 
di Gaetano 16. fin' al so. 

Efercizj c Senlimenii di Gaetano ne' fuoi 
<tnni giovaniii . 

20. 'T~»Erm'inatoTo nudToJellebelle Let- 
X_ tereche in quefie ancora , benche 
da Lui poco llimate, eruditiflimo vien 
celebrato dallo Storico di Vicenza Gia- 
como Marzario riferito dalla Sacra Ruo- 
ta xHumanifque Litteris eruditijfmsis : 
pafso alle Scuole piii site della Filofo- 
fia per acquiflare quella Scienza , dicui 
Takro Gaetano fuo Zio maggiore era 
fiato ProfefTore celeberrimo a tutto il 
Mcndo, virtuofo flimolo al Santo Pro- 
nipote per imitarlo. A cagione dellavi- 
vacita eprofondita ie\ fuo ingegno non 
gli C0II6 molta fatica T impolTeffarfene , 
ma ne! penetrare gli Arcsni de!la Na- 
tura, e nello fpeculare T efTenza , le pro- 
prieta , e le perfezioni di queflo Mondo 
elementare e celeile , reflava rapito i! 
divoto Giovane nella contemplazione di 
Dio, ammirando !a di Lui gran Poten- 
za e Sapienza nell' Architettura d' una 
macchina si vafla , si vaga , e s\ ben or- 
dinata. A quefle cognizioni , e fiupori 
ffandeva fiamme di fuoco il cuore di 
Gaetano , fentendofi awampar tutto d' 
amore verfo !a bellezza infinita di Dio ; 
che traluceva da tante fue future Si 
belle : onde dello fluJio di Gsetano ap- 
profittava pi^ii il cuore che Tingegno , 
e ne reflava piii accefa la volonta, che 
illuflrato 1' intelletto , mentre quella Fi- 
lofofia (he a molti csgiona ^ilterioia e 
contenzioni rertinaci , er.i al Santo f!u- 
dente una Scuola d'iimilt.\ ,e di Csri- 
ta ; e perche la conoReva per una pre- 
via e neceffaria difpofizione alla Sacra 
Dottrina, la quale poi ci porge corag- 
gio infieme e fortezza contro dell' Ere- 
lie, vi fi applicava con tutto il fervore 
de! fuo fpirito per que' generofi renfic- 
ri , che fempre nodriva della difefa di 
Santa Fede . Tali eranogli efercizj Sco- 
laflici di Gaetano . 
3.1. Se poi bramafi faperne qnpl!i di 

Pif- 



{ a ) Procefs, NeapoL uH. folto Innoc. X. 



8 V I T A D I S. 

Pipti , e qual foHe il tenor di vita in 
quefli fuoi teneri anni , «ccoli in poclie 
lioee nel!i Bolla d'lnnocenzo XFI. Pie- 
tati a rnmis annis addieius , oratione , 
eiffmefinis , Mliijque piis operibus animum 
inftruebat , Cun^orum oculos in fe rapifns 
mirum in modum , adeo ut ex tunc San- 
9us ab cmnilus nuncupare4ur : Q_ueno 
prima fu efrreflo cialla Santa Congrej;»- 
zione de'Riti, nella Vita compendiofa 
del Santo ccn dire : ,, Che nel primo 
„ verdeggiar delia fua eta comparvero 
„ i frutti gii maturi delle piu belle rir- 
„ tu , e d una pieta si luminofa , che 
„ fulla iingua di tutti fentivafi il gio- 
,, vane Co; Gaetano col nome di Spiri- 
,, tualilTimo, Divotiflnmo , eSantifiTimo : 
$i fatta lode data ad un Cavatier si gio- 
ranetto da una Citti intera ha del pro- 
digiofo , mentre fi penfarebbe molto ad 
appropriarla anche ad un Reiigiofo pro- 
vetto nelfeta , e nella peifezione. 

ai. I motivi poi piu particolari , che 
monfero tutte le lingue di Vicenia a 
foripar quella pubblica e si onorifica vo- 
ce, erano quefli. Vedevanlo ognimatti- 
na afcoltar piu MeflTe , e molte volte a 
fervirle con tanta modeflia e divozlone, 
che rifTeinbrava uno di quegli Angeli 
che aflifiono apli Altari; Retiituirfi do- 
po il mezio giorno alle Chiefe , dove 
fapeva flar nafcoflo il fuo Tcforo , eJ 
ivi tritrenerfi per lungo tempo nella 
contempliiione e venerszione di quel 
profondo Miflero; frequentare di fpeflio 
I Sacramenti della ConfefTione e Comu- 
rione , e nell' appsrecchio alcomuniorfi 
grondare da'fuoi orchi a gran copia le 
lagriire prodotte dairumilti, e dalPa- 
more , ficcome dopo ricevuto il Sacra- 
tilTimo Corpo di Gesil coprirfegli U 

f;u".ncie di fiamme e di fplendori .• af- 
ratrlltrfi co' poveri Artifli ne'!oro()ia- 
torj , ed ihbafsarfi fotto tutti,benchc fo- 
pra fuiti laveffero innalzsto i fuoi Na- 
tali. Vedfv»nIo uifpenfare pcnerofe li- 
mofine aPoveri, vifitare gl' Iitermi iiel- 
li Spednli con fervir loro amorofair.ente 
ne^miniPerj anche piii umili ; ritiriifi 
ne'Iuoghi piu appartati , lontan» feinpre 
dall.e Piizze e di'Ridotti ; veflire «biti 
prnfTolani, e famminire fer/n inrxtr- 
gio di feividuri cor una modetlia e fi 



G A E T A N O. 

lenzio si rigorofo, che Ron alzavj mai 

gli ocihi da terra , ne parlava per le 

giornate intere, fe la necefTiti non gli 

apriva le labbra , come atteOa nella fud» 

detta BoIIa il Sommo Pontefice . Alla 

veduta di si rare virtu in un Nobile 

Giovanetto del Secolo non si potev» 

contenere Vicenzi di non acclamirlo 

con que'titoli fingolari poc' anzi accen- 

nati. Certo c che fi trova negli ultimi 

Procefli efTerfi efpreffo Gesii in quefti 

fentimenti: ,, Gaetano nella fua giova- 

,, nezza non travio mai dall' Innucenza 

,, Battefimale . Comincio fin da fuoi le- 

,, neri anni ad intendere talmente il 

,, mio volere , che non ebbe mai diffi- 

„ colta in efeguirlo, e divenne agli oc- 

„ chi miei si caro , che rifolfi farlo fin • 

,, golare". Non dovri pero ttlmarfi efa- 

gerata quefia propofizione tii Monfignor 

da Diece Vefcovo di Brugnato: DiGae- 

tario e ficuro , che fin da Fanciullo non at- 

tefe che ad una perjezione eccefiva (,a). 

zj. Perche poi accennammo the ve- 

iVifle Gaetano abiti dozzinali , e andafTe 

per la Citti fenza alcuna comitiva di 

Servidori ; ora e da notarli qiiefto di 

Lui pottamento si abbietto eflere flato 

r occafione «fnna colpa immaginaria , 

che giudico degna di gran caftigo e di 

continuo pentimento . Unodefuoi mag- 

giori e ftretti Congiunti di fangue non 

potendo fofTrire che Gaetano con quefto 

fuo veftir incivile ofcurafle 1' antico 

fplendore della Famiglia , fecefi un gior- 

no a cosi riprenderlo : ,, Voi fiete di 

„ animo troppo vile, e nulla v' inten- 

,, dete deirefTer di Cavaliero; la noflra 

,,Cafach'c folita d' indofl^ar Porpore 

,, Senatorie, voi folo avete cuore per 

„ difonorarla con quefle ruvide voflre 

,, lane? Mutate penfieri , mutite abiti , 

,, fe vi c cara la noftra parentela , e f e 

,. non volete fporcare il nobil Sanguc 

,, Tieneo degenerando dallo fpirito ge- 

„ nerofo de'vof1ri Antenati" . Ma cosi 

rifpofeglt il giovanetto Gietano con un 

non fo che diSarto fdegno e con ardo- 

re di tutto zelo . „ E' vero che noi fia- 

,, mo CUvalieri di nafcita ; ma fiamo 

„ poi riniti Criftiani per grizia , fe il 

,, iif)f!ro nafiimenio ci peifwaiU" le pom- 

„ pe del Secolo, la nuflra legeneraziune 

,. in 



Ci/ fatio:. di S, Gaet. pag. io6. 



PaRT. I. LfB. 

„ in Crifio ci cotr.anda le umiliazioni 
,, del Calvario " . E profegui a dire : 
, Non efTer il fan-o che faccia un nobi- 
, la , ne una vaga comparfa nelT efte- 
, riore ; bensi la faviezza de'cofluiTii e 
, la azioni onorate : aver egli fin da 
, Bambino nel Sacro Batcefimo rinun- 
„ ziato alle pompe e vanita de! Mon- 
„ do ; e pero non potere, e non volere 
f, neppur rimirarle, non che ripigliarle, 
,, liimando aliai piu grato a Dio l'im. 
„ piegare le fpefe di quegli abiti pre- 
„ ziofi in ricoprire ed alimentare i Po- 
„ veri " . Queda rifpofla , perche poi 
parve al Santo fofTe flaca troppo arden- 
te , e caricata di zelo , come pure al- 
quanto acerba a que! fuo congiunto, a 
cui portava rifpetto riverenziale , trafle 
dalle fue pupille lagritne di pentimen- 
to, e dalle fue mani fiagelli di caftigo . 
Ed in quel giorno medefimo fu fentito 
k prorompere genufleffo a'pieJi di Gesu 
Crifio CroceiilTo in quefia dolorofa efcla- 
mazione ; „ Ah cha e fiato pur troppo 
5, grande il mip fallo . il confefTo , o 
„ buon Gesu , ,e ve ne chieggo umil- 
,, mente perdorft) ; per cui ottenere mi 
„ fottometto a qualunque piu rigorofa 
„ penitenza <a) . Ma di piii la detta fua 
rifpofta gli refio si altamente iifra nel 
cuore , che ebbe a piangerla per tutto 
il tempo di fua vita , come fofTe una 
delle maggiori colpe , con cui avelTeot"- 
fefo e Dio, e '1 profllmo. Ecco qui av- 
verarfi per appunto la nota fentenza di 
S. Gregorio .- Efer pyoprio dtlT Anime 
Sante fcsprire macchie anche nel So!e , e 
trovar colpe , ove non fono ; perche in 
verita quella rifpofta di Gaetano, aben 
confiderarla avendo piu dell' eroico che 
deirimperfetto, era piuttoflo degna di 
lode , che di cenfura. 

24. NelTanno poi lyoo. e ventefimo 
del nolTro Santo, fuccefTe la divilione 
del Patrlmonio co' fuoi Cugini , Fipli- 
uoli del Co: Antonio Tiene, e fuo Zio 
Paferno, i quali elTendo vifTuti infieme 
fin' airanno antidetto ne'beni ed entra- 
de comuni, ch'efero ed otte,nnero !a lo- 
ro porzione fegregata {h) . Non poteva 
andar piu a genio del Sanro quefia di- 
vifione , perche riconofcendo egli allora 



I. Cap. IV. 9 

il fuo pofio in liberti di poter dirporre- 
a pfoprio talento, penso fubito d' impie- 
garlo a vantaggio de' Poveri , e diftri- 
bi:irne limofine piu abbonJanti , come 
efsgui con tanta genero.Gta egiubilo del 
fuo pietofo cuore , che [fecondo riferi 
Domenico Zaninelli) (c) avrebbe dato- 
fondo a quanto aveva , fe da' Parenci 
non veniva impedito ; a quali pero fo- 
lea dire: ,, fotto i cencj rattoppati di 
„ quei Poverelli doverfi confiderare la 
„ ffeffo Gesil Crifto , cheefTendo Padro- 
„ ne del Mondo , e ricco d'ogni cofa , 
,, compiacevafi di venire in perfona !o- 
„ ro a farfi famelico e bifognofo d' un 
„ tozzo di pane : chi diinque avrebbe 
„ cuore.a negarglielo" ? In fomma ave- 
va queflo Santo Giovanetto !e vifcere 
cosi compaflionevoli verfo de' Pbveri , 
che non rifervava compafllone alcuna a 
fe fleflTo, perche in queU' eta crefcente 
moltilTimi giorni digiunava, paffandone 
ancora molti altri fenza cibo di alcnna 
forte , per far di quefii fuoi avanzi una 
menfa piu lauta a' mendici {d}, 

CAPITOLO V. 

Anni di Crifto 1500. fin' »1 ifoj. dJ 
Gaetano lo. fin' al 2j. 

L' Azioni e Firiu del Santo nel qmnt» 
Lufiro dsila fux eia . 

^. t. 

Fiore di Verginiti nel Fior deU a 
Gioventu, 

2y. TN qneflo quinto Luflro delTeta di 

X Gaetano abbiamo a confiderare ii 
Santo Giovane, come uno <ii que' tre 
Fanciulii Ebrei , che gettati dentro 1' 
ardeate fornace di Babilonia, ivi canta- 
vano il trionfo allegri e vincitori delle 
fiamme nemiche ; mentre Egli ancora 
attorniato da molte fiamme della con- 
cupifcenza intatro ferbo il bel giglio 
della Purita . Era giunro a quell' eta , 
che quanto e piCi floriJa , e tanto piu 
fpinofa , in cui fentonfi maogiorm^nte i 
bollori de! fangue , e le riljellioni del 

fenfo: 



(a) Meaz. ricreaz. Sp. pag. 4. (b) El. Cler. lib. i. /. 15. 
(c) ^p. Fort. Vit. lib. 1. cap. ^. (d) El. Cler. Jn. cit. 
Fit.diS.Gaet.Part.L 



B 



lO V I T A ]J J S. 

fenfo; giovane aweiiente , 4i Leirafivt- 
!o, di ipirico vivace, e di tratio affabi- 
le.qualiia tutte aitrattive rlegli amori 
altrui : ricco di fottuna, con cui poter 
contentare le proprie voglie ancora ie 
piu sfrenate : non gia ritirato ne' De- 
ferti , o rinferrato nelle Selve;ma efpo- 
fio entro una Citta piena di Nobilia e 
di Popolo, allegra, geaiale , e conver- 
fevole : non in coinpagnia di Religiofi 
Claullrali ; ma in mezzo d'altri fluden- 
t\ per lo piii iicenziofi : circondato da 
molte occafioni e pericoli , e tolto di 
inira dal Demonio per faigli perdere 
nlmeno con qualche penfiero il bel te- 
foro della fua Veiginita. Ad ogni mo- 
do la mantenne egli fin' alT ultimo ref 
piro del fuo vivere cosi illibata e can 
dida, che un fol neo di maccliia non 
pote mai imbrattarla . Pero la Sacra 
Ruota ebbe a qualificare Gaetano fieruii 
»ivo ritratto della purita Angelica ; 
^ngelic^ puritatis Imago . II CarJinal 
AlefTandro d'Elle, per un nuovo ylnge 
lo mandato da Dio in terra . II Padre 
JJrignole Sale, per ^ngelico di faccia , 
e ajjai pili Aiigelico d" .Anima . Criflo 
medelimo fcce quefla efprelllone ief;i- 
Jlrata ne' procefli ; el]ere jfiita si grmde 
la purita nel Cucre ferginale di Gaelano , 
che in quejlo 'veramente elle dtlV Angeli- 
co . Che meraviglia poi fe gli Anpeli 
Jnvaghiti di Lui, come d'una loro vera 
immagine, lo vifitafTero di frequente , 
lo f ccorreflrero ne' f oi bifogni , e lo 
fervifTero ne' fuoi viappj , come fi rif 
contreri ne' propri lunghi ! 

i6. A due cagioni vien' attrihuiia 1' 
eccellenza di qiiella fua bella Viriii , 
rioe alla fpecialiffima cura , che teneva 
di lui la divina Madre della Purita , 
Repina delle Vereini , peraverlo accet 
lato in Figlio, e Figlio prediletto . ed 
nlla gran cautela con cui re^gevafi il 
Santo in tutti i fuoi andamenti , Ii qua- 
le veramente fu maravipliofi fopra il 
confueto delle ccfcienze ancnia piu ti- 
morate . Perriocche ( come fi ha da' 
fnddetti procrfl]), era epli fl folleritoe 
guardinpo in fugpire anche le piii pic- 
ciole oc<afloni pericolofe alla Puriii , 
rhe molti in ofTervirlo cosi fugEiafco e 
fcrupolofo, credevino che patiffe nell* 



l» ) Prcccjs. 5614. (b) Uull. Canom, 



G A r. T A N O. 
interr.o g.i^iliarje tentazioni contro I& 
inedefiiTia; quando rer verita fecondo 1' 
afTerzione dello fleflb Salvatore, non fa 
mai agirata la di lui niente da fantaf- 
ini o penfieri impuri per fpecial grazia 
dello Spirito Santo, allora conferitagli , ' 
quando a lui Fanciullo attornio il Capo 
in forma di Colomba «nnunziatrice di 
pace . 

17. OiTerviamo ora la condotta clie 
teneva ii Santo alla difefa di quefla Pu- 
rita, di cui era si gelofo . Temevan» 
gli afTalti maggiormente dalla parte del 
Corpo, come nemico domeftico e tradi- 
tore coperto; pero volle fempre tenerlo 
in foggezione , ed in una continua ma- 
ceri^.zione , cafligandolo con afpriflimj 
flagelli le notti i.niere , con cilicj , ca- 
tene, digiuni , e vigilie , e levandcgli 
tutte le forze a poterfi ribellare e fir 
guerra alla Sinta Purita ; Carnem jrju- 
niis , orationib:is , vigiliis , dijciplinis , C?" 
ciliciis domubjt , ne jenfus tefiuaret Ule- 
cchris , 

28. Afllcuro in oltre Gaetano il fuo 
candor verginale con un^efatta cuftodia 
de'fenfi, fpecialmentedella vifta , fapen- 
do di certo introdurfi per gli ccchi aj^er- 
ti quelle fiaTtne, che accendono la no- 
flra concupifcenza . Di quefla fuacullo- 
dia e modellia degliicchi ne fa un bel- 
lifHiro e (ingolar encomio il Salvatore; 
Gli ccchi juoi non patirono mai tempeft*. 
per il guarJare , perchi furono si rimejft 
nel petlo, che non conofce-va , fe non aita 
•voce (on chi tratttix>a : Jolo neli Oftia di 
me Sacrameutato erano le drl tie drgd 
occhj fuo: : ivi fi fpahncavano ; purc 
alle Piagbe di me Crocefijfo . hi'e impiigi 
mai ad altri oggciti h jua "vifta , Je non 
a quelii che era nectjfario vederfi { a ) . 
OnJe Innocenzio Xil. afTerma nella fu« 
Bilh ; Oculot ita coipcfuit , ut iilos jem- 
per humi defixos teneret , neeultis unquain 
illecebris potuit animut ej.ts rnnci , aut 
curicfitate molliri (i). In ronfoimitik di 
quefl' animirabile modeflia di fitetano 
encoiniat» »1« GeM"i , e dal fuo Virario 
in terra , vien moltn in acconcio il c«- 
fo predirato in Brefcis nellanno i^9J. 
da un SaciP Oratore di gran fmna t ii- 
iH)n minor bonti e fedp'. Venne oorio'" 
fitk a certa nama di fapere di che co- 

lore 



P A R I E I. L I B. I. C A P. V. I r 

!ore e qiialita fonfero gli occhj de! no- efl , tit ft qudnJo pfanolil-s Matronie 

i\:o Santo, quantlo era di gi^ Reiigio- eum aHoqui 'vellcnt prope accsda-e non 

f o . Per molto tempo fi fece ad oliv^r- auderent , hifi omjii fceinineo cuHit dtpo- 

varli , invefliganilo tutte le firade, e fito ; idqiie fngitlare in co.fuit , ut ad- 

fpiananJo futti li mezzi per vederglie- Tjentaiites mi/e raperet aj, Virginitatis 

\\ alineno un fol niomento aperti . II amorem , ac dslitem in Ccenohiis vitarn 

feguivi coTuoi fguardt . attenti ovun- capejftndam . Quique a diurnis O" inve- 

que egli comparilTe , ia Cafa , o ia teratis curnalium cogitaticnum fiimulis 

Confeillonario , o airAitare ; tna non le^abantur , ab illis [e protinus iiberos 

riufcendogli mai il fno difegno , il fe- agnofcebant , «Si primum Dei fevvo fe 

ce chiamare piu vblte per dlfcorrer commendare ex corde aggreffi funt , aut 

feco di fpirito , e riceverne conliglj ejtis ailoquio , uel prcejtntia frui concef- 

circa g[' interefli dsirAnima fua ; nel- fum erat . Dunque Pa Verginita di Gae- 

le quali conferenze diedegli a bello tano fu ancora Madre feconda di ru- 

fluJio diverfi motivi di aizar gli oc- merofa prole , perche oltre tanti del 

chj al Cielo : ma tenendogli Gaetano Secolo , che per mezzo delle fue ora- 

fempre fifli in terra , la Dama difpe- zioni , configlj , ed efempj vitTero cafii 

rando 11 poter piu contentare le fua jl reflante di quella vita , che anterior- 

hram? ,che per altro ftimava inr.ocen" mente conduHlero immonda , moiti Mo- 

ti , abbandoQO rimprefa, convertendo nillerj da Lui fondati ', ed altri rifor- 

quella fua curiofita in ammiraziane e mati debbono a Lui fa gloria di tante 

venerazione di si rara modefiia , ed Vergini , che ivi fi allevano Spofe fe- 

efaltandola poi apprglTo di tutti come deli di Crifto. 
eroica e fingolare , 

19. Puriflimo parimente confervd il §. I I, 
fuo Uiito, e fp cosi delicato in que- 

fta virtu nel concetto ancora akrui , Segni , e Miracoli di quefla fua ytnge- 

che nefluno ardiva alla fna prefenza {ica Purita. 
proferire parola , che non fofTe onefla . 

Non permife msi che gli foffero ba- 30, "T^Icefi comunemente efTere il Ce^ 

ci.3te le mani da perfone di felTo di l_y dro fimbolo della Versinita , e 




iTio delle rin Nubili Matrone un tal tano : mentre fappiamo per relazionedi 

rifpetto, che fe volevano guRare i dol- molti fopra cio efaminati , che dovean- 

ci frutti del fuo difcorfo, bifognava gli dava il Santo, o condottovi dalla fua 

comparKTero innanzi depoflo ogni fallo Carita, o chiamatov; da" fuoi Divoti , 

in abiti dimelli e modefii , come afife portavafi fer o , e lafciavafi addietro un 

rifce nella Rolla de.IIa Canonizzazione odore foavifiimo di CeJro(t), chedif- 

Iinocenzo XII. dove foggiungefi effere fondendofi alT intoruo per molto fpazio , 

flato privilegio fingolare di Gaetana confervavafi ancora per molto tempo , 

di rapire alT amore della Veriiinita efdlando quella meJefima fragranza dal- 

chinnque alui accofiavafi, e quelli rha |e fue labbra il piu Jelle volte che di- 

erano agitati da continue ed invecchia- fcorreva . Crefce lameraviglia in faper- 

te tent.izioni di fenfo nel primo racco- fi, che ancora dopo morte vengono ac- 

mandarfi alle fue orazioni , o neirudir- compagnate da quefli odori !e compar- 

lo a difcorrere , ed anco dimeno , ne\ fe , che fa il Santo dal Cielo a' fuoi Di- 

folo prefentarfi al fuo cofretto fenti voti , quando con fjperchiaria aflTaliti 

vanfi di fubiio liberati : .Q«o facium da laidifllmi fpiriti lo invocano in loro 

ajuto. 

(a) sa. pirt.i, iib.y. ppg.z^i. (b) £/. Cl:r. pag ;j. 



«» V I T A D t S". G A E T A N O. 

aiuto. Certo e che comparve Egli piu terire , rer non cfefraiidar i| tnio Letto- 

volte con afretto fevero a vifla»eter- re di ?1 f>ia, e rrofittevofe curiofita . 

ror de Demop/ tentatort, con trattian- II miracolo accadde in Vicenza nella 

dare da fe la derta frsgranzadi cedro ; perfona di una Donna df condizione Ci- 

(•onfeflando a rh=ar? voci quelli infi- vile. Comrariva a coflei H Deinonio iii 

d aton ii.fernali di non poter tollerare fipura di un bellimmo Giovane , che 

re la prefenzi di Gaetano , ne a quet foMecitavala si di giorno , come di not- 

fuo a lor troppo acuto odore (a).on- te, e con tunrghe , e con minacce a 

de preci,Mt<-.famente raftivanfi , ferza irqrchiare bruttamenre la fua Cattita . 

aver yiu ardtre d\ ritentar dr lufluria N n poteva piu refiflere a si gagliarde 

1 ricorfi al Santo. tentaiioni fa fralezza fenimlnile , feGae- 

Ji. Anche i Gelfomini furono de tano, acui ella di cuore raccomandoiri» 

flinati d'l Cielo per darci a conoftere accorfo non fofCe per liherarla ; coficchr- 

J'iII;baia Verginiti di Gaetano . Im- quello Spirito iinirondo , «tti-rrito dalla. 

perciocche due foro rrinripafmerte i rrefenzs def Santo , ad un tratto fe ne 

frepj che la rendono si bella e lumi- fngei,. Ma o che la D..nna ton qualche 

nofa; I uno quell' incorruttibilita , con fu.i vanita, e nepligenza porgelTe nuova 

cui il corpo e la mente confervanfi orcafiooe at nemico ; o che^ it nemico 

fempre interi , (e quefla vien fimbo- verpognandofi di quella fua fiiga fi tolTe 

leggiata dal Cedro incorrijttibiJe ) ; V fatto piii auJace per rifentiifene , certo 

altro, quel candor puro, che nonam- e f ferondoche riferifce il Birbarani ) , 

mette ombra o inacchi-a alcuna , ( e che rhiamando altri cam.-agni piii aftut» 

queflo efrrimefi nella candidezza de" in fno ajuto, rome accenna il Vangeio , 

Geifommi). A quefli fio.rJ diinquemi- torno ad afTalirlacon fuggeflioni impure 

fleriofi imrrcfle Dio la virtii di far si violente, (heflava quafi quafi fa me- 

triracoli , foio che fL-flero prima flati frhina in atto di arrenderfi ; tanto piu 

ofterti fulTaltare «Ila Purita del fuo che vedeva qne' Demonj con groflTo le- 

ServoGsetano. Richiederebbe un grof- pno afzato frr fieramente percuoterla .- 

fo volume, fe pur baflafle, per de'rri quand'ecco in quel punto medefimo far- 

verfi gfinnuirerabili benefi^je prodiEJ fele prefente la feconda volta Gaetano 

che h«nno operato , ed operano tutta- attorniato da fplendentifllma fuce , il 

via i Gtlfomir.i del Sarto ; firctie nel qual» rivolto con fopraciglio fevero a 

giorno della fua Fefta in ogni Citta , que' Spiriti di fornicazione , dopoaverfi 

ove fi celebra, ne vengono portati in acramente riprefi della loro teineraria 

tanto numero, che appena fi trova firo infolenza, fi flagend con tanta forza , 

in cui poter collocarli ,■ e jcontuttocio che tr.imutatifi tutti iii figura di quel 

(ofl^erva it Silo) (i) , non baflano a .Serponre, tbe ten-o ta prima Donna 

foddisfare la divozione , e le fperarze del Mondo , e mandando orribili fifdij 

di quelli che avidamenie li chiepgo- di rabbia difperstamente fuggirono . AI- 

no: tanto di concetto e di fama fi fono lora il Santo dopo farta una patern.T 

acquiMa»! > loro p-odigj , difponendo rorrezione alla fua Divota per avere 

cosi it .Vipnore perchc fi vegea nell.i vacillato netla furfdetta tentazione con 

candidezza di quefli Gelfomini mira- perirolo di tanta confeguenza , reflituifTj 

colofi, quantoflcompiaccia del candor «f Cielo , .-ivendola lafcista talmenre li- 

Verginale di Gaetano. bera e fortificata , che ne i Demonj eb- 

• '*■ ^'"fC^^^r"' '''.'•fi '"''• pti .Scritto- bero pit> animo di mnlef^arl.i , ne fan- 

li della Vita det Santo per dimoflrare tafmi impuri trovaroro pii') f ingrefTo 

^uanto KiflTe E»?li gelofo della Verpi- nella fua merte per diflurbarla . 

niii.e la prometteflfe ancora negli aF- ?v MoI'e altre di quefle comparfe 

iri $.1 in vita come dopo inorte . ap- d.il Cielo f.ute da Gaetann in difef.» dcU" 

poitano fr» p!i altri rwnhi , i,n Mira- altrui Puriti raprorta Monfignor C«- 

coln ricopiato da' Procefli delta Cano- rarciolo Arcivefcovo dr Tarjnro : dalle 

Bizzazione, cui d»bbo ancor io qui ri- qoali , e da attre fimili grazie fcnza iiU' 



mero 



(a ) Pep. liL. }. cjp. 4 $. xj. ( b ) ^itoj. Wfl. pj,t. i. lib. 7. /)jj. 1^1« 



Pa RT E 1. Ll B 

mero che ha conferito il Santo , e vi 
vefite in Terra , e regnante in Cielo.e 
dal vederfi oggidi i liioi Divoti mirabtl- 
niente foccorfi contro le fuggeffioni im- 
pure , argomenta egli avergli Idilio in 
premio della fua fjngolire ed Angetica 
Purici donata ia Prorezione fopra !e 
Perfone tentate d'impudicizia, che a lui 
ricorrano; onde il P. D. Girolamo Vi- 
tale fcrilfe; Che e proprio attributo di S. 
Gaetano /' ejjere il Protettore dell' Oneftk , 
t'l Tutelare della Verginit^ («) • 

§. III. 

jittende in Padoug allo ftudie delle 

Scienze Legali e Teologiche con 

un bel mifto di dattrina » 

e Santiti . 

54. T > Ardente zelo delta Santa Fe- 
i t de che awampava fempre piu 
nel cuore di Gaetano , lo conduflTe da 
Vicenza a Padova per spprendere in 
quella celebre Univerfjta tutre le dot- 
trine piu necelTarie ad opporfi afle na- 
fcenti Erefie della Germania . Cola giun- 
to , e rrcevuto da un fuo Confanguineo 
nella propria Cafa (t), volie che il pre- 
ludio a' fuoi fiudj foflfe una fervorofa O- 
razione a Dio , ed un divoto ricorfo at- 
la fua amatifljEna Madre Maria , pregaa- 
dola ad effergli fa prima Maeflra di quel- 
le Scienze , che intendeva acquirtare . 
Cosi premunito incomincio il corfo fco- 
laftico iii ambe le Leggi, Pontificia , e 
Cefarea . Aggiunfevi lo ftudio delia Teo- 
Jagia, in cui filTava piii la fua mente,e 
nutrivali piu il fuo Spirito, perrhe nel- 
lo ftudiare tante Sacre Controverlie ri- 
trovava pafcoli di vita eterna , e grandi 
incentivi al Santo Amore. 

?5. Avanzava nello ftudio a palTi ve- 
loci , ma con tal proporzione ,chequan- 
to piu facevafi dotto , diventava canto 
piil Santo, avendo maggior premura di 
liufcire un buon Difcepolo netla Scuo- 
la di Criflo , che un buon fludente in 
quella del MonJo . Onde vifitava p\\i 
volte ai giorno le Chiefe , per adorafvi 
la Maelti del fuo Redentore rinchiufa 
ne' Sacri Tabernacoli , r.oa potendo il 



RO I. CaP. V, 13 

fuo Cuore flare tungo tenipt) lontano 
dal fuo Teforo. Confuma-a la magpior 
parte delfa not.te nelta Coniemplazione 
de'Divini Milterj , ed in una dotce Con- 
verfszione con \)\o . Ne perehe fo^e de- 
dito atte ftudio ( fono le parole precife 
del P. Raibarani Cappuccino) e ■vivcjje 
in un tempo, net ciuale qnafi dct tuttoera 
egni di-vozJsne ejlinta , tyalajcid ropere di 
pieta ; ma ■vieppnt ad ejfe attendendo , da 
chi lo praticava 'veni'va chiamato il Oi' 
'votiftmo , Spirituati/fimo , e Santrjfimo (c) . 
36. N(m fi vedeva mai companre nel- 
le Piazze di Padova , o ne'coocorfi, ri- 
dotti , e puhbiiche Converfazioni , nd 
ammetteva slcuno di que' piaceri che 
cotlumano, e tanto bramano li Giovani 
fhidenti , ma il fuo divertirti e ricresrfi 
( fcrive il fuddetto Monfig. Citrarciolo 
\d) , era ne' Conventi de' Religiofi , ove 
ollervando quella belts armonia delte 
Virtu , ed OfTervanze Regolaii, che ri- 
fuoftava in que'Chioftri , e quetrunione 
de'cuori in todare e fervire Dio, invi- 
diava il loro llato , 6ramando anch'fg!i 
di riciratfi fra efTi dal Mondo , e vive- 
re tutto e fofo at CJeto. Q_uef]a brama 
pero che nutriva nel fuo cuore Gaeta- 
no , dat Signore medefimo rifvegtiata 
veniva ad oggerto di airuefarlo alfin- 
terno patire , Si^che nel frequefitare 
Gaetano que'Monafterj , e net conver- 
fare con que' Sjnti Religiofi , gti face- 
va Dio afTaggrare it doke (he guftano 
le Perfone appattate dat Momlo , e lo 
ftimolava a defiderarli; ma fubito pone- 
vagti innanzi agli occh| te difficolt^. » 
ch' il teneano fofpefo ad eteggerfi un 
tale ftato , rifervandolo ad attre maggio- 
ri rmprefe. Onde Gaetano fi^mbrava un 
generofo Defiriero , che Ifa fulte mofTe, 
fentendofi nello ffefTo tempo, e to fpro- 
ne a'fianchi che to ftimota a correre , 
e 't freno aila bocca , che"I trattiene dal 
correre: e cosj agitato da impulfi con- 
trarf proflravafi piu votte a terra por- 
gendo a Dio queffe umili preghiere : 
Se bene io non menio. e Signore, d' ejfere 
ammejfo al conforzio di quifti .A:geti trr- 
reni , deiider" perb di meritarto . p^oi i'e- 
dete te mie brame ardeati di legarmi in- 
diffolubilmente a Voi col -vincolo de' S/iKli 

Vn- 



(a) Viag. al Cielo. Coi^fid. 4. pag. loj. / b) Fort. Vita Jt S. Gaci, Lib^ i. c. }. 
(c) Hifl. Eccl. di Viccnza. (d) £/. Cler. Lib- i. §. z». 



14 V 1 T A D l S. 

Voti ; perchc dunque non mi confolutc , 
adoralo mio B(ne ? sAd ogni modo il mio 
"volere i di non 'vclere il mio , tna it folo 
voftro "volere . Acceitate almen» qucjii de- 
fidcrj del ttjio Cucre, che app/ejjo di Voi 
'vauno al pari coH cptya ijnando non pof- 
fario cfeguirft . AegraJiva Dio quefti af- 
fettuofi fentimenci del fuo Servo , com- 
piacendoli lii vede'io a penare per mo- 
livo tli fanto Amore; e>.l in premiu de' 
di lui f^jrvorofi fofpin gli «.lietie tania 
foitezza i\\ fpirito, che nello ftefTo vi- 
vere al fecolo Giovane e ftuJ^nte me- 
nava una vita piii che religiofa, e rulla 
jdea cruna Vita Angelica. 

37. Tra gli altri motivi, che tetieva- 
no confolato il cuore diGaetano inque- 
fti (uoi lludj, era il vedetfi lontanodalla 
Patria e ila' Parenti , da'quali vi.Te fein 
pre s\ diftaccato ed alieno, che pativa 
nel foio vederli , o nel feiuirgli nomi- 
nere; e tutta la colpa lo^-o per Jeinsri- 
tare rafietto del Santo aitra iion era , 
che reftTere di Sangue Nobile , e trop- 
po rif|-lendenri di {jloria nioiuiana . Si 
legge periio in una lettera , ch'eeli fcrif 
fe a Sebaftiano Henrici ileirAquil.i, rhe 
fj poi nelPar.no feguente un.) de' fuoi 
Efaminatori quando addottoroin in Pa 
dova fotto la dua de'io. Gennajo 150J. 
Xfnum te non Lit.re cognofco nihtl a me 
'vehementiui exoptari , quam a Laribus 
meis non parw» diftare : In fo che voi 
fapete , non.eftervi cofa tanto da me 
defiderata , qusntu lo ftare piii che pof- 
fo lontano dalU nva Cafa . M» airiii: 
contro in tuito diverlj erano i fenti- 
jnenti deila Co: Maria f u 1 Madre , che 
amandolo teneramente fofpirava di ri» 
vederlo; onde il pietofo ligiio in virtii 
di qu.eirofTequio a cui coriofcevafi tenu- 
to verfo d* Genit ri , partitoli di PadO' 
va, fi porto a R»mp»zio dov' ella vil- 
legp/uva , per iiSbidiria e confolarla . 
]^la che' N')'i VI fi trattenne piii tempo 
di quello, che baUava aHoflervanzadeJ 
rifpetto Materno , che fu di foli tre 
j>iorni , com' ejili PefTo «tcennt al fud- 
detto Henrici in un'altra letter» fcrit- 
tagli puie ila PaJova l'»nnr> i$oi. J/lis 
dicbus per tres dies F^ampadio cum M*- 
tre tnea moratui lum. 



G A E r A M O. 

38. Ora quefte belle Viitii di Gaeta- 
no palefi a tutta laCitta,- pereftertrop- 
po luminofe e non poterfi afcondere , 
ebbero tanta tdrza fopra gli animi al- 
trui, che correva pubblica voce : Efferer 
il Conte Gaetano Tiene r uni<o efempio di 
qudia Givzientii fludiofa; un grande /ii- 
molo aGiufli per "vieppiis peirfez'ona'/i ; 
ed tm dolce frtno a trijii per trattenerji .1 
tw:: correre jul!-: /iraJe del vizio . O-Td* 
un grave Autore contemporaneo del 
Sanro lafcio fcritto; Fu Gaetano made/i'% 
"•'"-' fguardi , parco nel favellare . grave- 
ncl poitamento , grato mel converfare , e- 
cosi ainante dclia Viriit , ch: /i reje carck 
a tuiti , e. cel fuo efempio di i>ita morige- 
rata pariva hn\4ngelo del Cielo {a). \u 
giuftamente Angeio del Cielo doveva 
crederfi ; perchij in viau di quelle no- 
tizia Teolo£;iche che acquiftava della 
Grandezza di Dio , de" fuoi aminifabili 
Attributi e Perfezioni intinite , vi re- 
ftava co.-i immerfo ed allratto , che po- 
teva dirfi ia fua Vita e Converfazioit* 
eftere piu in Ciel<> con gli ARgeli , ch» 
in terra con gli Uoinini. 

39. Finaltnente nell' Anno ( i> ) > fo^. 
tt" 17. di Lu^'io dopo aver apprete ta 
poco tempo per la velociti del fuo- in- 
gegno tutte queile ampie fcienze , che 
ii era preHiri), gli fu coril'irita la Lau- 
rea del Uotiorato neirUniverliti di :P«' 
dova con tanto applaufo e tale concetto 
del fuo fapere , che dalla S.icra Runta 
Ronana e dalle Storie di Vicenz» vien 
acclamito per erudit'jfimo nelle Sacre , 
ed Umane Lettere (c) . Cosi adunque 
laureato e gloriofo appreflTi) il Mondo , 
ma tutto vile a fe inedefimo, ritorn» a 
Vicenza , dove fu fubito annoverato nel 
G)liegio de' Giiireconfulti , in cui pre- 
inelVo un rlporolillimo efiime accettanfi 
folamente i Patrizj di pir» Nobiita.ch" 
percic) vengono a renderi capaci del 
Confolato (d). Oiorato poi queftoCol- 
legio , e contento di si grande acquiflo, 
vollero queSignori elepperti il loroSai\- 
to Collega in particolar Protettore. , 
quandu Clem«nte X. pubblico al Mon» 
do la di Lui Santita , eGloria in Ciela. 

4 
^n 
§. IV. 



(«) .App ii Fori. Lb. i. Cap. %. (c) El Vh. x. Canceil. Epifc. Padit^ . 
(c) iflotf J<««r. Mtiriar. (d) Rstroaran. l/} . Eccl. de Vita Lib. x. Cap. &5. 



. P A R T E I. L I B R 
§. IV. 

Vefie V Jllho CUricaU-, e fallrica nna 
Chiefa, a S. Maria, Maddalena , 

40. /^Onofcendo da molto tempo Gse- 
V^ tano gl' inganni e vanita deJ 
Mondo , ftabili di negargli in perpetuo 
nel fuo cuore anche il minimo de' fuoi 
afFetti ,e difprezzarfempre ie di lui ric- 
«liezze, onori, pompe , e piaceri. Non 
TefJandogli dunque altro di Mendo che 
V Abito , di <quefto ancora volle fpo- 
gliarG , cansiandoio nella Vefle Cleri- 
cale ed Ecclefiaflica , per confacrarfi tut- 
to a quel Dio , che si ardentemente 
amava . Non li polTono abbaflanza ef- 
primere que'di lui teneriflimi fentiinen- 
ti d'amore , quando udi 'proferirfi dal 
Vefcovo nel conferirgli ia prima Ton- 
fura quelle dolci parole ; Voriiinus pars 
bcereditatis n.sce &;c. Mentre alU ra ve- 
niva Egli a dichiararfi tutto di Dio , e 
Dio tutto fuo . Cosi dunque Gaetano di 
Laico fatto Chierico, proccuro ancora 
di Santo farfi piii Santo per rimpegno 
di quel niaovo fiato , che fi era eletto 
obbligante a maggior perfezione. , 

41. Qui fi porge nuovo motivo di 
Tammemorare Martin Lutero per qoella 
ragione gia accennsta di aver ilCielo in 
tutto oppofio a coftui il noftro Santo , 
mentre ia queflo medefimo Anno del 
1504. in cui Gaetano fi pofe in Abito 
ili Prete, Lutero appunto vefii i'Abito 
di Frate . II cnme cio accadefTe , vien 
raccontato -da Florimondo , Cocleo , e 
Fonteno {a). Rannuvolandofi un gior- 
uo l'Aria con foltiiiime nubi, che pa- 
revano gravide di fuimini e tempefle 
flava Lutero con un fuo Amico oHer- 
vando Telito di quel Ciel minacciofo . 
Q_uando lempeegiando un baleno piu 
degli altri iCCQ^iQ , venne fcaricata dalF 
alto una S&etta fopra de' due Amici , 
ma il colpo fatale e mortifero tocco 
folo al Compagno , reffandone fubitoi 
eflinto ed incenerito-. Se non mori , re 
fto trsmortito Lutero, e concepi tanto 
fpavento dalfaverfi veduta si vicina la 
morte, e morte improvvifaj che rlfolfe 



o L Ca p. V- ^ 15 

<^i ritirarfi dal Mondo ne! Convento 
Erfodenfe des'! Erem!t'5ni di S. Ag.o- 
fiino in eta. d'anni %\. ,Heremixarum^u- 
pifinianornm fodaUtcU . ncfnen liedit in 
Cenob'o Erfodirnfi jinm 1 504. cum jai» 
ai. cetaiis atligijf-:r {h) . 

^i. OiTefvilj ora che Gaetano veni 
FAbito Eccleiidfti-co per motivo d' A- 
more , ma Lutero per cagioO di timo- 
re, In quelTAnno medefimo, c!is I' E- 
retico s' impofe U Cocolla Reiigiofi , 
per difonorarla poi con un^orrida Apo- 
ftasia , il notlro Santo riceve 1' Abito 
Clericsle , per maggiormente poi ono- 
Tarlo colla -Riforma che indufle nelCle- 
ro . Gaetano nel quinto Luflro della 
fua eta , in cui la Purita corre msggior 
pericolo , la mantenne fempre illbata , 
promovendola ancora in altri fenza mac- 
chiare mai que' candidi lini , che gli 
foprappofe il Vefcovo nel Tonfurarlo ; 
Ma Lutero nel medeflmo quinto Lu* 
Hro de' fuoi anni fporco in tal fegno la 
Vefte nuziale della Caflita appera in- 
dolTata , che ne trasferi le macchie an- 
cora in alcri da lui feK.^otti per mezzo 
d'un Libro infame dato alle Stampe , 
in cui ardiramer.te infegnava 1' eiTere 
a tutci neceiTario Tufo de'piaceri Vene- 
rei , aflai piu che il cibo e 'I fonno (0 : 
reftare per cio obbligati e Preti , e Fra- 
ti , e Monsche , fenza aver ri.euardo a' 
loro Voti , congi-jngerti in Maiiiip.onio . 
Ecco come fempre Gaetano e Liitero 
camminavano a palii contrarj , e come 
I^io nelle fcofle , che dava il Perfido a 
Santa Chiefa per abbatterla , fervi-.-afi 
del braccio di Gaetano per foflenerU . 
E ficcome Lufero fra Taltre fue empie- 
ta mofTe guerra contro de'Sacri Tem- 
rj, Altari , e Sacriiizf, atcentando di- 
flruggerli tutti ed abolirli , cosi alfin- 
coniro il nofiro Santo Giovane di 14. 
Anni , comincio a fabbrirar Chiefe ed 
Altari , per celebrarvi Mefie e Divini 
Uffizj. 

4?. In fatti ofTerVando Egli, ch? ia 
Rampazzo, Terra del Vicentino , e Vil- 
laggio di fua cafa , pativano qtie' Con- 
tadini gran penuria del Pane Spiritua- 
le , per efTer lontani dalla Parrochia , 
arrif^chiando piii volte di perdere anco- 

ra 



■...(a) ,Afif^~EL Cler. Lil>. i. *■. 18. (b) Floriiniind^ at ftip. (cj S^irvis. Comr»e>:t. 
Ecr. iji Orh. gef}, fnb a^ino ijii. 



l6 V I T A D I S. 

ra la MeflTa ne'giorni Fedivi ; per quel 
fommo zelo , che gli ardeva nel ciiore , 
e deironor di Dio e della falute del 
ProfCmo, volle fibbricarvi una Chiefa 
daTondamenti , in cui poteflero queg.li 
Abitanti iltruirfi ne' Dogmi deila Santa 
Fede , infervorarfi negli efercizj di di- 
vozione , e foddisfare agli obblighi di 
un buon Crifliano. E perche EgW fpef- 
fiflime volte piargeva alla confiderazio- 
re de' molti pecc.iti del Mondo ,^ e del- 
le grandi pene fofferte da Gesu nella 
fua Pafllone , volle confacrare queila 
nuova Chiefa alla Santa dellc Lagrime 
Maria Maddaiena , di cui era molto di- 
voto . Ridoita che fu a perfezione nell' 
Annoijoy. la doto generofamente d'an- 
iiui , e perpetui cenfi pel mantenimen- 
to de'S«cri arredi e deMiniftri che do- 
vevano uftiziarla . In queflaVilla eChe- 
fa di Rampazzo , per eflTere in un fito 
rimoto , e formato al genio della folitu- 
dine , vi godeva il noflro Santo le deli- 
zie del fuo Spirito , efercitandofi all'e- 
fempio della Santa Titolare rella "Vita 
contemplativa , in cui aflfaggiava le dol- 
cezze d'una flrettifl"ima unione con Dio, 
fenza pero tralafciare le cure della Vi- 
ta attiva a benefizio de' Profljmi, im- 
piegandofl, ora in catechizzare que'Vil- 
lanelli ne' Miflerj dei!a Fede , ora in 
vifitare gl' Infenri , confolandoli alla fof- 
ferenza , e fenipre poi in foccorrere i 
Poveri ne'loro bifogni con abbondanti 
limofine . Si crede pure che in quefle 
folitudini di Rampazzo andaffe ideando 
quella prand' imprefa , ch8 poi felice- 
mente efepui , di reftituire al Mondo la 
Vita Apoflolica (« ). 

CAPITOLO VI. 

Anno di Criflo 150J. fin' al iyo8. 
di Gaetano »j. fin^al 18. 

Mojfo dallo Spirito Santo portafi Gaetano a 

J{oma , doz>e gli conferijce il Papa l» 

Dignita di Prntonotario Parteci- 

pante di S. Chiefa . 

^4. npUtto air improvvifo , fenzi fa- 

X perfene il pf fthe , «bbaiidonan 
clo le fue amate foliiudini di Ranipaz- 



G A E T A N O . 

zo , mettefi il Santo in vlaggio verfo 
TAIma Citti di RoiTia nel Mefe di Set- 
tembre dell' Anno 1 50J. Al primo udir- 
fi in Vicenza quefto di Lui partire si 
impenfato, facevafi ognuno ad indagar- 
ne li motivi . Ma veramente fu lo Spi- 
rito di Dio il Promotore di quefta an- 
data , mentre fi ha ne' Procefll dellt 
Canonizzazione , che Gaetano in tutte 
le fue opere, eviaggj, o grandi impre- 
fe non movevafi da fe fleflb , ma era 
femprelddio quegli che lo eccitava con 
impulfo particolare, e da Lui interna- 
mente fentito , come dirafll nella Se- 
conda Parte di quefla Storia . Lo volle 
dunque il Cielo in Roma , acciocche da 
quella Citta Capo del Mondo e del 
Corpo Miftico di S. Chiefa , fcoprine 
da vicino tutti que'mali, e difordini , 
la cura dequali eragli fl&ta confidata , 
ed appoggiata da Dio . 

4J. Li primi paflTi , che diede col^ 
giunto , furono indrizzati «'Santuarj piu 
celebri di quella Citta . Ma nelfinca- 
minarvifi per lungo tratto di ftrade di- 
verfe, non pote mai la curiofiti rapir- 
gli un'occhi.ita per vedere quclle gran- 
dezze .magnificenze , e antichita di Ro- 
m.i , che traggono tsnti Forellieri anche 
da' rimoiiflimi Paeli ad ammirarie . I 
fuoi divertimenti e piaceri prendevali 
negli Spedali in fervire agrinfermi, e 
nelle Coiivcrfazioni con Perfone di fan- 
la Vita , ch' Egli andava cercan.lo cot\ 
follecitudine , come tanti Tefori nafco- 
fti. Ma poi le Caincombe, i Sepoicri , 
e le Reliquie de Martiri , de' quali vi 
si ricca quellaCitta, e ch'Egli di fpef- 
fo vifitava , fervivano al fuo Spirito di 
confolazione infieme e di tormento ; 
mentre godeva bensi , e rallegravafi con 
quei Santi dell' eflere toccata loro la 
bella forte di fparger il fangue per ta 
Fede , e daverfi comprata a cofto di 
• trocifllme pene tanta Glorit in Cielo ; 
ma nello fteffo tempo pativa e flrugge- 
vafi in teneriflTime Ugrime, per vederfi 
Egli defraudato di quel Martirio , che 
fin'aIlora aveva fempre fofpirato, come 
difl^e al Reientore comparfogli alcuni 
giorni prima della fu» morte ( ^ ) . 
Non fai , mio Signore , che dal primo mio 
conojcimenio i* ti chicii li Maitirio^ Cosi 

«lla 



(«) Pcpe Vit. Lib. Cap. 4. (b) Procejf. ioprafit. 



P ARTE I. LlB. I. C A P- Vr. ky 

«t!a vifia e rimembranza di que' Marti- e pretendere, era guardato da que^Pre- 

ri , che adorava, fentiva hcerarfi ilcuo- lati e Signori della Curia con amore e 

rs da una fanta invidia , e da tormen- rifpetto, perche non fi rende mai og- 

tofiffime brame,di morir anch'Egli per getto d'jnvidia o di livore chi non f» 

la Fede : onde era Martire per non ef- ombra ad altri con la ricerca di quel 

fer Martire: martirio forfe piii doloro- che elli pretendono ; ma di piia nei ve- 

f o , perche pativa nei cuore , e pativa derlo procedere con tanta finceritk e 

in virtu d^amore. ^ fempliciti, fenza i foliti artiiiz) d' un 

46. £ quetto ftefib amor di Dio , che Cortigiano, e coa tanla attenzione agi' 
era l' Anima della fua vita interiore , interelii di Dio j ]o veneravano per IJo- 
dava ancora il moto al fuo portamento mo Santo, 

efleriore, Vedevafi adunque cajTiminar 48. In quefio tempo avendo la Morte 

per Roma il Co: Gaetano in abito fem- depofto un Prelato dal Aihiime gradodi 

plice ed abbietto , che non lo difiingue- Protonotario part-ecipante , benche molti 

va dalla gente comune, umile , compo- de' piii snziani ddla Corte , confidati 

flo, modefto, e divoto, con ammirazio- nelle loro benemerenze appreflb la Santa 

ne di tutti quelli , che conofcevano la Sede afpira/Tero ad occupare quel pofto 

grandezza della Cafa Tieiie . Brevi era vacante, voHe pero il Papa collocarvi il 

no li fuoi difcorfi , loavi i fuoi coilumi, giovane Monfi-gnor Gaetano , conofcen- 

afFabili e fincere le fue efpreffioni , con dovi un merito fuperiore , che "1 porta- 

un tratto si dolce e manierofo , che ra- va ad eflTere preferito agli altri ; tanto 

piva t' affetto di quanti lo praticavano. pia che avendo fcoperta una gran luce 

47. Benche proccurava Egli di tenere che trasfonJeva nelk di Lui mente il 
nafcofti i fuoi talenti e virtu, quefle da Padre de'Iumi,per dar configlj pruden- 
fe medefime , non volendo , propalavanfi ziali e finceri nelle piu ardue imprefe , 
(lo che e proprio della virtu Criftiana voleva fervirfene come di Coadiutore 
i'andar coperta, e pure fcoprirfi ), Per nel governo di Santa Chiefa , 

venne dunque, e ben prefto , ali' orec- 49. Quefta Prelatura era in que' tem- 

chie del Sommo Pontefice Giulio 11. pi in tanta ftima, che chi ne era inve- 

allora Regnante , la fama celebre del gran ilito credevafi in proffimo al veftire la 

foggetto che trovavafi in Roma, Gaeta- Porpora. Ed in fatti correva voce per 

noTiene. QueftoPapa, ch'era un Prin- Roma, che il Papa nelta prima promo- 

■cipe d' animo grande , e dilettavafi di zione de'Cardinaii volefi^e annumerarvi 

aver al fuo fervizio Uomini grandi , Monfignor Gaetano Tiene (a) . Non 

chiamo fabito a fe il Co: Tiene , e dal era fenza fondainento quefts voce comu- 

difcorfo a lungo che tenne con Effolui, ne ; perche tutti fapevaio Gaetano , ol- 

i1 riconobbe affai maggiore di quelloche tre l'elL'r cariffimo a Giulio II. come 

la fama avevagli rapportato. Peto inva- afFerma Innocenzo XII. Julio Papae II. 

ghitofi di quel fuo tratto fincero, e del- etiam pree-ieceffori noflvo imprimit carusi 

le belle Virtu e fapere , che vi fcopri , {b) pofTe.Here quelle virtu e qualita , 

jl voHe al Palazzo per fuo famigliare e che fi trapgono dalle mani de' Pontefici 

Prelato domeftico , tuttocontento d'aver il cappello Cardinalizio, e la nobilta del 

acquiftato un Soggetto alla fua Corte , Sangue, ed un fapere profondo , e de» 

di cui ferava la riforma col di Lui e- ftrezza ne' maneggj , e prudenza ne' 

fempio. L'umile Santo non refto punto configlj , e Santita di coftumi : onde U- 

abbagliato dagli fplendori di quell' oio- fcio fcritto di Lui il Padre Maeftro 

le ; ne per quanto fi conobbe av^nzato Fra Lodovico Sefti Domenicano ; dive- 

nella grazia e confidenza del Principe , "«<o Fgli i' oracoto dilP Ecclefiaflico Mon- 

s'invani, oconcepi quelle fperanze, che dn , tutti i configli e decifioni iclla faa 

nutriftono que' cortegiani di falire a po- intrlligenza dipendcvano ; r ben poteano 

i\'\ piu alti , e d'impineuarfi co'benefici acquietarfi a! fano fuo Voto le menti ,gidc- 

Ectlefiaftici ,- anzi moflrandofi, com'era che in tutte le facotta Teologiche e Le^ali 

veramente, in tutto alieno dalfambire laureato Dottore a tutti i concorrenti in 

Corte 



^ a ) Magg. No-v. diS. Gaet.jcrm. J. cap. J. (, b ) Binzi Vitt di S. Ga:t. liO. i. 
Vii.diS.Gaet.Parl.l. C 



^ 



■^ 



|8 V I T A D I S. 

Coyii' di VoU>ina icglieva la palma ( a ) . 

50. In qu«ranr>o fofTe rromofToa que- 
(la dignita il nollro Santo puo conget- 
turarfi da una delle di lui Lettere fcrit- 
te da Romaaquel fuo confidente di fo- 
pra mentovato Seballiano Henrici cele- 
bre Giureconfulto dique' tempi , laqua- 
le termina ccn quefla data ; ex U>t'i 
JMDVIII. 8. MJitii. Vtflnr Cajetanus Je 
Thicnis Protonotarius ^pofiolicus iirc. Men 
tre dunque nellaltre fue Lettere de^W 
anni antecedenti al medefimo Amlco 
non fi trova la fottofcrizicne di Proto 
notario, come neiraccennata del lyo?. 
bifogna credere , che in queU'aiino , o 
poco prima gli forfe conferito il Proto- 
fiotariato. 

51. L' accetto Gaetano , bench^ con 
ritrolia del fuo genio umile , per non 
refiUere alla volonta di Dio , e per non 
difguflare il Sommo Pontefite , da cut 
fapeva eflere tanto amato. Pero in que- 
fto grado vi fi porto con tale modeffia , 
e con un tratto si affabile e dimeflb , 
che non poteva dirtinguerfi per quel 
Prelato che era , fe n- n dall' Abito Pre- 
latizio, abbanranJofi fotto gli altri Proto» 
notarj fuol colleghi , come di tutti Ser- 
vo , e di tutti il minimo . Ma difpofe 
Iddio in premio di qnella fua umilta , 
che r Eccelfo Colletjio de' Protonotar; 
partecipanti per derreto a tutti Voti 
emanato nelPanno 1676. ogn' anno nel- 
la fefla del Santo afliila in Corpo alla 
MeflTa Solennc canuta nell» Chiefi Tea- 
tina di S. Andrea della Valle con Roc- 
chetto e Cappa magna , e coll' r.fTerta 
annua di dodeci torrie di cera Veneta 
di buon pefo, in oflequio e venerazione 
del loro Santo Collepa , riputandoli per 
niolto awenturaii e gloriofi daveravw- 
10 del fuo nobiliflimo Ordine un sigran 
Sirtb. 

51. Quale fifTe poi il tenore di Vita 
di Gaeiano nel grado di Protonotario , 
lo defcrive il Paiire Francefio Marchefi 
Prete d«lla Congregazione dell Or»torio. 
Vcdcndofi (dire epli ) i7 Santo Giovinc 
enorato di quclla Dignita , apprejc dalla 
fcrvitit immcJtata dc' Vicario di Crijio 
mafignre motivo d avtnzarji ncl lerfigio, 
t nclf amore ptii fervculc 'verjo Dio . 



G A E T A N O . 
jlbboyrii>a fopramodo lc deHzie , lc vanx- 
1a , e 'l fa/io , a!!e quali cofc da alcuni 
piii imperfetti Mim/lri delia Corte Ponti- 
ficia era talora eccHito . Convcrfjvs con 
ifpeciale familiarita co' piU dotti e timo- 
rofi di Dio , /iudiandofi con S^nta cmula- 
zione , non folamcnte di fcrvire al Sommo 
Paflore dcHa Chiefa , ma ancora d' invigi- 
lare a' bijogni pubblid del Popolo , e rap- 
prefeniarii umilmente cii Poniefice , ac- 
ciocchc i bifognofi foffcro qnanto prima foc- 
corfi e proweduti . A ta! fine impicgava 
cgni fiudio in intcnderc le alirui necejfita, 
in ammetttrc allc voltc lc pcrfcnc mifcra- 
bdi ed opprcffe aW uJicnza del Pjpa ; e 
con ta jua auioriia. e dottrina difendeva 
le caufe de meno potenti , e fomminiftraya 
largamente il dmaro a' piit miferabili . 
Sm qni Egli ; a cui apgiunge Moiifj- 
gnor Tommafo Caraccioli (.b) , che ne 
moltijftmi ajfari eCauJc che paljavano per 
lc fue rnani !e attinenti al Juo ({ffizio, 
le ddegategti dal Papa , era si pronto 
ed acnirito . ihc mai nego udicnza a quan- 
ii ta richiedexiano\ anzi qitcfl ora , egior- 
no deir udioiza voleva il piii dcile volte 
foffe prefcritto da mcdcfimi fupplicanti e 
bijognofi a loro ntaggior ccmodo ; e che ncl 
rifcrifi te Caufe avanti il Sommo Pontc- 
fice , cosi dattamentc e con tale chiarczz* 
le proponcva , dilucidanJcne i dubbj e le 
ragioni , cbc da chi udivalo , veniya fti- 
maio un prodigio di dott.ina e di pru- 
denza. Parlmente il P. Maggio, dlfcor- 
rendo della perfezio'ie di Gaetano , 
quando era Prelato, dice (c) ihe effen-_ 
do E^li coHocato in alto ful Candeliere di 
Santa Chiefa , ficcva riiplcndcre piii chia- 
ri agli occhi di tutta Roma i lumi detla 
fua Saniita : p:ii lungbc erano lc fue Ora- 
lioni e contentplazion' ,■ piii frcqucnll lc 
Stazioni e vi/tte de S.irri Tcmpj , picnc e 
rcplicaic le Juc Itmoji.e , e gli altri atli 
di CriHiaia puta piU co>itinui , e fervo- 
rofi ■ T.itti ammiravtno c cclebravano H 
Santo Protonotario per uno Jpcccb>o d ognl 
vittit .-./ e'empio !e Prclal' Fcctcfiaftici . 
Papa ijiuliri II. i'amar<a tcneramente , e 
gli apparrcchiava la Porpnra , i CurdinaH 
lo ri^xcriTano , C tutti i CorlCggia'li to ftl* 
mavano S.tnto. I Poverelli riorrcvano a 
Lui , e ricovctavanfi nei fuo Palazzo , 

ci 



(a) Sefii Difcorfo 8. di S Ga:t. (b ) £/. Cler. Lib. i. ^. iJ. 
(c) Nov. di S. Gaet. Serm. l..iJp. ?. 



ParteI. Lib 

ed i Popoli corre^angli dietro . Cosi il 
predetto Auioie , che poi foggiunge ; 
Pir il gran concetto di Santita , con Ctii 
era famol^o allora Gaetano in tutta f Ua- 
lia , alcuni Signori fin dalla Sicilia detU 
Citta di Trapani proccurarono d' auere il 
fiio R^itratto per vencrarla ancora ■vivente . 
53. Non e dunque da inaravigliarfi. 
che «'avelTe 11 Papa tutta la Itiina ed 
amore, e che fm' attanto clie venifiTe fl 
tempo di promoverlo a rofto piu emi- 
nente, lo provvedeflTe di Eenefizj Eccle- 
fiaflici.egli conferifle la Rectoria di 
Malo nel vicentino di groflie rendite , 
(«) benche il Santo faceflt ogni sforzo 
e con ragioni e con preghiere per noa 
efTere caflretto ad accettarla. 

C A P I T O L Q V 1 1. 

Anni di Criflo 1509. 1510. di Gae- 
tano II. 30. 

Slficinto operaffe Gaetano per Dio , e per 
il: ftto Principe nella famofa Le- 
ga di Cambrai^ 

j%. /^Uella buona grazia , confiden- 
V^ za, eftima che teneva il noftro 
Santo appreflb del Sommo Pontefice , 
ficcome non voleva mai che fervifle 
nemmen per poco a'proprj intereflx o a 
quelli de' congiunti : cosi poi impegna- 
vala a tutta poflTanza , allorche tratta- 
vafi di promovere !a Gloria di Dio , ed 
il bene del pubblico . Eccone un bel 
rifcontro nella sj rinnomsta Lega di Cam- 
brai riferita da tutti gli Storici di quel 
tempo contro la Sereniflima Repubblica 
di Venezia. Ingelofitifi molti Principl 
d' Europa de'felici< progreflTi , che anda- 
va facendo la nefTa Repubblica con e- 
ftenfione del fuo Dominio oltre i foliti 
confini , e percid radunatifi in perfona 
de' loro Miniflri in Cambrai, Cittadel- 
la Fiandra, nelTanno jyo8, , vi fiabi- 
lirono. una form.idabile Lega ,. con cui; 
attaccsre tutti nello, fleflo tempo il Ve- 
neto Impero . Si tenne quefta fecreta 
fin' all anno. fufTeguente , in cui, venne 
folennemente pubbl'icata in Roma . Gli. 
i-ntereflf^ti in quefla Lega erano li mag 
giori Potentati. deirEuropa , cioe. Papa. 



Ro I. Cap. V 1 r. 19 

Giulio II., Re di Francia , che ne ftt 

il principal Promotore, aggiuntivi anco- 

ra i Duchi di Mantova e di Ferrara .. 

Tutti quefli Principi prefero per moti- 

vo fpeciofo deir accordato il volerfi riac- 

quiflare quelle Citta , che occupate da*^ 

Veneziani- , ciafcuno pretendeva dipen- 

denti dalla loro Corona. Giunto a Ve- 

nezia il funeflo avvifo , benche cadelf* 

in una fomma coff ernazione il Popolo , 

non perde perd il folito coraggio la co- 

flanza di queirinvitto Sen,ito . mentre 

alleflita in brevifllmo tempo una pode • 

rofa Armata in Mare,. ed ammafl^atoin 

Terra un numerofo Efercito di 30. mi- 

la Fanti , e 10. mila Cavalli fotto 1a 

condotta del Conte di Pitigliano , e di 

BartoKmeo Alviano , ben prefidiate le 

fortezze de"Confini, appofe argini ga- 

gliardi a quefto groflTo Torrente de'fuoi 

Nemici , che pretendevano afibgare , e- 

feppellire la Repubbiica in quelle fieflTe 

Acque, dalle quali traffe i fuoi Natali. 

II Sommo Pontefice defiderofo d'impe- 

dire taniL danni che le fovrafiavano y 

volle prevenirla con ammonizioni beni- 

gne, perfuadendoleil reflituire alla Chie- 

fa in ta! tempo determinato Raveona 

con altre Citta occupate della Romagna. 

Ma vedendo andati a vano quefii fuoi 

Pater'"ii awifi , flimd neceffario fervirfl 

delle Cenfure Ecclefiafliche . E qui fu- 

bito fi apri il Teatro d'una Guerra fan- 

guinofa , per cui venne atcaccato in di- 

verfe parti il Veneto Dominio da fuJ- 

detti Principi congiurati. 

55 Ora abbiamo a vedere T operato. 
da S. Gaetano , e la pafTione del fuo 
animo in quefF occafione , fecondo quel 
che riferifcono fra gli altri Emmanuele 
CalaflTibetta nella Vica fcritta del Sanco 
in lingua Spagnuola , e l' Arcivefcovo 
di Taranco Monfignor Caraccioli nella 
fua Storia in Lingua Iraliana ftampaca 
in Venezia {b). Gaetano dunque e per 
ramor che porcava a Dio, e per 1' af- 
fecto verfo. del fuo Principe , provd dop- 
pia afflizione nel Cuore . La prima nel 
vedere una ta! difcordia tra Principi 
Crifliani ,, e molto piu fra il Somino 
Paflore e '1 fuo Gregge con, tante e ^t 
gravi oflTefe, che contro la Maefta Di- 
vina commettonfi, dall' infolenze Mili- 

tari; 



4a<} Ex. Procefs. Vicent. fol. 3 35. 



(b) Calajf. lib.2.cap.i-j Et FJer. LiH. $.^.ii^ 



5 \' I T A D I S. 

Ts'i: La FTorda »n confiderare li gra- 
vin]mi danni si fpiiituati come tempo- 
lali , che pativa la Repubblica di Ve- 
rezia da Liii molto ainata , e per qiielC 
aftetK) che dee un h-jon frJd:to pI fuo 
Sovr?no , e per quell" alta ftima, che ne 
aveva , r^'' enere femrre n>ca collantif- 
ftma alla Religione Cattolica , e<i un 
forte propuenacolo tfelTa Feiie contro fa 
prepoterza Ottomana. Afflirrifrimo dun- 
que Gaetaro per tanti irali origitiat» 
^aila detta Leei rfi Cambrai , e frecia!- 
Miente in ferfiie alla mllera Citta di 
Venezia , priva tle' Sacramentr e delle 
fiiSbliche Orazioni e Sacrifi?), a cagio- 
Be deir ir.terdetto , pnHofi genufledo in- 
nanzi al firoceliilb efponevagli Ie_ ango- 
fcie del fiio Cuore con rsfoghi di tene- 
lifTtme f.'prime, pregandolo per quel fuo 
preiiofo Sangue fparfo con tantainore, 
$ per ii meriti di quella eran Madre , 
che gli diede !a Vita, a voler fedare la 
fiera tempefla fufcitat» fopra il fuo Po- 
polo Veneto dal nemico com.une . E poi 
pafTando dall" Oratorio al Tavoiino fi 
fcce a fcrivere alcune Lettere a diverfi 
Patri/j Veneti , efortandoii a placare 1' 
ira di Dio con. efercizj di peniienz», d* 
orazioni private , di llmoline, e di altre 
opere di pieti\, ed animandoli a fperare 
pentiti rella Divina bont^ col fentimen- 
Vo di que! Pr(.(eta : non po'er mai IJdio 
0nchc uil n:aggior ftnorc dcllc Juc collrrc 
jcordarji di qiiclij Mijcricordia , ckf gli e 
rnnaia , cd inleparabih : Et cum iratus 
fucris MifrncordiiC rccerdabcris . Quflii 
foilj i un Prrlato di tanta crcdito ( (op- 
fliunge i! fudetco Arcivetcovo ) pajfanilo 
dailc mani di pochi in tr.olti , c cLa inolti 
in lutti quei Senatori , fcccro lalc profit- 
1o , chc fi -vidc alhra in Venczia nfiorirc 
piit che mai la Rcli fi-ore , c la Picti , 
molliplicatc lc limojinc , i digiuni , c lc 
Orazoni . Ripigliando poi il .Santo le fer- 
*ort.fe preghiere , le innaffiav» col fan- 
aue cavato dai4e proprie vene a forza di 
flajielli, e le rinforzava con «hre ligo- 
rofifTime- peniwnze, 

j6. in tanto rifunnando fe Trombfr 
Guertiere per tutta I' It?lia , fparpendofi 
molto fangue C,,-i((iann nelle Rattaglie 
aperte, e negli attacchi delle Forte/ze . 
ton varj accidenti di Gu^rra , profperi 



G A E T A N O. 

cd avverli or airuna, or all' altrs parte> 
flava la RepubSiica in grandillima ap- 
prenflone, e S.Gaetano in continua Ora* 
zione raccrmandandola a Dio . ^jaquan- 
do nelle Campagne di Giarra i' Ada 
venuti a battaglia i dneEferciti nemici 
de' Franc?(i e Venezian i , reftarono que- 
rti sbaragliati e fconfitti con ta morte- 
di fopra quattro mila .Soldati, colla prl- 
gioMia di moltiflimi aitti, ecolla difper- 
tione di tutto 1' Efercito Veneto , ripor- 
tandone il Re Lodovico per frutto dl 
quetla Vittoria la conquiffa di Caravag- 
glo, Rergamo, Brefiia , e Creina . AI- 
lora si , racconta il D 'glioni , che qutjl* 
nuova talmcnie afftiffc la Citta di Vcne- 
zia , cIk gia cominciarano tutti ariputmfi: 
perduti (a). Crebbe arcora piii il tir.io- 
re quanJo in appreflo pet gli acquifli 
fatti dafli altri Principi Cotlegatr fi vide- 
rlJotta non aser piCi altro Dominio nelT 
Itali», che la fola Cirta Dominante ^ 
con Trevifo, e Civedal di Belluno. la 
quefii frangenti C die a conofcere iJ 
gran zelo (II Religione , cbe ha fempr* 
mortrato la fedele Repubblica , mentre- 
ritrovandoli in tante snguflie neceflito- 
fa di validi forcorfi , rifiuto fantamente- 
gh efibitile i*el Gran Turco, che le of- 
feriva pronti diecimifa Soldati con mu- 
nizioni da Guerra e Ijocca , e qtianto le- 
abbifognafFe. Ma que' pii Senatori ver- 
gr.onandofi di ricevere la falute da ne- 
mici del Salv.itore , vollero piuttofio' 
arrifchiare tutte le loro fortune , che fo- 
llenerle con un appoggio d' infedeli st 
ingiuriofo alla lor Fede , afpettando fa- 
viamen.e-da Dio ajuti pii^ Tnceri. 

57. E veramente fi puo credere , ch?- 
ii Signore compiacendofi molto di que- 
fio rifiuto defrOttomane ofTerte , ecci- 
tafTe nel hio car© fervoGsetano lo zela 
d'impiegare tutte lc proptle fbize , fo 
razioni , I' ingegno , ia prudenza , lo fpi 
rito, rautorit^ , e la grazia che avevsr 
apprefTo il Papa , in follievn della Re- 
pubblica oprtefTa da tanre fciagure . 
Dunque \\ Sanro racccMnandando primtt- 
tV prantf' interefTe , ch'»veva a trattare , 
» quel Dio , clie plieln imprimev.i net 
cuore , porrofli a^^piedi di Su« Santita , 
a cui frammefcolanilo lagrime e pre- 
ghierc, efpofe $i ciEcacemente le molte> 

ragio- 4 



(^» (.ompend. I/ior. Pptl.t [ott: ! anr.r^ '5"9. 



Part. I. LrR. 

rsgioni ctel dovprfi Timettere in grazia 
ed Hmilfa h Repubblica Veneta , con 
afTbiverla benignamente dalle fulminate 
ed incorfe Cenfure, che inteneritofi il 
Pspa moflro cl' incfiinarvifi , folo clie 
que! Senato ubbirliiTe a' comandi della 
Santa Sede . Confolato San G?etano di 
quelli primi p.3(Tl riufcitigli felicemen- 
te , ne avvifa fubito i due Carrfinali Ve- 
neti ,. Domenico Grimani , eMarcoCor- 
aaro , follecitandoli a maneg^iarfi in 
queffaffare sl rilevante coii tutta dili- 
genza , e con togliere quelli obbietri , 
cbe impedire potelTero la riconciliazio- 
ne, e la pace . Intefo ch'ebbe ilSenato 
dalle Lettere de' due Porporati la buona 
jntenzione del Sommo Pontefice , ed i 
Configlj e ragioni fusgerite di Gaetuno 
di dover fottometterfi a Sua Santita , 
e chiederle raffbluzione dell" interdetto, 
Khe, diceva Egli , teneva chiufi que' 
fbnti, per li quali ci derivano !e gr.izie 
e le profperita del Cielo , fece fubito 
elezione di fei Senatori de' piiY cofpi- 
cui , Domenico Trevifano , Leonardo 
Mocenigo , Paolo Pifani , Girolamtj Do- 
nati , Paolo Capelfo, e Luigi Malipieri, 
inviandoli Ambafciadori a Sua Santit^, 
per renderle la dovuta ubbidienza , e 
trattare feco la bramata riconciliazione . 
Giunti che furono a Roma, S. Gaetano 
replicando ferventiflfime le firppliche a 
Dio ritorno da! Papa , rapprefentando- 
gli quanto foflTe benemerira di Santa 
thiefa la Repubblica di Venezia ; quan- 
to commendabile quel fuo rifiuto de' 
foccorfi del Turco per ron denigrare la 
candidez-za della fua Fede ; quanto ne- 
cefllirio alla liberta dpll' Italia e della 
Saata Sede il rimetterfi Ella nel Domi- 
nio e nelle forze di prima , colle quali 
poteffe ancora opporfi fecorrdo il fuo 
Ereditario e confueto valore alla Poten- 
za Ottomana in difefa della Criftianiti, 
coIl'aggiunta d' altri motivi frrudenzia- 
li , tanto che ne reflo il Papa perfuafo , 
e difpofliffimo a ricevere gli Ambafcia- 
tori con amore , e con certa fperanza 
di confolarli . 

58. Ma perche quefli difficoltavano I' 
accettare alcune condizioni volute rifo- 
lutamente dal Papa fomentati da' Poli- 
tici aderentt a' PriiTcipi della Lega , 



I. Cap. ViL 21 

Gaetano fenza perder tempo ando ad 
•^bboccarfi con que' Senatori , e f.^.cendo 
fervir per proemio del fuo difcorfo un 
tenerifjjmo pianto promoflcr dsl fuo ze- 
lo j che inteneri il cunre di tutti fei , 
tanro diffe e peroro con quella dolce e 
forte perfuafiva, che gli era naturale , 
& con quel garbo che vi aggiungeva la 
graria , che finalmente appianate tuttC' 
la difflcolta, !• ridufTe ad una perfecta: 
ubbiJienza al Sommo Pontefice , con 
accordargli quanto Egli di piu rilevante 
bramava. Ed ecco Giulio IL depoflo 
quel primo fdegno, che aveva concepi- 
to contro i Veneziant , nell' anno 1,5 la. 
gli affolfe dalle Cenfure , e gli ribene- 
diffe, accoltigli coire Fif.lj dilettiffimi 
nel fuo Paterno feno ; anzi contrafFijr 
con loro la nuova Lega totalmente op- 
pofla a quella di Cambrai. 

59. Recatofi a Venezia il fofpirato. 
annunzio deirefTere Ella profciolta dalT 
Inrerdetto, e riconciliata co! Papa , di-. 
ce i! Tracagnota , che vi furono fatte' 
pubbliche Feffe d'allegrezza per tre gior- 
rri continui con divote Proceffioni e rin- 
graziamenti a Dio, che r.^veflre libera- 
ta da tante calamita , e fpirituali , e- 
temporali (a). Intanto Gaetano , fecon- 
do il' folito coftume della fua umilti ,, 
come in molte altre occafioni vedremo,. 
e come offeryano gli Scrittori della fua 
Vita d'operar Egli cofe grandi e im- 
prefe ardue e magnifiche , ina poi di: 
queffe la gloria rafcondendo a fe ■ ri' 
fonderla ad altri come Autori di tutto- 
r operato , proccuro e colle Letterc 
fcritte fuori , e co' difcorll fatti in Ro- 
ma.che Tefito felice del fuddetto Trat- 
tato di Pace , foflfe atiribuito alla pru* 
dente condotta de' due Qardinali Gri- 
mani e Cornaro . Ma e certo che le 
profperita della Repuhblica in quel tem- 
po , quando riconciliatafi e collegatafi 
col Papa riacqniflo poi tutto il fuo Do- 
minio e fplendore, debbono afcriverfi ^ 
come ad una delle cagioni piii princi- 
pali , alTorazioni, allo zelo ed affetto , 
a' manepgj e cure premurofe di S. Gae- 
tano. Onde qui poffiamo credere , che 
la miracolofa protezione , che ha mo- 
ffrato piii volte dal Cielo ilSanto della 
fua amata Venezia nelle Guerre contr» 

il 



^a) Traca^. pag. z. lib. XA. 



21 VlTA Dl S. GaETaNO. 

il Turcp , ne' privati , e pubblici bifo- Gaetano, lo chiamo ai fuo fervizio r^'' 

gni della Citta con cttenerle numerofe volerfi Je' di lai confi^lj e inanegej nel 

grazie, fia una coptinuazione di ciuell' praii governo dells Chiefa , a cui ailan- 

£iiiore che le moflro allorche fra noi to avevalo IJdio(a). Ma il S. Prelato , 

^fivcva. invellito del Divino Amore e dal fitn- 

ino dedderio di (lar unito at fuo Si£;no- 

CAPITOLO VIII. re fenza quegl' impegni che poteilero 

divertirnelo , feppe si al vivo rapprefen- 

Ann. di Crlfto 151J. fino a! 151^. tare ?1 nuovo Pontefice li funi motivi 

di Gaetano Jj. iino alli J5. di ritirarli dalla Corte , con aggiupner 

irtantiflime ed umiliirime preghiere, ch» 

Si ritira dalla Corte , e cenfatrafi fiimolli quegli obbligato a confolarlo. 

Sacerdote. 61. Allora si , cheGaetano tutto con- 

tento ed allegro per vederfi li vto e fciol- 

^O. X 7 Eiranno declmo terzo di quello to , faceva volare il fuo fpirito al piil 

J. > Secolo fertodecimo vide Roma alto della perfezione , foltevandofi ad 

terminato il corfo e della Vita , e del una piu intima unione con Dio per 

Regno nel graa Pontefice Giulio IJ. mezzo oi proliOe rontemplazioni , e cor> 

Pianfero a quefta morte molti de' di lui mokiplicare piu frer)ueuti le opere di 

Corteggiaci; ma le loro lagrime erano Pieia e di CaritA. Offeriva ogni giorno 

piu veraroente fopra fe flelli , che fopra il cuor fuo, e tutto fe fleflb all' Altilli- 

del Monarca defunto; perche veJevanll rao con un facrifizio incruento- bensi , 

morire in lui quelle fperanze » che ave- ma con tanta eft'ufione di lagrime, che 

vano concepute di maggiori fortune , e querte vi fupplivano lo fpargimento del 

ingrandimenti . Non fu gia di tale ca- fangue . E perche in que' giorni fuffe- 

rattere il pianto di Gaetano , che man- guenti alla folenne Incoronazione det 

tennefi fempre alieno dallambire onori Papa celebravafi dalla Chiefa nella Set- 

e grandezze. II folo amore in Dio ver- timana Santa la Pafiione del nollroRe- 

fo di Giulio gli trafse dailepupille le la- dentore , Gaetano , che n' era divotilli- 

crime , e dslle labbra le preghiere in mo , portavafi tutto compunto a que* 

liffragio di quell' Anima grande , che Santuarj di Roma , ne' quali adoranfi li 

p-r avcr portato fopra di fe il gravifil- Strumenti piii infigni di' hanno fervito 

mo pefo di tutio il Mor.do Crilliano alla Crocefillione ed altre pene di Ge* 

per piu di dieci Anni, poieva dubitarfi sii, dove internandofi nella meditizions 

carica di molti debiti da fcontatfi colle degli ecccffi di quella Divina Cariti , 

fene del Purgatorio. Efalato ch'ebbe il veniva trafportato fuori di fe dalTamore 

Santo quefto fuo dolore fenti fvegliarfi e dal dolore, lainentandofi col fuo cuo- 

nel cuore iina non minor allegrezza per re, che non feppe amare quanto meri- 

vederfi pofio inliberta, e fciolto daque' tav* tanto Amore d'un Dio CrocefilTo , 

litoli di amore , di gratitudine , e di e condannando d' infingardo e vile il 

lifpetto, che 1 tenevanoobbligato in Cor- fuo corpo , che non trovaflTe penitenze 

le al fervigio, ed ubbidienza del Papa. corrifpondenti alle di lui pene. 

Sofpirava Epli da molto tcmpo di ibri- ji. Fra quefte divote Meditazioni ve- 

garfi da qucgf impieghi in apparenza fpe- cendogli in penfiero che arrivato Epli 

«iolj, per confacrare tutti i fuci, affetti era aireti di ^J. anni ,la medelima ap- 

c peniieri a Dio -folo : e psrendf^li che punto, in cui Gesu offeri full» Croce 

Yk morte dl Giulio II. gli aveflTe aperta all' Ererno Padre il gran Sacrtfizio della 

ia poita di ufcire dalla Corte , andava fua Vtt.i Divina per la noflra Reden- 

tutto confolato meditandone l'ufcita . zione, fe gli fufcito it defiderio di farli 

Quando fu eletto da' Cardinali , ed in- Sacerdote, che la fua umilti tenne fin' 

Balzato al Trono Pontificio Leone X. , «Ilora fepotto , per poter rinnovare an- 

quelli , a cui notillime erano le qu.-)Iiti ch'Epli full' Altare il Sacrihzio fattoda 

»m»bili ed ammiiabili di Monfignor Criflo nel Calvario , e per poter ogn» 



g"w- 



(*> EL CUr. Lib. i. 5. ij.. 



Pa-rte I. LrBR 

g^Jorno incorporarfi con lui Sacrajrienta- 
to r^che tanto fofpirava". Ma rapprefen- 
tandofegli di nuovo alla mente la pro- 
pria indegnita , non aveva anitno di fa- 
lire tatu'sIto quanto e fublime il gra- 
do Sacerdotale . GranJe coraggio gli da- 
va I'Amore; ma I'ntnilta gran timore. 
Sicche quefti due contrarj affetti lo te- 
rievano fofpefo edirrifoluto. Per tre an- 
ni continui , fcrive 1' Arcivefcovo diTa- 
ranto, che durafTe nel Cuore di S. Gse- 
tano quefto contraflo tra 1' Ainore e l' 
Umilta di volerlo e non volerio Sacer- 
dote . Ma finalmente trionfo 1' Amore 
per rjjezzo d' iaterna voce chegli parlo, 
fenza difcapito pero -deir Umiita . £c- 
cone il modo» 

6}. Compiacevafi Iddio lo veder pe- 
nare il fuo Servo cosi comhatturo dalle 
fuddette dueVirtu; matuttoad un trat- 
to lo volle veftito di quella StolaSacer- 
dotale , che egli (iimava tanto impropria 
a'fuoi demeriti . E pero nel Mefe di 
Settembre delTanno isi6. con voce in- 
^ terna, tna chiara gli fece intendere ef 
fere la fua Divina volonta, che fi ordi- 
nafTe Sacerdote^ Qju convenne al Santo 
ubbidire.e non potendo piij afcoltare i 
divieti ed i contrafti dell' Umilta , fe- 
condo le amorofe fue hrame . Ottenutofi 
dunque da Leone X. un Breve per cui 
poterfi avanzare agli Ordini Sacri , in 
tre giorni Feftivi a' zy. di Settembre ri- 
ceve prima li quattro Ordini Minori dal 
Vefcovo Meloponenfe, poi a' 28. in Do- 
menica il Suddiaconato , a' 29. giorno 
dedicato a S. Michel Arcangelo ilDia- 
conato , e nel di feguente il Sacerdo- 
zio (a). Quefta promozione pero fervi 
a Gaetano di continuo tormento ; peroc- 
che la Umilt^ glifaceva credere d'aver 
commenfb un gran peccato di fuperbia 
in quel giorno che ardi di farfi cor.fa- 
crare Sacerdote di Dio . Cosi riferifco- 
no tutti li Scrittori del Santo, che ogn^ 
anno nel giorno di S. Girolamo , Anni- 
verfario della fua OrJinazione amara- 
mente piangeva e fofpirava ^ e che in- 
terrogato della cagione di tanto fuo ra- 
mirico , rifpondeva : No?i -volete ch' /9 
pianga e mi attrifli , fe in quefto giorno , 
iinii a'ini fono , commifi quella gran rolpa 
tH prefunzione e di fuperhia in farmi or- 
dinar Sacerdote ? 



o I. Cap. virr. 25 

64. Vedismo ora che fa queHo novel- 

\o Minillro dei Signore. Ciafcuno con- 

fapevole del defiderio ardente che nu- 

triva Egli di cibarfi ogni giorno de! Pa- 

ne degUAngeli, ed' abbeverarfi col San- 

gue preziofo del Divino Agnello , cre- 

derehbe di certa , che fi foffe accelerato 

a celebrar^ la fui prima MelTa.Manon 

fu cosi ; imperocche con<iderando Gae- 

tano la grande e tremenda azione , ch' 

ella e il facri.icare il Figlio ui Dio ai 

fuo Eterno Pddre, e !a necefiita d' un 

Jungo apparecchio a quel primo Sacrifi- 

zio , -che deve efTere difpofizione e nor- 

ma agli altri fuTeguenti , fi prefifTe !o 

fpazio di tre mefi perfaen aoparecchiar- 

vili . Gaetano dunque in qaefio Trime- 

llre occupandofi in frequenti Medita- 

«ioni de'Divini Miflerj,in lezioni del- 

le Sacre Carte e de' Santi Padri , i:i 

vigilie, e digiuni, e macerazioni corpo- 

rali , pregava continuamente Iddio con 

oraiioni di lagrime a donargli e mag- 

gior parit^ di cofcienza per poter ma- 

neggiare -ie puriffime Carni del Figlio 

di Maria, e maggior -dmilta e rifpetto 

per dover trattare si da vicino fu gli 

Altari con quella Maefia infinita , afla 

di cui prefenza tremano glifiefli Angeli 

del Cielo. Finalmente ctsi ben difpofio 

e fantificato , _e premenTa in quell' ultimo 

<ie'fuoi lunghi efercizj una piu rigorofa 

allinenza di fette giorni di foio patieed 

acqua , celebro la fua prima MefTa nel 

giornoNatalizio del Bam'Dino Gesiiden- 

tro la Bafilica di Santa Maria maggiore 

air Altare del Santo Prefepio . Con quan- 

ta divozione e tenerezza celebrafTe a!Io- 

ra Gaet,ino, di quante lagrime afpergef- 

fe quel fuoprimo Sacriiicio , quante dol- 

cezze di Paradifo guflaffe il fuo fpirito , 

nelVuna penna che fcrifle di Lui, ha 

avuto coraggio d' efprimerlo per efTer 

€ccedente ogni noflra efpreflione . iln- 

de ancor io lo hfcio argomentar a chi 

legge da quegl' inforati defiderj , che 

tennero accefo il cuore del Santo tanto 

tempo innanzi, e dalla di Lu' gran Fe- 

de circa quel Sacrainento , Purita , A- 

more , e Santita . 

65 Sappiamo ben di ficuro, che Egli 
allettato dal doli e di qu?lla Menfa dell' 
Altare , che abbondanremente quefla 
prima volta vigufto, tornava ogni pior- 

no 



{a) Ex BiiH. Lccii. X. in S. Panli Nsaf. 



i4 V I T A D I S. 

110 a riguftarlo colla celebrazione quoti- 
disna. C''me pure fappi«mo di certo ie 
belle difpofizioni che vi premetteva, e 
le fante virtii , che ve 1' accompagna- 
vano; obbligando ad uno ftrettifllmo fi- 
lenzio daile prime ore della notte fin al 
tempo del Sacrifizio , quella fua lingua, 
che doveva parlare con Dio , e colle 
voci della Confacrazione chiamare Gesu 
dal Cielo in Terra , e purgandofi ogni 
inattina la cofcienza coila Sacramental 
Confeflione . Ma cio che fa grande (lu- 
pore fi e quelf apparecchio d' un' Ora- 
zione di otto ore continue , dalla quale 
poi ufi-iva, come fe fofle ftato una for- 
nace di fuoco, tutto fpirante nel volto 
fiamme d'Amor Divino, portanJo que- 
ft' incendj vifibili all' Aitare efulTAIta- 
re, dove piucche mai crefcevano fino a 
quafi bruciarlo d' amore . 

66. Mi le virtu del Santo Sacerdote 
con cui celebiava, fcoptonli , benche oc- 
culte, in alcune lettere da Roma , aquel 
{a Santa Monaca di Brelcia Laura Mi- 
gnani nel Monaftero di Santa Croce , 
^i cui faremo piu volte menzione. Cosi 
egli le fcrive; Madie in Criflo Veneran- 
da . II Divi» fuoco tanto in Voi ji acccn- 
da , che non folo alli vicini , ma ancoia * 
noi lontani di corpo e di coftumi dia ii 
caloie . In tutte le "vo/lre lettere vedo la 

dolce memoria di me mifero lo non 

potrd mti fcordarmi il 'vofiroNome , prin- 
cipalmente /juando si vil verme e loto 
che fono , al Divino ^ltare prejumo con 
mani impure trattare i lUuminator del 
Sole e'l Creator del Mondo . O infc ice 
forte della mia cecita ! £' ora mai di 
eleggermi uno de' due partiti , o (ome in- 
degno ritirare il piede atdito da Sacri 
^ltari , pure come fido difpenfatore de 
Sacti Tefori minifirare con umilta all" u- 
mile mto Signore . Ogni di ricevo quello 
che altamente mi dice : fiifce a me quia 
bumilis jum : e pure fuperbo ancora lo 
fono. ^ccol^e dentro di me chi mi coman 
da : Tu me jequere : e re/io aneora nel 
Mondo . Pigiio queir ardente fuo o , cke 
dice : Veni ignem mittere V gUdium : e 
Cen tutto cio fta geLtto il mio cuore , e 
attaccato (ogli aff^etti a qmefia mifera vita . 
.Sin qui Gaetano, il (juale in un altro 
foglio mandato da Vicenzaalla fudJetta 
2>p<>|j di Cnfto Laura M'gnani , dopo 
averli jfficurata di riccomandarli fem- 
pTe a Dio ne' fuoi Slcritizj (l'ognigior- 



G A E T A N O. 

no, le foggiunge : Prego vo/lra Cariti , 
aj}ringa il caro Spofo a non ifdegnJrfi di 
quefia mia audace continuaziorie di cele- 
brare ogni di ; perche effendo queflo cibo 
la mia vita , fe nol mmgiaifi ogni matti- 
na , morirei d' inedia : Sine vita mors efl' 
Ne ho altro fcudo che mi difenda dalls 
morte , fe non la Sacro/anta Q/iia . Prega- 
ielo che in quefta fua ahitazione ponga 
crmai quaUbe fiore d^ odore , che cosi con- 
viene alla Jua Glorit , ed ali' onore di 
tanta Maefta. Dolitevi con lui , come ge- 
loja deli »nor juo ; ni- patile che venga in- 
que/ia mia si puzzolentt e tenebroja J:nti- 
na . Lui vi efpofo , Lui vi ama ; io gii iono 
abitazione eTeforiero , e Voi mi amate ec. 
6-j. Quefti fono i caratteri d' un gran 
Saiuo: ArJere dentro le fiamme delf 
tmor di Dio , e nello ftelTo tempo fti- 
marli freddo in ainarlo ; perche conta 
per nuUa il fuo Amore lifpettivainente 
a quell' infinlta amabilita , e meiiro in- 
comprenfiSile , che fa avere il fiio og- 
getto amato; ritrovarli ricco e pieno di 
virtu, ma crederfene del tutto vuoto , 
perche le Virtii Criftiane vanno fempre 
in compagnia uell' Umilta , ciie le na- 
fconde : e(le'e umiliirimo in fe medefi- 
mo , e pure tenerfi per uii gran fuper- 
bo , perchc la vera Umiha copre ancor 
fe ftefla agl' octhi di chi la poflliede ; 
Tanto vedsft efpreflfo , e comprovato 
nelle fuddette Lettere di S. G"aetano,che 
fin d'alIora era un gran Santo. 

C A P I T O L O IX. 

Anni di Crifto IJ17. di Gaetano 37. 

Iftituifce con altri Perfonaggj I' Oratorio 

del Divino ^more contro le ria- 

fcenti Ercfte . 

(>%. Erchi Selimo Imperadore deTur- 
r^ chi infuperbitofi delle grtndi vit' 
torie ottenute neIl'Oricnte e nellecon- 
quifle f-ittevi di molti Regni , minac- 
ciava di foggiopar «ncoia le Provincie 
del Criftianefimo , il Sommo Pontefice 
Leone X. per opporfi a' rapaci difegni 
del Barharo, dnpo d'aver fpediti molti 
Brevi a' Prii cipi Criftiani per unirli 
lutti C'>ntro il Neinico fon^une , fpedi 
anrora una Bolla della Crucinia.in cui 
difleirando il Fefor'» di S Chiffa con- 
ceUeva ampie IndulgeQ^e a chiunque 

(fe- 



P A RTE I. L I 

(fecondo che rarporra il Cardinal Ba- 
ronio ne' fubi Annali ) o con la propria 
perfona, ocon le proprie foflanze avef- 
fe contribuito fbccorfi a quefta gueira , 
■che voleva intraprendere contro il Tur. 
to ; o come altri fcrivono , a chi avede 
fomminirtrato danari alla difpendiolidi- 
tna fabbrica di S. Pietro . Per Commif- 
fario Generale deirindulgenze nella Ger- 
mania fu defHnato dal Papa il Cardina! 
Alberto de' Marchefi di Brandeburgo , 
Arcivefcovo di Magonza ed Elettor del- 
V Imperio, il quale ftimo bene Tappog- 
giar quefto miniftero di pubblicare e 
difpenfare le fuddette Indulgenze a' PP. 
di S. Dometiico, quando prima , fecon- 
^o il confueto deiraltre voite n' erano 
in ponTefTo li PP. di S. Agollino. A tal 
novita s' inafpri di maniera il Vicario 
Generale di quefti Religiofi , che ftiman- 
dofi egli affrontato , e credendo -vi an- 
dalTe del fuo onore , penfava al come 
pbter vendicarfene . E ben<:he fconfi- 
-fcliato ne foflfe dagli akri Religiofi pixl 
Savj del fuo Ordine, non volle mai ac- 
quietarfi , finche non trovafTe chi gli 
facelTe ragione . E 'I trovo ben prefio , 
tnentre sfogando la fua pafOone con Fr. 
Martin Lutero , che fotto I' Abito di S. 
Agoftino occultava nel cuorefemi d'in- 
fedelta, e nel corpo uno fpirito tene- 
brofo di cui era invafato, cofiui pronto 
fe gli offerle per minifiro delle fue ven- 
dette . 

69. Ed ecco q^uV V audace , ed empio 
Lutero , avendo guadagnato prima a for- 
za di adulazioni, ipocrifie, e menzopne 
Tanimo e la protezione dell' Elettore Fe 
derico di Saffbnia , comincio in queli' 
anno 151 7. nella Chiefa maggiore di 
"Vittemberga a vomitar pubblicamente 
quel veleno de' fuoi dogmi Ereticali con- 
tro r Indulgenze , e contro la Chiefa , 
contro il Papa e contro Iddio , che da 
molto tempo aveva tenvito fecretoerin- 
chiufo nel fuo perfido cuore ; riufcen- 
dogli ben prefio , tra la forza clie ave- 
va nel perfuadere , tra gli ajuti che gli 
prellava il Demonio , di conraminare 
quelle vicine Provincie. La funefla no- 
tizia di quefle nafcenti Erefie nella Ger- 
mania giunta che fu a Roma , affliffe 
altamente il cuore di que' piu zelanti 



B. I. C A P. I X. ^-5 

Prelati , e fpecialmente del nofiro PrO- 
tonotario S. Gaetano, il quale a mifut* 
del grand' amore che portava a Dio , 
verso dalle fuepapille gran copia di la- 
grime in fentirlo cosi oltraggiato . Ma 
quefto fteffo Dio, die 1'aveva deflinato 
ad opporfi a Lutero , eccitollo ancora a 
radunare Soldati per combsrterlo . Gae- 
tano dunque dopo molte Orazioni e pe- 
nitenze per mnovere ii Signore apteta, 
deplorando con alcuni primati dellaCor- 
te il pericolo imminente della Religione 
Cattolica, agitata e dalle moderne Ere- 
fie, e da' depravati coftumi sidelClera 
come del Popolo ( a ) , inanimolli ad 
unirfi feco nella Chiefa de' SS.Silveflro 
e Dorotea, che gli offeriva il Rettore 
della med^fima Giuliano Dazio ; ed ivi 
con efercizj di pieta, e delCaltre virtn, 
come pure di Prediche , Difpute, eCa- 
techifmi foftenere quella Fede , che 
vedevano vacillare ,dando in queflo mo- 
do un grand'efempio da imitarfi a tutra 
Roma, ed indi a tutto il Mondo Cri- 
fliano a confufione de' nuovi mifcreden- 
ri.. Cosi ebbe principio focto Leone X. 
il celebratifl5mo Oratorio del Divino 
amore nella fuddetta Chiefa , promoffo 
da Gaetano per antidoto di quel veleno , 
che andava fpargendo Lutero : come 
notafi negii Atti della di lui Canoniz- 
zazione: Oratorium illud cc tempore Lfo- 
nii X. qua/i antidotum Luteranarum /bjf- 
refum fuit injiitutum {b) . 

70. Ebbero tal forza le perfuafive , ft 
tnolto piu gli efempj del Santo Prelato , 
che in pochi giorni fi vide crefciuta 
quella nobile Affemblea al numeto d'i 
50. de' piii illuflri perfonaggj di quel 
tempo, e di tanta fii-ma per la nobilti, 
virtij, e dottrina , che ne fiirono iiiolti 
promofli) , chi alle Nunziature , chi allft 
Mitre, chi alla Porpora ; ed in fino al 
Pontificio Triregno , e quattro di efli 
ne ufcirono fondatori del Clero Regola- 
re : ex quo , fcrive della fiiddetta ( on- 
pregazione del Divino amore il Padre 
Pietr' Antonio Sninelli della Compsgnia 
di Gesit , ora foppreffa , compluret tufn 
V^ti^ fanEiimonia , tum Docirina lltufl-es 
prodiere inter quos merrto numerantur 
quatuor iiii , qai Rfligiofifftmi OrdinisCle- 
ricorum Regularium , quos Jhatntos vulgo 

iiocant , 



(a) El. Cler. lib. i. (J. jy. 
yit. di S Gaet. Part. l. 



( b ) Aci. Canon. S. Cajet. pag. 9 



D 



26 V I T A D r S, 

■•vocant , ^uthores, (J" funditores extitete 
anno Vomini ijs^. die 14. Septembris 
omnes natione Itati ^eneris nobititate ac 
Vitx Sanditate pneftantes (a) . Ondeoga' 
uno vede che quelt' Oratorio del Divino 
Amore fomtniniflro que' fanti Eroi , 
che diedero relTere alla Religione lea 
tina.che tanto beiie opero , e tutto 
giorno opera nella Chiefa tlel Signore . 
71. Volle Iddio profperare lo zolociel 
fuo Servo Gaetano, il quale intendeva 
cogli efempj di quell' Oratorio eccitare 
ancora le altre Citti del Crinianefimo 
alla riforma della loro Vita fregolata , 
per chiuder la bocca delTardito (Irapar- 
lar degli Eretici , mentre alla forma 
deirOrarorio di Rorr.a altri iie furono 
eretti in molte Citta d'Italia a lii lui 
norma , e con dipendenza del medefimo, 
che fervono di rof<^'ri'i^''"o mezzo , e 
di grand' ajuto a' fecoLri per vivere 
colle Leggi del Vangelo , e mantenere 
viva la loro Fede ; *b eo poflca fodali- 
lio , dice ne' fuoi Annali il P. Rzovio, 
circumquaque crelrefccnte , eamdem rituum 
tnorumque formam jumpfero ^qute f>l.rijque 
ItaliiC Uibibu! a Romano illo derivata , 
eidemque fubdita pajftm conflabantur i b ) . 
71. <2ui vienc a confidei--.ifi unaltra cir- 
coflanza deilcontrappord Gaetano in tutto 
a Lutero,- perche allora the codui sur.i 
con Filippo Melantone ed "iltri Eretici 
in que!i'anno 1517. per abhattere colle- 
gati nfljeme la S.'inta Chicfa : Gaetano 
nel medefinio anno iini feco altri Pre- 
lati .'i zelo nel .lei to Oraforio in difefa 
della medefima. Che poi il nol^roSanto 
fia rtato il promutore e 1' Autore di 
quePo sl Tionomato O^atoiio del Divino 
AmMre in Rt ma lo dice chiaramente 
la Sacra Congrejjazione de' Riti nel 
Comrendii) , -he fe'i e flam^are «leila 
Vita e Canctizzazione di S. Gaetano , 
dove doro aver parl^ito deirOratorio di 
S. GiroIamT in Vicenza , copnomiraio 
anch'efo del Divino Amoie , fnpgiun- 
ge oueli' Onrnrio Vicentino ertere (imile 
a qufJlo di Roma, che Gietano erelTe 
e fondo, ed in cui accefe tartc ti»mine 
di canii nel cuore di que Jllurtri Con- 
frarslli , che alcunidi elTi abbandonando 
il Mondo , € confacrnndoli interamente 



G A E T A K O . 
a Dio, vollero effergli compagni neU* 
irtituire la nuova Rcligione de'Cherici 
Regolari ; cujus ad infiar alterum F^omx 
excitavit , adecque pietatis officiis fodaliioi* 
iorda Cajetanus igne Charitatis accendit , 
ut ex iltis Jibi deledis Sociis Clcricoium 
F^egul.irium fundavcrit -Ordinem . Anzi 
Francefco Maiia Maagio co' fuddetti 
ed altri Autori artenfce doverfi al no- 
flro Santo , come al prinio inventore e 
rinovat.>re, la gloria di tanti altri Ora- 
torj , Congregazioni , e compagnie di 
Secolari , clis ill' efe^npio di quel di 
RojHa fi ereirero vivcnte , e cooperan- 
tevi Gaetano , mohipiicandofi poi di 
man in mano per niezzo de' fuoi Figlj 
eredi del di lui fpirito in tanto niime- 
ro , che ora fe ne veggono eretti non 
fulo in tutte le Cm4 , ma ancora negli 
flelli Villaggi , b?nche il Mondo non 
fappia quale lia rtato quell' U<>m.o di 
Divino Amore iiWiammato, che tondate 
abbia si fruttuofe adunanze. 

75. La c.H^ioiie dt-l non faperfi , fii 
Gaetano medefimo, il qiule lecondo il 
folito artilicio della fua umilta , come 
fopra diceir.mo, e fara necertario il ri- 
dirlo altrove , qua.ndo operava azioni 
legnilate, le facev.» con tanta dertrezza 
e lenza llrepito , quanta baftava a iion 
comparirne hii il promotore ; e ridotte 
che erano a buon porto, fottraendolene 
con indiillria, ad altri «e sppoggiava il 
gover.io , accioc:hc ne follisro treduti 
gli Autori , e ne riportancro elli tutto 
lonore. Cos': appunto fece in queft'0- 
ratorio Romaao; mertre edendone Egli 
ftato il promotore , come li diftTe , e to- 
me il dinioilta quell' Altare confacratofi 
poi al fuo nome , in cui que' Ccnfratelli 
riconofcen 10 il Santo per loro primu 
l'adre 1 hanno fatto dipingere in aho 
(e) fopra duna nuvola , co.i di fott(> 
a' di lui piecii niolti Prelati e Cardinali 
gfiiuflelli iiilieme con Paolo 1 V. , per 
ene-re ftati iiitti allievi in quell' Orato- 
Tio del fuo IjMiito, celebrandovi anche 
folenneire"te ogu'anno la di lui Ferta : 
mentre, difti, eflendo Egli flato il pro 
nioiore di quefta celehre compagnia del 
D.vino Amore, per fugeire la jjloria di 
aver pcfto la prima pietra in fabbrica ii 

ma- 



(a) De rirg. Deip. Laud. cap. 40. (b) Rzov. jub ann. 1514. 
(c) Gir. Vitat. Vit. del P. D. Carlo Tomaji lib. 3. cap. ;. 



Parte 1. LlB 

niJgnifica e Jecorofa, portoffi un gior- 
no a' piedi cU que' Perfonagg) congrega- 
li , fapplicandoli a volerlo arroiare fot- 
10 la lor© infegna del Divino Amore , 
ed a degnarli di acrettarlo per compa- 
gno , e partecipe deloro beni : In eo ad- 
fcfibi fappliciier peiiit,' cosi nella BoUa 
d'Innocenzio Xil. 

74., In queft' Oratorio afcritto Gaeta- 
no , occenjcivali il fuo cuore in tante 
fiamme cl'amor di Dio , che non poten- 
do tenerfi cliiufe nel petto, ufcivano fal 
di Lui volto, occVij , e lingua in que'di- 
fcorfi infocati clie vi faceva , e pero co- 
sl efficaci , che ben prefio ebbe il con- 
tento di veder in Roma coU' ajuto ed 
efempio degPaltri fuoi Confratelli , in- 
trodotta maggior frequenza de' Sacra- 
menti , piii morigerati i coflumi , an- 
dar le Virtii in trionfo , ed i viz) in 
abbominamento . Nel tempo medefimo 
aofi tralafciava di vifitare gl' Infermi 
degli Spedali con efercitarvi gli uffiz) 
piu vili ed abbietti fecondo il coflume 
della fua iflancabile carita. Onde al ri- 
ferire dell" Arcivefcovo di Tsranto, al- 
cuni OOervatori oculati della Vita ed 
azioni del Santo , in vederlo si afTjduo 
all Orazicne non fapevano perfuaderfi , 
che avefle poi tempo da impiegarfi nel 
fervizio de' profTimi; ed altri vedendolo 
si follecito nel fervire grinfermi , nel 
convertir Peccatori , ed in altre fimili 
opere dicarita, credevano mancargli poi 
Ve ore da confacrarfi slfOrazione {a). 
Ma la verita e che 1'azione e la con- 
templazione in Gaetano erano si llretta- 
mente confiunte , che nel contemplar 
Egli Dio teneva parimenri a cuore gl' 
intereffi del proffimo , ed il fervir al 
prolTimo non lodivertiva piinto dal pen- 
f»re a Dio, ApprofirtofTi molto il Santo 
in quefla fcuola del Divino Amore , 
dove aprrefe con tanta chiarezza la va- 
rita del Mondo, che gli venne gran fa- 
flidio di Roma , con un vivo defiderio 
di abbandonarla , e di fuggire da qiiegli 
onnri f he venivangti incontro, fofpiran- 
do di donarfi unieamente a Dio , come 
poi fece . Chiudiamo il prefente Capito- 
lo con quella ofTervazione che fa il Pa. 
dre Silos nelle fue Siorie : Gaetano, ea- 



. I. Cap. X. 27 

trato in queflo fpeziofo campo del Di- 
vino Amore avervi corfo , anzi volata 
con tants velocita , che fin dal princi- 
pio del fuo correre avvantaggiofri , e fu- 
pero nella fantita tutti que'fuoi Con- 
fratelli , bench^ molti di loro giunti fof- 
fero di gi^ airalta delle Virtii e della 
Perfezione (5}» 

CAPITOLO X. 

Anni di Crifto IJ17. di Gaetano J7. 

Vrivikgio fingolare fatio tt Gaetano \dalla. 

Madre di Dio con dargli nelle 

Iraccia il fuo Bambino , 

75. /^Uando il Demonio ufcito daglf 
V^ ofcurifllmi abini dell' Inferno 
venne m quefi'Anno, come riferifcono^ 
Cocleo, e Fonteno , a vilitare il fuo fe- 
del Miniflro d' iniquita Martin Lutero 
{c), cui comparendo vlfibilmente in 
l^embianze nere e tetre parlavagli alla 
famigliare conferendo feco ed infegnan- 
dogli i mezzi piii confacenti alla diflru- 
zion della Fede , Gesii altresi che anda» 
va formando Gaetano su d"un mndeilo 
fempre oppof^o a quello con cui Lucife- 
ro fi allevava Lutero , volle difcenden- 
do dal Cielo comparirgli graziofo Baai- 
bino attorniato da fulgentifllma luce, e 
fargli confiJerza de' fuoi teneri ampltrfll 
e dolci colloquj al cuore , co'quaIi venif- 
fe rinforzato ed iflruito il di Lui fpiri- 
to a 'combsttere contro I' indemoniato 
Erefiarca. Queflo granfavore riferito da 
tutti gli Autori,. e regiftraro da Santa 
Chiefa nel fuo Breviario Romano , e 
tanto certo , quante certo il non poter 
mentir un Santo. Gaetano flefTo e que- 
gli, che per Divina difpolizione dimen- 
tico in quefla voltadella fua iraflima di 
occultare a tutti ogni ceiefle favore , lo 
confefTa in una fua Lettera. La Lettera 
che riferifce privilegio cotanto fingolie 
e una di queile che fcrifTe a Laura Mi- 
gnani , a cui come a Madre fpirituele 
confidava fchiettamente 1' interno dell' 
Anima fua . Eccone ora il racconto. 

76. Ne!Ia Bafilica di S. Maria Msg- 
giore in. Roma fla. eretta una Magmfica 

Cap- 



[z) yjrnb. yita S. Gajct. pag. ly. (h) Hijl. Cler. 
Cc), Co(l. fol. »64. Font. in pik lito^hi .. 



Rcg. Part. 1. Lil>. I. pag. 



?S. V 1 T A D I S. 

XUr?^^^3 , in. meiiv aila qi;a!e l\ venera 
<!uel reale P:efepio, in rui fu ripofla 
fubitc nato il Bambino Gesu «lalla fua 
Jantiffirra M?tire. Gaetano, rhe fra cli 
sltri miflerj ciclla nollra Re le izioneera 
renerair.ecte affezionato alla Nafcita t'el 
Redentore , apJava i'i freqr.erte per fol- 
lievo del fiio innsmoraio cuore alla det- 
f» Bafilica , contemplandovi innaiizi Ta- 
dorata calb il (bmmo Amor deJ noftro 
Dio in voler impicciolire U fua infinita 
gr^ndezza nel rellringerfi denrro t>overe 
fifce infantili : Qusndo «ina volta nella 
facratifljma ccite del S. N.itale di queil' 
Anno 1517. allorto hgli piu the mai 
nella co^^templaz-one del corrente Mi- 
flero, e tutto molle di lagrime di tene- 
jezza fe gli prefento alla vlila unofpet- 
tacolo di Paradifo . Vide circondata di 
JuminofifTjrni ragcj !a Beata Verginecol 
fuo Divin Par^ioletto in feno, coine na- 
to allora, cortegeianjolo pran molticu- 
dine d' Angeli , che fefle^giavano coti 
irmonia di dolci canri la Nafcita del 
loro Creatore. G.netano rapito da quelle 
Divine beJlezze della M.nfre e del Fi- 
glio , r.on poteva piu fuf^enere la vio- 
Ien7a che gli faceva 1' amore , onde ar- 
deva , anfiava , e moftrava non efler con- 
tento di folo vederte , bramando ottene- 
r« qualche cofa di piii , ma non ardiva 
di ch'edere quelrhe fentivafi tsnto a fo- 
fpirare; quando S. Girolarao^ che ha le 
fus cer.eri virine al fanto Prefepio nel- 
]« fuddetta Canr ella » comparfo anch'E- 
gli con S. Giufeppe in quella Gloria , 
feceRli animo ad avanzarfi piu d' ap- 
preffo , ed a dilleni'ere le fu* braccia , 
tccerramiolo che rimafo farebbe confola- 
to . Cosi incoragf^uo Gaetano da S. Gi- 
rolamo , e fattapli conlidenza ancora d* 
S. Giufepne , s' «ccoila al Trono della 
Regiia, Madre, la quale fuhito ficendo- 
gli dono del fuo «mabiliflimo IJambino 
colle fue Ilefle mini glielo depofjtt in 
feno . 

77 lo qiii m'irrefIo, Letror divoto , 
per non aver «fprelliTii ballevoli a rap- 
prefentarvi 1' irondazion de' piaceri , Taf- 
Huenza delle prazie, ed i deliquj d' A- 
more, che provo «Ilora Gaetano in que' 
dolci affetruofi am-^IefTi del fuo Dio , ed 
iji que'vezzi amorcfi , rh; a lui faceva^ 



G A E 1 A N' O. 

il Bambino. Lafcio a Voi tutto il pen- 
fier di fieurar.elo . Vi fo ben dire, che' 
re(!6 cos"i prefo dalle foavi attrattive di 
quet graziofo Infante , rhe non fapeva 
riu coine reffiruirlo all.i fua MaJre Ma- 
r^a ; onde Stefino Pere fcrive che prr 
tungo tempo Gaetano fi tenefle in fan» 
il gran Teforo , anzi pare che eflenda 
queflo rempo- (a) a tutto il reftarte di 
quella faiitiffiir.a rotte . Certo i che le 
dolci timembranze di tsnto favore , e 
la fovrannaturale bellezza del RamSii-o, 
e della Madre reRiropo si alc.iment? 
iinprefTe nel cuore di Gaera.o , fin che 
vifle , che nel comuoicarfi ogni giorno- 
alla Santa MefTa afpettava femrre , e gVi 
p?reva in realt.T di ricevere dalle ruar.L 
di Maria prefente , velato fotto le fpe- 
cie .Sagramentali qiiello flelTo Bambino , 
ch' Ella gli porfe fcoperto in carne vi- 
fibile nella fua Bafilica Liberiana .■ Coft' 
cipiens ( nella Rolla della Canonizzizio- 
ne ) dulciffimo quodam mcittii ottutu aJlf- 
ji inibi Dciparam , 17«^ dilcciipmum Fi- 
Htim proni ac munifica manu porrig'rct . 
Cbe maravigli» poi fe r.e' fuoi Sacrifizf» 
portava alJ'AIrare tanto fuoco di Cari- 
ta , ed accomragnavali ca 1 tante lagri- 
nie di renerifijina divozione.'' Cosi nep- 
pure rechera llupore il faperfi le gran 
lelTe ed alleprezze che faceva ogn' anno 
ricorrendo la folennita del fanto Nati- 
De. Fahbricava perquel giorno un divoto 
Prefepio co' fuoi Perfonapgj , e Figure 
rapprefentanti il Miftero ( collume poi 
che ad efempio de! Santo s'e introdotto m 
molte Citta {b), continuandofi fin' a 
nollri rempi) e quivi turto giubbilante , 
e quafi rapiio fuor di fe fleffo contem- 
plava ta gran Bonra di Dio f".itto e na- 
ro Rambii.o per noflro Ainore , predi- 
candofpefTe volteinnanzi queflo fuoPre- 
fepio con tanr' affluenza d' affetti , clie 
fovrabSondandogli le lagtime ed i fofpi- 
ri , gli bifognava interrompere i fenfi 
ed i periodi ; e come riferice il P. Ip- 
polito Maracci della Congregazione del- 
1« Madre di Dio, introduce vavi alcuni 
Paflori . che formafTcro colle loro zain- 
pogne fuoni paflorali , afcoltandogli Egli 
con foinino conrento del fuo fpirito . 
Tutte quefle flnordinarie «Ilegrezze , 
che rinovavanfi ogn' anno in GaetanQ. 

nelle 



t«) 'Vp. Ub. I. Cap 6. (b) Mrmir. l/f. 4t S. Crtct di Brcjcit a pa^. jCs 



Pa RTE L Ll 

nefle Fefte iel Sapto Natale , traevano 
h loro origirre e vigore dalla dolce me- 
inoria ron mai venuta meno, d' aver 
EgU quella volca ricevuto in Roma dal- 
Je mani della Vergine V amxbile fuo 
Bambino, non pia in figiira ., come rap- 
prefentavaG nel linto Prefepio , ma in 
Periona il vero, e vivo Figlio di Dio. 
78. Refla ora a vederfi 1' accennata 
Lettera del Santo con farvi fopra due 
brevi rifleffjoni : lo audare , cosi profe- 
guifce Egli a fcrivere a quella Santa 
Monaca di Brefcia , dopo averla prega- 
ta di raccomandarlo alla Beata Vergine 
neir ora del Parto fuo Santifllmo , «»/ 
irevai nei proprio materiale fantil/:mo 
Pref^pio , daio a me fu cuore dal Padre 
mio 1 del Prefepio aynatore Girolamo Bea- 
tijjirno, le offj del quaie forio fiflC ant/o di 
detto 1'refepe recondite , (a) e con qu-a'chi 
confidenza del Veccbiarello , di mino del- 
la timida Verginelia, novella Madre Pa- 
drona mia pi^liai qttel tenero Fanciullo , 
Carne , e Veflimento dell Eterno Verbo . 
Duro era il cutirlmb ( ben lo crederete ) 
perche certo non effendofi in quel punto li- 
quefatto , fegno e che e di dramante. Sin 
qui la Lettera ; Ma come auJace fi ac- 
cufa neiraccofiarfi a ricevere il Bambi- 
ro , fe egli flefTo confefTi aver avuto di 
bifogno gli fjcefTe coraggio S. Girola- 
mo ? Ma come duro al' par di diaman» 
te condanna ailora il fuo Cuore , fe ne- 
gli amplefll di quel Divin Pargoletto 
iiruggevafi tutto in afTetti e laprime 
amorofe ? Per intendere il parlare dt 
quell Anime , che fono ed umili , ed 
innamorate, bifogna fapere l'alternati- 
va nel comandare che cfTervano fra di 
loro quede due Virtu dell' Umilta e 
deir Amore , allorche abitano infieme 
rella (iefTa cafa d'un Sanro : Quando 
VI predomina TAmore , rUmilra fi ri- 
lira : Quando vi predomina TUmilta , 
TAmor fi nafionde, benche fempre ar- 
da come un fuoco fotto le ceneri ; cosi 
fucceffe inGaetano nel tempoche (Irin- 
geva nelle braccia Tamorofo Bficnbino , 
allora trionfava in Lui l'Amore, per 
cui tuito intento alla vifl-a e godimento 
di queir opgetto Beato, aveva perduro 
del tutto la cognizion di fe flefTo. Ma 
poi paf^ata quefl' eflafi d' amore colla 



BRO I. C AP. X. 29 

partenza del Bambino 1'U'miIta gli fe- 
ce credere efler Eali fl ato tropro reme- 
rario ed au<iace io ri< ever nelle ,fue 
braccia il Figiio di Dio , e troppo i'uro 
il fuo cuore a non liquefarli in virinan- 
za di quel gr<in fuoco , che teneva in 
feno. 

79. Seguica a dire it Santo nella Let- 
tera medehma , e queflo fuo dire ci ob- 
bliga a'Ia feconJa nfl-ilione ; Hmilmen- 
te me gU f> trovai alla Cin&^/to/ie , e 
pur i jenli miei ftanno inctrconcifi . Poi 
all' apparir dtrlli F^igi feci il fimile , ne 
pure altro che ferro , puzza . e deb le de- 
Ucatezza in me fi trova. Non reflatd an- 
cora tra qualche Saito d' trovarmi ptife 
al luogo , ed al ternoo , e con efi udrre 
quel do.'ce Cantico det Vec hio Simeone ^r^ 
Da quelti periodi formati pieni d Um.ii- 
ta; argomearano alcuni Srrittori della 
Vira del Santo , che f/flfe Eiili favorito 
dagli ampIelFi del Bambino G^sij anco- 
ra due aitre fiate, cioe n^lle Felfe del- 
la Circoncifione e dell' Enifania. Ben- 
che probabile fiaquella ioro- interprera- 
zione, io pero non ardifco di aflTerirla 
affolutamente . Quel che p?r lo meno 
apparifce di certo dalle fuddette afTer- 
rioni de! Sanro fi e , che Egli fu am- 
meflTo a vedere ienfibilmente il Miflero- 
della Circoncifione con tutti que' Perfo- 
naggj che v'intervennero , e ad adorare- 
co' Santi Re Mjgi il naro B.ambino . 
Le parole piu olTervabili fono a mio- 
credere quell' ultime , colle quali diins- 
ftra eflfer ficuro , che ancora nella Fefla 
della Purificazion di Maria fi farebbe 
ritrovato prefente con altri Santi ad udi- 
re il dolce C antico di Simeone. Quetla 
fua tanta ficurezza ci fa credere, che 
Egli foflfe folito a converfar co'.^anti,e 
con efli infier.ie celebrare i Miflerj del- 
la nofira Redenzione ; come pure che 
Iddio lo airnettefle al godimento di 
quefte celefli Vifioni ad ogni fuo pia- 
cere e defiderio . 

80. Perche poi queflo gran privilegio 
fatto a Gaetano in Roms nella Balilie» 
di Santa Maria Maggiore , li perpetu f- 
fe r.ella memoria de' Pofteri per toio 
divoztone ef edificazione , il C.ird-al 
Savelli Perretti , Protettor della f ar;^f!- 
la , in cui fta ripoflo il fanto Prefepii ^ 

flimo- 



4a ), Memor. Iftor. di S. Qroce di Brefc. a pag, 3.0, 



io 



V I T A D t S. (i 



fiirro bene e necedario, rhe nel fito 
fiefio, dove Gaerano accol/e iii ffno 11 
picciol Figlio ciiMaria, fi collocafre una 
Statua di maniio del medefimo Sanro , 
tenentefi in brarcio il Baiaibino con que 



A E r A N O. 



alla Santa Cafa di Loreto , pcr venerar- 
vi queirineffiibile Miflero delli [^ivina 
Incarnazione , ciie fu efesuita in quel 
picciolo Santiiario, per a!ninir.:r\ i le fu- 
pretne p^ran i.-zze deila Maternira di Dio, 



f!a Ifcnzionc- fiolpita a caratteri indele- a cui fu innalz.ua lumiliflima Vereine 



bili: Hic SanJiui Caji^anm aufpice Diuo 
Hiercnymo , cujm cjjft non procul jacent , 
in ipja Njijtitia Lhrijii nocie accepit a 
Deipara in ulnas fuas Pucritm Jefum . Li 
Fedeli niofli daliefempio diGaetar.o ac- 
corror.o con mafigior frequenza e fervore 



Maria . Giuiito hgli appena a Lorero 
entrando con impazienza amorofa nella 
Santa Cafa , vi adoro cnn fentimenti di 
tenerezza la pran Regina del Mondo , 
e poi VI fi trattenne molie ore lontecn- 
plsndo i prcfH-di Milterj o,'erflti in 



lir adorazione del fanro Prefepio per queMa flanza dr Pnradifo. V Ile in 



guadagnarfi ancora la proteziope dique- 
f^o gran favorito di Dio, a ci:i vive in 
Roma una particular venerazione.. 

c A p I T o L o xr. 

Anni di Criflo 1518. di Gaetano j8. 

Varte da Homa 'vifitando nel fiaggio ia 
Sania Cajj di Loreto , c glunto tn Vl- 
cenza afftjle alla Morte di jua Madre , 
e ad una Religiofa fua Parenie nclla I{i- 
forma del di lui Jn/iituto.. 



8 



I. T)Er tanti favori def C.ielo , e per 
Jtr gli efercizj d'Amore fervorofa- 



mente contimiati nel fud.'etro Ordtorio 
di Santa Dorotea , fentifll Gsetano Si 
pieno di Dio , che venenui'gli a nauf. a 
le prandezze di Rom»., e fperimertan- 
«Jo troppo impottui.i al fuo fpirito li 
llrepiti dellaCorte, flava da molto tem- 
po fofpirandoqualche motivo (peziorodi- tattgo de' rr-rr. lappj infipi i per Stntiti 



pr^flo celebrarvi la Santa Mefla , noa 
folo per fua cor folazione e riiloro, ma 
per render gr.izie a Dio con quel Sa- 
crifizio Eucaridico, dell' eflerfi degnata 
ID qucl luogo abb^fldr tanto la fua Di- 
vinaAItezza in lih ad unirla alla noflra 
vile e milera Natura Umaia, ed cleg- 
geivi per Madrc- fiia la putjflima e for- 
tunata Vrrpii.ella Mjiia. Ms nelTinco- 
miiuiare la Mflia talinente ii accele ci 
amore, che pettando le fue tiamme an- 
che ai di fnori , fu veduta la di lui fac«- 
cia accefa tutta di fuoco , e raflbmiglian- 
te un Serafinf/ det Cielo , c<m tinuanf'a 
q ^el Sacrificio coii ftfrver.r.iijini affetti » 
(on cal 'e latiiine , the fcorrevano aiiclfr 
full' Alrare clalle fue pupil le . Rirprazia» 
ta poi di nuovo ed adorata la Regina 
M.idre gli crnvenne farli della violenza 
per diflactarfi da Lei, e profeguire il 
luo vi.'gpio vetlo Vicenza. 

«s. Raldaflarp Bartoli tenfendo i| Ca- 



partirfene, e portar altrove quel Divin 
fuoto, che pli ar eva nel cuore . Subi- 
to dunqup che feppe da Vicenzsla nior- 
te df-l ( onie Bai tilta Tiene fuo Fraiil 
lo Mapgiore fuvcedura quefl' Anno 1518. 
con aver lalci. to al .Vior-do un pun lo 
Ktmpollo di fu« fhrpe , Elif*berti Tie 
re , Fiplia unica e pupilla danni die- 
ci , coiiie pure linfermiia dell» Ciontef- 
fa Mar-a fua Madre , riconofcendo in 
quefli funerti arcidenii la voce del C ie- 
lo , che ^li c.fTeriva si bcll» occalioiie di 
»brip»rli d* ko:na , prcfe folleciio le 
nHjfTe verfo la Patria rer alTiflere ed al- 
la Madre, el all. Nipote. Volle felici 



ch'hiPno vifitato la Santa Caf^a , vi met- 
te in primo luogo S. Gaetano (a ) , e 
benclie fi debba credere probabilmente , 
<he in tanti viagpj f^tti dal Santo da 
Viienza e da Venezia a Roma , e dci 
rit'>rni di Roma a quelle «liie Citi:\,vi' 
fitnfle piii volte ne' fuoi pallaggj quefia 
Madonna di Loreio , per la fomma di- 
vozione ed amore che le profeflava : gli 
Autori perci non ha.nno potiito avcre al- 
tri tifcontri , che di notitrne due loli . 
Li prima c la qui ora defcruta nell'An- 
no ijiii. r f.riia dal Forii , .*>chiira , e 
Raimoiuli (i); L' feconda vien rappor- 
taia dair Arvivefcovo di laranto Mon- 
tare quefto viaggio con ana cara viliia fjgnor C araiciolo fotio t anno ijij.quan- 

do 



( ' ) l^alj. Hjrt. Le Goiic di Lorclo, c. 9 
B,alm. yit. C. 7. n. 47. 



(b> lort.ni.Lil/.i.C.i. Sch. K//. C16. 



Parte I. LiBRO I. Ca p. Xf. 31 

c!o da Ve.'.fz'"a litorno Gaetano a Ro- te non folo deila madre , ina ancora Jl 

nia (a) per fondarvi il fuo ordine , e aUri diie fuoi cari congiunti , tutti e tre 

da noi pure allora fe ne fara menzione nello liefTo anno defunti , Finalmente 

colla^ -riartativa d'un nuovo argomento dopo la fottofcrizione vi fa una pofdata 

delTumilta del Santo , che gli fu fem- alle Religiofe di quel Moniflero di San- 

pre indiviJua compagna . ta Crocejcon quelfe precife parole: Sup- 

83. Giunto in Vicenza Gaetano : It plico , -ptr vifcera Jefu , che afiringano la 
^atriam rsverfns : dice il Sommo Pon- ruadre Sitor Lauia a pigliare me in fuo 
xefice nelia BoIIa , rslicia patcrna domo figliuolo , perchi e partita l\Anima Jella 
^d Mgretaniiitm PublicttmHofpitale divjfr- mia ^genitrice , offerendomi , come Sacerdo- 
iit - Quando i di lui parenti , e partlco- te , d' a^ver memoria del Ssnio Uro Moni- 
larinenre ramatiffima msdre afpeitava- fiero pcr fempre (b) . Tre cofe ci porge 
no di accoglerlo giubilanti nel pToprio a confiderare quelta pofdata : !a prima 
palazzo , preparato da efli con addobbi il gran concetto ed opinione di fanti- 
tnaggiori ed acconcj a ricevere un Pre- ta , in cui TenevaGaetano la madreLau- 
lato congiunxo, e di tanto merito, egli la , « quel facro ChioRro: La leconda 
volgendo 1 primi pafll al pubblico Spe- !a di lui confueta umilta nel f.jgoettat- 
dale degflnfermi , qaivi fi elefTe il fuo {[ ad una Donna per iiglio fpiruuale; 
ximile albergo , in cui po/lergaLO il fa- La terza la bella confolazione delle Md- 
ilo, gli ag;, e gli onori , potefiTe vivete nache di Santa Croce , e prefenn e fu- 
In una fomma abbiezione, e fervire ne' ture , per quel fempre , che proiiiife S. 
minifterj piii vili que'poveri ammalati . Gaetano di pregare per il loro Moni- 
Non volle pero ommettere quegli offi^j ftero . Egli dunque ancora adeffo Jin Cie- 
<Ii pieta , che deve un figliuolo a' fuoi lo per rimpegno afluntofi., ne ha , e ne 
f;enitori , vifitanJo fpe (i'e Jiate la maJre avra fempre ia protezione, 

inferma , quale al primo rivederlo ne 8^. Sentiamo or.i 11 contenuto nelk 

reflo si confolata , che , come fcrive il Rifpofla della madre Laura a S. Gaeta- 

Santo medefimo da Viccnza a Laura no . Q.uefta Santa ReligiofiR favorita. da 

Mignani , fi riebbe un poco dflla faa Dm del dono di Profc^zia e di celeiri 

jnfermira ; benche poi non ando guari , vifioni , ritiovanJofi in orazione mentre 

che ripigliando il ma!e maggiori forze, la llava fpirando la Conieflfa Maria , onde 

TiduflTe a'ronfini della vita, ricaduta per che la di lei Anima prefentavafi 'ja S. 

non riu evitare !a morteneiravvlcinarfi Michele , e da S. Monica avanti il Tro- 

il mefe d' Agoflo, _ 110 della Regina del Cielo , da cui be- 

84. Oltre raffillenza continua che le nigna;nente accolta , veniva ammefla 
fece ilSanto figlmolo in que'fuoi ultimi agli eterni gaudj del ParaJifo . Ecco 
giorni, tra le altre orazionij, raccoman- ora quanto di lorza e valore ebbe \?. fo- 
dolla egli vivamente alla Regina del Cie- praJdetta preghiera fatta dal fanto fiojio 
lo ed al Priiicipe degli Angeli S. I\li- Gaetano per U felice morte di fua ma- 
chele , di cui era divotiffimo, come pu- dre , mentre per mezzo di quelli vleffi 
re a SantaMonica, per elier queflaSan- Santi a cui avevala raccomi landata , ot- 
ta vedova protettrice delle donne Tidot- tenne appunto quanto vide in Dio 1' 
te allo ftato vedovile, qual era appunto ellatica Religiofa , che viulla fapeva di 
la ConteflTa Maria, acciocche !e ottenef quella premefla orazione dei fanto . Scrif- 
fero iin felice , e ficuro paflaggio alla Ch fubito Laura dopo si belln vifione a 
vita eterna. Gaetano per confolarlo nella rerdiradel- 

8y. Le circonflanze della di lei mor- la fua amata genitrice , il felice snnun- 

te efpofle furono dal Santo in una let- zio d^effer gia ella al poflefTo Je'!a glo- 

tera Ja Vicenza alla Religiofa Laura ria per I' interrefllone di S. Miihele e 

Mignsni addi zz. Agof^o 1518., in cui di Santa Monica appreflTo laRr-girs del 

aggiugre d'aver ?gli afTiflito alla mor- mondo , efponendogli tutto rarradnto 

nella 

(a) £/, Cler. lib. 1. §. 5?. 

(b) Lf otto lcttere fcriite da Gaetano alla ntaJre Mignani citate in que^t Sto-.ia , 
jf vedono fiampate netle Mer/frie Storichg di i. Cioce di Brefcm alla pig. 50. e feg. 



Jl V I T A D I S. G A 

aella vifione. RefcrifTe poi il yanto rin- nobile 
graziandold del prand'«vviro invisto^li 
Inella fua tanto dolce lettera , e confef- 
andole . ch'egli veramente era ricorlo 
con tiitta co;itidenza agl' iflefli Sinti per 
la firura mcrre della midre. 

87. in qiielVanno medefimo una ver- 
gine nohilillima parente di S. Gaetano , 
la veneriinda M. D. Domicilla Tiene , 
ia di cui fanta vita vien fcritta da F. 
GiroUmo di "Vicenza Agofliniano , e 
dat P. Barbarano Capruccino , defide- 
rando d'offervare con maggior rigore 1" 
Iflituto Benedettino , ch' aveva gii pro- 
feflato ncl monaflero di S. Pietro ; co- 
munico queflo fuo penfiero al noflro fan- 
to Protonotario Gaetano , per riceverne 
il di lui configlio, direzione , ed ajuto. 
Egli che fempre nodriwa nel fuo cuore 
il gran zelo della Riforma univeifale 
del mondo , non folamente fi confolo in 
vedere fentimenti si generofi in una fua 
congiunta di fangue , ma dopo di aver- 
la animata airefecuzione del gran dife- 
gnt) , applico tutto lo fpirito , e tutto 
tiuel valfente di grazia , che teneva ap- 
preflfo il Papa per dar tutta la mano ad 
un'opera di tanva gloria a Uio , ed al 
Patriarca S Benedetto {a). Sicche in- 
cominciandofi la Riforma nel mcfe di 
Maggio di queft' anno dalla fuddetta D. 
Domicilla con tre altre compagne collt 
direzione del Sanio , finalniente fi fla- 
hiln» nella Chiefa di S. Silveflro in 
■Vicenza nellanno ij»?. in virtii delle 
Bolle di Adiiano VI. e Ciemente VII. 
ottenute dal fanto Prelato Gaetano , 
mentre era ritornato a Roma . C osi vi- 
defi rifiorire la primiiivi Re«ola di S. 
Benedetto in queflo nuovo Moniftero , 
come in vajto giardino , da cui fi Iparfe 
e di continuo fparpefi odorofa fragranza 
delle pifj efempliri virtil . Percio que 
fle Religiofe di S. Silveftro riconofcen- 
do il loro fpirito e la loro fondazione 
da quel zelo di S. Gaetano , che «ccefe 
tinto fiioco d' Amor Divino nel ruore 
della Veneranda noinicilla , e delle di 
lei prime co-npagne , confervano una 
particolar divozione verfo delSanto, al- 
la di cui gloria hanno ancori eretto un 



E T A N O. 

altare di marmo nella lor Chier» 
in fegno di gratuudine, e perpetua me- 
moria. 

CAPITOLO XII. 

Anno di Griflo 1519. di Gaetano- ?9. 

^ttacca il fuo fuoco di Caritet in Viccn' 
Za , ff Jiabilifce l' Oratono di Sj» G»- 
rolamo , e vi fonda l OjpcdaU d(gl' I«- 
curabili . 

88. T) AflTata alTaltra vita la madre di Gae- 
\_ tano , continuo egli afervirecon 
efempj di fomma carita gli ammalaii del- 
lo Spedale, fenra perder di vift» glial- 
tri fani di corpo nella Citti , che pef 
li difordini delle guerre poco fa termi- 
nate laiiguivano infermi nelfanima. Pe- 
ro pieno di quel celefle kioco che feco 
porto da Roma ( diceli nella G-lIa di 
fua Canonizzazione ) , lo fparfe ben pre- 
fto per tutto nelU fua Patria , meptre 
colTefortazioni private e collc prediche 
in pubblico ( come attelta DionifioRon- 
dinelli {b) nel Mss. degli Uomini II- 
luflri di Cafa Tiene) compofte di paro- 
le dolci, ma infocate , invitava tutti ef- 
ficacemente alla penitenza , a frequen- 
tare i Santiflimi Sacramenti , ed a com- 
penfare le oflfefe fatte a Dio con altret- 
tanto d'amore , ed ofTervanza delle fue 
fante leggi . Qiiefle zelanti latiche del 
Sanro , rinforzate dal luo efempio fe- 
cero tanta imprefllone rel cuore de' Vi- 
ceiuini, che Monflpnor Caraccioli fi vi- 
de obbligato lafciar a"Pofleii notataque- 
(la memoria (c): Quant: prerogativc di 
aflinenze , quJnti fregj di puriti , quanti 
tiioli di divoiione , q:ia>ite onoranze di 
digiutii , quanti raggj di orazioni , e quan- 
ti fptendori di firtu /i fcoprivano in que' 
iempi nella Citia di Vicenza , tutto era /' 
incend-o dell' amore di Gaetino, ed ' fuoi 
Clttadini qua/i ion accefe fiaccole l' accom- 
pagna-vano in trionfo . Per mantenere poi 
vivo queflo Divin fuoco , e per ren- 
dere piu fruttuofa la fua cultura nella 
fiia Patria , penso di prender fpro altri 
Operaj al gran l.tvoro , adocchiando , 

COITltt 



(a) Barban. Ifiil. F.cd. di Vic. lib. }, cjp.iz Cjfiald.Vita di S. 'Jaelano Uttera dcdicat. 

(b) NeU' .Arcbivio del Conte .Altffjndro Tiene . 

(c) // Can. Vita di S, Gactano . I.ib. t. cap. 41. 



Parte L Li 

Come a cio moTto jdonei , 1i Conrrateni 
<Jeir Oratorio Ji iS. Girolamo, perche tu 
fempre la faa maflima fervirfi di fnnili 
OratoTJ ben incamminati per riformare 
tutta MTia Gitt^. 

^9. Mando danque a chiamare alcuni 
di queTratelli per informarfi degli Efer- 
■cizj ciie praticavano , e dsl modo con 
cui governavafi la lero CorapagKia con 
difegno di ridurla a quella perfezione e 
virtil , in cui fioriva in Roma il fuoOra- 
torio del Divino Amore . Vennero fu- 
bito cinque de' principaii ad abboccarfi 
con Gaetano , rendendolo confapevole 
delle loro leggi ed opere pie , i quali 
Toggiungendo che tu^tti effi erano pove- 
Ti Artigiani e gente dozzinale , a diffe- 
renza deirOratorio Romano compofto 
di foli nobili ed iliullri perfonaggj , al- 
lora ^m cbe mai s' invogiio il Santo d' 
elTere afcricto anch' egli a quella lora 
-umile Compagnia , ed incontanente !i 
prego con grand'iftane3 ad accettarlo 
per grazia in loro Confratello . 'Vi fu 
eon allegrezza ricevuto a pieni voti !i 
9. di Gennaro delfAnno 1519. coine 
un'Angelo mandato dal Cielo , confola- 
tifllmi que' buoni uomini d'aver acqui- 
liato alla loro Congregazione un sl bel 
teforo . Allora Vicenza ebbe un gran 
motivo d' ammirazione e d'edificazione 
in vecfere un Nobile Cavaliero , ed un 
Prelaro di alto rango frammefcolarfi con 
gente baffa e plebea , e quali foffe 1' ul- 
■timo di turti , a tutti indiflFerentemente 
lervire. Benche poi ne llrepitaflero i Pa- 
renti , che tanto avv-iliffe , e m-acchiaf- 
fe rilluflre Sangue Tieneo ,, egli fordo 
a quefli rimbrotti gloriavafi <Ii feguita- 
re le vefiigia del Redentore , che sma- 
va di converfare co'poveri , e pubbli- 
€ani . 

90. Q_ui ricorre r ofTervazione da far- 
C di nuovo fopra Topporfi in tuttoGae- 
tano a Lutero , mentre collui di ballif- 
fimi natali in queflo lledo tempo fiafcri- 
ve nel ( ollegio de'Profeti , e freglie il 
piu nobilmente nato , che era Ifaia ^er 
ufurpprfi fuperbo il fuo nome , ed ufli- 
zio (a) , quando appunto il noflro no- 
biliflimo Santo non ifdegna -di farfi fcri- 
vere in una Compa^nia di poveri Ar- 
tifli. 



3. L Cap. XIL ^-^ 

9T. De'gran beni cbe jec6 Gaetaro 
■colla fua irate^Ia-aza airOratoirio di 5. 
Girolamo, quelli fra gli alcri raocontan- 
fi. L'avergli appoflo il dolce nome del 
Divino Amore a fimilitudine delfOra- 
torio Romano , per eccitare csn I' in- 
centivo di tal nome maggiori fiamme dt 
Carita nel cuore di que'ConfrateIH . E 
per verita fi accefe nelli loro petti tan- 
to fuoco, che gli uni accendevano gli aJ- 
tri , gareggiando con una fanca emula- 
zior.e a chi plv. fegnalavafi ne! fervizio 
e neir Amor di Dio . II fecondo bene , 
refercizio deirorazione mentale i^cari- 
cata loro dal Santo con tanta premura , 
afiicurandoli effer quelfa un gran mez- 
co , con cui s' accende , cre fce , e man- 
tienfi ilDivin fuoco, come pure la pra- 
tica delle Sance virtil colla cognizi^^ne, 
ed annegaziene di fe ftelfi . II terzocon- 
fifte nelle prudentiirime leggi , eregole, 
che loro pr.efcrifTe molto acconcie a maji- 
tenerfi coftanti in quel buon ordine e 
fervore , a cui g!i aveva ridotti . Ma il 
bene maggiore c4ie tanto magniiica i! 
Sommo Pontefice e la Sacra Ruota fi e., 
Tavervi introdotta la frequenza de'Sa- 
cramenti da lunghifTmo tempodlfmefTa^ 
a tal fegno che , fecondo il regiflrafia 
nelle jnemorie ^ntiche e Manofcrirti 
dello fieflb Oratorio , il cibatfi Jel pane 
degliAngeli tre o quattro volte 1'Anno 
al piu veniva conceffo alle fole perfone 
piu perfette , e divote . Ma S. Gaeta- 
no , che non poteva tollerare ne' fuoi 
fratelli digiuno si lungo d'un ctho tan- 
to neceffario alla falute dell' Anima , 
impegno tutto il fuo fpirlto in perfua- 
dere co'difcorfi privati e pubblici la re- 
ceflita , ed i vantaggj della frequente 
Comunione ; ed era inveflito di tanto 
lelo in promovere queflafrequenza^ che 
oel predicarla ufcivangli dalla bocca pa- 
ro!e di fuoco , e dagli occhj teneriflime 
lagrime. Non poteva far dimeno, men- 
tre nel comunicare quelli congregati ,; 
predicando col Sacramento in mano , 
parevagli che Gesu parlafle in lui , o 
egli parlafTe in Gesii che flrinpeva Sa- 
cramentaro nelle fue dita ; Qjiod piopriif 
ipf£ manibus ftepe illis miniftrans , iden- 
tidcm ad ejufdem ^morem ac fitim igni- 
tis plane colloquiis lacrymarumvi , ac jujpi- 

riif 



(a) Flot. lib. j. cap. 9. n. 
Vit. di S. Gaet. Part. I. 



\ 



54 V I T A D I S 

riis inceitdchat (a), ccme attefia il Soin- 
ino Pontefic* InnocenzoXII. Onde con- 
fesui ben prello Gaetano il fuo brama- 
to fine , irentre que'confratelli accofla- 
vanli roi a"» Sacra Menfa tutte le Fe- 
)!e , e mo!ti di loro due o tre volte la 
fettimana , come (la notato con iltupo- 
re neMuddetti Manofcritti -.11 S. Giro- 
lamci. 

91. Per si (liligente coltura futav! dal 
noltro Santo , divenne lOritorio ua 
campo feconi!o d' Anime grandi nella. 
fantita , ed un Seminario di molti Re- 
lieiofi , che difprezzando il mondo con- 
fecranHr>n co'Voti folenni a Dio . Oi.de 
quella compsgnia di S. Girolamo acqui- 
ftoffi un si alto concctto , e fparfe di fe 
tanto buon odore per tufo , che molti 
Oratorj d' alrre Citta ambirono e fup- 
plicarono di feco incorporarfi , yer efier 
a parte de'di lei meriri ed orazioni , ed 
obbligo le penne de'Storici a ceiebrarla 
con nobili erpreffioni lii lode . Ma que- 
fto zelo d?I Santo circa la frequenza de' 
Sacramenti, mezzo potentlllimo a lanti- 
ficar !e Anime non fi renrinfe ne! folo 
Oratorio", frorfe fuori per la Citra , di 
inoi'o che lo Storico di Vicenza il B. 
H.irbarani fcrifTe cosi : Per le fole eforia- 
zioni del B. Gaetano , molii , bcrcke non 
fcjfero ne:(a compagnia , ji ridtifjero alla 
frequenza de' Sacramenti onde ad rffo co 
me pfimo atitore dopoDio poffiamo ajcrive 
re qtiella fanta conjuetudine , (he a'tempi 
nof.ri per la Vivina grazia fi "vede in Vf 
cenza cmttnicarfi , com alcuni fanno , r.^'>i 
fe/la , ed anc^ il ■venerili con indictbrlo 
friilto dciranime loro [b) . Ma liccome 
11 fiioco non e mai contento fe non tro- 
va nuovi alimenti per ampliar li fuoi 
arJori ; cosi al fervido zelo di Gactano 
non balio I'aver accefo in Vicer za il 
fuofo dell.Tmor verfo Do , fe non lo 
dilatava verfo del proffimo. OnTervando 
eeli che nelh CittJ ianguivano molti 
infermi di m<ile incurabile , (fenz.i aver 
aIcu'-o , rhe li focforrffTe , ferefi a per 
fuadere a'fuoi confratelli in varj difcnrfi 
la nerefliti di foccorrer que^miferi ab- 
bandonati fol!'ere7iore d' uno Spedale , 
in cui potefTero ricoverarfi , e curarfi : 



G A E T A N O. 

Noi , difTe !oro , /iamo nati , e •viviamii 
non a noi Joii , ma a pro ancora di' noflri 
proftmi : In quefi' Oratorio cerehtcimo Dia 
per mezzo dejempj divoii ; ma nelloSpc 
dal: potrcmo dire davcrlo gia ritrovato , 
perche c'>i compatij;e un lan^ufnic, lo fef- 
"ve , e l' albraccia , compatijce ed abLrai- 
cia lo fiejfo Gesii , coe in lui languifcf , e 
pena : In/innus eram, iT 'vifita/lis me(c)'. 
Non i perfelii la carita di chi aitenden- 
do fclo a fe fiijfo trafcura i! l\'ne aitrui , 
Coo quelti ed aitri gagliardi motivi rin* 
forzati da quella fua folita enerpis dti 
pjirlar tutto fuoco , tanto comiiiolfe lei 
viicere di que'buoni Confratelli , che 
concorciem?nte abbracciarono la graid' 
imi-.efa di' foriiiare un nuovo S:^eda!e 
per pl' Incurabili . Ma nel fondarfi vi 
coniribui il Sanro , oltre la faegia dire- 
zione , la maggior p^rte della fpefa col 
fuo patrimonio ; e fu il primo di quelli 
che Santa CiTic-fa nel fuo Brsviario af- 
ferifce effere llati fonJati da Gi.etano: 
( d ) Nofocorjtiis proprio are fu/idaiis : e 
r'ii diftintam.^nte 1'atteHa Innorenzo XII. 
Ilinc H0vumVincenii± Nofaccmium crexit, 
95. Convien ora farli ad .nnimirare U 
carita di Gaetano tutta affjcendata e 
follecita nella cura di que' miferi incu- 
rabili . Primieramerite sndava egli per 
la Cittii ricercandoli e facenduli condur- 
re a! fuo nuovo Spedale con provveder- 
li di quanto bifognava al !o:o follievo , 
di modo clie comprava tutte !e MalVari- 
zie neceflarie , e fabriava miniflri c he 
li ferviflero con tale m pnanimiti e 
profufione de! fuo i che avvettito da 
Giandomenico Zjiiinelli , uno «le'fraiel- 
li dcirOratorio , a moderare quelle fue 
troppo penerofe limoline, diedegli quel- 
h famofa rifpolla tanto celeljrata da 
tutti ti S^rittoii ." lo non (effcrij mai di 
donare il mio a bifoguofi , Jinch'e non mi 
•veda ridotto a tat poverti , che iion mi 
reHino nemmeno quattro palmi di terra , 
dove feprllirmi , e non mi Jta trovato un 
foldo , con ciii farmifi l' efequie (f ) . Ma 
non e meno ammirdbile .It-I donar a pro 
di que'poveri inftrmi le fue follanze, il 
donar ancora tuttn fe lleflo , inentre fer- 
viva loroedi giorno,e di notte in qual- 

fivo- 



fa) Biill. Canoniz- (b) I/?.'Frf/. diVic lib.r pag.xj,!. (c) Mait.cap. »j. ?«. 
(d) 7. ^ugufli Ua. 1. nov, Bulla Canoniz. (e) NtlC jirchivio di 5. Girolamo. 



Part. l. LiB. I. Cap. XII. 3 5 

fivoolia mini^ero;, benclie fo(Te de' piii rio , i Miniflr) dello Spedale , e T Ant- 

fcJiifofi e naufeanti , fin ad impriiTiere me de' fuoi Penitenti al Cielo, nnlla fi- 

teneri bacj fuUe loro pntride niaghe ; e dandoli di fe fledo, vo!Ie Ench'EgIi e- 

poi con tanto giubilo del fuo cuore , ieggerfi un Superiore a cui fottometterfi, e 

che fiimava quello Spedsle il luogodel- che gli foflfe di guida fedele per cammi- 

le fue delizie, chiamandolo un picciolo nar ficuro la flradadella Perfezione fen- 

paradifo, cafa di Dio, e porta del Cie- za cadere in quegli agguatijche vi fra- 

. lo . II di cui vivo efempio monTe tutti mette il Nemico comune , o incorrers- 

que'fratelli ad una fanta emulazione in in quelli occulti lacc; , che ci trama i! 

fervire corag?"iofamente i poveri infer- noftro afluto Amorproprio. Fatto dun- 

mi, i quali dal'e dolci ed amorofe paro- que prima ricorfo a Dio per mezzo di 

le fpiranti fiamme d' amor di Dio del fervorofe e replicate Orazioni , accioc- 

Santo Prelato , venivano confolati , e che fi degnaffe illuminarlo in una si ri- 

difpofii a morir volentieri , afficurati levante elezione ,.pof5 gli occhj ed H 

prima dalla grazJa Divina per mezzo peniiero fopra il P, Giovanbattifla delT 

de'SacramentJ. Ordine de' Predicatori , incorporato pa- 

94. Di piii S. Gaetano co'fi:ot dolci rimente nella Compagnia di S. Girola- 

inviti e forti eccitamenti induHe ar,ror mo , Soggetto allora di gran fama per 

la Nobilta Vicentina , di natura fua nioi- la fua Virtu, Dottrina, e Pradenza. E 

to inclinata alla pieta, a promovere col fubito incamminatofi a Lui li fece a 

fuo efempio sl potente prello la piebe pregarlo umilmente di volergli efTer Pa- 

quefi'opera pia , sccorrendo in buon nu- dre Spiriiuale , promettendogli in tutto 

inero que'Cavalieri al-ibccorfo degrin- una pronta ubbidienza . Accerto il P. 

curabili , e colle proprie follanze, e col- Giovanbattifia rarduo impegno conquat- 

Je loro ftefre perfone. Laonde con fom- che ribrezzo del fuo fpirito, perche co- 

ma edificazione di tutta la Citti ammi- nofceva rAnima gr.ande, che fi pren- 

ravafi quello Spedale , come un Trion- deva a reggere, capace di regger per 

fo della Carita non piii veduto , con fe fielTa un Mondo . Ora Gaetano col 

acclatnazioni ed applaufi , che facevanfi configlio di qucfto fuo nuoro Direttore 

al nuovo inventore S. Gaetano, il quale delibero di portarfi a Verotaa per que' 

per maggiormenteffabilirlo, oltreraver- motivij che fiamo qui per dire. 

lo proviito di annui proventi , e diretto 

con fante leggi , g!i ortenne da Leone CAPITOLO XUI, 
X. che foffe unito conie membro al fuo 

capo , air Archiofpitale di S. Giicomo Anni di Crifio 1J19. di Gaetano 33, 
di Roma , e fatto compartecipe di tucti 

i di lui privilegj , grazie , e indulgen. Pafa a Verona , dove afcrivefi alfOrato- 

ze , che fono molte e fingolari. rio di Sanli Siro e Dbera con dar 

95. Qui non pofTo di meno di non mirabili efempj d' Umilti. 
aggiungere una bella proprieta deiramo- 

re di Gaetano verfo di que' cari fuoi 97. /^UeRa notizia piij diflinta della 

Oratorj e Spedali , cioe quando gii con- V^ prlma venuta di Gaetano \a 

veniva da elli allontanarfi , vi ftava ad Verona dobbiamo alla fingolar diligen- 

ogni rnodo fempre prefente col cuore, za del noftro dottiihmo Padre D. Gioan- 

benche fcorfi ne fofiTero moiti anni , battiila Barziza che T ha tratta alla lu- 

confervandone non folo rafTetto e la ce da' manofcritti autentici di varj Ar- 

memoria nelle fue Orazioni , ma anco chivj , dove Ifava fepolta , dando alle 

1a follecitudine f, Tattenzione , e la co- flampe quel fuo Libro, cui ha poflo in 

operazione a' loro avanzamenti , fofit- tronte S.Gaeiano inVerona, e che fervi- 

tuendo in difetto della fua prefenza 1' ra di fcorta e di luce a quelli due fe- 

efficacia delle fue lettere , colle quali gvienti Cspitoli. Ora per fapere il per- 

veniva a raffermare , e fofrenere chenon che \\ portafiTe il Santo a quella Cuti , 

rsdeffero quegli fpirituali eJifizj , che bifogna prima ridonar uno fguar.^o aldi 

fabbricstb egli aveva con tanto zelo . lui proprio fpirito, ed a quel fuo gran 

9$. In quefio tempQ che Gaetano gui- zelo , che fempre tnoftro di promaovere 

<Java sj bene i Confratelli deirOratc- per tutto, ove poteva , queP.e pie Adii- 

E i nan- 



i< V i r A D i S. 

nsnze di fecolari, che chiaivianf) Orato- 
rj , conofcendo per efperienza eflere po- 
teDtiffimi mezzi a riformare le famiglie 
rrivate.econ qnene il PuSbliio delle 
Gitti , indi tutto i! Crjftijneljino , ch'e- 
ra ] unico fcopo de' fuoi defiderj. Que- 
ilo be\ rjtrovato degli Orator; , oraiii»i 
41 OifFjfi , e una di quelle fante inven- 
zioni di Gaetano srcennate daija facra 
Ruot3,che per falv^r le Anime anda- 
va egli iracchinando neirors del coinua 
ripofo; ita ut dum c<tteri quiifcerent , 
ipfe tuvoj intentjret tabortt . . . dulcijft 
mun^ reputans refociUamentum continuo a,- 
witno obfervare invinlj , ac nova moliri , 
quibui. ylnitnarum jjtuti opem prttjiaret. 

9S. Prefuppotla dunque la (lima, e la 
grand' afpettazione , che aveva il Santo 
di qnelie pie CJongregazioni di Secolari , 
Mon fari diftlcile il faperfi i inotivi ,che 
dierongli le mofle ulla volta diVerona. 
P.itrovavafi in quella Citta un divoto 
Oratorjo nella Chiefa di S. Siro. Ir 
querto venerando luogo fi die principio 
airOratorio Veronefe . Sai G.-.etano dun- 
«jue airavvifo di quefta nuova Compa- 
gnia kicoininciata due Anni prima nel 
1517. ad efempio e norm» di quella di 
Koma del Divino .Amore , ch' Egli fteflo 
promofle uell' Anno medefimo , volle 
andar a riconofcerlo per darvi I' ultima 
jnano, e ridurla a quello llato rerfetto, 
9 cui ridotto aveva la Vicentina di S. 
Girolamo , come pure per incorporar 
inlieme queHe due Coneregazioni eon 
tal unione di carita , che fi partecipaf 
ffro vicendevolmente i loro Beni Spiri- 
tuali , e colla congiuazione di due fuo- 
chi fi facefTero piCi atdenti le fiamme 
d'amor di Dio nell' una e nelTaltra. 

99. Concorfe mirabilinente a quefle 
fsnte intenzioni di Gaetano un limile, 
defiderio di que'ConfrateIli di S. Siro , 
nato luro dall' aver prefentito il buoa 
odore , che fpargeva d'intorno rOrato- 
lio Vicentino, divenuto un florito giar- 
dino di virtu per la coltura di pochi 
mefi fittavi d«l «oflroSanto; il qual 
defiderio ridufTero poi a fupplica attua- 
le efpofU in una lettera a' frarelli di 
"Viceoza , In cui chiedevano appunto 
quella flefTa unione , rhe Gaetaao pre- 
meditava. Ond' Egli che voleva viiiti- 
re perfonalmente TOratorio Veronefe , 
perfuafe al Vicentino tl'inviare feco a 
Verona alcuni depiu. anziani r<^f 'ft«- 



G A E T A N O . 

bihre la bramata aggregazione ii» fbrma 
piu autorevole, e non con una fempli- 
ce lettera refponfiva. 

loo. Un' altro piii gagliardo motivQ 
tr^ifle il Saiito Protonotario da Vicenza 
a Verona , e fu quel gran zelo della 
fnnta Fede , che ardevasli in petto , e 
di cui dtffe la facra Ruota .- ^rdore F't- 
dei 'vchi-menter fijgravit ; poiche e<rend& 
Verona ne fuoi confi >i la prima porta 
d'ltalia agli elleri di Germania , dove 
nella maggior parte di quelle Provincie 
Settentrionali aveva Lutero fparfo il fuo- 
veieiio , ftimo necefVario poitarfi cola 
per impedire , che penetralfe nella no- 
flra Italia il reHifero contagio delTEre- 
fia ,■ e ben fpera^a di cio ottenere coll'' 
andir £g!i a Verona per raffermarla vi- 
gorofaniente in quella Fede , cui ella 
ave.a fempie confervata , e per rifor- 
marla ne'colli!mi, dalle f;uerre paflatee 
dalla lunga aflenza del fuo Paflore mol- 
to depravati , fapendo che la vita cor- 
rotta fonduce iafenfibilinente a perder^ 
affatio. la Fede. 

loi. Dunque rOratorio Vicentino^ x 
motivo delle premure e r?rfuafive Ai 
Gaetano deflino a quei di Verona tre 
Soggetti per i:labilire la detta uniene i 
il Santo medefimo, Gioandomenico Zar 
ninelli , e Francefco Ottaviani . Cosl 
viene efpreffo nella Lettera fcritta d;t' 
Confratelli di S. Siro a quelli di S. Gi- 
rolamo . 

loi. Accetto di buona voglia quefla 
deputazione Gaetano , ed in accertarl» 
manifeflo quauto grande fofle la fua 11- 
miha , ertendo al certo Cngolare umiW 
la , che un Nobiliffimo Cavaliere , un- 
Prelato e Protonotario Apollolico parte- 
cipante di tanto credito iii Roma eJ io 
tutta riialia fi lafci inandare , anzi vc- 
^lia efler mandato a Verona in figiua 
fervile d'Inviato da una Confraternita 
laicale e popolare , quarera quella di Vi^ 
cenza , e per Collega di due ignobili Ar- 
tegijui. E pure magpiori ancora srgOf 
menti avremo in quefla di Lui Mifllone 
d'ammirare la flefla fua umilta. Giun- 
to ii Santo a Veroni , furono fubito & 
complimentarlo alcuni de'piu riguarde- 
voli Confratelli di S. Siro col loio Su- 
p*riore Pietro Paolo Gajoni , tutti con- 
folati di conofcere a villa quel fant» 
Peifunaggio, cui celebrava la fama „ e- 
tinttt coQfoUti , chc flunarouo quelt^ 

»e3a> 



Parte 1. LiERO I. Cap. Xlir. 3 7 

vpRnta (Jfl Santo , come cofa Divina nome ; e poi fotro di Lui in fecondo 

mandata lorq dal Cieto . fucgo formo Gaetano fu cirel libro que- 

105. Terminaci i convenevolJ uffizj , fla fua mirabile fnttof r-zion.- : Ego Ca- 

appunrarono fl giorno per la folenne jetanus de Thiemis , indtg-iiffimus t>ei Sa~ 

unione d' entrambe le Congregazioni , cerdos in minimuyn Fratrem hujus Sinclje 

clie fu la feguente Domenira caduta in Societatis aeceptatus me Ji^yipfi die X. Jn- 

quell'Anno 1519. a' 10. di Luglio . A- /// 1519. 



dunarifi dunque in quefto giorno , e li 
tre Inviati diVicenzj, etutti gli afcric- 
ti alla Compagnia di S. Siro nella toro 
Chiefa , S. Gaetano terminatt H folitt 
Eferciz; divott , celebro fa Meffa , co 
Jtiunicando quanti erano prefenci di pro- 
pria maro, e poJ prefentandofi con gfi 
altrt due Cotleghi a pie deirAlt^re, fi 
fece ad efporre fe fue commiOjoni,- ma 
mutandogli ta umilta la frafe in bocca , 
iri vece di dire effer eali venuto per ag- 
gregare li fratelti di S. Siro conforme 
Tiffanze da loro fatce , prego toro umil- 
mente- a degnarfi di aggregare fe con 
tutti i fuoi Confracelt? di Vicenza alla 
loro fanta Compagnia di S. Sir0 . Con- 
fufo il Nobile e dotto Governatore Ga- 
joni a quefte miTili efpreffioni dt Gae 



J05. Merita quefta fotrofcrizione d'eP- 
fer riJotta in Lingua Iraliana per incel- 
Hgenza ancora degr idioti , e di edernff 
fpiegati It fentimenti di mo ieftia , che 
in ogni parola vi flanno i:'voIti . lo 
Gaetano de' Tieni, indegwffimo ^acerdote 
di Dio , accettaio in mmimo Fraiello di 
qucfia fanta Compc^gnia , mi jon fottofcrit- 
to il decimo g!orno di Lugl delf^Anno 
1519. lo Gaetano de'Tu'ni. Secoiido l'u- 
fo praticato nelte pubblirhe Scricture , 
per darvi prena cogaizfone de'Soggetti, 
che vi fi notninano 1 fi efprime fempre 
it grado , ed t tttofi toro . Dov^va dun- 
qoe fcrivere il Sanco: loGaetano de^Con- 
ti di Ttene e Proionotario Apoflolico. Ma 
no trsttenendo nella penna tutti quefti 
titoli' itluffri , fcrive it fuo puro nome 



tano , non pote dsrgli altra rifporta,che e cognome tn quella guifa , che regiflra- 
dimoftratJva det gran contento ed ono- fi neglr Strumenci un Plebejo . Indegnif' 
le , che ricevevano a dover far acquiOo fimo Sacerdote di Dio . Avrebbe certa- 
della fua perfona, che flimavano piu di 
qualunque teforo , concludendo con tin-a 
catda preghiera fatta at medefimo San- 



tt) : -voler trattenerfi per loro profitto, ed 
edificazione in Vtrona altretianto di tem- 
po quanto auevane impiegato in faniifica- 
re quelli di Vicenza . Ripiglid Gaetano, 
che ben volentieri gli avrebbe ubbidi- 
ti, e foddisfatti, 

104. Indi flabitita da entratnbe fe par- 
ti la facra Atleanza con una vicende- 
vole Aggregazione, fi venne airatto di 
rafFermarla . Prefentatofi per tanto if li- 
bro a Gaetano, in cuf fi fottofcrivelle 
di propris mano , fi vide fu quefto li- 
bro fare la di Lui umilt^ una nuova 
comparfa, mentre fe volle fubito porge- 
re al fuo fecondo Collega Zaninelli ,ob- 
biigandolo a fegnarvi lui in primo luo- 
go il proprio nome . Non ardiva quefti 
di riceverlo , anzi ritirandofi addietro 
tutto confufo protefto: Non conwnire a 
Je quell' onore ■ che per ogni ragione a Ltti 
dovevafi, e come tenente /a prima figura 
tra gVin^viati , e come Sacerdote, e come 
prelato di F,ema . Ma la vinfe 1' umil 
Sacito Aftringendo itZaninelli a prender 



mente taciuto ancora it grado Sacerdo- 
tale , fe quefto metterlo a coofronto def- 
la fua credura indegnic^ non gli avefte 
fervito a palefarta piir rea . Volle farco- 
nofcere af Mondo, che quel fommo fa- 
vore ricevuto da Dio d^efTer ftato in- 
tromefifo nel Santuario, lo faceva com- 
parire piii chiaramente per un moftro 
d' ingratitudrne , e d'infedctra per lo si 
bruttamente corrifpondervi s fuo crede- 
re . ^ccettat» per minimo Fratello , Era 
Egli a tutti que'ConfrateIli di S. Siro 
di mofcofuperiore , e per la Nobiftadel 
fangue, e per la dignita di Protooota- 
rio, e per reccellenza delfa dottrina , e 
per la fantita della vita, uno de'primi 
Eroi di Santa Chiefa , e de' piu favori» 
ti del Cieto, e ?.d ogni modo dichiara- 
fi , e crede veramente di efTerlo per mi- 
nimo, ed ultimo di turti qae'fuoi Infe- 
riori . Acto veramente eroico di profon- 
dift[jma umilta , che obWigo la Sscra 
Ruota a fargli quefto Encomio : Humi~ 
litate infignis omnittm fe fervum fecit . 
Ti qucflaSantaCompagnia . Santa lachia- 
ma a diflTerenza di fe , che (fimavafi uti 
vil peccatore , fofpirando pero <.\\ parce» 



it ^ritTK) la p^nna» e fotcofcrivffre il fuo cipar anch' Egli di quella fantita, a cui 

veni- 



? 8 V I T A D I .S 

vfniva agErjgatn, Era vsramente lanta 
io fe ileiU quelia Compsgiiia , m:\ piii 
ancora nella di lui opinione , perche 
Credendofi Epli folo riniqiio, venerava 
tutti eli a^iii p-'" £''ini ? ^eri Aniici 
tli Dio , o-de non liJancioli delle pro- 
j-rie Orazioni, an.'nva fernpre in rerca 
deir altrui , che fiimava piu flcure al 
foiifesuiTento delie Grazie deliderr.te. 
iW/ Jcrio j-Uojctitio . Quelti fono ouovi 
caratteri dumilt.a, cou cui fuggeila , ei 
«fferma gli airrilimili precedenti. E per- 
che elTendo Gaetaro il primo (ie'treln- 
viati, 1'Orfitore, cha efpofe I' imbafcia- 
t?. , rAutore principale , ed Efecutore 
della reciprora unicr.e tra li Confrateiii 
di Vicenzi e V^erona ( come trovtfi re- 
giflrato ne' manofcritti dair.hedue gli O- 
ratorj ), e perche , difC, non efprimere 
fu quefto foglio Tatto efercirato deila 
lua commiirione '< ficcome fi nota aver 
fatto il Ci llega inferiore Giandomenico 
Zanioelli in quella guifa : Ego uni-vi <& 
incorporav' ijc lo ho unito C?" incoipora- 
1o l Oiatcrio di S. 5<'0 al nojiro di S.Gi- 
rclamo . Ma cosi volle il .Santo, fecondo 
il fuo confueto di nafcondere fempre la 
mano, quando operava delle belle im- 
prefe , acciocche non ne compaiine Au- 
tore . Volie che tutto fonore , e la me- 
moria di quella pubblica funzione s'a- 
fcrivelTeal folo compagno , contenrandofi 
Egli di notarvifi foito di Lui col fs-m 
plice nome di minimo fratello. // dcci- 
mo giorno di Lug/io delf u/4'ino 1519. 
Qiieflo e il giorno fegnato con tanti .it- 
ti d'umilti da Gaetano, co'quaIi prete- 
fe Egli di ofcurarlo. Ma :lifpofe quel Dio 
che efalta gli umili , clie folle piii che 
mai luminofo e i hi;iro , mentre '^gn' an- 
no vien folennizzato da'ConfrateIli di S. 
Siro nella lor Chiefa coii gran fefla di 
giubbilo e divozioue, con pompa e ma- 
gnifico-i8pp»r8to , e con numerofo cou- 
corfo i'i popolo , dove erettofi un'Alta- 
re di Marmi prezioli al nome del San- 
to efti?i»lovi in atto di ricever da Ma- 
lia il luo Bambino, con Angeli a can- 
to tenenti in mano un Libro , in cui 
vedefi defcritta la di Iui fudJetta fotto- 
fcrizione , fi efpnne al pubblico cuito 
loriginale dell» meJefima in un divoto 
Reliquiario racchiufo. C<'si quelli pochi 
verfi , che forrr.6 il .S)nr'> per deprime- 
le ed abbafiare fe fleflo fctta di tutii , 



G A E r A N o. 

volle Iddio clie fofTerQ tanto onorati in 
Cielo eJ in Terra . 

lo^. RafFer;n;ita da ambe le parti la 
fratellanza de' d le Oratorj , e refene le 
dovute gr, ^ie a Dio d fcioife la Con- 
frega/ione , e compiti gli uffizj di un 
vicendevo!e consratularfi , Gioan.ionigni- 
co Zaninelli , e Francefco (^ttaviani . 
avenda aJempito totalmente le loro iu- 
coir.bcnze, per cui er_no fiati inviati , 
feccro ritorno a Vicenza . Ma S. Gaft- 
tano , che portoffi a Verona per altri tf- 
r.i piit alti, vi fi trjttenne ancora inolii 
Meli ,- freqaentando fempre \o flefTo O- 
ratorio di S. Siro, a cui erj flato aggre- 
gato . Circa il di lui i-IIuggio nel tem- 
[-0 che dimoio in Verona , credefi al- 
beri.'iirre -in qualche fpedale p'u vicir.o 
airOratorio, efTendo llato fempre il fuo 
cofiume I'e!;"2gerfi per Ofpizio la cafa. 
dc;'poveri ir.fetmi per ajutarli e fervir- 
li, come fappiamo di certo che l' elelTe 
nel ritorno di Roma a Vicenza , nel pif- 
faggio da Vicenza a Venezia , ed in al- 
tre fiie trafmigrazioni . 



C A P I T O L O XIV. 

Anni di Crifio 1519. di S. Gaetatio 3?.. 

11 gran lene che f:cc nelT Oraioiio di 
S. Siio ed in iutta Vcrona. 

107. /^Uefio gran bene viene accen- 
V^ nato con pochi acccnti , ma 
moho efrreflivi dagli flefll Confratellidi 
S. Siro , appropriando a S.Gaetano que- 
fle due fimilitudini di loro radice , e nii- 
trice. Cosi r.eirantich.e memorie di queli' 
Oratorio melfe poi alla flampa fi trova 
licritto del Santo il feguente perioJo : 
ftrvi di radice a queft* Compagnij , r 
forje d* Dio concejfole per far paJefe al 
Mondo, dover da qutfla fanta Pianta pul- 
lulare frntti di Paradifo . Parimer.te in 
una leitera ftritta a'fratelli <li Viccnza 
lo confiJerano come loro Nutrice : Li 
pieghiamo di accettare henignament: que- 
flo no/iro divolo uffizto di. vera fraterni- 
ta , ed a pregar per noi il Sanio Padre , 
(he ficcome in vita ci nutrl col mcdefimo 
lattc dclle fue info:atc p3roie,e col mcde- 
fimo cibo de' juoi janti e/empj ; coji at prc- 
fcnte fi degni di confervar: , e fr(.>noz>ere 

IM 



Parte T. Lib, L Cap. XiV. 39 

1« noi un ijifjjo fpirito di 'vera divozione r-- ed avanzamentp della compagnia , 

e fajitita. _ _ clie per teftimonianza deir Oratorio Vi- 

lOi?. Baftadifcioglf^re quefle duemifte- centiuo , a cui pure lafcio fimile ricor- 
J-icfe pafole , rer raccoglierne i fenii che do , refclufione fatta di alcuni fratelli 

vl ftanno racchiuO. Kcdice lo chiamano neghgenti fu cagione , che maggiormen- 

della loro Cornpagnia; ma come fe era te ii aumentaflTe e nel numero de' fog- 

Jlata piant3ta due anni piima che vi getti , e neila perfezione delle virtu , 

mettelTe mano il Santo? E' vero, ma come appunto un giardino piu fiorito 

qaefia pianta non aveva ancora getrate verdeggia , fe vien purgato dagli nerpi ^ 

le radici , con cui fi poteire follsnere , e dalferbe cattive. Che maravigiia dun» 

crefcere, e mohiplicare. Gaetano , que- que fe qM.jria compignia di S. Siro fen- 

gli f u , che !a fifso, la ftabiii , e fecela tendoli cosi ben radicata e ftabilita dal- 

germogliar fiori , e frutta di vita eter- ie prudentiirime leggi di Gaetano , lo 

ha : onJe a tutta ragione confefTano ef- abbia conliderato per l"ua radice ? 
fer Lui flato la loro radice . Quelle belle «lo. Ma non meno conviengli 1'a'Itra 

leggi , e regole,che prefcrifTe allaCom- fimilituJine di nutrice per-s-ver alleva- 

pagnia di Verona , furono i fondamen- ta la novella compagnia di S. Siro col- 

ti , fu cui appoggiata niantennefi flabi- le fue tenere e dolci parole , conligljia 

le , e iicura ; e non a-vendone eila che documenti , ed efempj,- onde ficcome W 

poche , e folo in voce dai P. Aurical- b.imbini crefcono col latte , che fucciiia- 

chi Minor OTervanie fuo primo Fon- no dalle loro Balie , cosi con quelii fugr 

<iatore, a cui convenne porrsrii a Ro- gerimenti che ifiillo Gieiano a'Confra- 

ma nello fiefTo anno della fondazione telli di S. Siro , quelii crebbero , e di- 

1517. , andava cercando un buon ordine venne grande la lor compagnia , come 

e metodojcon cui govemarfi ,finoa man- attefia lo Storico Veronefe nel fuo vo- 

dar urio de' fuoi a Mantova a quella lume manofcritto delle vite de' Vefcov'i 

Confraternita d.Mta di S. Maria di Paf di Verona , il quale parlando del noflrp 

lione per riceverne qualche illruzione Santo annoverato nella.Confraternita di 

opportuna ; ma mentre quefla Compa- S. Siro , lafio fcritta quelra nieinori<3 : 

^nia di S. Siro incor nafcente cercava Hmc Sjnciaw Cofifraternitatem mirifice au- 

chi la illuminafTe e dirigerte , Iddio le xit, ac perfecit . E quanto accrebbe G^e- 

tnando in buon punto S. Gaetano a tano quelra compagnia di S. Siro! A 

fcen condurIa,e ralTodarla . doppia mifura e nella perfezion della 

109. Era epli d' una gran mente , e virtii , e nel numero de'foggetti che vi 

di prudenza &\ ammirabile , che tutti s' alVriffero ; tra quali molti di alto gra- 

gli Scrittori accordarongli quefta virtu do e Cardinali, eVefcovi, ed altri Pre- 

co;ne fuo talento proprio e diflinto. , e lari di qualita invaghiti del grand'efem- 

che la flefTa Sacra Huota efalta per fin pio del noftro Santo Protonotario , co- 

golare. Ora da quefta prudenz.i del San- tnc pure inoItilTimi altri Ecclefiaflici e 

to dettate furono le leggi airOratorio Secolari d'ogni grado econdizione, che 

di S. Siro , si ben ordinate ed acconcie tutti vedonfi defcritci nel Catalogo dell' 

allo flato di quel Conforzio fecolare , Oratnrio di S. Siro. 
che in virtia delle medefime s'e mante- nr. Grand' argomento delfa Santit^ 

nuto feinpre in vigore per piii di due di quelli fratelli animati dallo fpirito 

iecoli , e mantienfi ancora con fomma del noflro Santo e della ioro moltipli- 

edificazione fino degll flranieri . Affin- razione ci porge un Compendio antico 

rhe poi quefte fiie leggi nel prlmiero delle cofe accadute in que'j"riini tem- 

■>-'igore fi mantenefTero , un'altra da of- pi , dove trovali regiffrato cosi : Erano 

fervarfi inviofibilmente viageiunfe: che qncfii confratelli moiio offervanti delle lo- 

fi cafTafTero , e fi cacciafTero dalfOrato- ro Cofiitttzioni , portandofi nell' Anrora al- 

rip i fratelli tspidi, ocontumaci, i quali la detta Chiefa di Smia Libera , per ivi 

col loro mal efempio di tepidezza fanno celebrare li Uivini oificj ^ e ConU frequen- 

cader a terra ogni legge piii fanta . E za de' Santiffimi Sacrarafnti 'vivevino co- 

per verita queffultiino ordine ui Gae- nie uomini mcrti al mondo , e folo ajpiran- 

lano fu cosi opportuno alla confervazio- ti alle cofe dcl Cielo . ^Atnr.entolJi lOrato- 

rio 



40 VlTADlS. GaETANO.^ 

rio molto di numero , tanto di K,(ligiofi , venerazione a Gesu Sacramentato , in- 

(omc di Laici &'c. («) . Coine pure al- ducendoli a cibarfi fpelH) deile fue Sa- 

tri Manofcritti riferifcono , che quell' cratidime C!arni , cotne fetnpre coffutna- 

umile compagnia s'avanz6 molto di cre- va in ogni luogo di fuadimora, e come 

dito , e di fervore colla viva prefenza , atteHa anche , quanto a Verona.la Sa- 

e coll ardente zelo di S. Gaetano : ,Che cra Ruota .- Nec R^omtc , Neapoli , Ve.on,£, 

fi raccolfe una gran meiTe da queila ter- ^ aliis quibufcumque locis , in quibusmo' 

tt appena finofTa , perchc fu poi colti- rabatur , unquam deftitit Sacramentorum 

vata dal Sant© : Che finalmente fu di frequentiam Juadere . Qiefto Santo dun- 

tanto vigore e fonanza il nutrimento fpi- que , che ardeva tutto di zelo per la 

rituaie da lui fomminillrato a que' luoi Santa Fede , volle fortiticare Verona 

allievi , che paffando da primi a fecon- con afiTezionarla ad una ferma credenza 

di , e da quelli fucceffivamente agli al- nella vera Religione , perch^ non en- 

tri pofleri , fi mantenne fempre vieoro- traHe per di lei mezzo in Italia la ma! 

fo inUpo ne' confratelli d'oggidi , quali nata erefia di Lutero . Onde poiriamo 

coll ofTervanza degli ffatuti e vitaefem- dire con gran fondamento , che lagloria 

plare , fi fanr.o conofcere figliuoli legitti- d' aver mantenuta a.' Veronefi la loro 

iri dei loro S. Padre , ed eredi del di antica Fede in faccia dellerefia gii vi- 

lui fpirito; confelTando elfi medefiini di cina , fi debba riconof^ere in gran parte 

fentirfi portati , e llimolati a correre il dalla follecita provvidenza e zelodi Gae- 

feniiero della perfezi<.ne da lui aperto tano , come pure il confefTano effi me- 

ed appianato , dal folo ricordarfi d'aver defimi , mentre nelle fcfle della di lui 

avuto in quelta loro fcuola per compa- Canonizz3zioiie i Parrochi della Citti, 

gno , per maeflro , per fratello , e per condufTero in Procefllone i figliuoli della 

padre un gran San Gaetano . Anzi quan- I3ottrina Cridiana alTAltare del Santo , 

do ricevoiio nella compagnia qualche riconofcendolo per loro difenfore contro' 

Novizio, il conducono prima alfAltare gli eretici impugnatori della flefTa Dot- 

de! Santo , per implorargli il di lui aju- trina. 

to a ben ofTervare le fue Regole , e cain- iij. Ma perche vacllla !a Fevle fenza 

irinare fulle fue veftigia, non tralignan- laCariti, ne difgiunta dalle buone ope- 

do mai dallo fpirito generofo d' un tan- re bafta a confeguire la vita eterna , 

to padre • come pretendevano b.4fTafTe qiie' moderni 

III. Perche poi !a venuta del Santo eretici , impegno il fuo fpirito Gaetano 

in Verona aveva fini piii ampj , non ri- in accendere di cariii gli abit.inti tiitti 

flretti a fanrificare una fola compagnia di Verona , fervendofi anche de' liioi 

di ferolari , ma che rigua'davano il ben confratelli diS. Siro, li quali fpargeffero 

pubblii.0 di tutta Verona , anzi di tutta !e loro fiamme del fanto Amore dentro 

1'ltalia, in cui quella apre il pritno in- !e fainiglie f tte , onJe ne venilTe poi 

grefTo apli oltramontani infetti d' erefia , ad ardere tutia !a Citti . Peio di !ui 

afTaticavafi ej^Ii con tutta lena e con pre- fcrilTe il Libardi : Sute Chjritatis , (T 

dicare fruttuofamente da'pulpiti , come Pietatis Thejauroi Vcron^ apcruit . Vv"'s6 

atteffa il Rondmelli precitato , e con Gaetano i pran tefoii del fuo innamo- 

replicati Catechifmi della DottrinaCri- rato e pietofo cuore fupra Verona , con 

ftiana a fortificare nella Feite Cattolica reflarne ella s\ arricchita , che et^be a 

i Veronefi , perchd potedero far fionte dire il Caflaldo, uiio de'primi Scrittori 

a'nemici della inedefima, E poicheLu- del Santo; Non e pol maraiiig!'a ch: II 

tero , ed i fuoi perfidi compapni ( Top- licato incredibile frutto fadffe in Veicna. 

porfi a'quali ersgli ftato addofT^to dal C^ett^e clie quefta Citti rell6 si bene 

Cielo ) deridendo i Sacramenti deila ( hie- purgata da'mal(ri contratti delle puerre 

fa , e fpecialmente quello dellEufari- paflate , e si fruttuofamente coltivata 

flia , li volevano in tutto e per tutto dalle fatiche di Gaetano , rhe dove pri- 

aboliti, imprefTe altamente nel cuore di ma fi fcopriva in efla la rilnflatezza ed 

quelli Fedeli Crifliani la divozione e il vizio, comparve poi fornit.i ed amsnta 

di 



(«) '^pud Bariiz. pag. 114. 



P -4 R T E I- L I 

i] tulte !e pi"J f^nte virtu , feguitando 
fempre piu a liorire fino a'nof}ri iempi 
con tanta vagheiza , ch'ebbe a dire il 
P. Barziza : ( como pure di Vicenza 
fcriffe il P. Barbarani nel cap. XIV. j 
Di quelta gran ptena di divozione , c fre- 
quenza di comunicni , ed altri eferdzj di 
pieta , che oggidi 'vedefi in Veronit , effer- 
ne fiata la prima Jorgente S. Gaetano . 

ri4. Dopo aver il Santo arricchito di 
tanti tefori quella Citta , non ne parti- 
va contento , fe prima non vi fondava 
ancora uno Spedale degl' Incurabili , 
dove tutte le opere di mifericordia vi 
(i efercitaflTero con quegl' Infermi . Bi- 
fogna quafi dire , che la di lui ca- 
rita foflfe parziale verfo quefli poveri 
Incurabili, mentre g!i .Spec.iali , che pro- 
rnofie nelle Citta di fua dimora, li de- 
ftino fempre in loro fervizio e favore , 
come in Roitia , in Virenza , in Vene- 
zia , inNapoli, ed in Verona , dove fap- 
piamo di certo !'averne fondato , o al- 
jTieno ftabilito e riformaio aJcuno de' 
fuddetti luoghi ed oratorj per relajiione 
del fincero ed antico Scrittore Giam- 
fcattifia Caftaldo, e del continuatore de- 
gli Anuali Ecclefiallici Abramo Bzovio . 
Cosi dunque fu in tanti modi fantilicata 
da Gaetano Verona come di gi4 Vicen- 
za . Veggiamolo ora rulle moHs a fan- 
tificare Venezia. 

CAPITOLO XV. 

Anni di Crillo lyao, di Gaetano 40. 

Hitorna alla Patria , ixdi paffa i Venezia 
portato-oi da un impeto d' ubbidienza , 
e vi opera da ^ppoftoio . 

Jiy. T^Ovendo partire da Verona S. 
\^ Gaetano dopo aver terminHta 
■la fu8 miilione, ed efeguite felicement» 
le fue fante intenzioni, volle prima ac 
comiatarfi da'fuoi cari fratelli di S.Siro. 
Convenne percio neirOratorio in un 
giorno di piena adunanza , vi efpofe la 
dura neceflita che robbligava a fepa 
rarll da loro colla perfona, allicurandoli 
f»rebbe Hato fempre infeparabile da lo- 
ro il fuo cuore . Raccomando a tutti la 
fanta ofiTervanza delle leggi da fe pre- 



B. I. Cap. XV. 41 

fcricte , de' fuoi configlj e documenti . 
che refirinfe fommariamente in pocht 
periodi , conchiudendo il difcorfo con 
quella fua mafi^ma famigliare : ^mate , 
dilettifimi fratelli, amate Dio , e per pia 
ccre a Di» proccurate cbe in tutte le tjo- 
ftre azioni fempre fia fatta la vohntk di 
Dio. A quefb parlar isl Santo efprefTe 
con paroie dolci , e fpiranti tensrezza 
d'amore talmente fi commoffero que" 
congregati, che sfogando con inolte la- 
grime il loro dolore per dover perdere 
ua frateJIo , anzi un padre si Santo e 
s\ amabile , fe li fecero a torno , chi 
bariandogJi le mani e la veRe, chi fup- 
pjicandolo delle orazioni , i hi domaa- 
dandogli la fua benedizione, e tuui ren, 
dendogli aflettuofe grazie de'gran beni , 
che aveva apportato alla loro compa. 
gnia, Cosi compianto Gaetano , ed ac- 
compagnato da faufle acclamazioni fi 
pofe in viaggio per Vicenza nei Di- 
cembre deflo fiefTo snno 1519. efTendofi 
trattenuto a Verona per lo fpazio di 
cinque mefi poco piii o meno. 

116. Mentre gi^ubilava il Santo nel ve- 
dere in quefto fuo Oratorjo mantenerfi 
vigorofe quelle fiamme di carita , cbe 
vi aveva accefo, e fiudiavaG fetnprepiu 
follecifo d' avanzarlo a maggior perfb- 
zioiie , come pure di promovere i van- 
taggj dellD Spedale, fi fente intonaran' 
orecchio una voce del Cielo , fiinile a 
quella d'Abramo.- Fgredere de terratua, 
& de cognatione tua (a) . II P. Giam- 
battifla delTOrdine de'Predic»tori ( che 
Gaetano , come dicemmo , per Divino 
Iffinto fi elefiTe per fuo confelTore ) pe- 
r^trando nel fondo di quella bell' Ani- 
ma penfieri vafli , e fpirito capac* di 
grand'imprefe , grintimo un comando 
rifoluto nelle circofianze d' allora aiTat 
arduo ad efeguirfi : che abbandonando ta. 
patria, e f Oratorio , e lo Spedale , fi traf- 
ferifle di fubito a Venezia , per impiegarc 
in quella "jigna piit grande la fuacottura, 
e te fue faticke . Lo fperimentato diret- 
tore , che aveva fcoperte nel fuo peni- 
tente le grandi virtu , volle con queiV 
ordine si itnpenfato far I'ultima prova 
delia di lui ubbidienza , II domare roll' 
impero del Superiore le pafiioni , e ge- 
nj deirAnima fenfitiva , o fiano della 

con- 



(a) Gen. 11. i. 
yii. di S Qaei. P«>lt. 1. 



41 V I T A D I 

concupifcibile e dell' irafcibile , non eia 
difficile a Gaetan" , che tla molto tem- 
po le aveva gii fottommede : ficchc l" 
abbandoriare la Patria , li parenti , !a 
roba , i comodi , e quanto puo alletta- 
re la nollra umanita , ron gli contralla- 
vano punto il partire da Vicenza ; ma 
'reprimere que! genio fanto di promuo- 
vere nell' Oratorio , e nello Spedaie la 
gloria di Dio ed il bene del Profllmo ; 
ma lafciore in abSanJor.o que' luoghi pii , 
che come piante novelle pctevano ina- 
ridirfi mancand«vi il loro agriccltore ; 
ma fepararfi da'fuoi dilettiflimi cpnfra- 
telli , e da'fuoi cari infermi amati tutti 
teneramente ed unitameiue in Gesil : 
queflo riiifciva al fommo tormentofo a 
Gaetano. Ma egli fubito fi tranquillo al 
primo fentirfi intimare la partenza dal 
ConfefTore , nella di cui voce ricono- 
fcendo quella di Dio , ubbiili generofa- 
rnente fenza repliche , fenza difcorfo , 
fenra efpor pur una delle fu-!dette diffi- 
colta , fiipero fe fteffo , fottomife la fua 
opinione benche fanta , e condanno if 
fuo genio benche innocente ,_difponen- 
dofi fenza timore al viaggio di Venezia . 
Raccomandata dunque la cura delT Ora- 
torio allo (teflo fuo Confeflfore , che n' 
era pure confratello , e delio Spednle a 
quel primo Miniflro , prefe congedo da 
futti , e tutti ne pianfero per dolore . 
Ma qui conviene ofrervaifi un'altra fi- 
rezza di quefla fua ammirabile ubbidien- 
za , mentre alcuni de' fuoi arredi , msf- 
ferizie di csfa de' piu a fe neceflarj traf- 
port6 a Venezia , vendendo gli altri con 
dar il prezzo a"roveri («») , a follievo 
de'quali, fcrive il P. Dentice , fece an 
cora vendita della fua coniofa , e fcelta 
Libreria (i) . Con quefto sbrigarfi egli 
i\ tnrto , dieJe a diveJere , che il (uo 
ubbiJire non era folo paflreggiero , e a 
tempo jimirato; ma indefinito , fifTo , e 
ftabile , toltofi ogni motivo , e depoflo 
oeni penfiero di ritornare piu alla Pa- 
tria , da cui Tubbidienza il voleva lon- 
tano . 

iiS. Precorf» era gii a Venetia la fa- 
tra del gran perfonaggio rhe piibblicavi 
efTere G.ierano , fino a corn-re fulla lin- 
fiia di molti quefta voce , che enrrava 



. G A E 1 A N O . 

in Venczia un' uomo mandato dal Cfe- 
lo ; ma giunto che vi fa nel principiar- 
fi Tanno 1510. , e prefo alloggio nello 
Spedale , fecondo il confueto della fua 
umilta e carita , in vederlo que'Citta- 
dini formato ful modello della modeflia , 
in fentirlo difcorrere con tanta umilti 
e fapienxa , in provarlo si aflabile ed 
obbligante , che guidagnavafi gli sffetti 
di chi feco trattava , tutti dicevano , 
che la fperienza lo appalefava di ma^- 
giore virtu e merito fomito , di quello 
che Tavea la fama pubblicato . Crebbe 
poi al fommo quello buon credito di 
Gaetano in quella Dominante , per le 
flupende opere di carita , che vi fece 
ancora negli flefli primi giorni del fuo 
arrivarvi. Pareva egli un folgore lumi- 
nofo , che agitato dal fuo zelo portavafi 
or qua or la per recar luce , calore , e 
foccorfo a tutti i bifognoii , e con tanta 
preftezza , perch^ potelVe ognuno goJerC 
della fua vilita amnrofa , che fu parago- 
nataida un Sacro Oratore alla velociri 
degli Angeli nelTefeguire ledivinecom- 
miflioni . In ogni converfazione fi difcor- . 
reva dello fpirito e faniii^ del Conte 
Gaetano Vicemino , la di cui cafa era 
un continuo ridotto di bifognofi , men- 
tre venivano tutti foccorll ad ogni loro 
neceflltik e fpiritu.<le e corporale. Quali 
precilamente e quante foflero quefte di 
lui opere di caritii , eccole qui defcritte 
da Monfignor Caraccioli Arcivefcovo di 
Taranto , e da altri SL-Tittori . Ma nel 
fentirle difponiainoci allitlupori, perciie 
veramente haiino del maravigliofo in ri- 
guardo ad un uomo folo , qujndo, uma- 
namente parlando , ad efercitarle tutte 
richiedevafi l'applicazione di piii e piu 
perfone . 

119. „ Ufci.a di cafa allo Ipuntar deir 
,, aurora andanJo in cerca de' poveri piii 
,, miferabili per follevare con liinoline 
,, la loro miferia ( <r ) ; eJ inforniavali 
,, ove abitaflero que'piu vergopnofi , a' 
„ quali il rolTore vietava il porer men- 
„ dicare ; che poi f /ccorreva portandofi 
,, alle loro cafe con inani piene per vo- 
,, tarvele generofamente . Onde accade- 
„ va ben di fpeflb , che li poverelli fe- 
„ puitandolo a truppe U conJuceva c.nli 

a1 



(a) 5;7. Hffior. Clcr. Keg. part. i. pnf^. 
t. app. il Fort. lib. 1. cap. 8. (c/ F.l. 



8. (b) Bjrbar. Ifior, di Vic. lib. i. caf. 
Cl:r. lib. i. §. 41. 



Parte L Li B RO J. C AP. X V. 4.3 

,, al fuo albergo, e qui oltre il cibo cor- orazione e contemplazione , ■con di piu 

„ porare , ciie loro fDmminillrava , ali- ritirarli per ^ran parte della notte ne' 

,, mentavali ancora pcr la vita dell' chioflri de'Religioli , e con efll recitar 

„ anima con: fante ammonizioni e do- a Coro il Divino uffiiio , cantando le 

,, cumenti fpitituali . Vilitava piu volte notturne lodi a Dio . 

„ le carceri iDanimancio que' prigionieri 111. Crefcer deve anrke piu la mara- 

„ ad una virtuofa fofterenza di quella viglia fe fi riflette al fuo zelo in pre- 

„ pena temporale dovuta ai loro delit- fervare la Citta dalte moderne erefie ^ 

„ ti per ifchivare reterna , e liberava che andavano ferpeggiando per la Germa- 

,, molti incarcerati per debiti , con fod- nia , fembrando quali incredibile , che 

„ disfar lut col fuo a'Ioro creditori. Di Gaetano folo nello fieffo tempo , e in 

„ piu, montava fulle Navi e Galere de- poco tempo tante gran cofe facefTe In 

„ fiinate al viaggio diLevante, arman- Venezia . Nd altro potra dirfi , fe non 

„ dole di mafljme Crifliane per difen- che in lui operava quel Dio , che il 

„ derfi da quegrinfidiofi corfari , che il tutto puo anche in un folo iftante. 11 

,, principe delle tenebre manda in corfo pertido Lutero , contro di cui Gaetano 

,, per depredar le anime . E qui pure , per commiHione di Dio vigilava fem- 

„ e coUo sborfo del fiio danaro , e colL' pre per combatterlo, dopo aver vomita- 

„ autorita , che aveva appreffo i Vene- to il veleno de fuoi Dosmi ereticali e 

5, zisni, rifcattava alcuni di quelli Schia- da'pulpiti e fu' libri , inqueffanno me- 

„ vi_, che o per infermita , o per vec- defimo r^zo. proccuro ancora per via 

,, chiezza , o per la compleflion delicata di lettere e manofcritti di fedurre le 

„ piu grimpietofivaro le vifcere. Le vi- {\efC& perfone piu fagsie e perfonaggj 

„ fite poi degli Spedali e degl' infermi ,. piu autorevoli, fino a fcrivere un fog'io 

j, che erano le fue piu care , gli erano ardito al fenipre invitto e rattoiico Im- 

„ ancora pia frequenti : ,, delle quali per peradorCarlo V. per ridurlo al fuo par- 

la loro eccellenzabifogna difcorrere apar- lito , ed involgerlo ne' fuoi errori (a). 

te nel capitolo feguente. C^aelle novelle infelici pervenure a Ve- 

120, Ma non foio i poveri , gfinfer- nezia , ed all'orecchio di Gaetano , (o 

mi j ed altra forte di miferabili teneva- cofiriDfero non folo a piangere dirotta^ 

no in cpntinuo moto I.i carita di Gae- mente tante difgrazie della fanra Fede ; 

tano ; i nobili , i ricchi e beneftanti , ma a moltiplicar 1' orazioni rinforzate 

vollero ancor efTi maggiormente eferci- da gagliardi e fanguinofi fiagelli per muo- 

tarla , e retiderfela prolittevole , concor- vere Dio a pieta , ed in foccorrere in 

Tendo molti di que'Senatori eCavalieri, si grave pericolo la fua Chiefa . Indi 

come pure Matrone eGentildonne della inveftito da queilo fpirito appofiolico , 

rtimaria Nobilta , ed altre perfone d' che lo rendeva si coraggiofo , nfci in 

ogni ftato e condizione a ricevere da campo aperto per far fronte ed oppord 

Gaetano , per Talto concetto in cui 1' alTerefia Luterana , acciocche non en- 

avevano , documenti di fpirito , confi- traffe mai in Venezia , dove per altrocon- 

glj , e malTime per ben governare le corre ogni forte di nazioni anche deile 

loro confcienze e loro famiglie , ne di oltramontane fofpette (t) . Principio 

quanti a lui ricorrevano un folo potreb- dunque a predicare con graiv zelo , di- 

be contarfi , che non reftafTe migliorato fcoprendo le fallaci? delli moderni'ere- 

e contento . A tante opere di carita tici , e raffermando i popoli nellaFede, 

verfo il profTimo aggiungeva quelle di e nelfubbidienza al Sommo Pontefire 

pieta e di rel gione verfo Dio , mentre con foffenere la di lui fuprema autorita 

avendo egh ofTervatoalcunepovereChie nelia Chiefa , che negavangli empia- 

fe sfornite degli arredi necelTarj a' Sacri mente que' mifcredenti . E perche bra- 

Miniftri, le provvide generofamente con mava che ancora nelle cafe private n 

le rendite del fuo riccopatrimonio. Ma tenefie aperta quefla fcuola di verita 

non dee tacerfi , che in tante occupa- alle famiglie , come pure per contrap- 

zioni rifervava fempre il fuo tempo all' porfi a'fuddetti Manofcritti di Lutero , 

com- 

"" " '-'-^~— .1 ■ I ■ ■ ■ ■ . ip ■ I ■ Wri 

<a,) Coc(. amio ijzq. (b) Proc. yicen. fel. igi. «irc. 



e 



44 V I T A D I S. 

cciiipofe arpen* alciini librettini divoti, 
ne'quah XTafcTide bellifljmi f^niimenti 
<ie".Santi Padii ,e fpiego con tanta chia- 
rezza e fapienza que'rafli ofcnri della 
Sacra Scrittiira , che pli eretici torcfva- 
ro a fffonda de' loro errori , chegridio- 
ti tnedefinii , folchc fapeffcro leggere , 
venivano a conof( re e detefbre la ma- 
liziofa fallscia de Novatorl : e quefti li- 
breciiai del Santo acquiHaronfi tsf con- 
cetto , che fecondo rafTerzione del pre- 
citato Arcivefcovo Tarantino (a) furo- 
p.o ^iudicati per un parto di mente fo- 
vrfiimano , tanto piu che inrrecciati d' 
un bcl tnino d'iftruzioiie e ir.editazione 
veniva il lettore ad illuminarri infieine , 
ed accenderli neirAmor di Dio . A mi 
gliajj , dice lo fle.To Autoie , diftribut 
Gactano quefti fuoi tomponimenii , che tro- 
vando penne volonterofe ed aviJe di ri- 
copiarli , diflTondevanii per tutto con ur> 
fenlJLiile profirto di chi leggevali . 

121. Alla viKa di tanti rrcJigj di ca- 
rita , che operava Gaetano in Venezia, 
e dal fuo vivere piu da Angelo, cheda 
uomo , que' nobili come pure il popolo 
Concepirono di Lui tanta flima , e l"eb 
bero in tal venerazione, che ii dottiffi- 
mo P. Sefti Domenicano ftiinoni obbli- 
gato a fcrivere quefte onorifiche propo- 
fjzioni .• 11 ncme di Gi^tano a si altogrM- 
do di credito giunj: inVcntzia , ch: i pri^ 
mi S:naicri di qucila pigliandolo pcr Mac- 
ftro, dai fuo cenno pcndcvano nc' Configtj . 
Parexia loro d' aver la fortuna in mano , 
avendo tal urmo apprcffo , che in cgni Li- 
fo^no della Repubilica difponer poteffe del 
Cielo . Niuno z>:niz'a a Lui una ziolta , 
che ncn t>/ tornaffe mille , e niuno o»/ an- 
daxia affliito, chc non nc partiffe confola- 
to. Ed il piiflimo P. Francefco Mar- 
chefe Filippino ebbe a cosi dire di Gae- 
tano • In Venezia era cnortto comc un 
vuevo ^peftalo mandato dal Cielo a rifor- 
VAf 1 ioftnmi ec. ib). 



U A E T A N O. 

C A P I T O L O XVf. 

Anni di Crifto ijio. di Gaetano 40. 

Piomove 1'Ofpedale degl' Incurabili in Vc- 

nezia , e vi fondi t' Oratorio 

ilel Dix>'m ^more. 

iij. T I Signnri f?c*ernatori deirinfi- 
JLi gneOfredale degPInrurabili ir» 
Venezia perdimoftrare «'polVri la gran 
nafcita di quel luogo Pio fecero dipiiv- 
«ere S. Gaerano in sbito Te.uino fopra 
la Porta mageiore della Chiefa al di 
dentri, coii pr.rvi di fotto queft' Ifcri- 
zione , che ferv;lTe di grata memoria d» 
confojazione ed onore a'SuccefTori , con 
far fapere a tutti eflerne ilato Gaetano 
il fiio fondatore . 

B- Cajetano Thicmeo 

Clericorum J{egularium ,CJ-hujufceXeHodocbii 

Fundatori , 

Cosi pure altri piu antichi Governstori , 
quelli ftefti che furono contemporanei 
del Santo nelle pubbliche Scritture ed 
Iftrumeiiti , adJorti nel Proceflb Vene- 
to e dalla Sacra Riiota nominano S.Gae- 
110 loro capo , il riconofcono per primo 
principio eJ Autore deirOfpedale , e ve 
lo collituifrono ancora vivente per Pro- 
tettore e Difenfore . Parimente la me- 
delima Sacra Ruota Romana nella Re- 
lazio.ie, che fa al Sommo Pontefice dei- 
la carit.\ di Gaetano, apporta Tautoriti 
del P. D. Agoftino Tortora Sommafco 
( feguito poi dal P. Bzovio Domenica- 
no ( r ) dal P. Bollaiulo della Compa* 
gnia di Gesu abolita . e <lal P. Maggio 
Chierico Regolare ) che attribuifce la 
prima fondazione del fuJJetto OfpeJjle 
al nollro Santo : N»n ita priJcm Vene- 
fiis infigne pietatii opus excitatum fuerai 
ejut Cajctani T"ienenfti Vicentini rpers 
Nofocomtum , folicet in quo &c. E ben- 
chc alcuni Scntrori della Viti di S. 
Gactano -.ccennino , rlie fofle il preno- 
niinato Ofpedale di giii ereito innanzi 
H di lui arrivo in Venezia , convengo- 
no pero tutti iti accorJargli fempre i|, 

me- 



fa) El. Clrr. Llb. l. <5. 4;. (h) Vita dr S. Gjct. pjj;. 7. 

(c) Biov. Ann. Eccl. Tom. \f. uitn. jo. RiH.apud Magg. Scrm. i. C.u>. i. XontiZ». 



P A RTE 1. Ll 

jTJ?rito J! fondatore, mentre daE/Toner 
niezzo di prudenti e faggie regole in- 
trodotta fu una perfetta caritatevole of- 
pitalita . 

114. Sentiamo Monfignor Caracciolo , 
uno degli Autori di quffropinione (a). 
Avendo olTervato.S. Gaetano (fcriveE- 
gli ) neirOfpedale nuovo gran negligen- 
za in fervire grinfermi , e provederlidi 
rjmedj neMoro mali , con molti altri di- 
fordini, che eranfi introtlotti nel gover- 
no degli fteflj Reggenti r,e prefe tanto 
fuoco il di lui zelo , che colle fiamme 
ful volto, e con parole ardenti fulla lin- 
gua fecefi a riprendere acremente la lo 
ro trafcuratezza , si ingiuriofa alla fan- 
tacarita. E perche raddolci Egli la cor- 
rezione con umili ed amorofe efpreffio- 
ni , venne quefta si ben ricevota , ecor» 
tale profitto , che fubito fi flabili una 
nuova elezione di altri Governatori e 
Miniftri , ed accettaronfi formati dallo 
lleffo fanto Prelato nuovi ordini e nuo- 
ve leggi , tutte accomodatirTime alla fag- 
gia direzione, e follievo di quegTinfer- 
mi . Tanto Egli coITindrizzo , efempio, 
ed efortazioni di Gaetano, concorrendo- 
vi molti Cittadini ,colIe limofine , e rol- 
le proprie perfone, a foccorrere il Luo- 
go Pio, li vide queUi in breve cambia- 
to , in modo che li pote dire , come in 
fatti fi diflfe Ofpedal Nuoz>o . Sicche o 
diafi fede a'pnmi, o a fecondi fcritto- 
ri , fempre trionfera la veriti della pre 
detta Ifcrizione d' ejferne ftato, Gaelam il 
Fondatore . 

125. Refla folo a dirfique! di piu che 
vi fece il Santo Prelato . Dunque oltre 
TaverEgli ampliato ilLuogoPio,e fab- 
bricatevi molte ofiicine con altre ftanza 
a proprie fpefe , come ha ricavato dagli 
Archivj il diligentiHimo P. Raimondi 
{b) , per maggiormente avanzarlo , e 
promoverlo, volle , che il fuo efempio 
ne foflfe lo fleflb Promotore . Era il bel 
vedere un Prjtonotario si accreditato di 
Santa Chiefa , ed un Cavaliere di fan- 
gue si illuftre, depofli gli abiti Prelati- 
2), veftire poveri lini , e quelle grofle 
tele , che indoflano i ferventi ftipendia- 
ti , e con quelle divife di Plebeo abbaf- 
farfi a piCi vili minilierj oel fervizio 
degl' Infermi : Raflettava loro i letti , 



B. I. Cap. XVL 45 

vs fpazzava i Dorinitorj, purgava neli' 
acqua le pezze degf impiagati , dopo 
aver curate le loro ulcere . Era anclre 
piu vago fpettarolo agli ftefli Angeli 
oflervar Gaetano fucchiare le piaghe pifi 
putride, e fchifofe di alcuni Incurabili , 
e baciarle .• vegliare le uotfi intere per 
aflicurare a' moribondi quelgran pafl"ag-. 
gio all'altra vita, e poi trapaflati ch'e- 
rano, lavarne i cadaveri, e fepeJIirli, e 
facrificare tante volte !a fua vita,quan- 
te facevafi a fervirefaccia a faccia grin- 
fermi di mal contagiofo. 

ii<j. Sparfafi la voce per Venezia di 
quefti prodig) di carita , trafle alTOfpe- 
dale per venire a vederli, ed atnmirarli 
molti di que' Patrizj e Senatori deirnno 
e delTaltro feflfb , come pure moltifljmi 
del Popolo , e qui ad un'efempio $1 lu- 
minofo delfumilifljmo Prelato illumina- 
ti ed infiammati queNobili, fi moflfero 
anch'efll ad imitarlo nel fervizio de'po- 
veri Incurabili , edalle di Lui dolci per- 
fuafive fattifiancora fplendidi Limofinie- 
ri , li vide in pochi mefi que! Luogo 
Pio nobilmente avantaggiato e di nii- 
inero , e di credito , e di entrate , con 
gran follievo degfinfermi , econ fomma 
edificazionee contento di tutta laCitta. 

127. Ora ci forprende unaltro flupo- 
re . A quella fanta Carita , che ufava 
Gaetano verfo gli ammalati , corrifpon- 
deva altrettanta aufleritii verfo di fe 
medefimo . Qiiel fuo corpo si aff^aticatJ 
e di giorno e di notte nel fervire gl'in- 
fermi , quafi che non aveflTe meritato il 
ripofo e '! rifloro , ma piuttoflo il cafii- 
go, oltre il tormentarlo con dure ritof. 
te , e 'I batterlo con flaselli a fangue , il 
condannava a vigilie e digiuni si rigo- 
rofi , che pareva impoflibile il poterfi 
reggere a tante fati.he . Di quefla au- 
fterit;\ , ehe Gaetano praticava con fe 
ileflb, quando n?! continuo travagliar , 
che faceva nell'Ofped;iIe , efigeva il di 
lui corpo trattairento piu cortefe e nu- 
trimento piii abbondante, Hupefatto Fran- 
cefco Pona ebbe a fcriver cosi : ,,Oma- 
„ raviglia ! O virtu ! Veder un Cava- 
,, lieredi chiara nafcita , ricco pur dian- 
„ zt ditutti i doni della fortuna , :idot- 
„ to fenz' aver cove ripofarfi ; Nella 
„ Cloaca piu fetida delle piu fuggite 

, mi- 



(a) El.Clcr.Vit.di S.Gact,Lil>.i.§. ^i. (h) Vita di S.Gagt.manHs.Cap.^.S- S. 



46 V I T A D I S 

,, niiferis condurfi ciipropiis voglia p'e- 
„ no i!i patimenti e bifogiii, per fovve- 
„ nire sgli altrui bifogni e patimenti 
,, come fervidore pagato . E co.i q'.ial 
„ Letto? forfe f^tto le cortine paterne 
,, di ft.:a e d"orG? Sulla vil paglia. td 
„ a qual meiifa ? forfe alle vivande lau- 
,, te e mohiplici della cafaTiene? Col 
„ pane e con Tjcqua . Spettacoli degni , 
,, non deli.T Metropoli Sv.reniirjma lola, 
„ ma del Teatro tutto di Chiefa San- 
,, ta, anii deirimmenfiiii dell' Empireo 
„ (a ). Sin qui egli. 

liS. Ma rerche fapcva Ga?tano efTe- 
re inviato da Dio a Venezia ad oggat- 
to non folo di proiViOvere la grandope- 
ra pia dell Ofpcdrie , ma di riformare , 
e di foggeitare ubbidiente al Divinolm- 
pero quella Citt;\ Dominante, ficche fi 
difponeflTe a rice.^re le Mifericordie del 
Cielo altarr.ente fdegnato contro ITta- 
lia , la quale veniva allora battuta dalT 
afpro flagello delle guerre arrabbiate e 
fanguinofe; perc»6 saccinfe Egli a queft' 
altra piu ardua imprt-fa. Era mafliina 
del Santo per introdurre in una Citti 
la bella forma di vivere Crifliaiio, fer- 
virfi come di pronTitna difpofizione degli 
Otatorj , o vogliam dire , divote Con 
gregazioni di fecolari , che conofceva per 
lefperienza fatta inRoma, in Vrienza, 
e Verona , mirabilniente conJurre alla 
riformadecoflumi tutto ilPopoIo. Con- 
vocati dunque alcuni di que' Patrizj e 
Cittadini , che coiicorrevano a fervire 
grinfermi rcllo fped'le, fecefi a dimo- 
flrar loro i gran vaiuaggj, che rifuitano 
alle noftre Apiine dall' adunarfi molti 
infieme , comefratelli in(.;tino, in qual- 
che fecreto e divoto Oratorio, dove at- 
lendafi a rinovare ed ir.fervorare lo fpi- 
rito con fanti ef rciz; di pcnitenza , e 
di orazlore. Non fu difficile il ref{.irne 
perfuafi que'Signori, mentre che li per- 
iuadeva, parlava cun tanta dolcezza ed 
energia , che rendevafi padrone , ed ar- 
bitro de' loTO cuori . Cosi diedefl princi- 
pio dentro fOfpedale medefimo ad un 
nuovo c primo Oratorio i i Venezia , 
che il Santo volle fi chiam.ifTe del />/- 
'vino ^more , perche effendone Egli tut- 
to accefo, fperava d'eccit«rne le meJe- 
lime fi»inme nel ruore di que'fuoi Al- 



G A E T A N O . 
licvi , col folo ricordarli ^'eiT^r chlama- 
ti ConfratcIIi det Divino ^r/iae . > 

119. Gli ordini poi , e le Leggi che 
vi prc-fcrifle, fono prudenti al fommo e 
fante, e fi j-oflono agevolmente vedere 
per elTerfi date alla fampa iieirAnno 
ij68. dal noflro Vcn. P. D. Gio. Paolo 
Montorfano , Pro.^ofito allora in Vene- 
zia, e f^iretture dello fleflo Oratorio . 
L'titrcizio prinrip.ilv? di quelii Nobili 
Confratelli , volle il Santo , che fofli* 
una indefefla airifienza »' poveri Incura- 
bili , in modo che nefluna cofa loro 
mancafle nel corf o , e molto meno nel- 
lo fpirito . 

i?o. Gaetano poi in queff Oratorio 
tereva fcuola di perfezione , allevando 
quefuoi fiE,liuoIi fpiritiiali neirannega- 
zione di fellelfi, e nella pratica ilel ve- 
ro amor di Dio. Vi fermoneggiava di 
fovente, ed oltre gli efercizj di falmeg- 
giare e del meditare ,faceva con elfi lo- 
ro afpre difcipline con altre forti di pe- 
nitenze , di modo che queilOratorio di- 
veni^e ben prelio un luogo fanto , incui 
li Confratelli tutti accefi d'Amore Di- 
vino fi adoperavano per moltiplicare gli 
atti piu virtuofi , piu divcii, e piii fan- 
ti . Oiuie li pofleri Confratelli per gra- 
ta e dolce memoria di tanto bene ope- 
ratovi da Gaetano nelle preci comuni 
fanno la di Lui Commemoraziene \i\ 
tutte le fefle , e fopra la fcala maelha 
che introduce nell' Oratorio vi hanno 
collocata on» belliflTima linmagine coii 
quefla fottofcrizione . 

SanHiis Cajetanui Orttorii Fundaior . 

C A P I T O L O XVII. 

Anni di Crifio ijio. di Gaetano -jo. 

Una ^corfti di San Gaetano dm Venezia a 
Brefcia , e pcrehe . 

$. 1. 

Orij^iHe deir ^micizia tr« Gaetano 

Tiene e Laura Mifnaiti Monaca 

^goliniana . 

ijr. rjEir faperd da noi i! motivo che 
1 tra(Te il noftroSanto a Brefcia» 

doS- 



(t) Eur. mif. Vita di S. Gjrtano Lsb. 1. pig. 14. 



ParteI. Libr 

dobbutno -tornare col penfiere a Roina 
i^uandoEgli vi dimorava, e dove pure 
<ondotto fi era alcuni anni prima un 
giovane Brefciano ,\di nome Bartolommeo 
Stella, aflai commendabile , e per la no 
bilta della fua Profapia , e per la bonta 
de'coftumi , e per quella fublime dot- 
trind che neila di lui mente racchiud-e- 
vafi . Qiielio dunque cosi configliato da 
una gran Serva di Dio Siciliana , cer- 
cava con tutta premura di conofcere 
■Gaetano , e dopo molte ricerche gli ven- 
!ie finalmente Tincontro d'abboccarfi con 
lui . Aveva percoOume il Santo di flrin- 
ger amicizia colle perfone da bene , da 
cui potefTe ricevere configlj, orazioni,e 
ftimoli per camminare piu fpedito e piii 
ficuro la flrada del Cielo : e per verita , 
ficcome la con/idenza fra due peccatoTi 
concorre a farli piu empj , cosi ramici- 
zia fra due Santi li rende fempre piti 
Santi . 

131. Gaetano dunque fcoprendo al pri- 
Tno congreflo con quel Nobile Brefciano 
un gran fondo di virtCi nella di lui ani 
ma, ed un'indoIe Angelica, fe lo volle 
eleggere fubito in amico e confidente 
con fomma confolazione dello Stella in 
vederfi cosi prefto , e si teneramente 
amato dacliji tenevain concetto di San- 
■to. Facevaiio infieme conferenze di fpi- 
■rito , ed sccoinpagnandofl nelle vifite 
delle Clhiefe e degli Ofpedali , pareg^ia- 
vano r un Taltro a chi piia ben fervifTe 
grinfcrrmi , e confultavano fra difellef- 
fi i mezzi piOi opportuni per ajutarli . 
Gaetano chiamava lo Stella come piCi 
giovane col dolce nome di iij^liuolo , 
am^ndolo con tanta tenerezza, ch? mo 
llrava avefTe iino fiefTo cuore con lui,e 
raccomandavalo a Dio, ed alfOrazioni 
altrui colla fieffa piemura che fe me- 
defimo . 

133. Ora perche Bartolommeo prima 
di partir dalla Patria s'era eletto in ma- 
dre fpirituale Laura Mignani Monaca 
Agoflrniana neirefemplarilTjmo Monifie- 
ro di S. Croce in Brefcia , acclamata in 
quella Citta per Santa , volle a lei dar 
ragguaglio della nuova amicizia contrat- 
ta con Mrnfigno* Gaetano Tiene , rap- 
prefentandoglielo per un Prelato di gran 
Santita. Confolata ad un tal avvifo Lau- 



o I. Cap. XVII. 



47 



ra , prefe fubito Ja penna in mano , e 
bramofa di «ntrar anch^effa in quefia 
fanta amicizia ed unione con Gaetano , 
fi prefe la confidenza di fcrivergli , ral- 
iegrandofi feco di quella fpirituale al- 
ieenza con Bartoloirimeo Stella , € fup- 
plicsndolo ad ammetter ancor lei a parte 
delle fue orazioni . Ecco 1' origine di 
^uella ilrettiffima confidenza in Dio , 
che continuo per inolxo tempo fra que- 
fle due anime fante , di Gaetano Tiene 
« Laura Mignani, 

5. H. 

Confidenza di fpirito , e di lettere tra 
S. Gaetano t la B. Laura. 

134. Siccome afcrivefi a gloria della. 
B. Laura 1' aver fortito per confidente , 
ed amico nel Signore S. Gaetano , cosl 
rifulta ad onore di S. Gaetano l'amici- 
zia , e confidenza contratta colla B. Lsu- 
ra , perche accomunandofi due amici i 
loro beni , 1a fantita dell' uno confon- 
defi ancora nelf altro , e fi raddoppia . 
Poc'anzi dicemmo, che quefla S. Reli- 
■giofa ragguagliata da Bartnlommeo SteN 
la delle belle virtii , e qualita amabili 
di Gaetano , gli (crivefTe una lettera di- 
vota , con cui acquifiarfi !a di lui cor-' 
rifpondenzs . Dal leggere il Santo quel 
foglio diftefo con flile f^mplice, fincero 
e pio , e dalle magnifiche relazioni fjt- 
tegli dallo Stella deUe virtu di Laura , 
argomento in queiranimi iina fomiiia 
perfezione , ed una grande affluenza di 
grazie celelli ; onde refcrivendole con 
umili fentimenti la prego a voK-rlo ac- 
cettare in figliuolo f^irituale , ficcome 
adottato aveva prima i! fiio fratello in 
Criflo Bartolommeo. Cosi continuarono 
poi per lungo tempo lo fcriverfi , e ri- 
fcriverfi fcambievolmente. 

135. Ma delle tante lettere , che il 
Santo fcrifVe , otto fole fi ferbano per 
noflra divozione, ed iflruzion.e pofle al- 
la luce dalle Refgiofe del Moniffert» 
medefimo di S. Croce (tf). La bonta 
poi di quefle vergini facre s'e compia- 
ciuta di donarle tutte , rifervandofepe 
una fola rer loro confolazione , a'figlj 
di quello llefiTo padre fanto che le fcrif- 

fe, 



^a) Memor. Iftoriche di i. Croce in linfcia pjg 50. 51. i^c. 



48 V I T A D I 

fe, avendone trafmefli gliorigin;!li a 
verfe Ch-efe Teatine , dove efpolte in 
preiiofi Reiiquiarj alla venerazione de' 
popoli fervonu di mezzi per riceverfi da' 
divoti moltiflime grazie . Nel leggerfi 
quelle lettere di Gaetano vi fi fcorfie 
primieramente un'intima confidenza che 
aveva nella B. Laura , fcoprendole li piu 
alti fecreti dei fuo cuore , fin a parteci- 
parle alcuni di que'fegnalati tavori , che 
riceveite dal Cielo, da lui per altro te- 
nuti con tanta gelofia occuiti, che tutti 
li Scrittori della fua vita iamentanfi di 
non averli potuto riferire , per non fa- 
perli fe iion in confufo . Pcr fecondo 
racchiudonfi in quefli fanti foglj fenti- 
nienti profondi d'umilta , mentre olire 
le fue fottofi. rizioni , che fono fempre 
efprcfle in que(h' termini , o l' arido in 
Crijlo voJli-9 figtio Gactano , o l' infrut 
tuofo, o l ingrato fcrv" di Criflo; alcune 
voite , r inJcgno Saccrdote , ovvero /7 mi- 
fcro Pretc cd indcgno x>ofir» figHo Gaeta- 
no: nel corpo deile lettere fi Itrapazza , 
e fi condanna per un gran pcccatorc , e 
per lct fcccia dc 'iacerdoti i fi (hiama un' 
a.rca d' ignoranza , e noi dimcno fupcrbo e 
profuntuojo bcnche un fol paffcro bafli a but- 
tarlo pcr tcrra . D'ce t hf ia jua anima 
f maljmente fcrita ed opprclfa dal ncmi- 
CO f chc non ha ancora in.ominciato tt jer- 
■virc a Dio , che in tutto nudo dcl Santo 
^more , fi trova ■vefiito folo di attaccbi 
a quefto mondo . P,-»rci6 piu volte prcga 
la M Laura ad avcr di lui compafjione , 
C far p:r lui grandi orazioni . Che que- 
lle ed airre fimili efpreflioni di Gaetano 
non ufnfrero foiamente daila di lui pen 
na , ma che anche foffero priina conce- 
pite nella fua mente e nate nel fuo ciio- 
re , e forza il pf rfuaderfelo , non folo 
per la SantitJk di «hi le fcrive, ma per- 
chc la vera conlidenza tra due amiLi , 
com'era quella del Santo conltB. Laura 
niette fempre fulla loro linoiji , e pen- 
na un parlar e fcriver fincero. Per ter- 
zo fi fcorge dalle flefle lettere in Gae- 
lano ut' ardcntijfimo amor di Dio , un 
grandc zclo di cjnla pcr la lalvczz' dcW 
animc , una fjmc injaziabilc del cibo degli 
Angelt , una j\>mma divozione alla B Ver- 
gir.e , e tante altre belle viriii , chc ve- 
ramente non e poco ii diletto ed il pro- 



S. G A E T A N O. 

di- fitto , che fi fperimenta in let^gerle i C 
rileggerle . Certo e che ia B. Laura , 
come fla notiito nelle fopraccicate me- 
morie di .S. Croce ( « ) , nelTaprire e 
leggere quefle lettere di S. Gaetano , 
foprabbondava di tanta confilazione , che 
non potendo foflenerla , fentivafi rifaltar 
di giubilo il cuore nel petto , fLioglieii- 
dofi in lagrimc di allegrezza , e poi co' 
me ebbria liel Divino Amore uftiva fuor 
di fe , sfogando 1 fuoi ardori proflrata 
innanzi al Crocefiflb , con pregarlo a 
voler confolare le iflanze fattele di Gae- 
tano. 

ij^- Non v'ha dubbio , che ficcome 
le lettere di S. Paolo promofTero la fan- 
tita a que'novelii Crifliani a cui le fcrif- 
fe , cosi quelle di Gaetano contribuiflie- 
ro di molto a far piii fanta e perfetta 
la B. Laura . Premeva a lui fommamen- 
te , che quefla fua amicillima ferva di 
Dio niantenefle viva queirumilta , che 
le veniva infidiata dal pran concetto, in 
cui tenevala il niondo, e dalia famache 
correva tra li flefll perfonaggj piu gr«n- 
di . Pero dopo reflt?rfi anch'egli pii 
volte raccomandato alle fue orazioni , 
cosi le fcrive per tenerla fempre piu 
profondata nel fuo nulla : I meriti di 
V. K- non iioglio cbc mi ajutino , cbc piut' 
tofio mi nuoarann» , perchi tutt' il noflro, 
e tutto quclfo che e ncll' uomo , e bugia , 
e la giuftizia noftra i jemprc fporca . Co- 
si pure intendendo, ch'elia bramava di 
fcioglierfi da'legami del corpo-, perchi 
volalle Tanima a'fofpir«ti amplefll del 
Divino Spofo , e volendo foilevare que- 
fli >li iei defiderj a piCi alia perfezione , 
coirunifiirmarli al volere di Dio , e fa- 
crificarli alla cariti del profTimo , le di 
in iin'sltra lettera quefio bel docijmen- 
to : jQ^uanto a F. R. ^ime . ytbbiate a 
cuorc S. Paolo , c S. Maitino , che "vole- 
•vano reftar qui per utile del proffimo . 
Non ccrcate , Madrc , piii per voi , ma 
p:r Gciu Crifto . Scordatcvi in tutto di 
"voi , e lolo f/ fia 'tciii pajfwnato ncl vo- 
ftro projjimo . Bramate come fo che fate , 
chc tutto il mondn fia gettato Jopra dl 'vci , 
accio cfft fiano falvi . Uiite /j voce dcll* 
ira di F>io fopra il poptio Criftiano : but- 
tatcvi tra cjfo Dio , ed cjfo popoio , e gri- 
datc : In me , in mc convertantur tela , 

Qiiell' 



l fl ; iJg. 53. 



PaPvT. l. L I B. 

■(liieR^e proprio d'una vera amicizia , 1' 
«ver piu a cuore la virtu e perfezion 
deiramico , che i di lui vantaggj tem- 
Forali. 

§. IH. 

Si porta S. Gaeiino a Brejcia , e vifita 
la Bcata Ltura Mignani^ 

J37. Bramando il Santo conofcere di 
prefenza la fua ftimatiffima madre in 
Crirto , e farfi da lei conofcere , com' 
egli fteflo le fcrilTe, per quel miferabile 
peccatore che fi credeya d^eflfere, penso 
piii d' una volta d'intraprendere il viag- 
gio di Brefcia a quefto fine , ma fempre 
frartornatone da varf impegni, che gli 
fopraggiunfero . Iddio fiaalmente volle 
■confolarlo mediants un"" efficace invito 
che fecegli la B. Laura , e che egli ap- 
punto afpettava per aflicurarfi del divi- 
no volere in quefto fuo viaggio difegna- 
to . Eccone la narrativa nelie memorie 
ifloriche di S. Croce (a). Vedsndo Lan- 
ra il defideHo del B. Gaetano di venir a 
lei , come figlio [piritujie , toflo con letlera 
T iii-vitd a Brefcia , dove 'venns fecreta- 
mente a riuerire la fua cara mtdre in 
Crifio . Piangeva Laura alla prefenza del 
/uo diletto figlio , lacrimando il figlio aW 
afpetto delta madre , di moio che antbi 
4ati in interrotti pianti , fofpiri , e fingu!- 
li , efalando in queflo modo il fuoco delln 
Spirito /anto , fino cbe ia natura nsn el>- 
be fttto il fuo eff^etto di efiremo gandio , 
non poterono mai articolar parola , Che 
Jifcorreffero poi , e qual fode il termi- 
ne di quella vifita , viene defcritto ne' 
Secoli Agoftiniani del g!a mentovato P. 
Torelli , il quale dopo Paverdetto, che 
Gaetano fcriffe alla Mignani due lette- 
re da Venezia nel 1510. cosi fogpinnge 
colle notizie ricavate dagli autori Bre- 
fciani, e ds^manofcritti di S. Croce . 

138. ,, Un altra lettera ancora fcrilTe 
i, S. Geatano alla B. Laura prima che 
„ di Venezia fi partiffe , nella quale le 
„ diede^jarte, che ben toflo farebbeve- 
„ nuto a vifitarla in Brefcia : Ed rn ef- 
,, feito in termine di pochi giorni cola 
,, fi porto ; e fubito giunto ando a! Mo- 
», naflero di S. Croce a vifitare la fua 



I. Cap. xvir. 4^ 

„ dilettiflir.a madre Lanra , c»n la qua- 

„ !e ebbe lunghi difcorft delle cofa del 

,, Cielo , e del moio vero e ficuro di 

„ acquif!ar anime per quJIa heata ed 

,, eterna Patria ; e con tal occafione le 

,3 paleso rintenzione , anzi pure la di- 

,, vina ifpiraziojie ch' aveva di fondare 

,, una congregazione di Chierici Rego- 

„ lari, li quali alla matiiera de' SS. Ap- 

„ poftoli e de' loro difcepoli , fi dovef- 

,, fero impiegare con ogni ardore ne!!' 

„ acquiflo deir anim.e _, e nella con- 

,, verfione de' peccatori ; che pero la 

„ fupplicava a volergli manifeflare it 

„ fuo fanto configlio in cosi ardua im- 

„ prefa : Cio intefo dalla Beata , alzd 

,, gli occhj a! Cielo , refe grazie infini- 

„ le a1!a divina pFovvidenza, che Evef- 

„ fe jflillato neil'anima fanta del fuo 

,, figlio fpirituale un'opera cosl utlle e 

„ pToficua alla Criftianita , anzi pare a 

„ tatto il mondo . Frattanto termina- 

„ te che furono le loro fante conferen- 

„ ze , quali ftimo , che foffero piu df 

,, una volta replicate , il Santo Sacerdo- 

„ te in fine da effa fi congedo, con di- 

„ re non fenza gran copia di Isgrime : 

„ Madre a rivederci in Paradifo , dan- 

„ dole la fua Sacerdotale benedizione , re- 

„ fiando effa altrettanto mefla , veden- 

,, dofi priva per fempre in quefta" vrt« 

, della fua fanta prefenza , quanto lieta 

„ nel prevedeTe il frutro grande , che 

,, aveva da fare cosi egli , come i fuoi 

„ figli , che intendewa d^ifiituire nelia 

„ Chiefa di Dio . ,, Quefl' aMegrezza di 

Laura pnrve , che il Signore ia voleffe 

renJer compha ; mentre per dare il pie- 

no contento slla fua fpofa di veder pri- 

ma di morire nata gia al mondo la di 

lei bramata Religione , afppttado di chia^- 

marla a fe in Cielo quattro mefi dopo 

che quelia fu folennemente fondata ia 

Roma . 

139. Seguita po! a dire il fuddetto Sto» 
rico , che il Ven. Barrolommeo Stella , 
figliuolo fpirituale anch'egli dellamadre 
Laura , giunfe da Roma a Brefcia ne!Io 
llefTo anno lyzo. poco dopo, che ne fu 
partito S. Gaetano , acciocrhe colle fue 
replicate vifite fatte alla ferva di Dio 
le raddolciffe quel!'amarezza di cuore 
che aveva ella patito nella partenza del 

San- 



(a) Pag. 109. 

i''ii. di S. Gaet. Part. I. 



50 V I T A D I 5i. G A E T A N O . 

Santo . Queflo Nobiie Brefciano , rap- pnifce daile fue lettere, clie preniire aT- 

portano le Storie lii S. Croce , confacra- Ja B- Laur.i , fcrivenijole che pregafTe 

tofi Sacerdote a ^erfuafione di Gaeta- Dio acciocche potefie egli venire a fla- 

no , e colla di lui dirsiione , ed efetnrio re inBrefiia due giorni per sver il con- 

inalzatoli ad einirente perfezione di fdn- temo di viGtarla . Ne fu poca la vio- 

tita , fondo poi il celebre Spedale degl' lenz^ , che dovette farfi il Santo in ab- 

Incurabili inBrefcij, fecondo Tidee ap- banJonar cosl prelto , ed appena vedu* 

prefe da Gaetano in queffanno medeli- ta , tjuella fua amatifTima in Crifto ma- 

mo lyzo. , avendovi polJa la rrima pie- dre , cui tanto tem^-^o fofpiro di cono- 

tr^ il Vefcovo d' allora Paolo Zane . Mc- fcere , e cooferire i fecreti del fuo cuo- 

che poHiamo dire con gran fondamento re . Ma efli volle fjcriiirare le fue pri- 

efltrre flato il noflro S.)nto benelico an vate confolazioni a quell' iaipegni del 

cora alla Citta di Breffia , per aver beii pubbliio , che lo richiam?vaiio a 

avuto gran parte nellerezione di queflo Venezia . Qua dunque refiituitofi , ci fi 

fuo Spi-dale depl' Incurabili , anzi bifo- ofF.-rifcono ad ammirare nuovi prodigj 

f;na afTjlutamente credere , che nel di del fuo zrlo . Ritrovavafi allora quella 

ui cuore 1i confervaffe un'amore par- Sereniflima Dominante attorniata ed af- 

ziale verfo quella Citta , eJ un gran ze- fiitta da quelle guerre , che fecondo gH 

io delfeterna falute di que" Cittadini , Storici opprimi.-vano tutta 1' Italia ; a 

mentre per fantllicar le loro anime con febbene vi eraiio impegnati altri Princi- 

purificarle da opni macchia , e di colpa pi efieri combattentili ollinatamente V 

e di pena , ottenne da Leone X. per le un altio, era pero 1« Repubblca Vene- 

felle di Pafqua un' Indulgenza plenaris , tn in pericolo d^effer anch'ella attdcca- 

grazia In que'tempi affai rara e difficile ta , e di vederfi ne'fuoi conSni copiofo 

» concederfj ; la quale poi , come fcrive numero di TeJefihi e di Francefi , che 

il Torelli , fu ricevuta con fomira plle- comparfo era nelle valle campagne di 

grezza e divozione da quella piillima Lombardia . A quefli tlmori in Occi- 

Citta (a). In oltre per allettarln ed ac- dente apgiungevanfi quelli d'Orienre , 

codumarla alla maggiore freiuenza de' inentre Solimano il Gran Turco affe- 

Sacramenti , le manJo da Rnma pari- diava con un Eferc/to forniiJabile ITfo- 

mente un'alrra Indulgei^za plenaria , al la di Rodi , e con tanra lifoluzione di 

di cui acquifto veniva irgiunta la Santa acquiflarfela , che dichiarolli voler piut- 

Confrni-)ne e Comunione . Cosi Gaeta- tollo perJere il fuo Imrero , che noa 

ro , benche afTenre riguarlava con oc- renderfi padrone di quelllfoij ; quale 

chio amorofo la Citta di Brefcia , oltre efpug'iata che fofr- , come pur troppo 

le preehiere che rorgeva per lei a Dio, gli riufci, ognuno temeva, che per ca- 

avenJovi dentro due gran pegni e mo- gioie <iella vicinnnza di Ro.li a Cipro 

tivi d'amar1a , Tuna la fua cara madre e Can.lia rivoltaffe le fue armi vittorio- 

in Criffn B. Laura , falrro il fuo am.T- fe fopira quedi due Regni poffeduti dil- 

tilfimo fratello in Crillo Ven. Bartolom- la Re,Mibbl ca di Venezia . 

nieo Stella. 141. Sa" Getano veggenJo quelli fo- 

rieri de'D vini callighi ancora fopr» Ve- 

CAPITOLO XVIII. nezia , perso fuhito al modo di placare 

Dio fJegnato. Primieramente ff^xrfe co- 

Anni di Crino i;ii. 1512. di Gaer. 41. 41. piofo fanpue a fotza di fpietati fl.igelli, 

raddoppiando ancora i digiuni « tutto 

tiiiornato a Venezia Gattano iii iftituifce rigore , le vigilie, e 1e orazioni accom- 

piiLbliche divozicni p> ((ervandola da. pagnare da lagrime , e da rrofondi fof- 

^ravi pericoli , e poi parle per piri. Poi ottenuta la rsrrnifnone da' Su- 

J{oma . petiori, iftitui pubbliche ProcefTioni con 

molte preci acconcie ad impetrare da 

140. pOco tempo fi trattenne in Rre» Dio perJono e mifericordia . Indi fcor- 

L fcia Gaetano per quanto s'ar- rendo per diverfe Chiefe della Citti , 



VI 



(a) Secol, ^goftin, Tomo 8. fotle l Wino 1515. nella viti delta D. Laura . 



Parte L Lib. L Cap. XVUI. 51 

VI predTcava tJa'Pergami con tanto fpi- hliche divozinni iftituite da Gaetano in 

rito e vigore , che moveva i popoli acl Venezia , e per le di lui rreghiere , qnel- 

un piaDto fenfiblie di contrizione . Ag- la Repubblici non fo!o fa nrefervata dal- 

giunfe una niiova invenzione (che da le ftragi comuni a tutti T Eurona , ma 

lui traendo la prima rr.dice , come no- riacquifto ancora !e Citta e pi^zze per 

tano gli Scrittori , s'e poi diramata per Tinnanzi perdute ; VeiJitiis cum tota Eu- 

ritalia in tiitte !e Chiefe) <]] efporre ropa maximit urgeretur belHi , pubtlicas 

fugli Altari fco;'erto negli OHenfoi j il inftituit oyationes , (7" feyvi Dei precibus 

Santinimn Sacramento con quantiti di tnbutum eft , quod flaius Veneius jioii fo- 

lumi e folenni apparati , per eccits'e i lum a tot cla.iibu-s iHa-fns evferit , fed 

popoli ad un vero pentimento di cuo- etiam antea deperditas Civitates CT Ca,- 

re , e per rendere piii fervorofe le fup- Jiella recuperaverit {b}. 
pliche , animate dalla prefenza vifibile 143. Ma quando Venezia ammiravs 

e maellofa del loroDio (u), come pure piii che mai tante opere prodigiofe di 

per maggiorniente inclinare al perdono Gaetano , e godeva i copioli frutti del 

1' Eterno Paiire in vederfi offerire pub- fuo ze!o > il I\ Giambattida Domenica- 

blicairrente lo ileflio fuo Unigenito per no , confeflTore del noOro Saoto , ritro- 

mediatore. A quefle efpofizioni del Ve- v?.ndofi ancor egli in Venezia {c) f or- 

nerabile diede principio nel fuo Orato- gendo con lume celefie fortn.irfi vafle 

rio del Divino Amore , e poi in altre idee nella mente dt Gaetano , e che it 

Chiefe riu ampie di Venezia , nelle di lui gran talento non dovea tenerfi ri- 

quali affollandofi la gente, trattavi dal- flretto in una fo!a CitrJ , gli comandd 

I» novita di quel facro e si divoto fpet- di ritornare a Rom.i . Ed ecroci qui ob- 

tacolo , vi adorava Gesii con tanta di- bligati a rinnovar li nollri flupori circa 

vozione e confidenza , che le pareva da Tubbidienza del Santo , e forfe maggiori 

que! luminofo Trono di Maelia flelTero di quelli che ne facemmo in Vicenza.^ 

pendenti , e come ficure le grazie defi- Era egli confiderato per i' Angelo Tu- 

derate, e richiette. telare di Venezia , e per un nuovo A- 

J4I. Cosi il Santo Prelato con queffe pofiolo mandatole dal Cie!o, amatiillmo 

pubbliche divozioni e penitenze , da lui dalla nobilta e dali.i plebe , acclamsto 

promofife in Venezia , e con altre fue da tutti per padre de' poveri , follievo 

diligenze feliceinente riufcite nel fanti- degl' infermi , confolatore degl'afflitti , 

Scare quella nobilta e que! popolo , ma piu e guida ficura al Cielo si a giufli co- 

alla forza deile fue orazioni tolfe dima- me a peccatori . Vedeva lo fleflb San- 

ro a Dio li flagelli , che flava per ifca- to , e'l vedevano tutti quanto di bene 

licare , lo refe alla Repubblica cosi pro- operava in Venezia , e quantcx petev4 

pizio , che ella fola con iftupore degli fperarfi dal continuarvi la fua dimora . 

Siorici di quel tempo , ebbe a godere Ad ogni modo quefli motivi gsgliardi > 

la pace in mezzo a tante guerre vicine . e della gloria di Dio , e della falute 

E la Potenza Ottomana dopo la prefa di delfanime che dovevano trattenerlo in 

Rodi , volto le fue Armi a tntt' altra quella Dominante , perdettero tutta la 

parte, che agli altri due minacciati Re- loro forza a fronte delf ubbidienza , rif- 

gni della Repubblica . Rifoluzione co- pettata fempre da lui , e tenuta per la 

tanto inafpettata de' Turchi induffe co llefTa voce di Dio . Ecco dunque Gae- 

munemente gli Scrittori della «ita di S. tano frettolofo fulle mofTe per Roma , 

Geatano ad attribuire la pace , che go« volendo prontamente ubbidire a primi 

dette Venezia , al di lui zelo , fondati cenni del fuo direttore fenza menomo ri- 

fulla Relazione iincera d'un anticoDia- cercargliene il perche » o a ch' fine co- 

lio deir Oratorio. La congregazione de' l^ lo mandafTe . Ma non fi puo creJefe 

Riti in oltre aflerifce » che per le pub- quanto rammaricalTe tutta Venezia que- 

ffa 



(a) Silos Hift Cler Heg. Par. 1. lib. i. pag. 277. Bxrbar, Stor. Eccl. di Vicenztt 
{ib, z. cap. 99 Enud Jlmor di Gesit par. i. prat y. pag iij. 

(b) ..^c?. b Pofit. in i anoniz. B. Cajet, de I^elig. pag. 19- 
(c), Calaf. Vita di S. Gaet. (ap. J. m finf. 

G a 



5» V 1 T A D l S. G A E T A V O. 

fla rarten23 Jfl Santo , mcntre cono- vi apporto , rarticolarmenre a qviegVl'- 

fceva di perdere un gran teforo , ed il luP.ri fuoi confratelli dell' Oratorio del 

fuo intercefTor preflTo Dio ne'bifogni sl Divino Atnore , quali vide crefciuti , 

pubbiici , come privari . Cccoine neila perfezione della cariia , 

cosi al numero di 60. intentt tutti adi- 

CAPITOLO XIX. fendere dalle nuove erefie laSantaChie- 

f a ( c ) . II riunirfi Gaetano a' fuoi coir.- 

Anni di C.riflo 152?. di Gaetano 45. pagni del Divino Amore , fervi loro di 

grande eccitarnento a mapgiorniente avan- 

GiuKto a E,cma Gaetano , quali fc/cto le zarli nell' efc-rcizio delle virtili , e nello 

jue azioni eJ a!ii penfieri . Kinunzii i zelo detla fanta Fede , rigu.irdandolo 

leni patcrni , e 'vifita di nuovo la S- tucti per un vivo efetnpio di fantita , e 

Caja di Littlc. venerando per oracoli i di lui configlj . 

Egli poi benche uno de' piij diflirti , e 

1.44. f O Storiro Ecctefiaflico di Vi- celebri Prelati di Roma , non volle pii 

J_4 rerza P. Barbarano Cappucci- acccftarfi a queth Corte, che avevi al- 

no , dopo ^ver riferito le pnbbliche di^- cnni anni prima oflervato alTai lubrira 

vozioni promofle da Gaetano in 'Vene- e troppo diflrattiva dalla divozione , ed. 

zia , ed in altre Citia del di lei Domi- unione con F)io. Ma i fuoi pafli volge- 

nio con efito si felice, foop,iunf;e . . . Ef vanfi a'fepoIcri de' Martiri , a'Santnarj, 

fcndo flato il B. Gietano in Vene^ia eJ alle Chiefe > fpecialmente alla Bafili- 

due anni per comandamento del fuo pa- ca di S. Maria Maggiore per la dolre- 

Jre fpirituale , cioe del predetto Dome- memoria d'avervi ricevuto dallaB. Ver- 

nicano , fi trasferi a Roma Fanno d: no- grne nelle fue braccia Gesu bambino ; e- 

lira falute 151?. Parmi in veriia che il qui ripenfando al gran favore flrugge- 

Padre Barbarano in queflo computo degli vafi in tencrifllme lapriine d' alleprezza > 

anni , fatto diverfamente da qualche al- e di confufione per iflimarfi cosi inde- 

iro Scrittore , abbi» colpito piu giufla- gno , e fconofcente. 

mente nel fegno , irrentre che ii Santo J46. La di lui cariti fempre arpafTio- 

dimorafle in Venezia nelTanno 1510. , nara dalle miferie de'profIjnii follecita- 

«on vha akun dubbio per due lettere va!o a cercar peccatori per con^ertirli » 

da lui medefimo fcritte a Laiira MiKiia- e foccorrere a Poveri , ed a fervire pl' 

»ii , ambedvu- ron la data di Veneiia Infermi . Pero i Lararetti , e fe Cafe 

\.a), la prinia fotto li iS. Marzo J510. , degli appeflati ( fcrive Monfignor Ca- 

]a feconda fotto li 8. di Giugao dello racciolo ) erano il campo piii fpatiofo in 

fleflo «nno . Cke poi ancora vi conti- cui trionfava quelfa caria di Gaetano 

nuafle la fua dimora neirann01511.de- {d). MonTo Fgli a compafllone di que' 

ducefi evidenlemente da un* altra fna mileri infetti dall.i pefle, da cul «l!ora 

fettera alla nipote {b) U Conteila Eli- oppreffa gemeva Roma , andava tut'o 

f«hetta Tiene fotto W 10. di Luglio 151». intrepidoa fircorrer loro con queiramo- 

Anzi bifopna tener di cerro , che non re , rhe ha piii forza della morre , men- 

fe ne partifle prima deiranno 15x5. per tre tante vofte efponeva a pcrifolo la 

ia ficurezza che daca ci viene da un'al- vita , q.iiinti erano gli appeftati che fer- 

tra lettera tielSanio diretta al Ven. Pao- viva . Difponevati a ricevere degnjmen- 

lo Giufliniano, Fondatore degli Eremiti te i Sarramenti , a morir volentieri , e 

Camaldoleli . de'ti di Monte Corona col a ben morire,dopo averli fcrviti intur- 

)• dita da Venezia nel primo giortvo di ti i miniflerj anche piii viVi e pericolo- 

<iennaro 151^ _ fi , fenza che 1' infaflidilfero nd que'bub- 

145. Nt-l mettep piede il Santo Pre- honi che curavt , nc que' putridi fiati 

lato dentfo TAIma Citri , grandiflima che efalavano , ne quellaria peflilenzia.- 

fu U confulazione , e l'allegrezia che le che atti-aeva . Coirevano li Romani 



ad 



(*) Memor. Ifior. di S- Croce pjf. 104. (►>! Ci/Jat. rita di S. Ga:1j-ii F.l. Clfr^ 

Ul>. ?. <5. IJ- (Cj ^nt. Cara.C. fil. M. $. Jl PjoIo IK llb. l. Cap. 10. 

{fi) £1. Citr. Itb, i. X 47- 



Parte I. LiBRo I. Cap. X-.X. 5j 

at! ammlrare la iH Lui ajdente carit;i , per una^ran coniidenzia in Dio , s'accin- 

oni^e fatti aniinou dal di lui efempio , fe fubiroad efeguire con animo generofo. 

gettavanfi anch'elu in quelli pericoli , Tardua Jmprefa ,- e dovendo fondar il nuo- 

con fervire coiian temente que' poveti voOrdine ful n-ienre di terra , voli& Egli 

appertatt . _ il rriwo fF^gltarfi di tutti i fuoi beni 

147. Da quefi-e opere caritatevoli dl terreni , Fece peTcio^un breve ritorno- a 
Gaetano paffiamo ora alli grandi penfie- Venezia per ifIabiIirveiTe-tef*lTrrente !a ri- 
ri che rivolgeva nella fua vafta mente . nunzia; dove giunto cjue'divoti Citta- 
Da molto tempo andava Egli ide^ndo dini fi rallegraron di molto in vederli 
una nuova Religione per varji motivi , reftituito il loro ?.mati£[imo Padre, ac- 
che poi vedremo , la quale rinnovafie nel cogliendola con tenere efprelHoni d'af- 
Mondo la vita appollolica, e rialzsflfe il fetto,_e_di giubilo, per ricordarfi delle 
Clero precipitofamente decaduto coun- fue primiere Appofloliche fatiche, edora- 
to dal primiero fuo decoro , coUa di ciii zioni a benefizio di tutta Ig Citta . Ma 
Riforma fperava poi guella ancora di refto amareggiata quella losro ailegrezza,. 
tutto. il Criflianefimo . Ma la fua umil- dallo intendere la fiia breve dimora , ed 
ta dl quando in quando gli rapprefenta- il dover rirondurfi preflo a Roma. Pre- 
va peruna temeraria prefunzione il pre- fe Egli cafa nelle vicinaoze di S. Gicr- 
tendere d' aver quello fpirito di fantita, g;o pre(Vo l Ofpedale degf Incurabili , 
che fu necefTario a Benedetto , Dome- efercitando in quel poco t.empo rhe vi 
nico, e Francefco per introdurre nelU (i trattenne le folire opere- di carita ver- 
Chiefa di Dio nuove Religioni. Dall' fo grinfermi e bifognoG. OrJind poi af 
altra parte fentivafi ga.gliardi impulfial- Notajo, che formafTe lo flrumento Pub- 
la grande imprefa fenza potervi relKIe- blico, in cui rinunziava tutti li iuoi be- 
.re : onde il povero Santo pregava di a\ feudali , e fideicommiflli a que^Con- 
continuo 11 Signore a volergli manife- giunti , a cui afpettavan.fi , ed il reflan- 
itare il fuo volere . Finalmente IJdio , te di libero alfunica Nirote la Contef- 
che ha fempre riguardato con occhio fa Elifabetta Tiene , figliuola de! fuO' 
benigno le fuppliche degli umiU, gli fe- fratello ti^.aggiore ,. gia defunto, rifer' 
ce fenllbUmente iatendere, che non Ib- vanuoft foloalcune decime in grazia de' 
lamente aggradiva il fuo difegno , ma Poveri , delFafietto de'quali non pote' 
lo voleva fenza indugio poflo in opera , mai fpogliarfi . Fu pubblicato lo flru- 
pronto Egli a profperarlo colla fua Di- mento nel priiro di Settembre, Cosi rL- 
vina afTnlenza. II mezzo di cui fervifG trovali reeiflrato: ^4cium Venetiis inccTt-- 
Iddio per m&nifeftare quefia fua volon- finio Sancii Geoicgii i?i domo Rcv Domi/ii 
ta a Gsetano , oltre la voce intefa, fu Cajetani de' Thunis die prima Sepiembyis 
una vifione , con cui efprimendo in fi- ^. D. lyij. (i), 

gura quel ch'efprefl[e con parole in San 149. Ecco ora ilSanr© per efTerfi fpro- 

Matteo al Capo 6. gli dava il modello priato delle ricchezze mondane ripren- 

della nuova Religione . Gli iece vedere dere piii follecito il fuo viaggio di ri- 

un campo coperto di vaghi Giglf, at- torno a Roma ; folo che il fermoalquan- 

torno cui volavano varj uccelletti , che to !a gran divozione che profeffava slla 

con voce giuliva cantavano le lodi at Santa Cafa di Loreto . Se nella prima 

]oro Creatore {a) , accennando poi a vifita, che fece Gaetano a quefio San- 

Gaetano , che que' fiori andavano ben tuario riferita da noi altrove, vi trion- _ 

vefiiti fenz' averfi teffute le fete,equel- fo 1' Amoie fopra l'umilt^; in queHa 

H uccelli ben pafciuti fenz'aver femina- feconda , che ora defcrivefi, rumilri 

to o mietuto grani , afpettando gli uni prevalfe fopra 1' Amore. Eccone qui it 

e gli altri dalla fola provvidenza del Cie- rifcontro. Al notiro Padre D. Giufeppe 

lo il loro cibo e vefiito : Qiiefta e lanor-^ Amadeo Perini , Religiofo di fingolar 

wa, gli dijfe , del tuo Iftituto . bonta, e celebre Oratore de'fuoi tempi, 

148. Cosi afficurato il Santo del Divi- nel pafTar perLoreto a venerarvi la gran 
no volere , e fentendofi gioire il cuore Vergine Madre , difiTe il Signor Campa- 

nari 



'^al El. Cler. Lib. i. §. 51. pag. izi. (bj Ubi fi*p. pag. iz8. 



54 VlTA D! S. GaEFANO. 

nati Computilla, o Archivifla <ii quel 
SHntuario, eflTendovi prefer.te ancora D. 
Pier Simone Eoidii Canonico di Lore- 
to , aver ritrovato nel rivoleer? reSrrit- 
ture dells Santa Cafa una b?lld mema- 
ria Ji S.Gaetiiro. Deliderorodi faperla , 
c vederla il P. Perini.ne fu fubito com 
piaciuto , e confolatodal cortefe e divo- 
10 Miniftro. La memoria regiftraia vi 
era in qaeflt» modo , conforii:e la rtferl 
a me in una lettera , e po' anche in vo- 
ce , e la preJicd da' Pulpiti nella No- 
vena del Santo il medt-limo Padie . U- 
fcito Gaetarto dalla Sacnltii di Loreto 
io abito diSacerdote incamirinavali ver- 
fo la Sarta Cappella per celebrarvi la 
MeflTa . Era«i portato dal pran defide- 
lio di ricevere nelle fue viCcere quel Dio, 
che cola difcefe dal Cieio e farfl Uomo 
reirUtero Verginale di Maria . Maun 
rifleflTo penetrarte, che I' invefll della 
fua indegnit^ a celebrar MeflTa in Luo- 
go si facrofanto , gli arreflava i paflfi , 
anzi glieli rivolgeva addietro per ricon- 
durlo in Sacriltia . Ad ogni modo ani- 
mato dal Chie-rico , e follecitato a fpe- 
dirfi per dar lu«jgo apli altri Sacerdoti , 
che ftavano premurofi afpettando di di- 
re la MeflTa dopo dt Lui, profegui it 
cammino verfo lAItare. Ma qui rinfor- 
zando rurtiilta li fuoi afl^alti ; e rappre- 
fentandopli piu al vivo la propria vil- 
ti , come avefle ardiie iin gran Pecca- 
tore , { qual' Egli credevafi ) profanare 
quelU celefle flaoza , che aveva confa- 



P.AR.I. LiB. I. CiP.XiX. 

craia coll' incarnarvifi lU' iT^nito Fi- 
glio di Dio , veiine forprefo da tal cr- 
rore e dolore , che proruppe in "n dl- 
rottiflimo pisnto con un prnfluvio ditan- 
te Ijgrime , che ne reflo inzappafo \o 
Heffo Altare. Sicche gli convenne ( ac- 
cidente non piu vedutof ed allorri ve- 
duto con iftupore divoto deel! Aiiaiui ) 
psrtirfi tutto corfufo e molle di lagri- 
me , fenza aver pnturo celehr^re quil 
Sacrifiiio , cui per ardentiflfiiiio amore 
br;iniava di celebrare. 

150. Prima di pjrtir Gaetapo dalla 
Snrta Cafa, pren^efla lunea Orazio-e of- 
feri alla Vergire Annu-zi ta il fiio In- 
flituto, che ftava in procinto di forma- 
re a difefa della Santn FeJe , fup lican- 
dola a riceverlo fitto la fua .-Mrorofa 
Protezione , e ad impetrargli la henedi- 
zione del fuo Divin Bair.bino . In que- 
fla fuppiira fervorofa , fcrive Morfipnor 
Caraccioli , concepi tanta fperanza >V ef- 
fere flato efaudito da Msria (a), che fe 
gli raddolci quell' amarezza e corfufio- 
ne, cagionatagli, come dicemmo, dalla 
fua umilta, ed ufcito per lungo tempo 
fuori di f e ; entro in un^altiflim» con- 
templazione delle fnrprendcnti bellezze, 
e perftzioni della fua adorata Regina . 
Indi ritornato a' fuoi fentimenti gettofli 
colla faccia per terra a' di Lei pieJi , e 
fi mife in viaggio per far litorno a Ro- 
ma , efondare la fua Religione de'Chi*^ 
tici Re^olati. 




VITA 



(a) £/. Clo: Lb. 1. §. jj. 



55 



V 



m SJLM €r JL M T JL M O. 

■'^ VSh l<^ <<5>> *«?> "«Sn «tS^ '"S^ "i^ ^^ '■^ "^ '^ ""C»! VC^ vs>> v^ t3>i '^ VC>> ><?> ".i^ v^, v^ v^ v£>, >£?, <<9> <c>, v-p» vss 

LIBRO SECONDO. 



5<r» Gaetano nello Jlato di Fondaiore , 

351. ^YEL corfo di que{l'»nno 1514. 
j[]\^ abbiamo a vedere una gran 
novita , che forprefe tutta Ro- 
tna per runione di dne cofe credutein- 
compodibill , quai'era raccoppiarfi aflie- 
me il C.hericato col Monachifmo, ed il 
rinferrarfi ne'ChIoflri co' vincoli de' fa- 
cri Voti il Clero 5ecolare. Queft' e la 
fondazione del nuovo Inftituto deChie- 
Tici Regolari : Imprefa in que'tempi non 
meno ardua che grandiofa , ma da S. 
Gaetano generofaiuente afTunta e com' 
piuta . 

C A P I T O L O I. 

Anni di Crifto 1514. di Gaetano 44. 

Stato compajponewle del Criliianefimo . 

Jji. /'^Uattro graviffimi difordini nel 
V^ Popolo del Signore ofTervati 
venivano e pianti da Gaetano. Erano 
quefti il vivere difToIuto de'frcoIari : il 
co(}ume rilaflato de'Cherici: il difprez- 
zo delle cofe Sacre: ed il furore delTE- 
refia : Conlider.uofi da Gietano il dan- 
no grande , che recavano li medefimi 
alla SantaChiefa, metiitava i| modo con 
cui la corruttela de'cof{umi ne'Secolaii 
fi togliefTe , negli Eccleliaflici la edifica- 
zione s' introduccffe , le rofe Sacre fi 
cohivaffero , ed in fine le Erefie fi per- 
feguitaffero, e fi diftruggefifero . 

§. l. 

Defcrizione dello fiato dtl Criflianefimo . 

ij?. A ragione delle guerre principal- 
mente , che infierivano nella noflra Ita- 



lia, introdotta erafi nefle Cvtta tutte la 
confufione , ed il difpregio delle Leggi 
umane non rneno, che Oivine. L^inte- 
reffe^ comincio a dominare in modo , 
che induceva ognuno alle inaiuftizie, al- 
le frodi , airufurpazione Jegii altrui ba- 
ni. II libertinaggio , e la fenfualita por- 
tavanfi in trionfo , Famigliari renduB 
eranfi gli odj , le maldicenze, !e perfe- 
cuzioni, gli omicid;, e quatfiroglia ini- 
quita da'Nobili, e da' Plebei tutto gior- 
no commettevanfi. 

IJ4. II Chericato poi perduto aveva 
fiffattamente il fuodecoro, ed aveva de- 
turpato cotanto il fuo carattere col vi- 
vere licenziofo , che niolti Scrittori eb- 
bero a dire, che in que' templ avverato 
fi era rOracolo del Profeta Efaia : Et 
erit ficut^ Populus , fic jucerdos {a). Im- 
perocche nel fecolo fedodecimo gli Ec- 
clefiaftici vedevanfi camminaTe fcompo' 
f^i edimmodefti, con portam^^nti p u da 
Secolari che da Preti, con i^biti sfarzofi 
e vani, e con li capelli cadenti fu gli 
omeri . Non fi arrodiv.ano di freqaenta- 
re li Ridorti, le gozzoviglie , li giuochi, 
li feftini, Negavdno alla Greegia di Cri- 
flo le elemofine , la Divina parola , li 
Sscramenti anche in morte. Con irreli- 
giofita ed irriverenza le facre Funzioni 
efercitavano , imm ndi mantenevano gli 
Altari , lirappazzando le Meflfe ron le 
altre fante azioni , invece di conciliaro 
ne'PopoIi la «ivozione, e la pieta , li 
provocavano ad abborrire, ed a deride- 
re li Oivini Mifteri . In fomma tanto 
erafi avanzata la TilalTatezza del Cle- 
ro , che da' Principi Criftiani fatte furo- 
no efficaci iftanze al Sommo Pontence, 
acciocche per la Riforma totale degli 
Ecclefiaftici con Appoftolico zelo fi ado- 
prafTe . 

rjj, Daquefta vita fcandalofa deII'Ec- 

cle- 



l t. ) Ifai. Cap. 4. 



56 V I T A D I S. 

defiaftico Ceto ebbe origine il difpre- 
gio totale delle cofe Sacre. Ortervavan- 
C in allora sl negletti li Templi , che 
avfrvano piu la fembianza di fpelonche 
e di ftalle, the di cafe del Signure. Gli 
Altari coperti erano di fuccidi psnni,e 
d' immondezze. Laceri e lordi miravan- 
li li Sacerdcali Arredi.li Ccrporali , ed 
i Sarri Vafi . Le Reliquie ed i Corpi 
de" Santi Martiri fi ir.altrittavar.o piu 
che non farono Jalli nelli Tiranni . Di 
raro , e con irriverenz» Ticevevanfi li 
Sacrimenti. La Divina parola , e leSa- 
cie Scrirture co'difcorfi profani e licen- 
aiofi mefLolavanfi, ed i canti delle Ore 
Canoniche afFrettati udivanfi , difcor- 
danti , e confufi . 

15S. I11 quefti giorni meJefimi tar.te 
Erelie infirfero.e ripullularono perope- 
ra dell' empio Erefiarca Lutero , clie 
malagevoie e veramente Tannorerarle . 
Bafla faperfi avere Lutero co" per^vrfi 
fuoi Dogmi containinata la ptiriti delia 
Fede per tutta la Saffbnia, la Boemia , 
!a Tranfilvania, U Danimarct, la Sve- 
zia, la maggior parte della Germania , 
la FianJra, iTnf^hilterra , e la Francia . 
Anzi nella fleffa noflra Itatia , *d in (i- 
«0 a Roma il Luteranifmo fi fparfe,ed 
infinici danni arreco , 

§. IL 

Motivi cbc moffro S. Gadano 4 fondare 
l' Ordine d: Ch:rici Regolari . 

1J7. .Se I' Innocenza , 1' Ecclefiaflica 
Difciplina, il Divin culto , la Santa Fe- 
de erano totalmente pregiudicate , G*e- 
tano pero con tutto lo relo li adopero 
per rifarcirle. Usoepli quilunque indu- 
ftria per riformare li roflumi fcorretti 
del Popolo , ma fovra tutto fopdo una 
Congreg^zione di Chierici , ii quali col 
loro divoto, e fanto operare preflo can- 
giar fecero lo ftato della '^ hiefa , e mi- 
gliorare il virere de Cattoliri ,come no- 
to tra gli altrl Autori i1 P. C»r?fcio1o, 
il quale dopo aver riferita la fond^zio- 
ne della Religione Teatina fono t'An- 
no JJ14. fopgiugne ( a ) : Onde poi da 
qnel tetnpo in qua ofervofi una [ran mu- 



G A E T A N O. 

tazione di celiumr in Italia , effendofi prin- 
cipiata dalfOi-dme di S. Gaetano wia si 
grande e generale riforma . 

158. Per mezzodella novella fua Coa- 
gregazione fperava altre?! Gaecano di far 
rifiorire il Clero nella probiti» , nella 
dottrina , nella edificazione , onde alcu- 
ni giorni prima difle ad un riguarJevo- 
le Perfonapgio della Corte Romana : Se 
Iddio mi di grazia , th: 10 metta innan- 
zi agli occhj de' Cherici jecolari una R^eli- 
giofa famiglia di Cberiei regolari , Jpert 
con l' innocen2.a ,pove>ta , modsftia, e fan- 
titi loro fare li , che li feco/ari lajcini 
il vizio , e dianfe all' acquifto delle vir- 
tit {b). Ne ando fallita la fua fperan- 
■za , mentre con la comparfa al MonJo 
del fuo Inflituto , che difibnJeva non 
folo entro Roma , ma fuori ancora , fag- 
gj ed efempj di vera fantita , non paAo 
molto rempo che^il Cl«ro fi reflitiii »!• 
la primieradifciplma , e torno alla Chie^ 
fa l' antico decoro. Per la qual cofa il 
noflro Santo riconofciuto viene per Ri- 
formatore deirOrdine Cleric.ile dal Som- 
mo Pontefice nella Bolla della Canoniz- 
zazione , daila Sacra Ruota , ed a tutti 
gli altri Autori altresi di tante Congre- 
gazioni deChierici Regol.iri, ed in ifpe- 
zie delli due Scrittori della foppreflTa 
Compagnia di Gesil Vincenzo Baleflie- 
ri, e Tommafo Strozzi {c). Di qweflo 
fentimento fu in certo moJo ancora S. 
Carlo Borromeo , fcri*endo Giovanpie- 
tro Crefcenzio {d) cosl t S. Carlo Bcrro- 
meo Cardinale di koma foleva dire , che 
fark allora felice la Chieja , quando come 
fono I Cherici Teatini , jaranno tutti quel- 
li , che mangiano ii pan: della Cf'iefa . A 
loro imitazione riformo il Clero.e fon- 
do la nobiliflima Congregazione degli 
Oblati di S. Ambrogio, Preti feroliri , 
che attendono alle lettere, ed alTopere 
di vinii . 

159. Della fua Religinne in oltre fi 
prevalfe S. Gaerano, come di mezzo per 
rimettere nel Mondo Crifliano la puli- 
zia delle Chiefe , loflervanza de' Sacri 
Riti , Ceremonie , e Rubriche , la fre- 
quenz» de'Sacramenti , la divota Salmo- 
dia, e quanro s'afpetta al culto dellAf- 
tillinio. Qicflo fu il fentimento di tutti 

^ li 



;») ..Intnn Carac. VitaPaul.lV. Lii. i C. l. ^b) Fort.Vit diS.3jet.Lib. 1. C. 11. 
(t:y'Ea!eJI.Ser.fol.»l^. Stroz.Qrat. nel i6io. (J) Ciefc.Lib.i. l'ar. y Har.i. ^.U. 



P ^ R T E I L r 

liScrUtori, cotne veder fi puo nel Viag- 

gio al Cielo, fcritto dal noftro P. Vira- 

ie (a). Lo fteffb re^iftro Enrico Bou- 

don con (^ueffi accenti : Li l^R. PP. 

Cheiici Regcisri , dcfliTeatini , fanv.o p>e- 

ffjfiofie pariicelair non folo di puntualita , 

ed efattczz" nells funzioni Ecclejiafiiche , 

mit ancora di jtngolare modsli'a , e puUzia 

neile facre Suppcllettili , ed addobbi dcile 

Chiefe , commsndati meritamente da Cls- 

mente Vil. con quefle parole: Vos Keligio- 

nis , iS" Di^vini cultus amore ac fsrx>crs 

fuccenji : e propo/ii agli altri da Clemente 

VIII. per efempio e modello del culto Di- 

"jino da imiiarji Xb ) . II P. Barbarano 

Cappuccino finalmente ccsi parla di Gae- 

tano: Q^ue/iQ efquifito culio lafcio ialmen- 

tl imprejfo nella fua Tieligiotse , cbe rcn 

poco utile ha fatio aW accrefcimento dcl 

culio Diz?ino in quelle Citta ovs fi e di- 

latata con fanta e7'i;-ds.zio^e avsnzandofi 

fra di loro gli Ecclefiajtici ad cfempio di 

qutjia , con pclitszza maggiore , con Pre- 

dichs , amminijlrazione piit frequente dc' 

Sacramenti ed alire Divazioni , chs pri- 

ma 7ion face^vano {c). 

160. VoIIe Gaetano alia fine arreflare 
li progreflj dellErefia coi mezzo vale- 
vole del fiio Ordine de'Cherici Regola- 
ri . Neli' Oratorio de! Divlno Amore in 
Roma confulto co' fuoi Colleghi li varj 
modi che praticar fi potevano per far 
ironte alTErefia, ed indi rifolfe d' inOi- 
turre una Congregazione di Cherici , cha 
combatteflero valorofi contro li di lei ne 
mici , e volle che quefli novelli fuoi figlj 
fofTero delTOrdine Clericale , ma Claufira- 
li, poveri , penitent', ed efemplari , per rin- 
tuzzare e confondere que' mifcredenti , 
che pronunciavano la difToIutezza de^li 
Ecclefialtici effere U caeione , per cui 
apotlatavano . Li Scrittori tuai della 
Vita del Santo aflFermano , -che col fuo 
Inftituto fornita aveva la Chiefa di va- 
lorod Campioni , clie la difenJeOero da' 
rubelli Eretici . Lo Storico Adriani in 
line fcrifTe : H/ fancfe ■zuvebant , aiqus 
Hrrefum perfecutores erant acerrimi , quo- 
rum oppugnationem , ac Frdei Catholiciie 
defenfionem jufcsperant , idque eorum Pro- 
fejjio folemnis erat (d). Li Padri Teati- 
ni vivevano fantamente, ed erano acer- 



B RO II. C A P. r. 57 

rimi perfecutori deirErefle, e di cii fa- 
cevano folenne Profedione per difende- 
re la Fede Cattolica. 

§. IIL 

S, Gaetano ijiituifce fOrdine de'Cberiii 

I{e£olari fpecialmente per opporfi 

a Lutero. 

161. Sebbene queflo Santo Tiformando 

il Clero intefadi radunar gente percom- 

battere contro tutti gli Eretici di quel 

tempo: pero prefe di mira Lutero , co- 

ire di tutti il capo e condottiere. Eche 

quefto fofie una ffecial prowiderza di 

Dio favere comu,nicaro al cuore diGae- 

fno tanto zelo contro il perverfo Ere- 

fiarca , lo efprime Innocenzo XH. nella 

Bolla della Canonizzazione , dove am- 

mirando la gran bonta del Celeffe Padre di 

famiglia in provvedere di temrointem- 

po la_ bella vigna deila fua Chiefa di 

folleciti Operarj, che la purghino dalle 

zizzanie di falfe dottrine, che vi va fe- 

minando di quando in quando I' Uomo 

inimico, fo2giunge che ancor nel feco- 

lo feflodecimo avendovi fparfe quefle 

zizzanie TApoilara Lutero , eccito Iddio 

lo fpiritcj di Gaetano ad iftirparle : Fuif- 

fe Divina Provide?ttia excitatum fpiritum 

fidelis fervi fui Cajeiani , qui &c. E pcr 

verita cor.frontando i tempi e le circo- 

Itanze, ficcome Iddio mando al Mondo 

Gaetano poro prima che vi entraffe Lu- 

tero, per efjcr foliia la di Lui pronjviden' 

za , fecondo il dir di .^.goflino, a far 

frrecedere fantidoto al velsno: cosi dif- 

pofe, che fra la morte deiruno e delf 

.'Itro fcorrefTe un' interfiizio di breve 

tempo, accio fopraviveffe queffo difen- 

fore della Fede al di lui perfecutore <, 

mentre alcuni mefi dopo la morte delT 

Erefiarca, volo il Santo al Celeffe Re» 

gno , compiuto avendo ii fuo impegno 

contro lo {lefiTo Lutero. 

161. Ed a quefto impegno egregia* 
iDente f^^dJisfece e per fe llefiti , e col 
m.?zzo del fuo nuovo Inflituto, che con- 
tribul di molto a reprimere la sfrena- 
tezza Luterana , come fi afTerifce negli 
Atti della di Lui Canonizzazione: Si.jui- 

d:m 



( a ) .Vit Con.j. ( b ) Boud. .Amor di Gesit Part. i . prat. 5. ( c ) Barbar. SHr. dil^icen. 
,( d ) yldri. adylnn. i 5 ? t. Lib. 5. 

J^itadi S.Gaet.Partsl. H 



58 V I T A D I S. 

dem ad effieencm Luthcri infaniam compe- 
j:endam , opcm non fant cxiguam [aUuiit 
hxc Clcricorum Kcgularium a Cajetano in- 
Jlitutt fodalttas . E non e meno condu- 
cente il noltro argomento rofTervazione 
che fi fa comunemente daver Gaetano 
indituito il fuo Ordine con indoflare la 
Vefle Relipiofa in queflo fleflo Anno 
1514. in cui appunto Lutero gettando 
la Cocolla Agofliniana apoflato dalla fua 
Religione . Da un tale confronto de' 
tempi tra Gaetano e Lutero, e dallal- 
tre ofrervarioni , che vanno fparfe in 
quefla Storia , fccome dalli fatti e detti 
delTuno e dell' altro fra fe tanto con- 
trarj , che qul fopgiunpismo , fi vede 
chiaramente aver Dio prefcelto e delU- 
nato il Santo per opporlo al perfido E- 
refiarca. Queflo c il fentimento romu- 
ne di que' tanti Autori, che fcriflfero le 
Gefla di Gaetano, come r"te del Soin- 
ino Prntefice Innocenzo XII. nella fud- 
detta Bolla della Canonirzaiione , di 
Leopoldo Imperadore nel fuo Oratorio 
intitolato il CrocefiflRj per Grazia , del 
Re di Francia Luigi XIV. nella Lette- 
ra Poflulatoria al Papa , a cui pure uni- 
formanfi quelle di molti altri Principi . 
Certo c che il P. Boverio Cappuccino 
chiama S. Gaetano : Luthcrani fcminis 
prefiigatorcm {a}. II P. Balleflieri della 
inentovgra Compagnia di Gesu lo dite." 
Nato a far gucrra a Lutero . 

i5j. Cosi 1« diftorrono moltifnmi al- 
tri Scrittori , un folo de" quali bafli a 
fu^gellare il gii detto . Fgli e Monfi- 
gnor Carpy di S. Croce Configliero di 
Stato del Re Orillianiflimo , rhe fcrifle 
la Vita del Sanio in idioma Francefe . 
Hcco il di lui difcorfo ferondo la Ver- 
fione Italiana {b). „ Appena Luterofe 
„ ce la fua rivolta in Alemagna , che 
,, ii B. Gaetano fundo il fuo Ordi- 
„ ne in Roma per combattere pnnci- 
„ palmente queflo Erefiarca rolla Rifor- 
„ ma degli Ecclefiaftici , che fervivano 
„ a coflui di pietra di fca"d>Io, difor- 
„ te che gli altri Cheriri Regolari , che 
„ fi fono moin dal fuo efempio , fono 
„ flati qiiafl Truppe auliliirie del gran 
„ corpo dArmata , che aveva formato 



G A E f 31 N O . 
n il B. Gaetano fenza altro Duce, che 
„ Gesu Crilio, e i ftioi Apofloli. Per- 
,, cio rende di Lui queflo beir«tteilato 
„ la Sacra Ruota ; Catholicjc FiJei zcl» 
„ ad Hdrreiicorum confufioncm Clci-icruy» 
»» Kcligioncm in/iituit , cujus ino^mcntx 
„ Dcus optimus Maximus ad h:ec ufque 
,, tcmpora jalutarilms aufpiciis adeo prof- 
„ pcra-vit , ut^c. " Ma per render que- 
fla verita piii fenfibile, vediamo il com- 
battimento fra quefli due giurati nemi- 
ci , Tuno per difendere, laltro per of- 
fendere U Santa Fede. 

^. IV. 

t>etti , .Azioni t ed efempj , che S.Gaetan» 
contrappofe a quei di Lutero . 

1^4. AITudire il noflroSanto la guer« 
la che fufcito Lutero coniro la Chiefa, 
rifolveite toflo di refiflergli con tutto 
zelo. A quefl" oggetto fi dieJe prima ■ 
porgere ferventi preghiere all' Altiliimo, 
ed a praticare feverifljme Penitenze , 
con cui obhligifl^e il Cielo a reprimere 
r Eretico temertrio . E percio riferifce 
Monlignor Caracciolo, piCi volie qui ad- 
dotto (,c): eflere flato Gaetano ollfrva- 
to da alcuni proflrato fopra iin duro 
Cado fpargere copiofe lagrime di dolore 
con accenti si divoti ezelanti, che tr«f- 
pirando al di fuori la divina lure , e 
que'Celefli ardori , fa veduto Isn.peg- 
giare il di lui volto a guifa d'un chiaro 
Sole ; poi ribattere i colpi dell' Avver- 
fario , e confutare coll' opere c colle 
Dottrine i di lui dogmi ereticali , quali 
fi contano per lo nieno ottoccnto e ven- 
tidue (d) . 

i6y. Beflemmio Luterocontro laSanta 
Croce, e lebbe in tale abbominio , che 
ovunque s'abbatteva a vederla o dipin- 
ta , o fcolpita , ordinava con difpetto 
rabbiofo ne fofle fubito fcjnccllata . An- 
zi ici uoa Predici , come racconta Lo- 
renzo Surin (r) fi proiello che fe «vef- 
fe in fua niano tiirii i ppzzi , e ptrticelle 
della Crore di Criflo , Ii avrebbe getiati 
in un «blflTo si prolondo , < he refluno 
potefTc fcendere a ripigliarlii e Pjiunfca 

(oti 



(a) Zau. liJver. Annjl Cappucc. Ib) ( hnp. di S. iroct . l^ila del H Uact.rap.t pag f, 
(c) Fl.Cter. Ub.i. §.}. (d) Siiof. Hift. Cler. Keg. Ptrt. 1. Lib. i. pag. zj. 
(e; Sur. Ccmmcnt. ./fnn, ij6o. 



Parte 1. LlB 

eosi infamarfa e fcreditarla prefTo de' 
Popoli, clie 11 Cardinal Campeggio Le- 
gato del Papa per configlio di alcuni 
Principi Cattolici fi aftenne di alzar la 
Croce nelle fue comparfe in pubblico , 
per non efporla » certo pericolo degl' 
infulti del volgo (a) . Sicche in quefto 
anno 1514.. la Germania vide la prima 
volta camminar il Legato Pontiiicio fenza 
precedergli la folita Croce . Oh rome 
s'oppofe Gaetano a quefto farrilego at- 
tentato di Lutero ! NelT anno idelTo 
fonJo il fuo inRituto nella Fefta delT 
Efaltazion della Crore , ed alzo la me 
defjma Croce per gloriofa infegna della 
Religione, ordinando neUe fue Leggi, 
che fi onori col digiuno della Vigilia , 
fe ne fefteggi il giorno col rito Soien- 
ne , e fe ne faccia fempre la Comme- 
morazione anche negli Offizj di Rito 
Semidoppio . 

166. II nialvagio Apoffata non pote- 
va foffrire, che fi celebraflero dallaChie- 
fa le Fefte del Corpus Domini , e dell' 
Immacolata Concezione di Marfa ; nul- 
lu*n fiflutn magis odi , quam feflum Cor- 
poris Chrifli , 6" Conceptionis Beat<£ Vir- 
ginis {b) : negando la reale prefenza di 
Gesu ne' Sacri Tabernacoli , e vietando 
a Fedeli il sj profittevole ufo de'Sacra- 
inenti, con di piu difornare le Chiefe , 
riprovare i Riti , e Ceremonie Ecclefia- 
fliche , e quanto v' ha di efterna Reli- 
gione. Ma Gaetano rintuzzo rigorofa- 
mente quefti colpi ficrileghi delT em- 
pio , rinnovando ne' Fedeli una fomma 
venerazione al Santiflimo Sacramento , 
ed in riceverlo con maggior frequenza. 
Siccome pure riformo co' fuoi compagni 
i Sacri Riti della Mella, de' Divini Of- 
ficj, e de' Cerimoniali . In ordine all' 
Immacolata Concezione , tanto difpre- 
giata da Lutero , S. Gaetano ne fu si 
divoto, che nel recitare ilRofario della 
Vergine vi intrecciava fempre una dol- 
ce memoria della di Lei purifTima Con- 
cezione (?), e fondo il fuo inflitutode' 
Cherici Regplsri , i quali oitre 1' aver 
foftenuto e plorificato quefio Miftero e 
colle Prediche e colle Stampe nume- 
randone piii di trenta {d) Scrittori ilP. 



. II. C A p. I. 59 

Ippolito Maracci nella Biblioreca Ma- 
riana a qnel fuo tempo,(ma in appref- 
fo quanti di piu vi fi fono SEgiunti ? ) 
propagano per tutto con ealore la tene- 
ra Divozione dell' abitino ceruleo in 0« 
nore dell' Immacolata Concezzione , con- 
ferendolo con autorita Apofiolica anrhe 
a' Principi , e Principefl~e , Imperatori , 
eSommi Pontefici con grandillima glo- 
ria di Maria , e con pro&tto e confola- 
zione de' fuoi divoti. 

157. Pretefe il perfido Erefiarca di 
fconvolgere tutto 1' ordine Gerarchico 
di Santa Chiefa non potendo tollerare 
neppure il folo nome de'Cherici, come 
rapporta il Cardinal Bellarmino : utinam 
numquam Patribus •venijfet in mentem , 
ut hac 'voce Clerici titeyentur . \ccomuT\o 
a"Laici il Sacerdozio infegnanJ.o impri- 
merfi in tutti col folo Battefimo il ca- 
rattere di Sacerdote , anzi poter vantarfi 
ogni bsttezzato di efTere Prete , Vefco- 
vo, e Papa , onde da queffa Luterana 
dottrina fedotti , ed animati molti Laici 
della plebe confacravano il Pane , ofTe- 
rendovelo vicendevolmente in adorazio- 
ne, che altro non era , fe non un vera 
idolatrare (f). II fine principale di co- 
ftui era abbattere rautorita del Sommc^ 
Pontefice; fottrare i fedeli dalla di lui 
ubbidienza, e metterfi egli in liberta d* 
un viver licenziofo , come nota il Bzo- 
vio ne' fuoi Annali. L' aftio e livore , 
che per cio nutriva contro del Papa , 
giunfe a tal fegno, che ne' fuoi Scritti 
e difcorfi lo chiamava Anticrifio , e la 
fua Corte Romana una Babilonia , eSi- 
nagoga di Satana . Or vediamo il con- 
trappofio di Gaetano . Accrefce egli Fa 
Gerarchia della Chiefa con un nuovo 
ordine di Preti riformati , e quel nome 
di Cherici abborrito da Lutero fe lo af- 
fume per marca d'onore, ottenendodal 
Papa, che nella Bolla fpedita alla fua 
novella Religione la denomini coti que- 
fio bel titolo di Cherici RegoUri . Pro- 
fefTa una difiinta venerazione al Sommo 
Pontefice, foggettando il fuo Infiituto 
immediatamente alla Sede Apodolica , 
ed obbligandofi co' fuoi Religiofiad una 
perfetta ubbidienza al RomanoPontelice. 

i6t. 



( a) Cocl ad ann. jji^. (b) HHaret. Homil. de Virg. Conc. & alii . 
( c ) Mag. T. I. Homil. fer. 6. (d ) .Apud Mag. fop. tit. ferm. y. cap. ix. 
(e) Brrnin. itor. dell' Eref fccoL i5. eap. i. 

H a 



6q V l 1 A D 1 S. G A E T A M O. 

i6S. Abborrl Lutero il Sacrifizio dells UelTo ed i fuoi Figliuoli , feconJo rap- 
Santa MeflTd , com.-onenilo a quel;o rire porta il Vcfcovo dell' Accerra Monfi- 
quel facrilepo Libro : Ve abhorrcndaMij gnor ilel Tufo nel fupplemento della 
/a . Ma Gaetaro per opporlc^li a tutto fua Storia, dove nuiTic-ra ad uno r?r uno 
potere forma uiia Lepge a fuoiChienci i inoltilliuu Chiortn Verginali ilalU Re- 
Reeolari , che noi> s era anrora letta ligione Testina proinoni , e riforiridti . 
nelie Regole daltri Inltituti, come no 170. Deliro coliii in pff^re ,e ffor- 

ta , e prijva Frantefco Maria Miiepio , zarfi ili Ilermi;iare dal Mondo i v^^acro- 
(tf) cli dover celebrare il iantu Sacnli fanti V^ngeli , dicendo sfdcciataniente > 
zio ogni giorno, ed introdurre ne' Fe- che baltavagli la fua Dotrrina comuni- 
cle!i il lodevolifiimo cottume aJ fentir catigli dal Cielo, al rilerir delBzovio, 
MeHa tulti i di della Settimana . Anzi cosi r"te i!if;-rezz6 le d.ntrine , ed i 
perihc intefe , che un ( arjinale della Libti de' Santi Pauri , vaota^doli di fa- 
fua ReIif;ione occup.itifl[|ino dal Papa per pii; Ef:li folo di tutti i D. ttori di 
re' pujbhci affari dell.i Cri:}ianiti , ra ^anta Chiefa [c) , e che lo llello di lui 
termetteva tal volta ci celebrare , fiparti P..ilre S. Agcflino , fe ancora viveflTe , 
da Kj, oli pt-rRoma, bendic I aiia bol OimsrebbeG molto onorato in dichiararl» 
lifle ne' fuoi calori , per fol corrcggere fu > Difiepolo (/) . Che impropc-rj norv 
dolceiiiente quel Por(-orato, e.i indu'Io fciille contra I' Aneelico S. lommafo, ca- 
ad cfferire ogni di il Sacrifizio della luniiiandolo per Autore d' l-.relia , e fof- 
Santa Mefla . pettando che folle diinnato ? Ed in oltre 

1^9. Lutero in oltre bramando dicon- s' avanzo che ilopo d aver preJic.ro do- 
tamln.irri fenza rimp overo ne' piaceri veifi cance lare tutti i Sacri Canoni , 
fei.fusli , predico per irn,-ofljbile alla co-i attentato non piu. udito , abbrucio 
fralezza um.ina il Celibato, chicmando- pubSIicame ite fiiori delle mura di Vit- 
lo inveiizione diabolica (i)i rontianno temberga tutto il Corpo del jus Cano- 
i Voti, e le promefle tatre a Dio ; apii nico , dicendo iieH' «tto di grrtarlo fiil 
la < laufura de' Monaferj , eJ ellrafle fuoro ; quia ccnturiafii i,andhm Dcmi~ 
ual Chioftro Nimicenfe molte Donzelle ni (g): ( tale egli fi millanrava ) Dcus te 
Nobili , confacrate pii per jfpofe a Cri- cor.Jumit in igne teterno . E qui Caeta- 
iio , delle quali fceltafi b piu bella e no , verfatillimo ne' Sacri Cinoni e ne' 
piu ricca , che n' era rAbbaJeir.i , per S.n.ti Padri , prefcrive un» Legge alla 
nome Catterina de Bore [c), fe la con- fua Religione , che oltre le Scuole di 
^iunfi? in MatrImonio,e n'ebbe tre Fi- 1 eolopia vi liano patimente quelle liel 
gliuoli per frutti di lal facrile^;.» ince- Jus Canonico {h), e che la nu-nfa co- 
II0 , arrivando anche a proferire quefla mune li.i coiuiita ilalla Lczione de'San- 
beHemmia : efTere flato un gr m miracolo ti Pa.iri , particolarmente di S. Agofti- 
di D'o , ( h? Catterina {aC[e ulcita da no. Ciirca i Sacri Vanpeli , quanJo lep- 
queirinferno : maximum fut£'e miracu- pe il Santo , che da Lutero erano si 
lum Dei , per rjuod illa ex Vfer-io ere- maltrattati, e fcreditati , fi diede a piu 
pta i^d), ^la Gaetano Ji puriti Angeli- <l\e mai metterli in venerazione appref 
ca con tre altri Fondatori , due de'q'ia fo de' Popoli con introdurre tra' fuoi 
li fappiamo averia anch' eflTi n.ar.renuta Reli^ioli , the dovevano ellerne bandi 
illibata fn^alla morte , mette in camro toti , quel bel collume , che riferiremo 
nello HeiTo anno una compagnia di Mi- in altro Capitolo di quefla Vita. 
lizia Clericale per dtf-.i.lere le Sacre 171. Non contento lEreliarca Ji per- 

Vergini da'neinici della Calliti , e per feguitare la (hiefa Militanie , volle an- 
promovere molti Monaflerj , c conferva- coia luuovcr guerra contro la ( hiefa 
torj di cafle DanieHe coi prefervarle purgante , togliendo a quelle povere A- 
dalla libidine, come banoo poi fattoLo nime il loro unico follievo erefrieerio, 

che 



(a) r»r Maefli. pag.^l. (b) Lutb. cnnt. anb. cott. (r) Bernin. lop. Cit. paf. ?» 
fd; CpcI. jub anno HX4. pag. 100. Bztm. tnn. IJI4. (-') Hor.lib. J. C. xi. »u ii. 
(f) n.-rnin. Tom. IV. pjg. ii^. (gj Bt.nin. Ctt. pag. 1<J. 






(h) Cofl/f. Cler. Rcg. f'j,t. i. cap. 6 



Parte I. LiB. II. Cap. I. 6i 

che pofTono fperare <ia r.oi in quegU i"o°ni. Per prova di tali pazzie fervivafi 

ar'(ori cii fuoco , menrre riprovo \i fuf- di quti iefto: nei Libro di Giob : ««- 

fragf de' Sacr':ficf, d'Orazioni, ed^altre l/es latihutum ejus , nec r.oflra conpderat , 

opere pie, non fo!o come vani ed inu- ( a ) , fingando il maligno formate quetle 

tili, rna anrora come ingiufti e pecca- paroie datls labbra del paziente Profe- 

ininoli. E poi rinrivando 1' antica Erefia ca , quando in verita decte f.irono da 

de' Grect foit^enne non efltrvi aFcurt uno de' fuoi Amici, i qnali , fecondo 

Purgatorio n?Il' altra vita . Ait' udire S. Gregorio , f-icevano appunto fa firu- 

Gaetano quefii errori di Lurero co"tro ra di que(H Eretici : ^mici Eca'i job 

\e Anime Purganti , infufe ne' fuoi Re- Hcersticorum [peciem tenent [b) . Q-ieila 

ligioli tanto fpirito di compalllone , e orribile befteiiimia che toglieva dalMon- 

tanto zelo di Carita verfo i poveri De- do la Divfna Provvidenzs . fu una della 

fonti , fhe, Efli poi e colfe Prediche. e principali cagioni , per cui Gaetano in- 

coU' Efpofizione uel Venerabile , parti trodufle nel Mondo I.^ fua nuova Reli- 

colariiier.te ne'Lunedi, econ molti vo- gione Teatina. Confiderando Eeli,c.he 

lumi datt alle Statnre hanno propagaca contro quel Bertemmiatore non baflava- 

e promolTa quella Divoziime , e que' mol- no le ragioni ne le Sacre Carre , volle 

ti fuffragj, che oagi-ii fi vedono appli- co' fatti e coll' efperienza medelimaco'" 

carfi per 1'Anime det Purgatorio . Lo fucarlo , mertendo in facria dell' Erefia 

ftelTo S. Gaecano oltre i rigorofi digiu- una povera e numerofa Famiglia , che 

ri , le afpre difcipline , e le f-rvenct fondata ful nutla di terra , non teneffe 

Orazioni , ch? ordinava a loro follievo, polTellioni o cenfi , per cui fofrenerfi , 

fu rinventore per mezzo di Marii Lo- ne cercafTe da attri il proprio foffen a- 

renza Longa fua Penicente in N:ipt'If mento , afpettandolo unicamente dat C ie- 

di quell' Ave de Morti , che fi Fuona lo . Tatche gli Eretici al vedere tante 

nelfimbrunirfi la Notte,iI qual pio co- Cafe e ChiefeTeatine fparfe per molte 

liume fi e poi felicemente dilatato per Citt.T fenza t1:(ndo alcuno , e fenz< yr)- 

tutte le Chiefe d'Italia , e di alcri Re- pria ind.iflria prowedate per lungo tem- 

gni . po e di alimenti, e di veff iti , e di Sa- 

cre fuppellertili ; foflero coffretti a con- 

§. V. fefTare vivere elTe col folo foccorfo del- 

la Divina Provvidenza , ed averne Iddio 

Fortezzi di S. Gaetano contra Lutero in immediaramente la cur' , fecondo il fen- 

Joftensre U Divina Prowidenza ti'rento Profetico di Davide : non 'vidi 

da colui impugnata . juffum dereUdum , nec femen ejus quarens 

panetn ( C ) . 
172. Ma fra tutte rErefie di Lutero 17?. A tanti altri Dopmi Ereticali di 

la piu intollerabile e dolorofa al nolTro Lutero, che qui riferire (ianrherebbe il 

Sanfo fu quella , per cui 1 Empio veni Lettore , fi oppofe fempre Gaetanoeper 

va ad oltraggiare immediatamente lo f e , e per mezzo det fuo Inflituto , che 

— fiefTo Dio , togtiendoli quel gloriofo at- fondo per debelfare quelle moderne E- 

tributo della fua Divina Provvidenta , refie , come efprenar.iente confefso il 

di cui fi moflra tanro geiofo . Diceva I' medefimo L :tero , quando intefe i he S. 

Erefiarca ftarfene Dio in Cielo al go G-ietano con sl^ri coinp^gni inflituiva 

verno de' fuoi Angioli , lafciando agli in Roma una Retipiont> di Cherici Ri- 

IJomini in terra il reggerfi da fe me- formati. E probdbile rl-i'egli avene to- 

defimi , e che tutti gli avvenimenti di gnizione del gran v.;Iore , e virtii del 

quaggiu , o fieno profperi , o avverfi , noffro Samo, mentre neTanno ijio. , 

dipendevano, altri daila fortuna , altri colui ritrovavafi in Roma (d) , manda- 

datla indurtria , o trafcuratezza degli tovi da atcuni Conventi Agoltiniani .fel- 

Uomini , in fomma non aver Dio cu- fa GermaMia (;il riferire del P. Bznvio 

ra di noi, ne follecitudine de' noliri bi- ne' fuoi Annati) in quel tempo meJe- 

fimo. 



(a ) Job. 22. i^ ( b ) R. Gregor. in cap. 2. /«6 cap, 17, 
(c) 'P[aL 36. 25. (d) Tom. 10. [ub ann. 1517. 



62 V 1 1 A D I '>. G A E T A N O. 

ftino , che Gaetano era Prelato rella di lui corpo fvaporava foave fragranzi, 

Corte di Giuiio II. E perche diffunde- e odore di cedro (r) . Conchiu.Ia que- 

vafi per Roma lafama, ed il gran coii- fto quirito Paragrtfo ratteflato di queH" 

cetto del Sar.to , e verifimile che giu- infigne Scrittore , rhe rapporta il Mac- 

gneiTe ancora all' orecchio di Lutero , gio ne'Sermoni di S. Gaetino ; I>i/igni 

tanto piu che collui Hava ofTervando i Dci provtdentia faciwn cfi . ut impio Lw 

pertamenti del Clero Romano. Or aven- the>o male de Dci pionidentia jenticnli y 

do jntefo T Eretico , o per rivelazione Cajctanus , &" fundata ab eo Religio , op^ 

del fuo Demonio donieflico, come dice poneritur {f}. 
U Forti (a), o per lettere de' fuoi cor- 

rifpondenti, o per la pubblica fama pre- CAPITOLO II. 
corfa fino in Germania,che queflogran 

Santo da lui llimato e temuto , riformava Quali fojfero i compagni di Gaetane 

in Roma i Cherici , the colui taoto co/i:o<Ji a fondare la jua I{c!igione . 
odiava, proruppe att?rrito in quef^a e- 

fclamazione fatta al fuo amico Gio- 175. T ?• Eduti i motivi che induflero 

vanni Campano : magnum nobis B^omct \ \\ Santj a riformare il Clero » 

paratur bellum (i): gran guerra G va richiede l'ordine della Storia , che !i 

difponendo in Roma contra di noi . narri quali Geno flati li compagni , che 

174 Finalmente nella ^eflli morte di dierongli m.ino in efiTettuare imprefa co- 

Gaetano e di Lutero li refe piu che niai tanto vantaegiofa alla Santa Chiefa . Gii. 

fenGbile la lorooppofizionc . Lurero mo parlammo altrove di qiiel celebre Ora- 

ri arrabbiato per i felici progrefli del torio del Divino Amore , che promolIV 

Concilio di Trento, di modo che negli Gaetaoo in Roma nella Chiefa di Santa 

ultimi refpiri ebbe a dire a Giuflo Jona Dorotea per mettere quakhe riparo all' 

fuo Difcepolo (<;): Prcgate per il nofire inondazione devizj e delTerefie allora 

Signoic Iddio , che Jucceda iene pcr il [ho inforte, compollo di molti Prelati della. 

Santo Vangelo, perche il Concilio di Tren- Corte Romana , ed altri perfonaggj co- 

10 ed il Pjpa at'bomincvcle , gli Jono af- fpicui , fra^quafi , oltre lo flellb Sanro > 

prifftmi nemici . Con quefla bellemmia eranvi afcritti Gioan Pietro Carafa , Bo- 

termino quell' ollinato Fa perverfa fua nifdjio da Colle , e P.ioIo Confilieri . E 

viia , ed il di lui corpo fi-tore cosl \n- veramente quefli nobili confratelli por- 

foffribile cfalo , che febbei e chiufo in fero co" loro efemp') e difcorG un grande 

cafla di picmbo , forzo li portatori a ajuto alla Chiefa in que' tempi calami- 

fuggire a mezzo il fentiero difperati . toG. Ma lo zelo di Gaetano non n' er» 

fAon parimente Gaetam per cagione pienamente contento ; riflettendo che- 

dello fleflo Concilio Tridentino , ma molti di que' fuoi comragni venivar» 

con fentimenti del tutto contrarj a quel diflratti dagli afFari della Corte , e da' 

ii di Lutero , mentre pervenutagli la proprj interelG , ni erano ancora dilvi- 

notizia , che quella facrof.una Sinodo juppati dagli attacchi al mondo ; che 

per motivo di pefle e di guerra reflava quella compagnia non vedevaG premu- 

interrotta e fofpefa , egli che ne fpera- nita di tali leggi , che la poteflero ren- 

»a la riforma del Criflianefimo , e la de der durev le : e che aveva troppo riflret- 

prefTi ne delTerefia , concepi tanta tii- ti i corfini a non poterfl dilatare fuori 

Aezza in veder defraudate le fuefperan- di Roma , quando Gccome il male , coil 

ze , che gli convenne foccombere al do- il rimedio doveva eflTer piii univerfale . 

lore , e per.iiTvi la vira , come attella i-j(. Penso dunque il Santo di ecci- 

Innocenzu XII. nella BoHa della Can- tare col fuo efempio alcuni di que' Pre- 

noni/zazione . Gli Angeli vcnnero dal lati , e Chierici Secolari a rinnovarG io 

Cielo (d) per accompagnare la puridi Chierici Reeolari , e con efli loro for- 

ma anima di Gaetano iaParadifo, e dal mare una Religione flabile da propagarfi 

per 

(«) ^ita l. I. cap. 18. (b) Fort. lil/f. lib. 1. 

(c) Cocl. apud Bern. fup. cit. pag. 4^^ (.1) Protef. Neap. 16 JA. 

(e) Siioj Par. i. /. 7. pjg. i6t. (f) W#i^. Scrm, 9. ctp. 1. 



P A RTE I. L I 

per piu Provincie « la qnsle TavvivafTe 
al mondo la vita Appofi^Iica del tutto 
«flinta , e fofiTe nno fpeccliio pubtiico , 
in cui ravvifando 1 Cliierici del Secolo 
1e macchie deMoro depravati cof^urni , 
poteflero puriticarie , e cosi chiudere la 
bocca agli eretici , che con difprezzo 
llraparlnvano della loro difToIuzior^e , 
■mettendo percio in derifci ed abbominio 
apprefTo i popoli tntta la Chiefa Ro- 
Tnana . Invaghitifi della bella iJea di 
Gaetano tre di que' confratelli fe g1i of 
ferirono di piena voglia , e di cuor ge 
nerofo ad eflergli compagni nella dife- 
gnata Riforma del Clero , e furono gli 
fopra nominati Carafa , Colle , e Confi- 
glieri , foggetti tutti e rre cke iHuflra- 
Tono in fommo grado \a Chiefa colla fin- 
golarita della Dottrina , con lo zelo per 
la Fede , con la fantiti della vita, co- 
me difFufamente efnone il Padre Silos 
neireloquentifEma Storia della Religio- 
ne Teatina. 

CAPITOLO III. 

'Come unironfi a S. Gaetano il Carafa , il 
P. da Colle , e il Configlieri nel fondare 
Iti nuova S^cligione . 

177. T 7" I volevano certamente perronag- 
V gj di eccellente virtu e difiinto 
valore fregiati ,, come erano li tre pre- 
nominati foggerti , per dar mano alla 
grand"opera difegnata da Gaetano di ri- 
formare il Clero , e far rifiorire quella 
vita Appoffolica , la quale era allora in 
turto pof!a in dimenticanza . Imprefa si 
^rdua tentata venne da'Sommi Fontefl- 
ci Adriano VI. e Clemente VII. , ma 
fenza poter condurla a termine. Grande 
coraggio richiedevafi , grande fiduria per 
fondare una Religione , la quale il pof- 
fedimento rifiutando delle terrene fo- 
(lanze , e la facolta di quefiuare verun 
foccorfo dalla pieta de'FedeIi , il rro- 
prio foflentamento dalla Divina Prowi- 
denza unicamente attendeffe . Bifigna 
dunque credere , che rsra fofTe lal vir 
tu , e magnanimo il coraggio deTuddetti 
tre confratelli deirOratorio del Divino 
Amore neirofferirfi che fecero per com- 
pagni e feguaci di Gaetano nella fonda- 
7inne del fuo Iflituto . Come poi rnn- 
■-ifenifrero infieme in queflo loro ffabili 
enento liamo ora per dirlo . Bench^ il 



B. II. Cap. III. 6^ 

Santo fofle africuraco da Dio deiraffi- 
Itenza, che gli avrebbe prefiato nel met- 
tere a! mondo il nnovoOrdine de' C hie» 
rici Regolari ^ ad ogni modo preveden- 
do le molte difScoha , che vi farebbo- 
00 inforte , conferi il fuo gran penfiero 
per ricever CGnfJglio , ed ajuto a Boni- 
fsicio da Colle fuo confidente ed amico, 
•il quale accefo parimente dello fiefToz*- 
lo ftava da molto tempo fofpiran-do , 
( f on pregarne. di conrinuo il Cielo ) qual- 
che forte ripsro slle imminenti rovine 
di Santa Chiefa . Pero nello intendere 
da Gaetano lafua bella idea tutta al bifo- 
gno delle comuni fciagure, confolandofi 
altamente non folo gfie Tapprovo , ma 
pronto fi efibi ad efeguirla, e dar mana 
anch'egli al gran lavoro. Cosi manife- 
fiato queflo difegno di Gaetano , fe ne 
fparfe ben prefio la nuova nell' Oratorro 
del Divino Amore ; e qui nel primo 
fentirla ii Vefcovo Teatino Gioan Pie- 
tro Carafa 4 uno anch'egli di que' con- 
fratetli , che fin dalla Spa-gna , quando 
era in quellaCorte meditava pure una vera 
Riforma del Clero , corfe fubito daGae- 
tano, cosi dicendogli con efrreflioni mi- 
fie di gaudio, di lamenti, e di preghie- 
TC : Congratularfi feco deUa ?2ohiie impre- 
Ja , che voleva intraprertdere ; ma dolerfi 
inpems di non a^verla confidata ancora a 
fe, a cui pure iiCielo ifiilla-oa fimili pen. 
fieri : come tener celato ad un amico nego- 
zio di tanto rilievo , e non dargli mano a 
cavarlo fnori del mondo pericoiofo conmet- 
terlo in ficuro denlro i ch'oftri della nu6- 
va "^eli^i^ione ? Ad cgni modo fe mn l' avf 
•va flitnsio degno di tal confidenza , pre- 
garlo almeno di accettarlo per fuo compa- 
gno in un opera da fe tanto bramala . 

178. Sebbene il Samo ammiio tanto 
fervor di fpinto net Carafa , che un ner- 
fonaggio de'piu celebri del fuo tempo 
ed applaudito in tutta TEuropa voIefTe 
nafconderfi tra' chioffri, e foggertarfi al 
gioeo_ della Reiigione : ad ogni modo 
gli diede queffa a lui poro prsdira rif- 
pofta; Non 'vi ho confidalo , Monfi nore , 
le mie intenzioni , perche /limai molto dif- 
ficile , che un Vefco-vo . come voi , poitfje 
affecondarle . Non t» / conviene abbandona' 
re la tioftra fpofa , e tant' anime alla tjo- 
fira cura da Dio raccomandaie . Qjie/fa ? 
la cagione , che non poffo nemmeno con[o- 
lare le i>nflre brame . Rinnovo allora il 
Carafa piCi efficaci le fue iflanze , ad- 

dtt- 



54 V I T A D I S 

ducendo refemrio d'altri fanti Vefco- 
vi, liciratifi dal!e loroChirfe a vita pri- 
vata . Ma Gaetaro fogpiunfe .- L accet- 
tartji per compjgno Jarcbbe ^crlamtnie un 
grand oflacoh al Somwe Pcntefice in ap- 
provare il nuovo Ifiituto per non priijarfi 
d un Minifiro si ncCtJJaiio agf iHterejfi 
puhllici dl Santa Ch:eja , che appoggiaii 
Jopra di tM>i :d m "vci Jicuro (onfida . Con- 
teniaievi piru , Hlon/ignorf , di (actificare 
al ben pibbiico i ■vjln per aUro Janti de- 
fidcrj , e la 'vcfira privata quieie . Non 
li refle d'a:.:mo a <]Uflta feconda ri- 
pulfa il Vcfcovo , ma con srJenza al- 
quanto corrucciofa' inginocchianficfi a 
piedi di Gietano, gli iece qiieHa rrotP- 
fla ; Se ■voi non mi riccvete ncl porio di 
quc/ia ■voftra nuova Religont , la'ciandomi 
ml burrafcfo tnare del mondo e dellaCor- 
te con pciicdo di naufragarvi , /'* mi ab- 
bandonate , a •voi dimanderb conto dcll' 
anima mia innanzi al Tribunale di Dio , 
Allora 51 che il Santo fi die.fe per vin- 
to da tanta coHanza e fervore. Ma non 
lafciandofi rero vinrere nell 'umilta , in- 
f inocchiatcli fubito ?nch'epli avanti al 
Vefcovo pur genufleflb , ed abbraccian- 
dolo tereranienre C(.si gli ilire . Monfi 
gnore , ■vii<ete pur fuuro , <he io non i<i 
mbbandonc, mai . ^Accingbiamofi unitamen- 
ie alla grande impreja , fperando in Lio , che 
degnarajfi di profperarla . Non puo eff ri- 
merli i^uanta fofTe la confolazior.e del 
Sai to in vederfi mandato da Dio un 
collega di taiuo merito , di si rari ta- 
lenii, e rreropative cotanio infipni , e 
dillinte . Pianfero ambedue di aliegrez- 
za , ( he fi raddorpio loro con ra}.'giun- 
ta d" un nuovo compapi:o Paolo Conlj- 
glieri , il quale amiciflimo del Carafa , 
ron volendo feparaifi da lui , con cut 
«vev» il cuore indivifo, prepo rufeCiae- 
lano «d ammetterlo nella fanta uniore , ed 
arroljtlo foito le infepne di quella com- 

fagnia , che anJiva formando per ab- 
airere il vizio, e rerelia . 
179. Vedendo il Sanro si favoriti dal 
Cielo ful b»-! principio i fuoi difepni , 
conceri certa fperanza de' proeredi an- 
cora fc'iri, ren.tendone divoiifTime gra- 
zie i Dio. Fr-ttanto divulpitafi nelTO- 
r.itorio del Drvino Air.oie li rifolu/ione 
Henerof» de'quattro fuoi Aperepati , ( he 
abbrndonando il^ mondo volpvano riti- 
rarfi ne'fhiolIri d"un nuovo Illitiito , in 
cui mettere in ficuro Ia[ loro etcina fa- 



. G A E T A N O. 

lute troppo pericolaiue in mezzo a'li- 
beriinapgi, e corriutele delfecolo; quafi 
tutti pli altri confracelli fentirorfi foi te» 
mente eccitati ad imitar si beirefeiu- 
pio , e renJerfi con la fcort.i di Gaeta- 
no Preci Regolari . Gia difponevanfi ad 
efeguire queite celefti ifpir.izioni . Ma 
quando iiitefero quella gran povertA , 
cosi nu.ta e liretta , che ne polTedeire 
fondi per vivere , ne lo potelTe ad altri 
chiedere , prefcitca d?.l Santo al fuo 
nuovo Ordine per mafl'jm:i fonJamenta- 
le : Igomentati e pentiti ll ritralVero ad- 
dictro, ron avendo ouel cuor maRnani- 
1110 e contiderza in Dio , che refe ani- 
iTiofi i lopradJetti quattro Eroi . Soli 
dunque quefli qu.ittro furono prefcelii 
dal Cielo in fondatori della nuovaCon- 
gregazione, li c,uali raccoltifi in ronful- 
ta per deliberare il mo io , e'l tempo di 
principiarla , e premelle calde prephiere 
a Dio , che fi degnani; d' illuminarli , 
convennero in queflo parere di non af- 
pectare piu oltrL» , rr.a porrere fubito le 
neceflarie illanze al Papa , per aver la 
facolti di poter formar nella ChiefaMi- 
litante la nuova Milizia de'Chierici Re- 
golari . Volle Gaetano , corrente allora 
ranno 1514. repnando in Roma Cle- 
mente VII. che fi gettafle quella prima 
pietra alli J. di Maggio , giorno confa- 
crato air Invenzione delia Santa Croce , 
e per opporli airempio Lutero , che la 
voleva tolta dal mondo, e per afllcurar 
la fua Religione fotto roinSra di quel 
f-tlutifero lcgno trionfuor dell' inferno , 
e per impegnar i fuoi fepuaci aJ una 
vita crocefifTa , con imprimere la flcfTa 
Croce nd cuor de fedcli , ronie acceii- 
no il Cardinal AlelTandro Ellenfe , ri- 
feiiio dalla Sacra Ruota . 

C A P I T O L O IV. 

Oppofizioni g^t.liarde dcl Papa , de' Cardi- 
nali , c d aitri al nuovo Ifiitmio di Gae- 
tano , c le di lui rifpffle . 

j8o. T)Er nrdinario Torere prandi di 
1 mapgior ploria di Dio , ch'epli 
promuove m alciino de' fuoi Miniflri piti 
cari , incontrano tante diflicoltA e con- 
iraddizioni , cbe paie fiano per non riu* 
ffire, o r^rchi linimiro invidiofo fiifri- 
li lutto rinfc-rno ad impedirle , o per- 
chc voglia Dio far pompa del fuo pofe- 

ic 



Pap.t. I. LlB 

>e "m riilurle a perf-zione , allorche cre- 

donfi i;iipoi]ibiii . Tanto accadde a S. 

Gaetano nel fontiare la fua Reljgione 

di tanta gloria. a Dio , e profitto al mon- 

do , mentre nello lieftb primo fuo nafce- 

re la vide tanto combattuta , clie fu! 

principio pareva doveflTe efiere ellinta . 

Ma perche appoggiata era alla Divina 

Provvidenza , venne da quefta maravi- 

gliofamente follenuta . Nel fuddetto pior- 

no fertivo di Santa Croce (i porto Ciae- 

tano con i compagni a'piedi di Clemen- 

te VII. fupplicaiidolo del fuo faenigno 

anTenfo a quella Riforma delClero, che 

fiavano per intraprendere , e prefentan- 

dogli la fomma del fuo Illituto , confi- 

llente in rinovar nella Chiefa la vita 

Apolfolica , che foffe follecita a proccu- 

rar la falute delTanime , e riducefle i 

Chierici Secolari a vivere in comiTne ,- 

fenza ne pofredere entrate, pe 'I loro fo- 

fientamento , ne mendic.ulo dalla pleta 

altrui, ad efempio degli Apponoli . Ben- 

che il Papa ammiraCta il gran coraggio 

di Gaetano in una rifoluzione sl ardua 

e magnanima , e ne Iodan'e il di lui ze- 

!o , fcorgendovi pero delle gravi diffi- 

colta , non voHe per allora acconfentir- 

gli ; bensi (i compiacque deputare una 

Congregazione di Cardinali , e d'altri 

Prelati cofpicui , i quali efaminafTero la 

Borma di quefto nuovo Iftituto, per fen- 

tirne poi il loro parere. 

i8i. Tratanto prevedendo il demonio 
il grande danno , che poteva recargli 
quelfa nuova Religione di Gaetano fe 
fi foffe ("labilita , tenio ogni mezzo piu 
maligno per efiinguerla nel fuo primo 
nafcere . Sicche fparfafi la nuova per 
Roma del tentarfi apprefTo la Santa Se- 
de da quefii Prelati la Riforma delCie- 
xo ; il nemico infernale tutto livore e 
fdegno accefe fanimo di alcuni maie- 
voli di vita dilTbluta , contro gTinven- 
tori di tal Riforma , in guifa che gli 
andavano fcredirando per tutto con mal- 
dicenze, calunnie , e derifioni , tr^ittan- 
doli da ippocriti , ambiziofi , vaghi di 
novira , e fedutrori , fufcitando quefie 
loro fHlfita alTorecchio de'Cardina!i de- 
putati alla fuddetta Congregazione , per 
indurli a dlfapprovare , ed impedire 1' 
ifiituto attentato da Gaetano . E perche 



II. C AP. IV. 65 

le loro cslunnie , ed impoHure coperte 
venivano da uca dilettevole eloquenza , 
fentivano applaudirfi , non folo dal vol- 
go, ma dagriftein Cortiggiani del Pa- 
pa , facendofi per cio piu arditi e bal- 
dauzoli . 

i8a. Fra gli altri perfecutorl del San- 
to e de'compagni fi nominavano parti- 
colarmente Jacobo Bonfadio , e Nicolo 
Franco . Maquel Dio che fu fempre 
difenfore de'giufti, e punitore degli em- 
pj , ficcome ritnerito la pazienza de'quat- 
tro fondatori forti ed infleffibili a tante 
perfecuzioni , cosi caftigo feveram.ente 
que'maIvaEJ, che ardirono di oitraggia- 
re ronore deTuoi fervi diletti , Percio 
al Bonfadio , fitto prigione in Genova , 
ia troncata la tefia , e queflo pure per 
grazia , mentre era di gia fenteruiato 
al tuoco , la qual pena poi gli perdono 
ilGiudice per pieta delle di lui lunghe, 
e lagrimofe preghiere . II Franco pari- 
mente per ordine di S. PioV. fu d'una 
forca appiccato finl vergognofamente la 
fua vita . Cosi gli altri perfecutori del 
Santo , fcrive D. Antonio Caracciolo , 
furono ben preflo tolti dal mondo con 
una morte infelice : chi fotto di una 
mannaja : chi dentro le fiamme : e chi 
a forza di flrane infermiri non afpetta- 
te : ^{li Dco vindice diijedi atque confra- 
cii miferrimc periere , fecuri , laqueo , 1- 
gne , morboz-e prodigiofe abfumpti {") . E 
poi foggiunge il cafligo Kuchs piii terri- 
bile daco da Dio ad alcuni altri , che 
fu il permettere la loro apoftafia ''a"» 
Fcde con ritirarfi inGinevra, Dopo ri- 
ferite le contraddizioni fatte a S. Gae- 
tano per malignita delli Scelerati , fac- 
ciamofi ora a vedere quelle , che gli fe- 
cero per prudeoza li faggj , ed i dotti-. 

§. l. 

S, Gaetan» con gli altri cempagni alla prc 
fenza del Papa , e Cardinali rifponde 
alla prima difficolia del loro Iftiiuto, 

j8}. X T EI mentre che difcutevafi nel- 
l\I la fuldetta Congregazione de* 
Cardinali la Caufa Teatina , Gaetano 
e gli altri porgevano fuppliche fervcro- 
fe al Signore , acciocche fuggerirte a 

que' 



<a) ^ni. Caracc. Notce ad Concf. Ckr. in Prcefat. 
yit,,diS.Gaet.P»rt.I. 



6S V I T A D T S 

que' Porporati fenfieri e fentiirenti a 
loro favorevoli. Ma prolungairJofene la 
deliberazione per piu di quaranta gioT- 
ni , benchc interrottia cagione della no- 
vita d'un'I(lituto si diverfo da tutti gli 
altri, e foggetto a inolte Jiffuolta , que- 
Oa sl lunga dimora teneva in una peno- 
fiflima triilezza que" quattro Eroi . Ciiia' 
mato finalmente Gaetano e gli^ altri alla 
Pontiticia udienza , fi porio a' pieiii dcl 
Papa , prefenti que'Caidinali dellaCon- 
gregazione . E qui Clemente VII. dif- 
piacendogli rnolto di dover perdere ii 
Vefcovo Teatino , con cui divideva le 
Vifle cure del Pontificato , fe egli in 
ritirarfi dal mondo andalTe a nafcondere 
li fuoi talenti miferabili dentro d'un 
Chioflro , incotrincio a cosi dire rivol- 
tofi al medefimo Vefcovo Gio.in Pietro 
Carafa: Non poj/lamo toHerare ,'. che 'voi 
abiandoniate gC interejft della Sinta Sede 
in tempi si calamitoji per tttendere alla 
"voftra quiete . In quei gran taUnti che Id 
dio vi ba dati , dovcte riconojcere , che 
non /iate nato folo a voi ftejjo , ma ancora 
al pubblico brne . Dalla voftra virtU af- 
pctta il mondo m3gt,iori imprefe , che non 
foHO da -voi i.ieate drntro quattro mura i 
un reUgiofo ritiro . E poi fe ficte fpcfato a 
due nobili Chiefe , (era egli Ve(covo di 
Chieti, ed cra Arcivefcovo di Brindifi) 
eome ne potcte far divorzio , lafciando in 
abbandone tante pecorelle di cui (iete pa- 
ftore ? Peru mutate penfero , che adeffo 
nen e tempo di quiete , ma di fatic» . A 
queflo parlare si maeftofo, e ad unane- 
gativa si aperta del Papa , chi non fi 
farebbe fmarrito d'animo, e perduta non 
avrebbe ogni fperanza di grazia ? 

184. Ad ogni modo incoraggito ilCa- 
rafa dallo Spirito di Dio con tutto il 
rifpettn piii odequiofo , ma efficacemen- 
te rifpofe: ,; Non veier lui in fe quei 
,, taJenti che fua Santiti lo «veva 0,10- 
,, rato di credere in lui : ne flimarfi 
„ idonen a riparare i danni che pativa 
„ la Chiefa . Ellervi in Roma tanti per- 
„ fonagpj di gran valore , che non ive- 
f, vano bifogno di se il minimo di tut- 
„ ti, per fofierere il decoro,e le ragio- 
^ ni della Santa Sede .- quel fun ritirarfi 
,, dal Mondo non effere un fuggire 1« 
,, battiglia e la fatica , m« im prendere 
,, maggiori for^c a rniitiiiuarla con piu 
„ di vigore; mentre in una tal iitirata 
„ religiofa fi fa fempre piii robuna la 



G A H T A N O. 
„ Vittu ; che fe aveva egli fin' allora 
„ con:hatiulo in camfo aperto , rinchiu- 
„ fo che fofiTe nel Chiollro , conie da una 
,, forteiza inefpugnabile piCi ficuro com- 
„ battercbbe i nemici di Santa Chiefa. 
,, In quanto al deporrc lui le fue Mitre 
„ Epifcopali, poter ben fapere fua San- 
„ tita dalle Storie Eccleliaftiche , non 
,, effer cofa nuova al Mondo , che i Ve- 
,, fcovi gettino i loro Pallorali, e s'ap- 
,, partino dalle loro Chiefe , a motivo 
,, di fegregarfi dagli flrepiti del fetolo , 
„ per darfi totalmente a Dio : efVere di- 
„ fcefo S. Gregorio Nazianzeno dalla 
,, gran Cattedra di Coflantinopoli per 
„ attendere ad una Vita Monaflica ; 
„ aver mutato il B. Alberto Magno il 
,, Vefcovato di Ratisbona nella fua pri- 
,, iniera ollervanz.i regolare ; efli?rfi re* 
„ flituito alla fua Religione S. Pier Da- 
„ miano , deponendo la Mitra e la Por- 
,, pora , di cui andava adorno;con tan- 
„ ti ahri fimili efempj , che ricorJar.o 
„ le memorie paflate , e che vengono 
,, mir.ibilmente avvalorati dalla si cele- 
,, bre rinunzii del Sommo l-onteficato 
,, fatta da S. Pier Celeflino per riveftire 
,, TAbito Monaflico, e riguftar !e dol- 
,, cezze della contemplazione . Pregar 
,, per tanto con nuove , ed umijillime 
„ iflanze la Santiti fua a non negargli 
,, quefto contento di poter anche lui 
„ palTar con fuoi compigni dil Mondo 
„ illa ideata , e fofpirata Religione ; e 
„ che trasferilTe le fueMitre fopra altre 
,, Tefle di miglior fenno ". Con quelte 
ed altre rigioni difefe la fua caufa il 
Carafa, ina con tanta eloquenza e vigor 
di fpirito, che il Sommo Ponretice , in- 
teneritofi il cuore , e perfuafa la mente, 
flavi gii per approvare con favorevol 
refcritio la fupplici ; quindo i Cirdina- 
Ii prefenti vi fi oppofero con efporre il 
loro conirario parere .fondito fopra due 
altre diflicolti , clie fembravano indif- 
folubili . 



$. II. 



»econda difficolti fciolu da Gaetant . 



i8y. DiflTero dunq\ie que' Porporati , 
e coii diceva lutta Roma : queft» Reli- 

gione 



Parte I. LlB 

gione df Cherici ClauRrali , chie inten- 
de Monfignor Gaetano d' introduT nella 
Chiiela , farebbe un compleflo di due 
cofe incompoffibili infieme , che fono il 
Clericato , e 1 Monacato, novita ne' no- 
ftri Secoii non piu intefa , unione di 
due Stati efclufivi runo dell' altro . Con- 
vienH a' Cherici il predicare , confefTa- 
re, ed amminidrar Sacramenti , il che 
non conviene a' Monaci. (^ueili eferci- 
tarfi nella Vita Attiva , quelli nellaCon- 
templativa. Come voler obbligare i Che- 
rici avvezzi avivere nelie loro Cafe pri- 
vate fra le cure domefliche, echiuderfi 
in iin Chioftro, e lafciar li proprj inte- 
reffi in abbandono? Come aflringerli a 
que' 'Voti folenni , che li privano della 
liberta , di cui fono effi Padroni ? Sono 
in fomma quefti due Stati si diverfi fra 
loro e nel Nome e nell' Abito , e nel 
line , e nell' Inflituto , che non potranno 
rnai unirfi inlieme, f? non colla dellru- 
zione o delTuno, o deirr.kro. 

t8(S. Da quella oppofizione fi difefe S. 
Gaetano con tanta fapienza e dottrina, 
che bifogna credere ne ricevefTe dal Cie- 
lo i lumi e ^li argomenti . DifTe pri- 
mieramente ch' Egli intendeva non d' 
jnnovare , ma di rinovare I' Infiituto de' 
Cherici Regolari, eflf^endo Egli antico 
fin dal primo Secolo della Chiefa . Sic- 
come ne' Secoli fufTeguenti di quando 
in quando rifioriva dopo che vedevafi 
decaduto. E qji il Santo eruditiffimo 
nelle materie Ecclefiafiiche co' Tefii del 
Vangelo, e degli Atti Apoftolici egre- 
giamenfe dimoftrd , che gli Apoftoli 
furono i primi Preti , e Cherici Rego- 
lari , che pafcevano quella Crifiianita. 
novella con la Dii^ina parola , e con li 
Sacramenti , e quefla era la loro Vita 
Attiva ; che vivevano anche in comu- 
ne, e di limofine non mendicate » offer- 
te loro da'FedeIi fpontaneamente , con 
attendere alTOrazione, ed al canto del- 
le lodi di Dio , e quefla era la Vita 
Contemplativa e Regolare . Anzi fog- 
giunfe coir autorita de' Santi Padri ,che 
li Santi Apofioli s' erano confacrati a 
Dio per mezzo de' tre Voti , Povert^ , 
Caflita, ed Ubbidienza . EfTendofi poi 
col lungo andar de' tempi rilafTata ne' 
Chierifi quefla Vita Apottolica , fu an- 
che piii volte riilorata , e rimefla in vi 
gore dallo zelo di varj Santi Vefcovi 
relle loro refidenze .■ da S. Policarpo e 



RO II. Cap. IV. 67 

S. Igiiazio Martire nell' Afia , da Sant' 
Agoftine neir Africa , da S. Ambrogio 
in Italia , da S. Martino nella Francia» 
da S. Ifidoro nella Spsgna : e cosi tanti 
altri Santi Uomini fucceffivainente ri- 
duffero i Cherici Secolari ad una Vit.i 
Religiofa e Monaffica , in tutti i Secoli 
fino al quarto decimo , in cui finalmen- 
te reflo eflinf^t e fepolta nelle tenebre 
deir obblivione , 

187. Dal che , profeguiva a dire il 
Santo , conchiudefi apertamente non fo- 
!o non eflere incompoffibile il Chericato 
col Monachifmo, e la Vita Attiva colla 
Contemplativa ; ma infatti efiierfi tal 
unione veduta per tutti i tempi a pra- 
ticarfi mirabilmente in varie Provincie 
del Mondo Crifliano. Reflar folo a de- 
fiderarfi, che quefta riforma del Clero 
si antica, e continuata in tutti i Secoli, 
fi rinnovi ancora ne' nofiri tempi mifera- 
mente perJuta , non gia reftringendola 
in alcune Citt.a , e Provincie particola- 
ri, come prima ; ma dilatanJoIa per tut- 
ta la Chiefa univerfale col mezzo d'una 
Religione di Cherici Regolari , che fia 
approvata graziofamente dal fupremo Pa- 
fiore , e confermata dalla di lui autoriti 
Apoftolica ; e quefta efTere appunto la 
fomma delle riverentiffinie fuppliche , 
quali Egli co' fuoi compagni umilmente 
porgeva a Sua Santita . Cercamente che 
il Papa, coiTie i Cardinali convinti in 
quefto punto dalle efficaci ragioni addot- 
te da S. Gaetano , avrebbero prefiato il 
confenfo alle fue iflanze ; ma vi fi op- 
pofe un'altra difficolt^ maggiore da effi 
ilimata , ed efaggerata per infuperabile, 

Tfrza difflcolta feUcemenU [uperata 
dal Sanio , 

j88. Cosi dunque ripiglio l' Umana 
prudenza di quelli Eminentiffimi Car- 
dinali contra Tideato infiituto di Gae- 
tano : „ Quefli voflri Cherici , Monfi- 
„ gnore , che pretendete di tiformare fa 
,, la Vita Apoflolica , volete che vivano 
,, fenza aver di chi vivere , vietando 
,, non folo il pofifeder fondi ed entrate, 
„ che fomminiflrino loro il vitto , m» 
„ sncora il poter chiederlo quefluando 
,, dalla pieti de'Feifeli. Quefio farehbe 
,, un continuo lent.-.r Dio a far miraco- 
1 1 >■ li , 



68 V J T A D I S. 

,, \'i, o ccl mandar Angeli da\ Cielo , 
„ che loro provveilano il pranzo, rome 
„ a Daniele , o comandar «'C^orvi i'eir 
„ aris, che lor portino il pane , coir.e 
,, »d ETu. Qiiefla si e una novita , i he 
„ Bon potcte pii difendere con »lcun 
„ efemrio de' Secrli panfati . Tutte le 
„ altre Religioni introdotte nella Chie- 
„ fa di Uio, o tengono rendite fiile , o 
„ cercano Imiofine per tnantenerfi ; la 
,, voflra t retcndete non d'altro viva che 
„ di rugiada del Cielo, e di fpontanee 
„ obblszioni altrui ; quando in quelii 
„ tempi s c tanto rafTieddata la Carita 
„ de'fedeli , che neinmeno foccorre chi 
,, la prieHa piii e p'" vote , e con ef 
,, porle ancor con lagrime le fue mife 
„ rie : penfate poi fe vorra fociorrere 
,, a' vofiri Cherici , cbe non fi uegna- 
„ ranno di pregarlt , ne potranno itani- 
„ feflarle le propric nece:lita ? In fom- 
„ ma quefto voflro Inflitutn non e pof- 
„ fibilf che fufljfla lungo tempo , ne 
„ ivrebbe , che vita corta di pochi 
,, piorni . 

189. Qui Gaerar.o, cheaveva irn cua- 
re pieno di confidenza in Dio , ed era 
molto gelofo delT cnore , e del credito 
che debbefi alla Divina Provvidenza , 
reirudire tanta diiB lenza in que' Por 
porati , fi fenti toccar ful vivn, e prefe 
si gtan fuorn i| fun zelo , che 11 fece a 
rifpondcr lo'o con fomiro ardoie diSpi- 
rito in quefli fenrimenti dalla luce di 
fapienza Celefle illuflrati ,ed invinoriti: 
,, non poter lui darli ad intendere , che 
„ alcur.o non creda alle proirefTe di Cii- 
„ At, o che alcuao condanni dii vo- 
,, pli.i vivere fecondo le leggi del fuo 
;, VaNgelo , ed a rorma de' fuoi Divini 
,, configl; : Gesu ini comanda di non 
„ efler follecito del mio vitto ev(>flifo, 
,, prompttendomi che il fuo Padre C.f- 
„ lefle ficcoire «limenta p,li uccelli dell' 
,, »r»a , e vefle L giglj del campo f«nz» 
„ che »' aflatichino quelli in feirir_»t il 
„ fraoo, e quefli in ordirli la tel* : co- 
„ J» , e molio piit «vri Egli cur» di prow- 
,, vedermi , e di pane , e di p*nno , 
,. fenz* che io v«d« «ccatt»ndolo di por- 
„ ta in porta . E qui produfTe i I tef!o 
„ di S. Mattto «I r»p. 6. No'itc folliciti 
„ fjfe dicenlCi ! quid vianducabimui , tut 



G A E T A N O. 

,, quid tibcmus , aut quo optriemur , Scit 
„ eniru Patcr 'Vtfier , quia his ont'ibuf 
i,indigetit. Kcjpicite "jolatuia Cfii ZJc. 
„ CotiJid.-ratC Lll/a agn (tfc. Et b:ec om- 
,, iiia adjicentu,- zioLls . E.t io non potio, 
), e non dovrc cfleivare queflo tencr .li 
,, Vita raccoinandatami d.' Criflu foit^i 
>, la ficura rondotta , eJ amorari cuia 
,, della Divi.na Provvidenzs? Non maiv- 
,, cano nemmeno gli effnii j di quefla 
>, Vita povera e mutola ?l chiedere , 
), che iniendiamo di profetVare , fra qu»- 
,, li il primo , eJ il piu fi''rre per muo 
„ Vc-rci ad imitarlo fi e quello depli A- 
„ pofloH , i primi <. herici dell* Chiefa » 
„ che vivevano in coiViune . Quefli ail- 
,, dottrinati dalle maffime , ed efemp^ 
,, del loro Divino Maellro, ne pofledc- 
„ vano enirace.ne limofinavano per vi- 
,, vere , mantfnerdofi i on le fiile obbla- 
„ zioni fj-ontanee de' T^deli , e prowe- 
,, duti feinjre dslla Prowidenza utl 
„ Cielo di tutto il bifopnevole , comc- 
„ :UelTarono efli medelimi , quanJo 
„ iiiierrogr.ti Jil Salvatore, fe inquella 
„ Vita povera , fi/te jacculo i^ Jtne pera , 
,, lolTe loro rnaticatu rof.i .ilciin.1 : niim- 
„ q^uiJ aliquid defuit vebis (4)? RifjO- 
,, lero, non aver avuio cofa che deli- 
„ derare : at illi dixcrunt , /sibil . Tanti 
,, altri dopo gli Apolloli hi.nno feguici 
„ i Itiro pjlTi e vetiigj , vivendo alle f»- 
„ le fpefe ddla Divina Provvidenia . 
„ E perche non pofllamo adeflo elep- 
„ gt-rla ancor noi per rolira mauteni- 
,, ttice, e d'ifpenlii.'ra ? Se Dio per lui-- 
,, go tempo provvide i miniflri Jelli 
,, primitiva Chiefa di alimenii leuz» 
,, quefluarli, li fono forle vuoiati i luoi 
,, erarj , guarJarobe , e difpenfe ? ed 
., ancorchi li rafTreddaflc la carita de' 
„ Fedcli m abbandonarci nelle ronie 
„ reiclhta occulte, e nor» palefate : fa- 
„ ra pero fempre 1« Provvidenza di Dio 
„ oculatilliina in oflervarle , e prontillj- 
„ ma in foccorrerle . Non profefliairo 
„ loi I* flefla Fede, e lo fleflo Vange- 
„ lo degli Apofloli, che ci afllcura gli 
,. alimenti fenza la rolira follecitudint 
„ dl ricercarli ? Poflono venir meno le- 
„ ampie promefTe di Criflo ? N"n i an- 
,, cota adeflo lo flefl^o Dio quello cli* 
„ eta allora ? yf/w/ Cbri/iut heriCr hodk,. 

„ Ma 



jia ) Lucx 1». ?}. 



P A R T E I. L I B. 1 1. C A P. I V. 6g 

y, Ma po' fome potra chiuderli la botca t?ce I' iftanza . ma non ftirno bene il 

„ a Lutero , ed a' moderni Eretici , ehe Santo cii confoiare !e ii lui brame per 

,, ftriiparlano del tanto lufTo de'Cherici , effer troppo nece.Taria alJa ChiefaJ-Dio 

„ e negano la Divina Provvidenza nel !a di lui permanenza in f rte , ftante 

„ Mondo, relcgando nro nel folo giro la fua fomma prudenzs , fapere ', e ile- 

„ de' Cieli , con aflTegnare il governodi lirezza ne' oubblici inrerelTi , che da Cle- 

„ quaeeiu ai cafo, a!Ia fortuna, ed all mente VJI. alla di lui t^rari menre sffi" 

„ induftria t'eg!i Uomini , fe non cqI davanfi . Non e cosi conrento un navi- 

,, metter loo innanzi agli occhi una gante, quando dopo aver patito fier.t 

,, religione d; Cherici rifjrmati ,_ e po- borrafcadi Mare agirato daVeiiti gsgliar- 

,, veri , che vivendo fenza reudite , e di , urtato negli fcoglj , e fopr .^«^0 da 

„ fenza ricercar ad*Itri il vitto , coltrin- nembi di pioggie e (empelle (i fova fi- 

,, gono Lutero a confeflTare aver fpecia! curo iii porto ; come fi confolo Gaetano 

„ cura di loro la Divina Provvidenzi, in vederii al termine de' fuoi delideri 

,, coj provvederli di giorno in giorno colla ficurezza del /bfpirato fuo i-tento, 

,, miracolofamente? Per convinrere il dopo aver pallato per una llrad^ difa- 

„ perSdo Erefiarca non baflano le paro- lirofa attraverfata da tante contrid lizio' 

„ le, le ragioni , e le Sacre Scritture , ni da lui forterte , e fuperate co i una 

„ perche tutte le corrompe e_ Itravolge pazienza , e fortezza si mirabile, chene 

„ a feconda de' fuoi errori : vi vogllooo volle far menzione diltic.ta ad Urbano 

„ fatti , e Tefperienza , che non puo VIII. la Sacra Ruota Romana : /'« ja- 

„ negarli fe non da' pazzi , che negano cendis Inftiiuli fundimentis omnes diffi- 

„ an(ora quel che toccana , e vedono cultatum obices fupcravit , &■ injecia pa- 

,, co' proprj occhf. Supplichir.mo dun- tienter remozut objlacuU . Toleranlia de- 

,, que Sua Santita a degnsrfi di appro- nique O" con/laniia Summi Pontificis Cie- 

„ vare un tal' Iflituto , che rinnovi nel mentis VII. C7~ plurimorHtn animos Car- 

„ Mondo la Vita Apoflolica, riformi il dinaliutn captaziit . 

,, Clero , ed il culto Divino , e reilt- 

,, tuifca alla Divina Provvidenza quel CAPITOLO 'V. 
„ credito , che toglionie i Luterani ed 

„ alti;i Eretici: " E qui concbiufeGae- Prefagj e fegni del Cielo approvano rift' 

tano il difcorfo , afljcurando quel Vene- Jiituto di Gaetano , che di/appro- 

rando cpDfeflTo, I' ordine , che propone- ijavano gli Uomini . 
va a iftituirfi , non effer gia invenzione 

d'uno fpirito vago dl novita , ma un 191. r)ER ordinario gli eccelfi difegnl 

particolar inftinto dello Sp. rito Santo , £ dell' Altiffimo , o non fono in- 

natogli damoltotempo in cuore.eman- tefi dai Mondo , o fono finiflramente 

tenuto per mezzo di Santi celelli himi. ricevuti . G!i Uomini di rado compreiV 

190. Arrelili, e convinti i Cardinali dona le Hede p\h belF opere di Dio 

a sl forti ragioni del Santo, non ebbero una delle quali era la riforma del Cle- 

piu cuore di contraddirgli nella grazia ro e ia Vita Apodolica , che infpirold- 

richielta della tondazione, ed il Sommo dio a Gaetano a rinnovar nella Chiefa 

Pootefice ClementeVII. fopraffitto dal- per follevarla da tante oppreffioni di 

lo ftupore di veder in Gaetano si gran Erefie , di guerre , e di perverfi coflu- 

coraggio e fiducia, diflepubblicamente: mi . E pure molti al primo fentire la 

non inveni tantam fidem in Ifrael ( « ) . propolla fatta d»I Santo al Papa fuppli- 

Al compimento dell opra contribuirono candolo ad approvare colla fua aotorita 

molto anche gh uffi/.j efficaci appreflfo Pontificia quefta nuov» Vita Aooftolica , 

^f' \.^P?' IT r ^"^'«■elebre Prelato dieronfi fubito a cenfurarla e contraddir- 

di Chiefa Monfignor Giberti Vefcovo la, ed a impedime a tutro potere \x 

di Verona, che invaghito della perfe- riufcita. Ma chi e quegli che porta 

zione di quefto nuovo inflituto di Gae- refiflere al volere di Dio ' Voleva eoli 

tano, voleva anch' egli profeirarlo, e ne quefia Religione di Gaetano at Mondo , 



men- 



(a} Jippr. l.ubran. sr. di S. Gaet. 



70 V I T A D 1 S. 

mentre d« molto tempo ne aveva gia 
fatte precedere le profezie e fegni pro- 
digioli , con cui intefe di preconizrarla . 
Una di quefle prnfezie viene linpolar- 
mente riferita daiia Chiefa Milanefe nel- 
le lezioni del noftro Santo da recitarfi 
agli 8. d'Agoflo neirUffizio Ambrolii- 
no : Revcrfufque K^^mtm ( S. Gaetano ) 
Clericorum Reguiarium Ordinem condidit , 
quod gentts Infttiuti multo anie prcevide- 
rat Beata Veroniea ex Virginibus Citnobii 
San3ce Maritf Mfdiolani , Cum excfjfu 
mentis in Ccelum rapta cunBorum 0-di- 
num cxtus ajpexijfet . La vilione pafso 
di quefta maniera. Nella Fefla di S. A n- 
tonio Abbate ( appena era nato (liaeta- 
no ) vide la Beata Veronica rapita in 
eftafi , che il di lei fpirito follevandofi 
al Cielo, veniva feguito da tutti quegli 
Ordini Religiofi, che (in'aIlora fioriva- 
110 nella Chiefa di Dio , e che Ella co' 
nofceva diftinti nel loro proprio Abito, 
guidati da S. Paolo Eremira, e da S. 
Antonio Abbate . ApprefTo di quegli 
Ordini terminavafi la Proceffione da 
uno fiuolo di Preti veftiti di nero con 
la Berretta in tefta.e con TAbiro fimi- 
le a quell» , che poi vellirono , ed -il pre- 
fente veftono i Teatini , di numero pe- 
ro inferiore all' altre Religioni , che pre- 
cedevano. Siu?iva la Beita in vedere 
queft» nuova Famiglia in lei nor» mai 
piCi vedura , ne co ofciuta , e non feppe 
penfar ahro , fe non ch» volefle Dio in 
breve aggiugnere nella fu» Chiefa un' 
altra Religione di Cherici Clauftrali , 
come poi fuccefte j^. Anni dopo la di 
lei morre per oper» del noftro Santo. 

19». Ma ^ mirabile che una Donna 
cieca prevedefte anchella queft» riforma 
del Clero , e del Criftianelimo . E ben 
vero , che fe era priva della luce efte- 
riore negli occhj del Corpo , tanto riii 
veniva internimence illuminata da Dio 
in quelli dell Anima. Quefta era Mar. 
I^arita da Ravenna , Ver^^ine di faata 
viti , che illuftrd il fuo fecolo co'Mi- 
racoli , e col dono di Profeiia, com; ftk 
depofto ne' ProceflTi fitii dal Cardinal 
Simonetta , e defi rive Serafino da Fer 
rara. Fra le alrre predizioni chella fe 
f e , prenunzio porhi annl prima che S. 
Gaetano intraprendefle la Riforina <lel 



Gaetano. 

Clero , che Iddio commiferando lo ftato 
iiifelice della fuaChiefa, voleva in bre- 
ve riformarla, e renderle il fuo antico 
luftro e decoro. II Cielo ileftb venne ad 
autorizzar quella di lei Profezia con uii 
ptodigio non mai piu veduto ,• mentr? 
circa quel tempo medefimo in diverfe 
parti deiriralia caddero dal Cielo mol- 
tinime Croci folgoreg^ianri a guifa di 
ftelle , che imprimendoli fulle vefti dc- 
gli Uomini, ed ancora fopra i loro Cor- 
pi , vi (i atta-^cavano si fo'te , che per 
qualnn-jue dilipenza ufjftero , non pote- 
vano fcancellarnele . Volle fignificare il 
Cielo con quefto miracolofo awenimen- 
to , fecondo il parere de' piii Savj di 
quel tempo , che dovevafi prefto rifor- 
inare il Mondo per mezzo di quella 
ftefta Crore, per cui fu redento , e che 
la vita allora difTiIura del Clero , e del 
Fopolo colle Croci della moriificazione 
doveva ridurfi «d una vera imitazione 
del CrocefiflTo. Cosi fra gli altri il ce- 
lebre Pico della Mirandola interpretc» 
quel nuovo prodigio delle Croci appar» 
fe fulle vefti di ciafcuno, nel farne la 
Relazinne all' Imperator M .ft"imiliano 
(j). Cosi roi apprefTo pochi anni refto 
fvelato ilMiflero di quefte Croci,quan- 
do Gaetano nelU fefta appunto dell' E- 
faltazione della Santa Croce incomincld 
la prenunziata Riformi col fondare una 
nuova Religione di Cherici , la quale 
militaflfe contro i vizj fotto lo Stendar- 
do della ftefta Crnce , che diedele per 
Infeena , ed imprimeflfe nel cuore de' 
FeJeli la Croce della morfficazione per 
riformarfi. Onde il Cardinal Eftenfe ri- 
feriro datla Sacra Ruota allnder volleal 
f iddetto prodigio delle Croci quando 
fcriflfe di Gaerano , che : NoT>ms fuit ^it 
felus d Dr« miffus ad mores reformandos , 
C3" tmprimendum Crucis fi^nutn , non in 
fronte, jed in corde credeniium mortifica- 
tione irc. E pero tutti gli Scrittori del 
Santo con lo Storico degli Annali Ec- 
cleliaftici afferinano tanco dalla detta 
Vergine Margarita di Ravenna , quanio 
dalle miftriofe Croci cadute dal Ciel» 
efllerfi prenonziata la Religione di Gae- 
tann ( b ) : Mndum ( parla de'di lei Fon- 
djtori ) d/foluiit imponere decreverunt , 
janiixque I{eformtii»ni F.ccle/iafticorum in- 

lii- 



[»] Pic.Mirand.T.x.Op.f»!. i^l. (b) Uiov. Atn. Etcl, jub ann.tn^ 



Parte I. LiB. II. Cap. V. 71 

Jiitcrunt , aJ hoc prt£cl;ii-um muHus\ a a feguitare queflo fuo efempio , ed In- 

Margayita I^a-uenKcC Virginum Sanciijfima, fiituto di Ciierici Clauftrali , e Hegola- 

Cir portentoCrucium prodigiosi in membris ri : li'C eji qui primuni injlituit Mcnafts' 

& 'vepimerttis hominur/i appareniium prts- rii-.m , &■ laudahiliter in eo perfe-verans , 

trtonftra/ii . _ aliis viiain fuam imitandam dereliquit (d) . 

193. Aggiunge ii P.Barbarani Cap- CLuefta Profezia fi vide mirabilmente 

puccino ne!li fua Storia Eccleriaftica , adempita in Gaetano , quando in quelli 

che parimente il B. Bernardino da Fel- ultimi fecoli fcorretti rifirinfe gli Ec- 

tre predicando in Vicen^a fAnno 1494., cleflaflici, allora fciolti, col vincolo de' 

quando il noftro Santo era ancor t;io tre Voti folenni in vita com*oe, e re> 

vanetto , predille piu volte doverfi in golata ; fattofi col fus efempio condot- 

breve incominciar la Riforma degli Ec- tiere di altre diverfe mili^ie di Cherici 

ciefiaftici ( a ) : lo che poi foggiunge lo Regolari , che fucceffivamente Tuna do- 

flelTo Autore , averolfi per mezzo di Gae- po Taltra ilfeguiroao a difefa della San- 

tano. Parimente S. Vicenzo Ferrerio , ta Chiefa. 

come fcrive il P. Maggio nel Trattato 194. Ma rende maggior ftupore quel 

della Vita Spirituale (i ), prediflfe que- che oirerva Gregorio a Lande Ciftercien- 

fio iiuovo InOituto de'Chierici poverif- fe , commentatore , interprete , e difea- 

fimi , ed umili , che dimenticati di fe fore delfOpere del B. Gioachino Abba- 

Heffi , perche appoggiati alla fo!a Divi- te dello fteflTo Ordine , cioe aver Dio 

na Provvidenza , non aprififero bocca , prenunciata la Religione di Gaeta- 

che alle lodi di Gesu Crillo , e iMilIa no fin da trecent'anni e piu prima che 

curanti de'beni di queflo Mondo : Sta- fi fondafl"e, col dimoflrarla in ifpirito at 

tum pauperrimorurff , manfuetorum , & hu- fuddetto B. Gioachino », il quale poi la- 

milium , nihii cogitantium , aut loquen- fciolla ombreggiata nel Gommento che 

tium , nec fequentium , nifi fo!um Jcfum fi fopra rApocaliffe , cosi fcrivendo c 

Chriftum , & hunc Crucifixum , nec de hoe .Arbiiramur in eo qui 'vifus eft federe fu- 

Mundo curantium , fuiqueohlitorum. L'Ar- pra nitbem candidam, & ejfe fimilis ftlia 

civefcovo di Taranto , Monfignor Tom- hominis , fignificari quemdam Ordinem ,cv.i 

mafo Caracciolo'fcrive , che S. Brigida datum eft perfecie imitari •vitam filii ho- 

nelle fue rivelazioni a quel Paragrafo , minis . Signific.-irfi , dice poi il B. Ab- 

che incomincia {c): Clericus erat qui- bate , in quella perfona , che vide S. 

dam honus homo , previde , e predifle Giovanni federe fopra candida nube una 

Gaetano come Fondatore de'Cherici Re- Religione , che avera per Inflituto d' i- 

£oIari , mentre dopo aver detto !a San- mitare a perfezione laVita di Gesu Cri- 

ta , che quefto buon Cherico confideran llo . Da queflo teflo , e 'da altri conteftl 

do le infidie , che tramava il Mondo , anche piil chiari del B. Gioachino arg»- 

la Carne, ed il Demonio, erafi rifolu- menta chiaramente il prenomioato in- 

to di abbandonare tuttiibeni e ricchez- terprete Gregorio aLaude, aver lui pre- 

ze del Mondo , feguitando Gesu Croce- vifta , e predetta la Religion Teatiiia 

fiflTo per la flradi d'una rigorofa pover- di cui in altro luogo dice : Surget Ordo, 

Xk , di tener in freno, e cafligar la car- qui videtur novus, & non efl . Verra al 

ne , e reflringerle i lombi col cingolo Mondo un' Ordine , il quale fembrera 

della caftita, come pure di fottomette nuovo , che agli occhj di tutta Roma 

re il Demonio col fottometter fe fteflb compsrve nel fuo nafcere una novita 

air ubbidienza e volonta altrui , fog- non y\ix veduta ; ma altro non era che 

giunge ella , che lo fteffo Cherico per la rinnovazione di quell' antico Ordi- 

mezzo de'fuddetti tre voti accoppio la ne degli Appcfloli, e de'primi Regoia- 

vita Ciericale colla Monaflica , e fu ri , che pero i Religiofi di queft' Ordi- 

il primo che ridufl^e rl Clero a vi- ne fono detti dailo fleflo Gioachino : 

vere dentro i Chioftri d' un Mona- Queedam primiiite Chriftianorum , utique 

llero , aprendo la flfada a molti altri Clericorum: Chericidella primitivaChie- 

fa: 



{ a ) Barbar. Ift. Eccl. di Vicen. Lib. i cap. 7 j, (b) Mtf??. Tom. z. Nov. Ser. 1. cap. J. 
(c) El. Cler. L'b. 1. §. 66. (d) Kevel. S. Bri. Lib. i. cap. 7. 



yx V I T A D 1 S. 

fa : induti niiris i<cf!ibui . Hi crfjcent , (S 
fatna ecymi» divuiv.clitur , O" f"r-tedical>Hnt 
Fidcm quam ifT dff^ndcnt . Adeiiipitifi e 
verilicatili chiaraniente tutti quelfi fenfi 
rrotetici nella Relijiione, e Religiofi di 
Ci.»etsno , eccoora la interpreta^ione de[ 
C omirentitore a Lauiie: Hoc vaticinium 
fi recie con/idcrelur , tu:c fuiurum , niinc 
prxjfntem lHuftr ifimum liacrum CUrico- 
rum }{ezularium Theatinorum Ordmcm 
diametratiler , direcicque profpexit fupra 
trecentos ante ^nr.cs ( <» ) • So-giung-i)iio 
poi la ragione, perche fecondo la pre- 
diiione di Gioachino , quelli Cherici Re- 
goLiri fono veri imitatori diCriflo; Hu- 
jus In/lituti Kcli.gi»Ji , fanguine , <2r omnium 
fcienliarum , O" ■virtutum genere 'veracitcr 
lHuliriffimi .Apo/iclica ■vivcndi forma cen- 
teriti ad unguem 'vitam imitj>:tur J efu 
C^>ri/?i , ac cjus perfccii Junt imilatores . 
Queiio in fjinmt e il coltume del Cie- 
lo a quilche Opera grande di fua gloria 
far fempr? prece.fere le Profezie molto 
lempo priina, che venga alla Iiice. 

C A P I T O L O VI. 

Viene fpedita la Bolla Pontificia per la 

Fondazione della nuova Rcligione , 

t Gaetano difponefi ad cfcguirla . 

i9j. T7lnalmente dopo tante oppofizio- 
X^ ni , e difficolii rimafloClemeii- 
te VII. non fo!«mente perfuafo , ma f )r- 
temeote invaghito del perfetto Inftitu- 
to si penerofo, e diflaccato dal Mondo, 
efpoftogli con tante fuppliche da Gaera- 
no , • pieni voti lo comprovo con una 
ampia ed onoiifica Bolia , emanata fot- 
to li 14 di Giiipno 1 514., confoUtiflimo 
di vedere nel printipio del fiio Pontifi- 
cato , ed in tempi tanto alla Chief* ca- 
lamitoli , rinafcere nel Clero quella vi- 
taApoOolica, (hepareva del tutto eflin- 
ta , ereflituirfi lantico deroro alla Chie- 
fi col rinovarli ne' < herici la vira co- 
iTune, eRelijjiofa. Ecro qui in riHret- 
to alcuni periodi della Bolla Clementi- 
na diretta al Santo : Darfi facolti a Gae 
tane ed a' Ccmpatni , come pure a futcef- 
ftri , di far ia joicnne 1'rofelfinne defoti, 
rd afigiungcrfi neila Chiefa di Dio alle Re 
ligioni gia fondate di Monaci , e di Mcn- 



G A E T A NT O . 
dicanti qiiefi' altrj r.::ovit Ji Ch:,-:ci , che 
'vivono Cljufiralment; mcn.iici si , ma noit 
Mcniicanti . Dover cft vcfiire ^Abito ne- 
ro a!la fnrma Clcricale , e chiam.trfi co» 
quefio jolo nome fpccifico di Chcrui Rcgo- 
lari . Potcr fnrmar: , e riformare Lcggi , e 
Statuti confaccnti alia vita Clcri ate , e 
celcbrare h Divini Hjfizj e la Mijf.t fe- 
condo que' J{ti , chc a lor piaccffe d i^ino' 
vare e mu:are , foio chc nin foffero con- 
trarj a iatri Canoni : Conccd.rfi loro erqui 
primd , ed 1« perpetuo tutti quei PrivilC' 
gj , Indulgeuze , elcnzioni , facolta , e gra- 
zie si fpirituali come temporali , chc han- 
no oitcnute, ed otterranno da' Sommi Pon- 
tcfi^i i Caionici Regolari Latcrancn/i . Ag- 
giun^endo poi Sua Santiri nella fuddet- 
la Bolla iina grazia egualmente anioro- 
fa e decorofa , cioe il volcre e dichiara- 
re la nuova R.eligicne di Gaetano immc- 
diatamette joggetta alla Santa Scde .Appc- 
fiolica , e non a ycfcovi , oCardinati Pre- 
tettori. 

196. II foinmo giubilo di Gsetano nel 
ricevere dopo tanti contrafli , angofcie, 
e timori le lettere Pontificie , non puo 
efprimerfi . Ne diede Egli mille benedi- 
zioni , e lodi a Dio con atfettuofilljmi 
ringraziamenti , che volle render piir 
grati al Cielo col moltiplicarli in diver- 
ii Santuarj di Roina , vifitando infieme 
co' fuoi compagni le Chiefe piii celebri , 
particolarmi-nte quelle uedicate alla San- 
tifTiina Vertrine , da cui riconcjfceva rot- 
tenuta conferina del fuo Inllituto . Ma 
nella Bafili(.a di S. Pietro ogni volta 
che portavafi rinnovava il fuo giubilo , 
mentre riguardava quel PriiKripe deglf 
Arpofloli come primo fondxtoredi quel 
Clero Regolare , che ftava Egli per far 
rifiorire , e rimettere nel fuo primiero 
vigore . 

197. Frattanto Gaetano dovendo pro- 
feflare in breve li vita Appoftnlica vol- 
le fubifo fpopliarfi di que'proventi , ch' 
erangli rimalli . Gia I' anno precedente 
erali privato di tutte le fue fjflanie e 
renilite Patrimoniali , rifervntefi folo al- 
cune Decime por fjr limofine a'poveri. 
Ora rifolve denudarli del tutto per th- 
brarciarfi alla riuda Croce d' una perfet- 
tiflima poveri.i , rinunziando a quanto 
pofledeva , o pofledere fperava , ^i de' 

heni 



(a) Grcgir. L. iap. j». 



Parte L L j b 

beni eTeJitari, come de'benefizj, ed uf- 
fizj ecclefiafiici . E qyi non fara difca- 
ro , fenza profitto di chi legge il rap- 
portsre parte d'una lettera fcritta da 
Roina kA slcuni fuoi (tretti congiunti 
fotto ii xa. d' Agofto di quefl' anno 1524. 
in cui fa loro un'ampia ceffione di tut- 
to il fuo . 

Jefas , Maria , Pratres honorandi , Chrifltn 
fit pax veftra femper . 

,, Bramar dobbiamo , che Criffo regni 
n in noi ogni di piu (a) . II fuo Re- 
„ gno lui confefso a Pilato non efTere 
„ in quefto mondo , dicendo : B^egnum 
„ meum non eft de Inic mitndo. La bonta 
„ fua affai mi ftimola , che io voglia 
„ aver parte in detto Regno fuo per 
.,, fua infinita bont4 , ed ogni di piu mi 
,, fa vedere , quod non peffumus duobus 
„ Dominis fervire . Vedo Crifts efler po- 
„ vero , ed io ricco . Lui vitiiperato^ 
■j, ed io onorato , tui in pene , ed io in 
„ delizie ( quefti fentimenti di tJaetano 
„ ftirono poi da'direttori di fpirito ri- 
,, dotti in punti di iVIeditazione ). Bra- 
^, mo pure di far qualche paflb verfo di 
„ lui : Forfi eflra Crifio benedetto mi 
,, dara pro iemporalibus fpiritualia per 
„ fua pieta . In primis ho deliberato di 
„ lafciar quello che piu ha del tempo- 
„ rale &c. (foggiunge poi nella (telTa 
„ lettera) voler egli percio privarfi de' 
„ fuoi averi con cedeili ad efficongiun- 
,, ti , ed a' loro difcendenti j mandarne 
„ a queflo efFetto a Vicenza la carta di 
,, proccura, con pregarli folo per carit^ 
„ mandargli 50. ducati da foddisfar ^A 
„ un debico da fe fatto a cagion di li- 
„ mofina ; efortandoli poi a godere quei 
j, beni che loro cede , in modo che non 
,, vi attacchino il cuore , col riflettere 
., a doverli un giorno ingojarfeli tutti 
„ la morte. „ 

198. Altri poi fingolari penfieri , ed 
effetti di umilta , d'amor verfo Dio , e 
di diftacco dalle cofe rerrene efpreffi era- 
no in quel foglio de?ni di ricopiarfi da 
cgni Religiofo . Rinunzio parimente i 
titoli Prelatizj , ed i benefizj di Chiefa , 
fra'quali eflendo molto pingue quelio di 



RO IL Cap. \M. 7^ 

M.1'0 fiil Viceniino , volle ralTegnarlo 
liberamente nelle mani delPapa, e non 
mai in favore de'fuoi parenti , benche 
foffe ficuro che gli avrebbe accordata 
una tal raffegnazione Clemente VII. , 
che molto famava, tanto era diftaccato 
dalfaffetto al fuo fangue . Un uffizio 
poi che aveva nella Curia al valore di 
piu migliaja di fcudi , il tramuto in di- 
naro, ehe verso tutto nel feno de' pove- 
ri tenuti da lui per li fuoi piu profTiim 
congiunti , a riferva d' una piccola par- 
te, che 4e({in6 a provvedere , ed aflfet- 
tare Tabitazione , e 1a ChieCa delja fu« 
nuova famiglia Religiofa . 

C A P I T O L O VIL 

Principio gtoriBfo della Heligione de'€hie- 
rici J{egolari colla jolenne Profefione di 
San Gaetano fecondo la viia ^ppofto- 
Uca . 

199. XjOn fi legga fonJazione d'aItTe 
X X Religioni si magnitica quanto 
quella di S. Gaetano per tante circa- 
iianze , che \i refero luminofa a tutta 
Roma . Che ne fia vero fentafene il 
racconto eflratto fedelmente dalle Storie 
latine del P. Silos , e dagti Anrtali Ec- 
clefiaflici del P. Bzovio , e dagli altri 
Autori [b) . In quefio anno 1514. nel 
giorno quartodecimo diSettembre in cui 
celebrafi da Santa Chiefa rEfaltazione 
della Crcce , giorno tanto fofpirato da 
Gaetano , e da lai a bello fludio fra gli 
altri prefcielto per dar principio al fuo 
nuovo Iflituto , fi uni egli co' fuoi tre 
colleghi , e fi difpofe per confacrarfi a 
Dio col profefl"are i voti folenni nella 
nuova Religione , che fondar doveva la 
fleflTa mattina detflnvenzion deTla Cro- 
co a'?. di Maggio . S. Gaetano inco- 
mincio a trattare con sli altri , e ad ef- 
porre I' idea della fua Religione alSom- 
mo Poncefice , e nell' altra fefla della 
fleflTa Croce a' 14. di Settembre Fondo 
la fua Congregazione , e la ftefl^^a flabi- 
lira venne coirapprovazione e fomma 
autorita del Vicario di Criflo . Qu) fi 
vede quanto il noftro Santo foffe aman- 
te , e divoto deNa Croce , di cui Lute- 

ro fu 



ta) .Apud Gir. Vital. 'viagg. al Cido pag. 284. 
Xb) Silos Hift. Cler. Ke^. Bzov. udnn. F.ccl. fub an. 
Vita di S. Gaet. Parte 1. 



i;i4. El. C/er 
K 



Jib. i. §. 6f. 



74 V I T A D 1 S. G A E T ^ N O. 

ro fu tanto neinico , tnentre r.e'di lei ta aveva mefla qiiella tu^izione, co! vo- 

due giorni folenni difegno , e maturo ler interellarvili , eJ intervenirvi rer 

la fondazione del fuolflituto, r cui pu- meizo d'uno fuo Vicegerente . II Ve- 

re di piii adegno perinfegna, e (leniina fcovo di Caferta ceKbro la Santa MefTa 

la flelTaC.roce , fecondo il dono fattogli ail'AItare di S. AnJrea Appodolo , af- 

da S.Fietro, il quale comparfogli vilibil- fiflendo tutta quella gran piena di po- 

menteconS. Paolo gli dic in mano la Cro- polo , e dopo , ricevuto egli il corpo e 

ce , «cciocche innalzandola per Stendardo fangue dell agnello immacolato , ne fece 

della fua Religione , fotto la dileiombra parte a Gsetano e.I alli tre fondatori , 

combattene contro i neinici di Santa comunicar.doli di propria mano . Qui 



Chiefa. Ecco la ragione pcrche il San- fa olTervato al Santo gronJare dalle pu- 

to , a cui fu data dal Somino Pontefice pille lagrime di tenerezza , non avendo 

piena f.icoIt4 di orJinare ruflizio Divi- potuto tenere si chiufo nel petto il giu- 

no allora confufo e difordinato, con le- bilo del fuo cuore , che ni)n lo rendeflfe 

varvi , aggiun^ervi , e variarvi quanto a turti palefe con afFettuofo pianto. 
gli parefle piii opportuno , imponefle a' 201. Tertninato il Sacrifino avvioffi 

fuoi figlj il farfi fempre a Vefpri e Mat il Prelato Bonziani con tutti gli altri 

tutini la commemorazione della Crore , all' Altare di S. Pietro eretto fopra il 

come 8 Titolare delia Religione , non Sacro Uepolito delle di lui ceneri , e 

folo relle ferie, ma ancora nelle teflede' quello ad iftanza di Gaetano , che vole- 

Santidi rito femplice , e femidoppj , eche va fondare il fuo Ordine de'Chierici 

introducefli; ne' fuoi pofleri il pio codu- Regolari innanzi quel Principe deeli Ap- 

ine di celebrare la Mefla votiva della polloli , che riconofceva per primo ilH- 

flefla Croce in tutti i venerdi delTan- tutore , e padre de'medefimi . Lettefi 

r.o non obblifiati da'Santi di doppioRi- poi dal pubblico Notajo Sielano de A- 

to , come fi ha dal Vicentino (a). mandis le fopraccennate lettfie Pontifi- 

100. Goiiendo di molto Clemente VH. cie, i quattro Candidati , piegate le gi- 

cli veder limetterfi nel .mondo quel Cle- nocchia a terra , e bsgnate da lagrime 

f.o Regolare , che iflituito da S. Pietro le guancie, pronunziarono ad alta voce 

fioriva gi^ nella primitiva Chiefa, volle i loro voti , e proteflione , la quale ef- 

onoraie i fondatori con diflinzioni non i^relVa di gi.\ in quattro foclj dillinti pre- 

piii ufate di amore e di flima, compia- fentarono nelle in.ini del Velcovo Dele- 

cendofl egli fleffo di ricevere i loro vo- gato a rireverla in nome del Papa C!e- 

ti folenni . Percio ordino r\ fuo Dara- mente VII. Imii fpogliaii depli abiii pre- 

rio Monfipnor Giambattifla Bonziani Ve- latizj , furom) fiibito rivelliti d»Vo flvnh 

fcovo di Caferta , (he fi portafle con Vefcovo di lane negre inteflute , e for- 

Gaetano e gli altri tre c< mpagii alla maie allufo di Chicrici Repolari , col 

gran Bafilica di S. Pietro, dove a noine cingolo pure di fina a'fianthi , e con 

fuo accettaflTe la loro Profetlione , e col- ja berretta di Prete in t^fla . Qui Mon- 

!a fua autorita Appoflolica corruboralfe fignor Datario alla prefenza di quel gr»n 

il nuovo Ordine de'Chieiici Regnlari , popolo pubblico al m. ndo eflerli ei;i ca- 

dichiatandolo immedi.itamente (ocgeito nonicamente idituita la nuova Religio- 

alla SantaSede. Nflli inattina adunque ne de' Chiet ici ReEflari , colla piena au- 

della Efaltazion della Ooce incammina- toriti , ed appn.bjzione della Santa Se- 

ronfi que'quattroC;andidail «dueadiie, de . Ecco dunque la Cedola della Pio- 

fpiranti una modeflia anpelica «Ila Chie feflione , che fcrifle e profeii S. Gaeta- 

f« di S. Pietro , dove portofli pariinen- no , «lla quale conf inili furono quelle 

te il Datario Delcpato delPapa con tut- degli altri tre collephi , vari»iivi folo t 

to il Clero di Roina , concorrendo di nomi proprj di cialcunc , il di cni ori- 

piii la nobilta , e po;olo numerofiflimo, pinale , coine pure la folenne funzione 

e Prelati trattivi , e dall' ilro comeito qui fin ora trafcritta trovafi fra' Proto- 

deSanti , in cui teiievano que'fonJato- colli di Stefano de Amandis negli Ar- 

ri , e dal gran cicdito in cui Sua Santi- chivj del Campidoglio di Roma . 



Fgo 



(«) ^p. Ventice Vtta di S. Gactano lib i. cap. 6. 



P A R T E I. L I B 

Ego Cajetanns Thienceus Vicentinm ^/l- 
pojlclicus Protonotarius profiieor hodie co- 
rar» Domiiw , & Beatce Mariit [emperVir- 
gini , , & eidem Beato Petro Apoftolo , & 
iibi Ke^vcrendo in Chri/lo Patri Epifcopo 
Cafertano Commiffario jlpofloUco ad hcec 
per Sanaifpmum Dominum noflrum fpecia- 
liter vivce •vocis oraculo deputato , nomi- 
ne & "vice ejufde^n Sanciiffimi Damini no- 
Jiri Clementis Papae VII. , & Pr^pofiio 
per ?!os eligendo : qnod ero obediens eidem 
Sanniffimo Domino noflro , & Pr^pofiio f:i- 
pradido , eorumque fuccefforibus canonice 
intrantibus ufque ad mortem , fecundum 
B^egulam Clericoriim P^cguljrium , fub tri- 
bus votis paupertatis , cafiitatis , & obe- 
dienii^ i^e. 

Ego Cajetanus Thienaus propria manu 
fcripfi , ixtqtte ore proprio pronunliavil. 

20I. Q.ueUa formola di profeiTare di 
S. GaeraiiD merica una noflra rifleirione 
lopra quell' indrizzare egli i voti ancora 
alla Beatiffima Vergine , ecl a S, Pietro 
Appofiolo , che fecondo il fuo primo 
efempio e comando hanno rempreolTer- 
vata i Novizj della Religione Testina , 
e che per altro non e comunemente pri- 
ticata da chi profefTa in altri ordini Re- 
golari . Eccone il motivo. SapevailSan- 
to, che la fua nuova Relioione era fla- 
ta impetrata da Dio al mando per le 
iftanze, che ne fece Maria allaSantini- 
ma Trinita , come fi diffe in sltro hio- 
go di quefta Storia , e che ne teneva 
particolar protezione ; pero volle , do- 
vendo per giuftizia , rendere a lei quel- 
lo che a lei apparteneva , che tutti i 
Profeflj del fuo Iftituto con ofFerire al- 
laVergine i voti, e le proprie perfone, 
la riconofcefTero per la padrona e ina- 
dre comune . In oltre avendo S, Gaeta- 
no per fine principale in fondar quefla 
fua nuova famiglia de' Chierici Rifor- 
mati, di opporfi a tanti eretici , che in 
quel tempo molefiavano molto la Santa 
Fede , volle fi confacrafre co' voti a que- 
rta gran Regina del Cielo , a cui di que- 
Ua gloria la Chiefa d'aver femnre ab- 
batture , e disfjtte 1' erefie tutte delmon- 
do: Cuncfas hcerefes fola interemifii inuni- 
•Vfffo mundo 

205. Perche poi dirigefTe S. Gaetano 
5 fuoi voti folenni ancora al Principe 



. II. Cav. VII. ' 75 

degli Appofloli S. Pietro ed obbligsfle i 
fuccefrori a profeffare colla f^effa fonrio- 
la di obblazione , che non vedefi prati- 
cata da altri Ordini Regolari , ne vien 
afiegnato il vero motivo alSommoPon- 
tefiv-e n^lla Bolla della di jui Canoriz 
zazione . Perche conofceva ' quelT ApFO- 
ftolo per primo paJre dellaMua Religio- 
ne , e per condottiere della ii.iiizia de' 
Chierici Regolari . Onde fcr've il P. 
Francefco Bordone del terzo Ordine di 
S. Francefco , la Keligione Teatina pro- 
fcffare li fuoi voii aW Jlppofiolo S. Pie- 
tro , per effer ella una certci B,iforma nV 
Chicrici Sccoiari in Regclari , e confeguen 
iemenie la ragion -voleva , che fi preft^-lfe 
queft' oKore a queW Appoftolo , come pr'mo 
capo , padre , e proieitoye del/a fteffa ]{e- 
ligione . Viene percio a farfi improbabi- 
le ferrore d'akuni ( ofTerva ij conti- 
nuatore degli Annali Ecclefiaf^ici ) clie 
inferifcono TOrdine de'Chierici Rego- 
lari reiralbero Agofliniano, (limando 
che reggafi fofto la Regola di S. A eo- 
ftino(a): B.fgula non Sam^i Augufiini 
{ut quidam faljo comminifitur ) fed ex 
^Bis Apcfiohrum , 6" Evangelicis iis fo- 
dalibus expofita , cujufmodi erat &c. E 
per verita benche noi veneriamo quet 
gran Dottore di Santa Chiefa con foiii' 
ma divozione e flima, leegenJofi anche 
i di lui libri nelle noffre menfeperpro- 
fittarci delle fue Dottrine , ed efempj , 
e lo annumeriarro tra quej:!!! antirhi S.in- 
ti Padri , che di quando in quando ri- 
formarono , e riduffero a vita comune 
i Chierici Secolari , imitati poi da S. 
Gaetano: ad ogni modo nefiuno di quel- 
li riconofciamo per noftro primo padre, 
capo, ed autore, bensi S. Pietro , come 
noto reruditiirimo P. D Antonio Ca- 
racciolo , condire: „ A ver Gaetano ifli- 
,, tuito il fuo Ordine , non gia fotto la 
,, Regola di S. Agoflino, a cui non di- 
5, rizziamo i voti della ProfefTione , ma 
„ giulla le leggi dei vivere Appoffolico 
„ di S. Pietro, a cui percio preientiamo 
,, i nollri voti . " 

2C4 GrandifiTjmo e altresi Terrore pre- 
fo da qualche Scrittore nello allegare il 
fjndatore de' Chierici Regolari . Tutto 
ii mondo Crifliano , tutti li Scrittori d' 
d"ogni forta , la Sacra Congregazione 

de' 



(a) Biov. .^'t'in. Eccl T. 19. fub ann, 15^4. n. ^4. 



7$ V I I A D r S. G A E T A M O. 

i'e'Riti, la Sacra Ruota Romana , iPio- Ji Gaeta , detto percio Gaetano , chia- 

feflTi formati da'Vefcovi con tanta cir- mandofi per altro di copnome Gazzella, 

cofpezione , i Sommi Pontefici , e la flef- unito da Adriano con Gianpietro Cara- 

fa Sant» Chiefa nel fuo ufHzio , e tnar- fa per I» Uiforma , f infe il medefimoclie 

tirologio , tiitti a piena voce confelTano Gaetano Tiene da Vicenza , fondatore 

e'I tengono per certiflimo ed indubita- con lo llertb Gianpietro fotfo Clemente 

to , che Gaetano Tiene! Vicentino Ca de!'a Reiigione Teatina, ontfe cliiamol- 

ftato il Fondatore deChierici Regolari. lo Marcello Gaetano Tiene . Lequivcco 

E pure Enrico Spondano fcrive ne' fuci dello Spondai-o aiitore di iittta rtiira e 

Annali Ecclefiaflici , coH' occaOone di ventraziooe , dic motivo al P, Aicher 

riportarvi I' origine dellOrdine Teati- ed al Moreri di cadere ncl medelimi^ 

no , enerne flato il fondatore MarccUo inganno (/). II Vallemont in oltre iie* 

Gaetano, il quale veramente fucontem- gli Elementi della Storia fcrive alTerti- 

porar.eo del noflro Santo ,e foggetto il- vamente {g), che noi Teatini abbiamo 

lufire e di alro nome inRoina, ma non non folo li comuni tre voti , t«a sn- 

ntai Chierifo Regolare, rnolto menofon- che il cjuarto voto di non poflederfondi 

datore . U motivo 6\ quefto fuo sbaglio o cntrate, nedipoter chiedere da chir- 

puo attribuirfi alla fimiglianza de' nomi , chellia limofina ; itia di viver di quelle 

caeione per lo piu ordinaria apli Scrit- fole , che fpontaneamente offerte ci fo- 

tori aiiche celehri di urtare in cotali in- no dalla pieta de' fedeli . E' ben vero 

ciampi . Cosi Cicerone , Ateneo.edEu- che quefio noflro prowedimento afpei' 

febio confufero Ariflotele di Sicilia con tato dalla fola Divina Piovvidenza e U 

Ariflotele lo Starigita Filofofo (a) Alef- mnHima fondatnentale del noltro Iftitu- 

fandro Napolitano, Charon diCartagine to : tna e falfiflimo che ne facciamo il 

con Charonda di Catania (t) . Upone voto ; e be:-chc roflerviamo con tutta 

Vittorino fi trova equivoctto con \J^o- efattezza e pelofia, n^.n ne ahbiamo pe- 

ne de Foliero . Tommafo 1' Angelico ro altra obbligazione che diRegola, nC 

con Tommafo Anglico , cotne nota il il trafgredirla farebbe peccato . Lodovi- 

PadreRaynaud (c). In ral maniera re- co Gottifredi nel libro terzo della fua 

fto anche ingannato to Spondino. Im- Archontologia Cofmica num.^4. mette 

perciocchc avendo Adriano Seflo Pre- la fondazione Teatina fotto l' «i.no i tiif, 

decefTore di Clemente Settimo, fecondo quaiuio tutti li Storici e Cronologifli , 

che narra a-uhe i! Cardinale Sforza Pal- e gli Strumenti Pubblici la fanno inJu- 

lavicino neHa Storia del Concilio di bitatamente nel 1514. Girolamo Colom- 

Trento (^), chiamati a Palazzo per bo alla fine { h) afTerm» inconfiderata- 
difpotre la Ritorma del Clero dipnpie mente Ji troppo , che la fondazione de* 
iro Carsfa Vefcovo di (Jhieti e Marcel- Teatini fia flata fatta in Venezia , e 
lo Gaetano, ch'era fiato prima Reggente non m Roma , ove indubitatatsente fe- 
in Napoli , indi principal Minidro in gui . 
Spagna , if detto Annalifla (f) nel ri 

trovar pofcia fotta il Pontificato feguen- CA PITOLO Vllf. 

te uniti alla fondazione d'iin nuovo Or- 

dine Religicfo Gaetano Ticne , ed il Segnslata umilti diGaetano in qMCfta 
detto Gianpietro Carafa , incautamenre fondaziom del fuo ordine . 

fece di due perfonagpj un folo , equivo- 

c6 il nonie dell» Patria delluno con loy. nP Erminatafi quell' azione folennp 
quello del Battefimo delTaltro, credette 1 de'voti , con cui Gaetan.i , ed 

che Marcello nominito tucheTommafo i comr^gni conficraronfi all' Altiirimo ,. 

e die- 



(»; M. Jo. Jcnfcnio Diffcrt. dc Ihfl. Peripji. (S) L:l>- ». Dier. Gen. c. 10. 

(c) Rjtn. d: mal. a( ton. fibns parcit, i. F.rotetH. 10. ^. x. 

(d) Palla-vic.lib.t.c.^.n.j. (e) Spond.T.x. .^nn. Fccl. p €i^. numi^. Sov. Ed.ye^ 
(f) F.pitom. Cbitnol. par. \. fotto 1' an. i^i^. (f) T. J. /• 6. c. i, aii. 1514. 

(h) Bieranc. An*. (j Uom. l. 7. cap. jS. num. ilL 



Parte 1. LlB. 
e dieJero Tf primo efTere alla nuova re 
ligione de' Cherici Regolari , dovevafi 
eleggere un Capo che la reggeffe, e ne 
promoveflfe l' avanzamenta , Ritirateli 
percid ilSanto in difparts con li tre al- 
tri novelli Religiofi per procedere ad 
una tal elezione , egli diede al Mondo 
un'efeinpio d' umilta non piu intefo . 
Eccolo riferito fra gli altri da Monfi- 
gnor Tommafo Caracciolo Arcivefcovb 
di Taranto (a). Tutti i fondatori delle 
altre Religioni, come ofTerva il detto 
Prelato , hanno fempre governatoin qui- 
Jita e grado diSuperiori la loro nafcen- 
te famiglia per ben conJiirla fulla lira- 
da della regolar offervanza . Cosi veg- 
giamo nelle Storie eHerfi praticato da' 
Santi Bafilio, Agoflino, GiroIamo,Be- 
nedetto , Uomenico, Francefco , Igna- 
zio, e dagli altri inftitutori di Ordini 
Regolari . A Gaetano dunque , conie 
fondatore della nuova Religione conve- 
niva l'e(Terne il Capo e Siiperiore , e 
per tale il fupponevano , e difegnava- 
.no di eleggeFJo gii altri colleghi inquel 
primo congrefTo capitolare . Ma li pre- 
venne Tumilta di Gaetano con un dif 
corfo, e perfuadente, e fupplicante, in 
cui deprimendo fe fleffo con fentimenti 
piu abbietti d' infufficiente , d' inutile , 
d'itidegno, ed efaltando i gran meriti 
del Vefcovo Teatino Giampietro Ca- 
rafa , induITe, e con ragioni , e con pre- 
ghiere gli altri due a concorrere Jn 
queflo, eleggendolo Prepofito , Capo , 
e Padre della nafcente Religione . Al- 
lora il Carafa con tucta ragione ripu- 
gno , e ii oppofe a quella propofla di 
Gaetano , cotifiderando a lui competerfi, 
come a primo Autore, e principal fon- 
datore deirOrdine il prefiedervi iii gra- 
do di fuperiore, emantenervi il tenore 
di quella Vita Appoflolica,ch'egli ave- 
vd prima conceputa . Si combatte per 
un poco dalTuna e dairaltra parte;ma 
reflo vittoriofa rumilti del Santo, alla 
di cui forza cedendo il Carafa , permife 
fi facefTe f elezione di Prepofito con- 
cordemente nelia fua perfona. 

ao6. La Sacra Congregazione de' Riti 
ammira quefta eroica azione del Santo 
regli articoli della di lui Canoni-zzazio' 



II. Cap. vnr. 77 

ne ((') . Cum jam in Betfilica Vaiicana pro- 
fejjionem emifijjet , Cj? ipfs fttndatce T{eli- 
gionis fuijjet ^utbor jkumilitatis ftudiofij- 
fimus uolttit in pnepofitum eligi , jed Ca- 
rafam fili elegrt. fuperiorem . Cosi niue i! 
Sommo Pontefice Imioc. XI. nella fii.i 
piii volte riferita BoIIa •.Quamvis prinnis 
Ordinis parens foret , ejus tamen regimen 
ajfuntere non eft pi^ffus . La fua profonda 
umilta opero , che contentandofi di aver 
recato al Mondo il gran vsntaggio del- 
la fofpirata riforma degli Erclefiaf^ici , 
praticafTe ogni indullriacon cui far cre- 
dere a tutto il Mondo , che il Carafa 
ne fofle ffato rAutore con farlo eleg- 
gere iu priino Prepofito, econ umiliarfl 
luddito a quello flefTo da cui genuflefTb 
fu piu volte pregato a volerlo rirevere 
nella fua nuova Religione . Quefto fii 
fempre il coftume deir umilidimo Gae- 
cano in tutte le fue piu belle imprefe , 
dopo averle ridotte a buon termine, ri- 
cirarfene poi defframente » facendons 
comparire altri per autori . Ed appunto 
nel fatto prefente ne fortr in qualche 
modo Tintento; perch^ atcuni Scrittori 
ingannati da quefta da loro non pene- 
trata umilt^ del Santo , per non aver 
camminata la ftrada comune agli altrt 
fondatori in reggere la loro nafcente fa- 
miglia , fi foiio indotti a dire (appunto 
come bramava it Santo) non lui , ma 
il Carafa efTere ilato fondatore de'Che- 
rici Regolari r opinione per altro cosi 
contraria al vero , ed alla autorita della 
Chiefa , ed alle conflituzioni de'Sommi 
Pontefici , ed in molti procefll formati 
in varie Citta , che ora fi e refa impro- 
babile, e farebbe temerario chi voleffe 
foflenerla . Dunque quella gloria , che 
prevedeva Gaetano, potefTe riportsre fa 
fua perfona , per aver dato ai Mondo 
una nuova religionesi Santa , cotne fcrt- 
ve Lodovico Jacobilli , e si fruttifera 
netta Chiefa di Dio , procuro la di lui 
umilta di rifonderla fopra Giovan Pie- 
tro Carafa , con cedere s lui il gover- 
no, e la fuprema autorita della Ifeffa 
fua Religione. Ecco ie parole precife 
del citato Autnre (tf) : ,, Querti Cherr- 
„ ci Regol^n fecero loro primo Prepo- 
,, fito e capo il detto Carafa , per non 

„ vo- 



(a) El.Cler.lib. 1.^.69. (b) Arift. & pofit. de hmnil. pag. 51. 
(c) JacoLi/l, in vir. V. P. D. Paot. Chril. a Conft. 



78 V 1 T A D I S. 

„ voler e/Terlo per umilr.i il detto Bea- 
„ to GsetanOjChe fii rorigine rfincipa- 
„ le di queHa fanta , e fruttifera reli- 
„ giore, da ciii fono difcefi e Arcivpf. 
„ covi , e pran numero di Vefcovi , Pa- 
5, dri; e Predicatori eruditiinmi, i ffua- 
„ li hanno riformato il Cero e gli Ec- 
,, clefiaftici, confufi e convinti gli E e- 
,, tici ec. Cosi egli . 

107. Snbito poi che fu fatto il Supe- 
riore, que' quattro novelli Cherici Re- 
golari ritornarono al luogo di prima , 
dove ftava afpettandoli il Vicegerente 
del Papa Monfignor Bonziani con tiitta 
quella moltitudiiie di gente che dicem- 
mo , concorfa in S. Pietro , e qui die- 
dero ragguaglioairaccennato Prehto dell' 
etezione feguita nella perfona di Giam- 
Pietro Carafa in Prepofito e capo delT 
ordine. A tal avvifo ( fogpiunge il fo- 
pracitato Arcivelcovo di Taranto), tan- 
to il Vefcovo Bonziani , quanto quel 
Clero , e quel Popolo , che tiitti di cer- 
to credevano dovelTe per natural confe- 
guenza cadere in Gaefjino la fuperiorita 
ii\ quella Religione , di cui era llato l' 
Autore, rellarono forprefi dallo Hnpore 
in vedere tanra umilta nrl Santo d'aver 
ceduto ad altri il fuo diritto, e di aver 
prepoflo a quel comando , che gli ap- 
parreneva, la foggezione di fuJdiro ub- 
bidiente , anzi in molti di quelli circo- 
flanti fece tanta imprenione queHa umil- 
ta di Gaetano, che tralle dalle loro pu- 
pille divote lagrime di renerezza . Con- 
firrnatafi poi con rautorui Pontifiria 1' 
elezione del Carafa da Monfignor Bon- 
ziani, e refe le dovute grazie a l>io , 
s incammino quella prima famiplia del 
Clero riformato con una modeftia , fpi 
rante fantir^ , accompagnata d* molto 
Popolo , che non fapeva diHaccarfcne 
per la grande iJima e divozione che ne 
aveva , verfo li loro abirdzione , per 
avanti di gii preparata , turti allegri , e 
contenti detl» Divine benedizioni , ron 
cui vedevano si profperati i primi fin- 
damentt della Religione. Dove poi fof- 
fe, e qual folfp queftt prima Cafa , lo 
xediemo «pprcdo. 



G A E T A N O. 

C A P I r O L O IX. 

Si difcorre della poverta di Gaetano fu 
cui londo la fua Reiigione. 

Sfe in Deum erecia follicitudlnem cmniP* 
prrjicietjt in eum , ut pycpltrea ur.i 
cam hanc in Dco fiduciam ordmi Juo 
pio lattbulo dederit , Cosi nella Bolla 
d' Innocenzo XII. 

§. 1. 

Poverti fomma ^ppofiolica, e prodigiofa . 

io^\ A Tre gradi di perfezione funo 
Jl\, piii eminente dell' altro s' in- 
nalza la poverri Relieiofa . Alcuni in- 
liitutori, come i Mon^fdci , fono poveri 
veramente , folo pero a riguardo de' lo- 
ro indivi.fui in particolare , ognuno de' 
qusli rinunziando i proprf beni, non ne 
ritiene piii proprierJl , o dominio alcu- 
no ; ma quflle Rrlisioni fono poi ric- 
che in comone , pofieJendo fondi e po- 
deri per lo inanteniniento di quegl' im- 
puveriti jor Figl;. Altri poi fono pove- 
ri e in comune e in particoliire , come 
oner;'afi nelle famialie piu ofl'ervanti di 
S. Francefco; ficthe alle corr.jnir.i netn- 
meno e pertneflb il portr«Jer Campi o 
cenfi , da cui ricavare gli alimenti ; po- 
tendo pero e dovendo procjcciarfi il vi- 
vere con mendicarln dalU pieri de' Fe- 
deli . Quefla poverri , che fla nel le- 
conJo grado e di magpior perfezione , 
A quelli due flati , e gradi di povert.^ , 
che foli a' ti.-mpi di S. Gartano da mol- 
ti , e varj iiitlituti Repidari venivai^o 
ofllervati , aggiunfe Eeli il terzo alTii 
piCj altT e perfetfo , nuovo , infulito , e 
proHigiofo; fondando una Religione con 
inflitnro s) povero , che non folamjnrc- 
non pofledelTe entrate , campi , cenfi , 
o altri beni llpbili , ma nemmeno po- 
teflTe mendicare , o chiedere ad altri il 
fuo vlvere per jimofina , afpettandolo 
Uiiicanvnte dal Cielo coii nvaraviglia di 
tutta Romi , arzi di tiitro il M >ndo . 

a09 Sfmma (clifli a principio ) quefla 
pnvcrti rinnovara da! 5anto nella Chiela 
di Dio , p»rrhc fiipera anrhe quella di- 
S. Francefro d' Aflili , rome elegtnre- 
menre confela lo Heflj G«ner»le dell*. 
Religione Francefcana il PaJre Mafth» 

Mae- 



P A R T E 1. Ll E 
Mjrzlsle Pellegriiii , ilquale dopo avtr 
Jefcricco !a gran divozione , ed amore 
di Gaetano verfo S. Francefco per !a di 
lui ftrettiffima poverta, rivolto al Sera- 
fico fuo Santo fondatore ccsi foggjun- 
ge (a): „ Perdonaini , o inio gran P. 
,, Gaetano , che afcenfi^nss in corde fuo 
„ difpofuit , di te piu alto formonta . 
„ Tu logafli a' tiii fig'j i iiand;i coila 
,, tua fiine , non la lingua col filenrio 
,, per mendicare ; ma Gaetano a' fuoi 
„ Figlj chiude la bocca , vieta d-i flen- 
„ der air altrui potere bifogncfa la ma- 
„ no , perche mendichi illuflri folamen- 
„ te fi veggano alla reggia dellaDivina 
„ Provvidenza limofinare. 

aio. Ed in vero Gaetano fali a tanta 
altezza di poverta , che non folo non fi 
trovera mai chi poflTd fopravanzarlo , 
ma nemmeno fi trovera chi I' abbia an- 
cora arrivato . Sicche febbene nell^effer 
il primo riforinator del C!Iero abbia ava- 
to de' fecondi , che imitando il di lui 
efempio indituirono altri Ordini di Che- 
rici riformati : pero in quefla fua rigo- 
rofiffima poverta di non ponTedere , ne 
cercare, non ha ne primo, ne fecondo . 
Dunque una tal Vita sipovera che maii- 
tengafi , e dipenda (lalla foia Divina 
Provvidenza , e il catattere difiintivo 
della Religion Teatina , la quale fe ne' 
voti , e in molte leggi ed efercizj con- 
viene coITaltre ; per la detta fingolar 
jioverta da tutte le altre diflinguefi . 
RafFermafi il detto fin qui dal P. Tom 
mafo Strozzi della accennata compagnia 
di Gesu , che cosi fcrive (i) : ,, Una 
„ poverta- nuda fenza poneflfo alcuno di 
,, Beni , acui fia fierile deferto il mon- 
,, rlo , io la veggo con maraviglia in un 
„ Francefco d' AfTifi, e nella fua Reli- 
,, giofa famiglia,- ma unapoverta anche 
,, cieca , che non mandi fguardo alcuno 
,, alla terra ; una povert^ anciie muto- 
„ la , che non ifciolga nemmenoamen- 
„ dicare la linsua , io non la veggo , 
,, falvoche negli Appofloli, che s'aggi- 
,, rano per lo Mondo ; fine facculo , fine 
„ pera ^ e non la trovo fe non in Gae- 
,, tano, e neirrrdine , ove per lui fio- 
,, rifce Jlpofiolic<£ paupertatis di^ves glo- 



^o II. Cap. IX. 79 

,, ria , come parlo S. Paolino nelfEpi- 
„ fiola z;. 

air. Appofiolica dunque agglunfieflTe- 
Te quefla poverta di Gaetano , perche 
ancora gli Appoltoli ne furono profeflTo- 
ri , avendola apjsrefa dal loro Divino 
Maeflro Gesu Criflo ( c ) . Vivevano 
eglino delle fole offerre fatte loro da' 
Fedeli fenza mai chiederle , o mendi- 
carle da altri .• ficcome il Salvator me- 
defimo s^afienne fempre dal meiidics- 
re, e con tanta gelofia che piutfoflo di 
chieder ad alcuno dinari da pagar i 
cenfo a Cefare , voHe ( come oflferva ll 
Abufenfe) ricorrere a' miracoli , col far 
nafcere in bocca ad un pefce la mone- 
ta (d), con cui foddisfare al Tributo : 
Kccurrit ad mtraculum , cum humannas 
non haberet , quia tpfe nttnquam ■ojiiatim 
mendicabat ^ neque Jipofioli { e). 

ai2.„ Ora quefio tenor di Vita of- 
,, fervato da Santi Appofloli coirefetn- 
,, pio , e Dottrine del loro Maeflro , e 
,, Sjgnore ( mi fervo delle parole flefTe 
,, di Lorenzo da Ponte ( / ) tradotte 
„ qui dal Latino) racchiude una fom» 
„ ma , e regal perfezione , mentre ci 
„ mette in tale fl.ato di poverta , che 
„ alienandoci da tutte le follecitudini 
,, del JVIondo , -ci fa rinunciare anche a 
„ quella liberta , cTie ognun fi riferva 
„ di chiedere ne' proprj bifogni raltrui 
„ foccorfo , Ma rimettendoci tutti iu 
„ Dio veniamo quafi a pitrergiare cqh 
,, lui quefta vicendevole obbligazione , 
,, d'aver noi cura di Dio folo , e deglj 
,, intereflfi di fua gloria , con che Dio 
,, fi prenda tutto il penfiero di noi , -e 
„ di quanto ci abbifogna . Di quef^a 
,, vita AppofloHca sl perfetta ( fogeiiin- 
„ ge il fuddetto Autore) ne fa profefl[io- 
,, ne 1'IIIuflre Religione de' Cherici re- 
,, golari detti Teatini , in cui fi vede 
,, non fenza grande flupore e miracolo 
„ quanto mai quei Santifllmi Padri vi- 
,, vano fcordati di fe flefl^i , e quanto 
„ Dio fi ricordi, ed abbia cura di lo- 
„ ro , di modoche fe riguardafi alle lo- 
,, ro Cafe , Chiefe, e Sacreflie , quefle 
„ non hanno ad invidiare alle pii"! ric- 
,, che e magnifiche d' altre Religioni, 



(a) PeUegr.T.deOrat.pag. 129. (h) Stroz. Orat. ann. i6;o. (c) Caracc. Not.ad 
Confi. part.z. cap.i. n.xo. (d) Maitb. 17. i6. (e) .Apud.J'if.Carac. & fup. 

{f) L. Pont. in cap. f. Matth. annoi. 6^. num.is- 



?0 V I T A D I S. 

„ a confiifione di quepli Eretici , che 
„ non credoiio alla Divina Provviden- 
„ za , e nemici della Santa poverta la 
„ infultano con iatrati di contumelia : 
,, Ut 'vidcat CT confundatur H^ereticus , 
,, qui de Piovidentin Dci diffidcns cam 
,, ncgat , aut paupcrtatcm SanHi/fimam 
„ abhorrcns , contra cam i.itrat . 

115. Sentali un altro perfonaepio piil 
eminente, come Teflimonio di vifla e 
di lunga efperienza , il Cardinal Baro- 
nio. EfTen-fo egli mandato a Napoli da 
Gregorio XJII. nell' anno 158}. prima 
che fofle promoflb alla Porpora per un 
grave interelle fpettante alla Santa Fe- 
de , venne accolto da noftri Padri nel- 
la Chiefa di S.Paolo con tutti que' cor- 
tefi trattamenii , ihe meritava iin tal 
fopgetto , epermetteva la loro povertf^. 
Ivi trattenutofi per piu Meli , ebbe oc- 
cafione d^olTervare, come perfettamente 
que' Religioli profefTavano rinflituto di 
S. Gaetano , benche fcorfi foflero quali 
60. anni dopo la fondaziore , e come 
egli fiello con loro viveva alle fole fpe- 
fe della Divina Provvidenza. Quello 
efperimento della Vita Teatina fatto 
per non poco tetnpo dal Barcnio fu poi 
cagione , che epli nelle fue annotazioni 
al Martirologio Roin?no ad: 29. diGiu- 
gno lafciafle fcritta quefla gloriofa pro- 
pofizione raflTermata anche dalla Sacra 
Ruota Romana ; I Cherici Regolari of- 
fer-vano jantamente quclla primifra Vita 
^po/lolica che < iTi tutta intera hanno 
rinnovato al Mondo . Clcrici Rcgularcs 
prifiinam illam ^pofiolicam invendi for- 
mam ex intcgro redditam jandc picque 
colunt ■ 

114 11 terio titolo di prodigiofa , che 
prenotammo della poverti prefcritta da 
Gaetano al fuo inflituto , oltre cfTere 
fomma ed Apoftolica , fe Ihaella acqui- 
flato e daSommi Pontefici , e da quafi 
tutti i Srrittort, e dalla fperienza me- 
defima di inantenerfi si lungo tempo in 
piedi fiTZ» alcun appoppio di terra . 
Clemente VIII. ollirrvjtore e pratico 
della povrrti Teatina , mentre con par- 
zialiii d^jfTetto, e di contidenza anda- 
va di fovente a follevarfi co' rollri Pa- 
dri tiella C»fa di S. Silveflro in Monte 



G A E T A N O . 
Cavallo ,dove celebrava in quella Chie- 
fa la Santa Mefli , e fludiava in quella 
Libreria a tutto fuo genio , anzi qual- 
che volta ali' improvvifo reftatovi a de- 
(inafe co' Padri fenza voler niilla piii 
del parco cibo , che la poverta imban- 
diva nella menfa comune, quando que- 
fio Pontefice difcorreva co' Cardinali , 
ed altri perfonaggj dell' inflituto di S. 
Gaetano, fileva dire ammirandone la 
pran poverta : La Keligionc de' TeatirU 
e un 'vero e continuo miracolo { a) . Ur- 
bano VlII. neiroccalione d' elTerfi por- 
tati unitamente a bariarli ii piedi tutti 
que' nodri Padri , che furono eletti al 
Capitolo Generale Tanno 1617. efpreHe 
loro in prefenza delia fua corte quefli 
fentimenti { l> ) : L' Inftituto del fofiro 
Sanlo Fondatore Gaetano e una. dillc Gcm- 
me piu preziojc , che adernjne /a hella 
Spofa di Crifio Santa Chiefa . Egli h un 
prcdigio della pox<crta , ed e un miracolo 
cotidiano della Divina Prowidcnia . Sap- 
p-atc confervar qucfto bcl giojello con gran 
gelofia , acciocche non perda la Cbifja un 
si vago ornamcnto c decoro . Innocenzo 
XII. nella Bolla della Canonizzazione 
chiama queflo vivere si povero di Gae- 
tano, ammirabile, e piii celefle che ter- 
reno : ^dmirandte paupertatis , (if Cielcflis 
praxis vitte , Conlimili efprefTioni leg- 
gonfi nelli Scritrori comunemente . Co- 
si Abramo Bzovio ne' fuoi Annali Ec- 
clefiaOici fotto ranno iTi^. Cosi Loren- 
zo Beyerlinch nel gran Teatro della vi- 
ta umana al Titolo : Religio . Cosi I'eru- 
ditiffimo Gregorio a Laude al Cap. 51. 
nominando rinflituio Teatino-e Magnum 
immcnfx Divi>i.f Prcvidenti.e prxclarum- 
quc , O" evidcni fignum , confHuum jane 
miraculum , atque ejufdcm Ordinii Prcfef- 
fcrum extremte SJnciitatis eximium , CT 
egregium tr^umentum . Anzi molti han- 
no chiamata la Religion Teatina , co- 
ine alTerifce il P. Baledrieri ; un Injlitu- 
to di miracoli ( f ) . 

ZI5. E fe vuol faperfi il motivo che 
h.i indoiii li Sommi Pontefici , e Scrit- 
tori a puhblicar per miracolofa la Po- 
verti deir Iflituto diGaetaro: queflofu 
il veder efli in efperienza a vivere tan- 
te famiglie Teatine fenza aver di che 



(e) Sefi. pan. 8. pag. Si. (b) iilcs 1. iib. i. pJl- 6^. 

(c) Vinc. Bal(8, pag. 4J4. n. j. 



^ ParTE I. I liiRO 11. Cap. IX. Si 

vWere , e non poterlo nemine:^o .-d al- fpazh di csHio Jlnni e piu ( diretbe adef- 

Tri dimantiare . Per verita fe rechereb- fo per ducent' Anni ): Mon 'rn pars , 

he gran maraviglia i! ritrovarfi un corpo ( conchiude Egli ) ch; queflo fia un. con- 

^rave e pefante fofpefo in aria fenza tinuo miracolo dcliaDivina Prowidinza} 

cppoggio alcuno : cosi cagiono fomino Ma qui il |P. Lubrani fa una riflellio-. 

ftupore a tutto il Mondo , quando egii ne , che rende piil maravigliofa la po- 

vide la pianta d' una Religione aizarfi verra Teatina ; Gact*ne , dic'eg1i, noa 

in ptedi fenza toccar rerra , anzi lener folo •volle tra fuoi Figliuoli ptuta la iin- 

tutte le fue radici in Cielo , come difTe j«a , obbligandola a non cercar mai da 

S. Gioan Grifoflomo della Religion Cri- chiccheffia alcun Joccorfo , ma muto ancora 

ftiatia : Ron ab hominibus pendere , fed in r Abrto , il quaie quando fia cenciofo , £ 

Ceelis radices agere , Deumque ejfe , qui rwvido dimanda pieta fenza parlare. Ta- 

ubrque banc Religionem tuetur {a). Mol- h perb non lo uolls il Santo; non di pan- 

ti dicevano eflfer temerario queiraffunto «o grojfolano e rozzo , o lacero , non ifc^l' 

di Gaetano , ne potere quell' Inllituto zo di piede , non cinto di corde . Ma fi 

avere che una vita di pochi giorni , e etejfe un 'vefiire , benche modejio ed umi- 

nioltiflimi ancora de' giorni no!lri non ie , alf ufo de' Preti piii efempiari ., pcri 

penetrando con viva iede la forza del ciTjile ; Jicche non mofirajfe neceffilA , e 

Vangelo, e la fedelta delle promefTe di miferia, ne moveffi in compajfione chi l'of- 

Crifto, non vogliono credere , tie fanno fervaua {c). T"anto fu gelofo di quefU 

perfuaderfi come noi Teatini pofliamo fua fingolar poverta, di non dimandare 

vivere con li foli fovvenimenti del Cie- neefprefTamente ,' ne tacitamente , afpet- 

lo. Eppure e vero , che folo il Cielo ci tando fol dal Cielo il fuo foltentamen- 

ir.antienecon ifpirare a' Fedeii, che fpon- to, e riponendo anicametite la fua ((li- 

taneainente ci foccorrano. tansa in Dioj onde fi addatta a luicon 

»i6. Anzi il fopranominato Generale tutt\ proprieta il detto Profetico : T» 

^' Conventuali P. Maeflro Pellegrini Domht? fmgularitsr infpe confiituifii me{d). 
tre miracoli riconofce mlia B^eligione di 



Gaetano : il primo , come poffa tfferfi con- 
Jervata si lungo tempo cost povcra e mu- 
tola , come d'lataia per tuita 7' Europa , 
ed infino all' Indie piit lontane : il fecondo, 
eome ana si rigida poverti abbia avuto 
tantaforza, ed attrattiva di tirare a fe- 



§. II. 

Fiducia ftngolare di Gaetano fojlenitrice 
de/la poverta profejfata^ 

117. Un' antico Scrittore trattando 



guirla tanti Perftnaggj Nobiii , e Dovizio- della confidenza in Dio di S. Gaetano 

fi, prepone>!dola a loro com-odi , e ricch: cosi incomiiyz^*^ J^e) In quefla virtu fu 

facolta: il terzo come abbia potuto allevii- cosi eminenie il Bf^aetano , che pote al- 

re tanti Soggetti di gran valore , cekbri , tri aff^trmare twn abbia la Cbisfa avuto in 

e ne Pergami , e nelle Cattedre , e nelle effa un pari . E veramente non puo ne- 

Scienze , e nelle Jiampe ; mentre pare che garfi , che fofTe unica e fingolare . Imper- 

a formarli tali fi opponga f incomodo , e ciocche febbene trafle in ammirazione 

/' infufficienza d' una si Jlretta poverta : tutto il Mondo di alcuni S:\nti la Fede 

Aggiuiige per quefio prodigio 1' infigne e la fpeianzri nella provvidenza Divina, 

Teologo de' fuoi tempi il P. Girolamo in cui riponevano tatta la cura di fe 

BiragG delIa"Congregazione di S. Filip- ftefli , e fi videro provveduti , e pafciu- 

po in Napoli {b): i^uel vederfi da una ti anche a fpefe di flupendi miracolico- 

poverta di nulla poffeditrice , ed impolen- nie tutti fappiatno (per non addurre qul 

ie a dimandare , erctte a ianta fontuofiia e altri efempj) il mirabile prowedimento 

magnificenza le Chiefe Teatine ,e provve- di pane, e dicarni mandato da Dio per 

dute di proprie Suppelietiili , e copiofe ar- alcuni giorni al Profeta Elis col mini- 

ge?tterie , ficcome mantenerfi imnte Fami- fiero de'Corvi (/); Eila pero fu rifiret- 

fjie fenza mancar loro cofa alcuna per lo ta alle proprie perfone , o a cafi parti- 

cola- 



(a) io.Cbrif r.V. Sirm.de S.UnMari. (b) B'rag. Vita di S.Gaet.p. 9. [c) Giac.Lubr. 
Cj-at.l'anex.p.i62.. (d) P/.4. (e) CaveVitadel li. Gaet. Cap. 6. (f) i.B,eg.iT.6. 
yit. di S. Gaet. Part, I. L 



^^ V I T A D I 5. G A E T A N O . 

colari, o tetnpi limitati, o fmalmente Gran fcde e qiiena di Gaetano in quel 

manco nel teimitiar efli di vivere , fen- Dio , rhe : tppeniit toram jupir nihi- 

za lafciar Eredi di fe , re'qua!i fopra- lum ( i ) ; fondareuna Religione ful nuJ- 

viveflTe , e fi eternafje . Ma la confiden- la , fperar certamente di confervarla per 

73 di Ciaetano ancora fopravvive , flen- fecoli , e propagarla pcr tutto , fenza 

dendofi sd un' intera Relipione, e pre- riente avere , fenza niente cercare , 

fente , efutura. Ciorfido Egli , e per fe, ma con la foia confiden za in Dio . 

e per li fucreflori . Formo un' Inflituto Quindi e che alcuni Scrittori credo- 

perpetuo, che ferza follecitudine di fon- no Gaetano profetizzato chiaramente da 

di fruttiferi , e di limofine mendicate quel famofo Giinv^nni Ereinita contem- 

tutto dipendeffe dalla fola provvidenza poraneo del B. Gioachino, quando pie- 

del Cielo , e da quella fola afpettafle diHe , che avrehbe Iddio mandato al 

ogni giorno, come da Madre amorofa , Mondo Tun Sant'UoiTio, che immobi- 

il fuo alimento. Queflo f^eflb nollro ar- le e flabile a guifa del Monte Sion , 

gcmentofi trova formatoprima da Crillo ron negli uomini o nelle ricchezze,ma 

medefimo , come coPa da^Procefli della in Dio folo riporrebbe tutta la fua con- 

Canonizzazione , dove dichiarafi in ura fidei;za , ed infegnarebbe corr-.e debbali 

rivelazicne d' aver Fgli fingolarizzato cercare il Regno di Dio : ConfiJet in 

Gaetano fopra gli altri Santi in quefla Dco ficut Mons Sicn , & dcceiit quoque 

penerofa fiducia della Divina Provviden- J{tgnum Dei confidire in Domtno , CT non 

za . Eccole fue fi)rir.ali parole [a] : „ Di- in homine , nec jperare in auro,<^ argen- 

„ venne agii occhj miei si caro , che to. E pare , che a quefla Profe^;? »IIm. 

t, rifolfi farlo fingolare , non avendodato der volefTe la Sacra Ruota , menire de- 

„ agli altri miei quella vera rimefTa in fcrirendo ad Urbano VIII. la mirablle 

„ me , che fcordato, e negato ad opni fiducia di Gaetaro , fervefi della liefla 

,, cercamento reHava folo nalla nudita, efprefllone de! medefimo Eremiia Gio- 

,, afpettando da me il vivere . Che feb- vanni ; ^/ ip/e ficut Monj Sion confidens 

,, bene qnello lo fVcero i miei Profeti , Jn Dominoi^c- Cietto e che comunemen- 

„ ed in particolare Elia ; non fu pero te li Scrittori efaltano cotanto quefla 

,, Inflituto perpetiio, m^ ad tcmpus nel- gran fiducia di Gaetano, che la nomi- 

„ la iTiia provvidenza rellarono . Solo iiano inaravipliofa , unica , lingolare , e 

,, Gaetano flava ii nudo di fe flefTo , poco men che miracolo: liducia quidem 

„ che avendo in me poflo ogni fperan- miraculo prcxima : dicefi nel Teaiiodel- 

,, za fua , fe' regola di ron p<.ter cerca- la vita umana (f) qui ftn^ulaii in Peum 

,, re , ma tenerli quello the gli era da- fiducia prifiinam illam ^pofiolicam i-ii-cn- 

„ to fenza proprieti di cura . Sicche di formam fuis coiendam tradidit . Cosi 

„ queflo mi fu molto caro, mentre per nel fuo Mf^rrirologio la C hirf;) Rrmma 

„ averlo f?tto profeguire i fuoi anni de- {d) e collo fleflo titolo di finpolare la 

,, nudato daogni proprio interefle ,ope- qualifica la Ciiifla Ambroiana neirUl- 

„ ro per me molte imprefe di fuprema ficio di S. Gaetano (r ) : E talmentelin- 

„ mia foddisfazione , fempre tenendo 1' golare , c he il P. Strozzi confefl^ di non 

„ origire in quella nuditi , che qual averne ravvifata in altri una (imile, di- 

,, calamiti mi tira a fiire ogni fublimc cendo; Una fiducia, chc addormenii l\A- 

„ operazione in un'Anima. nima , unicamente rijoluta , unicamente ap- 

ii8. Bifopna ben dire che in queflo pfgiiata alla jcuola della Divma pioi>i>i- 

Santo fopraprancie fofle la fede, e la con- dcnza , ficihe fuori di lei non alzi la te- 

fidenza in Dio, e'l credito alle promef- fia ad a.tra indu/hia: io nonic//c>'vo ,ihe 

fe fatteci dal 'Vangelo con tale diflacca- nelieredc degli ^ppcfloli S. Gaetano . Omie 

inenio dal Mnndo, chedal Sipnore fol- il P. Mrcflro Fra t.iufeppe dell Afen- 

tanto afpettafTe e per fe e per |i fuoi fione Cattedratico del Collepio di Coim- 

figliuoli 11 mantenimento della vita . bra chiama S. Gictano : I/ j»fl« Palriar- 

ca 



(») Prrce/f. Neap.i<!^ A/. n<5- (b) Jol>. i6. 6. 

(c) Tbeal. yit<e Uum. T. 6. lii. R. vag. »6o. (d) Mariir. Rcm. 7. Aut. 

{t)Off. ^mtr. i. ^ue. Lea. ». 



Part. r. LiB. 

ed delta conf.denzt nella Provvidenza Di- 
'Vina ; e cielh di lui Religione parla in 
quefti terinini : Ella e fra tuite le F^eli- 
gioni nel pa>-iicolare della fiducia in 'Dio^ 
conte Sole fra le Stelle : Ella e quella che 
piU' fpecialmente fi e prefa a carico di far 
rifpUndere quelf aitributo , di Dio fingo- 
tarmente fi pr^gia, qual' e qtiello della Di- 
'vina Prowidenza (a). 

219. Qaefta celelte f.^eranza di Gaeta- 
iio fu madre feconda di tante a!cre,che 
Egli generd, e nutrl ne' fuoi figliuoli , 
voiendo che tutti dalla Divina Provvi 
denza afpettanTero ficuri gli alimenti : 
Defiderava il Santo ( lo riferifce Monfi- 
gnor Arefi Arcivefcovo di Tortona ) 
che la fua KeHgione foffe come la Terra di 
Promiffione , la quale : De ccelo expeciani 
pluxnai ^ (h) non fecondavafi d'alcre ac- 
que , che di quelle delCielo, Percio ri- 
cordava Egli di fovente s' fuoi Religio- 
fi le protnefre cel V^ngelo di provveder- 
ri i! bifognevole airefenipio delli uccel- 
li pafciuti , e de' fiori Tftiiiti dal Padre 
Celefte, edildivieto di Criito di non an- 
guftiarfi ctrca il nollro vitto e vefiito ; 
Voiens otnnia a Dei Providentia pende- 
re , illiid Fratrihiis fuis inntiebai : Noliie 
folliciti e/e qttid manduceiis . Confideraie 
lilia agri : F^efpiciie iJoIatiliaCceli ; enel- 
]e maegiori penurie foleva incoraggire 
fe fiefifb , ed i fuoi fratelli con quella 
bella riflefiLione, che avendoli Iddio ifpi- 
rati e congregaci a vivere in una si nu- 
da poverta , fi era ancora obbligato ad 
averne Egli tutta la cura . ed a mante- 
nerli : lo che pure efprefie in una fua 
lettera fotco li 17. Febbrajo 151J. a Fran- 
cefco Capello Pacrizio Veneto : Siama 
governati c guidati dalla ionia di Dio fu- 
gli efempj e dottrine degli Santi ylpofioli, 
e pCT la regola ifpirata loro dalh Spiriin 
Sanio , e non per nofire invenzioni , per 
altre volonta umane ; e la honta di Dio 
fola , che ci ha cengregati e ci governa , e 
lei ch mantiene per fervizia della Maefia 
fua ^ 



II. Cap. IX. 

§. iir. 



83 



La Divina Prowidenza foccerre , ed 

arricchifce co prodigj la Poverta 

Teatina . 

220. Siccome ad una si firetta pover- 
ta profeflata da Gaetano richiedevgfi ia 
lui una fiducia firaordinaria in Dio per 
fopporcarla : Cosi a tanca fiducia corri- 
fponder doveva una prodigiofa provvi- 
denza del Cielo per rimeterla . E come 
largamente ne .fofie rimeritata, lo ma- 
nifefiarono chiaramente grinnumerabili 
prodigj operaci dalla Divina Ptovviden- 
za tiel foccorrere di quando-in quando, 
anzi frequentemente a" bifogni piu ur- 
gentt delta di lui poverta , e di tutta 
la fua Religione. Onde fi puo dire mol- 
to ricca la nuda poverta de"figl) diGae- 
cano, con quella fiefla efpreffione , che 
fece S. Pdclo de'Criltiani di Macedo- 
nia : Altiftma paupertas eorum abundavit 
indivitias [c). E che nulla pofiTedendo, 
ne domandandofi crovino di tuttoprov- 
veduti da Dio; Nihil habentes , & om- 
nia poffidentes , per mezzo di tanci pro- 
digj della Divina Provvfdenza, che per 
attefiato della Sacra Coneregazione de" 
Rici fono quafi innumerabili : Divin^ 
autem ejufmodi providentia: , fumm<tque 
munificentix prceclara quidem , ac penf 
innumera expertus ipfe efi argumenta [d). 
E li cre Auditori di Ruota dopo aver 
riferito ad Urbano VIII. i bei prodisf 
con cui la Divina Prowidenza accorfe 
a provveder Gaetano nelle fue eftreme. 
necefijta_ , foggiungono quefia propofi- 
zione mirabile : aver Egli trssfufa in 
tucta la fua Religione , come in pro- 
prietk ereditaria la medefima virtu di 
far miracoli a follievo della poverta ,• e 
dopo la narrativa d'alcuni miraroli par- 
ticolari , conchiudono efierne degli al- 
tri innumerabili , che cralafciano per 
non recar tedio a fua Sancita con una 
troppo hinga defcrizione. 

2ii. Or perche chi legge potrebbe 
forfe efier curiofo di fapere quefii mirs- 
coli : io per non dilungarmi, ne accen- 
nero qui folamente alcuni , feguitando 

lefein- 



(a) Serm. diGaei.pag. II. (b) Deui. ti.ii. (c) z.Cor. C.i. i. Cap.6.io^ 
(d) S. B^. Cong. Comp. Viia CiT" Mir. B. Cajet, pag. 7. 

L 2 



?4 V I T A D l S. G A E T A N O . 

refempio «jello Scrittore Monngnor Ca- dell'altre fi viJero ben prefio riJotte le 

raccioli Arcivefcovo di Taranto (a), a f-<bhriche a perfozione, fenza aver mai 

riferva di qnei primi di S. Gaetano , clie fciolta li nodti la lingua a dimandare 

dovranno defcrlverfi piili diniiitamenre neppure una fol rietra. Chi non glori- 

fecondo fa ferie Cronologica degli anni , ficheri la Oivina ProvvideJizo , olTerviin- 

iii cui accadJero. dola fempre follecita a guifa di MaJre 

xit. Qualche vofra mancato il Pane, e Nurrice .im<;rofa in alimentare c- 'mi» 

o'l Companarico a' Padri di S. Paolo in racoli i figl) di Gaetano? Ora fi videro 

Napoli , mentre ffavano gia co- gregaii neeti orti Ai Cremo-a m.onete d' oro , 

nel coniune ( enacolo per reficiarfi, e quan.lo appunto que' Padri trovsvanfi in 

fupplicanti DIo a foccorrer loro a quell' ellrem.j bifogno (d). Ora alle fleffe ne- 

ertremo bifogno .• nello ffefro punto ven- cefliti ridotii i P.idri di Napoli , e ri- 

nero fpediti dal Cielo alcuni Angeli , corfi per ultimo rifugio colle preghiere 

chi a portar loro canellri di faporitinil- a Dio, nel ritornar il Superiore dalPO- 

JTO Pane, e chi vivaiule gii ffsgionate, razione , fi vid?> prefent.nrfi ds Nobil 

con cui poter fubito rifiorarfi. Piu vol- Perfona una polizza di cento fcudi , con 

le dilcefe dssl Paradifo S. Giufeppe a c\>\ rrowcJera alla loro poveria. (e). 

provvedere i noflri Padri di Palermo , Ora in Roma manrate totalmente le le- 

ora regalando nella pubblic.i Piazza con pna , tanto che fi prefe pi-r efpediente 

una fporta ripiena di pefci lo fpendito- taeliar qualche ramo verde Uagli Alberi 

re , che in quel giorno di digi.ino non del Giardino per apparecchiare quell» 

j-.oteva ritrovar cibi Quadragefimali per mattina il povero pranfo a' Religiofi : 

li fuoi Religiofi , togliendofi fubito il injntre andavali ad efeguire la difegna- 

Santo dopo il dono dalla vifta di tutti ta incifione de'rami, un Porporato di 

quelli circoftanti ; (B). Ora in aftre ne- Roma moflo da inteni iinpulfi manda 

ce!lita della cafa facendofi Egli , com- in limofina a' Patlri una generofa prov- 

parfo in perfona , di propria mano fotle- vifione di legna (f)^ Lo che ollervato 

cito provvifioniere . Altre volte peiniriai-.- da Gugtielmo Sirleto, che fu poi Car- 

do talmente la Citta di Milano di vi- dinale convivente allora co' nodri ammi- 

no , che le flefle famiglie piii ricche e- ro la gran provvidenza di Dio , che co- 

rano coflretie a bere acqua , mentre il si a tempo opportuno foccorfe fubito i 

Superiore animava i Psdri a tollerare fuoi fervi in quella loro indigenza , ed 

con pazienza un t.^1 incomodo , ed a a tuiti ne raccontava poi con diletto e 

confidare in quella Divina Provvidenza, flupore f avvenimento ^ 
fotto la di cui condotta , ed atle di cui 214. Quante volte mancando grano , 

fpefe militavano , vien'egli »vvifato,non cera ,oglio , o altra fimile necefTaris prov- 

avendo ancora terminaro il difcorfo, ri- vilione, nel finirfi di quefla., e notx prf- 

trovarfi alla porta alcuni carri conrenen- ma, Iha feintegrata Iddio con foccorfi 

ti trenta groflemifure di vino, che man- di nuove , ed in appreffo rinnovate li- 

dsva un Gentiluomo toccn internamen- mofine per mezzi incogniti , o per ma- 

!e da Dio a fare si gonerofa limolina(f). no di Benefattori infoliti.che fentendofi 

21}. Quanti cafi prodigiofi s'ammira mofll a mandarle di un' interno , ed 

Tono nella fabbrica delle Chiefe , atlor- acuto fiimolo non vi poterono refifiere ! 

che licenziati oggi per domani gliOpe- (g) . Qiante in tempo di notte « fitoG • 

rarj per non aver pii'i di che pagarli , fonare il campanelfodella porta , edaccor- 

fopragpiungendo irrprovvifamente nuo- fovi il poriinajo, fupponendo venifTe ri- 

vo foccorfo di dinaro furono quelli riac- cercaro quatche Padre ad afTillere a'Mori- 

coidaii, e ricondotti a profeguire il la- bondi , vitrovofuori della medefima por- 

voro li due , o tre giorni fufTeguenti .' t» , o pane , o pefce , o carni , o altra 

neirultimo de'quali fu<cedendo altre li- cofa allora nerefTarii in quell» cafa , fen» 

Biofine , ed a quefle di raano in mana z» faperfi mai chi ve ravefTe portat» » 

(olo 



(t) F Cler. lib. ?. (?. J. (b) Mag. Vna Vrjc. Viccn. Scarp. Cap. i. 
(c) Sitoi. par. t. lib. 7. pag. fjt. (d) Siloi. loc. cit. (e) SiUs. Cit. 
(f) S/.'w. uli f>tp. psg. iji. ( g) Silos. C/. Clcr. 



Pa rte I. L I 

fofo che talvolta fentivafi una voce da 
lontaro, che diceva: Pigliate qiieflot li- 
mofma cheV>io ■vimanda^ Quante difpen 
fato a' Poverr per ordine de' Sureriori 
affidatili della Divina Prov videnza , ora 
tutto il dinaroche ft ritrovava in cafTa , 
ora tutto i! Grano, che confervavafi in 
cafa, vederfi poi Tuno, e Taltro niolti 
plicatoii miracolofamente ! Quante fiate 
da' Creditori importunato in fin ron ir.i 
naccie il povero Superiors per efTerfod- 
disfstti, fi videro fopraggiungere inquel 
punto medefimo Perfone pie , che die- 
roneli quella fommadi moneta , ne piu, 
ne meno di cui andava debitore , x^QX 
refiituirla a chi dovevafi . Ma e cofa mi 
rabi^e quella che offervo 1' Arcivefcovo' 
di Taranto; Nel iempo delle maggieri ca- 
xefiii- , quando li flejfi piit faccltofi delle 
Ciita penuriaiiano di 'viveri , aver Dio 
fempre ufata nna folleciiudine amcrofa in 
prcwedcre le famiglie Tcatine con piii 
abhondanza dell' ordv^ario , e di quella fua 
ii patente Prcvvidenza ne iempi penurio- 
fiffimi poterfene cddurre fenza numero gli 
efempi , e i'' ejperienze { a) , 

225. Rende maggiorrrente marav^glia 
il faperfi , cbe Iddio fi e fervito , e li 
ierve delli fteffi Barbari ed Infedeli per 
miniflri della fua prowidenza in fom- 
ininiflrare il vftto , ed altre cofe necef- 
farie a tanti Miffionarj Teatini , delli- 
nati dalla Santa Sede alle Provincie dell' 
Afia, ed alflndie Orientali per propa- 
garvi la Fede Crifliana. Che bel prodi- 
gio traluce in que' Paefi incolti ed inci- 
vili, dove abitano uomini inumani,non 
men crudeli di quelle fiere , che vi ab- 
bondano, al vcderfi foli, poveri Religio- 
fi , firanic-ri Predicatori del Santo Van- 
gelo , rria impotenti a dimandar il vitto, 
ed 1 cercar liniofine; adogni modoman- 
teiierfi , e prowederfi con fpontanee of- 
ferte da' Nemici del Santo Vangelo ? 
De' prodigj piu fenfibili poi, che vi ope- 
16 la Divina Provvidenza , contentifi il 
Lettore di fentir quello folo per efem- 
pio degti altri molti , che riferifce il P. 
D. Francefco Maria Maggio, tertimo- 
nio di veduta , e Miflionario Apoflolico 
in varj Regni dell' Afia , il quale dopo 
il racconto de" fuoi lunghi , e difaflron 
viaggj, per la Soria , Perfia, Arabia , 



B. II. Cap. IX. 



%- 



Anr.enia , Giorera , e mofte Citta ful 
Mar Nero, chs fcorfe co' fuoi Compa- 
^ni , frargendovi per tutto ta fen-enza 
Evangelica , e fempre provveduti da Dio 
ne'raii difperati per mano liberale degli 
flelli Ba^bari fopgiunee Egli [h) : Cfie 
ritrovandofi una volta fra Faltre in via£_- 
gio per lungo tratto di i^rade deferte , e 
lontane dallabitato pia di feicento mr- 
glia , ed allora poi coperte di aitifinTie 
nevi , che rendevane il camiTiino non 
folo impraticabile . nia incerio pef non 
vederfi alcun fentiero da feguitare , fi 
tennero per affatto perduti , e credeite- 
ro in quelle nevi lafciar la vita tanto 
piu che fi videro mancare il nccefl^arro 
vitto , e particolarmente ie bisde per le 
l;oro cavalcaiure. Ad osni modo facen- 
dofi animo 1' uno con 1' altro ricorfero 
tutti unitamente airOraziore, fu^^pif- 
cando il Sigr.ore a foccorrer toro in si^ 
gran pericolo, ed a degnarfi di rinnova- 
re i confueti prodigj di quetla fua Divi- 
na Provvidenza, foito la di coi condot- 
ta , fin da quando veflirono FAbitoTes^ 
tino eranli toraltnente confegnati . O 
Grande Iddio ! Netlo fleflo terminarfidi 
quefte uiTiili , e confidenti preghiere , 
vedono con ifiupore venire verfo loro 
tre Mori a cavalto , carichi di provvf- 
fioni , e per le perfone , e per li giu- 
menti , che fubito fcaricate dierongli in 
dono a que' poveri Miflionar; , con ad- 
ditare anche loro !a flrada ptii ficura 
a profeguire il viaggio intraprefo . Chi 
foflero , e da chi mandati foflero qud' 
tre Cavslieri in temp» si opportuno 
per una flrada si deferta , ed imprali' 
cabile , con un tratto si cortefe e ge- 
nerofo , non e difficile il congetturar- 
lo. Inviati e comandati debbonfi credc 
re dal Cielo . 

226. Ma nell'lndie Orientali, dove i 
noftri Mifllonarj hanno ereita la Croce 
in piu Regni, Ifole, e Provincie, e ri- 
dotti molti Popoli Idolatri al cultn del 
vero Dio , e si fenfibile e palefe la cu- 
ra patticolare, che tiene Dio de'figliuo- 
li di S. Gaetano con prowederli per 
mezzodegli ftefliGeniili, anzi degli ftef- 
fi Eretici Europei , che comunemente i 
Miflionar| Teatini fono chiainati cola / 
Padri della Divina Prozividenza : e con 

quefta 



^a) £/. Cler. U Vii, (b) Mag, Nov, T. 2. Serta, j. Cap. u!t. nHm. la. 



86 



V I T A B r S. 



c)ue(la or.orifica aprellazif^ne ven^onoac- 
clair.ati ancora ne( Regno di Portogal- 
lo , ed altrove . Qul non puo tacern un 
miracolo non piuudito, clie ottenncil»! 
Cielo il noflro Venerabil Padre D. An- 
tonio Ventimifilia , detto rAppofloIodel 
Borneo , e lottenne per metter in cre- 
dito apprefllb quei novelli Crifli.ini , da 
lui a migliaja bactezzati , la Divina 
Provvidenza, a cui appoggiava e la fua 
vita , e la fua Milllone, ed in cui vole- 
va cli' efli pure contiJaflero (a) . Ritro- 
vanJoli dunque il fervo di Dio in una 
popolazione di quella grand Ifola, vi ac- 
cadde una sl fiera careflia particolar- 
mente di rifo, ( loro mantenimetito co 
mune , CDme il frumento nelTEuropa ) 
che molti e molti non avendo di che 
vivere, fe ne morivano di pura fame . 
II Padre impietofirori a tanta miferiade' 
fuoi flgliuoli fpirituali , dopo averli ani- 
mati a fperare nella Provvidenza di quel 
Dio , che governa il Mondo con infini- 
ta fapienza ed amore, ritirofliin difpar- 
te a farOrazione, fupplicando il Sieno- 
re di voler gloriflcare apprellb que'pf>- 
poli la fua Divina ProvviJenza con fov- 
venir loro in «i eflieina necefllt.i. Non 
ando molto che con iflupendo prodigio 
fi viJe piovere rifo dal Cielo in tanta 
ibbondanca , che ne riropri tuttalaTer- 
ra ; rinnovando in quefla pioggia ili rifo 
1' antico iiiir<tf olo drlla mmna dei Defer- 
to di Sin { h ) . Alla vifla d'un tal por- 
tento forprefl da divoto flupnre que' Po- 
roli , corfero fubito dil P. Ventimiglia 
a portargliene Jawih), e flimandocoine- 
cofa facra , quella rugiaila graziofa , per- 
chc caduta n.iracolofamenie dal Cielo , 
addimandarongli che «velFero a fare : 
allora il fervo di Dio aUaiulo gli ocih; 
al Creatore in ri:igr.i/.iamenro delTaver 
efauJire le fue preghiere rifpofe loro : 
^Mcfta e la Prowi/ione dfl foflentarvi , 
ibe "vi manda il noftro Padre Celefte , e 
per Voi , e ptr me . I\iig'aziatenelo dix<o- 
iamente , e raccogliete pure fuuramente di 
qucl RifO, quanto t/abhifoi^na , e di prr- 
fcnte ,c per itwenire . Manifeflo e adun- 
que (he la Ijivina Prowvidenz» tieiiedi 
continuo aperta ia mano a verfar i Te- 
fori delle f.ie prazie anche mi'»rolof« 
utente fopra la Religione, ed i hgliuoii 



G A K T A N O. 

di S. Gaetano , foccorrendo U lorofHret- 
tifllma povert;i nelle anguflie maggiori. 

§. IV. 

Povcrta di S. Gactano grata «' Miniftri 
della Divina Prowidenza . 

127. La Congregazione de' Sacri Riti 
nella vita compendiata di S. Gaetant> 
ufcita dalla fua Sagreflia comnienda mot- 
to la gratitudine dei Sanio verfo di qu.-»' 
benefattori , che eleegeva I:t D'viiia Prov- 
videnza per fuoi Minillri a foccorreie 
la poverta reatina . Ecto le fue parole 
qui dal latido ridotte al votgare : Sapen- 
do benifjimo $• Gaetatso non efferfi mezzo 
piii opportuno ed efficace per obiligarfl la 
Divina bcneftcenza al foliicvo della noflra 
poverti , quanto la gratitudine a chi cf 
benefica : Ija det maravigiiofo la di lui 
premuroja attcnzioni in prnv^ar caldamcn- 
te Iddio , c in farlo priegare dalti Juoi Ji- 
gliuoli per li benefattori dclla I{cllgione . 
Onde in^itui queftn pru:lc»ti£tma legge , e 
ftatuto perp;tut , che ft dejcrivcffcro a.iuno 
per uno 1 proprj lor nomi Jopra di un li' 
bro di lcggerji tHa- pubblica menfa , accioc 
che luiti li Rcligiofi fi ricordaffero fcmpre 
di lo.o nellc private , e comuni orazi^tf 
apprijjo Dio . Sin q-ri nella fii.idctta Vi- 
ta . Comando in oltre Gaetano a'fuoii 
figliuoti , f he tutti unitamente (i portaf- 
fero in ( hiefa tanto dopo il pranzo »_ 
quanto dopo la cena a pregare per ilo- 
ro benefattori . 

JiS. E quefla gr.ititudine di Gaetaro 
oltre Tefler Religiofa con imrlnrar t'« 
Dio a'fuoi amorevoli gr«z;e fpirituali e- 
temporali, voleva fofle sncora civile rof>: 
render loro i dovuti uffi.M di rironofcen- 
za , mentre coflumava feinpre di ringra- 
ziarli della loro carit;\ con efpreflioni. 
umili , eil amorcife . Sentiamo defcritto 
in brieve ranimn grato di G.ietano dal- 
h penna fedele di Erafmo Danefe , ( he 
fu fuo Novizio in- Napoti , il quale in; 
una fommaria relszione della di lui faii- 
tit.^ , dopo avcr riferira la granpoverti , 
che fofTeriva con la fua famiglia , cosL 
proriPBiie : Non mancava pero il Si(iorr 
di nmlrare la fua Provvidema VCr/o de' 
Juoi Jcrvi i^ perchc folcva infpirare ora a 

quc- 



{,&) firr, Mif}.. dc i.lcr. Rcg. t. i. Iib, f. cip> j. (bj ExoJ. 16. 



Pa R TE I. Ll 

<queflo , Oi-a a qucir altro nejiio ■amors^mis 
■a manJarci quaUhc cofa dt comp.anatico , 
con ctii potejfimo rifiorarci . Pcr queflo in- 
ftiiut il P. D. Gaetano , che nel refcttorio 
ji nominajjero pubbticamente quei , che ci 
avei>ano mandato le iimofine , -a^ciocchi 
ne avejpmo avuto la metncria , e priegato 
la Vitiina bonta a render loro il giiider- 
dcne . Ntn lafciava ancora di paffar con 
ejjo loro quegli vffizj di ringrazitmenti , 
che dettavjgli lo jpirito di gratitudine , 
ed eforlava nei a fervire volentieri «« si 
ienigno Signore , e a dargli lode , perchi 
fenza nofira foHecitudine ^osi henignamen- 
te ci pafceva . 

CAPITOLO X. 

'Nome , .Abito , a Lrggi ^ppofioliche , che 

■4iedf S. Gaetano a' T{eligiofi del fuo 

nuove Infiituto . 

^. I. 

Klotne . 

329. l~\Icemmo gia clie nel fondarGae- 
J_y tano la fua Religione fi pre- 
iifre per ifcopo, e per uno <le'iini prin- 
cipali la Riforma tlel Clero, fecondo ia 
-vita Appofiolica, con TJdiirre i Chieri- 
■ci del Secolo a vita comune , e rego- 
Isre . Conforme dunque a quefto dife- 
gno fece egli iftanza al Sommo Ponte- 
fice Clemeiue V/i. , che nell' approvare 
il nuovo Iflituto fi degnaffe onorare i 
fuoi profeffori co! titolo di Chierici P^e- 
golari . Giudicaiido il Papa giufliffima 
la dimanda del Santo fondatore, pet ef- 
fere quella denominazione , che ricliie- 
deva del tutto confacente e propria all' 
Iffituto , che difegnava , concelTegli in 
proprieta , e per p rivilegio fpeciale, che 
i fuoi Religiofi fi appellaffero afroluia- 
mente Chierici I{egclari . Nome versmen- 
te fpec-iofo ed antico nella Chiefa ap- 
propriato pure ag!i Oefll Santi Aproffo- 
li , i quali e furonc C^;>>-/^/ di profefllo- 
ne , e furono Regolari A\ voti , e vita 
comune , cotne evidentemente dimoflra 
jl noffro eruditifTimo P. 1!). Antonio Ca- 
raccioio (a) . A cagione di queflo pri- 



BRO II. CaP. X, %■) 

vilegio gli altri orJini del Clero Rego- 
lare, che di poi ali'efempio <ii Gaetano 
ufcirono in campo a combatterecon grau 
valore in difefa di Santa Chiefa , furo- 
-no coflretti aggiungere al nomediChie- 
rici Regolari ua'altro vocabolo dillinti- 
vo , con cui differenziarfl gli uni dagli 
aitri , e da noi , che veniamo denomi- 
naCi per coftituzione Appoflolica col 
femplice titolo di Chierici Regolari fen- 
za addizione di altro cognome. Q^uefla 
e un' oflervazione fatta comunemente 
dagli Scritcori tion folo noflri, ma elle- 
ri ancora. 

3;o. Nelle Scritture pubbllche pero, 
nelleBoIIe de' Pontefici , e ne'Iibri flam- 
pati noi veniamo chiamati o Chierici 
^egolari femplicemente fenz' alcra cg- 
giunta , o pure Chierici Regolari detti 
A'oIgarmenterfiJ//«/. Quefto e il genio , 
e^l cofiume del volgo di abbreviare piu 
che puo , il fuo difcorfo , onde per non 
troppo allungario con due parole del no- 
ffro proprio iiome -di Chierici J{egoliri , 
di una fola fi ferve , chiamandoci Tea- 
?•«/■ . Clerici .Hegulares , dice il P. Ne- 
{;roni , brevioris fermonis gratia dic:<ntur 
vulgo Thcatini {b): in quello flfflb mo- 
do , che il popolo per parlar piu corto , 
e fpiegarfi in poche fillabe chiama i fi- 
glj di S. Ignazio Gefuiti , e non della 
Compagnia diGesii. Come poi fia preval- 
fo nel volgo queflo fopranome di Tea- 
tini ; non e difficile il rinvenirne la ca- 
gione . A fuo luogo fi difTe , che Gian- 
pietro Carafa Vefcovo di Cliieti a forza 
delle fue repiicate preghiere e di calde 
lagrime fu accettato da S. Gaetano per 
compagno nella fondazione dell Ordine, 
e per opera deilo fleffo Santo ne venne 
eletco primo Prepofito. Percio facendo- 
vi il Carafa la principal figura , e per 
il carattere Epifcopale che teneva , e 
per la digniti di fuperiore , rinunziata- 
gli dalTumilta di Gaetano, diede moti- 
vo a! popolo di chiamar Teatini tutti 
que'nuovi Religiofi , che avevano per lor 
fuperiore il Vefrovo Teatino , cosi det- 
to da'!atini il Vefcovo di Chieti , che 
rhiamali Theate , Citta dell' Abbruzzo 
Citeriore. 

231. Due queflioni occorrono a rifof- 

ver- 



r 




.«MM^— - 



(a) Caracc. Synopf. Vet. Rit. in Prcef^t. 
ib) Ncgr, in E,eg. Sot. par. J. tit. num. 



20. 



S8 V I T A D I S 

verfi fopra queflo nome , runa qual fia 
il fuo (ignificato, laltra perchc Teatini 
o Chietini chiamarfi coloro , che ritira- 
tifi dalle vaniia tiel mondo, camirinano 
per il retto feiuiero delle virtu , mode- 
ili, continenti, divoti, ed efemplari . A 
tutte due tifrondono pli Autori , quelli 
ancora che non fono Teatini , con ter- 
mini molto gloriofi a chi porta un tal 
nome. Circa la prima fcrive il P. Bto- 
vio deirOrdine ci S. Domenico (a): 
Secondo il fenfodell' idioma Greco , que- 
flo cognome di Teatino fignifica illu- 
llre , fpettabile , e contemplativo delle 
celelli bellezze. Loche pofcia applicando 
a'ReIipiofi di S. Gaetano fopgiunge; In 
tanto effer egltno cognominati Teatini , in 
quanto che nell' abito , nel portamento , 
nelle parole , nelle gefta , e neUa morigera- 
tizza de' co/iumi dimofiranfi e teatro , e 
fpettacolo cosi al mendo , come agli .Ange- 
li , fattifi contemplatori di quella Di^Vltia 
Immagine , m cui piaceffe al Ciel* , tutti 
ci trasformaffimo , chiari , c celebri pcr 
Jatttitd e Dottrina is^c Cosi egli in laii- 
no colle fiefli parole 'qui fedelmente vol- 
garizzate. Ed il P. Negroni Gefuita di- 
ce anchepli fecondo I' interpretazione 
comune; Teatini fignificar lo fiefTo , che 
contemplativi , «pgiunpendo poi quella 
dinominazione d«ta a noi dal volgo ri- 
dondar tutta in nolira gU ria . 

i?i. La rifoluzione di queflo primo 
tjueiito fomminiflra la riffofia al fecon- 
do . Perciocche la modefiia , ia divozio- 
ne , e la fantiti del vivere corrifronden- 
te al fipnificato di quefia voce Teatino , 
che oflervo il popolo in Gaetanol, e ne' 
fuoi feguaci , gli fu motivo ( come no- 
tino tnolri Autori ) di chiamare Teati 
ni , o Chietini «ncora tutti quelli , che 
al loro efempio riformandofi ne'collu- 
mi , ed appariandofi dalle converfazio- 
ni , frequentavano , compo|}i e divoti le 
Chiefe , li Sacramenti , e TOrazione , 
come riferifcono molti Aurori de' piu 
celebri , <■ dotti . 

»3?. Refia qui folo d« ammirarfi un 
nuovo raegio deHumiltik di Gaetano , 
Ia<iuale , benche nafi.ona , tralu. eva fem- 
pre piu luminofa in tutte le (ueazioni, 
cioe; Non vcler fi denomina'}ero dai pro- 



C A E T A N O. 

prio nome i Juoi Ueligiofi , ma femplice- 
mente Cherici Kegelari , contro il coftu- 
me def li altri fanti fonJatori , come S. 
Agoftipo diede il nome agli Agollinia- 
ni , S. Bene fetto a" Benedettini , S. Do- 
menico a' Doi.Tenirani , S. Francefco *' 
Francefcani , e cosi gTaltri . Anzi quel 
fopranome di Teatini , con cui il volgo 
chiama i proft-fiori del fuo Ordine , vo- 
gliono alcuni , che ne IJa fiato il pro- 
motore e diviilgatore il meuefimo S. Gae- 
tano (i) per tar credere al mondo , che 
non egli , ma il Vefcovo Teaiino ne 
foflie il fondatore. 



§. U. 

^bito . 

rj4. Avendo Gaetano formato II fuo 
Ordine ful modello della vita degli Ap- 
pofloli , e di quella diGesuCriflo, con- 
fotme alla Profezia del B. Gioachino , 
in cui predicendo egli la ReKgione Tea-' 
tina , come efpongono mo!ti Scrittori , 
le aflegna per Inflituto I imitare inte- 
ramente la viti del figliuol di Mariii 
{c )'• Signipcari quemdam Ordinem , cui 
datum efi perfede imitari i<itam filii ho- 
minis : volle il ^anto per imitarla in 
lutto , rafTomigliarfene anche neircfle- 
riore con veflirfi in quella foggia , che 
veftiva Criflo, e gliAppoftoli. Prefcrif- 
fe dunque a'fuoi Religioli un'abito di 
quefla (orta : che la vefle , o fia tonica 
avefle del grave e del modeflo , e per 
averlo, fofle talare intefluta di lan? tin- 
ta di nero , e chiufa ancor dinanzi , ma 
con le maniche ne troppo larghe e ca- 
denti , comc quelie de'Monaci, netrop- 
po cliiufe , e flringenti > polfi , come 
quelle de' Secohri , ihi' non «ndaflTe fciol- 
ta , ma legata afianchi con una cintola 
pur di lana , e poi fopra detta vefte fi 
portafTe un mantello di confimile tefli- 
tura , e tal lunghezza , che lo rialzi fo- 
lo per un poco da terra. Q_uefl'e la for- 
m« antica , con cui veflivano gli Ap- 
poftoli , e'l loro Divino maellro , rin- 
novata poi a'fuoi tempi da Gaetano , 
come ofterv.i , e prova collautoritik de' 

San- 



(«} Bz07>. .A»' Eccl. fmb ann. IJ^j. num. 6^. 

(b) Magi. Nov, ». di 5. Gatt. (cj Loc. eil. nel cap. j. 



Parte I. LiB, 11. Cap. X. 89 

Sinli PaLlri il dottiffimo D. Aiuonio pie, fe n" e fparfa la d.ivozione per tut- 

Caracciolo (<j) . ta la Spagna , ed altrove. 

135. Ma chi voIefTe veJere ancora co' 2j^. Aggiiinrefi alii defcricta vifione 

proprj occhj i' abito del Redentore ailor della Vergine Spagnuola queiV a tra d" 

che viile tra noi , q\ianto fia fiinile a! u.-.a Verglne Italiana. t^lla e C.attarina 

veflire de'Cherici Regolari , leega il P.ilmeria Religiofa nella Congregazione 

terzo tomo fopra la cancica del P. Pao- Teatina dell' Irriinacolata Conceiione 

]o Sergoio della fcpprefla Compagnia di in Napoli , nipote della Ven. e ceiebre 

Gesii , dove tla imprefTi unaveralinma D. Orfola Benincafa, corsie pur erede 

gine del Salvatore veilito in quel ir.o^io, del di lei fpirito , e fstta degtia delle 

con cui egli fielTo manifelloffi al una Divice rivelazioni , cosi ..ccefa dell' amor 

vergine fpagnuola di fanta vita . Riferi- di Dio, che foleva dire fentirii ne! pec- 

fce dunque il detto Padre Sergolo , che to un Ccrbone intaocato , che di contJ- 

la Veneranda Spofa di Gesii D. Maria nuo T abb.-jgiava ; ed in fatti dopo h 

d'Efcobar di Vagliadolii nella C.iftiglia fua morte ritroi^at! furongli i precordj 

vecchia, palTata dalla terra alCielonell' adudi , e ct :ne divorati dal fuoco (i). 

anno i6j;. in eta ottageoaria con opi Ora a quefia Vergine illuiriiiiata , ( co- 

nione di Santita, effendo ela fortemen- me ella fleiTa fcrine al fuo Confeflfore , 

te inv2ghica deiru^narita del fuo cele- ii P- D. Mattec Santomango , che fu 

ils Spofo, altro piii non fofpirava , che poi Generale della noflra Religione ) 

di vederla fenfibilmente , e di fapere il tnentre ftava elevata ad un' altiirnna 

veftimento di ci;i an Jav.: ricoperta . Vo contemplazione , fi compiacque Gesu 

lendo GeSLi confolarla , dopo le di lei Crifto di darfi a veoere veitito intera 

replicate, ed ardentiflr.ne preghiere , fe mente delPAbito Teatino nella raai.ie- 

le prel"ent6 innanzi in quel medeflmo ra , che abbiarr.o di fopra defcri-rto. 
afpetto, ed in quella flefTa foggia d' abi- 257. Bifogna pero qui avvercire, che 

to, che ufava nel tempo della fuaDivi- S. Gaetano e i fuoi Religiofi per fe- 

na Miffione, calzato ne'piedi, cinto al- condare le inteozioni del S^^mmo Pon- 

le reni , e cou la Camicia interiore di terlce Cloinente VH. ufarono per qnai- 

lino, con ia veile eileriore , e matuello chs tempo di portare fopra la vefie una 

talari , e di lana, quelio aperto , e quel- mantelletta di cclor negro fecondo il 

la chiufa , e con le maniche alquanto colluine de' Preiati ; onde Francefco 

larghe; in fomma con un tal modo di Modio defcrifTe i Teatini col mantel- 

vellire , conchiude il P. Sergolo , che letto Epifcopale ( c ) : Clemcns quidem 

non differifce punto dal vefiir Tcatino , VU. pallium nobis exirtis maiucis aiiri- 

quod a liegulariumClericorum 'vtfliiu pror^ buii {d), coque patres noftri aliquandm 

jus non diferat . Confolatiflima la Jfud- ufi . ^''que ob id Fr-incifcHS Modius Epi- 

detta ferva di Dio da quefta vifione , ne fcopjJe pillium nos indutos dcfcrippt, di- 

fece fubito da eccellente pittore efpri ce il P. Caracclolo fopracitato . Ma 1' 

mere in tela la figura del Redentoce umika di Gaetano non potendo piii 

fecondo 1' idea rimaftale , e delFablto , lungo tempo rollerare una divifa Ptela- 

e de! fembiante. La quall' inimEgine li- rizia si decorofa , tramutolla con per- 

goror<imente efaminata da'Teo!ogi dct miffi.ne del Papa in quel mantello ta^ 

tiflimi nel Sacro Tribunale dellinquifi lare, che dicemmo , e di cui egli in- 

zione di VagliadoIiJ , fu riconofcivita per tendeva veftire i fuoi Cherici Regolari 

uniforme alT^intiche pitture , alla reh f^ ondo ruff) antico deMi.Mllri Cella 

zione Ji S. Eifanio, e d'alcri Srrittori p:unitiva Chief.i. Pero nelle funzioni 

de' primi Secoli , oiide venne concor.le- Ecclefiiftii he , e ne' PnJpiti invece dJ 

mente approvata , e permefTa ad efporfi mantello, volfe fi riinettefle in ufo Is 

iiclleChiefe alli pubblica ador.izione de' cotta di car.didn lino, e berretra in re- 

popoli j ficche formatefene moltiffime co- lla a form;i diCroce, nel Clero di que' 

tem- 



(?) Ubi fup. (b) Silos Hif}. Cler. K^J- p"'-. 1. Ul'. 9- pag. 411. 

(c) M-id. de .Alii. UeHg. lib. i. 

(.1) C/:m. Vll. Conftit. 58. BuU. U 3, 

Vlta di S.Gaet. Paric 1. M 



<?0 V I T A D I S. 

tfmpi tilmente foppreffe e difufate , 
clie al primo veilerfen» in Roma ad- 
doflTari i nuovi C herici di Gaetano , ec- 
citofli nei Popole grande flupore infie- 
me, e gran divozione (<»). 

§. III. 

Lfggi ^ppojiolichc . 

1^8. Da queila piiridima luce clie di- 
fcetuie dal Celelte Padre de' lumi illu- 
flrata la mente <ii Gsetano, formo egli 
alla fua Religione le Leggi di tal per- 
fezinne, ( he la Sacra Congregtizione 
df Rti celehro per fante : Komce Re- 
ligronem i>i/litiiit , ac Snndis ac piij con 
ftitutionibus C7" legibus muniit (0) . \Ji 
queffe conlbtuzioni del Santo foodaiore 
fentafi un periodo del P. D. Uioamba- 
tifla R»'ziza : Ha faputo prefcrivere leg- 
gi e confiituzioni ianto ripiene di fauio 
egualmente , ch: fanlo magiftero , e con/i- 
llio , che infiini perjonaggi li hanno ripu- 
tate un tutto fior di prudenzial Santita , 
e ultimamentc ammirando/e per taii / E- 
minentijfimo Cjrdinal di Saffonia ne ha 
i>oiuto pcr fua diTozione la nftampa in 
Gcrmania {c). G^eti-no le liiopio dapli 
Am ed ef^empj defli AppoHoIi , rhe fl 
rrefiffe di rinnovar al mondo ja Vita ed 
inflituto degli Appofloli . Cosi nella 
prpfazione delle fue conflituz'oni di- 
chiira quefla fua li-pee 1 eaima : ex A 
poHolorum ^ciii excerftam. EII» Cdnfilte 
princip.ilmente in due regole e miflime 
fonjametuali , da cui rottie da d»ie Iim- 
pi')e finti tiiite le altre legei deriv.i ro . 
La prima di fiiiere con lanta po-vcria , 
ehe nuHa di fondi ftfj-.ttaji , e nulla nem- 
nter.o del necejjano ad.iimandifi , ma con 
tanli fiiucia in Hio , the . a.la Jola fua 
Prowi icnza il iulto s' a petti , e fi fperi . 
La fecon.ia d accoppiare inficme le due 
•vite atti-va e contempljtiva ; /ijchcr con 
mn o~cbio /i guar.ii ldd'0 pcr amjilo e jeco 
unirfi , con I altro Ji fuardl ll pinlfimo per 
tjutarlo ne' fuoi jpirituali bijogni ; ma 
peri hc della prima fe n i difiorfo a fuf- 
ficenzj nel Capitrli) preceifente , fac- 
ciamnci on a confulerare alcuni parti- 
colari fpettanti alla feconda . 



G A E T A N O . 

a?9. Altamente li maraviglia nelle fue 
Stone Teatiiie il P. Silos dell' i.iganno 
palpabile, in cui e incorfo Diego Pay 
va Portophefe, e qualthe altro Scritto- 
re in dire , che S. Gaetano fjnJalle i 
Chfric! Regolari full' iftituto J una Vi- 
ta folamente contempUtiva ; ficihe ri- 
tirati , ed oranti attendelVero folo a fan- 
tilicare fe flelii , f>;nza alcun penliero di 
cooperare alla fantiticazione altrui . E 
fe bene il P. Silos com^atifca il Payva 
in queffo fuo grand' errore a cagione , 
che le notizie dell' Itafia f iungevaiigli 
in Portogallo , per la troppo lo.tanan- 
za, o confuie, o diminute, o alterate : 
non lalcia pero di confutarlo, econvin- 
ceilo ad evidenza , e colle ragioni , e 
coir efperienza de' fatti ; anzi gli dimo- 
flra la ditformita , e contradaizione dei 
fuo dire con queftn argomenio.- Voi jcri- 
fcie pfima nello ficffo Libro , che Gaetan» 
abbia rinnovato nel juo jecolo iCherici I{e- 
golari nell anlica Chicja , ma Je i/ueHi in 
x>iiiu dello Slalo Clericale , e del proprio 
uffizio conjacauano lutta la .0>o Vita alf 
ajuto de' profimi in ammni:/lrar loro i Sa • 
(ramenti , e predicar la parola di IHo , 
in addoltri^.arli ne' Mi/icij della Santa 
Fede . in dijporli a ben moiire, ed in al- 
iri /imili 'Jeriizj di carita ; comr poi log. 
liongete , che Gaeta::o da 'vo- dccrifo per 
riformatore e rifturatore dl quell' antiCO 
CUro , inicndeffe di fare co' fuoi una ifita 
Tllirala , e puramcnte conlen>p!ativa ? 
Ciuefl e la diiiVrenza tra lo ftatu Cleri- 
c*le e aionaltuo fecondo il lentimento 
de' Concili e S.mti Padri , che i /Vlona- 
ci vivano da anacoreti e folitarj , eier- 
ciiindofi nelle lodi di Dio , e nella me- 
ditazione dell? cofe Celefli : e che i 
Cherici facciano da Appofloli e minillri 
del Vanpelo , annunziandolo a' Po;o|i 
mifrredenti , e predicandone 1' otTervan* 
z« a' fv*i!e!i C rifliani : Monacbi eft plan- 
gcre , ( lerici rfofrrr , difle fra gli altri S. 
GiroUmo (d) . Ma fe Gaetano, il qua- 
le : ritii hillimo de' Sacri Cancni e San- 
ti Padri , fnpeva molto bene quetf uffi- 
zio , ed obbhgo del Clero di eflere coa» 
diutore de' Velcovi in pafcere colla pa- 
rola di Dio , e co' Sacrairenti la greg- 
gia di Crillo, volle , chiefe, edottenne 

dal 



( » ) Ghiil in Prtel. ad Sacr. dottr. m fine . 
^t Pfud.fol. i8. (c) Barz. S. Oi.-f. ni ver. 



(b) .Ari. inCauf.! Car.oniz. B.Cejet. 
(d) Hyeron.Epift.ad ','aui. 



Pa R TE L L I B 1 

dalla Sartta Seis , che i fuoi religiofi fi 
chiamairero, e foflero veri Cherici Re- 
golari ; come poi puo crederfi , o anche 
fol dubitarfi , pretendefTe chiuderli in 
un Chioftro per vivere fo!o a fe fteflj , 
ingannando Roina , e tutto il Mondo 
coir eOer Cherici fol di nome , e non 
di fatti ? Di piii quella gran poverta , 
fopra cui fondo il Santo la fua religio- 
ne di non pofTedere entrate , ne addi- 
mandare a chiccheffia il vivere, afpet- 
tandolo tutto dalle fole limofine fponta- 
nee de Fedeli : come puo accordarfi 
con una vita puramente contemplativa , 
che nulla impieghifi in ajutarli, e fan- 
tificarli ? Con qual fronte, con cheani- 
mo avrebbe potuto il Santo fperare il 
vitio temporale daqueili , che non avef- 
fe voluto foccorrere ne' Joro bifogni fi^i:^ 
rituali? Que'foIi, che psfcono il greg- 
ge ( dice S. Paolo ) hanno diritto di 
mangiare il fuo latte (a) : Qjiis pafcit 
gregem , & de lacie g>'egis n'n manducat} 
Ma finalmente vedanfi le fijfTe conifitu- 
zioni del Santo, dove efpreffamente ci 
ordina e raccomanda 1' attendere . coa 
una non gia ordinaria , ma fomma dili- 
genza , e premura alla falute dell' Ani- 
me , infino a trafandare e pofporre al 
loro bene i proprj interelfi : lis pri£ci- 
puar» exhibeant charitatem , rem jnam 
priz'atam aut commodum ne jpectent . 
^nimarum {aluli magnopere ftudeant [i) . 
240. A che piii addurre ragioni , fe 
parlano i fatti medefimi , e le ccntinua- 
te efperienze del molto, che i Figliuoli 
di Gaetano , fecondo le leggi e gli efem- 
pj del loro Santo Padre , hanno fempre 
operato , e faticato a benefizio delTAni- 
me , e di Santa Chiefa ? Per accertarfi 
finalmente di cio , bafla il leggere le 
Bolle de' Sommi Pontefici , particolar- 
mente di Gregorio XIV., e Paolo V. , 
i quali atteflano effere noti , e palefi al 
Mondo i coriofi frutti e beni , che la 
Religione Teatina ha recato alla Chie- 
fa di Dio , e non cefTa recarle di con- 
tinuo a gran vantaggio del ben pubbli- 
co , e privato . 



.0 IL Cap. X. 

f. IV. 



91 



Canto [emplice «el Coro rinncvato da 

Gaetano fecondo /' ufo antico 

delU Chiefa. 

141. Confiderando il Santo , che il 
cantarfi le Divine lodi s Coro fu coflu- 
me introdotto nella Chiefa nafcente da- 
gl' iflefii Appofloli, ma che veniva te- 
merariamente riprovato, e derifo dagli 
Eretici , fpecialmente da Lutero ; e vo- 
lendo fondar la fua Religione de' Che- 
rici Regolari , che rimetteffe interamen- 
te nel Mondo la vita Appoftolica, e to- 
glieffe dal mondo ferefie di Lutero, a 
cui opporfi fapeva efTer lui deflinato da 
Dio : fece legge a' fuoi religiofi , che 
ripigliafTero il canto antico della Chie- 
f a , Templice, fenza varieta di note, ne 
figurato , a motivo ancora di follenerlo 
a fronte de' nemici della Fede , che 
sfacciatamente difpregianJoIo , il vole- 
vano difmeffo. Cosi riferifre il Melan- 
tone al Capitolo de faiisfacfione , che 
Martin Lutero chiamava il canto del 
Coro h.borcm inutilem , una fatica 'vana 
e difuiile , e che quelle 'voci olire lo fpar- 
gerfi al 'vento , diJlurbaTjano le opere piu 
neceffarie {c). Erronea e peflifera pro- 
pofizione vomitata gia da quell' altro 
Erefiarca fuo antecefTore Giovanni Wi- 
clef, e dagli eretici Taborriti ; In horit 
canonicis caniatidis fruftya tempus teriiur 
deftinaium ad alias majores occupationes , 
iS" graviora negoiia . (^uafi che il lodare 
Dio fia una perdita di tempo , e non 
piuttofto , come veramente ella e, una 
occiipazion fanta , un tributo di tutta 
giuflizia dovuto alla Divina Maefia , 
ed un'efercizio nobilifilmo, praticato di 
continuo dalli ffefll Angeli in Cielo ; 
llla fedes Coeliium femper refultat laudi- 
bus : Cali enarrant gloriam Dei . P/. 18. 

141. Certo e , che quefla Salmodia a 
piil voci di molti Religiofi dalla carita 
di un fol cuore uniti , vien'efsltata con 
magnifiche lodi da Santi Padri (d) . 
Chiamolla Agoflino : Un fa^oritiftmo 

frut- 



(a ) 1. Cor 9. 7. ( b ) Conft. Cler. I{eg. part. i. cap. y. 

(c) Mag^. T. i. Nov.Scrm.^. cip. 4. (d) ^ug. Pjalm. 69. Bjftl. in. Poem. 

ad Pfal. Bernard. in F.fai. 16. Laur, Juft. lib. de comer. tnon. cap. 17. I» Cryf. in 
Vfalm- 41. 

M 1 



^* V 1 T A D I S, G A E T A N O . 

friitto dello Spiriio Siiit» : ^. Bjfilio, tin tento , e l» ploria di eflTer imitato Ja 

<«'w<» poitiitifima coniro /' Infcrno : Sin molte altre Religioni , idituite dopo 

Bern»rdo, hks dclce 'violcnza . che fi f* la fua , 
a Dio d i'ivocare i fuoi ^rgcli al!a n o- 

fira cu/fodia, e difeja : S, Lorenzo Gu- CAPITOLO XL 
llir.iani, u» amorojo , e confiJcnziale loI- 

lequio di D:o con r.ci , e di noi con Dio : H gran bene , cbt ha recaio al Mcn.io S. 

e S. Giovan Giiloflomo , le da la forza. Gaeiano coV.a fondazione delfuo 

di joUcvar l'^>tima irt e.'to a t/vljr ver- Qrdine . 
fo il Ciclo , e di f^pamrla di quanto ha 

feco di ierra. Tutti quefti effeiti efre- 1^4. TTRA le inPumer^hii; cffiEie , r 

nmentava Ji. Gaetaro rel Coro , dove X"' lutte in ftigftia .liverfa flampa- 

nel fa'meg5iare vedevafi tutto alTorto e te di S. Gaetano, die vanoo per fe ma- 

rapiro m Dio con una farcia «.i lieta ,e i.i , e per le Cafe de' fiioi divoti , ve n' 

fiammegpiante d'amore , che «hi ofler. ha una , che efprime mirat)i| rente l'«r- 

vavalo riilondante di tanto giubilo, cre- gomento qui rropodo, delincsta in que- 

deva per certo die cantafl^e infieme co- f>, puifa . Vi la imprefTo il 5anto a 

gli Anpeli a fe prefenti ,e partecipafle meii^aria eenufleflo , e fupplicante il 

con quelli della dolcezza di Paradifo . Redentore 'coll c*ro in alto fopra un 

Come dunque il roHro fondatore por?- Tror.o , da' iT.oltifllmi .Ser«fini fodenu- 

va non obbligare fe Keflo , ed i fuoi Fi- to , e che impalma con la finiflra la 

glj a quell' odervan^a Appoflolica del Cmce ; di fotto e nel bsffo dell' effipit 

cantar le Divine loJi in comiine , da olTervanfi quittro fignre umsne varia- 

cui f.fpeva derivar ranii beni ,e conten- ment? veflite lipniJicanti con le lors 

ti neirAima? Che queilo canto in co pmprie divife le quattro parri de! Mon- 

niune (ia antico , fanto , ed arr»'l'>''- do, fopra le quali Gaerano in quelTatto 

co , introdttro nella primitiva Chiefa di fiipplicarte piiega GrM'! , che fi degr.i 

dalli llelH Arpofloli per infegp>mento diffbndere pcr mezzo del nuovo illituto 

del loro DivinoMaeflro, e percio qiiiiii- quel F)ivin Sangue , che ej;li medelitr.o 

ro empiamenie venga derifo dagli Ere- fucchiato ave^a dal fuo fianco .nrerto , 

tici , thiaro aprtr^fce nelle Sacre Scrif come dirafli altrove . Equi ve.^onfi ufcir 

ture, e nclie Storie , e fciittoti Ecde- d^! Coflato del Salvadore quattro rivo- 

fiafhci . ]j fspguigni dalla di lui dellra fpremu- 

24?- Percl e poi Gaetano vofefTe, che ti , the per mezzo diGaeraro, e del fut> 

fi lodafle Dio da' A-ni Cherici Re?olari ordine f^orrono ad inn.ii1iar.» L» fuddetre 

ccn un canto jllegro lensi paufato, di- quattro parti del Mondo . Non altra fi 

vo!o, ma fe.nplice, umile , fenza qtiel- rirtenzione del pio Scultore nel forma- 

la eleganza di voci , che vanta il carto re il difepro di quefl' immagine , fe non 

fermo, o figurato , e fenza Taccompa- di far fipere a chi la mira , Taver San 

gnamento .'egli^ organi , alrro motivo (Jaetano , ed i fuoi figliuoli come nuovi 

non ebbe che d'imitar ancora in quefla .\ppiifl'.Ii del Vangelo , cnmunfcato ■ 

fempliciti di falmeggiare gli Apponoli, tutto il Mondo ifiuiii deiralbero delb 

ed 1 primi Cherici deila Chiefa, i qua- Crrc? aflunt»!! in loro infegna , ed aver 

li, cc.tv.e noia S. Ifidoro , lo.lavann IDio recaii moltiflimi beni alla Sanr» Chief.i 

con un' alzar , e pitgar la voce si mn- in virttj del S.ingue fparfo da GesuCri- 

4icflo,fhf piij iccoflavafi ad nn fem- fln. (luefli beni , che in diflinti para- 

plice pfoniirziare, che.tdun cantocom- prafi li efporranno , venqono acccnnatt 

poflo («) . Dunque Gaetano to' fuoi in termini generali dal Soirmo Ponteli» 

Chetin regolari reflitiii alla Chiefa quel- ce Innorenzo XIF. nella fua Bolla fopr* 

la primieia fempliciti , e fchiettezza la Canonizzazione di S. Gaeta.o . 
del cinto, che dopo trerent' anni dplla 
noflu Redenzione erafi molto a!:erata , 
e fattafi ariificitfa, nel che ebbe il corv- 



/ f 



(a) S. Ifid. de r.idef. Of:. lib. j. fj/>. 5. 



Parte I. LiB. II. Cap 
$. I. 



S. Gaetdne ha data la mojfa agli altri 
Ordini del Chro B^egolare . 

245. A quefia generofa rifoluzione del 
noftro Santo Ji riformar il Clero per 

combattere , e ribattere gli Eretici fat- 

tifi ofgogliofi dalla difloluzione del me- 

defimo , oh come bene aJutafi la bella 

imprefa di Simone Macabeo Generale 

delTarmi d^Ifraele [a) riferita dal Sa- 

cro Tef{o ! Volendo egli adalir 1' ini- 
mico, che aveva a fronte , afTai pode- 
rofo e di gente e di forze , e vedendo 

mancar il cora°gio a' fuoi Soldati dipaf- 

far un gran Torrente frappofto di mcz- 
= zo a due eferciti , vi fi butco deniro 

egli il. primo , e 'I trapafso ; ficchd in- 

cor»ggitifi ?I di lui efempio gii alcri 

guerrieri , il feguirono fin alle rive ne- 

miche , e cutti inlieme urtando quelle 

fquadre gentili , ed iucircoi-cife , ne ri- 

portarono gloriofa vittoria : Vidit Popu- 

lum trepidanter/t ad transfret^ndum Tor- 

rentein , ciT" transfrelavit primus , & ■vi- 

deruiit eum firi , & irafiferunt poji eum . 

Cosi avvenne a Gaetano . Era in quel 

Secolo non meno necelf^ria , che ardua 

l'imprefadi ridurre il Clero fcoftumato 

ad una riforma di Vita efeniplare , e 

fanta , che confondelfe , e c jmbatteife 

TErefie nafcenti; ed era si ardua , che 

attentata piil volte da'Sommi Pontefi- 

ci , e da' perfonaggj di gran valore , 

non pote mai efFetiuarfi , opponendovifi 

feinpre difficolta tali , che fembravano 

infuperabili . Ad ogni modo , quando 

nefTano ardiva , ne aveva coraggio di 

accingerfi all' imprefa , fi fece lunanzi 

Gaetano , e con quel cuore magnanimo, 

che gli dava la fua prodigiofa conliden- 

za in Dio , fuperando gli ollacoli , giun- 

fe a flabilire nella Chiefa la tanta fjf- 

pirata riforma del Clero , e con quella 

ufi prima di tutti in campo a combat- 

tere gli Eretici di quel tempo, coficche fcorta , e di efemplare il Patriarca S Gac 

aperti i primi pafll dal Santo , fu poi tano , tif endo in campo egli il prifto , e 

feguito da altri ordini di Preti riforma- Jpitgando ticl juoOrdine lo Jlcndardo irion' 

ti , o fii_ di Cherici Regolari , i quali fale della Croce , preja per ijiemma. 

incoraggiti dal di lui efempio , hanno 

anir>liata la detta riforma del Clero , 

§. ir. 



XI. 9} 

ed hanno oppofla valida refiflenza con- 
tro i' Erefia . 

14$. Non puo abbaOanza efprimerfi 

quanto grande fis quelto bene aprorta- 

to al moniio da Gaetano dall' aver egli 

dato Oimclo a ranti Uomini Santi ui 

fondare varie religioni di Cherici Re- 

golari con ifiiruire la fua congregazio- 

ne . Chi poteflTe fcorrere gli Annali di 

quelle nuove religioni del Clero for- 

mate ad efempio ed imitazione di San 

Gaetano, ed oflervare il roclcifllmocha 

hmno operato e patito , preJicato e 

fcritto per la gloria di Dio , e per la 

Fede, e per la Chiefa, e per il profli- 

mo , fi rallegrarebbe con Gaetano dell' 

eflfer lui ilato la cagione di ranto bene. 

Di queft' efprefllone appunto feivefi U 

penna di Abramo Biovio, celebre fcrit- 

tore de' Padri Predicatori , il quale par- 

lanJo del nolho Santo, e del A\ lui col- 

lega Giampietro Cdtafa , con sUegarne 

molti altri Autori cosl dice ; EJfere loro 

/iati i pnmi IJlHutori , o Tatriarchi de' 

ChericiRegolari , i primi riformarori del 

Clero , i primi rifloratori dell' Ordine Ap- 

pofloJico ,_ ed i primi Preti regolari de' no- 

Uri lempi , che poi feguirono, come loro 

condottieri e Capitani le altre Religioni 

Clericali , pofleTiorme-nte iflituite : co- 

me de' Bernabiti , de' Gefuiti , de So- 

mafchi , de' miniflri degl' InL-rmi , de' 

Minoriti , delle Scuole Pie , de' Fretj 

deir Orarorio , e di altri . 

^47- Q.uel gran Servo di Dio Vener. 
P. D, Carlo Tommafi , non meno dot- 
to, che Santo , oflerva con ammirazio- 
ne queflo gran bene originato da S.Gae- 
tano , d'avere promoffa I' iftituzione di 
molti altri Ordini Clericali , tantoprofit- 
tevoli allaChiefa , cosi fcrivendo ; (i) i/ 
maggior frutto piro , e -vantaggio rifulti- 
tone alta Chiefa , / puo dire cjfere Jiaio , 
che con l' efempio di Gaetano Ji Jono poi 
iftituite tante illujlr!(fime fieligioni e coii- 
gregjzioni di ChericiHegoiari , Ji» al nu- 
mero di dodici , alle quali ha Jerviio di 



(aj L!t>. I. Macab. cap. 16. {b) Jomaf.l:i>ag. de' Saiiii Clemeiiiini />.'j. 7. 



94 V 1 T A D l S. G A E T A N O . 

249. Appadionatiflimo 11 nodro Santo 

(J. II. dal veder si maltrattata la Fede ancor 

Ld B.cligionf di Gactano ha p,-ffervita neiritalia , ed in procinto di peruerli 

l' Italia daW infczione ddl' Eicfia . onninamente per quelle arti maligne , 

con cui tanti fuoi con^iurati , iiia fegre- 
148. II ft-flo decimo Secolo della no- ti nemici , fi adoperavano di eftinguer- 
ftra Redenzione, benche potefVe dirfi fe- la , oltre le proli/Te orazioni , ed afpre 
lice per aver goJuto nella prima meta penitenze , confultava di fpefTo col fno 
del fuo ccrfo S. Gaetano al Mondo , ed culiega D. Cianpietro Cardfi zelaniifli- 
ammirate le di lui prodigiofe azioni : mo anch"eeli deila .Santa Fede , circa 
fu per altro infelicifriino a cagione dell' il mezzo piii efficace per riparare un.=» 
Erefia , che d.iIJe Provincie oltramonta- si imminente ruina . Ccnvennero in 
re penetro poi nella rollra Italiaacon- ijueflo efpediente di proccurare ap- 
taminarla ( '» ) • Dom.enico Bernini rap- i-reflo il Papa 1' erezione d' un nuo- 
porta una relazione lincera , e dillinta vo , e Supremo TriSunale in Roma , 
del noftro eruditilfimo Scrittore Anto- che invigilafle fopra glieretici, efofpet- 
nio Caracciolo, in cui defcrivefi la de- ti d'erelia , ne giudicafTe inappellabil- 
florabile diffafione deirEteiia per quafi nente le caufe, e ne cafliealTe irremifli- 
tutte le Citt^ deir Italia , nominstevi bilmente i colpevoli . Qiieflo Tribunale 
ad una per una , ed individuandoviii del S. uffizio iiveva prima tutta la i\ix 
ancora per nome, e cognoiiie tutti que' forza , e maefla fin a' tempi di S. Do- 
novatori, cha vi fparf^ro il perniciofo menico , che fu il prlmo Inquifitore , 
veleno . Venezia colla maggior partedel come ofTervano molti Scrittori . Ma ral- 
fuo Dominio, Capo dlflria , Trevigi , jentsndofi a poco a poco quel fuo vigo- 
Chioggia , Padova , Bergsmc), eCrema, re , ed autoriti , fi ridufle a tat «^ebolez- 
«llopgiavano perfidi Eretici , ouali con za , the n n era piu ne temuto, rc rif- 
la Irocrisia vi andavano difleminandj pettato ; ficche in queflo Secolo a] Gae- 
occultamente la zizzania de' loro errori , tano appena necompariv» Toti.l^ra , quan- 
rcflandoiie i piu creduli anched^-Ila no- do per le tante erefie allora inforte do- 
bilti pervertiri . Cosi pure in Milano , veva efler tutto luce, e tutto fuoco . In 
in Cremona , ed in Coir)o,in Firenze , tanto chiamato il Carafa in; Roma da 
in Siena, in Luca, in Fiefole , e S.Ge- Paolo III. , ed afcritto nel Sacro CoIIe- 
miniano , in Moilena , Reggio , Volter- gio de' Porpcrati , Gietano gli fcrifle 
ra , Viterbo, e Bologna , vi flavanoap- piu lettere da Naroli , follecitandolo a 
piattati diverfi EmifTarj dell' Erefia ,che perfuulere al Papa 1' ereziore del gia 
infegnando fegretamente i falfl dogmi tra loro ideato Tribunale , come uniro 
della Germania, ro.uaminarono la Fede foflegno della Fede in Italia , e dell» 
di molti Cartolici , e fpecialine:ne de* Santa Sede in Roma (f ) . II Cardinal 
Maeflri di fcuola {i}. Ma in Napo!i , Teatino incalori di tal modo le r.igio- 
e nelle Provincie di quel Regno , Pu. ni, e le preghiere apprefl^^o Paolo 111. 
glia, Calabria, Terra di Lucerna,Ter- con quella fua ammirabile eloquenza , 
r» d Otranto con altre fece tali progrefll che non folo perfuafo , ma convinto il 
il Luteranifmo , che nella fola Ciiti Pap» , fpedi finalmente la B)Ila della 
Doniinante fe ne fono contati fin a tre fondazione d'un nuovo , e fupremo Tri- 
mil» di quelli folamente, che eflfendone bunale del S. Uffizio in Roma , depvi- 
flali irfetti , col pentimento , e con 1' tando una C<iiigrepazione , che vi pr*- 
abjure venrero rifanati. Ecco in quanti fieJeffe di fei Cardinali de' piu illuflri 
T^ericoli ritrovavafi Pltalia di perder la di quel tempo , de" quali dichiaro c»po , 
Fede . Mi Iddio guardandofa con oc- e primo Inquifitore lo fleflb Cardinal 
chio pietofo licompiacque di foflenerla, Teatino , come primo invontore , e pro- 
e prefervarla per mezzo di Gaetano , e muore del medefiino Tribunale . Efe- 
della fua religione . gui egli con tanco zelo , e giuflizia i 

coman- 



(a } Eern. Ifi. dc!i Ercfi: fr:ol. 16. cap. 7. ^b) D:i:/nn. ubi Jup. 
(c) Mjx- ^crm. di S. Gact. fcrm 7. iap.x. 



Pa R TE I. Ll 

coniandi , e le intenzioni dsl Papa,che 
avendo fubito fabbricato a proprie fpe- 
f e , benche foflTe il Cardinale piii pove- 
To del Sacro Collegio , le carceri con la 
provifione di tucto il bifognevole ad af- 
licurarfi de' Rei , fcoprironfi ben preifo , 
e vennero fatci prigioni nello rteflo tem- 
po fettanta Eretici , quaranta due de' 
quali erano dogmatizzaTHi. , e Maeftri 
della perfidia, come fra gli altri Auto- 
ri riferifcono il noRro P. Caracciolo , e 
'1 P. Gravina di S. Domenico (a). 

250. AITunto poi il Garafa al fupre- 
tno governo di Santa Chiefa col nome 
di Panlo IV. amplio, e ftabili quel Sa- 
cro Tribunale con arcrefcergli tanto di 
autorita,che fattofi formidabile agli E- 
letici , ed a'Cattolici titubanti nflhve- 
ra credenzi , mantenne mirabilmente 
tutta ritalia rifperrofa , ed ubbidiente 
alla Santa Fede . Onde per decreto del 



BRO II. Cap. XI. 95 

Santiffimo Ponteiice Pio V. nella Chie- 
fa della Minerva , dove fta fepolto que- 
llo Papa Teatino , fe gli celebra ogn" 
anno da' Cardinali , Prelati, e Minidrt 
del S. UfEizio un folenne anniverfario, 
conie a lor fondatore , ed Autore :Tam- 
quam Cultori , & ytntori , oflerva tra gli 
altri molti Scrittori il fuddetto Gravi- 
na . Quefta fopraintendenza di Capo del 
Sacro rribunale, e di primo Inquifito- 
re fu poi efercitata per ordine ld\ Pio 
V. da un' altro Teatino il Cardinale 
Bernardino Scotti, foggetto di non tni- 
nor zelo del Carat^a nel mantenere la 
purita della Santa FeJe , di tanta dot- 
trina, prudenia , ed integrita di Vita, 
che di lui di continuo fervironfi i Som- 
mi Pontefici Paolo IV. Plo IV. e Pio 
V. ne' piu rilevanti intereffidella Chie- 
fa(5). 




VTTA 



( a ) Caracc. in Vita M. S. Paul. IV Gia-". Vox Tur. fol. J04. 
(b) Silos Hift. Clcr. P. i. Llb. J. pag. 491. 



:D J S JL 3S[ Gr JL jE t jl h o. 

VC^. ^Tv vC^ <?> ><C^ '^ vS^ •■«>. ••C^ '-S>> VC>. vc. '^. '^, ■•;?. ^i?. >^. '-^ V5^ .-s^ '.^ >^ i-c^ <<?, v^^ vSS '<p% vi?, v> -^ "<5^ 

LIBRO TERZO. 

S. Gaetano nello Stato di fchiettj foffero gli ornamenti , chechiun» 

J^c^olare . que entr.iva.a ve-ierl« , reHai-avi rapiro 

lia un.i foTirra riverenza , e divozione. 
z^j. (T^ Li altri Santi, che moffl <1al- Ora tnoltiirnni particolarwenre de'Pre- 



lo fpirito di Di " introdulTero lati Nobili Rotnani portavanfi in quella 
nella Chiefa nuove Religioni , cafa in Campo Marzio , trattivi dalia 
mantennero fempre in elV rautorita 'el curiofita Ji fapere , come viveflTe quella 
comando.e del governo : Ma 1'umilta nuova Fainiglia CUuflrale, gii del tut- 
cli Gaetmo , rimo e princiral Rifor- to povera f?nza ter.er ejifrate , e fenza 
niatore del Clero , !o fece fcendere da poter chiedere da altri u: a fola limofi- 
qiiel pollo di ^ondatore , come vedem na . Reltava ancora preoccupata la loro 
nio nel prece/fenre libro , abb^.fTandoIn m^^nre da qnella dlfficohi , che oppofe- 
allo flato di femplire Relipiofo , e fud ro i Cardinali a Gaetaro prima d'ap- 
dito ubbidie- te. O-a in quelfo flato sb- provarfi il fuo Inflituto . Ma quando 
biamo qni a feguirlo ppeIi altri venritre feppero, che refperierzi ccnfondeva , e 
anni , finrhe euinfe alla tanto fofpirata irentiva la comune increduliti , e che 
ila lui Pdtsia Celelte. la Divina Privvidenza fomminiflrava a 

Gaetiiio , et.\ a'coinpapni il bifogn;'voIe 
CAPITOLO I. per m?izo di limofine fpont«nee, ch' el- 

la infpirava ora| agli uni , or agli altri 
Anni di Criflo 1514. 15x5. di Gaet. 44. 4J. de' pii benefattori , anzi ihe gli avanzi 

delia fera , invece di ferbarfegli pe I di 

Stabilila la Fondaz-one , dozte aniaffe ed feguente , voleka il Santo fi difpenfaf- 

abitare S. Gaetaio , e quali fojfero i fero l.i prima mattina a'roveri, con tan- 

di lui primt efercizf. ta co' fi:Ienza in Dio , che da lui afpet- 

tava fempre ficnri di giorno in ginrno 
nuiivi foccorfi ; Qua-iJo, dico , intefero 
que'Signori Romani contro la propria 
deChenci Regolan . e'i confarr«ta"co' cre,len/a un tenor di vita si prodigiofo, 
voti fo'enni , portolTi dirlttamene in ed eroico , che come infufliflente e te- 
Campo Vl.rzio rleniro iina cjIj pofledu mer.trio avevano priim bialiinato , alza- 
ta pnma da Bonifatio a CoIIe , uno cie' r^^no Ic inani «I Cielo , benedicendo quel 
quatiro fondatori ; il .ju-Ie nel far la ri Dio «morofo, ch.- tanta cura teneva de' 
ri!c-zia de' fiioi beni la deflino in dono fjoi fervi tVieli ( " ) . 
alla nafenre Religione , arciorrhc avel- ifl- In quefli prima cafa il Vefcovo 

fe »-> rmto ricovero . Qjjivi f.iiono le Tcitino D. Gian, ietro Carafa , eflendo 
prinripali cure del Santo , e <<e'compa- fli<io eletto per opera di Gaetano ( come 
gni circa il Divin rulto , aflettando fu- dllrfi di fopta ) Siireriore della nuova 
bifo «na Chiefa . in rui potefl^ro ce!'* R-Iieione, la gnvemava, ina rolla dire- 
bra-e i Divmi ut!i/i , e go.lerej le deli zi > le , e rnnfiplj Jello flrilo Gaetano , 
zie deiror^zion" ma ra.lorr.d ron tan tlie lo preJiiava come un'AngeIo man - 
ta eleganza e polizia , benche pov"' 1 ^ ''•*'" J» I^^" in terra . O i ilnoflroSan- 

to 



i;»."!""! Sclta dalU Bdfilira di S. Piefro 
\^J la nuova , e picciola famigli.i 



(») ^rtt. Crt/«.-. l^n. faul. IV. pag. U- Bz'.'V. .Ann. Bcd. «./ ann 1514. n. 6\. 



I^ART. I. LlB. 
tb vejendofi Ipntano dagli Jlrepiti ddla. 
Corte , e peroo ufcito da! mondo , af- 
faporava quel dolce delle celelli confo- 
lazioni , che s'era conceputo, con occu- 
parfi a fuo genio nella contemplazione 
delle divine bellezze, e nelTeferciziode' 
divini uffizj ; folo che quefta dolcezza 
venivagii amareggiata ( fcriveMonfignor 
di Taranto) dal fentire nello HefCo an- 
no inafprire piu che mai le guerre fra' 
Principi Crifiiani , (a) particolarir.ente 
tra r Itnperador Carlo V. e Francefco 
1. Re di Francia , e fopra tutto dall*in- 
tendere nel inedefimo tempo i progrefli 
uelferefia di Lutero , il quale fidandofi 
deila protezione de'grandi, giunfeatan- 
ta baldanza , che proruppe pubblicamen- 
te in quefie empie propofizioni ; Lafcia- 
Umi ancora fare due anni , che nen z>ifu- 
ra nno pik ne Papa , ne Vefcovi , Cardina- 
ii , Sacerdoti , Monaci , e Monache , ne 
Campane , ne Chiefe , Mifffe , Vigilie , ne 
Capptucj , Cappe da Fraii , ne Tunfure 
de' Preti , ne kegole , o Statuti , perche 
tutta ia maffa dcl Regno Papale fvanir^ 
iome il fumo (6). A quefte si dolorofe 
ed altre fimili notizie pianfe inconfola» 
bilmente i! poveroSanto, tanto innamo- 
rato di Dio , e si zelante del di iui ono- 
re ; onde fpargendo copiofe lagrime , 
macerandofi co'flageIii , e fofFerendo al- 
tre rigorofiffime penitenze , fupplicava 
jncefTantemente Iddio a degnarfi di pla- 
care il fuo fdegno , ed a foccorrere in 
si gravi pericoli !a Santa Chiefa . Indi 
riflettendo alla proprieta del fuo Infii 
tuto di unire in fe le due vite , atti- 
va , e contemplativa , ed ai motivi per 
cui vo!!e rinnovare nel mondo Tantica 
profefiione de'Cherici Reg&lari, a'quali 
s'afpetta doro !e vittorie riportate fopra 
fe fieflTi , abbattere la protervia de'pec- 
catori, e la perfidia degli eretiri, intra 
prefe a tutta lena il miniflero Appoflo- 
lico , evangelizzando il Regno de'Cieli 
con predicar a'ropo!i la penitenza , e 
la purit^ della Santa Fede. Poi incorag- 
gito, e rinforzato da nuovi foggetti , cl:e 
invsighiti di quella norma di vivere nel- 
le braccia della Divina Provvidenza , vol- 
lero militare anch^eflTi fotto lo Stendar- 
do della Croce Teatina , come or ora 



III. Cap. I. 97 

diremo; ufci coa efll loro ineampo aper- 
to a debellare il Nemico , difponendo 
varie miflQoni in luoghi feparati , e in 
R.oma , e fuor di Roma , ripartenJo tra 
fe e gli altri compagni , ad ognuno la 
(ua {c)> Sicche fcorrendo tutta la cam- 
pagna , e predicando con vero zelo di 
Appoftoli, non puo crederfi qnanto be- 
ne rifultaflTe a' popoli da quefle Sacre 
miflioni . Ma per parlar folo di Gaeta- 
no , certo e, che predicava egli con tan- 
ta energia di fpirito, che forzava ad in- 
tenerirfi i cuori piii duri ed oflinati. 

154. Non dee quitacerfi i1 riferito dal 
noltro Padre Ghislerio, Religiofodi gran 
dottrina e bonta {d). Scrive Egli, chft 
prima fi fonJafle dal Santo la fua Reli- 
gione, quel miniftero di predicare in 
pubblico la parola di Dio si proprio de* 
Cherici , come Coadiutori de' Vefcovi , 
era appreflTo di loro andato in tal difu- 
fo , e difcredito , che non folo vergo- 
gnavanli di efercitarvifi ; ma flimavanlo 
improprio e difconvenienie allo natoCle- 
ricale : Ita ut a Clericis id exiflimaretur 
alienum- Sicche non vedevanfi falire fu' 
Pergami, fe non Monaci, o Frati Re- 
golari. Soggiunge poi il detto Autore : 
ricordarfi lui d'aver intefo dal fuo IVTae- 
firo, eflendo ancora piccolo fanciullo di 
fcuola , che refld tutta Roma forprefa 
dallo ftupore, e parevagli quafi di veder 
un miracoio , quando vide la prima vol- 
ta quei primi Cherici di Gaetano com- 
parire fu' Pulpiti e comparirvi con in 
dotro laCotta, ed in capo la Berretta iil 
forma di Croce : Prope ad mirarulum viji 
funt , qui primi e Clericis in Pulpitis ,eo- 
que magis quod peculiare ipforum fuper Ca- 
put in Clericali Bireto Crucis gefiarent fi' 
gnum , eir fuper pelliceo efjent induti . 
Q.uefl'efempio del noflro Santo fu aChe- 
rici fecolari un mezzo valevole pi?r ri- 
conofcere il loro inganno, e mancamen- 
to , ed un forte fiimolo a ripigliare a 
rpco a poco Tantico, e Clericale Uffi- 
zio della Predlcazione con si profpero 
fucceflTo , che ve ne fono poi riufciti di 
quando in quando , e pincche mai a tem- 
pi noftri , celeberrimi Oratori . 

lyj. I foggetti fopraccennati, che vol- 
lero arrolarfi alla nuova milizia de'Che- 

rici 



( a ) Tom Carac. El. Cler. Llb. 1. §.1.7,. ( b ) Font. Hifi. Cat. Lil>. i<. .An. i 525. 
(c) Bern.MoulVit.in Fr.iHC, di S.Gaet. L z. C^. ( d ) Ghifl. ad Prcef.Sacr.DoHr, infine < 
yit. di S. Gatt. Part. 1. N 



9^ V I T A D I S. G A E T Jl N O. 

nci Regolari furono otto, vefliiill ilell' la comroneono il corpo i.itero di que/- 
Abito Teatino nella nelTa cafa di Cam. le Conaituiiuni , rhe dT prefente abbia- 
po IMarzio, come notail noflro Anna- mo , e che daWa Congregaiione de'Riti 
lifla (a)i ma fra quefli figij di S. Gae- vengono celebrate per fante . 
tanotocco ronoredi Primogenito a Ber- ijd. Aperto poi da Clemente VII. 1' 
nardino Scotti. Nacque egli nella Sabi- Anno Santo del lyiy. li prefentarono a 
na di nobililTImo fangue originato dalT Gaetano, ed a'Compagni occalioni in- 
antica famiglia Scotti di Parma j maac numerabili di giovare al Criflianelimo, 
crebbe alla f.ia nafcita li fplendori con mentre tante furor.o le di lui fatiche , 
tanta luce di dottrina , bonta , e pru- ed opere di carira in qiiel maggior con- 
denza , che fi meriro poi da Paolo IV. corfo de'Foraflieri , condottifi a Roma 
la Porpora, e da Roma ii comune ap- cia diverfe parti del Mondo, che non e 
plaufo d' effere il decoro del Coilegio podibile il qui tutte trafcriverle. Dire- 
Cardinalizio . AppreflTo lui Girolamo mo folo quel che riferifce u lo de' piii 
Configlieri fratello del Cardinale di que- eratti, e fedeli S.rittori del S-nto I'Ar- 
flo nome, ed Andrea Verfo , .nmbidue civefcovo^di Taranto Tommafo Carac- 
Romani , tratti dalU fjiuita delTInfli- ciolo (c). Nel tempo di queP.o Giubi- 
tuto di Gaetano, da lui inflantemente leo , dice Egli , intraprefero Gaetano , 
chiefero , ed ottennero ringrelTo nella ed i fuoi Religiofi tutti gli eferciz;,che 
fua Congregazione. Ne pafso molto tem- promuove un vero zelo -Apoflolico , e 
po , che altri cinque di nazioni diverfe, con fervore si coflante ed indefeHb , che 
ma non diverfi nelle viriu, vennero a chmnque olTfrvavali , reflava forprefo 
compire il mirteriofo numero di doJici , dallo flupore , come poreflero si poihi 
comprefivi piire i quattro Fondatori . operarj lavorar una vigr.a *i grande . e 
Beriedifle allora il Santo Padre con di- con cosi copiofa raccolta di bene , ler 
voti ringraziamenti la Divina bontA.che cui appena fufficiente farebbe Ifata una 
gli avelVe dati tanti fiEliuoIi , quanti ap- gran moltituditie di Miflionar; . A fcol- 
punto erano quegli Appofloli , la vita tavano le confeirioni de' penirenti netle 
'Jequili fi prefi'Te rinnoare nel Mondo Chiefe , predicavano fa parola di Dio 
coir iflituire il fuo Ordine Clericale ; nelle pi^szie, efortavano , ed i^flruivano 
Sacraiumytpo/iolo>um numerum implcntes, i Pellegrini negli Alb rghi , vifitavano 
ut Apoftolica ^'cliiga imitaycHtur, quod grinfermi negli Ofpedali , e lullorerro- 
& opcre pr,fftitcrunt : 0:Tervazione fatta prie portavanfi ad incontrar li torellieri 
qui .lal P. .Vjaedro Grovina, Teologo , alle Porte di Roma , da dove aicnmp»- 
e Scritt ire infigne dePadii Pri-dicato- gnavanli con fjnti ricordi , eJ inflruzio- 
ri 'i). Vifl^uti erano linaMora que' pri- iii a S. Pietro, acciocche in quella Cit- 
mi Padri fenza alruna legne fcritta.pren tii fanta fppcflero fantificjr fe ftefll , a 
dendo U rerola delle loro orerazioni farfi degni di partecipare i Tefori del 
dagli Arti Appofloiici, e regoUn io la lo- Giubileo. Ma la carita diGaetano trion- 
ro vita al modello di quella degli Appo- fava pii'1 che altrove negli Ofpedali ri- 
floli , come fappiamo che praticarono pieni in quefl'anno fi>ntodi perfone mi- 
anrora i priini Cnfliani , che .lon go- ferabili , opprelfe da varie infermita , 
vemavanri ron altra legge, fe non con ancon contjgiofe per le infette relvjuie 
quell» dell» pura Tradizione. Ma ve- rimafle d.illa rreiedo' te pcflilenzi .Fram 
dendn S.Gaerano accrefciu i i fuoiCh- mefcolavafi Egli , feguito da' fuoi cum- 
nci Regidiri , nimo bcne <li flabilireal- pagni, tra quelli ammalati , fenza rotcrfi 
cune cooflituzioni , che deflero liime.e mai rallentare il di lui zelo dal timore 
calore ancora »" pofteri . Cionfultandofi dclla propriavita, e dilla fi hifofiti del- 
dunque neU' Orizione prima con Dio , le loro putride piaghe , che anzi fi pren- 
formd i Capi princirali del vivere Tca- dcva a delizia di curarle colle fue ftefle 
lino, quali poi .liflefi dalla felice pe^na mani, e di fervire qiiegrinfiTmi in tut- 
del fuo conlondatore Gioampietfo Cara- ti i miniflerj anthe piii vili, the fono 



1 1- 



(a) Si/o/. Hi/f. Cler. Rcg. P.-i. L. J. pag. 7». (b) rex Turt. P. i. C. 19. 
(c) £/. Cler. Ub. 1. $. j. 



~^' 



Pa rte I. L I 

ingiunti aTervidori llipendiati. Ma quel 
fuo grande fpirito e talento , che ave- 
vagli infufo Iddio, impegnavalo tutto 
in ben difporre i moribondi a far un 
palTaggio flcuro all'altra vita . Soggiunge 
qui il fuddetto Prelato; „ SiperH per 
,, una fucceffiva tradizione tramandata 
,, a' poHeri, che la carita si fervorofadi 
„ Gaetano efercitata in quel tempo nell' 
„ Ofpedale dtgl' Incurabili di Roina fu 
„ accompagnata da Dio con grazieemi- 
,, racoli ; mentre al folo tocco delie fue 
„ mani piu volte rifaldavanfi le piaghe 
„ aperte, e terminavano il loro corfo le 
„ febbri , come la loro acerbit^ i dolo- 
„ ri ; ma fempre poi al dolce delle fue 
„ parole, ed al forte delle fue perfuafive 
„ reftava confolato e rinvigorito rafflit- 
„ to cuore di que' pazienti ". Queflo 
rtiodo di vivere e di operare del Santo, 
e di que' fuoi primi Cherici ReH,olari 
nella cafa di Campo Marzio lo defcrive 
con elogj gloriofi il P. Bzovio Domeni- 
"c^!0 Dfgli Annali Ecclefiafiici , dove 
conchiude (a); „ Sapevano Eglino ac- 
„ coppiare la vita attiva alla coiuempla- 
„ tiva, e fiare uniti con Dio nella con- 
.,. terr^plazione delle-Hire bellezze, fenza 
„ difunirfi dal pruflimo nel proccurare 
„ il di lui bene , che fembravano tanti 
„ Angeli , i quali nello flefTb tempoche 
,j attendono alla curtodia degli uomini , 
„ godono fempre , econtemplano la bel- 
„ la faccia di Dio ". Non molto dilll- 
mile e 1' efprelTione del Padre Oliva Ge- 
nerale della Comp. di Gssi\ , il quale do- 
po aver parlato altamente di Gaetano e 
compagni , cosi foggiunge ; „ Non inteii- 
„ ti ad altro fuorche a fantificare fe 
„ fteffi , ed a falvare i profilmi con tal 
„ maraviglia di Roma , che niun crede- 
,, va poter uomini formati di carneme- 
„ nar vita cosi loniana dal corpo , cosi 
„ Angelica, cosl povera , cosi folitaria, 
„ cosi innamorata del Cielo , e delf A- 
„ nime {(>)". E appunto fcrive i! P. 
^ Antonio Caracciolo , che andando 
effi per Roma , venivano mofirati ad 
ognuno , come per illupore {c}; tanta 
era la ftima e riverenza , che avevanfi 
acquiftato nel Popolo Roinano , si pe '1 
loro portamento efleriore , tanto compo- 



B. III. C A P. II. 99 

flo , umile, e divoto ; come per la lor 
vita povera , diflaccata dal Mondo , e 
pure si applicata alla falute del Mon- 
do . Soggiungendo !o ftefTo Autore , chs 
il Cardinale Antnnio Csrafa foleva dire 
di Gaetano e de' fuoi Religiofi quello , 
che fcriffe degli Appofloli S. Luca : Caf- 
terorum autcm nemo audebat fe conjiingere 
illis , fed raagnificabat eos Populiis { d ). 
Per quefio si buon concetto, in cui te- 
nevanfi i Cherici Teatini di Campo 
Marzio, invalfe poi nel volgo i! coflu- 
me di chiamare Teatini , o Chietinian- 
cora que'SecoIari , che fanno profellio- 
ne di vita divota. 



C A P I T p L O II. 

Anni di Crillo IJ26. di Gaetano 46. 

Pafa Gaetano da Campo Marzio 
al Mcnte Pixcio . 

257. T E virtu dell'umilta, dell' Ora- 
l^ zione, e della poverta trafiero 
fuorl della cafa di Campo Marzio Gae- 
lano , dopo efTervi dimorato circa due 
anni. Perciocche vedendo il Santo, che 
quella pritna abit^zione in fito si popo- 
lato era troppo efpofia alle vifite deco- 
rofe di Prelati , Cavalieri, Amici , eil 
altri , che di fpeflo vi concorrevano per 
guflare la doicezza della fua converf^- 
zione, e che dalla loro bocca _, come pu- 
re da quella de' circonvicini ufcivano 
piu e piii volte efprelTioni di fua lode ; 
Egli per fuggire da quefli onori rifolfe 
di partire da que' contorni , e r tirarfi in 
luogo y\u folitario. A quefla umilt^ di 
Gaetano s' uni per dar maegiore fpinta 
alla partenza , il grand 'afTetto che ave- 
va airOrazione, la quale venivagli mol- 
to diflurbata dal frequente concqrfo de' 
fecolari , che co' loro difcorfi di Corte , 
di novelie , e i^i proprj interefTi toglia- 
vangli quel tempo preziofo , clie dopo 
gli uffizj di carita verfo il proflimo , fer- 
bavafi per donare alla contemplazione , 
ed alle fue si care conferenze con Dio . 
Pdrimente la povert^ da lui guadagnata 
con tanta gelofia diede Tultima mano a 

ri 



(a) Bzov. An. fuh an. 1514. num. ^4. (b) 0//'t'. 40. erm. pag. "ji^. num. ^o. 
ic) Caracc. in Fita Pau.lV. Lib.^. C. J. (d) ytci. $. 15. 

N * 



lOO V 1 T A D I S. 

timuoverlo dal!a cafa di Campo Mar- 
lio , perche cflTenJo flata quefia cafa <i\ 
ragione del ftio collega nella fondaz'-')- 
ne , Bonifacio Ha Colle, ccme sltrovf fi 
diffi? , o|i pareva clie minteneflTe qual- 
chc pccu di proprieta in pofTederia. 

158. Raccomandcfn dunque a Monfi- 
gnor Giberti , parzisIifTimo dp|!a Reli- 
gione Teatir.a , in cui tanto tempo fof- 
piro d' eflfere ammeflb, fenza poter mai 
Ottenernp dal Papa ia permifllone a ca- 
|;inne de' faoi rari talenti, tropro necef- 
faij a quel tempo a' gravi bifopni della 
Saita Sede , acciocche gli procuraflTe un' 
altra abitazione in Roma , ma folitaria, 
e ritirata . Gliela ritrovo ben preflo il 
Giberti fopra una pendenza del Monte 
Pincio , rorv troppo lontana da Santa 
Maria del Popolo . Pareva che quefla 
caCa non avefle alcuna attrsttiva per a! 
lettare Gaetano ad accettarla , perthe 
4lla defcrizione ,che ne fa OnofrioPan- 
vinio nell.i vita di Paolo IV., era molto 
angulla , incomodn , e rozzamente fab- 
bricata ; ma anzi per eflc^r tale incontrd 
tutro il genio del Santo , che godeva 
;atir gl incomodi .delli poverti pfofef- 
fata . Vi entro dunque con gli aliri Re- 
lijjioli ^coiuentiflimo di aver ritrovato il 
modo di foddisfare li fuoi defiderj, che 
afpiravano fempre ad una maggior unio- 
neconDio, e mappior diflacco dal Mon 
tio con ?o flsrne plii fegrecato . Qiiivi 
fiure formaiaG una piccola C hiefa , che 
volfe dedicata -||a pran Vcrgire Madre 
(«), e mettenuo in pratica tutte le Of- 
fetvanze EccIcn.Tfliche , e Regolari , per 
vederfi la C ongregazione gii crefciuia 
td un fufliciente numero di foggetti , 
continuo fedelmente quel fuo intraprefo 
ligore di pcverti del tutto nuda , e niu- 
ti , con tanta confidenza in Dio per li 
r.»ce(Tarj alimenti della fua famiglia , 
bcochc leparata , e lontai>a da'fuoi Be 
iirfaftori in quel mezzo diferto del Mon- 
le Plncio, che venendo fempre efaudi- 
ta la di lui fede , ne rifulto grand'ono- 
i£ alls Divi.ia Prowidenza , rimeflNi per 
cid in credito appreflo ancora gli flefTj 
Infedeli. 

>J9. In quefla Cifa di Monte Pinc'io 
-ittendev» Gietfcno alle penitepze e mor- 
tificazioni , t-J atla fervorofa Oriaione» 



G A E T A N O. 

in cui guflava quella dolce unione con 
Dio , che e propria della vita contem- 
plativa. Vegliava giorno e notte fopra 
di Roma , per ifcuoprire e riparare gli 
aQalti, che foleva darle i| nemico invi- 
fibile ,^ accorrendo co' fuoi comragni , 
ove efl'i vedevano il miggior bifapno , 
ora a' peccatori per convertirli a Dio , 
ora a pericoUnti per foflenerli a non 
cadere; quando agTInfermi confolando- 
|i all.i pazienza ; quando a' mifcredeiit» 
per ridurli alla Fede, e per mezzo de' 
■Sacramenti , delle prediche , efortazio 
iii , e fanti configlj , eglino sft.-rZd vanfi 
a tutto potere di mantener Roma fedele 
al fuo Dio. 'J'anto e hingi ch' avefle eglt 
cerr.iito quel luogo folitario , per ritro- 
varfi unicamente la quiete della contem- 
plazione, in cui attendere folo a feflef- 
f o , che anxi inteudeva fervirfi di que- 
fla quiete , come mezzo neceflTario per 
dir maggior forza al fuo zelo di (atvar 
le Anime altrui. Onde , nota qui 11 P. 
M.igi;io , fhe Gaetano , come quegli al- 
tri Santi PaJri del .Monte Pincio avant» . 
d^affumere gl impegni della carica , fi 
diedero in un ritiro di pin giorni , in 
cui coii gli Efercizj fpirituali vollero 
fantificar fe flefli , priina di fantificare 
pli aliri, e prender lume ed amnre dal 
Cielo per difFonderlo poi (ovr.i dc' prof- 
fimi (i). Soggiunge poi il fuddettoAu- 
tore , rhe a tjueflo Sacro Ritiro ricorre- 
va il Santo ogni qtial volta coiiveniva- 
gli intraprendere qualche gr.mJe tmpre- 
f a , conJucente alla Gloria di Gesii Cri- 
11 > , o al beneljiio dell' Anime da Lui 
redente , lafciando quefto belt' efempio 
.->' fuoi Bgliuoli di ofTervare fedelmente 
H fanto coftume della Relipione , in far 
i.gnanno gli Efercizj Spintuali , intro- 
Jotto da' nt^ftri maggiori , anai dapli flelll 
i-rimi fonilatori , e piii volte raffcrmatQ 
ne' Capitoli (lenerali. Agli Efercizjdel- 
lo fpirito aggiunfe il Santo gli efercizi 
f.-oUflici, tanto necelTarj alla vita atti- 
va, introducendo fin da'primi anni del- 
la fondi/.ione in quefle due cafediCam- 
po Marzio, e di MontePincio, gli ftu- 
dj della Teologia, e della Divina Scrit- 
tura, de" Sicri Cmoni , e de'S«nii Pa- 
dri , coroe pure de' riii e Cerimonio 
dclla Chiefa, onde lantico, ed erudito 

Au- 



(i) M'Sl.Nov.diS.G»el.^^m.l.C.i. (S) 'Int.Carac.yilaMS.di Faott 11/^. L.iLC.^ 



ParTE I. LlBR 
Autore P. Caracciolo cc*i fcride : Sin 
dal principio delta fondazione non [olo at- 
iefero i ^adri alla Mcditazione , ed agli 
Uffizj Divini ; ma appiicavano ancora allo 
flndio delle Sti^re Lettere, della Teologia, 
de' Canoni (a). 

z6o In (juefto Monte parimente fi 
puo dire, che que' nofiri Padri defTero 
mano a pisntare il fuo nuovo ftendardo 
alla Religione Cappuccina , nella q lal 
occafioFie dimoftro Gaetano il (uo zeio 
della riforma del Mondo, e la gran di- 
vozione al Serafico Padre S. Francefco. 
II come cio aweninTe vien riferito alta 
lunga nelle Storie di quella Religione . 
Racconta dunque il di lei celebre An- 
naliO-a P. Boverio (b), che Fra Lodo- 
vico, e Fra Rafaele da Fonfombrone , 
ambedue fratelli uterini , e Minori Of- 
fervanti , quali neII'anno precedente lyiy. 
infieme con Fra Matteo da Bafcio a>e- 
vaiio dato principio alla Riforma , por- 
taronfi a Roma per ottenernela confer- 
tna dalla Sede Appoflolica. Ma non fa- 
pendo coine penetrare all' udienza de! 
Papa per le contraddizioni , che veniva- 
no f«tte da chi abborriva una tal rifor-' 
ma, Iddio li proi/vide d'un beirincon- 
tro , che apri loro la Hrada per giugne- 
re al termine fofpirato. Abbatteronfi ^11' 
impenfata col limofiniere di Sua Santi- 
ta , da cui in vederli con quella nuova 
foggia si audera d'Abito, e Cappuccio, 
furono creduti Eremiti ,• e percio fi fe- 
ce a difcorrere con Fra Lodovico del 
difprezzo del Mondo , e del felice flato 
di chi difpregiavalo , adducendo il mo- 
derno, ed ammirabile efempio del Ve- 
fcovo Teatino Giampietro Carafa , che 
poftergate le ricchezze , le dignit^ , e 
l'aura della corte , voltando le fpalle al 
Mondo, erafi ritirato nel Monte Pincio 
a far vita Religiofa, e feparata dalli pe 
ricoli del fecolo corrotto. C^iiefto difcor- 
fo fu un bel motivo a Fr4 Lodovico di 
fcoprire al Prelato i fuoi difegni , ed il 
fine per cuierafi condotto aRoma, ftip- 
plicandolo nello {\effb tempo de' fuoi 
ajuti, e configlj per ottenerlo : Non ef- 
Jervi mezzo piii ejp.cace , rifpofe il limo- 
iiniere, del deiio Vefcovo Teaiino , che 
iiene una fomma /lima appreffo del Papa , 
f di tutta la Corte V^omana , e che appun- 



o III. Cap. II. loi 

to arde di zelo per fimili T{iferme . Ed 
ecco , in virtu de' fagaj conliglj del pio 
Prelato , portofli fubito Fra Lodovico 
col fuo fratello al Motite Pincio nella 
Cafa leatina, e qui efpofe al P. Cara- 
fa i fuoi intereffi della Riforma Cappuc- 
cina, con pregarlo a volerplieti profpe- 
rare apprelTo di Sua Santita . 

z€\, Quanta foCTe la confolazfone di 
S. Gaetano in vedere duetiglmoli ■'el fua 
divotiirmio e venerstiflfinoS. Francefco , 
colle divife di queila llefTi povert^ , ch* 
egli tanto pregiava, e collo z-lo di rin- 
novarla alfidea e norma del loro Sera- 
fico Padre , !o defcrive Monfignor Ca- 
racciolo : dicendo : {c ) che non fi fazia- 
nja di baciare quel loro fant' abito con Id- 
grime di tenerezza , e che ne' toro ondcg- 
giamenti , e timori , in mezzo di tanti 
fcoglj , e 'vsnti conirarj , li cokIoIu con la 
ficura fperanza , che la Divina PrOTrvi len~ 
za gli avrebbe condotti feliceminte in por- 
to , e /iabilita cotl^ autoriti yippofJolica !a 
bramata E^iforma . Sicche a que'due fra- 
telli Cappuccini refto talmente raddol- 
cito il cuore ta quel foave , e fiJuciale 
difcorfo di Qjetano , che foggiunge 1' 
autore. Piti votte nel racconto di quanto 
tra toro accaduto nel Monte Pincio , inte- 
neriti , . confejfavano effe-r fiata quella ta 
prima confotazione , che fpe'i>nentarcno , 
da che diedero mano nel promoverta . In 
tanto , fegue a dire il Buverio , che il 
P. Carata , come quegli che fu fempre 
bramofo di veder rifiorita nel mondo la 
difciplina Ecclefiaftica , fpecialmente de' 
Religiofi , dopo Taver commendato lo 
zelo , e la pia intenzione di Frk Lodo- 
vico , gli promife cfi confolarlo , e pre- 
vedendo per ifpirazione particolare del 
Signore , che aveffe quella Riforma a 
dilatarfi per molte parti del mondo , fe 
la prefe tanto a cuore, e s' impegnocon 
tanto vigore a profperarla , rhe non {o- 
lamente ottenne fubitoa' due fratelli Re- 
ligiofj la bramata udienza , ma a forzj 
di ragioni , e gagliardi motivi da lui 
fiefTb rapprefentati al Papa Cfemente 
VII. rinvigoriti di piu dalla fua celebre 
eloquenza , I' indufTe ad approvare , e 
confermare con autoriti Pontificia Id 
nuova Religione de' Padr1 Csppuccini . 
Conclude finalinente lo Storico , che it 

P. Ca- 



(») Ubifup. (b) Eov. Annal. Cappncc. (r) El.Cler.Vita det B Gtet.Lib.i.^.%. 



102 V 1 T A D r S. 

P. Carafa nel veder pofcia a propagsrfi 
con tanta felicita la di lui promeila Ri- 
forma , ne g.odev« fommamenie , co-n- 
piacendofi dXTerfi impegn^to con efito 
tanto favorevole nella Riforma de"C^p- 
puccini. 

z6i. Querte fole cognizioni fono a noi 
pervenute intorno a qiiel molto di vir- 
tuofo , che operato venne da 5. Geata 
no nel Monte Pincio . Priina di termi- 
nare queno capitolo non pono omet- 
tere di riferire un'atto pubblico molto 
gloriofo a Gaetano , che fecero in Ve- 
nezia i Signori Governatori dello Spe- 
dale degrincurabili , quafi tutti Nobili 
Patrizj , e Senatori (a). Quefti ricon >- 
fcendo i primi palH , ed i telici progref- 
fi del luogo pio dallo zelo del Santo , 
quando vi dimorava Tanno jjzo. neilo 
liato di Secolare , vollerj dimoflrare I* 
alta llima , che di lui tenevsno , ed i 
fentimenti d^obbligazione e di gratiru- 
dine che confervavansli , dichiarandolo 
e conrtituendolo con fi!ennita d' un pub- 
bjico inf{rumento , flipulato fotto It i6. 
FebLrajo tsz6. Protrltore , Dfen(o,c , c 
Conjervatorc di tutto il detto Spedale , 
con ampia , e piena podeffa fu dct me- 
defimo . Quefla non e gia poca glotia 
di S. Gaetano, che ancora vivente , che 
cncora aflente, e ben lontano, che non 
pifi Prclato, ma povero Religiofo, ven- 
ga eletto con tarta acc/«maziore e pub 
blicita da un si Nobile Collegio di Pa 
trizj Veneti Protetrore ,e Difenfore^e 
Confervatore d'un iuoga pia taDto cete- 
bre , e roagnifico (i ) , 

C A P I T O L O III. 

Anni di Criflo 1527. di Gaetano 47. 

Roms ciriLiImcntc [ac. btggtat» , r chc rn 
faccjlc , c quanto. vi patij[c i. G*etano . 

§. r. 

Fredizioni del gr^n ca,1i'go. 

a^j. y A mifericordi» Divina , Jopo aver 
zicncato pet molio tc-mpo te 



LAn 



Gaetano. 

iniquita, che flrabbocchevoli inondavano 
per tutta Roma , non potendo piu tolle- 
rarle , volle finalmente fcaricarvi fopra 
i fulrnini della fua giuflizia , manifeflan- 
do prima quefla fua intenzione alla B. 
Arcangeta Panigarola in Milano Reli- 
giofs di S. Agoflino , per metia d'uir 
Anpelo apparfole nel mentre , che afllbr- 
ta trovavali in orazior-.e (e). Inorridit» 
ella ad un si fjoeflo annunzio raJ :op- 
pio con piu di fervore le fue funpliche 
a GfSii Criflo , accioc he ii movefle a 
compall7one di quella CittJ , che avev.i- 
110 innaffiata col loro Sangj." ts;vt» mi- 
gliaja di Martiri , ed era la Rofi ienza 
del fuo Vicario in terra , e di tanti Pre- 
hti, e Minillri della fuaChiefa. Quan- 
tlo nel mBpt;ior fervcne di quefle fue 
iKantilVime preghiere comparfole di nuo- 
vo lAngelo le dilTe : .4vcr Iddio pcr 
piii anni diferit» ad iftanzi dc Santi Ap- 
po/ioli Pictro c Paolo it ^;i da Jc coiicc 
puto cafliio jopra di I{oma ; ma vcdcndo/t 
da quejia [cmprc piu oltraggiato con nuovc- 
colpe , c maggiofi di pnma , cjfcre cra co- 
Jiretto a prcnd.-rnc [evcra vendcUa . Ed 
ecco in quel punto farfele innar.zi lo 
(felfo Dio umanato , che llrinpendo nel- 
la deflra tutta grondante a fangue- una 
fpada di f.ioco , pronunzio quefla for- 
midabite fentenza : Non e pitt tcmpo di 
mi[er:cordia , ma di giuftizia. . M» per- 
clie il noflro buoii Dio mal volentieri 
ci cafliga , e nello fteflb rifolvere il ca- 
ftigo, iiitenJe, brama, ed afpetti I» ro- 
ftra penitenza , fi compiacque ancora d» 
far precedere alcuni fegni delT imminen- 
te rulna fopra i Romani , ut fugirert « 
facie arcus . Sicche il mare tra Pozzuo- 
lo e Cuma ufcito da'termi!ii prefcritli» 
gli dalla natura , gonfioni a tal altezza ,. 
che formontando le maremme p:u elc- 
vate di quelle fpitpee amene , tutte le 
devaflo con fommo terrore de*circoft«n- 
li {d). Nella Bafilicata , td altrove fu- 
rono veduti eferciti d';uomini «rm»ti ir» 
aria •» e- le nubi ftefle impeiuofamentt 
portarfi da una parte alfaltra . In Ca- 
pu3 fudarono ftnpue alcune Sacre \\Tv- 
mapini, ed udironli per piu giorni tuo- 
n> rriibili , fceuiti da t»nti fulntini , C' 

d* 



(») B.tlaz di S. Kuot. Tit. dc Cbar^ in Prax-. 

{b) NeW .Afcb. dello Sptdtle ii* Venri. att. r. car. jr. 

(c) Torttt. Sccol. Ag»ft:n. tom. 8. Ji-i. mij. m. JJ. 

(JJ Sj/icfor. Hift. LUctrd. iiot lii/l. Lier. Kcg. Par. I. lib. J. pa^. tt.. 



Parte I. LiBRO II. Cap. Iir. 

da granc'ini fuor di inifura fin al pefo 
di due iJbre, che da^furiofi venti incal- 



103 



zate, atterrarono e cafe, e torri , ed al- 
beri de'piu grandi , e piii radicati. 

264. Ma perche Roma anJavafi lufin- 
gando non elfer eila 1' oggetto cotnj-^adio- 
rievole di queiVi fegni prodigiofi , come 
accaduti fuori del fuo dillretto , volle 
Dio piii chiaramente avvertirla , ferven- 
dofi della voce d'un povero peliegrino , 
il quale cosi fcalzo , e malveftito, com' 
era , fcorreva per le piazze , e per le 
Chiefe , predicando per tutto la peniten 
za , come un nuovo Battilla , di cui an- 
che portava il nome , e predicendo I' 
elterminio imminente alla fanta Citta , 
fe de'fuoi malvagj coftumi non fi folfe 
di fubito convertita a Hio . E perche le 
fue funefle predizioni foflero fentite aa- 
cor dal Papa, e da' Cardinali , fcelfe ner 
mezzo opportimo a'fuoi difegni il Gio- 
vedi fanto di queiranno 15*7. < q\un.io 
convennero nella Bifilica di S, Pietro 
per afiiflere alle facre fun^ioni tanto il 
Sommo Pontefice , quanto il facro Col- 
legio de' Porporati colla Nobilta Roma- 
na, e popolo innumerabile (a), Qui fa- 
lito fu d'un Altare con fronte aperta , 
e con voce intrepida, nulla lemendo la 
maefta di quel facro confelTo , cosi loro 
diflfe : Convertimini ad Dominum Deuin 
'veftrum . Ecce modo icmpus emendate vi- 
lam . lo non fon gia pazzo , come voi cre- 
dete ; ma vengo in •verita mandatn da Dio , 
e que/ia e l' jomma delia mta iegazione : fe 
adeffu non riformate i 1 oliri ^coftumi , afpei- 
iate da qui a poco foora di Tjoi , efopra di 
tutta Roma un granflagello , una irrcparabile 
ruina . b replicando Gijmbartifta nella 
folennita rafquaie le medefime minacce , 
fu per ordine pubblico ligato , e batru- 
to , e poi confegnato alla prigione. Ma 
egli guardava quefii fuoi travagl) coii 
fembiante giocondo , come foft>rti per 
amor della verita , e diceva; Non ande- 
ra molto , che terminera egualmente e la 
mia jojferenza , e la Tjojira prepotenza : 
come in fatti avvenne, perche dopo Paf- 
qua li 6. Maggio impadronitifi dellaCit- 
ta i nemici , profciolto dalle catene il 
Pellegrino fu pofto in Iibert^ , e Roma 
jnvolta nelle catene d' una durifljina fchia- 
vitii . 



§. II. 



V efercito del Duca di Borhone da il 
guafio a B^oma . 

2^j. Q_uefio Pfincipe fe acquiflofll mol- 
ta gloriaper !e precedenti vittorie , e 
militari imprefe , altrettanto e piii d' 
ignoniinia apporto al fuo nomecondop' 
pia , ed efecrauda ribeilijne , Tuna fatta 
a Dio , apoltatando dalla Fede , raltra 
al fuo Sovrano il Re di Frsncia , but- 
tandofi sl partito nemico di Cefare , con- 
tro di cui pure'fi dice che macchinaffe 
un nuovo tradimento , con cui tentafTe 
farfi Re di Napoli . Coflui dunque , fe- 
dotto dalTerefia che lo accencieva dl 
rabbia contro quella Citta , e dairava-ri- 
zia che davagli fperanza di farvi un/co- 
piofo , e ricco bottinq, mofle frettqfofa- 
mente il fuo efercito imperiale il/i 40. 
mila combattenti verfoRoma, notVoflan- 
te 1'aggiuftamento di pace conchiufotra 
il Papa e rimperadore :, in virtu del 
quale licenziate le fue , e le aufiliarie 
Truppe Clemente VII. credeva d'aver 
fitte tenninare le guerre , ed afficurata 
la pubblica quiete - Ma in quefta ben 
per altro fondata fperanza delufo dall' 
infedelta del Duca di Borbone , fe lo 
vide air improvvifo fopra della fua Reg- 
gia di Roma con uno flrettiflimo afle- 
dio. Si venne fubito agli afTalti, i qudi 
folienuti coraogiofamenre dal valoroTo 
Generale del Papa, Rerzo di Ceri , 'b 
bli^arono il Borbone ad un calorofo di- 
fcorfo per animare i foldati , e con pro- 
mefiej, e con minacce , e coITefempio , 
a falire intrepidi la breccia gi;\ fatta. 
Fu eeli il primo che vi monto fopra ar- 
ditamente , ma fu ^nche il primo a pa- 
earne il fio , perche colpito da una nal- 
la di fuoco , incontro la morte , cui in 
vece d'accogliere con un dolorofo pen- 
timento oHinato piu che mai nella rer- 
fidia , comando agli ufiiziali fubalterni 
di profeguire a tutto furore 1' imprefa , 
per dar un faccomano generale alla Cif 
ta. Trattanto egli copertofi il capo fot- 
to un mantello , quafi vergognandofi , 
che fi vedt-fTe ufcire dal corpo la fua 
anima cosi brutta , pafso da quefta all' 
eterna vita . 



(a) Siloi lib. j. pag. 78. 79. 



104 V I T A D I S 

i66. Inferocito piu che mai r^efercito per 
la mi>rje del fuo Duce , fi fofpinfe fu- 
riofarrenre dentro rafflitta Cirii. Allo- 
Tt parve che quelle milizie , compofte 
le maggior parte di eretfci , fi fofTero 
fpogliate deil' umanita per incrudelire 
contra i profefiori della Santa Fede , men- 
tre ne fecero uno fcempio, ed una llra- 
ge si fiera , che fcorreva a rivoli il*fan« 
gue per tutte le ftrade di Roma . Non 
vi fu ne felTo , ne eta , ne grado , a 
cui perdonaflero . Scannati i bainbini 
in feno alle loro madri; profatiate le Sa- 
cre vergini neloro Chroflri ; fvergogna- 
te le matrone in faccia de' loro mariti ; 
fcherniti ed uccifi , i Sacerdoti piu illu 
flri , fino a vederO e Cardinali , e Ve- 
fcovi condotti con pli abiti , ed infepne 
della propria dipnitA fopra de'vili giu- 
menti per le pubblche piazze , e dopo 
tanti ftrapazzi privati di vita . Quafi 
tutti cercavani) lo fcampo relle Chiefe , 
ma qui piii che altrove v"incontravar.o 
la morte per rempietik di quegli eretici , 
che imperverfavano appunto con mag- 
gior furore , dove trovavano piu di fa- 
cro , e di Religiofo . E perche coftoro 
ron erano meno avidi deiroro , che fi- 
tibondi del fangue Cattolico , faccheg- 
giavaiio tutti i palazji de'NobiIi, e de' 
Prelati, non portando rifpetto nemmeno 
a quelli depli Ambafciadori de' Principi . 
Ma gli eccelli piu facrileghi fi pianfero 
relle Chiefe , e ne' Monifterj , dove 1' 
ingorda avarizia di que'foldati depreda 
va le fuppellettili piu preziofe infinoque' 
facri va(i , che credevanfi pure difefi , ed 
aflicurati dal facro Crifma ; avanzandofi 
di piu a tormentaie di nuovo i corpi 
de'fanti Martiri con iftrirolarne le ofla 
per rapirfi folo quelfarpento , che le 
racchiudeva . Che di piu barbaro puo 
concepirfi.' Eppure ofaronoanche di piu , 
mentre entrati ne'fepolcri, rifpettaii da 
tutlo il mondo anche gentile, vi rivol- 
taiono foflopra le cenerj deCardinali e 
Prelati defunti per carpire dalle lorodi- 
ta quegli anelli gemmati, con cui vi fu- 
rono fepolti («). in fomma quefto fac- 
chepgio di Roma , a piudizio di tutti gli 
Scnttori di quel teinpo , fu si empio , 
crudele , e lagrimevole , che non v'e 



G A E T A N O . 

memoria tra'feco[i paflTati , ne abbia fof- 

ferto un fimile la Santa Citti , nemme- 

ro a' tempi si calairiitofi di Totila , e 

Genferifo (l/). Poco vi manco , che lo 

r.eflTo Sommo Paftore dslla loro fierer- 

za , e barbarie non reftaffe uccifo , e fa- 

crificato. Certo e, che G'orgio Francif- 

pergio Colonnello de'Tedefchi , e di Set- 

ti Luterana , nel visggio che intraprefe 

verfo Roma , provvidefi dun capeftro 

tefluto a oro , che portandofelo in feno 

lo moftrava di quando in quando a'fuoi 

foldati , millantandofi empi<!mente di vo- 

lerlo flringere alla gola dd Papa per 

il^rozzarlo , ma ne ripoito ben preflo il 

caftigo del Cielo , che caricandogli ad- 

dofTo una generale paralifia in tutte fe 

fue membra lo fece morir fra poco fpu- 

mante di rabbia , e di fdegno . Ora que' 

foldati eretici nc n potendo aver nelle 

mani il Sommo Pontefice , che er»fi pre- 

cipitofamente rifuggito rel CaftelS. An- 

gelo, vollero almene in virtu delle loro 

voci e rapprefentazioni deporlo dal Tro- 

no , avendo nella Sacriftia di S. Pietro 

acclamato perPapa Liitero nella perfont 

di un di !oro , cheli era veftito degli abiti 

Pontifizj ; il quale creando alcuni Car- 

dinati coperti di porpora girava per la 

Citti dagli altri accompagnato, gridando 

tutti ad alta voce viva il l'apa Lutero 

(c). Giunta la noiizia di quelle orribili 

fciagure del Sommo Pontefice , e di Ro- 

ma airimperarior Carlo V. nelle Spa- 

ene, mentre ftavano per celebrarvifi fo- 

ienniflime fefle a cagione di eflTerpIi na- 

to un Princifino , cbe fu poi Filippo 

IL, ne concepi tanto dolore , ed orrore 

in confiderare si crudelmente dannegf ia- 

ta Roma , e 1 Vicario di Criflo con le 

ftefle fue armi imperiali , ma coniro i 

fuoi ordini, e fenza fua faputa , che co- 

mando fubito la fopprefnone delle fud- 

dette Fefte , e che gli abiti di pala , 

dalla Corte eNobilti allefliti , fi tramu- 

taffero in veftimenti lugubri , comparen- 

do egli il primo , e poi tutto il reflo 

della robilu , coperto il rorpo di bru- 

no , e la faccia di duolo. Spedi in oltre 

vtrie leiiere alle Corti dePrircipi , e 

fpezialmente al S«immo Pontefi<e , ed 

al Senaio , e al popolo Romann , in cui 

efpri- 



(a) Suot HiJI. Cltr. J{eg. Par. i. lih. J. 
(r) Rinald. Ann. Eccl. /ni *nn. IJ17. 



poS- 



(b) Si/. cit. pag. 8j. 



PaRTE I. LlBRO 
efrrimeva il fuo gran cordoglio , e la 
fua innocenza in qiieflo si enorme fac- 
cheggiamento. Ne ftimofli mai conten- 
to , ficche per compenfare tanti difpre- 
£J fatti a Ciemente VII. non ifpofafTe 
ia PrincirelTa Maroarita fua Figlia ad 
AlenTandro de' Medici Nipote del Papa , 
con dargli la Sovranita , ed il Ducato 
di Tofcana. 

§. 111. 

L' opfvaio di S. Gaetano nel Sacco di 
Romi . 

z6-j. Qnando i Romani atterriti dalla 
cradelti tli quegli ^mpj foldati cercava- 
BO tutti falvar la vita , o col fuggirfe- 
ne , o col nafconderfi , il noftro Jjanto, 
infianimatofegli il petto di zelo per le 
tante offefe di Dio , e tocco altamente 
Jl fuo cuore dalla compaffione di tante 
fciagure del popolo Romano, dopo fatta 
lunga fervente orazione , e dopo aver 
fparfe dirotte lagrime, e copiofo fanj^ue 
con efTerfi fenza compalTione f^agellato 
per placare !a Giuflizia Divina , ufci 
intrepido dalia Cafa del Monte Pincio 
infieme col P. Caraf<t , e con un Cro- 
cefilTo alia rnano fi porto in mezzo alle 
piazze, e contrade piu corfate di Roma 
a predicare, e declamare , ora dolce nel 
confortar gli afflitti Ca trolici , ora afpro 
nel riprender que' crudeli eretici . E per 
che offervo che cofforo , oltre il toglier 
la roba , e la vita agl' infclicl Cittadi 
ni, cercavano ancora di rapire dal loro 
cuore laFede, con volerli trarre al p<ir- 
tito Luterano : qui piu che mai egli in- 
fiammato di zelo incoraggiva i piu de- 
boli , e con le ragioni, e col Vangelo a 
mantenerfi fedeli , e coPLatiti nella vera 
Religione . E poi incoraggits avendo 
gli altri fuoi Religiofi , rivoltofi contra 
que'temerarj foldati fenza timore alcu- 
no delle loro fpade infanguinate , edin- 
veflito di fanto fdegno ai remerte li ri- 
prefe , li fgrido , e li rr.inaccio : Che^nel 
Crifio che teneva in tnano , [arelhe J?uto 
liudice , e punitore fcvero di iante loro 
enormita , e facrilegj . Di fimili zelanti 
rimproveri fatti da (laatano , e compa- 
gni , fiane un efempio ed argomsnto la 
rifpofta, che diede il P. Carafa ad alcu- 
ni di queToIdati Spagnuoli , i quali fe- 
condo la bella indole dtlh loro N izione , 
inclinata a rifpettare oflequiofi i Pielati 
yitadi S.Gat-t. Pfitel. 



III. Ca?. III. 105 

Eccjefiafiiri , riconofcenaofo per quello" 
fteflb, che pochi anni prima il videro al- 
laCorte di Spagna in dignitil di VeCco- 
vo , vollero-inginocchiarfi avanti di lui 
dimandandogli lafanta benedizione . Al- 
lora ii;Carafa fattofi un fopraciglio feve- 
ro difle con zelo Appoflolico : Comsfoi 
che fiete fcomunicati facrileghi pretends- 
te , che io ti/ benedica ? come potete fpe- 
rare d' efjer da ms Isnedetti , fe fiete ma- 
ledeiti da Dio ? non fara mai 'vero : Ite 
maledicii in igncm ceternum . Cosi Gaeta- 
no , cosi gli altri colleghi fgridavano que" 
Rarbari, proccurando d'atterrirli con le 
minacce , di ridurli a pentimento coll,' 
efortazioni , e di divertirli da quelle lo- 
ro si barbare efecuzioni. 

268. Qiii ammiranfi dagli Scrittori del 
Santo due cofe affai prodigiofe . L'una 
i! poco conto che facevano quefli Reli- 
giofi della propria vita ; Taltra alTop- 
pofto il m.olto conto, e rifpetto chemo- 
firavano della tiiedefima i fuoi nemici 
fteflii . Poiche rafFrontarfi con quegii ere- 
tici cosi avidi del fangue Cattolico, cosl 
crudi di cuore , che uccidevano ancora 
i fupplichevoli della vita, li fleffi bam- 
bini innocenti , e le donne imbelli ■ e V 
afFrontarvifi poi con riprer.fioni , con mi- 
nacce, e rimproveri , e con I' infegna de!- 
la Fede , 1'immagine del Crocififlb , da 
loro tanto odiata , non era quello unfi- 
curo incontrare, ar.zi provocare la mor- 
te , e morte c;udele J' Bifogna dunquedi- 
re clieGaetano non folo non temefle il 
perder la Tita , ma che eziandlo fi glo- 
riafTe , e proccurafle di perderla , per 
confeguire quel martirio , che fampre 
fofpirava , pregando di continuo il Si- 
gnore a f^.rnelo degno . Non e minore 
il fecondo prodigio in riguardo di quel- 
la gente infolente e feroce , come niai 
cofioro che non la perdonavano ne a 
Vefcovi , ne a CarJimli , ne alle Reli- 
quie de' Santi inedfli ni , come poteva 
crederfi non isfogalTero il loro furore 
contro po( hi preti laceri , ed effenuati , 
da' qviali vedevanfi si acremente riprefi ? 
E' forza i! dire , che Iddio avefiTe im- 
prellb in fronte a Gaetano, ed ag! altri 
non fo che di divino , che li rendeiTi 
venerabili, e terribili a que' medefimi , 
che facevano tremare tutraIs.om3. Que- 
fto fu un difegno alto della D!vina Prov- 
videnza , acciocrh» non refiaife eftintii 
appena nata <•■ i^Mla Reliyijne , che do- 
O veva 



i06 V I T A D I S. G A E T A N o. 

veva eflere di tanto utJIe, e decoro ?.l!a pli eretici , vetiiamo li patimenti fone- 
faiita Ciiiefa. nuti da Ciaetano a cagiore della afire- 

169. Ora il Sanro avvedutofi , cl>e la ma fua poverta , giaiche per martire 
femenza della Divi"a parola fparfa per della poverta celebrato vien eeli da mol- 
que'barbari era caduta ne'Ioro cuori fen- ti Scrittori della fua vita . Godendo il 
za fperanza d'alcun frutto , e ciie fem- nemico infernale di vedere in quefto 
pre piu refercito furibondo incrudeliva turbolenze di Roma trionfar 1' erefia con- 
a'danni di Rom», giuJico meg'io il ri- tro la Fede , e la barbarie contro la ca- 
lirarfi coTuoi al!a cafa del Monte Pin- rita , bramava ancora di vedere abbat- 
cio , e quivi con le lagrime , ed orazio- tuts U fperanza , che bene fapeva tene- 
ni ottenere dal Cielo quello , che non re il fuo afilo , e tbrtezza nel cuore di 
valfe ad ottenere I? loro MiflTione. Co Gaetano , si confidato nella DivinaProv- 
la dunque ridotti dieronfi fubito a mol- videnza in quelle comuni penurie , che 
tiplicar le preghiere , e pubbliche , e da Dio folo afpettava ogni fuo provve- 
private , ofTerendo le loro vite , in vit- dimento . Penso dunque il demonio di 
tima di propiziazioiie per li peccati del ufare quilfivoelis r<ifl"ibile attentato , ac- 
popolo . E perche foflero piii accette al ciocche riJotto folle Gaetano a praiio 
Signore le loro orazioni , vi fratnmette tale di poverta , che non potelle piu fo- 
vano le mortificazioni , affiiggendofi tut- flentarfi , onJe rafTreddata nel fuocuore 
ti coflapelli , catene , digiuni , e vigi- U eroica confiJenza in Dio , conretto 
lie. Perche poi (jaetano con lume fu- foflTe ad abbandonare il grandMnfiitut 
periore previde una fcorreria di que' to a tutto Tinferno sj moleflo , di vi- 
foldati eretici ancrra nel Monte Pin- vere con le fole non mendicate limofi- 
cio , flava afpettandoli con intrepidez- ne . Ecco ora il mezio di cui fi fervi 
za , e giubilo , come una bella occafio- per effettuare ii fuo msligno penfiero. 
ne di fparger» il faneue per la fanta 271. Sollentavafi l.i povera f.iiniplia. 
Fede , e r^ro fu quella fperanza pro- di Gaerano dalla csrita di var; benet;(t- 
flratifi tutti innanzi allAItare, teneva- tori , quando ad un tratta <j vide <i»' 
Ko il collo piegato , qmfi in atto , e medefimi derelitta a cagione delle ra 
difpofizione di ricevere il colpo della pine , e cruilelti dell efercito di Borbo- 
fpada colla palma del mtrtirio. ne , che appena penvettev» s' Romani 

i! procacciarfi il vitto a fe fipfii , non 
§■ IV. che il provvederne altri . Reflava folo 

Monfignor Giberti , un^ depiu illudri 

Tormenti crudfHJftmi fcF^rli da S. Rrelati della Corte Romana , il quale 

G/tetano. riflettendo alia povert.i Te.itina , con 

rpplic»te limofine la forcorreva . Nla il 
170. Queni furono si gravi , e si or- dcmonio per mettereOtetano alla difpe- 
rftili , che furono reeifirati nellepubbli- rj/.ione proccuro di ievargli ancoraque- 
che llorie e negli Annali Ecclffiallici , flo appoggio; come inlatti gli riufci , 
come uno de'magg!>.ri avvenimenti di avendo incitati que' foldati infedeli a 
quel tempo. Vedanfi Odorico RinaK!i , metter le mani addoflTo a Monfignor Gi- 
Abramo Bzovio , Domenito Gravina , herti , caricindolo di ceppi , e catcne , 
ed altri . Parimente il Cardinal PTinpco e cnndannarlo ad un patibolo ignomi- 
Colonna ragguagliando I" Imperador Car- niofo . Gia lo conduffero in campo di 
lo V. de'pran mali fatti dal fuo eferci- fiore , ove ftava a pparecchiata la forca , 
to , pli mife in confidera/.ione come fin- e certimente ve ravreb!x)no appefo , fr 
Cnlari , e non piii priticati principal- l'autorita del Cardinal Colonn» , corre 
mente con S. Gaetann , cosi fcriven- dipendente di Cefire , non $'avefle in- 
do : Sappia V.M. ira le altre jcellerattZ' terpofia ^«•r liberarlo. In quef^a difpri- 
zr, che fecero gH eretici , ardirono anccra zia del Prelato tfa ceppi , Tunico bene- 
imprigionare molti uomini fanii , tra' quali fattore del Santo , non li vide trai in 
t<i fu il Cente Gaeunn Ti:ne , Fond.Jt^rr lui riflrerra , o fcemata la confidenzi ; 
de' Cherici Regnlari , a cui fecero quet.li perchi febbene Iddio per provare Ii fua 
e^r) inauditi firapazzi Uc. Primi d'ii fedelta nell" intriprefo Inflituto , permi- 
fftire queflo martirio che gli dieder» fe che fi riducelTfl »pli eflremi dell* ne- 

relfi- 



P A R 1 E I. L I B. 
cefTita , psrocche, come attella la S.icra 
Riiota per relazioiie dello flelTo Santo, 
ebbe alcune volte a diviJerii an folo 
pane fra doiHci Religiofi . Egli pero piu 
che mai di iiducia ripieno , diceva co- 
{lf.nCemente : ^nccrchh I{o>na tutta pe- 
rijfe , e con Roma il refto iil tnondo , no:i 
potra mai perire il Vangelo , che nt alji^u 
fa mandare fempre gli jlimenti d 'l Cielo 
a chi dal Cielo ]ob gli afpetta, ficcoms agli 
uccelli medefimi difpenja il grano , fer.za 
che efft ne fiano i mietitori . E per veiita 
coinpiacendofi inoito iddio di quefia gran 
coafidenza del fuo fervo, lo volle prov- 
vedere psr un mezzo infolito e thano . 
Suggeri alla mente d'un uomo dabbe- 
ne la fomma poverta di que'ReIigiofi 
del Monce Pincio, che non potendo fe- 
condo le loro leggi accattarfi il vitto 
con limofinarlo , trc/arebbonfi nelTeflre- 
ina neceflita . A queflo lume fe li ac- 
cefe il cuore di ca rita e compafliofie , 
ma non fapendo che contribuire del fuo 
per e(T?r povero , uso un mezzo infpi- 
ratogli da Dio , con cui potefTe recar 
a quella faniiglia Religiofa e 1' alimen- 
to pa'l corpo , e Tefercizio delli virtii 
per lo fpirito. Avendo oilervato chedel- 
le ruberie di commeffibili fatte da' folJa- 
ti nel trafportarle da'frettoIofi , cadevaus 
in terra qualche porzione : facevaii folle- 
cito a raccorre tutti quelti avanzi , ben- 
che fporchi di fango , e flrapazzati dal cal 
peftio della ciurmaglia , e de' Giumenti , 
e portavali al MontePincio. Non fi puo 
dira con quanta allegrezza li ricevefle S. 
GaeCano e compagni , come regali fquifi- 
ci inviaci dalla Divina Prov videnza . Di 
quefie vili vivande per piii giorni era im- 
bandita la parca menfi di quei Retigiofi , 
liquali della medefima erano per cio al 
fommo cor.tenti, perche ferviva loro .ii 
mezzo , con cui coltivare !e virtii Jell' 
umilta , poverta , e conlidenza in f^io . 
17*. Dalla poverta , e d.tlla fanie tol- 
lerata da Gaetaiio palliamo ora a vede 
re il marcirij del di lui corpo. Ilciran- 
no di queflo noflro marcire fu princi- 
palmence un fuo ingracilfimo fervicore , 
che di nazijne Te>1efco aveva fervito 
in cafa Tiene a Vicenza , quando il 
Sanco vi dimorava nello ffato di fecola- 
re . Coflui ritomato in Gerinania , e 
fatcofi difertote della Fede , s'srrol6 foc- 
to !e infegne di quel Giorgi" Fr inifper- 
gio , di c.ii dicemmo giii con Jottiero .le' 



Ilf. Cap. IIL io7 

foldaci Lucerani in Icalia neirefercito 
del Borbone . Ricordandofi dunqu3 il 
fervo infedele dille copiofe ricchezze , 
ch? pofTedeva il gi.a fu fuo padroneGae- 
ta .0 , ingorJo del'e 



medefime infieme 
con una fquadra de' fuoi empj com- 
pagni corfe fretcolofo verfo il Monte 
Pincio , dove inCefe far dimora il San- 
Co . Giunti i m.ilvag) al facro Inogo , 
nel primo ofFerirfi a'Ioro fgaardi que' 
Religiofi poveri , fquallidi , e compodi 
con uii' efleriore si grave , modefto , e 
divoto , che conciliava rifpetto ; e nel 
vederli poi tutti intrenidi fenza alterar- 
fi puiuo a qiiel fopr.ifralto improvvifo , 
rellarono per un poco di tempo Ihipi- 
di, eJ internamente coinmoili aqua!c'-,e 
fenfo di pieta . Ma perche I' uomo e n- 
pio li lumi della divina grazia difpre- 
gia , ed i buoni penfieri , ben preflo I' 
avarizia li rifcolTe dalio fhipore , facen- 
doli credere , che quella poverta , itvj- 
deftia , e increpidezza fofTe UT'arciii.-. o 
afFetcato per aflicurare i loro cefori . Oo- 
de agitati da piu feroce pallione , chi 
sfoJer.ite le fpade , e fciolta la linauj 
alle belfemmie minacciavano la morte 
a quegl' innocenri , fe non ifcoprivano 
le da loro fognace ricchezze : e chi fcor- 
rendo furiofainente per quell.i povera 
cafa pofero cucto in ifcompiglio per ri- 
trovare quel che non v' era . Ma in ve- 
dere defrau late le loro concepiite fpe- 
ranze , ardeodo di maggior furore , av- 
ventaronfi contra i fervi di Dio , ellen- 
do pero Gaetano il primo og.i^etto def 
loro fdegno , come indiziato d;il mento- 
Vdto fervidor-; pe'I piu doviiiofo, Co- 
Rui , vero triotfro d' ingratituJina e d' 
infedelta, canc.itido il Si;inco di pugni, 
calci , e vill.i!;ie , gettatolo a terra , lo 
sforzava a nianifelfargli quelle ricchei- 
'ze , clie fapeva g\l poiFeJere , intiman- 
dogli aCroci cormenti , quanJo ofiinato 
lo ricufaffe . Con voce umile rifpofeglt 
il Santo: Mon poter egli negare d' tffere 
flato n'ia volta ricco , e colmo da Dio di 
beni di fortuna ; ma da pochi anni elfer- 
ne Ipogliato pcr amor ■ di Crifio con aver 
difpenjato iutto a poveri . lo adeffo non 
fon ricco , fe not di Dio . Se que/io vuoi 
rapirmeto , beato te , me ne contento , e lo 
bramo. Peniiti , e t>io farct tutio iuo; ma 
jjri ancnra iutto mio . I{icco allorj farai 
iu , e ricco fa> 6 ancor io , 

273, A quelta vi maiif.ieta , ed smo- 
O 1 lofa 



i'j3 V I r a d r S. G a k r \ s o. 

rofe rifpofia infier.iiu ^>iu ch? •mi il /c ,!j.'dc/n,..' ystii j; uiiuat: : .'..\gne- 

lervo e gli alcii foMati da iui conJotti , li piu ciie mai efJamare , o tiie nuo- 

U fpinfero coii tantj iin,^eto con:ro del vo , e duTj insrtirio non mai piu iidi- 

i>anto, die parevaoo tltrettanti lupi in- ro , nd regiihsto fin ora nelle norie 

iordi corfi ad isbranare, e divorare un' ..sfanti martiri ! O invenzione di tor- 

.'^nello manfueto i e confultandofi fra .netuo piu diabolica , che uinana ! cb* 

oi loro quhi torn;ei.ro piii cru^^ele po- non renafle alloraquel fantocorpo fquar- 

teffero dart i , conven..erj iiel piii bar- ciato , e privato di vita , deve afcri- 

b»To , e r'-' '>ierato , che inventar Ci verf\ a particolar ailKlenia , e provvi- 

pofli dalla .!;aboIica maligniii , e che de. ^a divina , che non yoleva per- 

remmeno fe Ihanno immapinato , noa d^n'- la Cl)i-'fa il fuo campiore : on.l» 

cHe praticato i piu fdino.l tiranni. Pri- pota il fuduetto Prelato . che Iddio co- 

ilieramente fp.gliatolo delle vefti f, e nii.ndalTe agli Angeli , che d.-dero un» 

.tgatepli le ma-.i dietro le fpalle lo „ ;u;o a quelTarca per foflenvrne eglino 

rellrinfero tra le labbra d'un'trca , la in .]ua!che parte il pefo , e dirrezzarlo 

quale per difpett^ d' averla trovata vuo- e Gseiano , il quale foflTiiva f.i::e que- 

ra di queiroro the fperavar.o , volle- (le, per altro infoffribili .--ene , ron fo- 

■0 folTe lo Ihumento delie fue r^^c • lo .on fortezza , ma con fommu g.ubllo 

?oao du:;que il corpo di Ga?ta:.o tra delT anima lua , enendofi egli di poi ef. 

gli orli e coperchio di queiia caira mez- preiVo piu volte , che non fapeva illora 

iO dentru e mezzo luori , flrinf?ro la conofcere la difterenza tra 'I patire , r 

medefi i.a con replicati e ^forz.^sti lipa;ni \i goJere , tanto erano uguali e Turo 

pL-r ifchiacuarlo, coine fotto di un tor- g Taitro nella loro firandezza . Altro 

.hio, faltandovi ancor fopra pc: p:emer- non mancava alla pienezi» diquellofuo 

lo maggiormente . Ora ni'arroinfcoa gi-jbilo , che'l pentimento de' fuoi tor- 

prc.leguire il raccontoi legaro-tili llret- mcntatori ; onde si maltrattato , cc n' 

tiirniiamente con orrend» bar^jri^ , a era , pell' aceibita delle fue pene prega- 

lutti i fei.."!' inauJita , quelle patii Jel va caldamente IJJio , che li grazialfe 

corpo , rl.e la moJedia mi ohMiga aJ del perJoiivi , e iiite.ieiille cji/lorocuo- 

ef,'rimerle con la fr.fe latiia della l* ij a lagrime di penitenza . Ma gli o!li- 

cra Ruota: Injs.lo in padcnjj fuit ele- nati r.o.i vullero afcoltir quelle voci i:i- 

'■uaiunt , eJ iccavallaia la corda aJ una terne , ch- aveva impetr-to loro il San- 

trave della /ianza il fcllrvatono in alto , to. .Solo che vedendo eflTi , che in quel- 

lenendolo per qualchf tcmpo fofpefo in la cafa del iMonte Pincio non potenJo 

aria tra rabbiflarlo c lialzarlo , accioc- trovare que'tefori , (he fperavano , ab- 

che feotille da quelle flrette , c tratti bando.narono 1' imprefa , e I -fcianJo Gae- 

di c. rJa raJJopputa , e replicata la pe- tano con ^1' altri compagni tutti m«I 

na . Non pud concepirfi ratrotita Ji concj , vultatoio altruve i lor pafli , e 

c-jueflo tormento, mentre uitre lo fpali- difegni. Accorf-ro fubito gli aliri paJri 

mo , che pativa p.-r qsK-Ila tortura di alU voI:a Ji G'ietaiio , che 'I pian::eva- 

q;ic|le parti !e pni fenlihrli a1 Joiore , no coine ;iiorto (b) , t: Jifvilupr.i lolo 

ftHnva ancor:^ un Jolor foinnio in ve- da queila cafla fatale , nello fco cerlo 

(lerfi tanio oltraggi.U« la fua onefli . «ncor vivo per la miracolofa proteiione 

Che fe poi vcrri loi li.Ierarfi quel , the del Cieio , ne Jiedero tuiii giulivi mil- 

I i li dinintamj ite defcrive Monligoor Je grazie all' Aliilfimo , e poi penfarono 

rommafo Cjir.<ccio!o Arciyefcovo di Ji cunJurlo al letto , in cui potefle quel 

laranto , accuratifliino oflervat.ue di fuo corpo si Jibattuto ticevere qualche 

futte le circoflanze appartenenti ille folifvamento , e ripofo. Ms vi fi oppo- 

azioni del Sar.io , . cioc («} : cbe /iando fe rifoIiit.imente il Santo , JicenJo que- 

tgli ancord coii tiirctto tra le Ubiradell' flo elTere un tempo piii che mai di p«- 

arca , alzato j jjr in aria con la me- niienza , tJ orazioiii , ron gii di quie- 

dffima , e cbe di ijuc/lm il pcfo unilo te , e di ripofo. Ed infatti rinvigorito 

ion quella del cor;-o xcmfft fofiinuto dji- da un nuovo fpitito infiifogli dalla gr»- 

li» . 



(a) C.r. rn dJ n. CJj.-t. !:i. 1. (b) Li.o. Cer. (i:. ..i. 1. 



Parte I. LiB. Iir. Cap. !1I. 100 

zia , quali che i fuoi preceJenti , e gra- „ di zelo , e carita , chs fu poco lon- 

viffimi tormenti , in vece d' inrievolirlo, „ tsno da Lorenzo . ,, Innokre quan- 
ravellero confortato a piii patire , die- turque a fFei iT! i h -tk tutti li Teologi , 
de di mano a'flagelli battendofi a colpi ch? per il rigorofo rr.artirio richiedefi , 
di fangue , e mettendofi in orazione , che il martire foilenga realniente !a 
fciolfe la lingaa in fervorofe preghiere , trorte , e la follenga rer difefa deiis Fe- 
gli occlij in teneriffime lagrime , e'l de di Gesii Criflo, mj!Iadimero Gaeta- 
cuore in profondi fofpiri , per placare no martire u pno nomifiare , benche 
lo fdegno di Dio da'peccati de'Romani non gli fta f.six data la morte per 
giuftamente provocato. Amore della mecctima fanta Fede . Im- 

perocche da un C:»iito fecondo S". Ago- 
f. -V. ilino {aj: A render martire uia per- 

fona , balla clie foffra ella pene di tal 

Rifl:jjime fopra il dcfcritto martirio carattere , ed in tal grauo , che i^iSi- 

di S. G.::i.irt«, cienti fieno ad opc-rare ia di lui morte , 

quanrunque il Sigaore impedifca mira- 

174. Perche la maggior p.trte degli colofamente che iuJi fu. -.eJa ; co-T?e 

Scrittori del S.inro io cele.braiio per prodigioramente impeJico venne dall' 

martire, ( cosi ilSilos negli Annali Tea- Altiirimo , che i! fuoco della fornace di 

tini , il P. Barbarani Cappuccino nelle Babilonia privade di vita li tre fanciul- 

fiorie di Vicenza , il P. Gravina Do- li, e che I'ogIio boIIenteoftVndefTe tatn- 

menicano nel fuo libro Vox Turturis , poco 1' Evangelilta S. Giovjani . Drdl' 

■'lonfignor Caracciolo Arcivefcovo di altra parte poi il fottometterfi alfi m^'^- 

Taranto, i! Pepe , il Maggio , ed altri te , ovvero i'gr>vi tor.nenti per difcfi 

tnolti;, parmi quafi necelTario il riferi- fo! tanto di qualche virtii fovranatiirale 

re qui alcuni argomenti , co'quaIi li e baRevole per acquiflarfi il martirio . 

provi , che Gaerano fii itato martire . ConcioHlache tutti fili atti divirtu, ia 

Primierameiite riflettifi alla chiara af- quantoche riferifcaniJ-J Dio , funo cer- 

ferzione fitci da Criflo medelimo in te piotelte di F-de , mentre chiunque 

una riveUiione regiltrata ne' Procelii Ji elegge di perdere piuttoflo la vica , o 

Njpoli , fotto- il Pontihcato d' Innocrn- aloieno foflenere gravilfiuii tormenti , 

■i.0 X. Ecco le parole del Salvatore el'- che con qualciie colpa oltraggiare I' Al- 

prelTe aJ un'aniina fanta : ,, Gaetano t.'iIino , col fatto ifteiTo proteJra efTere 

,, in Cielo hi si eminente grado di Iddio un fommo bene , e doverli a tut- 

„ i^loria , che avanza di vanraggio iiiol- ti li be li creati anteporre, lochefecon- 

„ ti martiri , che quelto dinota averti do S. Tommdk) (i) e articolo di Cat- 

„ mollrato nella vita di Lorenzo mio tolica Religione , Per U qual cofa mar- 

,, diletto , flarfi Gaetano da lui non tue dicefl S. (i'ovanni Battlita , benche 

,, iriolto lontano, perclie per lagranca- decollato foife folainenfe per avere rim- 

,, rita tiene merito di martire per quello proverato raduitero EroJe . Martire S. 

„ che patl i'i vita fua . Che {e bene il Stanislao per avere fcomunicato il Re 

„ merito li fa per lo piij colla' difefa , e di Polonia Boleslao . Martire S. Ton;- 

„ predicazi<:ne della mia Fede: ad oi^iii mafo Cantmnenfe per difefa delTEc- 

,, moio io valutotuttj. So chi , equan- clefiallica imminita . Per martiri in ii- 

,, ti fono in grado meritevole apprelTo ne ii venerano tante fante Vergini per 

,, di me piu di quelli , che hanno l>ar- aver voluto cuflodire la ver°inita . Li 

„ (o il fangiie con manco carita ed amo« cormenti per tjnto , che fofferti furono 

„ re di chi fenza fangue hanno patito da Gaetano ael Monte Pincio per mez- 

„ con piii caritJl ed amore . Percio ef- zo deToIdati del Duca di Borbone, fu- 

„ fenJo Gaer:ino uno di quefli , giufla- rono cosi atroci , che piti volte toltapli 

,, niente 1' lio collocato nel luogo de' avrebbono la vita , fe dairamorofo Si- 

„ martiri per il merito si avvantaggiato gnore portentofamente non gliela fotfe 



liata 



(a) S. ^Hg. Serm, zg^ in Mit. .Apoji. Pet, CT" Pa:il. cap. .^. 

(b) Tb^m. i. I. q-i.f;i. 12-1-. Jtrf. j. 



iio V 1 r A D I S. 

• ata confervata . Qne' tonnenti poi , 
t-he fopporto il Sanio , ir.vittameiite li 
pati per motivo della poverti , clie pro- 
fefso per amor di Gesu Criilo. L-ionde 
€aetano giudicar fi deve rnartire nulla- 
ineno di quello , che martiri chiamati 
vengono da S. Agollino queRomani i 
a quili da'Gori fotto Al.irico fatti fu- 
rono ciudeli llrazj , perche fproweduti 
li trovarono di quelli tef(jri , cui per- 
fuaJevanfi da quelli folTero polTeduti . 

17J. Perche poi noi fi perdede la 
memoria dell' atrociHiiT.o maitirio de' 
crudelilljmi toniienti fofTc-rti da Gaeta- 
no iiella cafetta di Monte Pintio , (i- 
luata di prefente dentro la Villa .Vle- 
dici , che e di ragione de'Grjn Duchi 
di Tofcana : il msgnaninio e pietofo 
Princi.e Cofino III. dopo avere rillo 
rata e riabbellita quella (Ihiefa, ove fi 
celebra annualmente con folennita , e 
'oncorfo <ii popolo la fella del Santo , 
iia* ftimato convenientiilimo ?J onor di 
fhi tarto vi pati , ed al dci ■ro della 
fua Aliezza Re»Ie 1' impriir.ervi in la- 
pide lii m^rrrn 'Tiefta ifcrizione : ,/(nno 
Dcnini Mnxxytl. fedenie Clemeni:Vll. 
M.Jiceo Poht. Mjx. hoc ipfo in Collc , ac 
filu $• C.'iitanus Clericfruin J{rgula>iuni 
Tundaior, in urbis direptione .1 militit/us 
crudelijjirne fexatMS , ut peciiniam prode- 
ret , qutmdudum in Cxlefles Thefjuros 
rr.anus pauperum deportaveranl , 'vcriera , 
iormenta , CT" carceres invida paiieniia 
Jufiinuit: Cofmus lll. M.ifjius Diix Firu- 
r!.:e , foli dcminus , ut memoriam loci , 
ubi S.XHcli Viri •virtus prccclare enituit , 
ad poHeros propagiret , jiiamijue i» eiim 
i>enerationem , ac in ThiJiinorum Ordf- 
"em iicluhtatem edicerei , mo'::imeKtu>n 
b.: poni juftt Anno falutis MDCCIV. 

§. vr. 

Nuovo affalio dai» dazli SpjgniioH a 
S, Gaeiano nel Monie iincio . 

17<. Terminato appena il primo at- 
tacco de'Tedefciii Luterani , e difciol- 
to Gietano d«'ceppi , preveJendo col 
lume profetico un.i nuov« fcorreria di 
folditi preiijtori , feceli unitamente c»' 
fuoi Religioli ad apparare 1« Chiefa , e 



G A £ T A N O . 
lAItare con quella pi.ir;-a maggiore ch? 
fu poirib'!e alla loro puvert^ , perrhe 
«Ipettavaiio di celebrarvi la gran fefta 
del loro aiartirio , e talmente l'afpetta- 
vano , che inginocchiatifi innanzi TAI- 
tari («) , tenevano tutti il ciMo riega- 
to , couie in atto di chi attenJe il col- 
po Jclla mannaja , o della fpada , per 
cui recifo il capo dal buflo veniffero a 
facriiicarli in vittima di cariti , come 
efprrlle ancora la Sacra Ruota nel par- 
ticolare di Gaetano , 'jual folo era lo 
ftopo drila fua relazior.e fatta da Ur- 
bano VIII. dicendo , che i! Santo ador- 
no , ed allumo la Chiefa . .Ac fi jnU^mii- 
ter dies inftaret , ittclinalo /» iirram ca- 
pite ante S.ii.rameuium Euchariflice pro- 
ftratus , Jpor.ianca i/;<.»/» 'Vicfnna Domini 
Jui amore in jacrijicio immolari . In qus- 
lU pofitura di afrrf.^te i| ferro fuila 
cervice piegata , fur licava ind.ir.temen- 
te IdJio a degnarli ili accettare la lua 
vita in foddisfazione de'peccati di Ro- 
ma , ed in follev.-ir.ento Jelle di lei j^re- 
fenti fciapure . Q_uand;) appunto foprag-' 
glunge furiofo uno fluolo mimerofo Ji 
lulJati .Spagiuioli , aviJi aiuh' elli di 
preda , i quali appena poHo il priino 
pieJe nel Tempio s' arredarono (lup:Ji , 
e Ja un fairo oriore forpieli nelvedere 
quel facri) apparato, quella divotamae- 
nik Ji dodici Religiofi tutti genufleiri fol 
capo chino , che intrepiJi , e filli nelia 
loro or.Tzione , non fi mtiovevano pun- 
to , nc rivoplievanfi adJietro al fentire 
tanto rumore Ji gente trmata , e minac- 
ciofa . Quello frett.<colo CdMimofTs la 
folita pieiii Spagnuoia a fentimenti di 
venerazione , tenenJoveli cosi fofpeli 
quakhe tempo di piii , che non fuccef. 
fe a'priini foldati TeJefchi . Ma poi 
predomiflando in efli aniura ringorJi- 
gia Jel bottino , fi ellinfe Jel tutto ne' 
loro cuori quella piccoU fiainma di Di- 
vozione , che vi s' era accefa . Ripiglia- 
to dunque il primiero furore , pronun- 
ciando infinite befleinmie , alzarono le 
frade arralibiate fopra il capo degli umi- 
Ii Religioli per ucciderli , benrhi poi 
ie teneffero fofpefe in aria dairavari- 
zia , a cui non compliva toplier la vita 
rii thi fperavano, che rivelafleio il na- 
lcondigiio degl" iiHmtginati telvii. 

177. 



(•; Grav.t. Vox Turtur. p.: t. 1. cap. 2J. 



PaRTE I. LlERO III. CaP. III. iji 

177. Vollero per cio tormentarli con tenata da que" feldati alreri , quafi ia 

altra forta di ftrazj , percofTe , e viUa- trionfo per le llrade piu corfate di Ro- 

nie , e tagliando le funi che fofleneva- ma dalia cafetta del Monte Pincio alli 

ro le lampadi dell' altare fecero quefle piazta Navona , dove alloggiavano gli 

cadere,e verfarfi fopra le tefte de' Pa- uffiziali primarj deireferci^to Spagnuo- 

dri genuflefli in orazione . Nel qual at- lo . Nel vederli il popolo, e nel ricono- 

to quella turba infolente alzandodi nuo- fcerli per quei medefimi, che poco pri^ 

vo le fpade fopra de' loro colli piegati , ma arevano veduti fcorrere con tanto 

li colpirono con tanta forza, benche fo- zelo , e coraggio per la Citta , predi- 

lamente di piatto , che il P. D. Boni- cando la penitenza , e la coftanz-a nella 

facio da Colle credette per certo effer- Fede Cattolica , fi commofle a pieta di 

gli recifo il filo della fua vita , e febbe- quelli fanti uomini , ed a fdegno con- 

ne moftraflfe un coraggio mirabile fot- tro quelli miniilri crudeli .• onde non 

to quel fiero colpo in non muoverfi v'era cafa, ne radunanza d'amici o 

punto, re alterarfi , ne impallidirfi , ad ridotto di gente , in cui non fi difcor- 

ogni modo pafi^ato il pericolo fe ne ri- refle di quefta novita si pubblica de!!' 

fentiva fempre con tremori , e fquallori ingiufta prigionia , e mali trattamenti 

<3i natura al folo ricordarfene , e'l ri- di Religiofi si fanti . lacarcerati dun- 

cordarfene fu quafi continuo nel reftan- que in una ftanza di quel quartiero Spa- 

te del fuo vivere. La ftefTa forte tocco gnuolo , Gaetano , a guifa delTAppofto- 

pure al P. Configlieri , come ofterva lo S. Paolo , le cui cstene non ebbero 

rella di lui vita Monfignor Lodovico mai forza di tenergli legata in bocca 

Jacobelli, il quale fcrive , che un feroce la parola di Dio , incomincio a predi- 

joldato minaccio quefio fervo di T)io colla care le verita eterne , a que' foldati e 

fpada ignada , e col traccio alzaio in at- a chiunque defiderofo di fenrirlo corre- 

<o di jcaricargliela fcpra di taglio : ma va alla fua prigione, ma coloro pii\che 

quxndo Jia^va gia p^r efegtiire il co^po fa- mai oftinati difpregiando quelle voci 

tale, tnojfo dalla di lui Augelica ^embian- del Cielo , ed annojati di udire tante 

za , e da qtiella 'venerabile maefia , che prediche, determinarono di trasferir al 

/0 fpiriio di Dio imprime fulla faccia de trove i dodici prigionieri ; onde con- 

Santi , 'voltb la fpada , facendogliela ca- ducendoli con piu ftrette ritorte fino al 

dere ful collo , non piu di fendente , come Vaticano, ivi dentro una camera angu- 

r azKua prima in pihfi'ro , ma folamaite fta , ed ofcura fituata fopra rorologio , 

di platto ; mutazione al ConfigHeri molto li chiufero incarcerati con rea intenzio- 

Tnolefla , perche li tolfe quella confoLtzio- ne di macerarli lungo tempo fin a tan- 

ne , che nel primo 'vederji minacciato dal to , che fcoprilTero i loro fognati tefori . 
ferro in aria , gli diede la fperanza di 279. Qj-iali , e quanti difagj patifTero 

morir martire . _ i fervi di Dio in quefta nuovae piu ftret- 

278. Oia Tavarizia di quei foldati do- ta prigione dinedia, difete, divigilie, 

pp Taver ipalamente trattati , e carica- di ftrapazzi, e pefl[jmi trattamenti , che 

ti d'ingiurie i fervi di Dio per eftorce- licevevano da' loro cuftodi , uomini difu- 

re da loro la confeffione di quelToro , mani , e crudeli , non puo diftintamen- 

ch'avevano di gia ripofto in feno a' po- te faperfi , a cagione di un profondo fi ■ 

veri , vedendofi falliti i loro difegni per lenzio , che tutti que'dodici fanti co:i 

la coftanza, e fofferenza imperturbabile feftori (erbarono inviolabilmente , ado°- 

de'Padri, penso di dar tempo al tem- petto di non venire tampoco compatiti . 

po , e con i difagj d'una lunga prigio- II P. D. BernarJino Scotti , incarcera- 

ne coftringcTli ad ifcoprire quel , the to pure con Gsetano , folea dire {a} : 

fin'ora credevafi tenefTero occulto , o Le pene , ed i tormenti foferti da fe , e 

almeno rifcuoterne groffi contanti pe'l da fiioi compagni in quella prigione del 

loro rifcatto . Ecro dunque fra ceppi Vaticano , ejfere pcr la loro atrocita inef 

que'dodici Religiofi , poveri , fquallldi , plicabili . C.ontuttocio Gaetano nJlTacr.a- 

e femivivi andar condotti a mano inca- rezza di quella pripione godei^a la luce 

delle 



(3) El. Cler: lilf. I. §. II. pag. 115. 



III V I T A D I .S. 

deile celeai confolazioni , dimoflrsinio 
anche al di fuori nueffo giubbilo liel 
fuo cuore , e colla fercnita d'nna fron- 
te giuliva , e ccl foave canto JeTacri 
Intii , e f«lmi . Aveva egli ccnvertito 
queirorriJa flanza in un coro di An- 
geli , recitandovi alternaramenre co' 
compagni le ore canoniche di piorno e 
di notte, e praticandovi tutte qiiilleof- 
fervanze Regolari , che oflervavano nel 
Monte Pincio , per quanto permetteva 
loro la rr.iferia di quel luogr) . Era un 
bel fpettacolo »1 Cielo il vedere un 
Chioflro ben regclato dentro una prigio- 
ne , un Collegio di Appofloli nel nu- 
mero di dodici fchiavi fra' ceppi , e tan- 
ta liberta di fpiriro in uomini riflretti 
fra le catene , rinovato 1' eiempio lii 
Paolo e Silla, che nelle carceri di Ma- 
cedonia csnt^vano con voce »llegra le 
lodi a Dio (a). Ma chi Tavrebbe inai 
penfjto , che quello canto di Gaetano 
e derompagni baflato fofl^e ad aminan- 
fare la fierezza di que'foldati delle flef- 
fe fiere piCi feroci rf Che crdoro impla- 
rafeili e fordi a'pianti di tanti hambini , 
e madri nccife , a'erid.iri di tante ver- 
gini e matrone violate , ed .1' lamenti 
liiirimevoli di tuira Roma pofla a fac- 
rom.?no , fi pIacal1;ro poi manfueti al 
femplire, e non figu'ato canto dipochi 
Religiof: .' Eppure ecrone nel feguente 
paragrafo i| raccontc f«tto gia dal fud- 
de"o Ci>; Jinale Scott! , <!ove vedr;«l1i un 
p'f)t:igiofa ritrovato della Divina Prov- 
videnza , cosi inafpettato , che nemms- 
vo i piii perfpicaci potevano immafi- 
narfelo , per metter in lir^eria que' ge- 
ne'ofi guerrieri , che aveva deflinato a 
combattere conrro t;ti eretiri di quel 
tempo, in difefa della fanta fede . 

$. vn. 

Vcngcno fcartfrsii Gjelano t gti altri /»»•/ 

Iie'.ig!o/i , che partono pci da Hotna 

"VCrjo Venezta . 

»80. Dopo i patimenti d' una moleflif- 
flma fchiaviti!) , che foflTri il Santo per 
molti giorni fino li 6. di Giugno dello 
lleffo anno i5»7. fecondo il computo 
deir Arcirefcovo di Taranto (t)» m«ri- 



G A E T A K O. 

do il Cielo chi gli aprilTe il carcere, e 
lo fciogliefle dalle fae tormentofe cate- 
ne. II Capitano , che teneva prigioni i 
fervi di Dio , invito a pranzar feco un 
Colonne.Mo Spagnuolo , a cni profelVava 
partlcolar ainicizia, il quale mentre fla- 
vafi appajecchiando la menfa , fenti al- 
cune voci divote , che parendogli info- 
lite necli alloggiamenti militari , dove 
odonfi foli tripudj d ofcenita , fch^amaz- 
zi , e tumulti , volle applicarvi piu .it- 
tento lorecchio per ben difjernerle . 
Cosi venne a conofcere diflintair.ente , 
che vi fi rantavano lodi a Dio a due 
cori , m.a lembrava che ufcifl^er» da un 
fol coro per 1' armonja , e dolce conrur- 
dia , che rifuonava in queVantori . itv 
tenerito.; epii a quel facro ciho , di- 
mando al Capitano clJ fodero quallc 
perfone cola rinchiufe , e rifpnflcgli d» 
lui eflTere alcuni Preti parre della fua 
preda, dal rifcatto de' quali fj-erava grof- 
fa fom.ma di danaro , entro in una pii 
curiofita di conofcerli . Volendolo com- 
piacere lamico comando fubito s'aprif 
fe la prigione , e qui il Cclonntlio al 
priino veder que' prigionieii si macilen- 
ri , e maltrattati , m« d'wn afpetto pJO" 
j.iie, modeflo , divoto, emaeftofo, ven- 
ne a fumar di loro un ccnretro di fan- 
ri . Voleva egli gettarfi «'lcro piedi in 
atto di ftinia , e ver.erazicne , ma dif- 
fuadendoglielo il pofto di Colonneilo 
j.||i prefe;)za d' un ufBziaie infernue , 
fecefi in ra;iiSio a chiedere in gr.^zii 
all amico la liberti di quelli poveri fan- 
ti Religiod , alla di cui funiiti dicrva 
trnppo iKgiuriofe eflc e quelle c»'cne . 
lurboin a quefta dim.irdii il Capitano, 
e diman.io tempo a f^-.tilisfarla , fp?r.m- 
do col diifcrire , che li farebbe raflred- 
data nellofpite qiella fua pietofa com- 
p.iffione . Ma I afpetto venerahile di 
quelli fervi di Dip , e quel loro d.voro 
car.to di gii uJito aveva fatto tanta 
forz» r.el cuore del Colonnello, chff fo- 
pragpiuntovi poi un imi-ulfo gigli<irJo 
d»l Cielocoftantemenre f )pEiunfs .- ^mi^ 
n , non avrete gia il cortento di i>ede>" 
iHi jcilere aila voHra tneu/a , e neppui^ 
un Jel boccone io prc.der» deli<oftro pran- 
zo , je iion iteio f^rima lciolli , c lil'eii 
quei buoKt Preti . Donateli a me , jt di 



(j; .Aei. 16. ij. (b) £.'. Cier. Iib. 1. $. 14, /jj. laS. m. i. 



Parte I. L I B. III. Cap. III. ijj^ 

m£ nji piaee f ejfer amice . A queflopar- fm furore fcaricato coniyo di Koma , e 
lar si rifoluto diedefi per vinto il Capi- psrmette tutfora vi fi infierifca C erejia 
tano, il quale per non perdere ramici- e la barbarie con tante flragi , rapine r 
zia di chi lanto ftimava , cornandd fof- facrilcgj ; ci fa vedere , chclddio col mo- 
fero fubito fcarcerati i dodici Religio- firarfi ineforabile a clamori , e mijerie del 
C , dando loro piena libert^_ d'atidare popolo ^omano , lo iuoglia cafti^ato fina 
ovunque voIeflTero . Ed eccoli tutti lie- all' ultimo fegno de' fuoi giufli doveri . jt 
ti , e inodefti prefentarfi avanti del loro che dunque trattenerci noi in Koma fenza 

pio interceflTore , e delCapitano fuddet- fperanza di poterla follevare dalle fue 

to , ringraziandoll della_ liberta ottenu- fciagure , quando per altro non hanr.o 
ta con ter.ere efpreffioni , che pero non piit cuore le noflre vifcere di ■vedere uno 

permife Gaetano foffero puri compli- fpeitacolo si lagrimevole , e funefto nella 

mentij perche oltre la promeflTa di fer- Ciitd fanta} Chi di noi pu6 tellerare tan- 
vorofe orazioni a Dio , acciocche per- to abufo , e difprezzo delle cofe piitfacre} 

donHfTe loro le violenze , e ie firagi convertite le 'vefti facerdoiali in bande di 

fatte nel facco dellaCitti fanta , liefor- foldati , o in gualdrappe di giumenti ? in- 

to dolcemente a iavar colle lagrime d' franti e profanati i facri Calici? calpefld- 

tin vero pentimento le macchie della te le Reliquie de' Santi ? di-venute ftalle 

loro anima si bruttamente _imbrattata_. di ca^vaili le Chiefe , e fatti menfa di 

Sentifli allora il colonnello intenerire ii giuoco , e di ubbriacbezze gli Altari} Do- 

cuore , e concependo grandi fperanze po quefti rifleflj interrotti di iagrimed? 

jdel Divino perdono , e piamente puo compailione (tabiiirono di partire per 

crederli , che l'uno e raltro, perlafor- impiegare in altri paefi il !oro zefo , 

za che avevano apprefTo Dio le preghie- prontiffimi a facrificare in-otfor di Dio 

re delSanto, prevenuti dallo fpirito dl quella vita , che aveva loro prodigiofa- 

Dio, fi convertifTero a vita migliore. mente in tanti pericoli prefervata. Par- 

z8i. Le grazie piii affettuofe volle titifi dunque dai Vaticano fenz' altra 

Gaetano rendere all^AItiffimo nella Ba- provvifione che del Breviario, e d'una 

filica di S. Pietro , dove quella ftefTa generofa confidenza in i:)io , e lafciata 

mattina portoffi con i fuoi compagni a in abbandono la cafa di Monte Pincio , 

«elebrarvi il Sacrificio Eucariflico , fen- avviaronfi verfo Ripa di Fiumicino per 

tendofi dopo tanti giorni fommamente ivi Imbarcarfi , e far vela a quella par- 

defiderofo di pafcerfi dei panedegFAn- te, verfo di cui Tavrebbe indirizzata I* 

geli . Ma perche reflafle T anima fua auia favorevole dello Spuito Santo. E 

jnondata da un torrente di gioja, edol- ben preflo s'avvidero eflTere (bta la lo- 

cezza per aver ncevuto il fuo Gesij Sa- ro partenza approvata dal Cielo , men- 

cramentato, Padre , e Dio di tutte le trelddio volle dar a conofcere permez- 

confolflzioni: non pote pero contenerfi zo d'un' affiflenza prodigiofa di accom- 

di non ifpargere amariffime lagrime in pagnarli lui medefimo in quel pafi^aggio 

vedere quel magnifico Tempio profana- pieno di pericoli, che fecero dal!a Cit- 

to con tanti facrilegj dalTempie folda- ta fino airimbarco. 

tefche del Borbone . Congrego indi li 182. Girolatro Mapgio Autore gravif- 

fuoi Religiofi per rifolvere a qual par- fimo di que'tempi , feguito dagli altri 

tito dovefiero appigliarfi , fe di refiar- Scrirtori; afcrive a miracolo quel pafisr 

fene a Roma , o di portarfi altrove.- In- illefi Gaetano , e compagni per le (ira- 

vocato prima lo Spirito Sjinto , e ricevu- de di Roina , e de' fuoi '^Sobborghi , af- 

tone neir orazione il fuo dono del Confi- follate di j^ente armata , e Lurera'na. 

glio, tutticonvenneroinquefii fentimen- Perche chi avrebbe creduto poter quel- 

V^/Dopotantemiffioni danoifatteper lepnb- \a tuiba furiofa d'eretici tanto nemica 

hlicbe piazze , e conirade dellaCiud dopo delTabiro clericale , vedere dodici Pre- 

lante riprcnfioni , e minacce intimjte a quei ti tutti uniti fra mezzo ie loro armi , 

mifcredenti , e barbari foldati , con ejpor- e non arrefiarli, e non prenderli in fif- 

re piu ■volte al pericolo la ncflra viia , petto , e non urciderli , e almeno mal- 

dopo tanie preghiere e pcnitenze dirctte a tratrarli? e accadere quell.i maraviplia 

placare la Dixrina Giufiizia ; il "jedcre non in una fola rontrada , e piszzn , 

cbe quefta r.on mllenia punto l' arco dcl ma in tante e tante , che trapafllM- i\ 
yHadiS.Gact.rart.l. J> deb- 



114 V I T A D I S. 

debbono per portarfi lial Vtticano « Fiu- 
micino , e tutte occupate da nuovi ne- 
irici «iiverf) da'primi, benche tutti fi- 
tnili nella ferocia , e rerfidi» ? Ma .'n* 
foggiunge la cagione lo ftefTo Autore , 
poich^ 1 idio ricuoprendo que' Religiofi 
fotto a'iin velo a foggia di nuvola , li 
refe invinbiii a tutti quelli per altra 
oculatiflnni foldati («). 

s8j. Ufciti tniracolofamente da que- 
flo pericolo giunfero alla Ripa del Te- 
vere per imbarcarvifi ■,, ma coine eflTen- 
do fprovveduti e di dinar» , e di veni- 
to, e d'ogn'aItra cofa? Appunto quel^a 
poverti li rendeva piu animofi , e piii 
ficuri . perche era anTillita da quella Di- 
v!na Provvidenza, in cui ripslte aveva 
n« tutte le loro fperanze, e fott» la^di 
cBi condotta fperimentata fempre fede- 
le , intraprafero quel viaggio di mare . 
Eccone gli cffetti . Perrenuto Gaetano 
co'fuoi alle fponde del Tevere , fe gli 
fa innanzi un perfonaggio d'autorita , 
il qu«le intefo da' Padri da lui prima 
ridiiefii , il loro difegno , provvid» 
loro fubito a fpefe franche d'un Navi- 
glio hen corredato , accompagnandoli di 
p'il con ampio falvocondotlo . Cosi do- 
po ringraiiato il generofo henelitiore,', 
fecero vela tutti allegri, e confoliti pfr 
s\ felice principio del loroimbano. Ma 
fu poco durevole quefla loro «ilegrfi^a , 
e confoUzione , per un eyidente pe- 
ricolo, che incorfero Jella vit» ; mentre 
uT Capittn Romano con fquadra irma- 
ta fcorrendo quel tratto di fiuire per 
alficurarlo da'corf«ri predatori , e (co- 
pre:ido da hinpi la birca de' noftri Re- 
ligiofi , fi diede a credere fofle un le- 
gno nemico , onde corfe precipirofamen- 
le per inveftirlo , e f«ttofegli piii dap- 
prefTo , comando a'fuoi armati , che fca- 
ricaffero ronrro que^pafTeggieri una grof- 
f« tempefla di uvjlchettaie . AHora si 
li po.eri Padri , quando fcampati da 
magpiori pericoli del lacco di Roma 
creJevanfi piCi che fcuri , nel veJer 
tante piille di fuoco avventate contro 
fe flefTi fi tennero per quafi perduti , 
fenia perdere pero mai U fperanz» d«I 
Divino foccorfi), che in quel puntome- 
defimo fi di^ a conofcere , mentre Id- 
dio rivolfe altmve q^epligniti gl'-!>i , 



G A E T A N O. 

di moJochd non ne cadde pur uno fo- 
pra de' fuoi fervi , i quali n'erano il bej- 
faglio ; anzi approfCmatoli al Naviglio 
il Capitano per abbordarlo , nel vedeie 
la modeflia , e manfuerudine di quelli 
buoni Religiofi, ne reft6 talmente pre- 
fo , che premeffa la fcufa del fuo pre- 
cipitofo attentato , con molte efpreflTio- 
ni di llima , e di ainore li regalo d' un 
nobile rinfrefco , e di quanto mancava 
alla lor povertil in quel viaggio. 

»84. Cosi benedetti dalla Divina Prov- 
videnza profeguendo il cammino giun- 
fero felicemente ad OHia , dove il T«- 
vera nel inare fi perde . Qui ritrovaro- 
no r Ambafciitore Veneto alPapa, Do- 
menico 'VenieroSenatore di fomma vir- 
tii , prurfenza , e delleriti nel mareegio 
de' pubblici affsri, che partiva anch'egli 
da Roma , a cagione dc?I mal flarvi in 
quelle deplorabili turbolenze del facco 
Borkonico, e per li gr«vi danni foiTerti 
nelle ruberie fatte al faoPiIazzo diltut- 
te le piii preziofe fuppellettili . Nello 
fteffo porto d'Oflia giunfe parimente da 
Veneiia Agoflino Arr.ulio colle N»vi, 
hen corredate per ricevere , e riconJur- 
re illa Pafria 1' Ambafciatore . Quelli 
due perfonagg; furono gl' interpreti del- 
la Dlvina volonti a S. Gaetano, per fa- 
pere verfo dove tvefTe a veleggiare , e 
fifTarvi la fui Religione, allora peregri- 
ni , e raming» . Egli fiava tutt'ora all' 
ofcuro circ» il t*rmine delle fua nivi- 
gazione , cercanJone percio il ce!ef!e lu- 
me dallo Spirito Sanro nelTorazioni , 
e prtvate , e connni con gl' altri com- 
papni : q.iindo abborcJtofi con quefli 
due Senatori , nel fentirfi da elli non 
folimente configliito , ma gigliardamen- 
te invitito a lafciarfi tutti condurre a 
Venezia , conobbe fubito volerli Dio it> 
qnella Domininte a fpirgervi iloroAp- 
psllnliri fudori . Si wiofle il Veniero a 
far un si prefTante invito al Santo da 
queUalto concetto , e f«ma , che di lui , 
e della fua novell» Religione correv» 
per Romi , e rAmuJio d»I ricord«ifi 
cie! pran benc , che avev» recaio a Ve- 
nczia Ciaetano fette anni rrimi cfTendo 
ancor I>relato Secolire : Onde flimaro- 
no «mbcdue di recire uii pr«ii giovi- 
mento alla Patria, conducendovi qucfti 

f«n- 



(a) Ctrol. Magt. ap. iiioi Hi/f. Cler. ^cg. iil>. i- pai.^S- Grsvin. Caracf. 4$- alii . 



Part. I. LlB. 

fanti Religlofi , che vi fonaaflTero il loro 
Inftjtuio al ben pubbliro s'i confacente . 
Accettato dunque dal Santo ramorofo 
invito di que' dueSignori come una vo- 
ce del Cielo , a' z;. ;di M»^o 1527, 
inonto fulla loroNave con gi; ahri un- 
dici Colleghi , e i\ dirizzo verfo Vene- 
tia , ove capiva eflere volonta delFAl- 
tiffimo , per operare cofe grandi per la 
Divina gloria , e per retemi falvezza 
di quel popolo . 

C A P I T O L O IV. 

Anni di Crifto J517. di Gaetano 47. 

Vinggio di Gactano vcffn Ven-zia . fu:y 

trriito cd acoghcnxa. in qutlla 

Ciita , do-vf ■vien elcito 

Supcriorc . 

iSj. jNnumerabili furono li sforzi ufsti 
X dal Demonio per abbactere , c 
4inruggere la nafcente Religion Teati- 
n» , perche ben capiva che crefcendo 
fatto gli «vrebbe una formidabil guerra . 
Ma Ix Divina Provvidenza , che aveva 
prefcelti quefta Rehgione a foftenere 
il fuo decoro, a riformare i fuci Mini- 
firi , e ad impugnare g!i eretici fuoi ne- 
mici , s'it»pegn6 1 difenJerla «nche a 
foria di miracoli in tutti quei perigli , 
che lafciolla incorrere per maggiormen- 
re addeflrarla alle grandi imprefe e vit- 
torie , che da lei tttendeva . Doveva 
pure mancar per U inedia in quella pe- 
i-uria del facco diRoma, mentrefprov- 
vifra d'ogni cibo teneva impedita ancor 
la lingua a chiederlo,- e pure Iddio con 
modo flrano la provvide di chi a lei lo 
fomminiflrafTe . Dovev» perire di mor- 
te violenta nel Monte Pincio fotto \e 
fpade gia fguainate di quelli furibondi , 
ed arrabbiati eretici ; mi Iddio !e con- 
fervo piodigiofamente ia vit» . Doveva 
pur morire in quelle prigioni del Viti- 
cano; ma Iddio con un mezzo inafpet- 
tato !a pofe in liberti . PifTa tutta in 
corpo per Roma fra mezzo a fquadrear- 
mate e nemiche; e Dio rendendola in- 
vifibile la conduce ficura alle fronde del 
Tevere . Qui imbarcatafi vien berfaglia- 
ta da un folto fcarico di palle di fuo- 
co ; e Dio nediverti il colpo, inmaniera 
rhe non tocco pur uno di quella fanta 
iamiglia , a cui di piu manda ir.contro 



ni. cap. IV. 



115 



Navi cortefi , che !a trafportino a' lidi di 
Venezia . Bifogna certamente dire , che 1' 
Altiffimo abbia avuto fomma premuradi 
confervare al mondo quefta nuovaCon- 
gregazione de'Cherici Regolari , tanto 
perfeguitata dali' inferno ne' fuoi prin- 

18^. Navigava felicemente Gaetano 
coTuoi undici Religiofi verlb il Mare 
Adriatico, che fa flrada a Venezia . Si 
raddoppio a que' nofiri Padri il conten- 
to dsirimbsrco, ch' ebbe fulla flelTa Na- 
ve il Ven. Servo di Dio Paolo. Giuiii- 
niani Fondatore degli Eremiti Camal- 
dolefi di Monte Corona , ed amicitrimo 
di S. Gaerano , e del Padre Carafa i 
benche AgoHino Fiori Monaco <,'a'T;aI- 
dolefe nelU vita del Giufliniani ul'iina- 
mente pofta alla luce in Roma , fcriva 
che fi trovalTe gii unico con S. Gaeta- 
no , quando giunto a Roma poco prima 
del facco Borbonico , non volle altro 
albergo, che nella noffra cafa del Mon- 
te Pincio , per godere la compagnia de! 
(iio amicifilmo S. Gaetano, ed approfit- 
[*rfi de'di lui efempj e conf^gJj , onde 
aTeffe avuto poi a fofFrire anch'egli in- 
fieme col Santo dalla barbarie de'fo(da- 
ti eretici que'grandi tnrmenti e prigio- 
nie, che narrammo nel C«pitoIo prece- 
dente . Ma queflo contento della car« 
compagnia di Paolo , fecondo ropinio- 
■e d'a!cuni Scrittori / ebbs poca dura- 
ta , perch* efl^endo il fine del di Iu« 
viiegio i deferti , dove godefi la quiete 
d^u^^na vita Eremitica del tutto contem 
plativa , qusndo airoppoflo Gaetsno co' 
fuoi colleghi incamminavanfi a Citti 
popolate , tn cui efercitarfi ancora nella 
vita laboriofa a beneficio delTanime al- 
trui; accommiatofri Paolo da'noflri Pa- 
dri , dirizzando il fuo cammino verfo 
le maremme della Tofcana , per inter- 
narfi in quelle piii rimote fpelonche , e 
folitudini. In tanto profeguiva Gaetano 
il fuo catnmino colle benedizioni del 
Ciefo, fempre pero flabile neiroflervqn- 
za Regolare, e delforazione , e de' Di-' 
vini uffizj , r delfaltre leggi del fuo In- 
ftituto per quanto gli permettevano gl' 
incomodi , e la llrettezzs d'una Nave 
armata , e piena. Godevaro t cuorcon- 
tento que' Senatori , e Patrizj Ve leti U 
fanta converfazione de'dodici Religio- 
fi , ammirantlo le belle virtii , rlie tra- 
lucevano ncl loro efleriore , partiroIa^_ 



P 1 



men- 



Il6 V i T A D I S. 

mente inGaeUno, il quale olt;; ij pio- 
fonda umiha , afTabilita , Jivozio e , e 
modeftia angelica , ringolarizzavafi i-elT 
aflinenza , mentre offerendogli rAiiiba- 
fciatore Venier , e 1 Generale Air.ulio 
una tnenfa lauta , anzi pregandolo piu 
voite a riflorarfi dil teJio, e patimenti 
di quel viaggio marittimo con cibi mi- 
gliori , egli non volle mai cibarti , che 
di poco pane bifcotto, nedifletarfi, che 
con alcuni forfi di acqua (a) . Per cio 
dicevanfi T un 1' altio que'Senatori , ciie 
al paragone di quel molto e preziofo , 
the avevano effi veduto Ja vicino co' 
proprj occhj in Gaetano , era afiai pic- 
colo il concetto , che ne pubblicava la 
fama. 

287. Finalmente dopo ventun giorno 
di profpera iiavigazione eunfero a Ve- 
nezia li 16. di Giugno. E qui ( raccon- 
ta r Arcivefcovo Teatino), al priirio 
ingrello cel nolUoSanto nellaCitti per 
\i voce precorfa <+e! fno irrivo affolla- 
!onfi attorno a lui moliifllmi di quegli 
Cittadiiii , che fi fecero innanzi ad a(- 
rerrailo^ Nel ve>!er elfi co' pFoprj occhj 
rellituito iii Venezia quelGaetano, che 
per rinnanzi Taveva tanto benefii.ita; 
che colle fue-orazioni , e maneggj in 
Roma fciolfe quella gran lej;» di C.am- 
brai si molefla alU RepuSblica , ed in 
appreffo coll' inflituire pubhliche divo- 
ni prefervolla daH' imminente guerra di 
iolimano il Gran riir.o , e de' Princi- 
pi Crifliani in Italia , che fondo in Ve- 
nezia .Spedali , e v'introJufle la frequen- 
za de.Sacramenti , e la moriperatezza 
<ie' coflumi ; che con larghe limofine 
mantenne la vita a t?nti poveri , a tan- 
:i infermi , • prigionieri; che era il ri- 
fugio degli afflitti , la guida de' peni- 
tenti , Toracolo de'patrizj , ed un po- 
terte inrerceflore di tutti appr^fToDio: 
nel vedere , dico, quelli C.ittadini riac- 
.jjiflarfi allora queflo fjnt'uomo , li be- 
nerr.erito della Patria, pianfern di alle- 
F.iezza , benedicendo Dio , e h) flefTo 
• banto del fuo caro ritorno ; ni potendo 
coatenerti di mollrargli fegni elleriori 
della loro iniei fa confolazicne , molti 
penufleffi a' fu"i piedi fhiedevanpM la 
Lenedizione, chi baiia.agli divotamente 
rabito , e chi le mani ; eil altri come 



G A E 7 A N O. 

eliitici, eJ iiiin-.obiii per !o ftupore fia 
v.ir,o guardandvdo lifro con giatid'am- 
mirazione di veoerfo riJotto ad uno fta- 
to di povero Religiofo , cui prima rico- 
n..Sbero per ui;o de' piu ricchi , e cele- 
bri Prelati di fanta Chiefa . Ma rumi- 
le fervo di Dio internatofi nella cognl- 
zione di fe fteffo dava a divedere co' 
rofrori del volto , e con fmcere efpref- 
fioni di lamento quanto gli fo(Tero mo- 
lefii e di pena qiielli da lui non meri- 
tati oRori . 

iS8. Maggiore fii il cnntraflo , che 
pofcia venne fatto airumilta di Gaeta- 
no , mentre alcuni di que Signoti ,bra- 
mavano d'aver!o ofrite in ufa loro , 
facevangli forza ainorofa rer (ondurve- 
lo con dirgli aier lui neceffiui dopo 
quel viaggio di mare si lungo, e peno- 
fo di mageior ripofo , e rilloro. Ma il 
Santo avendo refe !orn grazie di quelle 
si Itortefi cfferte , foggiunfe con voie 
alquanto rifentit.i : ^ mc ripcfo e ri,1o- 
ro , ijitando tni fon eUtto taCrocc ptr mia 
guida , e la faticj p:r patirc pcrmio cjer 
cizio? .A mc ingratijftmo , cd infcdcl: f:r-' 
•vo dcl Signorc non convcngono tratlamcn- 
ii st dclicati , cd amorevoli . Ne pojfoab- 
handonarc quci rigoii dclla pox>crta , e 
dello ftato J{c!igio^o , che bo prcfcffato . 
Indi Gaetaro per isbrtgarfi da qiiefli im- 
paccj a lui troppo gloriofi , e gravi , 
( fiegue a dire lo Storico) offervaia una 
Truppa d'altri curiofi accoflatfi aila fua 
volta , vi fi frammifchia e confondefi 
con loro , ficchc allontanandofi a poco 
a poco involofli; furtivamente agrocchj 
sd agronori di quelli primi fuoi divo- 
ti. Ma non pote gia fiipgiie gli applau 
fi, e la ftima <!i tuttn il Senato di Ve- 
nezia , ^perchc I' Ambi>fciadore Veniero 
nel dar conto de-lla fua Legazione di 
Roma , e della funefla cagione di fua 
partenza a quell' cccelfo ConfefTo , fece 
elog) .^i magnifichi della fapienza , e 
fainiiA di Gaptano , e degli altri (^uoi 
Religiofi , che formandone que'f»viffi- 
ini Senatori un' alto concetto , fervivan- 
fi poi de'Ioro confipli ne' negozj piti 
premurofi della Repubblic» , e della lo- 
ro direzione negl' intereffi anche piu 
impirtanti delTanima . Conthiufe poi 
r Ambafciatorc : gltriarji lui deW aver 

con- 



(a) F.l. Cltr. Vita dt S. Gaet. Iit. i. $. 24. 



Parte I. LlB 

ctndoHo d VeneVA U nafcente Religione 
di Gaeiano , d aver portato un gran tefo 
ro alla Pittria , cavato di fotto le ruine 
di Roma . A tutte quette fonore voci 
del Venier fecero un Eco appieno cor- 
rifpondente quelle del General Amulio , 
come tertimoniodi veduta , ed'efperien- 
7.a. Onde non puo abbaftanza crederfi , 
quanto di nome , di gloria, d'amore ac- 
quift.ifTe Gaetaiio ed i fuoi Religio^i , si 
npprefTo !a nobilta come appreiio tutto 
il popolo . Per queffe accoglienze si cor- 
tefi , ed univerfali ebbe ragione il Padre 
5ilas di notar nelle fue Storie, che po- 
trebbe dirfi aver fortito la Reliaion Tea- 
tina due nafcite, funa in Roma , lal- 
tra in Venezia , fenza faperli giudicare 
quai ne foire la piu felice . PMuia nac- 
que in Roma , mentre la fe ne fece la 
fondazione folenne ; ma perche a cagio- 
re del facco Borbonico fu quan difirut 
ta , venne a rinsfc^re la feconda volta 
piii vigorofa in Venezia , che Taccolfe 
con tenerezza di madre, e lediedeamo- 
rofo ricovero , e mantenimento . 

189. In tanto furono aRegnate a' Pa- 
dri alcune cafette contieue a S, Eufe- 
mia , dove fi trattennero per poco piii 
di due meli fino !i 30. di Agoflo , tras- 
ferendofi poi in quefto giorno ad un' al- 
tra piccola cafa vicina alla Chiefa di 
S. Gregorio , o di S. Giorgio , come 
vuole il Padre Caraccioio , facendo ivi 
pure un breve foggiorno di foli tre mefi 
la) . Ma pero non furono brevi , ne 
poche le loro Appofloliche fatiche sl 
neiruna , come nelfaltra Abitazione, 
perche in queile flrettezze di fito dila- 
tandofi piu che mai la loro carita , ve- 
devanfi indefelli ne confcflionali e ne' 
pulpiti , in elTiftere a'moribopdi , e vi- 
ficare gl' infermi , in convertir peccato- 
ri » ed accorrere pronti ovunque vi fcor- 
gevano qualche bifogno deloro profli- 
tni. Tanto che ofTervando alcuni Patri- 
zj il gran frutlo , che producevano que- 
fle nnvelle piante da Roma trafpiantate 
in Venezia, ma che quel fito era trop- 
j?o angufto alla gente , che vi roncorre- 
va , penfarono di ricercare unluogopiii 
amplo in cui potefTero fruttilicare di 
vantaggio , e che foffe parimente piu 
comodo air acceflb de' Cittadini . Fra 



RO III. CaP. IV. 11/ 

queflo tempo terminan.Io il P, Carafa 
il triennio del fuo governo liji^-diSet- 
tembre , convoco tutti i Padri capito- 
larmente per f elezione del nuovo Sii- 
periore . Non vi fu bifogno di conful^ 
tare circa il piu degno , perche troppo 
chiaramente tale compariva^ agli occhj 
di tutti S. Gaetano ; che pero venne 
eletto concordem^nte Prepofuo della Re- 
ligione de'Cherici Regnlari , come piii 
atro a cullodirla , a governarla , ad ac- 
crefcerla . Inutili furono le preghiere , 
le protefle , ed infino le lagrijiie per 
efrere difpenfato dalla dignita addoffata- 
gli , la quale appena comincio ad efer- 
cicare, che da tutti li fuoi figlj non fo-^ 
lo , ma ancora da'fecoIari chiaramente 
fi conobbe non mancare a Gaetano ve- 
runa di quelle prerogative , cha condi- 
tuifcono un perfetto. fuperiore , fantiti 
regolata dalla pradenza, zeio deiroffer- 
vanza promolTa piu dal fi;o efempio , 
che dal fuo comando , vigilanza conti- 
nua agrinterefii della gloria di Dio , ed 
alle neceffita de' fuoi fratelli , con un 
tratto poi si dolce , ma ancora si auto- 
revole, che guadagnavafi da tutti li fuoi 
fudditi un fommo amore , una fomma 
flima , un fommo rif|'etto. 

CAPITOLO V. 

Anni di Crifto iyi8, di Gaetano 48. 

Vien donata la Chiefa di S. Nicolo a 

Gaetano , che vi prorno-oe la gloria 

di Dio e la perfetia ojfervanza 

dcl fuo Injiituto . 

290. "T rEdendo il nuovo e SantoSupe,- 
V riore , che la picciolezza deila 
cafa di S. Gregorio impediva la perfef 
ta offervanza regolare , fi adopero cam- 
biarla in un'altra piu comoda , e capa- 
ce , Fece per cio ricorfo per mez^o di 
ferventi orazioni a quella Divina Prov- 
videnza , che fperimento fempre pronta 
alle fue indigenze , e ben prefto la vi- 
de follecita a provvederlo quafi prodigio- 
famente ; perche il rifolvere una Lom- 

fiagnia di perfone pie , e fnrofriarfi del- 
a loro Chiefa , dove convenivano a'di- 
voti efercizj, ed ofTerirla in dono a Gae- 

tano , 



(a) ytnt. Caracc. Vita di S- Gact. fo!. 113. 



ii8 ViTADrS. 

tar.o , bifogn» credere tuiVc u.i i-r.ru!fo 
rarticolare di Dio , che sveva preftelto, 
e deflinato quei luogo ad abirarvi Ij Re- 
ligioiiTeatina . Dunque que'buoni Con- 
fratelli moffi dalla fama , che correva 
per Venezia della faniita deHIiiflituto 
de'nuovi Preti Regolaii rirtretti in S. 
Gregorio , de! loro zelo , e del molto 
che operavano in fervizio di Dio e del 
pToflfimo , ofTerirono generor»mente al 
noflro Santo ia propria Chief» dev-iir»i« 
a S. Nicolo di Tclentino con »!cune 
tafe a quella auenenti , e di piu mobi- 
li , eiemofine , e promflle di iiiBfgiori 
foccorfi . Allora Gaetano Ticoncfcendo 
in quefla si mapnanima ed iiiipenfata 
donazione un bel tratto delU Divina 
Provvidenza , tutto confolato ne dicde 
mille benedizioni al Cielo , accetto 11 
don», rendendone aflettuolilfime grazie 
a'donatori , e ne prefe il pofTeflo li 29. 
i!i Novembre di queflo medefimo anno 
M17. , «mmiranJo di piu con nuovo 
piubilo del fuo cuore quefltltra difpofi- 
zione d' Dio in d?lUnarpli una ChieU 
c cafa pofla nella contraJa dellaSantif- 
i:ina Crore , giacche la Croce appu ito 
f; era eg!i eletto per ir.fegna delU fua 
Religione , e per rornia deJIa vita mor- 
tificata sl conveniente a' Cherici Ri- 
lormati . 

191. Entrato dunque il Santo coHa 
lua famiglia in qucfia cafa e C.hicfa di 
San Nicolo , la quale lon avendo allo- 
la cofa alcuna di granJe , fu ampliata 
e ridotta dalla generofa pieta de Citta-' 
dini d) quella magnificenza , ia cui pre- 
fenteniente fi vede , comincio ad eler- 
fitare il fuo zelo per la ploria del Si- 
pnore , il di cui culto eflcndo io que' 
tempi univerfaimentc ncgletto , e poco 
men ciie firapazzato , intefe di rillab.- 
lirlo nei dovuto decoro col mettere al 
mtindo rinf!'ruro de' Cherici Regolari . 
Nc gli ando fallita quefta fua intenzio- 
re. come vedemmo altrove , e conie G 
vcde per efperienza. Pero Gaetano af- 
fetto, ed adorno quella Chiefa rolenti- 
n« con tutta vtphez/a, efplendorc, pu- 
liiezza negli Altari, proprieti ne' vefli- 
inenti Sacerdotali , iiionJeiza ne' facri 
lini , e neiie flefle parcti , ofTervando 



G A H T A N O . 

ftii ta!e maefli in relebraie gVi ufSzj 
ilivini, elattezza ne'Riti , e Cereii.onie 
Ecclefialliclie , ihe a quefti nuovifpleu- 
dori del divin culto tanto in adJiv.'tro 
trafcurato, maravigliati reflavano lirif- 
guardanti forprefi dallo ftupore di cofe 
ron piii vedute ; confeflanJo con voci 
di giubilo, che in quella Chiefa la fan- 
tiri veramente compariva , e la gloria 
deir AhifTimo fi prorcurava . II viver 
poi di qufbuoni Religioli airefempio 
del Santo Supcriore , ed a ncrma del 
loro Inrtituto , era un miflo e^elle due 
vite Attiva e Contemplativa , ch'efcrci- 
tavano a perfvzionc , eJ era uno ftare 
fepregati dal confmzio degli uomini , 
coir applicarfi nondimeno «lla (".ilvezza 
degli uomini. Chi voleva veder Gaeta- 
no , o alcuno de'fuoi Religiofi , bifogna- 
va entrar in Chiefa , allorchc «ii.mini- 
flr*v«nvi i farri mifieij, o la piiola di 
Dio , come fcrive il noflro Annalifla 
(j) . Quindi al riferire di Monlipnor 
Csracciolo , li flelli parenti del S»nro 
venuti a bella pi..fla da Vicenia a Ve- . 
nezia , non poterono m«i aver il con- 
tento di vederlo che airAltarc fenza 
neinmcno parlargli (i). Ne inChiefe , 
nc in ftrade di concorfo , nc in aliri 
luoghi pubblici inai portaronfi i PaJri 
di S. Nicolo , i quali non ufrvano di 
cafa , le iion quando vi crtno chiamati 
dillt gloria di Dio , o dallo ze^o dell' 
«nime con tant« ritir«tczza c folitudi- 
ne , chc tut:i li Scrittori, c con efTi la 
Sacra Congregaiiore de' Riti riferifco. 
no , ch» toflcro chiamati a voce pubbli- 
c« : I ktmili TtUntiti ( difcorre di S. Gae- 
tano (() ft ipi'vm CJ [uos appeHarent Ve- 
neti tremttds '^tentiniles , C?" ad rpfnm 
tam,]uum »d ortituium confugerent . Ma 
nello fieflo temfj da altri crano chia- 
mati ancora Apiodoli , come attefia 
Gioambattifta Caftaldo {d), a cagio- 
ne delle fatiche e funzioni Appofloli- 
che , le quali inrraprendevano per U 
falvezza de' proftimi . 

191. Qu-tlo si beiraccoppiamentn di 
contemplazioBc , e di opcrazionc , di San- 
tiiii tt di zelo , dun viver da' Romiti , 
c lii iin'<'pfr«fe daAprofloIi, fparfc per 
la Ciita tanti fplendori di gloria , che 

da per 



l«J Sllos H'fl. C. R. pJil. T. :':l: }. pJg. 

(c) ^ru: hof. in Ctn. U iajLi. i>jg. 7. 



i'i. (b) E/. Cler. !il>. i. ^. ?o. 
(d) Csj/I. Pa». Cert. Anim. la. 



Parte I. LiB. IIL Cap. V 

ia r«r tutt» difcorrevafi de'Padri To- 



lentini con slta fUma , e conl encomj 

molto onorifici, ma particolsrmente del 

Santo loro Superiore Gaetano, il di ciii 

c«ncetto crebbe al fommo grado, per V 

aggiunta d\ quell' altro antico , che 

anc»ra vigorofo foprawivev» nella men- 

te de' Cittadini , quando !a prim» vol- 

ta , che fu in Venezia nello flato di 

iecolire , conciliofii il loro amore e 

venerazione colle fue «femplarifiime 

virtu , e coile grandi imprefe di ca- 

rita operatevi . QuinJi e_ che li (lelfi 

primarj Patrizj, e Senatori a lui ricor- 

revano r^'" confegnargii le loro anime, 

e per cammintr ficuri al Cielo fotto la 

di lui fanta condotta . E qui e da no- 

tarfi la dolcezza , e cariti , con cui 11 

Stnto trattava que' Nobili Penitenti , 

quando conofcevali meritarfi penitenze 

gravi , mentre compafiionando la loro 

«ompIefTione delicita , e volendo infie- 

me refiafie foddisfatt^ la Divina GiBfl;i- 

zia , minorara ad eflfi !a pena dovuta , 

con obbligarfi a portarne (a) egli ilpe- 

fo piu grave a forza di flagelli , catene, 

digiuni , ed altre fimili mortificazioni . 

E queila forta di cariti non efl"endo ec- 

cetcuator di perfone , praticava^ esual- 

mente con gli altri penitenti d'inferior 

condizione , ne'quali _ apparivagli fuffi- 

ciente motiro di priticarla. 

293. S, Gaetano poi in quefio gover- 
no deila cafa Tolentina ; oltre Tavervi 
ridotta la Regolare oflTervanza a ftato 
perfetto, e'lDivin culto al fiio decoro , 
e^ avervi fra'fuoi ua gtande zelo delLi 
falute de'proflrimi , v'inKodufi[e ancora 
fra gli altri pii efercizj <^ueIIo de'facri 
Evangeij , «ffine di opporfi alle perver- 
fe intenzjoni di Lutero . TraduflTe co- 
Hui nella lingua voigare Tedefca i quat- 
tro Vangelj, alterandoli , e corrompen- 
doli maliziofamente a feconda di quel 
fuo aftio , che aveva rontro la Chiefa 
Cattolica , e la Santa Fede , e datone 
alle llampe il peftifero libro in moite 
migliaja di copie ( come riferifce ilCo 



I 10 

fi afflipgefle il noflro Santo in fentire 
^uefta nuova si funsfta da alcuni fore- 
ilieri oltramontani , venuti daUAIema- 
gna a Venezia. Proccuro fubito di op- 
porfi ne! miglior modo che poteva a 
quefta facrilega invenzione dell' erefiar- 
ca , facendo flampar fedeimente in pic- 
colo volume i quattro Evangelifti , pre- 
fcrivendo a' fuoi Religiofi quefto bel co- 
ftume di tramandarn poi anche a'feco. 
Isri , di portarfi fempre feco il detto 
volume in venerazione de'Sacri Evan- 
geij, e di leggerli tutti quattro nel ter- 
mine d'un mefe col meditarviogni gior- 
no qualche capitolo , per predicarne poi 
a'popGli la vera intelligenza del Tefto 
si empiamente alterato dagli eretici , e per 
aver fempre innanzi agrocch/ ladottri- 
na e gli efempj di Gesu da imitarfi . 
Alruiii di quefti piccoli volumi Evan- 
gelici , confumati pel coutinuo ufarli i 
noflri maggiori , fi confervano ancora 
oggidi con vanerazione nelle cafe piu 
antiche della_ Religione . iVIa Tarchivio 
di S. Paoio in Napoli ferba quel pro- 
prio , che ufava e portava feco ancora 
ne'_viaggj il medefimo S.Gaetano. Vol- 
le il noftro Santo anche in quefto rino- 
vare , ed imitara la vita Appoftolica , 
mentre fippiamo dal Cardinal Baronio 
ib) eflTere ftato coftume dellaChieta IJa 
dal tempo degli Appoftoli il portarfi 
addoflb il facro Vangelo . come a tutti 
e r.oto, che praticava S. Barnaba. 

194. Una lal fanta confuetudine in- 
troduflfe Gaetano ne' fuoi Religiofi , co- 
me accenna ancora Benedetto Haefteiio 
Monaco CaflJinefe di dar principio U' 
loro difcorfi quando avevano a parlarfi 
Tun Taltro, o al primo vederfi con que-^ 
fle parole: (c) Bened'Bus Deus , cha fo- 
no poi equivalenti a quel Deo graiiaf , 
tramandato a noi dalla B. Vergine , che 
al riferire di S. Bonaventura , ne fu \i 
prima inventrice {d) . Con quefti pafco- 
li fpiriruaii nodriva il fanto paftore le 
fue buone pecorelle, incamminandole y&r- 
fo il monte piij alto della perfezione • 



cleo) , lo divulgo per tutta la G^rma- e come ben le guidalTe eccone rattefla- 
jiia con grande fcandalo e rovina di quei to autorevole di Girolamo Maggio, (o^- 
fedeli fedotti . Non puo crederfi quanto gCtto di molta erudizione e virtii , non 

men 



f?) Mftz. ty*nf. glo. l- (b) ^'in. Eccl. ad arn. JJ2. 

(c) 'Rened. Haefc. Difp. Mon. iih, ?. *. J. Difp. ult. 

(d) Bona-v. in Vit« Chrif. 



liO VlTA DI S. Gaetano- 

men ploriofo in vita , che in morte da 

lui fofferta con criitisno valore nel Re- C A P I T O L O VI. 

gno di Cipri , dove ferveiido la Veneta 

Repubblica in quiiliti di fopraintenden- Anni di Criflo 1518. di Gaetano 48. 
te ali? macchine di guerra , venne em- 

riamente flrozzatoda' Turchi . Egli dun- Carita prodigiofti di S- GaetaKo '» 

que dopo aver defcritti i Padri Tolen- occafione tii carejlia. , e di pcfte 

tini, che dimoravano in <|uel tempo in in Vfnezia . 

Veneria , per inflgni di vlrtii , nobilt^ , 

e dottrina , cosi foggiunge : ,, La Re- ijy. TL P. AndreaStella dellaCongra- 

,, go!a ch'egIino profeflavano era que- J. gazione .Somtfca nella vita del 

„ (la : VerfoDio erano efattamente pie- fuo gloriofo fondatore S. Girolamo Mia- 

„ toli , rendendogli con tutto il cuore, ni, defcrive a lungo la grande , e non 

„ con tutta la mente, e con tutti i.fen- piu intefa careliia, che nell' anno 15x8. 

„ timenti un ricco tributo di vera Re- pofe in maggiori anguflie la mifera Ita- 

„ ligione . Nell' acquiflo delle virtii , jia , gia dalle guerre quafi confunta , 

,, qiianto folieciti in acquiflarle , aitret- particolarmenie laProvincia diLomhar- 

„ tanto erano afTidui in efercitarle , e dia , a fegno tala, che nella Citt^ flefla 

„ fedeii in mantenerle . Verfo i loto di Milano , febbene lituata in mezzo a 

„ proflnni con una afTillenza mifericor- campagne fertilillime ed abbondanti , f^i- 

„ diofa , e con gli ajuti continui , che mavali felice chi poteva a caro prezzo 

,, loro porgevano , moflravano quanto diifamarfi con la carne d' alint , cani , to- 

„ aperte e dilatate ave/Tero le vifcere pi , ed altri animali immondi , ridotta poi 

„ ciella carita perciafcheduno . Aflinen- la gente povera ad uno fiato peggiore 

,, tiflTimi erano d-a qualunque fi foffe de' giumenti , mentre era coflretta a 

,, giuramento , e da opnibugia, bendie irangiare paglia e heno , benche arido, 

,, leggiera . Difpre giatori delle ricchez- e rolverofo : on '• moltifliini da' vnrj 

,, ze e de'piaceri; amici della poveiii paefi cacciati da quella fame si rabbio- 

„ che profelfavano ; lo fcopo di tutti i Ca fuori delle loro patrie eranli portati 

„ loro affari era folo la gloria di Dio , a Veiuzia , per avcr intefo ritrovarfi 

„ e laCarit^ che fcambievolniente por- cola maggior abbondanza di grano , e 

„ tavanfi ; ferbavano egualiiiente uii te- maggior piet^ verfo de' bifognofi , e s" 

,, nore flelTo di vita coniune nel vitto, appofero al vero a cagicne del faegio e 

,, e veflito. Ma quel che recava mag- pio Governo di quel Senatol, che in fi- 

,, pior mjravigli.i fi e , che non aven- mili occafioni non perdonando al pub- 

,, do cofa di certo per foflegiio dflla blico erario , fempre provvede alle ne- 

,, vita , appoggiando tutta, la loro r,>e- ceffita de'fuoi fudditi con afTetto piCl 

„ ranz» nella |fola ProwiJenza Divi- che pateriio. Si videro dunqiie Is piai- 

„ na ricevevano pursmente da'Ioro Di- ze di quella Dominante affollato da po» 

„ voti quel che era nereflario per lo veri foreflieri , che fquallidi e fmunti 

„ fcarfo vitto quotidimo; E fe accade- da lunga inedia portavano jn faccia 1' 

„ va ne fopravanzafle qualche porzione , immagine della morte , c fembravano 

,, a'poveri fubiio difpenfavanla . Per lo tanti fcheletri camminanti . Ecco qui 

,, chc di nulla di terra pofleditori , ma spertcfi a Gattano un gran campo , in 

„ ricchi del!e fole viriii, volevanorhei <ui eferciiare la paterna fua cariti . Dif» 

f, loro pci fieti e le loro fperanze collb- penfava egli a que'poveri afl.imatiqiian- 

,, cate fc.lTeio in Dio fulo , e non nel to de'viveri trovavafi in cafa , lafcian- 

,, mondo . ,, Da i:n orersre si virtuo- do la cura de' fuoi fratelli alla foliia 

fo, si pio , si peifetto di Gaetano, age- Pn vvidenza diDio, a cui come foflero 

volmente fi argomenta quale fofle la di ben raccomandati, fi conobbe fenfibilmen- 

lui prudenza , il di lui zelo , la di lui te dal rs.Uloppiaifi quelle elemoline, che 

fjutiti . "RI' cfieri bifofnofi diflribuiva il Santo 

Pailre . E Padre verameiue egli ffin- 
pariva non meno de' fuoi ligliuoll Rtli- 
gicfi , che de' pov( li fecolari , forcorren- 
do a qutrP.i mefch ;a \n piu maniere , 

e coir 



Parte L Lib. XIL Cap. VL m 

e ooir imp^gnare i ricchi ad afTifter lo_- fera Italia . Comunque fi fia , certo 6 

To generofamente , e col difpenfar lui che S. Gaetano lo vide inferocire coa- 

lleflTo queHe molte limofine che veniva- tro Venezia in uno degPanni , o iti 

no confidate alle fue mani , come mini- tutti e tre che vi dimoro in grado di 

fire fedeli della carita . Pero fcriOe il Superiore . Ora io non mi tratteneoqui 

non men pio che dotto P. Caracciolo : ad efporre le firagi , i danni , e Te ro- 

Ea iempeflati pltirima nojirorum Pati-um , vine di quella pellilenza, mentre pofro- 

(S" Cajetani in primis benignitas in pau- no vederli da tanti altri autori defcrit- 

psres , qui Venetias wifelli e palabundi te . Bafli folo faperfi , che quella gran 

Uirmatim confugerant , enituit { a) . Sic- Citta numerofiffinia di gente , rimafe 

che da una gran moltitudine di fatneli- cosi fpopolata , che poteva cantarfele 

ci vedsvafi ogni giorno circondata la quel lugubre lamento di Geremia : Quo- 

■cafa di S. Nicolo , e attorniata I_a per- modo fedet fola Civitas flena popuh , ve 

fona di S. Gagtano , tanto follecito jn dendofi i pal.-igj vuoti , li tribunali chiu- 

pjovvederli , che potevano ben dire fi , ed aperti folo i f^-polcri . Ma quel 

que'poveretii d'aver ritrovato in Ve- che viene piii in acconcio all^ noftra 

nezia un nuovo Giufeppe , che nel!' Storia , e piu altamente commofTe le 

Egitto confervo la vita a tanti popoli pietofe vifcere del nollro Santo , oltre 

fereftieri. Ma quello che merita da noi le angofcie e le pene di que'roifersbilt 

maggior rifleffione, e lo {lupore di que' appeflati , fu il trovarfi eglino abbsndo- 

Patrizj Veneti ( fecondo il riferito_ da r.ati da ogni ajuto fpirituale ferza chi 

Giflvan Forti della congregazione di S. amminiflrafre loro i Sacramentr chi li 

Filippo Neri ) j quali ftimavano_ cofa confortafTe alla fofFerenza , e lidifponef- 

niiraeolofa , come il Santo fovyenilTe a fe con la compuozione, ecol pentimen- 

tsrti poveti , e facefle tante limofine , to ad afTicurare la propria eterna fal- 

«jusndo per legge del fuo Infiituto ne vezza . 

j^cfledeva fondi o entrate , ne poteva 257. Ardendo dunque tutto di zelo 

queduare , o chiedere il vitto a chic Gaetano , e fpargendo quefti ardori ne- 

chirtja. ^ cuore de'luoi fratelli e fudditi , ufc 

296. Ancora piii generofa , piij forte , con efli loro egualmerte genercfi ad in 

e piu prodigiofa fi diede a corofcere la cortrar la morte dentro i Lazzaretti , 

cerita diGaetano nella peflilenza di que- dove ella incrudeliva ineforabile confro 

(lo medtfimo anno 15x8. Quafi fempre di chi vi fi fofie introdotto . Giunto il 

vanno congiunte la pefle e la careflia , Ssnto in quel recinto d'appeftati , ch' 

mandate il piu delle volte dal Signore egli chiamava il regno della cariia] pofe 

fdegnato contro de' popoli contumaci ne' fubito la mira fopra tutti quegfbfer- 

vizi , e ne'peccati . lo qui m'attenf0 mi , per sjutarli , lamentandoli con fe 

slla Relaiione piu comune degli Scrit- fiefTo , che non potefle diflribuirfi nel 

tori , ed a quelia piu autorevole della medefimo tempo a ciafcuno de'bifopno- 

Sacra Ruota Romana , che fece ad Ur- fi. Ad ogni modo Gaetano operava per 

bano VIII. della fantiia diGaetano, in moki , per laiorza che gli dava il fuo 

riporre fotto quefl'apno 1518. la moti- zelo , ed il fuo Dio . Ora ferviva di 

vata peflilenza in Venezia .• De anno Parroco in amtriiiiiflrare a'mcribondi i 

1528. cum inUrh(Venetiarur,i P^flis graf- Sacrarnenti y ora di tnedico e chiriirgo 

fayetur , eadem fempcr charitatis munia in curare Icro i bubori peflilenziali ■ 

erga^ infirmcs propriis tna„ilus obivit . ora di fatniglio in ralTettai ne i letti ; ora' 

Cosi la Sacra Ruota del_ Beato Gaeta- di becchino in feppellire li morti ; eVem- 

r.o. Che fe alcuni Storici vogliono che pre di padre amorofo jn conA^Iar lutti 

«ccadefl'e quel contai^io nel 15J0. , pof crlle dolci fue parole, in confortarli , e 

fono ancor efll aver fcritto fenza efferfi d^fporli a ben morire ; efercitando an- 

sllontsnati dal vero , mentre per fenti- co^a quegruffizj piii atbietti e fch^fofi , 

rr.ento d'altri queflo morbo peflilenzia- rl-.' bievemente accenna il Soiiimo Pon- 

le per tre anni cpr.tlnui pfflifl^e !a mi- tefice r.c!Ia JioIIa della Canonizzaz=one ; 



(luo 



(a) ,^>it. Car. in Vita li, Cirjct. fol. 115. 

Vii.di S Gset. raii.i. n 



lii V I T A D I 5. 

Quo faHum eft , ut graffanit VeneiHs pe- 
ftilentia , ea ccntagione laborantiius prO' 
priis ipfe tnanibus 'njervire , ac vilijftma 
quxque /nunia prompto animo aggredi non 
fortfjidarct . 

i^%. Tre Lelle prerogative rlconorco- 
no pli Scrittori in qiiefla aminirabile 
cariti di S. Gaetano verfo gli ippeftati: 
una intrepidezza e fortezza invincibiie : 
una afliflenza fpeciale <!el Cielo -• ed 
una fecondita copiofa di prole , per 
cui «'e propagata ne'pofteri. Per veri- 
la un coraggio piii che da uomo dimo- 
flro Gaetano in quefte occafioni , mcn- 
tre cli continuo andava apertam^nte in- 
contro alla morte , accoftandofi a quegl' 
jnfermi di mal contagiofo fenza teme- 
le i loro aliti peftilenziali , afcoltando 
faccia a faccia le confeftioni <li tanti 
appeftati , comunicando con le fue ma- 
ni immediatamente , ed ungendo con 
gli ogl) fanti i moribondi , con di piCl 
ibbracciarli con paterna tenerezza , ed 
imprimere falla loro fronte gli ultimi 
baci di pace , nella partenza di quefto 
mondo , e poi gii trapnlTati , portarli 
fulle fpaile a fappellirli . Noneranoque- 
fte azioni si arrifchiaie un facnfirarfi 
di tratto in tratto , e mettere in evi 
dente pericolo la propria vita? Cosi ap- 
punto diflTe la Sacra Ruota : Gri^/Jante 
pefte in cegrctorum nffcia i>itam animofe 
expofuit . Ma chi dava a Gaetano tanto 
coraggio, e tanta forza? Queflo poten- 
tifllmo rifleflTo , di«eva epli medeliino , 
come cofta dal ProcelTo Vicentino .• II 
conftderare in quegli appeftali la perjona 
di Crifto Sigtor noflro . 

»99. La (econda prerogativa che atn- 
mirafi in quefla cariti delSanto cquel 
la fpeciale protezione , con cui «flifte- 
vagii il Cielo. Certo e che pcr le fud- 
dette fue azioni pericolofe tante volte 
replicate, e con tanta dimeflichezza in 
torno agli appeftati , dovevt •attaccarfi 
ancora a Iui il mal contafiofo , e la- 
fciarvi tnilie fiite la vita , tantopiuche 
manravaRli di fovente il tempo a ripa- 
rirf) le forze col folito rifloro del cibo 
e del fonno , mentre convenivagli e 
|;iorno e noite accorrere ora agli uni , 
ora aeli «Itri . rhe ftavano per mancare 
« quefta vita mortale , anche que'pochi 



G A E T A N O. 

bocconi , che pren/Ieva , erano gliavan- 
zi , ed i rifiuti degriftefli infermi , « 
quel brieve ripofo a cui lentivafi necef- 
fitato dalla natura , { rendevalo fempre 
appreflTo il loro letro, per non abbando- 
nsrli neppure un momento : Ad ogni 
iiiodo a fronte di tanti pericoli Tonni- 
potente Iddio prefervo dal contagio 6 
dalla morte non (olimente Gaetano , 
con mintenergli e faniti e for^e , m» 
ancora tutti i di lui fratelli Religiofi , 
efercitatifi anch^efli indefeflsmente all' 
efempio del loro fanto Superiore infer- 
vire que'poveri infetti per tutto il tem- 
po , che imperverso in Venezia il coa- 
tagio . 

?oo. Non e meno ammirabile raltro 
privilegio che vanta quefta gran carit!i 
di Gaetano verfo gli appeflati , cio^ 1' 
eflere ftata si feconda , e madre di tan- 
t« altre , che ha lafciato di fe una nu- 
merofa , e continua fucceflTione in tutta 
la Religione Teatina ; mentre in ogni 
peflilenza , che poi accadde di quando 
in quando, i noftri P.)dri dove teneva-. 
no cafa aperta, fono flati fempre i pri- 
nu ad oflerirfi al fervizio degrinfstti , 
e ad efporre intrepidairente le loro vi- 
te dentro e tuori de' Lsizaretti , avve- 
Tandofi diS. Gaetano, dopo che fu tras- 
ferito al Cielo il deMo dell' Ecclefiafli" 
co { a) MortuHS eft 1'aier ejus , tT quaft 
non eft mortuus , fimilem enim reliquit 
fiti poft fe . Morto e il padre , e 'l fon- 
dature de'Cherici Regolari ; m» fi puo 
dire ancora non morto , perche ha la- 
fciato dietro fe il fuo Orjine fimile a 
lui nclla cariti ,' partico!<tmente ( fog- 
giungo io ) di afljftere agli appeftati ed 
opprefli dal tnal contagiofo . E che ne 
fia il vero , qu.ifi tutti gli Scrittori del 
Santo , ancora efleri , convengono tn 
quefta propofizione ; La fanta audacia 
ed intrepidezza di Gaetano in efporre ta 
picpiia t}ita ncl fervizio dr^li appeflali , 
eUer pjffata come in eredita e fuccef:one 
nelti di tui figliucti , moftratifi lcmpre 
pronti e gcneroli in tuite te cccajtoni dt 
tcntagio ad imitare l' ejempio drllorogran 
padre . Onde Monfignor I iepoli Patriar- 
ca di Verezia illuflre al mondo e per 
gli fplendori d' una fanta vita , e yt'\ 
profondo fapere alle perfone fcienziate 

da Ini 



(a) EccL }o. -j. 



P A R T E I. L I B 

cTa !u! airpalerato per mezzo di canti 
enidiciflliTii voliimj alia luce prodotti , 
alla. di cui prefenza formoflfi il Proceiro 
Veneto per la canonizzazione del San- 
to, nel iibro deirira di Dio , dopo aver 
diitiollrato fobbligszione degli Ecclefii- 
ftici di affi^lere agli appeftati , cosrfcri- 
ve : Notabili efempj di tal carita ne han- 
no dato in quefli giorni li Padri Teatini 
in piii Citti d' Italiii- , Milano , Verona , 
Parma , Mnntova , e Bergamo , mo£: dalf 
efcmpio dcl lofo R Gaetano , che non fi 
jiancb mai di affiflere , ed applicarfi al 
[ervizio degli appeflati a' tempi Juoi : uf- 
flzio che giunge al merito del grado ^p- 
poflolico , e fi pareggia con quello delmar- 
iirio . Queda tenera carita , e quefla 
coraggio invitto di facrificare la propria 
vita per porgere afliftenza indefeflTa si 
alle anime , come a'corpi degii appefla- 
ti , furono in ogni fecolo , ed in qua- 
lunque eta famigllari a'figlj di S. Oae • 
rano, li quali , al riferire de'noflri Sto-^ 
rici Silos , Maggio , e Giufeppe Carac- 
ciolo, efpofli fi fono a fervire agPinfet- 
t! nello Stato Veneto , nel Dominio 
Pontificio , e ne'Regni di Napoli e cli 
Sicilia, ne' Ducati di Tofcana e di Par- 
ma , ed anclie nel contagio fucceduto 
reiranno 174J. nella Citti di Meflina, 
nel quale incontro eflinti rimafero iren- 
ta tre foggetti per aver contratta Tin- 
fezione nel fervire fponlaneamenCe a' 
poveri infermi, e moribondi . 

C A P I T O L o vir. 

Anni di Crino 1528. 25. di Gaet. 48. 49. 

^tre cofc aotabili fuccedute a Gaetano 
n:! lempo del fuo giverno . 

§. r. 

Prtmia il Cieh c.on un hel prodigio la, 
conjidenza di S. Gaetatio in Dio . 

?oi-..f L miracolofo avvenimento , rlie 
J. fiamo ppr dire, vien riferitoalla 
fuccinta dagli Auditori della Sacra Riio- 
ta ad Urbano VIII. , ''i^ I' Arcivefcovo 
di THranto MonfignorCaraccioIo lo de- 



. III. Cap. VI r. ,ij 

fcrive «Ila_ diflefa con tutte le fue cir» 
coflanze ricavate dalli ProceflTi della ca- 
nonizzazione , che per aver del vago e 
cnriofo- non difgradira a chii legge i| 
qu'L trafcriverle . Iii queflo Cempo della 
Prepofitura del noftro Santo minaccian» 
do imminente ruina alcune muraglie 
della fua. cafa di Venezia , un gentiluo- 
mo gli diede a puro preflito quaranta 
zecchiBi per ripararla \a); ma appena- 
terminata la fabbric» fe gli fece innan- 
zi il creditore a ripetere il fuo dinaro. 
Non avenda il Santo con che foddisfar- 
!o nemmeno in parte , lo prego con 
modefle ma efficaci iflanze a pazientar 
qvralche giorno , aflTcurandoIcK che la 
Provvidenza Divina gli avrebbe ben rre- 
fto mandato il necefTario foccorfo . Qiie- 
fie umili preghiere invece d^intenerire 
il cuore del creditore , lo accefero di 
collera e di fdegno cotanto perverfo , 
che proteflo di voFer ricorrere alla giu- 
ftizia , o ufar violenza per rimborfarfi 
del fuo oro . Allora Gaetano vedendofi 
ridotco a! fommo delle anguflie, alzan- 
do gli occhj al Cieio , e rinnovando la 
fua folita confidenza in Dio , difle al 
gentiluomo, che ritornafle il giorno fe- 
guente- »4Ia tal ora , promettendogli fi- 
curamente fargliene una intera reflitu- 
zione. Oh gran promefla ! Oh gran Fe- 
de ! In tanto prima del tempo prefiflb 
fi mette in orazione raccomanJando a 
Dio con lagrlme e fofpiri quelfuoeflre- 
mo bifbgno , e fafTunto iinpegno nella 
fua confidenza. Q_n;uu'o fentendofi chia- 
iTi«re in fretta dal Portinajo interruppe 
la orazione, e credendo folTe cercato per 
qualche morJhondo , corre d\ lungo alla 
porta , dove- ritrova un belliflijtTio giovi- 
iietto di gentile fenibianza, e di; rnode- 
ftia angelica , che dopo un cortrfe in- 
cliino fatco al Santo- gli rorge in m^no 
una cartuccia ripiera , direndogli ; Pren- 
dete Padre quefla^ li>n<^fina che i'i manda 
Dio per foUitvo delle voflre necejfiia , ed 
in cio dire a guifa d'un baleno difpar- 
ve, ne per qiiante diligenze fi faccflc- 
ro, piii fi viile , lifciandn a tutti qiie- 
fla ferma credenza Jio fulTe un^.^^nselo 
fotto fembianza umana ,. che dal Cielo 
difcefo fofle per divino ccmando per 
confolarlo con recargli li quara' ra zec- 

(hini 



(0 £.'. Co: Vila cJcl B. Gaei. I:l>. 5. §. 3. 



124 V I T A D I S. 

chini da reftituire sllo indifcreto , e 
poco caritatevole Civa liere. 

501, In quel puntn tTeJenirio per Di- 
vina difforizione era icpragpiunto il gen- 
tilu.imo a farfj mantener la promeHa 
del giorno anteceilente , divenuto anch' 
egli fpettatore delle prefenti maraviglie. 
Apre il i>..nto ia carta , e riiruvavi den- 
tro tutta ia fomma del Tuo debito , ne 
piu, ne meno de'40. zecthini , li con- 
fegna fubito alcreditore, accoitipagnan- 
•lo quellatto con un tenero dilcorlo di 
quanto fia pronta , e liber.ile la Divina 
Provvidenza a chi di lei s'affida. Quel 
nobile uomo , che fu si duro ed oQina- 
to in voler efigere a forza di minacce 
e ftrapazzi il fuo ^inaro d:i un ^overo 
Santo impotenre a rtfflituirgtielo , ora 
attonito alla vifta di quel miracolofo 
foccorfo , fi fenti ammollire, e inteoe- 
rire di tal maniera il cuore , che ripo- 
nendo nelle mani di Gaetanoquella quan- 
tita d'oro, per cui modroiri tanto inte- 
tenTato , eliela dono in liinofina per li 
bifcgni della di lui famiglia , e giieU 
dono con giubilo , confolandofi di effer 
Bentfattore di Re'igiofi si cari a Dio , 
e con inuditi prodigj dallo llello Dio 
mantenuti . Altre prowiliuni mandate 
dal C ielo a G^etano per inano d' A 1 ge- 
li veJranli defcritte Cecondok fdrie Cro- 
•nologica . 

§. li. 

Anni di Criflo 1519. di Gaetano 49. 

£Dn/igliay ed indnce S. Gi>olamo Mjam a 
fondarc /« Congregazione Soma^ia . 

?o}. Lt Santitsk di Gaetano era giun- 
ta a tale giado, che mar.ivigliofa e for- 
prrndente dt tutti fi reputava . Laonde 
moltidimi perfonaggj dimoranti fuori di 
Venezia fentendo a difcorrerne con ir.a- 
pnifiche laiidi ed eiicoin|, fi accendeva.- 
\\o di ardente brama di p'irtarfi a quel 
!a Dominante per ricopiare in fe flefTi 
la perfezione dilUnta del m?iefimo. In 
que'giorni Girolamo Miani Njbile Ve- 
neto , liberato m'rtcolofamente da Ma- 
rii Vergine dalla ptigione , in cui era 



G A E T A N O. 

flato rinchiufo dairefetcito Imperiale , 
meditava il modo clie tener tiovev.1 per 
mantenere con fedelta alia fua celelle 
liberatrice la promefla fattale di abban- 
«lonare la vita licer.ziofa, che rin'allor» 
aveva condotta : e fenza dubbio veruno 
giudico fervirgli potelTe di mezio fjcu- 
ro per effettuare 'a fanta rifoluzione il 
trattare grinterelTi della (ua anima coh 
Gaetano . Per la qnal cofa fi trafportu 
con tutta foUecitudine a Venezia , coiiie 
riferike Monilgnor de Rolli della Con- 
gregazion Somaf.a , il quale cosi fcrive 
{*) '■ T^ou {,t tardo a "venifvi fra gli aU 
iri il nojiro Girolamo , il quale icme che 
egli era wvidifimo e famclice dl Uio , fli- 
tr.b fua buona ij^ntura l' arrivo di ijue/li 
amici di Dio , e cominriando a iraltar cor^ 
eji , e jreqiteniando al pik fpejjo che pote- 
•va la loro Chirja e cafa , ed accorgcndofi 
di qucUa rigoroja e fintU poucrta , nelt* 
quale lenza avcr akuna annua prowijio- 
ne di fermo , e fenza aprir la bocca per 
cbiedcre , /la^vano in tutto nmej/t nelt^ 
ProwiJcnza dct Signorc ; faccva loro jpej-- 
fo di bucne e g>ojje limofinc , cetcbrandoli 
per tutta /j Ciite per ucmitii fanti . Sog- 
giunge poi lo ilclio Autoie , che Giro- 
limo fi clcfje pcr arbitrt , e tnodcratore 
detia Jua ccjciczJ il coir.pagno di Gjcia- 
noGi"n Pietro Cirafa , da' dl lui comandi , 
ancora in affenza , dipcndcva ccn tanta 
foggczione c dciicatczza , chc non ipcrav» 
cefa alcuna, bcnthe minima , fenza la di 
lui ubbidicnza , fin a non "volcr acccitare 
in Sa!d un. liLrctto di me.titazioni d/ S«"<' 
Agoflino ; cfertcgli in dono da Men/ignor 
licrtazoli , fc prima uon az'effe Jcritto a 
Vcnczia al Juo Pirettore Padre Carafa , td. 
oitenutanc U pcrmipon: . 

J04. II Miani dun jiie portavafi di 
frequente alla cafa de' ToUntini , dove 
godeva !e delizie dcl fuo fpirito per li 
dolci trattenimenti e fante conforenre 
che faceva con Gaetano e Carafa , li 
quali riconofcendo rara virtu in que^l' 
anima grande , ne fferavano fucceiri , 
ed opere m.iravigliofe . Qui I' Arcivefco- 
vo di Taranto Tommafo Caracciolo fiOr 
pre nella mente di Gaetano un lume 
protetic» , e . nel di lui tuore uii puro. 
zelu della gloria di Dio fenza mefcolan- 

zi al- 



(a) Ccn/lant. ^0^'' • ^1'" d:t Vcn. I^liani lib, i^Aa^ 16. 



PARTE I. LlBRO III. CaP. VII. 125 

za alcuna di proprio 'nterefle ( a ) , rrien- ta , che vi prevedeva , e h ptopria in- 

tre conofieaclo e^li il fingolare acgiii- fufScienza a!Ia grande imprefa . Ma qui 

ho , che avrebabe fatte alla fua novella Gaetano efuUante di giubilo , e bene- 

Religi^^ne con incorporarvi un foggetto dicendo la Divina bonta per la bella 

di tanta afpettativa , e di fantita si emi- idea che aveva impreHa nella mente di 

nente , acclamato da tutta Venezia , quil Girolamo , impie£,6 tutto lo fpirito del 

era G'ro!amo , e fapendo parimente fuo zelo in efortare, ed animare il piif- 

quanto foffe faciie il guadagnarfelo , non fim.o Cavaliere a metter mano alla grand' 

abbifognando altro cihe una femplicepa- opera , che fperava certo l'avrebbe il 

rola che gliene faceffe il P. Carsfa , a Signore profperata , e condotta a termi- 

di cui cenni foli ne! primo intenderli ne ; che fe fentivafi a ritirarfene dalla 

ful)ito ubbidiva .- ad ogni modo non vol- diffidenza di femedefimo, queliaappun- 

le mai ne per fe fteflTo , ne per niezzo to unira alla confidenza in Dio era il 

del di lui direttore invicarlo, o perfua- mezzo piu valevole per efeguire !e mag- 

derlo a renderfi Teatino , di modo che giori e piii difficili imprefe . Parimente 

quello contenerfi de' noffri Padri dal il Carafa aderendo a'fentimenti del fuo 

jiroccurare f ingreffo del Miani nella Superiore fecefi anch'egli ad incoraggi- 

loro Congregazione , che era si facile , re con forti motivi e perfuafive lo ({ef- 

fu da alcuni oflfervato per cofa di gran fo Miani , il quale riconofcendo la voce 

jTisraviglia , come nota il fuddetto Mon- di Dio in quel psrlar si efficace e rifo- 

fi^nor de Rofli . Ma era ben ragionevo- luro di chi ceneva in conc*^tto di fanti , 

le queflo loro llupore , perche non ve- rifolfe , e promife di metter in effetto 

devano quello , che Gaetano prevedeva. il conceputo difegno , e dar principio 

Previde egli profeticamente dover Gi- alla fua nuova Religio.ie. Intanto nelle 

rolamo efiere fondatore d'un'altra Reli- fufTeguenti conferenze radunandofi infie- 

gione di molto profitto a'pro(lnn!, e di me quefli tre fervi di Dio , andavano 

nuova gloria aDio; onde non folamen- confultando i mezzi piil ficuri , le Re- 

te s'aftenne dal perfuadergli il veflira gole piu adattate , ed il modo piii pro- 

r abito Teatino , ma anzi gli diede iH- prio di ben allevare gli orfanelli nel 

moli gagliardi ad intraprendere la fon- timor di Dio , e nelle lettere, edifanti- 

dazione del nuovo ordine : ed eccone ficare ancora li loro maeflri . Laonde i 

r occafione. progetti , e le leggi che propofe il no- 

30J. In que' congreffi fpirituali con ilro Santo , erano si mirabilmente ac- 

S. Gaetano , e colCarafa, che con tan- concie al teivire dell' ideata Religione 

to fuo genio frequentava il nobile Mia- per l'efperienza che egli aveva di fon- 

ni , e ne'quali tratcavafi di foventedel- datore , e pt- '1 lume che riceveva dal 

la maniera Ja ofifervarfi per guadagna- Cielo, che invaghitofene ilMiani, vol- 

re i fecolari fedotti dal monJo ingan- le flabilir fopra quelle il fuo nuovoOr- 

natore , cadde una volta il difiorfo fo- dine, ficche da'ftitTioIi e configlj di Gae- 

pra que'poveri fanciulli , che per aver tano e del Carafa convinto , fi diede 

perduto i genitori a cagione della pe- follecito a fcorrere per ITtalia , iUuflran- 

ililenza , o di morte naturale vivono dola co'fuoi zelanti difcorfi ed elempj 

fenza guida , fenzi educazione , fenza di fanta vita , e piantandovi la nuova 

impiego ; ficche crefcenLfo poi neglan- Religione, che apporra tanto luflro , « 

ni , crefcono ancora piu ne'vizj , alle- giovamento alla Chiefa di Dio. 
vandofi ad una vita licenziofa fecondo 
il dettame de'Ioro capriccj e pafljoni . 
Allora Girolamo «onfido a' due fuoi ami-« 
ci il nobil p^ofiero e la fanta intenzio- 
re di pvovvedere a quefli orfanelli con 
fondaje una Congregszione diPretiRe- 
golari , che ne afirumeffe la cura ed ii 
governo. Efpofe pero le molte difficol- 

§. III. 

(a) £/. Cler. Vita di S. Gaet. lil . <}. 31. 



126 V 1 T A D I S. 

§. III. 

S. GaeUio manda a l^erona il P. Caraja, 

t pei Boniface da CoHe ad iftanx.a 

dd VeJiOTO dtberti . 

jo6. N.irorribile facco , aFtrove men- 
tovsto, che diede a Roma refercitoBjr- 
bonico , una gran pzrre di quelle con.u- 
l»i fciagure ebbe a foffrire il celebreVe- 
fcovo di Verona Matteo Giberti , il 
^uale benche riflretto 'in uni penofiflj- 
ma prigione , e barbaramente flr»ziaio 
da que'foldati, che trattavano ancoradi 
privarlo;di,giorno in giorno della vita; ad 
ogni modo moito piu fenfibile e rormen- 
tofa gli riufciva ia lontananza dalla fua 
fpofa la Chiefa di Verona , cheavevadi 
gii incominciato ad abbellire e rilor- 
mare , ed era tutto anfiofo per provve- 
Jerla di chi in fua yece lacuftodifle, e 
le aggiupgeflTe maggiore bellezza . Com- 
prefe fwbito, che il Carafa farebbe Uato 
idoneo per imprefa cotanto vantaggiofa : 
e con una lettera premurofa fcrittagli 
daiia carcere , che leggeli diflefa negii 
Annali del Silos , lo priega di roriaifi 
t Verona a vifitare , e coltivare quelU 
fua vigna , foggiungendogli : 1'adre mio 
ojfervantifttfjo , Je trovarete quel teireno 
di gii fmcffo , ed in qualche ccltnra , ral- 
legrate-vi con "voi ntedcfimo , perchi colla 
'vo/iTa direzione e eonfiglj s' e ridottointi 
huon fiato. Andate pe>i a darvi i' ultima 
mano , che /o di certu pot> a piit una Jofa 
•voftra occhiata di quante fati.be e diii- 
geme potefji io impiegani (ijc. (a). In 
tanto concetto , e flima era tenuto dal 
Giberti il Carifa . Quefli dunque rue- 
vuta la Letter» moflrolla fubito al fuo 
Superiore S.Gaetano, afpettando da lui 
Ja rifoluzione , e l'ubbidienzt • Qui il 
Santo conflderando da una parte U re- 
celfiti di trattenere il P. Ctrata in Ve- 
nezia per iflabilirvi ii eglio la prima 
cifa de" Cherici Regolari avendo egli 
per la fua virtu e fari?'"Z' .^cquiflato 
tinto credito in quella Donunantc, fhe 
fpeffe volte chiamavafi in pitno .Senaio 
(i) per ricevere i! di lui conliglio fo- 
pra i piii rilevanti aflfari dellt Repub- 



G A E 1 A .N O . 

blica ; e d^iraltra riflettenjo alTobbli- 
go di gratitjdine verfo un Prelato si 
celebre , e si beneinerito della Religio- 
ne , come era il Giberti , e che il coin- 
piacerlo farebbe flato ancora un gran 
follievo nelle frefenti anguftie della fua 
prigionia, (iette alquanto fofpelb a qual 
partito appigliarfi . Ma ricoifo airora- 
zione , in cui ripcrfando aver egli in- 
ftituiio il fuo ordine appurto per la Ri- 
forma degli EccK fiaflici , giudico molto 
opportuns a quello line I iitanzadel det- 
to Vefcovo di mandar» il Carafa a Ve- 
rona per profeguire rincominciata Ri- 
fcrn'a di quella fua Chiefa . Ordino 
percio allo fleflo P. Carafa col merito 
dell' ubbidienz» , che col4 fubito fi tras- 
ferifle , e vi fi pcrtafTe da buon Pafto- 
le. Qusnto bene poi e prolitto recsflie 
a quella Citti una tal miflione ordina- 
ta da S. Gaetano, agevolmente puo ca- 
pirfi da chiunque legga le regole dello 
flefl"o Carafa, diflefe per laRiforma det 
Clero e del popolo . Mentre poi queftc 
fedele miniflro fiticava indefeflo nel go- 
vernare, e pafcere la greggia raccomin- ' 
datagli , ecco il proprio di lei Paftore 
Morifignor Giberti fopraggiungere all' 
improvvifo,- perche egli inerce la pie- 
tofa induftiia del Cardinal Pompeo C'o- 
lonna , quando i foldati 'reJefchi cufto- 
di delta prigior.e flavano opprefli da un 
fonnn profondo , flrafcinandofi coirajii- 
to di corde da mano amica foflenute , 
per un caminino da fuoco fuggi felice- 
mente e dalla carcere e J« Rcma , in- 
viandofi a p.ifli freitolofi alla fua fofpi- 
rata Chiefa di Verona . Kon puo cre- 
derfi quanto efultafle tli giubilo il cuo- 
re di quefti due si cari imici , Giberti 
e Carafa nel rivederli , e quanto a que- 
gli (t raddiippulTc l' allegrezza dill in« 
tendere i felici proj;iefli dt-lla Riforma , 
che quefli aveva promoflo con taiito 
zelo e faiica. Per qualche lempo fl trat- 
tenne in Verona il P. Canfa per con- 
folazione dellafflitto Prelito , a cui ab- 
bifognava la compagnia d'un t»l cnnfi- 
dente, che gli radJoIcifTe le amaiezze , 
ed i pttime:iti fofferti nel ftcco di Ro< 
m» , ed »n< ht per tfliflergli co' faeicon- 
figl) ad iiUi:n.iie li gtaiiil iirprcfl (i^ 

inol- 



(a) i//c/ Hi/i Clir. l\rg. Par. I. 
(o; Procrf Neep./cl. 7v 



itt. J. pag. !<9. 



Part£ I. LiB. III. Cap. ViK 127 

molto avanzata della Difciplina Eccle- Stupitifi que'pbveri Religiofi , con be- 

fiaftica . Ma non fi fa precifamente il nedirne Iddio, la prima voIta'che s'ac- 

tempo iie\ fuo ritorno a Venezia. corfero di quefto pietofo inganno , quan« 

307. Sappiamo bensi , che Monfignor do poi Tiducevanfi a penuria , ricorreva- 

Giberti dopo la partenTa def P. Carafa, no al medefimo armadio, in cui ora sl 

non potendo vivere contento fenza la ora tid ritrovavano il cortefe alimento 

vicinanza de' fuoidilettiffimiCherici Re- deirincognito benefattore , e ritrovan- 

golari , avendo fempre avuto a cuore di dolo Ticevevanlo con ^giubilocomepro\« 

abbracciare il loro Inftituto , (e certi- videnza cel-efie (.a) , non ritrovandolo , 

mente abbracciato Tavrebbe , fe Cle- godevano ancora piu per aver a colle- 

metite VII. , che conofceva troppo ne- Tare i difagj della fanta poverti , fod- 

ceffarj alla Santa Sede i di lui talenti , disfacendo alla loro fame coToll erbag- 

ron vi fi foffe oppono) fece premurofa gj deirorto. 

iftanza a S. Gaetano di mandar alcuni 308. Efercitandofi in tanto con fom- 

Padri Teatini a Verona per fondarvi la ma accuratezza e vigorene'minifter;deI 

Religione, fperando -maggior frutto nel- proprio Inllicuto , s' acquiftarono graa 

la fua vigna dal maggior numero dico- nome appreflTo la Citta , concorrendo 

si buoni operarj, quando un folo Cara- a foUa e nobili e popolari allaChiefa di 

fa ne aveva fatta raccoha si copiofa . Nazaret, in cui Iddio profperava il lo- 

-StiiTiando ii Santo mezzo conducente al' ro zelo coiracquiflo di molte animegii 

la gloria di Dio il confolare le brame perd«te . Confoiavanfi di tanto bene , 

d'un Pjelato si degno e Si amorevole , quando Tinimico invidiofo del profitto 

deftind a quetla fondazione il P. D. Bo- che recavano que'zelanti Religiofi nelie 

nifacio da Colle con altri fetteReligio- anime de! popolo diVerona, fi adoperd 

f) , i quali giunti a Verona portaronfi di fraftornarlo , ed impedirlo . Un'am- 

■ad alloggiare nello Spedale deila mife- pia e vaga piazza , che Hk innanzi It 

ricordia ad efempio dei loro Padre S. Ipro Chiefa di Santa Maria , invitara 

Gaetano, di cui nel primo metter piede la nobilta , e 'I popolo Veronefe a ri- 

in qualcheCitta , gliSpedali erano fem- crearvifi col trattenimento di giuochi di 

pre il fuo ricovero . Non ando molto palla', e d'akra forta , e di fefiini di 

che a quefla nuova famiglia Teatina batlo , e di gozzoviglie d'amici , portan- 

venne alfegnata la Chiefa e cafa detta dovifi ancora le Datne , che allettate 

Santa Maria ,di Nazaret , dove quelli dalTamenita di quegrorti , che yi fono 

Padri, ficcome ebbero il csntento di ve- all' intorno irrigati da limpide acque 

der il gran profitto de'proffimi, che ri- correnti , vi facevano i loro pafleggj , 

fultava dalie loro Apofloliche fatiche , corteggj , e ricreazioni . AfTaticaronfi 

cosi per altra parte ebbero molto a pa- con ogni sforzo i Padri per divertire 

tire di fame , per ritrovarfi in fito lun- quefii divertimenti , come iroppoingiu* 

gi dair abitato', e per non effer nota a' riofi allaChiefa si vicina , ed impediti- 

Cittadini la legge della loro poverta di vi diquelli piiefercizjche «vevanfi intro^ 

non poter accattarfi il vitto con limofi- dotto ad onor di Dio , e beneficio de' 

narlo. Pero qui fi vide un tratto ame- profllmi . Ma vedendo D. Bonifacio da 

no di quella Divina Provvidenza , fotto Colle , che ad un mal invecchiato non 

!a di cui ombra e tutela volle Gaetano , fervivano i rimedj , fe non a piu inaf- 

che ripofaflfe , e viveffe la fua Religio- prirlo , e che fperar non poievafi d'in- 

ne . II Conte Girolamo Giufli degniflii- terrompere quella confuetudine . da mol- 

mo cavalier Veronefe mandava di quan- ti anni introdotta ; fcrifl^e a Venezia a 

do in quando a'Padri alcune vivande , S.Gaetano dandogli raggasglio di quel- 

e porzion di pane , con ordine a fervi- !e ftrepitofe converfazioni folite a farfi , 

dori, che le riponeflfero fecretamente in ed impoflPibili a disfarfi nella piazza di 

un armadio fituato neiringrefTo della Santa Maria , che tanto diflurbavano a' 

cafa fenzs lafciarfi vedere da alcuno. Padri il fervizio di Dio , e refercizio 

della 



(a) Silos Hi/l. der. J{cg. J'j.-. 1, HL ?. fiir 91 91. 



I l8 V ^ T A D [ S. 

(3elU loro vita «ttlva, e conterr.plativt . 
Celofifljmo il S»nto ili m&ntenere ne' 
loro figliuoli qtiella vita Apponolic» , 
che pretefe di linnovare nel mnndocon 
fondar la Religione de'Cherici ReeoU- 
ri , e fentcndo dalColle non poterli of- 
fervare nelia niiova cafa di Verona , gli 
fcriffe chei abbandonando tutti labita- 
zione di Nazaret , e qiunto avevanvi 
acquin*to , fiibito fe ne ritornaHero a 
Venezia , conie prontamente fa efegui- 
to , eflendo allora sfTente chi avrebbe 
potuto , e voliito tratienerli, il Vefcovo 
Giberti , che (i trovava in Bologna , por- 
tat.)vi(i a fervire il Papa Clemente VI f. 
ne!la folenne incoronazione di Carlo V. 
E'"co qiii lo zelo di Gsetano in volere 
piutcofio , che fi perdelie il pofTeflo in 
una Citia tanto cofpicua , quale e Ve- 
rona , che derogarfi airoflervanza del 
fiio Indituto . Un (imile lelo dinioflio 
in Napoli , come vedralli a fuo luogo . 

§. IV. 

J. QaeidHO covvcrti gli fretici alla Reli- 
gione Caitolica ed accrcfce Soggetti in- 
fgni ttila Heligion Teatina. 

309. Qusnto fo(Te intenfo Tardordel- 
la Fede nel cuor di Gaetano lo vedem- 
mo in pii rifcontri nelToppugnare non 
folo i fjl(i dogmi di Luiero, a cui par- 
ticolarrnente oppofe il fuo Ordine ; m» 
• ncora le altre erefie, ed eretiii diquel 
tempo . Or« quef.o ardore fi appAleso 
parimenti' in Venezia ellendovi Supi?- 
rinre , (icthe e colle pffdiche , e nell» 
privare conferer.ze , in cui trionfava a 
meravif;lia la forz» delle fue perfuafive , 
illumino molti acciecati mifcredenti;, 
ronvincendoli , e riducendoli alla fanta 
Fede . Ma di tanti con\?riiti ferva per 
cfempio il riferito da Mon(ignor Tom- 
mafo Caracciolo Arcivefcovo di Taran- 
to , d'iin fcifmatico greco unicamente 
Ipocrir» ed eretico. AfTettava coftui una 
fantitik ederiore con vedir nbui vili e 
cenciofi , con poriamenco divoto e mo- 
deflo , e con un difrorfo dolce edimef- 
fo , tutto ■ fine di acquillarfi concetto, 
per poter pri accr€i!tt.ue i fuoi ialfi dog- 
iri , che aniiava diniii.ir.ando per Ve- 



G A E T A N O. 

Dtzia. D* si belle apparenze inpannati 
alcuni del popolo correvano a folla e 
con avidita ad afcoltarlo quardo predi- 
cava, benche fofTe fecolare , le fue dot- 
trine erronee, e fcjndalofe , tna veflite 
i\ zelo . Affl ttilllmo il noflro Santo 
dair intendere s» acclamato d»'popoIi, e 
protecto da'grapdi quei".o falfo profeta , 
che fotto preierto di amore a Gesii Cri- 
fto , e di premura delU falvezza delle 
anime , le conduceva A\ti perdizione, fi 
fece primieramente a prolbire a tutti t 
fuoi penitenti ed amici laccoOarglifi ed 
udire li di lui difcorfi , fco, re.-.dn loro 
il veleno che vomitsva dnlla 'pifiifert 
bocca ; poi veglisndo per molte notti in 
oraziotie dieJef; a ttdttar con LMo que- 
(lo grande imerelTe , accompagnando le 
preghiere con aiprifrime renitenze , e 
fpaigimento di fangue . QuanJo fifial- 
inente d» un'im(u!fo interiore fenfeli 
ftimoI»to di andar in cercs del mei'e(i- 
mo irgannptore , e convenirlo da folo 
a folo per ("argli conofcere i fuoierrori, 
e ridurlo a rentimento . Imprefa era 
quefla verainente ariiua , e malagevole 
a chi oon avefleconfidato utMcatnente in 
!>!'■> , perchc quel perfi-'o greco confefso 
egli (leflo( conie liferifie i! medefimoSan- 
to in una fualetcefa, cI.l' fli regiflraca (j) 
ne'procefli) era ol1iiict..> r.elle proprie 
opinioiii e rifoluzioni , che non volle 
mai fottometterli a'coni",glj altrui . Ufci- 
to .lunque Gactaro di cafa bcn prefto , 
cosi Jifponendo IdJio , incontra il fe- 
duttore , e falutanJoIo corttfemente , 
fonra avergli mai altre vo.'tJ paifato , 
gli frorre con dolcezz» , e ri,r(?nJc <"n 
coinpaflione i di iui f.illi ; indi rinfor- 
zando il Jifcorfo con arp omenti |»»gliar- 
di , «mmolli alquanto la durezza eJofli- 
nazione del gteco run lafciarlo confufo , 
e fofpefo . Laondc lialTaver oflTervato il 
Santo in quei primo congrefl^o , che non 
erai^o difgraJiti i fuoi colloiji.) , conre- 
pendo iiiaggiori f,er<inze, rei lico in piii 
altre volte gli aflalti con tantn vig.re , 
che finalmcnte lo vinfe , e lo ridono 
pciuito alU Fede . Ondc tirevendolo in 
cafa , e trjitandolo con tuti« caritik lo 
confepn6 al P. Cafcf» , pcche n^aveflTe 
U direiioie , e j-etfcjirrsfle ropcra ro» 
si bene incamniinata . ViJe allora U Cit- 

li con 



(i) Proc. Neay. (■'.. 74. 



PaRTE I. LlBRO 

ti con iftupore un' uomo creduto pri 
ma \tiMo, e si applaadito ritiratofi nel- 
la noilra cafa de'ToIentini vefHto di 
fscco a far penitenza de' proprj peccati, 
e di que' di t?ant'a[tri , che cagiono co' 
fuoi dogmi fcandaloii . Q^ueflo zelo di 
Gaetano di acquiffar atjime a IJio fu 
remeritato dal Cielo coIl'accrefcimento 
slla fua Religione di molti foggetci di 
«minente vjrcd , tra'quali contanii lo 
innamorato del Crocifi!To Giovanni Ma- 
Tinonio Veneto , ed il graii icryo di Dio 
jjernardo da Todi . 

§. y. 

S, Gaeteno riforma t uffizio divino , 
e i facri riii . 

?io. Si diffe gii ne! fecondo libro uno 
4e'principali motivi che diede {'impul- 
fo ft S. Gaetano ^ rlnnovar nella Chiefa 
r an\tic3 Inftituto de^Cherici Regolari , 
eiTere.ftato il_ rimettere nel fuo fplendo- 
f.e , e decoro il culto Divino. OlTervan- 
co per tanto il difonore che fe gli fa- 
•ceva dagli Ecclefiaflici nel dar ie lodi 
s Dio col Oivino uffizio troppo fconcio 
e difforttiato , $'accinfe con tutto lo fpi- 
j-jto airimprefa di renderlo ordinato, e 
divoto . I! Breviario Romano in que' 
tempi era si confufo , e di errori ripie- 
ro , che i S«cerdoti pii favj fentivano 
dfl ribrezzo , per non dir deirorrore , 
in recitarlo . I! noflro Padre D. Gian- 
Pietro Carafa fi protefia in una lettera 
£ Monfignor Giberti , che nel folo leg- 
serlo venlva provocato a naufea , e fa- 
«idio. Queflo difordine partorivane un' 
altro non meno perniciofo « quelia uni 
formita delle preci divine , di cui va 
tanto £;eIofa la fanta Chiefa ; mentre 
quafi ogni Diocefi . e puo dirfi , quafi 
ogni Chiefa fi faceva lecito di formarfi 
un nuovo Breviario a fuo talento . In 
Roma medefima molti fervivanfi di quel- 
lo detto di Santa Croce compoflo d«I 
Cardinal Quignonio per efter di tutti il 
piu breve , come deplora nella fua Bol- 
la pofla in fronte al Breviario Romano 
il Santo Pontefice Pio V. Dunque per 
riordinare quefii fconcerti S. Gaetano 
col P. Carafa e gli sltri compagni , fin 
da quBndoerano in Roma nel principie 
della Religione andarono abbozrando nn 
Vita Ji S. Gatl. Pnrt. I. 



III. Cap. VII. ,19 

metodo di recitare le ore canoniche pii 
decente , e conforme aIl'ufo di Santa 
Chiefa ne fecoli anteriori , Ed in vera 
profeguen<{o fempre jsiu quelia lorofan- 
ta applicazione , lo riJufTero a termine 
di poter fervirfene eflj medefimi confor- 
meallafacolta ottenuta dsUa fanta Sede . 
?ii. Aflora il Santo defiderando di 
eflendere a pro di tutto il Clero queffe 
fue fatiche colla Pontiiicia autorita , 
mando il P. Carafa a Bologna , dove 
ntrovavafi in quel tempoCIemente Vii. 
per trattare un si rilevanteinterefie cob 
Sua Santita . Senti ron fommo conren- 
to il Papa le gradite iflanze deJlo zei» 
Teatino , godendo d'aver fotto il fiio 
Pontificato foggetti infigni con tanro fet\- 
vore mterefiati , ed impegnati ne!!a Ri- 
forma delle divine preci , che era tanto 
fofpirata da tutto il roondo piu fano. Su- 
bito dunque che Clemente fi refiitui a 
Roma, affidato deila dottrina , e perizia 
ne'facri riti di quefH fuoi , non meno 
fiimati fhedilettiCheritiRegolari , fpe- 
di unBreveAppoffoIico fotto liii.Gen- 
naio 1529. in cui premeffa quefia coin- 
mendazione de'medefimi allai onorevo- 
le : Vcj Re/igiortis , & Di-vini cultits ho- 
nore ac femore fitccenfi , loda ed appro- 
va i! loro zelo , e fatiche d'aver com- 
poflo con nuova forma piu decente , e 
canonica si I'uffizio grande delSignore, 
come il piccolo della-Beata Vergine , 
e riformato egualmente col Breviario 
anche il Meflale . Poi da loro ordine , 
e tacolta di farne per un'anno Tefperi- 
menro , ai di cui teiminarfi fe gli pre- 
fentafiero le dette Rifcrme per appro- 
varle ad ufo di tutta la Chiefa , come 
jpprovate poi furono , ed cr ora i! di- 
remo . Non e quefia poca lode di S. 
Gaetar.o 1' efTere fiato prefcielto con gli 
altri fuoi Reiigiofi a riordinsre I' Erclf- 
fiafiica Salmodia ed i Sacri Riti ,• men- 
tre una tale imprefa ne" tempi ancora 
anteriori venne fempre appoggiata da' 
Papi ad uomini grandi ed eccellenti , 
come a S. Girolamo dal Pontefice S. 
Damafo, ad Aicuino da I.eonelll., ad 
Aimone da AlefTandro IV. , anzi alcu- 
ni de'Romani Pontefici voilero metter- 
VI mano elil medefimi , e ''arfi immedia- 
ti autori d'un"opera giuJicata da loro 
delle piu foliariziali « nerefTsne al cul- 
to di Dio . Co^i Gregorio 1. , Gelafio 
I. , Leone li. . GregorioVII., e 8. Gre- 
K gorio 



IJO V I T A D I S 

gorio Magno , fecondo il riferito negli 
Annsli Ecclefmftici . 

jii. Ricevura la commiflfione Ponti- 
ficia *». Gietano col Car»fa e con gli 
alfiiPadri, fecefi a peifezionare la grand' 
opera intraprefa , e fra 1' altre Riforine 
che v'ii)du)Te , la prim-' fu purpare il 
Bieviario Romiino dalie Omilie c.i Au- 
tori tl.inn»ti e fofpetti . Origene, Eufe- 
bio Umineno , e iimili , in(erendovi al- 
tre tie'faiti di dottiini irrefragabile , 
come pure da idorie apocrifc , e non 
lincere . Indi dare m^pgior armonia a 
quegTlnni ch erano diffonanti , ed alf 
udito ingrati , e rambiare la frafe lati- 
na , dove app»riva tropporozz», e grof- 
folana . Vi alTegno nuove benedizioni 
piii ferie e di-ote invece delle prime , 
che ccntenevano delle inezie provocan 
ti al nfo piu che aila cotrpunzione ( di 
fcrJini tutti introdotti dalla varieta di 
capricciufi , che fi formavano gli uffizj 
a loro pen'o ) . Vi «bbrevio la pri 
ma delle quattro ore canoniche , che 
per effer troppo prolilfa , recaTa te- 
dio alji meno fervorofi . Vi prefcriflTe 
il dovetfi {dT fempre la commemorazio- 
ne di lutte le Domeniche dellanno. 
FiPfilmente ordino la rubrica con mag- 
gior chiarezza , e dillinzione. Neformo 
quefle leggi di propria autorita , men- 
tre oltre 1* rommillione Pontificia ac- 
cennata nel fuddetto Breve , gia gli era 
ftata accorddta un» piena facolti dallo 
fttflTo «^ lemente VII. nella prima Boila 
della fondazione , dove per lo fommo 
concetto di dottrina e perizia ne' facri 
cannni e riti , in cui teneva il Saiito 
c gli aliri compagni nella fondazione , 
gli concefle di poter correggere , muta- 
re , aggiungere , orilinare , ed innova- 
re qu>'>To di piii conveniente , e pro- 
prio tofle da loro piudicato : De Mifis 
preecipuc , iT de altis Divinij c^tiu , /i- 
•ve horij canonicij , pro ut •votis miliui 
'videtitur , cetebraiidis , CT recitandu . . . . 
/atere , edere , C7 pre tcrr.pore facij ede- 
rt , comgere , reformare , iS' in parie , 
"Vel in totum im>»utare , ac de noiroalia, 
pro ut v*tij expcdire videkitur , infiitue- 
re , iS" ordinare Cfc. Apgiunpe lo Stori- 
co per tedimorianza d'AnJrea Molfe- 
()o , oltre li Riforma del MefTale e del 
Breviario, eflere ancora S. Gaetino be- 
nerperitodel Cenmonule Romano , aven- 
io\o compoflo di prima mano], che poi 



. Gaetano. 

dal celebre noflro PaJreCanaldo fu (Ja- 
to alla luce con buon mftodo , e nuovf 
addizioni . In fomma ridufle il rollro 
Santo i facri riti , e la falmodia in s\ 
buon flaio , che quella purita , elepan- 
za , e maelti , a cui fi vedono opgidi 
reflituiti, devefi principalmente ailecu- 
re , zelo, e fstiche di S. Gaetano e del- 
la fua Religione Featina , come notano 
il Padre Silos nelle fue Storie, ed altri 
Autori . 

31?. Sebbene poi non ehbe il ronten- 
to Gaetano ili vedere »' fuoi tempi eCe- 
guita e puhblicata a tutta la Chief- que- 
Ita fu» Riforma de'Divini uffizj , n' eb- 
be perd il merito , e ne riporto runi- 
verfale jpplaufo ed encomio , allorchc 
fu poi riconofciuta , e comandata con 
Bolla particolare da S. Pio V. L* cau- 
fi di tanta dilazione viene attribuica 
dagli Scrittori airindole, e natura/ezza 
di quello flefl^b PonteficeClemente VII. 
rh? comando a' Padri Teatini la detta 
Riforma . Siccome la di lui mente valla 
e perfpicace portavalo ad intraprcndere 
ardue e grandi imprefe , cosi la di lui 
lentezza neH' efeguirle trattereva il cor- 
fo illorere gia incominciate , pergiun- 
gere al loro termine . Quando il facro- 
fanto Concilio Tridentino per le iflan- 
le fatte dagli flefli Principi frcolari riaf- 
funfe la fofpefa Riformj , feceli manda- 
re a Tiento dal noflro Cardinal di Tra- 
ni il P. D. Bernardino Scotii , quelli 
Scritti che teneva «pprefTo di fe , e rhe 
egli fleflo col Carafa , e Gaetano aveva 
diflefi per quefla correzione del Brevia- 
rio , e del MefTale , aflfine di flabilire 
fopra quelli •jna nuov» , e purgata le- 
gola da celebrarli i Divini uffizi . Ma 
dorendofi per grsvi motivi tetinintre il 
Coocilio , quegli ecceld Prelati ne rimi- 
fero refecuzione al Romano Pontefice 
Pio IV. , a cui la morte foggiiinta im- 
pedi il compierla , lo che efcRuito ven- 
ne a tutr» perfezione d»l di lui fuccef- 
forc S. Pio V. Colla Bolla pofla in f»C- 
cia al Breviario Romano obbligante tut- 
ti pli Ecclefiaflici , com«nd6 loio foito 
pene gravifljme a non f rvirfi d »ltro 
Breviario , che dellimpreflo di nunvo 
in Koma , fecondo la mente e la Rifor- 
m» di P«oto IV. approvat» dal preno- 
minato Concilio . E fu quella flefl» ri* 
m»nd»t» d»'Padri Tridentini al Papa , 
che compofe S. Gaetano infierae rol fud- 

tietto 



Partb I. LiB. III. Cap. VIIT. iji 

detto Paolo IV. prima che fofTe adunto moderatore della Joro piccola famielia 

al Trono Pontificio , efTendo ancora Re- Teatina. Allors Gaetano difimpegnato 

ligiofo Teatinor Patrcs , cosiS,P''0 nel- dall' invigilar fopra gli altri , ii diede 

la BoIIa , in illa falutari B^eformatione tutto a fe fteffb, per dare tutto fe Uef-. 

ab eodem ConciHo ionfiituta Ereviarrum (o a Dio , con godere il dolce ripofo 

ex ipfius Pauli IV. Pipx ratione refiitue- della ritiratezza , e le veredelizie d'una 

re cegitarant &c. Ma con ma^gior di- piii coiuinua contemplazione . Ma que- 

fUnzione Innocenzo XII. nella Bolla fto fuo pieno ripofarii in Dio , e quefti 

della canonizzazione del noltro Santo piu teneri ampielli del fuo fpirito con 

a lul attribuifce la gloria d'aver rifor- lui non ebbero lunga durata , perche lo 

mato infieme col fuo collegs P. Carafa flefTo Dio per un^interelle di fua mag- 

il Breviario Romano , e ridottolo a quel gior gloria volle occuparlo negli eferci- 

belTordine e perfezione . in cui al pre- zj della vita attiva in Verona . 

fente fi vede; Di^vini eultus nitore , exa- ^iy. Monfignor Giberti , vigilantifli- 

Efaque facrorum rituum obfervantia , qua- mo Paftore di quella Chiefa , incontro 

rum quidem reyum peculiare fiudium fuis la difgrazia , che per lo piu accadde a^li 

demanda-vit , & ejufiem Clementis Vll. uomini Arpoflolici di riportare dell'odio- 

pradecefforis juffu Breviarii R^omani re- fita , e del difprezzo da quelie fante 

formationem una cum preefato tunc inmi azioni), che dovrebbero conciliar loro 

noribus confiituto Joanne Pctro Carafa Jo- rifpetto , ed amore. Rimirando il gran 

dali fuo aggreffus efi , quce poftea no^vis Prelato la Chiefa di Verona come fua 

curis abfoluta in Breviario i{omano vul- diletta fpofa , volle purgarla da quelle 

£ata efi . macchie , che deturpavano molto la di 

lei bellezza . Promulgo per tanto leggi 

CAPITOLO VIIIs a quefto fine accomodatilfime , che fer- 

vivano di freno alla troppa liberta de' 

Anni di Crifio ijjo. di Gaetano yo. coHumi introdotta si negli ecclefiaflici , 

come ne' fecolari , ma tanto li primi 

S. Gaetano alleggerito dal carico di Supe- come li fecondi dal demonio ingannat» 

riore fi porta aVerona per ridurre quel e fedotti , di mala voglia le udirono 

Clcro , e quel popolo all' ubbidienza del pubblicare . Li Canonici e gli altri del 

fuo pafiore . Clero furono i primi a noii voler fotto- 

metterfi alla prefcritta Riforma , e con. 

J14. "KtEI mefe di Settembre di quelV effi unironfi parimenti i fecolari , li qua- 

i.^ anno giunfe il rermine fofpi- li dopo una aperta difubbidienza forma- 

rato da Gaetano, in cui rimaner libero rono una fpecie di ribellione contro il 

dalGoverno. Ma ficcome egli giubilava proprio Prelato. Che non fece egli , che 

nel vederfi efentato dal comandare , e noa difle , che mezzi non adnpero per 

fovraflar agraltri: cosi gli altri piange- acchetarli , per vincerli ? Pratico da 

vano al folo penfiero di doverfi fottrar- prirna da padre amorofo qualunque in- 

re dair ubbidienza d'un si buon Supe- dufliia piu dolce ed affettuofa per ri- 

riore: Tanto egli fi refe amabile a' fud- durli all'obbedienza . Ma veggendo che 

diti in quefli tre anni della fua Pre- la dolcezza , e rafTfetto li rendevanj piu 

pofitura a forza della grande umilt^ e animofi al contendere etumultusre, re- 

piacevolezza , ma pero maeftofa con cui puto indifpenfabile difendere la oltrag- 

governavali. Volendo i Padri raddolci- giata fua dignita Epifcopale con le ar- 

re quefla loro amarezza con foftituire a mi fpirituali. Quefte pero altresi inuti- 

Gaetano un'altro Propofito di tal bon- li riufcirono ed inefficaci , ed era di 

ta , dottrina , e prudenza , che potefTe gi^ perduta qualfivoglia fpeninza Ji pa- 

profeguire il governo fulle veftigia del ce , bfnche piii fiate proccurgta da per- 

Santo , fi elefTero in Superiore il celebre fonaggj di tutta rautorita. Per la nual 

P. D. Gian-Pietro Carafi , il qtiale fe cofa il Sommo P, ntefico Clemeptc- Vil. 

fu poi Itimato capace di reggere tutto intendendo efTere impolfibile , che rer 

il monjo Criftiano fotto 11 nome di Pao- allora fi tidonafli? a Verona la tr?n-)uil- 

lo IV. I molto lodevoltnente fi condufTe- lita , fece fcrivere al Giberti da Monfi- 

ro que' Religiofi nel conflicuirlo cd,-o e gncr Sanga Secretario , che lafciata nel- 

R i !a fua 



13* VitadiS. 

U (i:a oftinazione Verona , ritornade egli 
a Roma per ricuperare la quiere tanto 
brainata , rinforzando quelfo invito it 
Papa con aggiungerv» un periodo lullo 
He(i'o tenore di propria mano . 

3i<. Ricevutafi qneHa lettera amore- 
vole di Sja Santita ila Monfignor Gi- 
berti , prima cii v«ler abbanJonare le 
lue amate pecorelle , benchc dilviate , 
volle tentar rultime prove di riui;;rle 
al proprio paftore. Sowenutaeli a men- 
te la fantita e prudenia t!el P. U. Gae- 
laro , e la di lui grande flima appreiTo 
i Veronefi , fcriiVe all' amicilUmo P»Jre 
Carafa Superiore in Venezia , che lo 
mandalVe a Verona , acciocche colla fua 
autorita e pruJenti maneggj vi riiionaf- 
fe quella pace , che da tanto tem.^i fo- 
fpirivafi. Nun fu men i ronto il Carafa 
a quefle iflanze del Vefcovo , che Gae- 
tano ati efeguire i comandi fattigli Jal 
fuo Propofito . Al comparir dunqiie ch' 
egli fece in quclla Citta , i piu favj e 
lelanti , ben ricordevoli di qiianto pro- 
fitto riufci la fua prima miflione in Ve- 
rona nel 1519., come a fuo luogo fidif- 
fe , lo riceveitero quale Angelo di pace 
manJato da Dio, rifoluti Ji voler uJire 
li di lui progetti , e feconJare le di lui 
intenzioni . Gaetano pero prima di ac- 
cingerfi a quellt sl ardua iniprefa por- 
toffi a piedi del CrocefilVo , e qul con 
fervoroU , e prolifla orazione da lagri- 
»ne di compaffione , e da raolto fangue 
sccompagnata , prego il Signorc aj aver 
pielii del popoL» Veronefe , e dar a f« 
Inme, calore, e virtu di meneggiare fe- 
licemente que'tratrari di p-ice , che fla- 
VI per intraprendere . inJi rinfu'zito 
dallo fpirito Ji Dio , e tutto pier.o di 
conlidenza li abborca or con Tuna , or 
con 1'ahra parte, con ttnta grazia della 
fua natiirale eloquenza , con maniere ti 
(brti eJ obbliganri , con ragiuni ed ar- 
gomenri si efficaci , con preghiere si 
umiU e tifpetrofe , e con prugetti di 
CompoGzione si grandi , che refofi pa- 
drone del cuore di tutti gl' intereflaii , 
ed arbitro de' loro pareri, trionfo mira- 
biimente fopra gli autori della difcor- 
dia , e ro'icKiufe la bramata pace fon 
vicendevole foddisfazione e contento . 
Ridotto il Clero e'l popolo ad una per- 
t :ta ubbidienz» c venerazione al fuo 
Vffcovo , fu ricondori» la gieggia Jif- 
pt:(fa al fiio Qvile . Op«ta vetainente 



G A E r A N O . 

maravigliofa fu quefla d'aver Gaetan© 
folo concorJati infieme snimi si rerti- 
nacemente difcordi , che non pote mai 
ottenerli da tanti altri perfonaggj de" 
piii autorevoli , benche vi fi folTero im- 
pegnati con turto lo fpirito ed artiore. 
517. Terminaca Gaetano con tanta 
felicita la fua miflione fu coftretto a 
fentirne con grave rifentimento della lua 
umil:.\ gli appUufi e riDgraziamer.ti di 
tutta Verona . Onde per isfuggirii co- 
me non meritati , riconofcenJo folo per 
autore della confeguita concorJia il Dio 
della paic , li reftitui con tutta folleci- 
tuJine aVenezia, ove profegulre arJet>- 
temente braina'.<t gV iaterrotti efercizjdt 
Ciiritii . 

C A P I T O L O IX. 

Auni di Criflo rj^r. 3:. 3}. di Gaet. 
51. 51. 5}. 

L" Opo-ato di S. Gactino ncl rcftantc 

dclli jua dimora in Vcntzi* » e 

fiioi 'viaggj a Viccnzs ■ 

318. "vtEI rifeiito viaggio di Gaetan» 
XX Ja Venezia a Verona , e di 
Verona a Venezia gli convenne palVar per 
Vicenza fua Patria, nella quale uopo 6 
neceilariamente , che fe ne faccia qual- 
tiie mer.zione e racconto , avenJo lafcia- 
ti arnmirabili efempj d' un gran diflac- 
co dal mondo . Preceduta ia Vicenza la 
uotizia del fuo pafla^gio , corCero ad 
incotitrarlo i popoli a cagi«ne di quell' 
alto concetto , the Ji lui formarono I* 
prima volta , che ve lo viJero operar 
cofe granJt Ja Prelato fecolare , c guar» 
dandoiU come un' oggeito di maraviglia 
non poterono contererfi dal ptorompere- 
in acclamazioni di ftiraa , ed in efpref- 
Goni di giubilo . I parenti piii d'rgn» 
altro confoUti flavano fofpirando ilcon- 
tenio d' alloggiarlo nell» propria caf» 
colla fperanza di perfuadervelo queflt 
volta , che riJotto all 1 Qato di povero 
Religiofo , fpogliato d'ofni avere e co- 
moJiti , credevano dovefTp abbifognare 
dtl pat»rno ricovero. Ma 1' umile Gae- 
tano difprezrando quefli onorifici invi- 
ti , < parenti, e pahzzi, e comadi , ri- 
volfe coilante i p-illj al fjo amaio Spe- 
dale , fiiori Ji cui non volle mai altr» 
«Ibeigo. Quelle lltfpiiofe Joglianie , <be 

ac ii- 



Par.t£ I. Ll» 

ne fecero li nobili rutti del parentado_, 
ftimando molto difonGrevoIe alla fatni- 
glia Tiene , che un rerfona§gio di qnel 
fuo nobil fangue fi vedefTe ricoverato 
fra le fordidezze d'uno Spedale ; e quel- 
le mormorazioni d'alcuni maligni crici 
c! , da'quali quefta eroica azione del 
Santo giudicata veniva vilci di animo , 
ipocrifia , e leggerezza di penfare , non 
folamente non fbbero forzadi rimuover- 
lo dalla fua cafa de'poveri; _ma anzi gl' 
iftillarono fentimenti ftraordinarj di gio- 
ja , per vedere cosi ben nafconderfi le 
fue virtu, e le fue fante incenzioni. 

319. Ora reftituitofi in Venezia alla 
fofpirata quiete della contemplazicne , 
non cefsd per quefto dalle fue faticiiea 
follfevo de'pro(fimi. A quel fsmofo Spe- 
dale degrincurabili , da lui gi^ fonJa- 
to , portavali ogni giorno a vifitare e 
fervire qiiegl' infermi , confolandoli con 
foavi difcorli , e foccorrendoli ne' lorb 
bifof^ni si deiranima , coine del corpo . 
Defiderofo poi di onerare per laconver- 
fione de' peccatori , aidava iatracciade' 
piu oftinati , chie riempiendo or di ti- 
more , ed ora di fperanza , inteneriva , 
e riduceva alla penitenza . IndefefTo nel 
predicare la parola di Dio , ed in am- 
miniftrare i Sacramenti , fempre pronto 
a confolare gU afflitti , e pacificare i di- 
fcordi , ed a rimettere in credito la Fe- 
de ne' mifcredenti con una caritasiuni- 
verfale , clne non eravi Iiio°o , ne Daco 
di perfone ; fopra cui non difFondeffe li 
fuoi ardori ; e cosi icnpeenato pe 'I van- 
taggio delic aiiime , che non lo fono 
tanto li cacciatori per la preda , di cui 
aflfannoli vanno in cerca ; e per quefto 
comunemente veniva chiamate caccia- 
tore deir.Tnime.- Proximorum jaluti ajft. 
dua cura incumbebal , d^cius propisrea 'v:- 
nator animarum , come fta regiftraco nel 
Breviario Romano . In cal modo , ecoll' 
efempio delle fue vircu , e colia colcura 
di cante fue appoftoliche fatiche raccol- 
fe egli foio tanto frutto in Venezia , 
quanto raccolto n'avrebbono molti ope- 
rarj infieme. f.he lo fpirito di Gaetano 
equivaleffe a molti ; e lo fpirito di mol- 
ti fofle inGaetano, qiefta era Topinio- 
ne del fuo Superiore il Vefrovr) Tea- 
tino , che flava ofiervando di con- 



. III. Cap. IX. 153 

tinuo , e con iftuporc le di lui ma- 
ravigliofe azioni . Cosi egli fcriflfe al dot- 
tifiimo P. Maeftro Bartolommeo Spina 
Domenicano, dicendogli , che in veddr 
Gaetano avrebbe veduto in lui folo tut- 
ti gli altri fuoi fratelli Religiofi, come 
che di tutti le virtu in fe unite avefTe: 
Fratrem noftrum , cosi la lectera del P. 
Garafa , cbarijjimum Cajetanum PresbytS' 
rttm ad 1e miitendum duximus , quem\vi- 
dcns , non me unum tantum , fed omnei 
tonfer^vos meos & filios tuos , qui mecum 
funt fidere , & audire videbis . Vale . 
yenetiis 17. Sepiembris lyjJ. («) 

?io. Ma di queft» fua carica verfo il 
proftjmo , volle che accefi fofiTero psri- 
mente i fuoi figliuoli , ordinando loro 
con legge permanente, che pofpoftoogni 
proprio comodo ed interefil; appIicaflTero 
alla falvezza delTanime , come ad un* 
affate, che fopra d'ogn'a!tro ftafie loro 
a cuore , non gi^ folamente con una 
attenzione ordinaria , ma fomma , ed 
eccellente: Prcecipuam exhibeant charitar' 
tem ; rem fuam privaiam aut commoJut» , 
ne fpecfent , animarum faluti ,magnopere 
fiudeant . Anzi acciocche potefTero ac- 
tendere allo ftudio delle facre fcienze sl 
necefiiario a'miniftri appofiolici , ottenne 
prima di partir da Venezia da Clemen- 
te VII. un'ampia BoIIa , in cui co:',cs- 
defi quefto pfivilegio a' Superiori Teati- 
ni di pocer difpenfare dairobbligo dell' 
uffizio que'Ioro fuddici , che crovanfi oc- 
cupati ne'minillerj della predicazior.e , 
e confeffione , o nello fliidio della Teo- 
logia , e facri canoni . 

321. Un fatto notabiie accaduto nell' 
ultimo anno . che dimoro Gaetano in 
Venezia IJJ?. vuol elTer qui riferito , 
perche in efiTo fi fcorge il lume profe- 
tico di cui era adorno , e lo zelo della 
Regolare ofiervanza , da cui fu fempre 
invellito. Marc'Anton!o Flam^nio cele- 
bre in que' tempi al mondo per Torna- 
mento delle lingue rhe rofi^e 'eva , e per 
le molte fcienze e belle lettere , che ia 
lui facevaiio una firepitofa compp.rfa , 
invaghitofi del vivere Teacino , Ijramd 
srdentemence di onvivere co' [Toftri . 
Per oicenerne Tincento ricorfe ad un 
Pacrizio Veneco fuo amico , e beneme- 
rico della Religione Francefco Canpel- 

lo. 



(a) In ^rcki-v. S. Pauli. Epiff. 18. .Ap. El. Cler. lib. x. ^. 48. 



1^4 V I T A D I S. 

ro, acciocche lo raccomandiflfe al P. D. 
Gacuno, offerenJofegli pronto ad infe 
gnar le fcienze •'giovani fludenti , e 
porgere valido ajuto colle fue tacoita 
alU fabbrica , di cui era necenitofa la 
cafa Tolentina ; ma a motivo della fm 
cigionevole complefTione , richiedeva 
qu«lche difliniione nel vitto , e liberti 
di ufcire da chiollri a fuo talento per 
follevamento deIi'aniino . Impegnollj * 
tutto potere il nobile uomo a tavore c(i 
Flaminio, fcrivendo alSantoPadre non 
folamente con pregarlo di contentar le 
brame di un foggetto si cofpicuo , ma 
con perfuaderlo a forza di quefle a fuo 
parere convincenri ragioni : cht jarebbe 
rifultato grand' onore alla Rchgionc dall 
atqui/fo d' un prrfonaggio si cflcbre . Mol 
to ■vantaggio a' giovani fott» il Tnaptlcn 



cro 



di uno de piit Uttcrati di qucl fccolo i op- 
pertur.o foccorfo ai bifogni dcHa f'bbnca ; 
C poi un pubblico cfcmpio noi Jole a tut- 
ta Vcnczia , ma a tutta l' Italia . Al ri- 
cevere Gaetano la lettera del cavaliere 
benefattore infigne della fua congrega- 
zione , fpogliato di ogni uin.ino riguar- 
do, e molto piu di quallivoglia interef- 
fe , gli rifpofe in lungo foglio alcuni 
fentimenti, li quali fottrarmi non polTo 
di qui trafcrivere , perchc ammaeflra- 
menti contengono di celelle dottrina . 
Cosi adunque rifpofe Gaetano : Cenful- 
tandomi prima con Dio ncll' orazione , mi 
fcnto moffo a /ignificarvi , cbc effcndo U 
Keiigione un adunanzt di molli , unius 
moris in domo {a) , tutti uniformi ncl 
•vivcre e ncl cofiume , non pua f-irfi ma- 
dre di cbi prctcnde diftinzion; dagi aitri 
fuoi figiiuoii: cbc le fingolarila jon jcm- 
pre fiate un contagio maligno , // tjuale 
lontamim lc comw.ttci ancora pin offcr- 
vanti . ii trovano , e vero , nclia no- 
Jlra co<igrcgJzionc perfone difercnti \dt 
cti , fanita , c complcffione : ma -vi fi 
fijferva la rcgola dettata dallo Spirit» 
janto a no/iii fanti pid-i (chiani» noflri 
padri i fanti Appolloli , per ellere fla- 
ti i primi fondatori di qn-lla vita cle- 
ricale ed appoflolica , ch' egli pui rin- 
nov6 nell» ( hieli ili Dio) , in cui fi 
prefcrive di trattar tutti a mijura dcl bi- 
foino , ed efigcnza di ciafcuno . Et divi 



G A E T A N O . 
debant illa omnibus, prout cuique opus 
erat {b) , Pero quejia diftrilnzione fta in 
mano dcl Supenore , non gia ad arbitrio 
di egnuno dc judditi . Stimo afjai il gram 
fapcrc di Flaminio , ma ftimo piit afjai l' 
impararfi l' alfabetio di Crifto , in cui i 
apprende f umriazione e la mortificazio- 
ne del Crocefijfo . L offerta dcl fupplicante 
in Jufidio dclla fabbrica , c nel magiftero 
de' giovani non fa alcuna impreffioni im 
chi prcdomina lopra ogni proprio comodo 
e vantaggic 1' amor della Cioce , e la zelo 
d una perfettJ cffervanza . Bcnc vale in 
Chrifto . ycnctiis jy. Fcb. 15J}. (c). Da 
quelta nfpofta negativa all' illanza d' un 
Senatore de' piu nguardevoli della Re- 
pubblica , e si amorevole benefattore del- 
la Religione fcorgeli chiaramente quan- 
10 il noflro btnto fofle fuperiore a'rif- 
petti umani , ed a' proprj intereflQ , e 
quanto zelalle di niantenere intatta nel 
fno Inllituto la vita comune . Non vol- 
le dichiararfi di vantaggio il Santo nel- 
la fuddetta lettera , ne manifeflarvi quel 
lume profetico , che nella premefl^j ort- 
zione gli fu partecipato dai Cielo , per 
non difcreditare appreffo del .Senatore 
il di lui amico Flaminio . Seppe per 
Divina rivelazione, come riterifce I' Ar- 
civefcovo Tarantino , la precipitofa ca- 
duta di queflo dottiffimo uomoneirere- 
lia ( <i ) , e pur troppo avverofll dopo al- 
cuni inni la di lui apoflasia dalla Fede , 
aveoiio anchegli feguito TerrorediLu- 
tero in materia della giuflificszione : 
Baftar x falvarfi la Fede fola . Q^iieflo 
luine profetico fervi a Gnetano per evi- 
tare il gran difonore , in cui farebbe 
incorfa la fua Relipione , che aveva eret- 
ta fotto lo flendardo della Croce diret- 
tamente per combattere contro Lutero, 
Dee pero fapeifi Is inorte da buon C^at- 
tolico di queflo MarcAnionio Flami- 
nio , avendo prima ibjurati i fuoi erio- 
ri per opera del noflro P. Carafa , da 
cui a forza d' argomenti , d» fcritture , 
e della fua amabile eloquenz» dinngan- 
nato , fi vide rimcflo ncl grcmbo di 
faiita Chiefa ( e). 

j;ir. Sin qui «bbiamo defr ritto S.G«e- 
tano in Venezia per que^tinque anni , 
fhe la \lluflr6 cogli fplendori dell» fua 

fan- 



/i) pf. 67. (b) ^l.i. X. ^5- (O -^P- <■'<•'■■ "*• »• / 19- 

(■i) El. Lier. mt fup. (e) Silos psr. 7. lib. 7. pij. »5J. 



Part£ I. Ll 

rantita ; benche di tante virtii e prodi- 
giofe azioni , che fuppongono 11 Scrit- 
tori operate da lui in quelia Citta , po- 
che n'alibiamo potute qui riferire a mo- 
tivo della particolare circofpezione, con 
cui ramilta del Santo le andavaoccul- 
tando , e della trsfcuratezza volontaria 
di que' fuoi Religiofi in non regiftrarle. 
'Ora feguitiamo il Santo Padre nel viag- 
gio , che fla per fare verfo la famofa 
Cicta di Napoli . 

C \1? I T O L O X. 

Anni di CVifto 153?. di Gaetano yj. 

8. Gaetano ia Napeli , 

§. I. 

Occafionc , t motivi della partenza di 
S. Gactano da Vcnezia . 
^ij. T A fantita fingolare , e lo zelo 
I 1 appoftolico con cui vivevano in 
Venezia i Cherici Regolari per tutta 1' 
Italia fi fparfe , e principalmente per la 
Citta di Napoli , la quale concepl defi- 
derio grande di avere alcuni di que' fan- 
i\ uomini , ad oggetto di provvedere 
alTindigenze delle proprie anime , co- 
me fi ritrae dagli articoli della caufa 
della canonizzazione dei Beato Gaetano 
{a) . ScriflTero per cio molti nobili di 
■quella Cittk al P. D. Gaetano , ed al 
P. Carafa loro cOTicittadino , pregandoli 
-a mandare alcuni de' fuoi Religioli a 
fondare una cafa in Napoli . Ma eflTen- 
do lUte le rifpofle o negative o dubbio- 
fe , perfiflendo que' cavalieri nelle loro 
brame inviarono aVenezia perdarmag- 
.gior forz-a alle nuove iftanze uno de' 
primi Teologi e perfonaggj di quel tem- 
po il P. Maeflro Seripandi , che fu poi 
Generale delFOrdine di S. AgoHino, e 
Cardinale di Santa Chiefa (h) , accioc- 
che a nome pubblico dimandafTe , e pro- 
moveffe quef^a miflione Teatina . Ma 
Bemmeno un si autorevole mediatore 
pote ottenerne il confenfo alToIuto de' 
Padri , cui uno fpirito particolare d' 
umilti tratteneva , e fermava fofpefi . 
Quando volendo Iddio ronfolare i defi- 
derj e le iflanze de' Napolitani , per 



B. III. Cap. X. 



«n 



quattro anni continuate , fi compiacque 
alla fine di confolarli , ma per un mex- 
zo totalmente inafpettato. 

314. Benedetto Tizzone da Fondi 
uomo pio e dotto , rifoluto avendo con 
alcuni buoni Cherici Secolari di ritirar-' 
fi da'pericoIi , e dalli ftrepiti del mon- 
do ad una vita quieta , e divota , prefe 
abitazione in un luogo fuori della porta 
di S. Gennaro , e vicino alla Chiefa 
detta Santa Maria della Mifericordia . 
Qui diede principio a fabbricar la cafa 
con tal fervore e confidenza , benchd 
fprovveduto di denaro , che il Conte d' 
Oppido D. Gio. Antonio Caracriolo co- 
la foprsggiunto , nel vedere un'uomo 
privo afFatto di mezzi , tanto coraggio , 
dille , ajludendo al fuo nome : ^uefti 
non e gia un Tizzone efiinto , chc fempre 
'vtvo arde , e luce . Indi quel piiflTimo 
Conte che aveva un grand'animo cor- 
rifpondente alla fua gran nafcita , fipre^ 
fe l'impegno di profeguir egliafuefpe- 
fe la fabbrica, ed in breve tempo la ri- 
duflfe a tal perfezione , che Benedetto 
ed i fuoi compagni entraronvi di gii ad 
abitarla , oflfervandovi una vita comune 
ed efemplare a norma de' Religiofi Clau- 
firali con fomma ediiicazione del vici- 
nato. Ma irrifoluto ancora il Tizzone « 
quali regole appigliarfi pe "1 buan gover- 
no della famiglia; tratto dalla fama del 
nuovo Inftituto de' Cherici Regolari , e 
della vita appoftolica , che profefTavano 
in Venezia , persd di portarfi in perfo- 
na a quelta Citta , per ifpiare d'appref- 
fo le leggi , le ofTervanze, ed i coilumi 
di quel Si celebrato Infiituto , e ritrar- 
ne poi una copia da proporre a' fuoi 
compagni diNapoli. Comunicato il pen- 
fiero al Conte d^Oppido , e da quefii 
fommgmenteapplaudito, intraprende con 
allegrezz» il difaftrofo viaggio verfoVe- 
nezia , dove giunto , e ricevuto da que' 
Padri con trattamenti cortefi , andava 
confiderando a minuto il tenore del lo- 
ro vivere , ed operare. Ma oh ammira- 
bile difpofizione del Cielo ! Quel Bene- 
detto ch'era venuto a Venezia per ri- 
tornar a Napoli , Dio lo ferma in Ve- 
nezia , e vuole fia occafione a Gaetano 
di rifolvere la partenza da Venezia , e 
r aadata a Napoli . 



(a) Art. ir Pojit. Canon. pag. 7. 

(b) F. Magg. Nov. z. di S. Gact. Serm. X. cap, *. 



1^6 V r T A D I S. 

Jiy. QueIl'o(rervar che feceil Tizzone 
la vita s\ rcgolata e fanta de' fuoi ofyii- 
ti , !a loro si ftretta povert^ , e la ciol- 
ce armonia e concordia d' animi , l'efat- 
tezza e decorodellefacre funzioni , quel- 
iil unione delle due vite attiva e con. 
templativa gli cangiarono i fuoi peiifie- 
ri, di modo ch? dimenticatoll della nuo- 
va cafa, e comragnia di Napoii , a cui 
doveva pMT :>ver dell affetto, per efTer- 
re flato rinventore e promotore , chie- 
fe a'padri con umili ej efficaci preghie- 
re la grazia delTabito Teatino, e dopo 
molte prove fattsfi del di lui fpiriro 1' 
otrenne , tramutatofegli il nome di He- 
nedetto , nel nomedi Severo, convenieii- 
tHVimo a quella vita aulTera , che pratico 
fin airultimo de' fuoi giorni . Quandoil 
Conte d' Oppido , che Oa va afpetrando con 
impazienza il ritornodel rizioneper dar 
J'ultima mano a quella nuova congre- 

Sazione de'Cherici Secolari , intefe che 
buon fervo di Dio rapito dalla bellez- 
78 di quella vita appoftojica, che prati- 
cavano i Cherrci Regolari in Venezia , 
avevaia ancor elTo abbracciata , rimafe 
attonito e fofpefo in riflefrere Come|avef- 
fe avuto tanta forza refeinpio di que' 
R.M^fiofi per far cambiare rifoluzione ad 
un' uomo , da cui qv.afi Ji gia flabilita 
erafi la mat iera con la quale proccurava 
la divina gloria , la fanrificazione di fe 
HePCo , e reterna falvezza del popolo di 
Napoli. Onde accrc-fciiitofi nelConte il 
concetto, e la flima della Religioti Tea. 
tina, gli fi r^accefe ancora un defiderio 
ilj averla in Napoli , dicendo fra fe flef- 
fo: Quedo e un colpodellaDivina Prov. 
videnza , che pare voglia la nuova cafa 
da me fabbricara per riretto non fiik di 
Cherici Sec«!ari, come io credeva , ma 
di Cherici RegoUri , come fommamen- 
te bramo . E qui conferito il fuo pen- 
fiero con la primari» e maggior parte 
della nobilti Napolitana , tutti conven- 
nero in dovetn rinnovar le iflanze , ma 
con afTai piii di foienniti e vigore di 
prima , cioe non con fole lettere priva- 
te , nia a nome pubblico della C.itti , 
Diftefafi dunque ia fupplica , e fotto- 
fcritta da fette eletti , che rapprefenta- 
no tutto il gran corpo di Napoli , la 
rrafmifrro a VeiPZ'a . dr-ve ricevuta , 
letta , e confultata d« que' Padri , qucfii 
fmalmente conchiufero , che li dovefle- 
ro conrentare i defiderj da tanto tempo 



G A 1 T A N oT 

de' Napolitani , per corrifpondere ad un' 
amore si coflante , ed univerfale. Solo 
S. Gaetano foggiunfe : Effendo la no/ira 
^eligione imtncdiatamcntc Joggetta allti S, 
Scde , conifiene att:nderfi Jopra di quefio 
grave intercife le ultime rifoluziont dcl 
g^omano Pontcficc , ch' e roracoio piit ficit' 
ro , ed il vero intcrprete de' divini "vo- 
leri . 

jii. Subito dunqae fi fcriflfe a Monfi- 
gnor Giberti , acciocche rapprefentalTe 
a Clemente VII. a ncme de'Cherici Re- 
goltri iinvlto fatto loro dalla Ciita di 
Napoli , e le difficolta , che fin allora 
• vevanli trattenuti dall' accettsrlo ; Ricor- 
rere pertanto a Sua Saiuita , acciocche 
fi compiaccia manifeliar loro fu queilo 
punto la voionti di Dio. Ma perche il 
Giberti non pote si prello abboccarfi col 
Sommo Pontefice , e pero diflferivafi la 
rifpofla afpettata dalla Citti di Napoli, 
credette qaefla che i Padri di Venezi* 
foffeTo affattoalieni dal compierla . A tali 
creiiute ripulfe doveva certamente . ori- 
fentirfene. o elmeno ritirarfi da piu ri- 
cercarli;-e pure pe 'I gran concetto che 
ne teneva , arfe piu ch^ mai di defide- 
rio d avcrli , e pcr averii ficuramente 
ferviffi della forza di un'autofitii lupre. 
ma , gi;'cche vide r.on eflTer Cata ba- 
fievole lamorevolezza dc' prei edenti in- 
viti. Fece dunque una fupplica al Pa- 
pa , ia cui pregavalo etficacemente di 
voler coflringere i Teatini di Venezia 
a iranilare alcuni in Napoli per iflabi- 
lirvi la loro Relipicne . Accadoe il iii[\ 
quella iflaiiza al Sommo Pontefice da' 
Deputati dclla noLilti Napnlitana in 
quel tenipo appunio che Monfignor Gi- 
hetti richiedeva a iionie de'Paiiri iu lo 
flefTo foggetto r.>acolo della Santa Se- 
de. Allora Ciemeiite VII. a cui balla- 
va per foddisfare alla lichiella de' Che- 
rifi RfRolaii, iar loro iiuendere ellere 
difpofizione del C.ielo , e m.iL{.i 'f plorit 
di Dio r accettare quel premurofo in- 
vito , volle di piii per grstificaiejla Cit- 
ti di Napoli obblipaivtli coii iin'al1o- 
luio rrecetfo in viriii di fania ul hidien» 
za tipreno iiel fuo Breve Poiitiilcio fot- 
to la data delli ii. Febbrajo 153 J., ch« 
confegno a Monfignor Giberti da traf- 
ir.i-ttprfi a Venezia . In quefio Breve Sua 
ointiti concede un fmgolar privilegio 
alla Reli^ione di pntpr t ctvere tutti 
que"Iuo£hi , e Ciiicfe , che ie veniflero 

Offft- 



Part. I. LlB. 

offerti in Napoli ; Quacumquc loca obla' 
U rcciperc vaUant . Appena ricevettero 
i Padri il Breve del Papa , che volendo 
prenargli una prontifTitna ubbidienza , 
elefTero fubito il P. D. Gaetano e quel- 
U miflrione , come vedremo nelpsragra- 
fo , che fiegue , baftando al prefente l' 
aver accennato il motivo per cui S. 
Gaetano abbandonaflTe It fua dilettiffim» 
Citt^ di Venezia. 

§. n. 

yiriu eroicbe di Gaetano nel partir per 
l^apoli , e nel pa£ar per Koma. 

517. Defliiiatofi dunque Gaetano alla 
fondazione di Napoli con spplaufo , e 
ff-atimento comune degli altri P«dri , 
D. Gian-Pietro Carafa , che reggeva co- 
me Prepolico la cafa Tolentina , pe'I 

fran rifpetto e riverenza che portava al 
anto , flimo debito di convenienza ri- 
metter al di lui arbitrio 1' elezione del 
comp§gno in quelia fpedizione , dicen- 
dogli ; P. D. Gaetano di queffi noftri 
Confratelli fcieglietevene uno qual piii 
vi aggrada per accompagnarvi , eJ aju- 
titvi nella faticofa imprefa , che avete 
Ad intraprendere . Quefia propoffa del 
Superiore , che farebbe flata di gran con- 
t-ento i qualunque altro impegnato ad 
un viaggio lungo e difaflrofo, per aver- 
vi un compagno di fuo genio ed eIe/.io- 
ne I T»cd fomma amarezza ed affiizione 
«I noiho Santo , che tenne fempre per 
fuo maggior nemico la propria voionta , 
e fin da fanciullo aveva facrilicato tutto 
il fuo libero arbitrio all' ubbidienza al- 
tTui . Onje tutto triftezza infieme e ze- 
lo prorurpe in quef^a efclamazione : jth 
Signore ! che io fcelga un compagno a mio 
piacere? non fia mai vero . E poi rivol- 
tofi ailimmEgine de! CrocefilTofii^giun- 
fe : .Anzi prego queflo mioGesii mi faccia 
affegnare quel compagno , ch' egli connfce 
piu conttario al mio genio . ( fentimenti 
m vero di fomma perfeziore ) . Ma che 
fece Iddio? Compiacendofi egli di que- 
flo eroico fpropriamento di volonta nel 
fuo fervo , per rimeritare tanta virtij 
difpofe e molTe il Superiore a deflinar- 



III. Cap. X. 



'i7 



gh m compagno il piii caro , i| pji ac- 
cetto e geniale , che fofTe al Santo , e 
fu quel Giovanni Marinonio, a cui die- 
de egli f abito Teatino , e la di cul fan- 
tita in tutto il mondo cattolico fi ammi- 
ra, e fi venera . Gaetano poi portatoda! 
fuo folito fpirito di umilta dicevaiinfie- 
me col fuo collega ; Iddio r ha fatta di 
fapieniiftmo architeiio , msntri gfttandoji 
ne fondamenti delle nuovefabbriche le pie- 
tre- pik rozze ed ineite , t' h -volutofervir 
di noi , come piu imperfetii per la fonda- 
zione della Keligione in Napoli ; ma che 
appreffo avrebbe alzata queftafabbrica con 
preztofi e b(n lavorati marmi di Padri 
fanti , e piu giovevoli al mondo { a) . 

318. Partirono da Venezia (dice il 
nofiro Storicd) H a. d'Agofto di queOo 
anno ij??. accompagnati dalle lagrime 
di quelli Cictadini , che nel perdere S. 
G.ietano piangevano per vederfi manca- 
re un gran teforo , il Padre comune , 
ed un potentiflimo intercefTore apprelTo 
il Cielo. Tutta la lor prowifione e via- 
tico riducevafi alla fola loro dilettifnma 
porerta appoggiata ad una gran confi- 
denzi inDio. Gli ardoti della flagione 
elfiva non li fpaventarorto , incontrando 
con ailegrezza iiiolti pericoli , difagj , e 
patimenti. Cosi accenna U Sacra Con- 
gregi-zione _de'Riti , con dire; elTer fla- 
to uii prodigio della Divina 1'rovviden- 
za , e della virtu della loro ubbidienza 
raverli condotti fino a Napoli fani e 
ficuri : IHico munus obedientia: fufcipien- 
ies , Neapolim iter arripueruni , eoque mi- 
ra Dei providentia incclumes pervenerunt 
(6). Chi avefTe veduco quefti due fan- 
ti peregrini viaggiare con tanra mode- 
ftia , raccogiimento , e compoftezza , 
avrebbe dubicato fe fofTern uomJni , o 
pur due angeli difcefi dal Cielo fotto 
fpoglia umana , tanto era continua la 
loro contemplazione , ed unione con 
Dio , si dolci e frequenti ( alio fcri- 
vere del P. Gaftaldo ) le lodi che da- 
vmo ali'Altifilmo, invitandofi 1' un l' 
alt'0 ad incominciarle ed a ripeterle; 
e da tutti quegli oggetti che ofTeri- 
vanfi a' ioro fguardi , e colline , e 
valli, e rivoli d'acque , e fiori de'cam- 
pi , e uccelli per aria , e ftelle nel Cie 

lo. 



fa) Mufco prefeit. R.elig. par. 2. lib, 6. cap. 17. §. 10. 
(b) ^rtic. & Pcfit. ui fup. f. I- 
yita di S. Gaet. Parte 1. 



ijS VlTA 1)1 S. Gaetano. 

lo , ricavavano punti tliorszione, e mo- 

tivi di benedire , eJ a^tiare il Creatore §. III. 

di si varie, e v«phe fatture ( <» ) • 

329. Giunti a Rotna , rortaronfi in- Anni di Crifto 1J53. 54. iHGaet J? y<|> 
contanenre al PaIag'o liel loro amoievo» 

lifliiiio Monfigror Giberti , il quale al Come il Sanlo giunto in Napoli vi fofft 

veder Gaetano , che teneva in concetto auolto , e quanto -vi cl/he a citcndcrt 

di Saiito , e che rawifava per quello m difeja ^iella jua cara povcna . 
iledo , che aveva ridonat» la pace all| 

fua Dioceli Ji Verona , fi fenti riempie 350. L'arrivo di Gaetano in Napoli 

re il fuore Ji ficja , ne pote contenerfi quanta allegrezza «rrortane a quellj no- 

dairaSbracciaTlo teneramente con tuite bilti , e con quali accotliepze d aniore 

ref,'Tefrioiii tli llima , e di amore. Indi e di venerazione tdfTe r levuto , «on fi 

Conducendolo per miiio rintrouufTe col puo meglio conofcere, ihe dalle grandi 

Marinonio aii' udienza del Papa Clemen- brame ed impazienze, con cui l\ di(7e 

te Vil. , ritornato gia da Bologna . E che era afpettato. Ma il (oute dOp- 

qul il Santo diede a conofcere la fua pido , rhe fopra tutti lo fofpirava , fo- 

ubbidienza, poiche in vederli Sua San- pra tutti ancora giubilando raccolfecon 

tita si afr.aticati, melli di fudore, e co- maggiori lenerezze d'affftto , e tratti- 

perti di polvere colla faccia abbron^ata menti generofi. E^U flello conducendo 

dalli cocenti ragej del fole , tra com- Gaetano col compa^no aila cafa fuori 

pafTione e maraviglia Jille loro ; E do della poria di S. Gennaro . che jveva 

"ve andate , fgliuoli , in una /iugionc si eretta di prima inte.izione perBenedet- 

imp»rtuna fotto gli ardcri dclla canicofa to Tizzoni, come li diffe , gliela diede 

ton tanto pcricolo dclla ro/ira i>ita ? La in dono , avendol; prima provvediita di 

rifporta (he diede Gaelsno al Papa , ha tutte quelle fuppi-Ilettili , ch'abbifogna-' 

ancor elTa del!' ammirabile , e dellerni- no ad una famiglia Religiofa . indi ri- 

Co ; Bcatiffimo Padre , gli diffe , tndiamo cevuti dal Santo aBeituolinimi rVngra- 

a Napoli pcr uibidire a' (omandi di yo/ira iiamenti ed efpTelHoni di gratitudine , 

fautita , amando piuttcflo arrifchiarc It fe iie parti tutto contenio ; come pure 

noflra inta , chc mjncar un punto alt ub refe grazie a Dio Gaet.ino d<il vedere 

f/idicn2a dovuta a quefta ianta Sede , coll' quella fua afcitazione pofla in uii fito 

effer lenti ad ejciuirla . Reilb forprefo molto confacente al genio della vita con- 

dallo flupore il SomiTio Pontetice .1 fen- templativa , ed al dover celebrare le fa- 

limenti ed azioni tl gcnerofe , che gli rre fimzioni nella C.hiL-fa viciiyi per ef- 

fecero conoftere ardentiflTimo eflere lo fere dedicaia alla fua amatillima madr& 

fpitito di Gaerano , e predominare lui la gran Madre di Dio , chiamaiidofi : 

inrrepido fopra li (teflTa morte . Confu Santa M»ria della mifericordia . ScrilVe 

latiflimo dunnue Cilemente VII. d'aver lubito al P. Carata Prepclno in Vene- 

nelia fu.i Chiela si loiii eroi , dopo va- zia dandogli ragicuaplio del fuo felice 

rie intrrrogazioni fstte al Santo fopra i arrivo in Napoli , delle amorofe acco- 

proj^refli del'a lor Religione , e dopo te- glienze con cui era ftato ricevuto; par- 

aere dimnHrazioni di paterna ainorevo- ticdlarmente delU pieti e munificenza 

lezza , diede ad ambe 'ue la fia Ponti- del Conte d' Oppido , e delle altre cir- 

ficia henedizione per Ufciarli profeguire collanze appartentnti si allaChiefa. ro- 

feliceme'ie i! loro cammipo , fopra di nne alla cafa. Chiudendo poi la letiera 

cui prefagiva voa protv^ione fpeziale con una prcmurofa iflanza di mandar|!i 

della Divina ProvvideMz^ , per la gran qualche foccorfo di compagni per poter 

confidei za , ( he riconrbbe in queflidue iiiiroiinrvi 1 efercizio duna buona rego- 

Appolloli, Gaetano eGn^vanni, in vir- lata ollervanza , e col n-aggior oumero 

tu della quale acconfei.ii al coniinuare demii illii fare uaggior acquiflod ani- 

i loro pafTj in teinpo ancora si perico- me a Oio . CondiCcefe ben volontieri e 

lofo . piello il Carafa azelanti defiderj del fuo 

ve- 



(a) Cafiald. in vita Jo. Marin. El. CUr. lib. a. $, 54. 



Parte I. LiB. Iir. Cap» X. 139 

venerato ai amatoGaetano, inviandogli prio ronentamento non ponedefTe beai 
fei alrri foggetti , che fecondo il riferi- ftabili , e proventi (icuri . Egli dunqiia 
ta daMonlignor dei Tufo Vefcovo dell' con quefta piet^ dalla prudenza umana 
Accerra nelle fue Storie , facendofene foltanto regolata , li porta di Gaetano , 
egli flefTo tefiimonio , rifplendevano il- a cui dopo aver rapprefentata la necef- 
ludri in dottrina e bonta , e lafciarono fiti di ammetterfl rentrate nella fua 
gloriofa memoria di fe a'pofterL si reli- Congregazione, gli offerifce , eJ attual- 
gio(i , come fecolari. mente gli porge una graa fomma d'oro, 

?3i. L'arrivo di quefti nuovi zelanti per invefiirla in cenfi , o poderi , cha 
miniflri rallegro di molto S. Gaetano , gTi rendefrero ogn'anno il congruo man- 
che appunto nel Capitolo generaie cele- tenimento per la Chiefi , e per la ca- 
bratofi in Venezia nel Settembre di quefl' C3 , con di piu efibirgli di foliituire la 
anno medefimo fu dichiaraio PrepoQto, fua Reiigione erede di quanto podede- 
" e capo della famiglia di Santa Maria va, giacche era piaciuto a 0io di non 
della Mifericordia . Impiego egli incon- dargli fucceflione (a) . A quefie propo- 
tanente in varj efercizj li medefimi , e f^e , ed obblazioni di tanto- oro inorriJi- 
nelTudire le confeflloni, e nel predica- to il noflto Santo rifolutamente cosi ri- 
re la divina parola, ed in altri uffizj di fpofe al Conte : L« no/lrn poverti , che 
cariti con molto concorfo e profitto da "voi dijapprovatg nacque itifteme con la I^e- 
penitenti , e con fomma edificazione di ligione , e con la medejima e fempi-e uif- 
que'contorni . Aveva pero il Santo si futa felicemente per dieci anni continui . 
bene difiribuito il tempo , che erana Sebbene la vedete del tutto fpegliata e nn- 
afTegnate le fue ore alle divine lodi gior- da , e perd molto ricca , che tiene i fnoi 
no e notte, ed airefercizio delPorazio- amp] tefori nella Divin* Pre-vvidenza . 
ne , come pure le fue alla vita attiva lo l bo abbracciata itjirettamente che nem- 
nel fervizia de^proffimi. Godeva egli in meno la marte fieffa potra mai di/iaccar- 
vedere tante virtu ne'fuoi Religiofi , e mene. B^endo ben le dovute- grazie , e mi 
tanta pieta ne' fecolari' ■ Una fo!a cofa profejfo obbligata alla pia genero/i:a de! 
lo affliggeva , cioequel trovarfi tanto lun- vofiro cuore ; ma contentatevi di tener ■voi 
gi dal corpo dellaCitta, alla di c.ii cu- H merito deila buona. intenzione , e di /i- 
ra avevalo mandato il Sommo Pontefi- fciar a me intatta la mia poverti e con- 
ce , e ve robbfigava la profeflfione del fidenza in Dio ^ V entrate deila nejira Re- 
fuo Inflitiito : Ma IJdio , che confolar ligione non fono fondate qui in terra , ;«* 
volle il fuo fervo , gli mando una bella in Cieio; di quefie jole vogliamo vivere ; 
occafione di mutar fito per mezzod'un' come di quefle fole vijfero gli Appofioli . 
azione eroica , che previde doverfi ope» ^35. Parti il Cavaliere mal contento 
rare dal Santo.. ('ella rifpoffa di Gaetano, e di quel co- 

351. L'occafione fu quefla . 11 fopra flante rifiuto delle fue magnaniine offer- 
■nominato Conce d'Oppido non conten- te. Non perde pero la fperanza di per- 
tp di mandare ogni giorno a Gaetano fuadere Gaetano in altrojincontro , II P. 
Irmofine generofe per mantenimento del- D. Francefco Maria Msggio da una 
la nuova famiglia ( fempre pero con ri- fcrittura antica confervata appreflb di 
trofia e renitenza della flefToSanto pe '1 fe , riferifce che i Religiofi di Napoli 
grande fuo affetto aila profefTata pover- i;i varj ordini , quando intefero il modo 
ra ) , voleva di riu aflegnare del proprio di vivere della Religion 'l'eatina , fen- 
patrimonio fondi perpetui , ed annue za poflTedere entrate , e fenza elemofi- 
rendite alla Religion Teatina , per ve- nare , ftiinando quefla novita di pregiu- 
derla flabilita immutabilmente in Napo- dizio grave a'loro Inflituti , unitifi in- 
li. Amava egli afTai qiiefla Religione , fieme fecero grande flrepito apprefTode' 
ma non amava , ne eli piaceva quflla Tribunali , e de'Superiori , acciocche 
di iei si flretta poverti , di null.i chie- non fi permettefTe quel vivere fenza en- 
dere , temendo, che in piDgrefifo di tem trate , che era un tentar Dio , ed uii 
po farebbe mancata , quaodo pe 'I pro- deviare da quella flrada , per cui cani- 

mi- 



(v)} Aijf|. Nov. I. S. G^et. Sevn. t. cap. X. 



140 V I T A D I S. 

minano \e altre Religioni . Or« il Con- 
te fervendofj di quefti l«menti de'Re- 
golari fi uni con «lcuni di loro de'piu 
fapienti per abbattere la collanza di Gae- 
tano collo fori» di ragioni , e d'argo- 
menti , e coli'f fempio di fe medefimi . 
Portatili Jiinque quefti Religiofi infie- 
me col Co.te a Santa Maria della Mi 
fericordia , coji difTe^oalSanto con queM' 
ardore,di cui avevagli accefi lo zelo dei 
loro In!t'tuti fondati fa i beni, flabili , 
e le fervide iftanze del Cavaliere : ,, ti 
„ tenor di vita che aveee intraprjfo , o 
„ padre, fenza fondi direndite, con te- 
„ ner di piii la hocca chiufa per diman- 
„ dar foccorfo nelle voflre necfint^, ;ion 
„ puo a molto tempo fulfjrtere , perche 
„ febbene in quefii principj, per piace- 
,, re a tutti le novita , abbiate fperi- 
,, mentata liberale ia carita de'fedeli, 
„ querta pero a lungo tempo andare raf- 
„ fredderalli, e fi llancheri di fovvenir- 
„ vi ; il preiendtre miracoli ogni gior- 
, no dal Cielo ( foggiunfero) eflfer piii 
', tementa, che confidenza . Le annue 
, rendite averle amtnede i fafltiffimi 
', fondatori degli ahri Ordini, i quili 
vollero bensi che niuno de' loro fi- 
gliuoli in parcicolare poiTedede cofa 
alcuna di proprio, ma vollero che pof- 
fedefTero poi in comune quanto ri 
, chiedeli al mantenimentu di tucti . 
', Quefli fondi fruttiferi effere si necef 
•, far; alle Relifiiofe famit^lie, che i fa- 
,, cri canoni c decreii pontifuj ne proi- 
„ bifcono fofto pene praviflime qiialun- 
„ que alienazione: OovefTe per tantoac- 
„ cettare le generofe oiTvrte del Conte 
,, dOppido , si per noi) iiicorrere la 
„ taccia d'imprudence ed oflinaco ap- 
„ preffo ilmondo,- come per non oflTen- 
„ dere lamorofo cuore di quel Cava- 
„ liero, con obbligarlo a fofpenilergli le 
„ confuece limofire . Q^ie!le diTirolta 
,, (rifpofe Gaetano, ) ellcrgli (late fatte 
,, gia in Roma da' Ctrdinali , averlepe- 
„ ro iui fciolte si felicemente, che nor» 
,, folo que' porporaii , ma lo fleffo Soib- 
,, mo Ponteficc approvarono il nofiro 
„ Iftituro lii viv;re unicamenr»» a (;^ffe 
„ della Divftia Provvidenza. Non elTer 
„ men po^tote c lib?r»le Iddio nellav- 
,, venirc di >;ucllo fia rtato fin' or* , 
., avemioci fcmpre irwntenuti fenza ren- 
,, ilite »kt>ne : la Sanr;» Chief» fomp». 
, rir canio pii^ bella , quanco piii vvj 



G A E r .4 N O. 
„ fono i colori ed i ricami , che la guer- 
,, nifcono: I' aggiungeriefi per ci6 oltre 
,", i diverfi Ordini , di cui va aJorna , 
,, ricchi , poveri , e mendicanti , il no- 
,, (Iro ancora di puri poveri non men- 
„ dicanti, eflerle un nuovo fregio e va- 
,, ghezza mageiore .- non poterli dolera 
,, il Conte dOppiJo , come piifTimo C.t- 
„ valiere del ritiutode' fuol doni , men- 
,, tre fa non averne noi altro motivo , 
„ cha di efrfr veri difcepoli di C riflo, 
,, a quali neceflariamente convienli fe 
„ condo il Vangelo , rinunziare ancora 
„ il pofleduto . Ma quando , flimando- 
„ fene oflFefo , rivoltade altrove le fue 
„ Hmofine, fperare di certo , che avreb- 
„ be Iddio foliituito a lui altri benefac- 
„ tori . In qu.mto alle cenfure del vol- 
„ go.amar lui meglio d'e(Tere tenuto 
„ per imprudente, f-guendo 1' efempio 
„ dL^gl' Apolloli , ed i configlj di Criflo, 
„ che d"elTer ftimato prudeuie , fecondo 
„ il gindizio corrotto degluomini, che 
„ apprendc il msle per bene , ed il be- 
,, ne per male . 

j?4. Da quefle rifpofle dei Santo » 
[>enche reflalTero perfjafi , e definganna- 
ti quL-lIi Teologi ', non ancora peroj ft 
dieJero per vinii , onde infiflerono per 
abbatcerlo con altri argomenti e nuove 
ragioni che gli produflero , conchiadcn- 
do poi i! dilcorfo con dirgli : P. Gae- 
tano , lafciando quefle noviti odiofe , 
camiiiinace ancor voi per la C.rada co- 
mune delle altre religioni , che provve- 
dute di annue entrate vivono , e piil 
quiete , e piu ficure . Allora il Servo di 
Dio ardendo tutto di zelo fece a que' 
religioli un argomento (i ftretto , cha 
chiufe loro la bocca t non pocer piu 
rcplicare, e concendere ; „ Ditemi , cari 
„ Padri , conie voi teoete per licure 
„ quefle voflre •ntrtte , quando 1' in- 
,, temperie deirari», o la ficcita , o le 
„ pioggie , o li venci , o le tocune vi 
,, colgono ie raccolte ? Come vi allicu- 
,, rate, che i voftri hrtajuoti vi paghino 
,, gli annui cenfi , quindo U povert^ , 
,, o 1' incuria ve f,\i renJr impoteiui ? 
,, ( ripigliarono quelli ) un' annu compen- 
,, fa lalcro, e gli anni llcriii vengonu 
,, foflenuci da" fufT.'(»ueiui piu fi-rtili ; 
,, fe i fi(ta>uo|i iion ci p^gano , ahbiamu 
„ le fctitturc , c-d inruiuenti pubblici 
,, per ohbligarvel' . .Ma le noflre entra.- 
„ te , ;fjgg'urifr Gjc^tvi fono li.ii^at» 



P A R T E I. L [ B 
5, nella Dlvina Prowidenza , che non 
„ tempcfl* mai , ni fla foggetta a care- 
„ ftie, o air intemperie delle ftagioni . 
„ Ed abbiamo fcritture delle voftre tan- 
„ to piu certe e ficure.quanto piu cer- 
M to e il Vangelo di quaUivoglia paro- 
„ la data dagli Uomini ; fono ede fe- 
„ gnate col Sangue di Gesii Crifto , e 
„ ftipulate con le fue promefle inaltera- 
„ bili : qua.ite pritnum Kegnum Dsi ,<iT 
t, pfflitiatn ejus , & hac omnia adjicen- 
„ tur ■vobis {a). Bafta che noi procu- 
j, riamo la gloria di Dio, e roftervan- 
„ za de' fuoi fanti precetti , che non ci 
„ lafciara. mancar mai il neceftario fo- 
„ ftenimento. Quefia noftra fede e con- 
,, fidenza t anfai piii ricca , e (icura di 
„ qualunque cenfo, erendita, che poflTa 
„ aftegnarcifi , avendone Tefperienza in 
„ Venezia nel tempo fteftb-, che vi in- 
,, fierivano, e la pefte , e la careftia , 
„ dove nulla ci manco mai , ne in Ca- 
,, fa pe 'I vitto e veftito, ne in Chiefa 
„ pe'l cuito d( Dio:" Q.ui ammutirono 
que' Religiofi flupefatti dallagran Fede, 
& coraggio di Gaetano . 

§. IV. 

NuoTJO eombaitimento e vittoria di 
Gastano. 

3J5. Ma il Conte d'Oppido, che fta- 
va oflfervando refito di quella difputj , 
quando vide que' Teologi aver ceduto, 
e perduta la caufa, fi fervi per riaflu- 
merla delli ftefta parit» , che adduflTe 
Gaetano della Divina Provvidenza in 
Venszia cosi dicendo : „ V'e molta dif- 
j, ferenza tra Venezia e Napoii ; la fe 
,, vi fono gran ricchezze , non vi fono 
>, pero grandi fpefe in pompe d' abiti , 
„ di fervitu, di fcu 'erie , e d'altre ap- 
„ parenze, onde non e difficile a que' 
,, Cittadini il foccorrere i poveri Reli^ 
,, giofi ; ma in Nanoli il faflo , il luflTo 
„ negli ornamenti , negli equipaggi , 
,, ne' conviti , ed in sltre oflentazioni 
,, afTorbifce tanto ditiaro,che poco ne ri-\^ 
,, mane per pr':vvetlere a' bifogni altrui. 
,, Onde qui , Padre inio, fiete in obbli- 
,, go per non traiiire la voftra famiglia , 
,, e non efporla alla difcrezion della fa- 
„ me , di ricevere come neceffjrie Ten- 



. III, .C .4 P. X. 141 

,-, trate, che ti fi ofFerifcono. " La rlT- 
pofla che gli diede il Beato viene al 
fommo celebrata da tutti li Scrittori,e 
riferita come fingolare ad UrbanoVllI. 
dalla Sacra Ruota : ,, Se Venezia e di- 
„ verfa da Napoli, non ^diverfo il Dio 
,, di Venezia dal Dio di Napoli:" Vo- 
lendo fignificare al Cavaliere che eften- 
do lo ftefto Dio e nelfuna e neiraltra. 
di quefle due Citta,mentre aveva fem- 
pre mantenuti i fuoi Religiofi in Vene- 
zia /enza entrate, fenza di quefte anco- 
ra gli avrebbe egualmente provveduti 
in Napoli. Ma il Conte benche fommt- 
mente amtnirafte quefta gran confidenz» 
in Dio , non refto pero difingannato 
dalla fua prima opinione , che non po- 
teffe la di lui famiglia fuffiltere alungo 
tempo fenza entrate. £ perd importu- 
nava di quando in quando il Santo a 
volerle finalmente accettare , e per ob- 
bligarvelo a forza di cortefia , manJava- 
gli piu abbondanti relemofine. 

336. Vedendo dunque Gaetano Tofti- 
nata pieta del Cavaliere.per ifpedirli fi- 
nalmente da quel contrrfto , fece una 
flupenda rifoluzione delle piu generofe , 
che legganfi nelle Storie Ecclefiaftiche , 
trionfando vittoriofo nel combattimento 
con una fuga volontaria , e decorofa , 
Congregati percio di buon mattino tutti 
i Padri e fratelli , indoft^atifi il mantel- 
lo , e portandofi feco il folo Breviario 
in mano , e la confidenza in Dio nel 
cuore , ordin» loro che lo feguiflero , 
ove egli gli avefle incamminati . Indi 
ufcito con effi dalla cafa diSantaMaria 
della mifericordia , lafciandovi i mobili 
anche pii\ minuti , chiufe le poite , ne 
mando le chiavi al Conre d'Oppido con 
qiiefta ambafciata : Gaetano e i fnoi Re- 
ligiofi vi fanno fapere , che partono dal- 
la Cafa di voftro dono forzati dalla vo- 
ftra liberaliti al loro Inllitnto troppo 
pregiudiziale , e vanno altrove a prova- 
re , fe H Dio di Napoli Jia lo ftsjfo che it 
Dio di Fenezia. Attonito il Conteaque- 
fta novella del tutto inaffiettata , noi» 
folonon fe ne moflro offefo,ma fopraf- 
fatto datlo flupore efclamo : O gian fe- 
de I o gran forza ! o fommo diftacco dal 
mondo di quefto Santo PadrelGli altri 
uomini corrono dietro alToro , ed Egli 
lo fugge: tutti cercano d' acquiflare , ed 

egli 



Ca) M^tth. 6. 



l^l V 1 T^ A D I S- 

fgli vuol perdere anche racquilUto (a) . 
Indi formando un'altro concetto della di 
lui .Santiti, e maggiore di quello , che 
a'aveva innanzi, ando fubito ad incon- 
trarlo, e «jui preganJoio prima a perdo- 
nargli le replicate moienie, che aveva 
lecate al di Ini fpirito Aroflolico , ed 
;^a di lui si cara povena , li fece a dol- 
cemente perfuaderlo, che ritornaHe al- 
la Cafa ahbandonata di Santa Maria del- 
!a mifericordia , che raverebbe ivi la- 
fciaco vivere a fuo genio, ed alla cura 
fola della Divina Prowidenra. Ma non 
potendo ottenere dal Santo quefta con- 
folaziore : altneno gli difTe , f»rvitevi 
Padre di tutti que' mobili da voi abban- 
donati , che vi abbifognaranno nella nuo- 
va abitazione dertinatavi da Dlo. Ben 
che Gaetano fofTe flcuro per la fi»a gran 
ronridenza che pli Tavrebbe proweJuti 
Iddio, condifcefe pero ad accettarli per 
noB amareggiare di vantJggio il cuore 
di quel si pio Cavaliere, e generofobe- 
nefittore. 

3}7. Volle poi il Beato Padre moftra- 

re la fua gratitudine verfo quePiO nobi 

lifTiino Giovanni AntonioCaraccioIo con 

raflumerfi I' impegno di guiJar la di 

lui Anima fulla flrada ficura del Cielo , 

e la guido si bene,chela dove il Con- 

te per eflere di temperamenro igneo la- 

fciavafi trafportare dalla collera con pa- 

role improprie verfo de' fuoi fervitori e 

vaflalli , colla direzione , e confiilj di 

Gaetano venne a muiar natura , ed a 

renderfi manfueto, umile , e p.iziente, 

come innocente Agnelletto . Volle di 

piu il Santo dsr a dive«iere fin dal Cie- 

lo il fuo amore verfo quella gran Pro- 

fapia Caraccioli, avendone chiamati al- 

la fu« rt-Iigione 17. foggetti , che enu- 

mera lin a fuo tempo (oltre tant" «Itri 

veHitif. di poi deir Abiio Teatino) il P. 

Maggio in fine della Vi:» del Ven. P. 

D. Giufeppe Caracciolo , i quali hanno 

illuflrito il noflroOrdine thi con la.San- 

liti , e chi ron la Dottrina , eU snche 

coD eruditiflime ftampe. 



G A E r A N O . 

CAPITOLO XI. 

Anni di Crillo ij}4. }j. di Gaetana 

Pajfa Gactano a Sanla Maria dcl Popolo ,, 

indi a Santa Maria della ftallctta , 

dove opcra prodigj . 

5?8. r A partenza de! Santo , e de' 
J_i fuoi Religiofi dalla Cafa del 
Conte d'Oppido fuccefle li 24. di Mag- 
gio di quelt* anno 1534. , dopo avervi 
fatta una dimora di circa fette mirfi . 
Camminavano i Servi di Dio quafi pro- 
«ellionalmente , d' ogni cofa privi e po- 
veri fenza fapere il termine de-' loro paf» 
li , e qual potefle ellere il riftoio de' !o- 
ro corpi ; foJo che conhdavano di cer- 
to , che gli avrebbeDio proweduti e di 
Cafa, e di alimenti. A quella inollade' 
medefimi Religioli , temendo i Napoli- 
tani ( come fcrive lArcivefcovo di Ta- 
tanto) clie volelfero , abbandonando 1& ■ 
loro Citta, ritornare a Venezia , vi iO- 
CQrfero in grandilliino luiniero per im- 
pedire loro il creduto diffgno di partir- 
fi , attraverfando le ftrade, e p.^egando 
il Sanio fuperiore a non privar Napoli 
della loro afliftenza a tutti s"i profitte^ 
vole. E per trattenerlo con maegior fi- 
curezza , gli offerirono alcuni Signork 
varie Chiefe e Caf», dove accomodarfi 
decentemente , ed efercitarvi le Sacre 
fuozioni. Ma in quel mentre foprag- 
giunto a Gaetano Tinvito efficace d'un« 
piiflima matrona di lui Penitente.a ri- 
coverarfi con |i fuoi fratelli in alcune 
Cafe vicine allofpedale degl' Incurabili , 
di cui Ella era governatrice , accetto 
tra tutte le altie qmfla oflVrta , pcr la 
opportuniii , che prefentavali al fuo an- 
tico genio difervire a' poveri inlerii i . 
td ecco come ben rrelto awverste fi 
videro le parole del noftro Sanio dette 
al Conte d' Oppido , elTere lo (leftb Dio 
quel di Venezia , e quel di Napoli , 
nientre ancora qiii sl pronto apparve in 
provvedere alla Rtflig'"n Teatini cc»l 
raminga e povera , come aiulava , d: 
vitto, e di abicazione . 

}}9. Efa laictnnita m>trona quella 
%i celclre in faiitiii M^ria l.orerza 

l.,)n 



(a) DeHlif. Vita di $. Gaet. Iib. 1. cjp. 11. 



Parte I. LiB. III. Cap. XI. 14^ 

Longa , <3i cui difcorreremo altrove , brama ed efercizio dell' orazione , quel 

Veiiova di Gioan Francefco Longo Se- ^rande zelo neiranime, e quel genero- 

gretario del Re Cattolico , e fuo Reg- fo dillacco da tutto cio, a cui fi artac- 

gente in Napoli, la quale rinunziando ca il mondo ; per la forza che hanno 

alle pompe del fecolo, fi elenTe una vita gli efempj della viriu, e per I' eforta 

abbietta e ritirata neirofpedale degl' In- zioni egualmente forti che foavi di S. 

curabili , dove con un'altra gran Dama Gaetano, fi mifero in cuore di voler 

fua amiciflima Maria d' Ayerbo Dtichef- imiiare sl belli efempj , e riformare i 

fa di Termoli , ferviva con indefefTa e proprj conumi ; di modo che tenendofi 

generofa carita que' languidi , gareg^ian- innanzi agli occhi la Vita del Santo e 

do ambedue infieme con fanta , edami- de' funi Religiofi per ricopiarla , giun- 

chevole emulazione negli efercizj d'u- fero in breve tempo a ttnta perfezio- 

milta , e di pieta . Ora quefte due no- ne , che con maraviglia della Ciita pa- 

bililfime Signore , preoccupate da un' revano ancor edi nsn piu Preti fecola- 

alto concetto, venerazione , ed amore ri , ma regolari infin nelfabito ellerio- 

verfo Gaetano e la fua Religione , al re , che portavano moito confimile al 

primo intendere la di lui partenza dal- nortro. E giunfe tant'alto la fiima del- 

la Cafa della mifericordia , ftimarono la bonta e faviezza di quel Clero , che 

effer quefia una bella occafione manda- per aggregarvifi in avvenire alcuro di 

ts loro dai Cielo di chiamare , ed ac- nuovo erano neceffarj , oltre una virti 

cogliere que' l^adri in Cafe vicine all' eminente, i favori e raccomandi.zioni 

Ofpedale, per godere piii d^apprefTo; e de' Grandi : anzi molce perfone , e per 

piOi frequentemsnte gli ammaeflramen- robilta , e per ricchezze riguardevoli 

li, gli efempj, eladirezione delSanto. ambirono queft'onore di eflere afcritti 

}40. In dette Cafe dunqae prefe aJ alla loro Congregazione, laquale si ben 

sffitto da Maria Longa entrarono i Pa- riformata compariva un gloriofo trionfo 

dri per modo di provvifione , e benche degli efemp) , ed ammaeflramenti del 

~vi dimoraflTero poco p\ii di tre mefi , fu noflro Santo. 

pero si copiofo il profitto che fecero in 541. Sebbene molto dilatavafi la cari- 

molte anime, che i foli tre mefi pote- ta di Gaetano, pativa pero egli le ff ret- 

-vano computarfi per piu anni. Confef- tezzo di quella Cafa provvifionale , che 

favano, predicavano , e celebravano i gli era figta afTegnata, per effer troppo 

Divini Milferj nella f^efTa Chiefa dell' angulla a potervifi praticare le ofTervai»- 

Orpedale , detta Santa Maria del Popo- ze del fuo Iflituto . Onde defiderando 

lo , concorrendovi con fanta avidit^ luogo piu ampio , e piu adattato alla 

que' Citradini per fentlre per la bocca Vita regolare ,ricorfe fecondo il fuo co- 

de' Padri laparola di Dio , e per am- (fume alla Divina Prowidenza con O- 

mirare i fanti efempj delU loro Vita . razione fervorofa per ottenerlo . Ne tar- 

Perofopra tutto erano rapiri dallo ffu- do molto Iddio a confolare le di lui bra- 

pore Jn vederGaetano con glialtricom- me per meazo delle fuddette fue Marie 

pagni fervire con tanta caritai poveri Longa ed Ayerbo , le quali ofTervando 

Infermi dell' Ofpedale ne' minifleri piu anch'efTe le angulfie di quella abitszion 

vili, purgar le flanze_ dalle fordidezze , Teatina, fentironfi moffe internamente 

rifare i letti inzuppati di marciurre de- a cercarne altre piii capaci , e piu co- 

gl' impiagati, e tergere le llefiTe piaghe mode al fervizio di I3io , e delproflimo. 

piii flomachevoli . Ma perche noii volevano da fe lontano 

341. Ma il maggior bene che proven- il Santo Padre, che avevano eletto per 

ne da quefta dimora de' Padri , ilquale moderatore delle loro cofcienie , gli com- 

come fingolare vien magnificato da tut- prarono alcune Cafe fituate in quella 

ti li fcrittori, tocco a' Preti , che ufft- vicinanza, dove fubito trasferltofi Gae- 

ziavano la detta Chiefa di Santa Maria tano con tutta la famiglia , accomodo e 

del Popolo. Quefli fcorgendo ne' nuovi comparti quel luogo all' ufo relig'ofo , 

Cherici Regolari quella loro rara inode- ap.Micandofi priina <i'oHii' altra opera alla 

flia , e nei fembiante, e nel portamen- fabbrica d'una nuova Chiefa , rlie dedi- 

to, e neir abito , quella divoziona ed c6 alla gran Madre di Dio. E perche 

efattezza ne' Sacri Riti , quell' ardente fi erefie in quel iito,Qve era pritns una 

flal- 



I.J4 VfTADlS 

flalla, chiainoflri Santa Miria dziiti Stal- 
letta, cosi orifinsntio il iaiito per quel- 
la tenererz» ainorofa che confervrva a( 
prelepio del SaUatore , fin A» quando 
in quello di Roma lo ricevc Bambino 
neile fue braccia dsiia Santiliima Vergi 
tie. E qui crede Monfignor Caracciolo 
inccjminciare (a) quel fuo dolce e di- 
voto trattenimento di tormarfi un pre- 
ferio inChii?ra ogn'anno nellefeUeN»- 
taluie i^el Signore coirarmoniofo fuono 
di Padorali zampogne, follevandofi egli 
in udirlu aila conteinplaztone de' mille 
rj d'un Dio tatto Bambino , accompa- 
gnata da tenerillime lagrime , che face- 
va parimente cadere dalle pupille de' 
circoftanti . 

?4?. AfTettata con fomm» puliziaque- 
Ita C.hiela , eJuffiziata con gran decoro 
de' Paiiri , concorreva a folia , e nobil 
ih , e porolo a fpntire si dal pergamo , 
come da' confellionati i loro fanti am- 
maenramenti, particolarmente di Gae- 
tino e Giovanni Mar'nonio , che ave 
vano una grazia ed efficacia mirabile 
nel pfP''''^'"'^ > eneldirigere le Anime. 
Tutii ammiravano ne' nuovi miniltridi 
quella Chiefa lalantita dell* vita , che 
traliireva nelle loro azioni , lo zelo A- 
poflolico , ed il fatifsre inJefefio in aju- 
to de' profHmi, fenza che tralafcialTero 
le confuete vilite degl' inferirii nelTofpe- 
dale. Pero divenne beti preflo celebre 
per tutta la Citta Santa Maria della 
ftalletta , ma piCi celebre ancora fi fece 
per li due feguenti prodigj che vi ope- 
ro S. Gaetano . 

L' uno fuperiore all' ordine della Natura 

L' altro fingolare nell' ordme dellaGrazia . 

144. Vien riferito j| primo nella Bol- 
ia della Canonizzaiione , e dalla Sacra 
Ruot* , anzi da tutii li Storici delSsn- 
to . Un Fratello Converfo^ il di cui no- 
ine benche nelle noflre inemone non li 
trovi efpieflo , fcrive peroCefare d'En- 
genio nella fua Kapoli Sacra che toflTe 
Simone ) ufcito dalla Cafa diSintaMa- 
ria della Sialletia per affari domeflici , 
inciampo il pieJe deniro una feirata 
pofla ful piano del fcntiero, e volendo 



. G A E T A >^ O. 
ricavarnelo con violenra , venne a fpe/- 
larglifi la gamba , e poi ad aprirglifi 
oltre la frattu'a deirof1o,una gran pit* 
ga . A quell' accidente il cuore di Gae- 
tano ne fenti una compafTione piii do- 
lorofa , che non eranogli fpxfimi di quel 
povero fratello, ma ancora magjiore fe 
gli accrebbe il ramarico , quando il Chi- 
rurgo di gran nome, chiamato dall' of- 
pedale vicino , to(]o che vide , e toc^"d 
la piaga , alleverantemente pronunzio pe- 
ricololiirimo il male , e poco men ihs 
incurabile. Applicandofi aJ ogni ir.odo 
alla cjra con tutte quelle diligenze e 
mezzi the l'art? gli fuggeriva , e veden- 
do che piii inafprivjfi , ed incancheri- 
vafi la ferita ,deterniin6 con i! confult» 
ancora d'a![ri Chirurghi e Medici di fu- 
bito venire al taglio della gamba , ac- 
ciocche quel malif,no umore che andava 
ferpeggiando , e tul.itandofi fempre pih 
non contaminafle le altre meinbta , e 
gli cagionafTe inevitahilmenie lamcite. 
i^a quefla determinazione trafitto il cuo- 
re di Gaetano in penfare al grande fpa- 
fimo che vi avrelibe patito il fuo caro 
fratello, prego que' periti a diflTerirne 1' 
efecuiione lin aila mattiiia feguenie , e 
ne fu efaudito . Egli intanto veglio buo- 
na parte della notte in continua or:izio- 
ne prodrato a piedi d un OocrfifTo , 
fupplicandolo con lagrime e folpiri per 
!« falute dell' infermo . Indi le».iio(i 
portoflTi con un lanternino «ccefo allidi 
i^ii cr.mcra pian piano per non ifvegliar» 
!o, fperaiido dipoier operare si fecreta- 
mente , che non fe n' accorgeflTe nem- 
meno lo llefTo fratello . M.-> iitrov»ndo- 
lo deflo e fofpirarte per li fieri do!ori 
della piag» , e molto piij per 1' orridi 
apprenlione del taglio imminerte.fi fe- 
cc )> confofarlo, ed eccit.inHolo ad tt- 
fetti di fperanzi , fwitendofi il Smtonel 
ciiore ficurezza granJe, che volelle Dio 
cfaudirlo. Pure per evitar qu^lla gloria 
che potefl^if a lui rifultarnc, eforfd I in- 
fermo a raccomandirfi con bwona feiie 
a S. Francefco d^AflTifi. Poi sfif.iando- 
pli Ij giinba a m^tivo di c<'no'cerc i 
progreHi del malel» vide con fuo cllre- 
mo cordoglio piu ( he mii gonfii cd in- 
fiammati , e la lerita del piede piii l.ir- 
i*-, piii prufooda, c pu'i putriH: ; onde 

butta- 



(»> £/. Cler. Iib 1. $.6. 



PaRTE I. LlBRO III. Cap. X I. 145 

iuttatofi con le ginocchia per terra ri- Gaetano in Santa ?viaria della Stallecca , 

novo le preghiere a Dio, e delle pro- come fanno ancora gli altri Scritori , ci 

prie non iidandofi , volle che ancora T toglie ii contenco di faperne !e loro par- 

inferino v^aggiungeflTe le fue . Ternnina- ticolarita, « di qui trafcriverii , acagio- 

ta la breve Orazione , dopo un tenero ne appunto deJ non averli voluco noca- 

bacio che imprenTe fulia piaga , la bene- re que' primi Padri , per la croppa ge> 

diire col farvi il fegno della SantaCro- lofia di tener occulco a' pofleri tucco 

ce , e rifafciandola come prima , fe ne ci6,che pGtefTe renderli gloriofi appref- 

parci cutco contento, coaie fofle certo fo it iVlondo : Soiemncm Sanciorum t/ira- 

della Grazia gia facca . Alla prima iuce ruin ftudium cslandi res fuai , quce cogni- 

dei gioruo prefentarorfi pronti i Ceru- tic plaufus parerent :\zk\6 (cxmo dit^Msl- 

iici per f<ire il gran taglio della gamba , li primi Teatini Antoniu Caraccio- 

quando, cfTeryarono in faccia del pazien- lo {b). 

te un'^ia ferena fenza punto doIerfi,o 346, Ma un' altro prodigio di virtii 

lamentarfi . Ammirati da quefta inafpeC- Eroica delSanto occorfo nella flefi^a ca- 

tata quiete vollero fubito difciogliere fa della Stalletta , e quafi nel medefimo 

dalle fafce la piaga per ben efaminarla , tempo non pote gia tenerfi occulto per 

■e fcoperto il nudo , vjJero con fommo eflere fiito troppo fenfibile, ed efpofto. 

frupore quella infrant.i eJ impiag.it^ Gregorio RofiTo nella Storia delle cofe 

gamba refiituica alla fua integrit^ e fo- di Napoli.occorfe fotto rimpero di Car- 

•lidita , riunitofi I' odo fpezzato , faldata , lo V. riferifce il di lui trionfo in quel- 

e rimarginata la ferita , in guifa tale la Citta come teftimonro di vedata . 

•che compariva non eflerfi m.ti ftata rot- Dice dunque, che l' Ammiraglio delle 

tura , o male alcuno . Cosi tutti ftupidi Galere del Gran Turco dopo aver de- 

gli addimandarono come mai fofTe si predata Terracina, e faccheggia^i molti 

perfettamente guarito. Rifpofe egli dal luoghi fulle coftiere de' Regni di Na' 

P. Gaetano dopo Dio conofcerv" quel poli e Sicilia con ifpavento de' Criftia- 

gran Miracolo con raccontare diftinta- ni , e dello ftefTo Sommo Poncefice , fi 

mence foperaco dajui nella Tiotte pre- porto coli'armata fopra il Regno di Tu- 

cedente , Que' periti , e quanti^ erano niG,ed occupatane la Dominante per 

prefenti bensdifiero Dio d'un si mani- inganno con difcacciarne il Principe le- 

fefto portento, ccncepirono maggior fti- gitcinio Muleaflfe, fifso in queila Reggia 

ma della Santic.i di Gaetano, e pubbli- la fua Potenza cTirannia, dando a tut- 

-canJo poi efii il fatto per !a Citta , creb- ta la Criftianita deirapprenfione molta, 

be in quefta al fommo la di lui faroa . e del timore. Pero il piifiimo Impera- 

Onde vide egli innocentemence fcoper- tore Carlo V. per aflicurar le Ifolc e le 

ta la fua umilta, mentre quandoli dava Spiaggie deiritalia, e per rimettere ful 

a credere di occultare quelia fuaopera proprio Trono il depofto Re Muleafi^e , 

prodigiofa , avendovi a bello ftudio de- che era a lui ricorfo , veleggio con cin- 

liinato il tempo di mezza notte , ed at- quanta mila combattenti verfo rAfrica. 

tribuirne il merito all' invocazione diS. Qul fattofi fopra Tunifi fattacco, Tef- 

Francefco, volle il Signore, che laCic- pugno, e fugaione 1' ufurpatore , ripofe 

ta tutta pubblicafie Gaetano perAutore in capo a Muleafle la Corona del Re- 

di si portentofa guarigione. gno , ritornando poi vittoriofo in Ita- 

345. II fovracitato Cefare d' Enge- lia. Fra le altre Citta che ricevettero 

nio, dopo aver riferito il detto prodigio il loro Principe vincitore con fefte e 

di S. Gaetano, foggiunge: («) La fama dimoftrazioni d' allegrezza , ne porto 

di tanta gran maraviglia dura fin oggi fopra tutte il vanto quella di Napoli : 

ira Padri Teatini , ancerche per altro non tanto maedofi e magnifici furono gli ap- 

VioHo diligenti notatori de' loro ge/ii . Si parecchi di pompa , ch' ella fece per 

narrano motii altri mimcoii della Divina render piii illuftre il Trionfo di Carlo, 

ProTjvidenza ec. L'accennare cosi in ge- e fi difife , che la magnificenza di Na- 

nerale quefti altri Miracoli operati da poli in quefta occafione , fe non fupe- 
• • raflTe , 



^a) T.Eng.Caracc. Neap.Sac.pag.iZ-]. (b) Ant' Caracc, Vit. Tlyien, pag, i^j. 
Vit.diS.Gaet.Vart.l. T 



145 ViTADiS. Gaetano. 

rafle, almen paregpinfTe i Trionri degli quelio fofle i>g,Ii occhi del Mondo il 

antirhi Cefsri e conquiflatori . Erano Trionfatore dellAtnca Carlo V. 

angufle le Piazze , e le firade r'" a'"' _ n ■, 'r r\ r r\ vti 

pie a tanti archi Trionfali , ponti , mac- CAPITOLO XII. 

chine, e fontane artifiziofe , che vi fi 

ereflero. S'impiegarono pli «rtefici , ed Anni di Crifto ijjj. di Gaetano yj. 
i virtuofi in formare Statue , Colofli , 

e balfi rilievi , in effieiar Pitture de' piii Promovc la Fondnzionc d' ahuni Mo- 
delicatJ rennelii,ed in compor Elogj , niflerj. 

Ifcrizioni , e Geroelifici efprimenti le 

prandi Impr-fe di Carlo, de" Regni , e ?47./^ON queOi , e con «Itri accen- 

Provincie da lui fottomefTe . Vedevanfi V-i nati proJigj di G^etano fe gli 

le Strade e 1' eflerior delle Cafetappez- accrebbe di molto in N:ipoIi ii concetto 

zate di fuperhi Arazzi , e drappi pre- di Santita , e per confeguenza fi aumen- 

zioli . Concorfe per tanto a si pompofo to il concorfoancora de' Popoli alla Chie- 

fpetracolo, ed a vedere lo firepitofo in- fa di Santa Maria , cagione di r«ddop- 

grefTb dell' [mperatore , che accadde li piarfi le fatiche Appofioliche al Santo, 

2j. di Novemhre i5?r tanto numero che voleva tutti confolare, e foccorre- 

di forefiieri , di perfonappj di alto pra re . E benche egli godefle in vedere il 

do , ePtincipi afToIuti, rhe poteva quafi gran bene, che ne rifultava , e fempre 

dirfi lifiretta allora in Napoli tutta \'\- piii cnpiofo il frutto de' fuoi fudori , 

talia. Non vi fu alcuno de" piil fotita non era pero contento il di lui cuore , 

rj, e di Vita piCi ritirata , che non fi che fofpirava lariforma di tutto il Mon- 

perfuadefle lecito ed oneflo i! mirare , do. duefla riforma lacomincio dal Cle- 

e rimirare si grande.enon iTiai piu ve- ro , da cui dipendeva quella de' Seola- 

duto Trionfo. Gaetano folamente flava ri, iflituendo, ( come fi e^detto) lOr- 

rinchiufo nella fua Clamera quando fot- dine de Cherici Regolari, renandoyida 

to la di lui finefira paflava 1'Imperato- provvedere ancora «! feflo Femminino , 

re cortegpiato da'Principi , e Cavalieri , che riforniato confenfce di molto al 

cavalcando fra Cori di Mufifi . e fra ben vivere degli Uomini . Perso per 

armoniofi fuoni di Timpani eTrombe, tanto alla fondazione d alcuni Moiifle- 

con replicatedi trattoin trattoacclsmazio, rj , che fervinfero alle Vergini A\ irezzo 

nidePopoIi. Udendo il Santoque'Canti, ficuro per conferva.-vifi calle Colombe, 

fuoni, e voci di giubilo fentiva flimo- ed alle Donne Penitenti d'un ricovero 

larfi alla curiofita di vedere anch' ecli di penitenza , per piangere con Madda- 

quel Trionfo si gloriofo , che gli flelfi lena li loro peccali, e che folfero poi 

piii Savj flimavano una flolida om'f- d^efempio ed eccitamento alla Rrforma 

fione il non vederlo , anzi venne piii degli altri Moniflerj giA fondati , come 

Yolte follecitato da alcuni Tun dopo J' niirabilinente avvenne . TnHm mulicrum, 

altro a dargli almeno un pio fpuardo , aflerifce Innocenzio XII. di Gaetano nel- 

mentie vi fi celebrava la Vittoria con- la Bolla della Canonizzazione , Mona/ie- 

tra di un Barbaro nemico della noflra ria Neapcli cxctta-vjt , alterum Sacrarum 

Fef^e , e che tsnto danneggiato aveva Virgmum jub arBijJima CapHCctnorum Fe- 

le Terre C.riftiane. E pure Gretano re- f^ula , alterum fwminarum ,qu<e pudi:it,x 

primendn rinterno defiterio , per altro jaHuram aliquando paffx , ad portum Sa- 

$i piuflo, edoneflo, lo fsrrifico «I Cra lutis per pocnitcntiam pefi naufrjfium con- 

cefiflTo, avinti di cui ger.uflefl"o fi ffce fugiebant , tr tertium Moniolium SmHte 

a contemplire un'aItro mappior Trion- Marij' de Saptentia nuncupatum C7c. Si 

io , ed il mapgiore che mai fi vide , fervi per fondatrici di tre Noluliflime 

n* fi vedr^ in tutti i Secoli, di quella Dame , che furono fue Diffepole e P^- 

pran viitoria , rhe riporto Gesii ne!la nltenti , e tutte tre decorare col nome 

Croce fo-ra la Morte. e fopra flrf.-r- di Maria , Maria Longa , Miriad'Ayei- 

no. .Sicf h^ riionfanflo il Santo di s^ me- bo , e Maria Carafa . 

defimo fi refe agli Angeli fpettaco'o piCl •'• 

• mirlrabile , e piii caro al Ciclo , di 

$. L 



P A R T E I. L I B 

f. I. 

Fondazione dellt primc Cappuccint pir 
opera c(i S. Gaetano . 

^48. Mentre la prenominata Matron» 
Maria Longa rtava di continuo ferven- 
do neirOfpedaie degl' Incurabili , che 
aveva ancora arriccliito con maggior 
parte delle fue facolr^ per configlio di 
S. Gaetano : quefti fcoprendo nel di lei 
(pirito, che dirigeva egli come Padre 
Spirituale, un gran fondo di perfezio- 
ne, efortolla a fondare un Monafterodi 
Sacre Vergini fotto ia ftretta Regola di 
Santa Chiara. Ma percheella ardevadi 
defiderio di portarfi in Palefiina per 
adorarvi que' luoghi Santi confaerati 
dalla Vita e dalla Morte del Redento- 
re ; Gaecano illuminato da Dio le diile , 
che faceffe fopra di cio Orazione , pre- 
gando il Signore a manifefiarle la fua 
Divina volonta . Internatali dunque Ma- 
ria in una profonda contemplazione fen- 
ti dentro il cuore quefii fenfi det Cie- 
lo : aggradire bensl Iddio quelle fue 
brame di pellegrinare in Gerufalemme 
per venerare perfonalmente i Mifterj 
operati delTumana Redenzione , e per 
baciare quel preziofo Terreno bagnato 
del Sangue Divino; maefTergli piii ca- 
ro fe rimanendo in Napoli vi formafie 
un Monaftero di Vergini fotto il patro- 
cinio e 'I nome di Santa Maria di Ge- 
rufalemme, Allora cenobbe Maria Loti- 
ga , che il fuo Padre Spirltuale le ave 
va parlato per bocca dello Spirito San- 
to, e che le difpofizioni diGaetanonon 
erano difTomiglievoIi da quelle dei Si- 
gnore ; onde fattafi ad efeguire il con- 
figlio del Santo pofe in ordine una Ca- 
fa avanti il cortile dell' Ofpedale , incui 
ricovrarfi per allora le Vergini Candi 
date , e colla di lui direzione fcrifle le 
Leggi da oflervarli conformi alla piii 
ftretta Regola di Santa Chiara . 

349. CorifoIatifTjmo il B. Padre dal 
veJere s\ felicemente effettuati i difegni 
del fuo zelo , procuro in Roma fappro- 
razione del nuovo Jfiituto apprefib il 
Sommo Pontefice Paolo III., che fuc- 
ceduto aClemente VII. allora governa- 



iii. Cap. xir. 147 

va la Santa Chiefa , e I' ottenne (a) per 
mezzo di Monfignor Giberti con uns 
ampia e favorevole Bolla , ia di cui efe- 
cuzione fu commefia al Vefcovo di Ca- 
ferta. In queflo inentre il Santo affret- 
tatofi ad affettar quella nuova Cafa in 
forma di Monillerochiamo ii detto Ve- 
fcovo delegato dal Pars a farne la vi- 
fita, il quale approvando e lodando il 
tucto ben difpolto , vi permife riugref- 
fo a chi volede profelTar quella si (Irec- 
ta oHervanza, ed incontanente dieciotto 
generofe Donzelle illuari per nobilt^ , 
difprezzandole grjndezze , gli agj , • 
quanto ha di luiinghevole ii Mondo , 
entrarono con la loro fondatrice Maria 
Longa nella defiinata CUufura li 19. di 
Luglio IJ39. per confacrarfi Spofe di 
Gesu, e condurre un' afprifilma Vita , 
accompagnate dalle acclamazioni di tut- 
ta la Citta . 

350. Non puoefprimerfi quanto gran- 
de tofTe il giubilo di Gaetano qualunque 
volta il penfiero portava a rifoluzione 
magnanima cotanro e forprendente di 
quelle nobili Zitelle, Riguardando egli 
il Collegio di quelle Sante Vergini co- 
me opera del fuo Spirito, e del fuo ze- 
lo la amava ancora come Padre , affu- 
mendone la cura ed il governo collam- 
miniftrare loro i Sacramenti, predicare 
la Divina parola , ricordare fanti arn- 
maellramenti , accenderledi divino amo- 
re , e nella Santita. indrizzarle . E per 
verita tant'alto afcefe la perfezione di 
quefte Religiofe colla direzione del San- 
to Padre, che febbene fi veggono in Na- 
poli molti efamplariirirni ed offervanrif- 
fimi Monifierj, (fcrive il Silos nelle fue 
Storie (b) niuno ve n' ha che le pareggi 
nella Santita e rigoredi Vits . A qiielfe 
Sacre Spofe del CrocefifTo afiegno Gae- 
tano illuminato dallo Spirito Santo le 
feguenti RegoIe,come piil conformi al- 
la mente di Santa Chiara. Vanno ve- 
Ilite, profcritti totalmente i panni lini, 
di si grofta eruvida lana, che piuttoflo 
ferve loro dJ cilizio per tormentare , 
che di abito per coprire il corpo : ed 
involte in que' facchr dormono i I.iro 
fonni iopra di tavole coperte d'uii vile 
centone . Levanfi da queflo si rroroido 
letto di mezza notte per cantar 'e lodi 

mjrtii 



(a) El.C!er.Vi1adelB.Gaet.lib.z.§.6l. (!v) SH. part.j.ltb.y pag. ^9- 

T * 



148 V I T A D I S. 

mattutine a Dio. Camrainano fcalze il 
pieJe , fervendofi folo «Ji femplici zoc- 
coli o fandali all^ufa: za de' Cappuccini. 
Digiunano tutti i giorni dell' anno , a 
fiferva delle Domeniche. Non mangia- 
no mai carne, fe 1' infertr.iti non le co- 
ftringe; ficcome non bevono mai vino, 
<]uando i\ trovano fane . Ma quefte afti- 
nenze vengono abbondantemente cony 
penfate col manpiar piii volte la fetti- 
raana il cibo HegrAngeli. Non veJono 
mai faccia d'Uomini, e rariflTime volce 
parlano con fecolari , benche fieno de' 
piii flretti congiunti , ed allora fempre 
col volto coperto. Nelle loro malattie 
non permettono r.e aiVIedici, neaChi- 
rurghi r ingreflb nel Monallero ; ma per 
un feneflrino accomodato a')a muraglia 
deir infermeria efpongono fuori il brac- 
cio per cavarfi il fangue , o per efami- 
narfi il polfo , quando il pericolo d' un 
male flrano non obblipaiVe a maggior 
BCceflo. Si efercitano nella mortiticazio- 
ne e del C!orpo e deirAnimo con fre- 
quenti difcipline, rigorofo cilizio , ed 
annegazione della propria volonta . Se- 
guono in fomma il Celeile Spof^-fra le 
Spine e ie Croci ; e mcrte al .Mondo , 
menano in cerro inodo un« Vita piu 
Ang»Iica , che Umana . 

Jji. SepuitvjGaetano ad avere la cu- 
ra e la direzione di qucilo Monaftero 
coirajuto del P. Marinonio iinche di- 
moro in Santa Maria dell.i Stalletta , 
cioc fin allanno ly^S. in cui paf>6 alla 
Chief» di S. Paolo , come parimente 
fcrive il P. Boverio iielle fue Storie 
Cappuccine. Fra {// altri Padri di que- 
fta congiffazione , i! f.GactanoTiene , che 
fu uno de /''Hditcri ammint/iri loro ( par 
la delle Uslie di Maria Longa ) i San- 
tijjimi SacramtHti , e n cbbe Cnra jin lan 
to , che al partir/i , cbe fecero que/li Pa- 
dri , fcttentrarono i Qappucciri in lucgo 
Uro («). QuanJo dunque S. Gaetano 
vlde bene ftabilita in quello nuovo Mo- 
niOero la llrettt oflerv.TPza- di Santa 
Chiara , e moito j.anz?te quellc vergi 
ni nella pett^ziooe Religiofa , volendo 
unitormarfi alle proprie conftiiuzioiii di 
non tenere governn di Monach» , pfoc- 
curo per mezzo del P. Carafa , alTunto 



G .A. E r A N o. 

in quefto tempo alla Porpora , che ta 
direzione del fuddetto Monaftero con 
Breve fpecia.e di Paolo III. appoggiata 
folTe a'Pnd:i C^ppuccini , come olfer- 
vantilHmi della piu (Iretta Regola Ji 
S. Fr.incefco , ed alfora cominciarono 
quelle facre fpofe di Gesu a nominarfi 
Cappuccine . Quefto Religiofillimo It»- 
ftituto non pAJo a meno di non ricono- 
fcere il fuo e!Tere da Gaetano , perchS 
dal inedeGmo fuggerito venne alla men- 
tovata fondatrice , rerche ne proccuro 
r approvaiione del Pontefice Paolo III. 
perchi pel corfo di tre anni lo gover- 
no , e perche dillefe qiielle fante lege,i ^ 
con la offervaiua dt^Ue quali efemplare 
cotanto fi ferba eziandio adi noflri , 
pcofittevole, e fanto .. 

§. II. 

Fondazione delle Convertiie- ^ 

%$t. Benche i due Monaflerj , di cut 
fi tratta in q'ieft<>, e nel finTeguente p»- 
ragr.ifo non abhiano t''rti:a la loro ori- 
gine nello (lelTo »nno ijjy. , in cui V 
ebbero le Madri Cappuccine : ad ogni 
modo fotto il medelimo vogiiono qiii.de- 
fcriverfi , per eilere poca la dillania di 
tempo fra gli uni e gli altri , e per ia 
molta conoellinne , che hanno rra dt 
lco . Ciuefio delle Convertite uno de' 
tre fond.iti An Gaetano , come afTerifce 
Innoc. XII. r.ella foptallfgata Bolla : 
^lterum fxminarum , quae- pudicitiie JA- 
eturam aliquiudo pajjx , ad pertum fatik- 
tis per paenitentiatM pofl naufragium con- 
fugiebant , appnrta forie al Santo mag- 
gior glciria , ciie gli altri due , per elTe- 
re ftata un' iinprefa tanto piii ardua , 
quanto 4 piii d iTicile trarre dal mondo 
le donne involte ne' fczzi piaceri del 
fenfo, che ferbara Ii verginiia ne'chio- 
liri a quelle che pure maiuenute fi fo- 
no ne'loro priini luflri ed immxcolate . 
Eccone il racconto, fecondo r«ciur»tif- 
fimo Scrittore Monlignor Caracciolo Ar- 
civefcovo di Taranto (.b). 

jy?. Le perfone che inaggiormente 
contnnavano il ciinre di GaetJno erano 
le meretrici fcandalofe , irentre vedeva 

tal 



(a) Bo-ver. ytnnal. Capuc. /ollo I anno ij:U. pag. J7<» 

(b) EL Cler. Vita dcl U. iiact. Iib. x. §, 74. 



Pas.t£ I. LiB. III. Cap- XIT. 149 

til profelTione didanne venali tener aper- ed ufcite dairOfpedale , lafciandofi vin- 

M una gran porta deir inferno , percuivi cere dall'abitp perverfo ritornavano all* 

precipitano moltiffime anitneadefcate da' primiera fcandalofa lor vita , fotto il pre-r 

loro artifiziofi vezzi ed allettamenti . On- tefto di non ritrovare altro modo , coa 
de affliggendo le fiie carni innocenti con cui foftentarfi. 

rrgorofi digiuni ed afpriflTime penitenze, 3J4> Defiderando per tanto la zelante 

faceva lunga orazione a Dio pe^- la con- Danu di togliere le occafioni d' innuine- 
verfione di quelle creature perverfe ed rabili peccati , e metter quelle donne 
infidiatrici deiraltrui innocenza . Indi lubriche in uno llato ficuro di non po. 
facevafi ad inveftirle con forti alTalti d"in- ter piu ricadere , volle comunicare il bel 
vettive , di perfuafive , e di preghiere , penfiero a S. Gaetano , e confultar coo 
nel che riufciva si felicemente a cagione lui il modo di effettuarlo ; perche nori- 
della fua naturale eloquenza , rinvigori- rifolveva mai cofa alcuna fenza il con- • 

ta dallo Spirito .Santo , che molte iie figlio del fuo padre fpirituale . Quando 

acquiftiva alla penit^nza, operando che vide il Santo aver Dio imprefTo nella 

dalle infami loro abitazioni ufcifTero , e mente della DuchefTa que'difegni , che 

fi allo.itaniifrero . iVla poi ve^gendo con egli pure andava ideaLiuo , mentre per 

le pupille molli di lagrime che pentite mecterli in opera avei-a appunto pofto 

dal loro ravvediinento , e per la forza gli occhj fopra la flefTa matrona , confo- 

che feiuivano farfi interiormente dal c -■• lolli molto con benedirne divotamente 

tivo abito , e per le follecicazioni elfer- ilCielo, e fubito perfuafe la nobil don- 

ne degli antichi amanti , li quali non na a fdbbricare vicino al medefiino Of- 

potevano tollerare la perdita de' loro Ido- pedale degrincurabili un Monaftero ds 

Iv , ritornavano alla fcandalofa e fozza rinferrarvifi quelle ree femmine al pri- 

vita di prima : penso di riparare si gran ino loro convertirii, acciocchc ncnsrri- 

danno , \i raflicurare nella perfeveranzi IVhian^ero piii d^eflere pervertite; e nel- 

le donne gia convercite per mezzo d' (o llefTo tempo s' adopro in Roma col 

un Monaflenr, in cui rinchiufe , venjf- mezzo de' fuoi amici per ottenerne dal- 

fero a difenderfi dagli afTalti de'giovani la Santa SeJe la facolta , che gli fu fpe- 

sfrenati , ed a fortificarfi cogli ajuci de' dita dal Cardinal Antonio da SS. qmt- 

^rtdri fpirituali . Si fervi percio d'una tro coronati. Allora il B. Padre veltito 

fua penitence la foprannominata D. Ma- d' un pungente cilizio , con una grofTii 

ria ii'Ayerb) DuchefTa di Termoli , a catena al collo , e con un divoto Cro- 

cui pure cadde in mente un fimll pen- cefilTo in mano li porto a quelle cafe 

fiero . Ritiratafi quefla nobilillima Ma- fcandalofe , predicandovi con parole iu- 

trona nell' Ofpedale degl' Incurabili a focace di zelo e di fpavenCo ; e poi coti 

fervire agl' infermi infieme con Maria dolci motivi di fperania andava invi- 

Lorenza Longa , applicava quanto aveva tando quelle donne infami a palT.u dal 

di fpirito , di forze , e di facolta in fol poflribolo al nuovo Monallero , e quida 

lievo e fervizio delle ammalate , aven- fciiiave ch'erano del demonio , confa» 

do la mira a curare le anime piii che i crarli fpofe di Gesu Criflo. Declamava 

corpi , Venivano al luogo pio di giorno e perorava (dice il fuddetto Arcivefco- 

in giorno alcune femmine proilicute , vo ) con tanta grazia e vigor difpirito, 

per ellere alTiflite con rimedj valevoli a che quafi tucte incenerivanli al pianto , 

guarire da'fchifofi morbi contratti nella e molte fe gli offerivano proncifTime ad 

iafciva vita fin allora condotta . £rano abbandonace que'loro immondi piaceri , 

accolte dalla pia Duchefifa con ogni for- ed a vivere una.vlta cafla e penitente 

ta d'umanica, e fervivale con tutta ca- dencro la propofla claufura . Onde ritor- 

rita. Nello flefT.i tempo prendendo ella iiando piii volte il Santo vittoriofo e 

occafione dal rofTore che moflravano , e carico di si belle prede tolte allinfer- 

dal dolor che pativano , di rapprefentar no , le prefentava alla Du^hefT» di Ter- 

loro lo flato deplorsbile dell' aniina , e moli da ripnrre in ficurn nel da lei gii 

le graviflime pene dellaltra vita defli- fabbricato Monaflero . In tal modo tra 

nate a'p8cc,itii(.ii lenfo , le ridiiceva a com- quelle donne impudirh? , che convcti 

pungerfi , e fcioglierfi iii pianto della (laetano , e cra quelle molte i he perfua- 

Juro"\ita fcandalofa, Ma che? rifanate , L- la fleffa Matrona , fi formo un inte- 

ra fa- 



150 V I T A D I S. 

r» famiglia di Monache Clauftrali , det- 
te percio da que'tempi fino ai giorno 
d'oggi le Convertite. 

jyj. Benche colio molt» fudori e tra- 
vagli al noPro Santo il ritirare dal fen- 
liero delia perdizione quelle donne , a 
cagion i'e' gran contrafli ed oppofizioni , 
ch= inforfero: alTai maggiori pero furo- 
no le di lui fatiche nello iflruirle . net 
purificarle , nel fantificarle , acciocche 
capacL fi rendellero di confeguire ta vi- 
ta eterna . Che pena non ebbe in rav- 
vivare la fede in quelle , in cui Tave- 
vano in quafi del tutto fpenta i piace- 
ri del fenfo? Che difficolti in animir 
alla fperanza quelle peccatrici , che al 
confiderare la quantiti e gravita delle 
proprie ed altrui colpe, flavano per ca- 
dere negli abiflTi della difperjzione ? Co- 
me potevano eccitarfi afTetti d' Amor di 
Dio in que'ciiori , ch'erano interamcn- 
le preoccupati da!l'amor fenfuale .' Co- 
me perfuadere le madlme di fpirito , e 
le dure leggi del Vangelo ad anime 
molli, accoflumste ad una vita oziofa e 
delicata <* E pure tante fiticheediligen- 
ze us6 Gaetano in riformare quelle No 
viiie Convertite , e con dilcorfi ed.iflru- 
zioni , e con meiiitazioni ed efercizj fpi- 
rituali , e colla frequenza de'Sacramen- 
ti , e con leggi prudentiffime d« lui pre- 
fcritte , fopra tutto colPefncacia delie 
fue orazioni, che quel nuovo Monafte- 
ro di donne del mondo datefi ad una vi- 
ta mortificata ed auftera in pena de' lo- 
ro peccati , parve racchiudefle alrrettan- 
te Maddalene penitenti ; e s'acquift6 si 
buon concetto, che oltre TelTer poi ac- 
crefciuro (in al numero di trecentoSuo- 
re , fi diiato anrora col fuo efempio in 
molte altre Citia d'It»!ia , con fomma 
gloria drl fantT fondatore Gaetano , e 
dellapiiflimafonJatrice Maria d'Ayerbo . 

/. iir. 

ItaHlifce il Monsftero della Sapiema . 

ls6. Innan/i a'Ip fandazioni detle Cap- 
puccine e delle Convertite , di^-de la 
prima mano il noftro Santo al Monafte- 
ro dell» Sapifnz* inNapol^, bench^ qul 
ii metta in terzo luogo per maggior 



G A E T A N O . 

chiarezza della Storia , » per attenerfi 
allordine defcritto nella fuddetta Boll» 
della canonizzazione. Maria Garafa Ver- 
pine illuftrilljma , e per fangue , e ;per 
fantita , forella del noftro P. D. Gian- 
Pietro, viffe per molti anni profeftfa nel 
Convento di S. Sfbaftiano delTOrdine 
di S. Domenico; ma pe'l grand' alTedio 
fattoli da' Principi collegati contro di 
Carlo V. alli Citt^ di Napoli , conven- 
ne a Maria con raltre Monache , per 
efter il loro lito troppo efpofto a' peri» 
coli della guerra > trasferirli ad un' al- 
tro Monaftero , che nominafi Donna. 
I{omata . Indi fu chi.imata , e con re- 
plicate iftanze invitata al governo d'al- 
cune Vergini radunatefi a far vita co- 
mune fotto la Regola di S. Francefco 
in un coiregio , d.tto dellt Sapienza ► 
t -li diMique penso trasferirfi Maria a 
rine di rimettervi nel primiero vigore, 
ed oflTervanza llnftituto di S. Domeni» 
co , che vedeva, e deplorava molto fca- 
duto in quel fuo primo Monaflero di 4". 
Sebaftiang . Ma volle prima fentirne il • 
parere , e ricevere il configlio dell' ama- 
to fratello P. Carafa , con ifcrivergli « 
Venezia una lettera premurof.i circa que- 
fto fuo «Ita difegno . Egli fubito comu- 
nico tutto il contenuto nel foglio al fuo 
confiJentiftimo P. Gaetano , ciie in quei 
teiTjpo eragti ancora Superiore e Prepo- 
lito , con cui configliavafi fempre negli 
aft'ari di maggior rilievo { a ) . Non po- 
teva fentire nuova piil gradita il B. i'a- 
dre ( nel cui cuore innamorato di Dio 
arfe fempre quelTantica brama di veder 
una Riforma univerfale nel mondo ) quan- 
to quefta di Maria Carafa , che penfalTe 
di riformare le Morsche Domenicane . 
Avrebbe egli fleffo defiderato di andar 
in Napoli per incajinire quell' imprefi , 
ed aftiftere perfonalmente alla zclante 
Religiofa nel gettare i primi fbndamen- 
ti della conceputa Riforma ; ma impe- 
ditone dallattuale governo dell.» Reli- 
gione in Vt-nezia , vi inando in vece 
fua il P. D. Bonifacio da CoIIe , fopget- 
to per bonti , per fapere , e pruJenza 
abiliftlmo a condurre a rermine un'af- 
f^re si rilevante , e difticoltofo, dando- 
gli perci6 infieme col P. Canf» le in- 
liruzioni , con cui regolarfi ful fatto, e 

k leg- 



(a) El. Clcr. y,ia dtl n. Gaet. 1,1,. 1. $. a^i. 



Parte I. LlB 

1« leggt piu conducenti alla perfetta of- 
fervanza deirinftituto di S. Domenico. 

357. Giunto il P, da Colle in Napo- 
li , fi tnaneggio con tanta defierita e fol- 
lecitudine per la fondazione del nuovo 
Monaftero , fuperando tutte le difficolta 
attraverfatevifi , e portandofi due volie 
in Roma per impetrare la Bolla del Pa- 
pa , che in breve tempo ridufTe a buon 
termine la grand'imprefa , fcrivendone 
il tutto di mano in mano (e riceven- 
done poi le rifpode infiruttive) a S, 
Gaetano , ed al P. Carafa , clie molto 
■braitiava « promoveva la fantita della 
forella. Dunque neJIa vigilia diS. Gian- 
fcattifia ufcita la generofa fondatrice Ma- 
ria dal Convento di Donna Roinata , 
fenza altro portarfi feco, che il folo Bre- 
viario , ma con una maefiofa comitiva 
delle piu illufiri vittu, e particolarmen- 
te d'una inodellia angelics , e coU' ac- 
compagnamento fefiofo della primaria no- 
bilt^ diNapoIi, in cui pareva trionfafiTe 
ella del mondo la feconda volta , fu 
rondotta dal P^dre da Co'!e alla preno- 
niinata cafa dellaSapienza . Entrata che 
fu nel Monaflero , lece fubito con Fau- 
torita, che dato avevale il Papa , mutar 
abito a quelle Religiofe che abitavano , 
veflendole invece delle bigie lane di S. 
Francefco , deile candiJe di S, Dome- 
nico , la di ctii Regola volle fi ofTervaf- 
fe a minuto, e a tutto rigore . 

5j8. Ecco ora come S. Gaetano Oan- 
do ancora in Venezia per mezzo delle 
fue inrtruzioni, e con la miffione in Na- 
poli del Padre da Colle diede mano va- 
lida ad alzare la fabbrica de! Monaftero 
della Sapienza. Ma quando fi porto in 
Napoli in perfona dopo due anni e me- 
fi , la ridufl^e poi a perfezione colla fua 
aflufienza attuale . Prefe egli fubito il 
governo e la direzione di quelle facre 
vergini , che continuo fino alla morte . 
Configlio e fiabili quelle fantifllme leg- 
gi , che Suor Maria Carafa prefcrifTe 
alle fue Religiofe , ed accrebbe nel cuo- 
r» della ferva di Dio tanto fervore di 
perfezione , e del Divino Amore ( fcri- 
ve nel Diario Domenicano il P. Mar- 
chefi) , che farebbe mancata a quefia 



. iir. Cap. xir. 151 

mortal vita , fe Iddio colle fue grazie 
non aveflTe contemperati quegli ardori 
che vi accefe colle fue fiamme Gaetano' 
(tf ) , i di cui configl; , leggi , e docu- 
menti ebbe in tanta ftima la fsnta fon- 
datrice , che volle farne fcritto di pro- 
pria mano un memoriale, acciocche fer- 
viflTe di fiimolo alle fue figlie ad infiammar- 
fi neiramordiDio, e neiroflervanza di 
-quanto prefcriflTe loro il Santo. Quefio fcrit- 
to preziofo di Suor Maria che confervafi 
ancora oggidi con fomma veneradone ne! 
Monaftero incomincia cosi : ^di 6.Mar- 
zo IJ40. Mcmonale degli otiimi con/iglj 
dd P. D. Gaetano a iftauza nojlra ddla 
Sapienza {b) , e chi mai potra porre boc- 
<:a , penna a tal fanla dotirina . Ma frs 
tutti i configlj ed ordini ftabiliti dal B. 
Padre nel Monaftero della Sapienzg 
fecondo !a mente ancora di D, Gian- 
Pietro Carafa fratello di Suor Maria , e 
da lei generofamenteefeguiti , quefti due 
fono i piu notabili, e refpettivamente a 
quel tempo infelice i piii ammirabili . 
Non elfendofialloracelebrato, anzi nem- 
meno intimato il facro Concilio di Tren- 
to , !e Monache di Napoli , come pure 
di altre Citrh , ufcivano frequentemente 
de' loro Chioftri per motivi legittimi con 
gran libert^, e pericolo, come fe nela- 
mento Clemente VII. in un Breve di- 
reito a quell' Arcivefcovo e Cardinale 
Vincenzo Carafa (c) . Ma Suor Maria 
cosl configliata dal fuo Direttore nel pri- 
mo metter piede nel nuovo Monaftero 
della Sapienza , fece voto di non ufcir- 
re mai piu , ed obbIig6 , non ofiante la 
contraria confuetudine dique'tempi, aj, 
una perpetua claufura le fue fislie , alle 
quali diceva, che doveflfero piuttofto Ia« 
fciarfi tagliare a pezzi , che lafciavfi ca- 
vare da que' facri chioftri . II fecondo 
ordine fu di fopraporre alle ferrate cie' 
parlatorj una lamina di ferro , per cu^ 
potefl^ero i fecolari udire folamente le 
yoci delle Religiofe , ma non vederne 
j fembianti ; e quando la fteceflita in- 
troduceflTe uomini nella claufura , ope- 
raj , medici , confeflTori , vifiistori , fi 
coprifl"ero le Monache con un velo la 
faccia per non vederli, ne eflere maidt 

loro 



(a) Marchef. Diar. Dom. T. i. •^ Genn. pag. i6. 

(b) Magg. Viia di Maria Carafa cap. 8. num, 81. 

(c) Magg. lot. cit. Scrm. i. cap. j. 



152 VlTA DI SGaETANO. 

loro vedutf: conumi foi iinitati tis mol- ne , S. Benedstto ai'e Benet?ettine , cosl 

te akreMon«che, piii offervanti i;iNa- S. Domenico , e S. I-rancefco, ed altri, 

poli , ed in altre Citta dltalia , e che rifuitandone per cio a quefti fanti mag- 

riconofrono la loro prima orieine d»\ giore la elori:i , e la venerizione . M» 

Monallero della Sapienza. Gaetano InlHtutore de' predetti tre Or- 

?59. Ridotto quefio MonaHero ad una dini di Religiofe , a'quali diede 1' efle- 

perfettifTima oni-rvanza del primiero In- re , le leggi , e la direzione , non volle 

nituto di S. Domenico , venne S. Gae- poi dar loro il fuo nome , nc 1' abito 

tano a confesuire il fuo intento , ed a Teatino , veflendo le une con le candi- 

confolar il f'i > zelo di, veder enirata la de lane di S. Domenico , e Taltre con 

Riforma anc^ ra ne' chiollri delle facre le bif;ie di S. Francefco , con dare alle 

vereini: perrhe ci alFicura lo Storico , piime il nome di Domenicane , alle fe- 

clie fu si potente la fama della fantiti conde il nome di Cappuccii-e , ed a 

ammirata nelte Monache della Sapien- quelle del terzo Monallero il nome di 

za , che al loro efempio , ed a norma Converttte . Ma perche ? Non per al- 

delle loro precUre viriii inflifjironfi nuo- tro , che per nafcoiiderfi a' pofferi , e 

vi altri Monallerj efempIariflTimi , e li privarfi di quella gloria , che gli avreb- 

rimife la Re£ol-re oflervanza in quelli be .ittribuita nel rammemorarli il di lui 

• ia fondati , nequsli era molto fctduta nome partecipatodalle fu.ldette Reli»iofe, 

(«). Fu non poca ploria »1 noflro San e nel vederle veflite col Ji lui abito Tea- 

to Tavcr promoflo a lanta perfezione tino. Volle perolJdio compenfare, eri- 

Suor Mari.i e le fue Religiofe ; ma fu meritare quefl'umilti delB.Padre: per- 

non poca ancora la di lui fatica in col che nello (leflb anno, ciie epli pafso dal- 

tivar quelle anime, e farle crefcere alla la terra al Cielo , fece nafcere al mop- 

fantlta pii') eminente . Era continuj la do qutll' ammirabile e venerabile ferva • 

di lui afllflenza a' loro bifogni e proht- di Dio Orfola Benincafa , con pofcia in- 

to, e quando non poteva accorrervi per- fpirarle , che nel tondare !e due nuove 

fonalmente per eflcre «flente , o imre- Conpregazioni di femplici vergini , e di 

dito , fupplirava co'i lettere e biglietti , vergini Rcmitc , d.4fle loro la lepola , il 

rapportati dalla Sacra Ruota come pre- nome , e I' abito Teatino , e le fotiomet- 

ziofi e ripieni di celefli ammaeflramen telle al governo dUa Religione di S. 

ti . Vi continuo quefta fua alfiflenza fi- Gaetano , la quale febl^ene piu volte 

no alla morte , cioe fino «llanno 1547. piefTara, ricufafle fempie di iflum»rIo , 

dopo la quale foprawivendo la fonda- opponendoli a tutte le iflanze de' Cardi- 

trice Maria Carafa altri quattro anni , n?.]\ , e 1'rincipi ; fu pero coflretta finaf- 

diede voli si elevati alla fantitii in vir- mente ad uhbidire «'divini decreii , con ac- 

lii degrimpulli , datigli e'a da Gaera- cfttarne 1' impegno . Sicclie queirumile 

no , che ha meritato dalla Santa Sede Santo , che volle fuggir 1« gloria Jovuta- 

i proceffi pei la beitificaiione . glifi d'elTere fliinito Pad:e delle Rcli- 

giofe delli tre OrJini da lui fondati , 

§. IV. venne per divina difpofizionc a diven- 

tar Padre delle vergini Teatine, bench^ 

Due riflefi fopra i fuddttti MoHMfierj. non le aveflTe vivenJo immediatamente 

fondate . Cio fu con tanta di Iiii mag- 

%€o. La prim» che vien fatta dal Pa- gior gloria , quanto che quefle (ue fi- 

dre MKEgio, e da altri cl fcopre la gran- glie, rinchiufe in un'eremo feparato dt 

de umiit^ del noflro Santo , ed il dif- tutto il mondo , fpargono per tutto il 

pregio , in cui teneva egli la fliina e mondo luminofifljmi fplendori di lanti- 

eli OBori del mondo (b).\ fondatori di ti , a cui le obbliga il fuo fingolare Infli- 

Monache Clauflrali hanno dato loro il tuto , col profeflare il quarto voto di 

proprio nome , e i proprio abito , come non parlar rnai piii con chi fi lia , nemme- 

pcr ffempio S. Agoftino tlle Agoftinia- no co' propr j gcnitori, a riferva del me- 

dice , 



(a) S<lci p. I. lib. 4. /'j/. 1 19. 

(b) F. Magl. Nov. 1. di S. Gaet. Ser, j. fp, 4. 



ParTE I. LlBRO III. CaP. XII. Ijj 

i\co , e dei confeflore , il quale pure la Stalletta in Napoli , il Sommo Ponte- 

viene interdetto di dar loro iiotizia al- fice Paolo III. per la ftima che aveva , 

cuna di quanto fuccede nel mondo .• on- ed amore che portava alii Cherici Re- 

de quefte vergini Romite , vlvendo co- golari fpediice lettera premurofa al P. 

me tanti AngeU di Paradifo i_n terra , t.;arafa_ in Venezia , invitanJolo con af- 

fenza faper nulla di terra , e rivoglien- tri fuoi Religiofi in Roma per idabilir- 

do alCielo i loro cuori , per.fieri, affet- vi la Religion Teatina , la quale /? zi 

V , e defiderj , pofTono veramente dire aveva fortita U culltt , diceva egli, ogni 

con S. Paolo .- Cenverfatio noflrs. in Ca- ragion 'volevtt , che 'vi fijfajj: ancortHdo- 

lis eft . _ micilio . Qiieft'aItro motiro ebbe Paofo 

l6i. La feconda rifle.Tione di MonC- III. nel chiamare il Caraia, per fervir- 

fnor Caracciolo , Arcivefcovo Taranti- fi del di lui zelo , e fapienza , nota a 

no;, noi in parte accennammo altrove tutto il mondo ne^graviffimi intereflidi 

(<i). Quando il demonio per rnezzo del facta Chiefa , e per derorarlo cella por- 

fuo perlido operajo IViartin Lutero sfor- pora Vaticana . Ma perche l'umile Pa- 

aavafi di ritirare qualunque perfona dal dre a queffa prima lettera Pontifizia , 

ferbare la verginita, e di gettare a ter- come pure ad un'altra fimile fufTeguen' 

ra Monallerj , e Claufure di vergini, te rifpofe fempre con pregar Sua San- 

affinche tutto il mondo impegnato vi- tita a difpenfarnelo col preteflodella fua 

velie ne"pisceri delfenfo^ ailoia la Prov- eta avanzata; refcrinegli il Papa la ter- 

videnza Divina fervifli di G.ietano da za volta minacciandogli la fua it^digna- 

lei eletto a riparare i danni , che anda- zione, fe avefle voluto ancor ripugngre . 

va facendo Lutero , a foflenere il celi- Non pote.ndo dunque piu fchermirfi ii 

bato cadente, e moltiplicare in tanti co- P. Carafa da ordini si prefTanti , por- 

ri di vergini le fpofe aGesu, come pu- toITi a Roma con citique altri de' fuoi 
re a ridarre le donne non vergini ad 



una vita cafla e ritirata , con adoperarfi 
principalmente che da matrone pie e 
divote fondati foffero li mentovati Mo- 
Jiaflerj delle Cappuccine , e delle Con- 
vertite, e delle Domenicane, dette del- 
laSapienza. Quefia dunque e l' oflerva- 
aione del prenomiuato Arcivefcovo : Fab 
brica Gaetano Monafierj , quando gli 
atterra Lutero : accrefc* nuove fpofe a 
Crillo , allorche gliele toglie rereticoj 
riduce a' chioflri della caflita le donne 
profiitute , mentre colui proflituifce le 
lleffe vergini facre : onde fempre piu fi 



Religiofi , difegnando in quefia occaflo- 
ne di celebrare cola il Capitolo Genera- 
le. Ne partecipo con lettera i! penfiero 
a S. Gaetano, il qualeapprovandolo par- 
tilli ancora egli da Napoli co'PP. Fo- 
fcareno , e Mazzalorfo nel mefe di Ot- 
tobre di quefl'anno TJ36. Giunti eliuni 
e gli altri in Rcina vennero alloggiati 
in Santa Maria della Minerva , e trat- 
tativi con gran carita , e generofita da 
que'ReIigiofifiimi Padri di S. Domeni- 
co. Indi portatifi tutti a piedi del Som- 
mo Pontefice , gli accolfe con fembian- 
za giojale , con dimoflrazioni bensi di 



conofca Taver Iddio prefcelto il noflro grande aflfetto , ma di poche parole n- 
Santo ad opporfi in tutto a Lutero , ed mettendogli ad un'alcra udienza il tem- 
* difendere contra idi lui furiofi affal- po piil proprio per motivo del loro ne- 
ti, come forte campione , lafantaFede. cefl"ario ripofo dopo grincomodi foflTerti 

nel viaggie. 



C A P I T O L o xin. 

Aani di Crifto 153^. di Gaetano j(S. 

Si porta Gaeiano aF^oma, doveil P.Cara- 
fa fut collega vien promoffo alla porpora . 

i^». "rxlmorando ancora il B. Padre 
X-/ nella cafa di Santa Maria del- 



36J. Frattanto Paolo III. difponevafi 
a far una faggia e plaufibile promozio- 
ne di nove Cardinali. E perche li vo- 
leva foggetti di tanto merito che folTe- 
ro efli di decoro alla porpora , piu che 
la porpora a loro , pofe Tocchio fopra i 
primi uomini di quel tempo per virtu, 
per fapere, e per prudenza, i quali po- 
tevano forfe aver degli uguali , ma non 



de' 



(a) El. Cler. lib. i. §. 41. 
VitadiS.Gaet.Part.I. 



154 V I T A D I S. 

de" miggiori . Fra queHi il piu HlTb nel- 
\i mente di Paolo, ed il riu da I^i <Je- 
(iderato eflrendo il P. Car»i» , a tutti fu- 
periore nello zelo dellonor di Dio , e 
della rifortna de' collumi , molti nella 
Corte Romana , che vivevano con trop- 
pa liberta fentivano amflramente la di 
lui promozione, tem^^ndoche autorizzato 
dair alta di;^niti Cirdinalizia dovelle 
riufcire un rigido cenfore de' lore licen- 
ziofi portamenti : onde fervendoli dell' 
occafione d'una pericolofa infermita del 
P. Caraffl , rapprefeinaronoal Papa,che 
tl crear Cardinale uo' Uomo piii delT 
altra che di quella Vita , farebbe un 
Hettar la Porpora dentro un fepolcro , e 
dsr l'incenfo ad un Morto. E bcnc ,{a) 
rifpofe il Paps , Noi onoiarcmo almcno i 
mcfiti di <ju:-/!o grand Uomo , chc mcrcn 
do lui , r.on moriranno mdi a!la mcmoria 
de po/icri . ^ppunio e cofa giufia , coc 
porti fcco nel jcpolcro il marco , e la rico 
inizione dclla jua ■virlu. Dunque li ii. 
Uicembre con alrri otro infigni perfo- 
napgi lo creo Cardinale di Santa Chie- 
f a , e vclle raddoppiargli 1' onore col di- 
ftinguerlo partialmente in mandargli a 
cafa la Rerretta Cardinalizia , chc non 
fuol mai pr.iticarfi con quelli , che nell' 
elezione prefenti ritrovanli in Roma . 

l4^. Ritrovavafi S. Gaetano nella Ce- 
mera del gia€ente P. Carafa , quando 
fiunfe a prefentarli la Berretta il Came- 
riere di .S.Santita. In veJer quella Por- 
pora fi coprl di rofTure il volto delTu- 
mile Santo. che abborriva le dignita e 
fli onori delmondo, tanto per .^e quan- 
to per li fuoi fratelli; e f^pendo lo flef- 
fo abborrimento averlo pure Tinfermo, 
ma non fapendo il comando inevitabile 
intimat<gli dal Papa , gli fece cenno , 
e col geflo della mano, e col dimenar 
del Capo, che in niun conto racrettaf- 
fe (b) . II povero Inlermo difpiacendopli 
molto di non poter confolare i defiderj 
ie\ fuo venerato P. Gaetano , e quelli 
del proprin genio, pe 'I vinrolo dell ub- 
bidienzi che troppo lo flringeva , rice- 
v^ la Berretta , e confepnandola alTIn- 
fermieto , dide : ^tlaccatela s quel Chio- 
do fiffn ncl mur» con ammiratione del 
mertsippiero Pontifizio, per veder tanta 



G A E T A N O. 

povertii inque' Religjofi, che noti avef- 
fero in Camera un Tavolino, fu di cui 
collocarfi con maggior decoro e venera- 
zione un dono si preziofo ed onorifico 
mandato dal Papa. Ciul fi trova regi- 
flrata nel procelio Vicentino un' ammi- 
rabile Profezia di S. Gaetano : quando 
perfuadendo egli il Carafa a non accet 
tare la Porpora , gli foggiuufe : Sc ■vei 
riccvcrcte quejla Bcrrctta , falirctc piii al- 
10 , mt /•ira con danno de' voftri parcnti . 
Avverofli adequatamente quanto predif- 
fe il Santo, perchc il nuovo Porporato 
afcefe al Trono Pontifizio portatovi per 
forza , e poi fucceflfe la :eplorabiIe rui- 
na de' fuoi Nipoti , e della fua Cala » 
che raccontano li Storici diquel tempo. 
La porpora conferita sirinfermo, inve- 
ce di rallegrarlo ed allepeerirgli la itj- 
fermita, gliela accrebbe a tal fegno , 
che nella Vigilia del Santiflimo Natale 
per lo /pazio di z^. ore fattofi tiif.o 
freddo , e fenza polfo , li pianfe da fuoi 
amici per morto . Ma poi miracolofa- 
mente nel giorno in cui nacque il Sal- 
vatore ,rinacque anch'epli a nuova Vi- 
ta , riacquiflanjo ben preflo la primiera 
fJute . 

"^6$. Rtfanato dunque il CardinalCa- 
rafa , S. Gaetano conroco il Capitolo 
Generale , che fecefi pure in Saiua Ma- 
ria della Minerva de" PP. Domemcani, 
a cui volle feinpre iniervenire il nuovo 
Cardinale, intereflfandovifi con egual ze- 
lo di prima ne' progrefli e vantaggj 
deirOrdine , con proteflarfi che queila 
iiuitazione di flato non gli avrebbe mai 
diflaccato il cuore dalla fiia amata Wt- 
ligione. Sciolta che fu quell' aUemSlea 
de'Padri, in cui fi raccomando allama- 
tiflimoPorporato tratello la cura di tro- 
vare una abitazione opportuna per la 
Religione in Roina , ritorno il noflro 
Santo in Napoli inlieme col P. Folcare- 
no, che nel fuddetto Capitob fece egli 
eleggere fuo fucceflore, e Prepolito di 
Sanra Maria della Stalletta . E qui a 
noi li offerifce ad ofl^rvare una bella 
rifpofla dello lleflb Santo, che dee fcr« 
vire di mallima fond«TncntaIe a tutti i 
Supcriori per bcn govcrnare i loro fud- 
diti. II P. Fofcareno , Uomo di conli- 

nua 



<a) S»/c/. part. i. lit. T- P^g- »fi7- (b) Panvin. e ii. altn ^lulori ap. hilos til. 

pag. 189. Pan-vin. in Vn. Pauli IF. 



ParteI. Lib 

nua Orazione, ed accoflumato fempre 
ad ubbiJire, non acomandare ad altri, 
dolcemente lamentoflTi con Gaetano , 
che gli aveffe addofTato quel pefo della 
Prepofitura a fe, come inefperto , trop- 
po infopportabile , ed ilSanto gli rifpo- 
fc : Erit pyofeSo tibi munus perfactlc , 
yS a tuis , ut in Domino amfris , curave 
ris : certamente il pefo del governo vi 
riufcir^ leggiero, e faciliffimo , fe proc- 
curarete di farvi amare in Dio da quel- 
li, che dovranno ubbidirvi. 

C A P I T O L O XIV. 

Anni di Criflo 1537. ^' Gaetano 57. 

Ritorna a Napeli : afcriwfi alla Compa- 
gnia de Bitnchi , attsnde al govsrna 
delle Monache ; e ricerca una Chiefa 
piif eapace per rendere pih comuni e 
frutiuofe le jue faticbe . 

5^^. "Q Eftituitofi il Santo da Roma in 
Xv. Napoli , e ricevutovi con giu- 
bilo di tutta la Citta , riaflTume incon- 
tanente le fue Appoftoliche fatiche in 
benefizio de' profljmi . Frequenti erano 
i fuoi difcorfi al popolo . E perche it 
piu delle volte nredicava dalTaltare te- 
rendo la Sacra OiHa in mano , accen- 
deva piu facilmente d'amor di Dio le 
Anime piu agghiacciate , e penetrava i 
cuori de' piu oflinati Peccatari , chefcio- 
glievanfl jin lagrime di contrizione . 
Continuava le fue vifite e fervigj agl' 
infermi dell' Ofpedale , porgeva aiuti 
Spirituali e corporali a' carcerati , e ad 
• Itra forte dibifognofi , ebramando ogni 
giorno vieppii!i dilatare quefla fua cari- 
ta , ed eflenderla eziandio a' piu mife- 
rabili, volle effere afcritto ed aggrega- 
to a quella celebre Compagnia de' Bian- 
chi in Napoli , che fi prefe il nobile 
impegno di afliflere e coadiuvare i Giu- 
(liziati aben morire , di cui era frateilo 
quel Conte d'Oppido,che fi d piil vol- 
te nominato. Riconofce quefta compa- 
gnia per fuo primo genitore il B. Gia- 
como della Marca, che la refli? nelTan- 
no J4J0.., ma in progrefTo di tempo a 
cagion delle guerre quafi eflinta la rav- 
vivo , nel ijij. il noflro P. Carafa , 



. III. Cap. XIV. i5f 

quando era egli ancoraProtonotario Ap- 
poflolico, infieme con Ettore Vernac- 
cia , ed il P. Callifto Piacentino Cano- 
nico Regolare. 

3^7. AfTociato a cotefti generofi Con- 
fratelli Gaetano, ben di fpeflTo toglieva 
loro la mano , per effere 1' immediato 
confortatore del Reo (a), e con lui fa- 
lendo ful palco lugubre , animavalo a 
ricevere volentieri il coipo fatale dalls 
mani della Divina giuflizia fattsfi per 
lui tutta mifericordiofa , anzi a ringra- 
ziare lo flefl^b carnefice , come quello 
che fiava peraprirgli le porte del Para- 
difo; fervendoft diefpreflioni cosi tene- 
re e penetranti al cuore , che flimavafi 
felice quel condannato , a cui toccava 
la bella forte di vederfi afliflente il no- 
flro Santo. A ta! fegno promoflTe poi 
gli avanzamenti di queila nobile com- 
pagnia de' Bianchi, cosl nominati dalla 
vefte bianca di cui vanno coperti , ch» 
per efTere si benemerito e zelante della 
medefima ne fu eletio Superiore e cor- 
rettore; ficcome fuperiore a tutti cono- 
fcevafi la di lui fervente cariti verfo i 
giufliziati, e la di Iiii prudenza nel go- 
verno de* fuoi confratelli . Turto cio fi 
vede fcritto ne' protocolti di detta Com- 
pagnia, la quale poi per gratitudine a 
tanto bene , che vi opero S. Gaetano 
nelTanno 11J71. , quando C fefleggio in 
Napoli la di !ui Canonizzazione, fi ob- 
bligo ad ofterirgli ogn' anno un tributo 
di flima e d'onore,come i\ legge nella 
relazione di detteFefle flampata in Ro- 
ma ed in Mitano con tali parole ; In 
que/i' anno i lUu/iriffima compagnia de' 
Bianchi mando in tributo un Ccreo di 30, 
librc , con ftabilimentc di cont'»narlo o^n 
anno in riconojcenza del mcriio di Gaeta- 
no , cbe 'vivente in terra fit Fratello di 
detia compagnia, e /> compiacque di fer- 
-virla , ed ora immortale nel Cielo la pro- 
tegge ed onora con la fua Santita . Per- 
che poi dal Capitolo cetebrato in Roma 
erafi addoflato a S. Gaetano il governo 
delle Monache della Sapienza , confli- 
tuito ordinario di quet Monaflero (i) , 
v'applic6 egli tutto il fuo fpirito in raf- 
fodarle nelT ofTervanza della loro Santa 
Regola di S. Domenico , ed in avaozar- 
le fempre piil alla perfezione ed amor 



(a} M-igg. nov. di S. Gatt. ferm. J. cap. 7. 



(b) El. Cler. lib. 2. (5 70- 
V » 



i5<5 ViTA Di S. Gaetano. 

ii Dio , con tanta diligenza , affetto , e le angullie della Chiefa eJ abitazioi>e 

zelo , che parve ( come nota 11 Silos ) troppo ridretta all' ampiezza del loro 

non avefle minor cura delle Monache zelo , ed alle grandi idee , ciie avev»no 

della Sapienzs di quella , che teneva de' della gloria di Dio , e del bene de^prof- 

fuoi ftenl figliuoli Teatini (<«) , ma che nmi , fecero tutte le diligenze poflibili 

foflTe P*dre egualmente proviJo ed amo- per ritrovare a que' Reliei.>li un Tem- 

rofo verfo glt uni e le alire. pio piu vsflo, \a cui potelfero faticar a 

368. Nelio fielVo tempo dirifteva Gae- rnifur» de' loro rari talenri , e valti de- 

lano le da lui fondate Madri Cappucci- fiderj. Non potevano foflVire che per- 

re, a' Padri Cappuccini non ancors con deflTe la Citta quella Religione , che 

fegnate, come pure non abbandonava di aveva ti ardentemente fofpirata , ed a 

ajuti Spirituali le fue povere converti- forza di replicare iflanze del pubblico e 

te ; tantothe tutto impegnato il di lui di comandi Pontifizj pochi anni prima 

zelo ne! d«r mallime di perfezione alle ottenuta ; Che cielo ejcuro , dicevano al- 

Monache , ed in far Prediche di peni- ludendo a Gaetano, larebl: quejio ttojh-o 

tenza a' Popoli , fantiticava le prime , di N'poli,[e i>i tramontaffe psr non piu 

ed <l pentimento riduceva li feconJi , rinjjcere quet jol luminjo , che z>i difon 

ed alla divozione. Ma la Chiefi di San- de ianti jplcndori di dottrina , t di ianti 

ta Maria della Stalletta ers troppo an- efempj , e di tanti ardori di cayiia> Kon 

gufta al gran concorfo de' Cittadini,ed fia mai , cb: perdinma si gran bene , non 

»' vafti difegni di Gaetano e de' di lui permetiinmt mai ch- ptrtano Uomini ii 

compagni , che bramavaiio fantiticare cari a D'o ed cperaj si indefefji c p.ofit- 

lutta Napoli. Vcdendo eglino di tanta tevoli alla noftra patria Coji rifoiuti di 

gente, che vi fi aftbllava, retrocederne tratlenere in Napoli Gaetans, nelle ma.- 

la maggior parte, mal contenta di non ni di cui il PaJre Prepofuo Fofcaieno 

poter fentire i loro Celefti ammaeftra- aveva pofti tutti i trattati di quefto af- 

menti, fecero fopra di cio confulta ^ e fare , gli offl'rirono varie C.hiefe da uf- 

conchiufero dover cercarfi un' altra Chie ftziaifj piCi ampie di Sania Maiia della 

fa e cafa piiicapace, dove poterfi man- Sialleita , e piii al di dentro della Cit- 

lenere mapgior numero de'Soggetti per ta ; n.a fra tutta le altre ftiir.o il Sanio 

praticare efattaiTiente le ofTervanze dell' piu adattata *' fuoi difegni quella di S. 

iftitttto, e per foddisfare all' indigenze e Paolo ma};giore, benihe 1' andarv i a pof- 

tleliderj de' concorrenti : ma (juando non r.'derla avefle dellarduo, e vi ii pre- 

li trovafte , doverfi credere volonta di vedeffero molte oppofizioni da fuperarfi, 

Dio l< loro partenia da Napoli , ed il come or ora vedremo . 
ritorno a Venezia. Aggiungevafi queft' 

altro motivo di lafciare la cafa dell» C A P I T O L O XV. 
Stalletta , che quanto era per loro trop- 

ro anguDa , iltrettanto opportuna fareb- Anni di Crifto j;jS. di Gaetano 58. 
be riufciia alle rovere Cappuccine , che 

pativati') molti incomoJi nel primo Mo- Dopo mohe dij^colta z>iene accordata at 

uaftero fondato due anr.l innanzi , men- lieato Pajre la Cafa di S. Pat 

ire la fondatrice Maria Longa avcndo lo Maggiore . 
donato «' Teatini , ccme fi difte , le 

cafe della Stalletta comprate a proprie 569. T7 Sfere antichiflimo quefto Tem- 

fpefe , nelJo i,rumcnto della donazione , 1 j pio raffermano tuiti li Sctit- 

che poi fl fece, vi appofe quelta clau- tori delle Storie lii Ni-poli , mentie fu 

foU di doverla i Padri cedere :ille fue creno da'geiuili ad (.r.ore del falfo Dio 

Monache , in cafo che efti volefl^ero Apollo molti anni «vanti 1' Incarnazione 

trajferirfi altrove. Penetrata da Signori dell' Eterno Veibo, cume iiota 1.). En- 

Napolitanj \t rifolu^ioiie , benche con- genio Caricciolo ( /> ) . Indi rifarcitofot- 

dizionale , de' Padii di ritornaifene a 10 T I-rpero di Cefare Augufto , venno 

Vcnezia, non per altro motivo che per confacrato a due ftgli dlGiove, Caftore 

e Pol- 



(<; Hft.Qler.B^^.part. t.lil/,(. pig. iii. ' b ; D. hng.Cirjcc, !f.'-p.Sa:rapJ^. i\. 



Part. T. Lib. III. Cap. XV. i$f 

e Polluce , i di cui tronchi fimulacri ve- Fofcareno a Poztaolo , dove ritrovaviS 
donfi oggidi proOrati alle porce deHoilefro per diporto , godendo allora i frefcbi 



Tempio , che vi fi confervano per de 
coro deir aoti>.hita , e per un gloriofo 
trofeo dell Appi>flolo San Pietro , chefi 
crede per inveterata tradizione aver at- 
terrate quelle Uue (K^tue con nulla piii 



della mattina nel s^iardino del fuo Pa- 
lazzo . Qjii premeife le folice e dovute 
convenienze gli difle Gaetano : f/fr io- 
ro ■venuti a Napoli per li fuprcmi comitt- 
di del Ptpa , e per far efperienza Je att« 



che guardarle difpettofamente , quando fojfe quel terreno a poter ia pianta deila 



pafso per Napoli a predicarvi la Santa 
Fede . Neir anno poi di noRra falute 
798, per una gloriofa vittoria riportsta da 
Napolitani contra de'Saraceni ad inter- 
cedlone di S. Paolo nel giorno felHvo 
della fua ccnverfione («) coltruflTero in 
quel profano Tempio , appreflo di cui 
fegui arpunto la battaglia , una Chiefa 
Crilliana, che dedicarono in rendimen- 
to di grazie al medeliino A ppoftolo , no- 
ininata S. Paolo maggiore, a differenza 
di un'altra di minoreftima polta in Vi- 
cinanza del Seggio (apuiino. 

370. Ora querta Bafilica offerta a S. 
Gaetano, avendo annefro la cura d'A 
nime , per en"er una delle ventidue Par- 
rocchie di Napoli , come poteva fper.irfi 
volefle cederla a' Padri il fuo Rettore ? 
Di piu tenevall incorporata una C.ompa- 
gnia numerofa di confratelli , li quali 
fappiamo per efperieaza quanto iiano 
tenaci de' loro diritti . Queili ed alcri 
oftacali promifero al Santo di fuperarli 
que'primarj Cavalieri , a cui tanto pre- 
ineva la permanenza della Religion Tea- 
tina in Napoli; e veramente vi ii ma- 
neggiaroiio con tuito ardore , ed a co- 
flo di molti incomodi e fatiche . Ma 
vedendo Gaetano andar troppo in lungo 
il trattato fenza mai confhiuderfi a ca- 
gione delle nuove diiScolta , che fempre 
piu inforgevano , fufcitate dal Demon o 
Jiialigno , che guarHava fempre di mal 
occhio quedi Religiofi rome fuoi acerri- 
mi perfecutori; e percio fiimando im 
poillbile Tacquifio di quella Chiefa di 
S, Paolo , fi perfuafe non compiacerfi 
Iddio che continualTe la fua ditnora in 
Napoli. Rifoluto dunque di nuovo di 
partire coirompagni, volle primapren- 
dere congedo dal Vicere D. Pietro di 
Toledo , a cui conofcevafi molto tenuto 
per la liima ed amore , che aveva fem- 
pre dimollrato alla fua relieione . Por- 
roiri per tanto alfieme col P. Prepofito 



Heligwne fafvi l: radici , e Jiabilirvi/i i 
ma vedcndo per lo jpazio di quattro an- 
ni continui non fjferji mai aperto campo 
alcuno , in Cul radicarfi , con a-uer mutato 
tre "volte abitazione provata fempre an- 
g-.ifia agii ampj dijegni dell IJiituto , rico- 
noicere quefia jventura di non trevar luo- 
go pitt proprio , per urt linguaggio del Cie- 
lo , che -vogiia ii loro ri'oy,to in Vcn:zta: 
a-vcndo percid rijoiniamtnie fiabjtito,come 
ijpirato :ia Dio , e pregame ora le petmif- 
jione da S. E. ajficurandola , che ancora 
lontani f avrebbero tenuta prejente neile 
lore Orazioni in riconojcimento di tai.ti 
onori , egraz'e da lui ricevute ■ II Vicere 
D. Pietro , Pnncipeegualmente pio che 
magnanimo, nella di cui mente la fa- 
ma e le pubbliche lodi , che udivanfi di 
Gaetano e fuoi compagni , avevano im- 
preiTo uo'alco concetto della loro San- 
tita, e del gran bene che facevano in 
Napoli, in udire quefta loro rifoluzione 
di partirfene , fe ne moHro mal ton- 
tento, e flimando convenire al fuo po- 
ito e decoro , ed alla maggior gloria di 
Dio il trattenerli , cosirifpofe: Miei cari 
Padri , fe voi vi fentiie infpiraii a par' 
ttre ; /0 mi fento piii fortemente irijpirat» 
a non iajciarvi partire : rtjiate ficuramen- 
ie c»n noi , e ripofate fu la parola cbe io 
V. do , d' impegnare tutta la mia autvrita 
e poiere in proweJervi di una Chiefaed 
abitaztonc capace , che fa proporzionata 
agli ejercizj del voflro Ifiiiuto , ed agii 
ardenti deftderj dcl vojiro zela . Da que- 
lie efpre)i,oni e promelie si generofe 
confulaii il Santo e '1 Fofcareni accom- 
miataronfi dal Principe, con rentiergli 
per tanto amore e bonta umiliiiiine 
grazie . 

??'• Q_ueHi Cavalieri fop'-annoniinati , 
acui tsnto pre-meva la rerin:inenz.-i nel- 
la loro patria della Reliffione Teatina , 
qusn'lo fe.ipero il conprrflb di Gaec.i"o 
col Vicerc, ediquetlo laiifpoll.i a' loro 



(a } Sihi. p.trt. j, lib. 6, pag. 103. 



15* V I T A D I S 

defiderj s\ favorevole , portironfi a rin- 
graziirlo deiramorofa attenzione , clie 
• veva al ben pubblico in non permettere 
che reftafTe priva la Chtk d\ Religioli 
a iei 51 necelTarj e profittevoli , e rap- 
prefentandogli poi noneflTervi luogo piii 
confacevoie al loro inituto, ed alla va- 
(la idea che avevanodella gloriadiDio, 
quanto la Chiefa di S. Paolo , fogpiun- 
fero : In quefla Chiefa fijeramente effcnclo 
Parroccbiale opponeran/i ntolte difficolta per 
tedtrla ad altri , ma fara age^voie a V. E. 
CO.'ta fua I{egia autoritadi fuperarle . Man- 
do fLbito il Vicer^ a chiamare l'Abba- 
te Scipione Tarracina Rettore di quella 
Parrocchia , e diiTegli : Bramadi wtoltola. 
Ciltk , ed 10 piii , chc -vi conltntiate di 
ammcttere alU 'veftra Chiefa di S. Paolo 
i Cherici J{egolari . Ve ne priego eff.cace- 
mente , afficuranJovi che farete cofa affai 
iradita a Dio e a tutta la Citti , ed a 
me medejim». Allora il Rettore , o per- 
chc le preghiere de'Principi fi confide- 
rano per comandi , o perchd le manie- 
re obbliganti del Vicerc aveflTero anco- 
ra piii forza che i comandi , fubito con- 
difcefe alla dimanda fattagli dal Regio 
Rapprefentante , il quale fcriflfe arcora 
a Gian Maria della ioUa Co. di S. Va- 
lentino, Signor molto potente , ed auto- 
tevole , che 11 rfrt^Te a S. Paolo , e vi 
prendeflTe il pofleflo a nome de'Cherici 
Regolari, con ordine fe vi trovafle qual- 
che oflacolo , di fpendere pure la fua 
parola , ed ufalTe della fua sutoriti per 
furerarlo . Qucfli ordini furon efeguiti 
dal Conte con quella prontezza e folle- 
citudine , a cui lo flimolava la grande 
flima ed afTetto verfo JiGaetano e del 
la di lui Religione , e ne riufcr felice- 
mente. Primnrainentt il Magiflrato, o 
TOgliam dirc gli eletti della C»tt4 , cui 
tanto premeva fermare eJ aflicurare il 
noflro Sadto in N-ipoli , mando a bella 
pofla G;o Battifla Perer a Roma per 
ottenere dal i ardinal Viiicenzo Carata 
Arcivefiovo di Napoli il fuo confenlb 
alla deliSerazione del Vicerc circa U 
Chiefa di S. Paolo per li Padri Trati- 
oi. E ritornato p.)i il Perez tol refcrit- 
to faro'evole del fu.Idetto Arcivefcovo 
fa ricevuto con piubilo univerfjle , econ 
gloriofe lodi de'fuoi manegpj sibencon 
dotti ■ vantaggio , c confotazione della 
Citti. 

^7». Tolti dunque gli onacoli e prc- 



. G A E T A N O. 

mefle tutte le difpofizioni e tutti i re- 
quifiti , flavano gii i Padri fulle mofle 
per andar al poflefl^o della Chiefa di S. 
Paolo ; quando un rifjeflb di S. Gaeta- 
no informatoll piii diflintamente delT 
nffiziatura di quella Chiefa Parochiale , 
e delle condizioni appofle in quelTag- 
giuflamento, fofpende l' ingreflk> de' Pa- 
dri in S. Paolo . Padri miei , diceva it 
Santo , che iiberti pcjpamo fperare aHa n»- 
ftra J{egolar Offer-vanza , /tardo fotto il 
medefimo tetto Preti Jecolari i Regolari > 
Che diflurbo prevedo at no/iro/ilenzio , al- 
lc noftrc contemplazioni ? Come potrannt 
accordarji fenza confujione , le noftre predi- 
cszioni , li noftri canti del coro con lefun- 
zioni Parrocchiali , quando i' abbattino irt- 
fieme ? quanti pericoli di offcnderfi is pac» 
e ''a carita in quellc difcrenze , che infor- 
gerjnno tra l' uno e l altro CUro . Quefti 
gravi motivi rifvegliarono nel cuore de' 
poflri il primo pii fopito penlicro . II 
che intefofi dal Vicere D. Pietro di To- 
ledo, ftiirando egli r.on eflTer fuo deco- 
ro , ne corrifpojidere al poflo chc tene- 
va di proccurar? il ben pubblico quel 
lafciar partir da Napoli una Relipione' 
a Napoli ^i giovevole , fcrilTe Jubito a 
Padri dal Caftello di Somma , ove alfo- 
ra trovavafi , dae lettere ffficaciflnne 
una fotto Taltra di quefto renore : De- 
ponejfcro ormai egni penficro d' alicntanar- 
fi dJ Napoti , fe iMt "voleziano recare un 
fommo ramm-irico a'tutta la Citia ed a ft 
medefimo : fttmjr lui una deHe principjli 
glcirie dcl juo Principutc lo ftabilir ncl Re- 
gno la loro R^eligione , e pregarli percii 
quanto poteva a mcltcrft inconianente al 
pojfeffo dellt dtftinata Chitfa C cafa di $. 
Paolo , che ftcuramentc prtmettcva. d' im- 
pegnire tutta !a fua autorita , atcioccki 
non foffero ncmmen pcr poco diftuibati i 
loro Jtppoflolici miniflerj , e RegoUri ef- 
jervanzc . A quelle lettere replicate del 
Vicerft $\ obbliganti, ed offcrenti ii bel- 
le promefre , aggiantifi poi i lontinut 
defiderf dclla nobilta e del popolo , fi 
dieJc pcr vinto S. Gaeiano con gli al- 
iti Padri . Percio li i8. lii Maggio di 
queft'anno ijj?. traiferirond nella cele- 
Sre Chiefa di S. Paolo , cedendo alle 
MaJri Cappufcine il luogo diSantaMa- 
ria della Stalletta , da dove partirono , 
nominatofi poi Sant» Maria in Gerufa- 
lein^ne per qnella ragionc che fi acccn- 
I 6 net Cap. X. §. i. 



P A RTE I. Ll B, 

17?" Quanto promife il pio Principe 
fi vide prontamente efeguito , mentre 
ridottofi refercizio delle funzioni parroc- 
chiali neirultimo angolo della Chiefa , 
tutto il corpo della medefima rello in 
pieno dominio de' Padri , con liberta d' 
tiffiziarla a loro talento 5 e in appreflo 
<:on autorita Pontifizia fu trasferitaquel- 
la Parrocchia , che era di S. Paoto alla 
Chiefa di S. Giorgicello . Confolato il 
Stnto ringrazio con cuore divotolddio, 
oTie firtaimente dopo tante vicendeavef- 
fefiffatae (iabilita in Napoli !a fua Religio- 
ne in un Tempio poi slmagnifico edan- 
tico fituato ne! cuore dellaGitta, e do- 
've potevafi fperare lucro maggiore di 
anime . Ma nel Capitolo feguente ve- 
dremo chi aveva piu ragione di confo- 
larfi o Gaetano, che aveva acquiftata U 
Chiefa di S. Paolo , o la Chiefa di S. 
Paolo nelTaver acguifiato Gaetano . 

C A P I T O L O XVI. 

Anni di Crlfto 15 J 8. di Gaetano j8. 

Xf operc infigni f»itc d* Gaetano nelta 
Jua nuova Chiefa . 

37<j. /^Uefia antichiti del Tempio di 
V^ S. Paolo , che lo rendeva glo- 
riofo e venerabile , la (leira lo aveva ri- 
dotto a flato mifero e cadente , mentre 
vedevanfi le fue mura «otanto danneg. 
giate dal terapo, che minacciavano im- 
minente rovina . Appena pero n'ebbe 
il pofTeiro , che applico tutto il fuo fpi 
rito e tutte le fue forze non folo a ri- 
ftorarla ed aincurarla, ma ad abbellirla 
e renderle il lufiro e decoro , che con- 
viene alla cafa del Signore , e che tan- 
to zelava e promoveva il Santo ne'facri 
Tempj ■. Era di grande flupore a que' 
Signori Napolitani il vedere , che Gae 
tano fenza fondi , fenza rendite , fenza 
cercare , avefTe in poco lempo rifarcita 
la fabbrica rovinofa e cadente di quelU 
Chiefa , imbiancatene ed adornatene di 
pitture e di oro le rozze ■muraglie , li- 
formati :« riveftiti que'nudi Altari , e 
laSacreftia provveduta di nobili, e pu- 
liti arredi. Ma a che fiupirfi , fe il no- 
ftro Santo tanta confidenza aveva nella 
Provvidenza Divina , che fe fo(Te Oato 
recelTario , avrebbe ancora alzato tutta 
di piant* una nuova Chiefa ? Quandofi 



iir. cap. XVI. 



IJ9 



trattava del culto di Dio concepiva s) 
vivaFede, che obbligava ilCielo a con- 
tentarlo in tutto cio che voleva . Sia 
pur angufla la cafa , fcarfo ilvitto, pove- 
ra la cella , e lacero il ve/iito , dicev» 
Gaetano , m* vieca , ma ben ernata U 
Chiefa. Qui erano ronfacrati i fuoi pri 
mi penfieri e le fue maggiori premure, 
e qui pareva tenefi^e fempre fiffo 11 fuo 
cuore. Parayane di fua mano gli Alta- 
ri , ornandoli di fiori , e purgandoli dal- 
la polvere ,- fcopava egii fteflb il pavi- 
mento , ed addobbava quel Tempio di 
S- Paolo con tanta pulizia e vaghezza , 
che ognuno nel primoentrarvi compun - 
gevafi a divozione e riverenza. 

?7J. Fra le fante invenzioni e noviti 
introdotte da Gaetano in S. Paolo , due 
ne fono notate per infigni ed ammira- 
bili dagli Scrittori , e che havno meri- 
tato la gloria d^effer non folo appUudi- 
te, ma praticate in tutta quafi 1'Italia. 
In que' tempi cofiumavafi univerfalmen- 
te di cantare le lodi a Dio in un coro 
aperto ed in mezzo della Chiefa alU 
vifla del popolo , di maniera che peri- 
coUva fempre la modefiia e compofizio- 
ne di quelli che falmeggiavano , tratti 
dalU curiofita di ofiTervare chi entrafife , 
e chi ufciffe, e di guardar oggettl vani 
e lufinghevoli con pregiudizio di quella 
puriti ed attenzione, che richiedefi nel 
recitar Tuffizio divino ; anzi accadeva 
il piu delle volte, che alcuni invece dt 
rifpondere alTaltra parte del coro , ri- 
fpondevano alle interrogazioui del feco- 
Ure vicino confabuUndo con lui , e trat- 
tando negozj temporali nello nefio tem- 
po , che parlavano con Dio . Non po- 
tendo tollerare quefti inconvenienti lo 
zelo , che ardeva nel cuore di Gaetano 
deironore e del culto divino, volle da- 
re un'efempio_ nelU fua Chiefa « tutti 
gli Ecclefiaflici da imitarfi , per metter 
in licuro il facro eanto , e difenderlo 
dalle diftrazioni, ed irriverenzefatte pur 
troppo comani. Per tanto reftrinfa e ri- 
tiro il Coro dietro all' Altare maggiore, 
contirarvi dalTuno e dall' altro lato 
cortine diftefe , che impediflTero a'fal- 
meggianii il vedere e refiTer veduti dal 
popolo. Quefta fantainvenzionedi Gaeta- 
no di trasferire ilCoro da un luogosief- 
pofto ed aperto, dov' era, alfefrere chiufo 
e nafccfto , fu si ben intefa e lodata da 
tutti , e Laici ed Ecclefiaftici , che il 

Pa- 



t6o Y » t a d I S. 

P.nlre Maenro Fr« Ambrofio Priore del 
Convento di S. Pietro Martire li com* 
fiacque d' introdurl» fubiro nei!a Aia 
Ghiefa Domenicana , e poi di mano in 
mno imitaronla tutte le Chiefe di Na- 
poli, e quelle di altre Citta neiiltalia 
e fuor d'ltalia. Sifche la tnaeHi e de- 
r.oro con cui ofigidi csntanri le lodi a 
Oio i:i luopc arpartaro e fegreto , rico- 
nofce per primo fuo Aiitore il noflro 
Santo. 

J|7^. Fu uon nieno pia , e forfe piu 
receflaria la feconla novita »ion piii ve- 
duta r'r linnanzi, che introdufle il B. 
Padre nella fua Chiefa di S. Paolo , il 
fepararvi Jcioe gli «omini dalle donne 
con ifteccati di lepno , che impediirero 
i reciprochi frnardi degli uni e deiral- 
tre , e confeguentemente i penlieri eci- 
ralecci immonJi da' niedefimi fguardi 
occafionati. Apprefe quefla diviiioiie dcl 
fefTo fen-,minil<; dalle conflituzioni di S. 
Clemente Papa : Mulieres feparatim fc- 
deant (a), ed infieme da^fanti Padri 
Ambrof^io . Gregorio Nazianzeno , • 
Giovanni Grifollomo , il quale efclama 
e dice , che a cagione di queflo mefco- 
Umento d'uomini e donne neile Chiefe 
i! Tcmpio di Dio vien a f-irfi peggiore 
delle piizie e delli lupanari : Ut/ttTem- 
plutn f»ro , &" po/lribulo dtierius (l>) '■ 
mentre i\k piu licura la pudicizia nelle 
cafe e piazze , che nelle Chiefe . Si ve- 
ie da fio la gran premura di Gaetano 
di confervare la fantita alleChiefe, «.he 
ficcome tanto pli flava a cuore la loro 
TUo.Tdezza e m.ief1.\ nelPefieriore ; coii 
voleva con mapgior ragione , c!-.e noo 
veniilero poi contaminate dalle impuri- 
t4 dc'cnncnrrenti . Quefla fepirazione 
delle dnnne introdotta la prima volta 
nella Chiefa Teatina di S. Paolo , ebbe 
anch'ella la gloria di vederfi iinitata ia 
moItifTime altre Chiefe del mondo coti 
fomma lode del fuo inventore S. Gaeta- 
•ro , con pran vantagfio del culto di 
Dio, del rifpetto a'facriTpmpj , e dell' 
orazioni rhe vi fi faiino da fedeli. 

?77. Le fiiddetre belle riforme fatte 
dal noflro Pieato e nel materiale e nel 
formale della Chiefa di S. Paolo , ag- 



G A E T A N • 

piuntavi refemplariii e moJeflia di que' 
Padri , refaitezza Je'riti e ceremonie 
nelle loro facre funzioni , !e fatiche in- 
defede nell ' amminillrazione de' Sacra- 
inenti e della pato!» di Dio, e que'fre- 
quenti conliglj che davanodi loniina pru- 
denza e liottrina , e particola'-mente il 
gran concBtto della fantiti di Gaetano, 
trafTero un pieno concorfo di nobiita e 
di popolo alla flelTa Chiefa , divenuta 
quaii uno fpettacolo di inaraviglia , co- 
me fctive Anronio Caracciolo , per ve- 
derll da tanta fulli di eenre in quel 
Tempio di S. Paolo offervare si rigoro- 
fo filenzio , che neriuiio ardiva nen fo* 
lo di confabulare covicini, ma nemine- 
no d'aprir bocca rapiti tutti a fingolare 
divozionc dalla maefla di quel facro luo- 
go , e dal portamcnto angelico di que' 
Religioli (f). Anzi agijiunge qui il P. 
Pepe , che queiCittadini in arriv.iralla 
porte della Chiefa prima di paflar piu 
oltre (ri) C\ componevano nel volto e 
nel portamento, e fpogli.iv.?nfl ilegli af- 
fetti terreni , come che dovefleroentra- 
re in un .Santiiario di fommo rifpetto, 
e venerazione . Conchiiide poi il fud- 
detto Caracciolo «verfi Gaetano e i fuoi 
compagni acquiflnro a|-preflo di tutti t.i- 
le concetto , (lima ed an.ore , rhe feb- 
bene rare volte facevanfi vedcre per la 
Citta, non fentivanfi pero piu frequenti 
difcoili e iielle cafe , e nelle piazze , c 
nelle converfazioni , che defle loJi d«' 
Padri di S. Paolo. 

C A P i T O L O XVII. 

Anni di Criflo iJH. di Gaetano 59. 

Eretici fceperti , perfeguitsti , e fugaii 
da Gtitano . 

§. I. 

NapoH in pericolo di perder la Tede . 

?7l. TV /T' Attenpo io queflo CapJtoIo 

J.Vj. alla Cronologia delle Storie 

Teatine, rhe Ihanno computata f«con- 

do Cantiche memorie de'noflri archivj, 

be«- 



(a) Ccnft. Aptft. lit. r. iip. 51. ib) llam. 74. in Mati. 

(c) ^nt. Caracc. Vit. Ctjet. paf,. 145. 

(d) ftp. Vii. di S. Gaet. lit. ». ctip. ij. 



Parte L Li3. III. Cap. XVII. i6i 

beiiclie la varii alquaiito roco il Bove- me ftabilirono di formar nuovo fillemi 

rio nefuoi Annali . Alcuni tli quegli di Religione inNapoli, e per tenerqual- 

mandstarj cbe manteneva ilperfideere- che ordine in qiiefli !oro difordini e con- 

fiarca Lutero in Italia , perrlie in que- fiifioni, fi diyifero la diabolica mifimne 

fla annientaflero, o almeno danneggiaf- allegnandofi a ciafcheduno i! campo, fj 

fero di moko la fanta Fede., vi cammi- cui deflramente feminare doveflTe la ziz- 

navano nafcotii fotto il manto delfipo- zania. Giovanivi Valdefio teneva la fua 

crifia, per far piii ficuro il loro defigna- fcuola di errore e d'iniquita in unacafa 

to colpo fatale . Tre di cofioro erano i privata , dove accorrendovi molti vir- 

principali e piumaligni, Giovat.ni Val- tuofi e perfone di qualita , interpretava 

defio Catalano, Pietro Martire Vermi- loro la Sacra Scrittura, difiorcendone il 

^lioxTofcano, e Bernardino Occhino Se- fenfo legittimo a feconda delle maligne 

nefe\ tutti apoflati dalla Fede Cattoli- illruzioni di Lutero. 

ca , e li due ultlmi ancora delle Reli- ?8o. Pietro Martire fpiegava rEpiflo- 

gioni che avevano profefllato. II Valde- le di S. Paoio nei fuo ileffo Convento • 

fio di chiara nafcita , ma di mente torbi- in cui prefiedeva indegnamente Abbate ' 

da aveva fortito dalla natura un'aria ma ne corrompeva ed alterava i Tefii 

dolce , ed un fembi^ante amabile , a cui per ridurli a confermare i fuoi dogmi' 

accoppiandoh il bel lufiro delle fcienze ereticali. E perche incorporata rrovava- 

^ivine ed umane , guadngnavafi facil- fi in qiiella fua Chiefa laCompagnia de' 

tnente raffetto e la fiima di molti , par- Bianchi , compofla allora da nobilifHmt 

ticolarmente per trovarfi fornito d'una Cavalieri , quefii andavano con aviditi 

tnirabile eloquenza ne'fuoi difcorfi; fic- a fentirlo , addottrir.andofi fenza accor- 

che niente mancavsgli per quelchecon. gerfi nelTerefia di quefl' uomo perverfo 

cerne airuomo efleriore ad impadronir- il quaie adornava le fue falfe interpre- 

f) de'cuori altrui . II Vermiglio , oltre tszioni con tanta eleganza ed accuratez- 

»! pofledere a perfezione varie lingue , za d'iogegno , che era tenuto un'aItro 

fpecialmente la greca e Iatina,e !a Sa- S. Paolo venuto al mondo, per ifpieei- 

cra Scrittura , affettava una modeflia e re fe ffe.To iie'fuoi fenfi ofcuri, 

divozione apparente per acquiflarfi buon 381. AdOcchino poi come celebreed 

Rome , e col buon riome poi fede anco- acclarnato predicatore fu deftinato il cam. 

ra alle fue perverfe dotttine . L'Occhi- po piu aperto, le pubbliche Chiefe , do- 

150, uomo fcaltro , deftro , ed abilifiuno ve da'pergami infegnaffe con def}'«rita 

a condurre felicemente qualunque nego- al ropolo i dogmi delh nuova Religior 

zio , che jntraprendenp , trafcurato folo ne, e quefii fra gli altri erano.- Npn ef- 

-nel piii rilevante della fua eterna falu- fere Ugiitima , ma ufurpata f auto>itadel 

te, famofifljmo predicatore, si facondo , Papa , e quella de^Vefcoui . Vana effere e 

e gradito, che leChiefe piii ampie non fuperfliziofa l' invocazione de' Santi , e l" 

baftavano alla folla de'concoi*renti . Per adcaziene delle loro immagini : Ingiuriofi 

lo che molti faliti ( /r ) fopra i tetti , e l- contrarj alla corfervazione dell' indivi' 

levate le te-gole aprivanfi la flrada per duo i digiuni ccclefiafiici : Leciia e con- 

entrare in Chiefa ad udirlo ,• donde re- fentanea alla propagazione umana U mol- 

fofi famofo veniva flimito da'grandi, e iiplicita delle moglj . Altre volte lafciava 

venerato da'popoIi per le fue efleriori , fcorrere la lingua , come per incidenza 

ed artificiofe virtu. Quefii tre , per al- e a cafo non penfato , contro il purga- 

tro grand'uomini , acciecati dalla fcper- torio e le Indulgenze , e contro il Sa- 

bia abufaronfi di quelli fingolari doni , crofantoSacrifizio eSacramento dell' A I- 

cui difpenfati amorofamente loro ven- tare ^ ma dove p\ii rifcaldavafi i| loro 

nero dall' Altiflfimo , per muover guerra falfo zelo , era in perfuadere baflar a 

contro lo ffeflfo donatore , contro la fua falvarfi la fola Fede , ne richiederfi 1' 

Chiefa, e contro la fanta Fede- efercizio delle virti'i , ne il merito del- 

,379« Cofloro dunque zelanti promoto- le noflre buone opere. 

ri deirempieta Luterana , unitifi infie- 381. Quefii ed altri perverfi dogmi'. 



con- 



(a) Bover. .Annal. T. r. an. 1540. n. 18. 
VitadiS.Gtct.ParUl. 



iGl V I T A .D I S. 

contenevano li loro difcorfl , ma con s'i 
fludiato artifiiio efrofti , che fembrava 
infegnanero le nialTmie Evangeliche , e 
le piu fante virlii . Le dottrine eretica- 
li che da tutti ne' rubblici udivanfi ,ve- 
nivano poi adottate ne' conventicoli 
privati. Frequenti erano quefle fegrete 
ladunanze, allequali intervenivano mol- 
ti ancora delia primaria nobilta e Ma- 
trone del primo ordine , anzi non poco 
numero di Ecclelianici , e ReIif;iofi. Iti 
tali conlerenr.e che per lo piu facevanfi 
di notte , efTendo connaturale aila men- 
zogna odiar la luce , fi gettayino le fon- 
damenta d'una novella Ch:efa e Reli 
gione , a diflruzione della Romana, e fi 
voleva aprire una nuova flr.ida al.Para 
difo da camminarfi fenza fatica ; talche 
la fola Fede ci conducefTe al Cielofen- 
23 le buone orere. A queflo fine dava- 
i-,o a legpere quel fjimofo libro intitola- 
to; Bcnfficium Chii/ii : comroflo da nn 
Monaco Siciliano , il quale afcrive la 
^iuftificazione a' foli tneriti di Criflo 
fen/a la cooperazione de'no(hi. Diflri- 
buivanfi pure certi inanofcritti , li quali 
quanto didcfi erano con eloquenza , al- 
trettanto contenevano di mal coffume e 
di errore , q.iali poi furon dati alleUam- 
pe , per farli piiicomuni. Non puo cre- 
derfi con quanta avidita leggevanfi que- 
fli comronimenri , e perchc la loro ele- 
ganza dilettava i Lettori , e perche U 
loro dottrina all^jgava le cofcienze , e 
la liberta del vivere a prorrio genio. 

3X5. Cosi la pran Citta di Napoli 
ferza avvederfene correva evidente pe- 
ricolo di perdere quella FeJe, cui pro- 
fefio nel primo fecoio di noflra Salute , 
illuminata e hattezzata dallo fiefTo Ap- 
poflolo S. Pietro, primo "Vicario di Ge- 
tii Crifio. ediquclla Fede poicheman- 
tenne fempre incontaminata per altri 
qaindici Secoli , e tutt' ora rnantiene 
con tanta fedelti e puriti, che ir.erito 
di ctterrre da' Sommi Pontefici Cle- 
mente VII. e Paolo l^V. in piCi Bolle e 
Diplomi queflo bel fregio e titolo di 
Ciila FfdelifimM (a) . Che difgrazia de- 
plorabile f»rebbe flat» « Napoli, fe con 
tinuando que' perfidi Eretici a fpargere 
il loro veleno , re fofTe reflita contami- 
nata, con perdere il pofTefTo di $i Iur- 



G A E T A N O. 

go tempo del fuc gloriofo nome di fe- 
delifiima a Criflo, alla Fec'e , ed alla 
Santa Chiefa ? E pure flava in procinto 
dl perderlo per lo gran concetro in cui 
teneva que' tre Pfeudo Profati , maeflri 
d'iniquii-a, e difcepoli di Lutero , che a 
forza d'Irocrifia e deloquenza falfa ave- 
vanfi acquirtato tutto il credito alle lo- 
ro dottrine ereticali , da moltifllmi d' 
ogni flato e condizione di gia «rprefe 
e credute. Ma il grande Appofiolo Saii 
Pietro foffrir ron porenJo che veniffe 
fradicata in Napoli quella Fede , che vi 
aveva egli Ilello piantata , le ottenne 
da IJio un'altro zelante Elia , che vi 
diflriiggeflTe que' falfi Profeti di Ba«I 
nemici della vera Religione. Qual folle 
queflo nuovo Elia eletto dal Cielo al 
foccerfo di Napoli , eccolo qui nel fe- 
guente Paragrafo. 

§. H. 

S. Gactano libcra la Citia di Kapoli dal 
pcr-colo di farfi infcdclc. 

7:84. Quell" Eroe dato da Dio alla 
Ciiiefa nel feflodecimo fecolo per difen- 
derla da'furiofi aflalii di Lutero , che 
piu volte dicemmo elTere flato Gaeta- 
no , era trorpo vigilanie per non veder 
le occulte rovine , che macchinavano i 
tre foprannominati a roverfciarla . Ap- 
pena n^^ebbe egli qualche fentore e no- 
tizie confufe da' fuoi penitenti , che fii- 
bito volle per fe flefTo venirne al chiaro , 
portandofi piij d'una volta col P. M«ri- 
nonio ad udire F. BernardinoOcchino , 
che predicava nel Duomo di Napoli , 
con pienerza di popolo e di applaufi . 
OfTervo che lafciava , come cader dal 
pulpito certe propofizioni , le quali er«- 
no veraniente erionee e fcandalofe; m« 
si artifiziofamentecoperte , che infegna- 
vano il falfo fenza comparire ellenofil- 
f e . Sofpendeva pero il giudizio al no- 
flro Santo quel granconcetto in cui te- 
ncvafi da tutta la Citti di Religiofo e- 
gimlmcnie fanto , che dotto . Ma quan- 
do ludi aflravolgere empiamente il te- 
flo de' Santi Padri , in particolare quel 
celebre detto di S. Agoftmo; Qui fecit 
lc fine 1e , tion (alvaiit tc finc le : ilucl 

Vio 



(a) ^nt. Caratc. de Saer. Ecclc/. Neap. cep. 1. /eci. 4. 



P A RT E L Ll B RO 

Dio che ti hn creata fenza di te , non ti 
falvara. pcra fenza di ^» : che il maliz.io- 
fo Predicatore pronunziava col punto 
interrogativo , dicendo : 17«^/ Dio che ha 
creato te fenza di te , non potra forfe fal- 
wrti ancora fenzadi te ? lcifegnando con 
graltri novatori di quel tempo > che U 
fola Fede neMneriti di Crifio fenza la 
noHra cooperazione baRi ad acquirtarfi 
il Paradifo; allora il Santo fi conffrmo 
nel fuo conceputo fofpetto, cherOcchi- 
110 fode veramente Eretico , e propaga- 
tore della fetta di Lutero , e ne conce- 
pi fommo cordoglio . Ma gli fi raddop- 
pio il ramarico dalTavere fcoperto colle 
fue ocuiatiffime diligenze, che il Val- 
defio ancora , ed il Veriniglio diflTemi 
ravano privatamente la Ilella zizzania d' 
Occhino, confpirando tutti e tre d'ac- 
cordo , e con li fcritti , e con li difcorfi 
alla difiruzione della vera Religione , 
con farfi pure a quefio oggetto conven- 
ticoli, e conciliaboli fegreti. OndeGae- 
tano, che tutto ardeva di zelo per la 
Santa Fede , come aderifce la Sacra 
Ruota ; ardore Fidci fehemcnter flagra- 
•vit : fparfe fubito al di fuori !e fue in- 
terne fiamme, per diffipare quelle nuo- 
ve forgcnti d' erefie . ScrifTe primiera- 
mente al fuo fratello e coitega il Car- 
dinal Teatino in Roma , fapendo quant' 
egli pure zelalTe la purita della Fede 
Cattotica I con d^reli minuto ragguaglio 
delle falfe dottrine , che infegnavano 
que' falfi miaifiri dTnferno , ed elTerne 
tui fleflo tefiimonio d' uJito r delle fe- 
grete e notturne adunanze con 1' inter- 
vento pure di perfone nobili , e del gran 
numero de' libri e manofcritti ereticali, 
che davanfi a leggere a tutti quelli che 
smavano !a liberta , fupplicandolo di 
fubito adcperarfi a tutto calore apprefTo 
il Papa , che porgelT." un pronto ed ef- 
licace rimedio a si gran male , avanti 
che fi facefle incurabile . 

385. Egli intanto che fi maturavano 
!e opportune rifoluzioni in Roma , non 
volle perder tempo ; ma incontanente 
die principio ai abbattere fa protervia 
di quelli Eretici , e premefTe primiera- 
jnente fervorofe Orazioni , ed afpre pe- 
nitenze, r>er aver in fuo pjuto Iddio , 
fi fece a fulminar da"pulpiti le loro fal- 



IIL Cap. XVII. i5j 

fe Dottrine, e ad ifcuoprire a' popoli il 
mal' animo , che nodrivano contro !a 
Santa Chiefa , le loro finzioni, fofifmi , 
ed inganni. Indi col Padre Marinonio, 
e gli altri fuoi compagni alle Cafe por- 
tolii di quanti dubito , che rimafti fof- 
fero danneggiati , per rifanarli , difin- 
gannarli, e reftituirli alla vera creden- 
za . Proibi a' fiioi penitenti conofcenti , 
ed amici il praticare que' Novatori , e 
loro aderenti , condannandone le dot-' 
trine, e difcreditando le perfone , ac- 
ciocche pubblicata la perfidia , ognuno 
la fuggifie e !' abbandonalTe ; e febbene 
era avvilato il Santo del pericolo che 
correva, e della vita , e dell' odiofita. 
comune, nello fparlare di que' tre fog- 
getti si accrediiati apnrefiAj la Citta e 
si potenti , che avevanfi guadagnato 1' 
afFstto, la fiima , e ta protezione de' 
grandr, e febbene in fatti, come fi.rive 
Moifignor Caracciolo , alcuni de' gii 
ingannati rimbrottavano { a) , e lo mi- 
nacciavano, adogni modo il di lui gran 
zelo della Santa Fede fuperiore a quefii 
timori , e rifpetti umani , noii pote mai 
contenerfi , che non combattefTe fempre 
que' nemici diDio, fin che non li vide 
abbattuti. E per verita , fecondando il 
Cielo le fante intenzioni , e Tintrepido 
cuore di Gaetano , gli diede beu preilo 
ta vittoria, perche li tre fimulati Nova- 
tori vedendofi fcoperti e perfeguitati da' 
Cherici Regolari, e percio abbandonati 
da' feguaci e difcepoli detla toro eropie- 
ta , fi pofero precipitofamente in fuga 
per non afpfttare da Roma i meritati 
caflighi. Giovanni Valdelio fi ritiro iii 
Germania , Pietro Martire Vermiglio 
neir Ingiiilterra , e 1' Occhino , dopo !a 
feconda lconfirta datagli da Gaetano iii 
Venezia , come diremo , trasferifli a 
Ginevra . 

386. Per ordine poi della Saiita Sede 
que' libri e manofcritti , che i! noflro 
Santo nella fua Lettera alCardinal Tea- 
tino infjffeva doveflero condannarfi , i"u- 
rono con fomma diligenza ricercati , e 
fittane una gran catafia , dieronfi tutti 
aile fiamme nella pubblica Piazza del 
Duomo , fervendo nello fiefTo tempo e 
di fpavento alla fetta degli Eretici , e 
di allegrezza alla Citt.i di Napoli in 

ve- 



(a) Fit. dd B. Gact. lib. i. §. 77. 



X r 



l64 V I T A D I S. 

veJerG prefervata da un' orribile peri- 
colo , (e Gaetano non I' a.'e(Te preHa- 
inente filvata . Pero fi viJe la (lenTa 
Citti giubilante con acclarnazione di 
onore e di ringraziamenti al nollro San- 
to , per eflere flato il priino a fcoprire 
que' fuoi nemici tanto •^piu perniziofi , 
quanto piu occulti , ed-Afugirli fin di 
li dair Alpi , riconofcKMli per Angeli 
delle tenebre. Cosi fcrive nelle Storie 
di Napoli D. Engenio Caracciolo , cosl 
il P. Silos in quelle de' Cherici Rego- 
lari , cosi gli altri (a) . Gaetano fn il 
primo a jcoprirc f Er(fic rli Bcrnardino 
Occhino , di Giozianni f^afdcfio, c d' Ver- 
miglio , chc fuggcndo co juoi fcguici in 
Pacfi d Erctici , lafcio libcra dal prfiifc 
ro X'c'cne deH' crcfia !a Citta di Napoli , 
ia qualc riconobbc tanlo bcncfiiio dat B. 
Gactano, Ed u'i tal benchzio lo fe:e pa- 
rimente a diverfe altre Citta , poich^ 
quedo zelintifli no difenfore llava fein- 
pre in guard a e in inoto aJ accorrere 
qai e la , dove prefentiva fpargerfi quaU 
che dottrina Ereiicale per elHrparvela. 
Come pure riferi Monfienor RoHi Ar- 
civefcovo di RolTano , aver egli veduto 
in Vicenza akune Lettere fcrirte a S. 
Gaetano da diverli Paefi della Lombar- 
dia , nelle quali ringraziavafi il Santo 
d' ivervi egli fcoperto e fnpato rerti oc- 
culti e peilidi emi.Tar) di Lutero . On- 
de poi affermo Santa C.hiefa : H/frcjum 
vtonftra , (J" latcbras non jcmc! dctcxit , ac 
prcfiigavit . Equeir atnplilliino Senatoxe 
Veneto Andrea Morotino nel libro 7. 
delle fue Storie fottoTanno ijfy. fcri- 
ve, che Gaetano e pli altri fuoi coai- 
pagni Testini facevano profenione di 
eflere ."ieri perfecutori dell' Erefie : Q^ui 
communi vidu utcntcs , accrrimns fc hse- 
rcfum hofies profilcbanlur . Ne folo nel 
Regno di Napoli , ed in altre Provin- 
cie , ma in rutra ritalia inantenneGae- 
tano inrorrotta la Santa FeJe , perchc 
con Ic fue iiiinze e lettere frritte al 
Cardinal Teatino , come in altro luo- 
ro fi dilTe. prcccuro cbe fi ereefTe in 
Roma quel miovo e fupremo Tribur>ale 
deila Santa Inquilizione . che fa e fari 
tempre il fljgello ilepl' Eretici , ed un 
forte propugnacoJ.i della nofira Fede. 



G A E r A N O . 

jS;. Nota qui l'eruditilllmo e feJelir- 
fiino Autore Antorio Caracciolo , che 
dopo si gloriofa vittoria ottenuta dal 
noflro Sant!'' e d))' fuoi compagni fopra 
i nominjti fettaij (b), concorrevano t 
fchiere i Napolitani, e nobili e popoU- 
ri alla C^hiefa di S. Paolo , per vedervi 
il loro libejftore , e per udire ficuri da 
lui e dislaltri Padri la parola di Dio 
nel fuo fincero e legittimo fenfo , dopo 
averla fentita si adulte:ara e corrciita 
da que" falfi preJicatori . Per corriipon- 
dere dunque Gaetano a' defiderf ed af- 
peitative d'unporolo si atfettuofo , pre- 
dicava fpefle volte.cTine pure gli a.!tri 
Padri , con tanto fpirito , zelo , e dot- 
trina , avendo in cio un dono prtico- 
!are di Dio , che non folo illumino cot- 
la luce delle Cattoliche verita que'mol- 
ti ihe n'erano riroaOi acrecati . ma in- 
fiammo il cuore di moltiflimi penitenti 
nelTamor di quel Dio , cbe a^evano sl 
e:npiamenre offefo . Non fi puo dire 
quanto in qu^Ha occafione crebbe il con- 
cetto della Santita di Gaeiano , e quan- 
to cii llima , di amore , <* venerazione 
ac<-,uifla:onfi appreflo tutra UCitta qu&' 
Padri di S. Paolo . 

C A P I T O L O XVII I. 

Anni di Ctillo IJ40. 41. d\ Gaecan» 
(o. 61. 

Partc da Napili Gactano per Vcnczia , 
dcftinatovi Supcrio.c : indi pjjfa a Ve ' 
tona chiamati dal Vcfcovo Gibcrli . 

j88 XTON potr lungo tempo poder 
LX Napoli la beneficenza del p.o- 
firo Santo, perche IJdio avendolo de- 
lHn.ito pergiok^are a molti Pop"li , vol- 
le cl\e da' Superiori mandato fofTe in 
altro paefe. In quefI'anno dunque con- 
erepata capitolarmente la Religione in 
S, Paolo , dichiaro Prepofito dell» Cafa 
de' Folentini in Veiiezia S. Gaetano , 
La di cui umilta li rifenti veramenie Ji 
dover portar quel carico onoriHro , m» 
tvon vi difTenti la di lui ubbidienra , a 
cui foggetto fempre tutte le altre fue 
vlrtii . PianliTO amarimeate a queda 

nuo- 



(a Fn.Caract.Nrap. Sar.Htrb.H i. Ecddi Vic. Iib. i.cap. lOO. Silos part.l. 
fMg. 111. (b ) .4nt Caraec. in Vit. B. Cajet. p^i. 145. 



/it. <- 



Pa RTE I. L I B. II 

nuova i Napoletani ,confidfrancio dover 
perdere il loro Padre comune , 11 loro 
Angelo tutelare, e protectore , e '1 rifu- 
gio ne' loro bifogni . Parti dunque il 
Santo e fi trasteri a Venezia . Vollecon- 
durre feco tre altrJ Soggetti di virtu e 
bonta fingolare; a quefto fine , diflfe egli 
accomnagnando il dire ro! pianto , ac~ 
ciocehe la loro efemplarita teneffe a coper- 
to i juoi demeriit , ed illujirajfeyo a Vene- 
zia quella Religione , che egli ( per la vi- 
liflima flima in cui renevafi ) credeva 
di ofcitrare , e difonorare . In quefia 
partenza di Gaetano da Napoii ( ficco- 
ine in tucce le altre fue Crafmigrazioni, 
e viagwj , che furono frequentiflimi , e 
quafi continui, dalla gioventu fino agli 
ultimi anni di fua vita, intraprefi fem 
pre per folo motivo di piacere a Dio ) 
fi ammira il di lui gran diftaccamento 
dal Mundo, da ogni luogo, e da tucce 
le Creature , e cofe anco fpirituali , 
molTo fempre dal Divino Spirito ,e dall' 
ubbidienza prefiata a' fuoi fuperiori . 
Aveva m..jlti!fimi figliuoli fpirituali da 
lui teneramente amati , e di lui egual- 
mente amanti ; vedeva nel numerofo 
concorfo alla fua Chiefa di nobilta e di 
Popolo il gran bene che vi opersva , 
particolarmente dopo la fcoperta degli 
Eretici : eppure, tutci , e tutto ad un 
tratto abbandona , di nuITaltro fi cura , 
fe noa di efeguire i Divini voleri , che 
non volle mai foffero difturbati o ritar- 
dati da qualu:ique grande interefiTe ,ben- 
chc fpiritusle, ne da gemiti e clamori 
di quanti pregavanlo a crattenerfi. 

389. Sovra tutti Suor Maria Carafa , 
e le fue Vergini della Sapienza piange- 
vano inconfolabilmente la perdita del 
loro Padre , Maeftro , e guida , che ave- 
vale si ben incamminate a' piii emlnen- 
ti graJi della perfezioiie Religiofa . Era 
troppo alto il concetto , in cui tene-a- 
no Gaetano , per non fentir fommo do- 
lore deila di lui partenza . Stimavanlo 
un gran Santo, non folo per la conti- 
nua fperienza de'di lui fanti efempj , 
_e Divini configlj ; ma per quella forte 
imprefTione , che in loro fece una ma- 
gnifica Lettera fcritta alla detta fonda- 
trice Maria Carafa dal Cardinal Teati- 
ro di lei fratello.in cui prepone il no- 



f. Cap. XVlil. 16$ 

firo Santo a tutti gli altri fuoi fraielli, 
lo chiama il fuo caro Gaetano ,prorella 
la gran violenzache pati nel diftacrarfi 
e fepararfi da lui , e conchiude : { a ) 
Spero , oforella, che il Signore vi fara 
conofcere quanto buon Servo di Dio 
egli fia , e quanto meritamente io tan- 
to ramo; Inter meos fratres prcecipuus 
e(i ille queminoculisfero, meus , inquam, 
Cajetanus ; Deus^Apff no-uit , quam diffici- 
/-» eum a me a^velli paffu-s fuerim ; jpero 
antem fore ut per Dei gratiam nofcas quam 
fit bonus Cbrifti Servus , iT quam merit» 
iHuin ego diligam . i^rocuro ii Santo di 
confolare qaelie buone Religiofe sl ap- 
paiua;-iate del fuo volerle abbandonare, 
con promecter loro, che !e avrebbe t«- 
nute fempre prefenti nelle fue Orazio- 
ni, e continuarebbe ancor lontano per 
via di lettere la cura e direzione delle 
loro Anime; ed in fatti loro ne fcrinfe 
poi di quando ii) quando molte ripiene 
di Celefti dotrrine e corfiplj , e dello 
Spinto di Dio , che lo flimolava a fcri- 
verle, a fiae di vieppiu farle afcendere 
alla perfezione. * 

390. Pervenuto in Venezia , chi po- 
tra ora fpiegare il giubilo , con cui fu 
ricevuto da tucta la Citta , in vederfi 
ridonaco dal Cielo quell' uomo Santo , 
di cui tenevafi aacor viva la inemoria 
per tanti benefizj , da lui recatile piu 
volte nello ftato e di Secolare e di Re- 
golare? laqueiprimi giorni affollavanfi 
alla Chiefa di S. Nicolo que' Cittjdi- 
ni , chi per congratularfi piij ieco fleflj, 
che con lui , thi per ricfrcar confjglj 
dalla fua gi:i fperinientata prudenza, e 
chi per motivo folo di confolarfi in ve- 
derlo . Ma e piii olTervabile che moltif- 
fimi Patrizj di perfpicacita fingolare for- 
niti vennero a pregarlo d' effere diretti 
da lui negrinterefij delle loro Anime. 
Giubbilava Venezia a quefi' ultimo ri- 
torno di Gaetano , credendo d'aver ac- 
quiltato un' Uomo che potefTe foccorre- 
re la Citta in ogni fuo bifogno , e che 
voIelTe facrificar tutto fe fieffo al ben 
pubblico, ed al particolare di ciafcuno. 
Ben corrifpofe il Santo a quefie comuni 
afpettative , anzi le fupero per quelfar- 
dentilTima , ed indefefTa carir^ , con cui 
tutti ferviva; i Penitenti con fentirne 



(a) El. Ckr. lib. X. §. 80. 



l66 V I T A D I S. 

le Confeffioni; i Poveri coti relemofi- 
ne ; li travagiiati con parole tlolci e ili 
conforto; i dubbiofi con favj conliglj ; 
e glinfermi coUe fue folite caritatevli 
vifite ne!i'Orped«le degllncurabili ,pa- 
fcendo frequentemente i Popoli con la 
parola di Dio, ed edificando tutta la 
Citta co fuoi ammirabili efempj; fenia 
che tante opere di Carita. verfo i feco- 
lari deropaflero punto al buo,i governo 
de' fuoi fudditi Religiofi, che manten 
ne in una piena ofTervanza del proprio 
irtituto , e promofTe a maggior perfe- 
zione . 

J9r. Monfipnor Giberti Vefcovo di 
Vcrona volle anch'egli approfittare di 
quefla vicinanza del B. Padre ritornato 
a Venezia. Bramando egli di fempre 
piu fantificare il fuo Popolo e ftabilirlo 
in quella riforma, in cjiTaveva riJot- 
to gli anni addietro cogli ajuti e confi- 
^li del P. Carafa, mandatogli dallo flef- 
fo Sanro , come altrove fi diffe , fcrifie 
a Gaetano che per le tante fperieoze , 
che avev» del granzelo e fruttuofifllme 
•fatiche de' fuoi Cherici Regolari , fofpi- 
rava anch'eg!i d'avere sl buoni operarj 
alla coltura della fua Vigna, e pregar- 
lo percio di mandarne alcuni a fondare 
laRelipione in Verona . E perche ricor- 
^avafi del grin bene operatovi altrevol- 
te dallo fleflb Gaetano , quando vi com- 
pofe con tanra feliciti le oflinate difcor- 
die fra la grepg:a e'I paflore , fogeiu'ife 
che ardentemenre br.imiva veniile lui 
msdefiino per condottiero di quella mif- 
lione. A si amorofe iflanze dun Prela- 
to degnifTimo ed amiciflnno fi condufl^e 
Gaetano con ilcuni de fuoi Religiofi a 
Verona , » fu circa Tanno T541. fecon- 
io Toflervazione del P. D. AntonioCa- 
racciolo, o fecondo il P. Silos nel IJ40. 
•ccoltovi dal Giberti con eflraordinarie 
tlimoflrazioni d'affetto, e con tratramen- 
ti d'un cu^r eenerofo , il quale afTegno 
fubito per abitazione della nuova fami- 
flia la C.hiefa e cafa di Sar.ta Maria in 
Nazaret , quella ileflTa the undici anni 
fono aveva deflinata al I'. D. Bonifacio 
da Colle e con-.papni , ma damedefimi 
poi iibb»ndonata p?r li tripudi e flrepiti 
fecolirefchi , rhe allora in vicinanz» del- 
la ftefTi Chiefa facevanfi , e che fi de- 



G A E T A N O. 

fcriflero fotto Tanno 1519. Che belf» 
coltura , e quanto fruttifera faceflTe il 
Santo , unitamente con gli altri fuci 
Religiofi nella vigna di Verona ne' po- 
chi mefi che vi fi trattenne , leggafi que- 
flo folo periodo dell' Arcivefcovo diTa- 
ranto Tommafo Caracciolo {a) . Non fi 
puo dejcrivcrc l' utile che quelia Diocefi 
ne ncevette , Erano si tfficaci i loro Jer- 
moni , coii jjjijite le lor Confeffioni , cosi 
janti i loro ejemrj , che dagli ultimi con- 
fini delia. Dioc(J' , ed aiiio Ja fuori corrc' 
liano a Verona. a cento eJ a mille per go- 
derli ej approfittarfi i e con Jommo conten.- 
to Jel Santo Vefco-vo di^venuta un Chiofiro- 
di Rel'gicfi la Citta &c. Ma Monfignor 
Giberti per la fua troppa generofita cor- 
fe pericolo di perdere sl fruttuofi ope- 
raj, e che S. Gaeiano rinnovafTe in Ve- 
rona quella rifoluzione , che fece ccv 
Conte d'Oppido in Napoli . 

391. Q.uef\o amorofoe magnanimo Pre- 
lato fapenJo che que'poveri Padri non 
potevano fecvjndo il proprio Inflicato 
procacciarfi il vitto con quefluarlo, man- 
dava loro ogni ''.\ il pranfo 'piii confa-' 
cente alla iiiagniticenza del fuo grand' 
animo , che alla loro poverti . Toflerd. 
Gaetano per aluni giorni quefli fplen- 
didi trattamentr del Vefcovo, credendo- 
li efTetti di quella caritatevole «fpitali- 
ta , che fi pr.itica co'noveIIi f .lellieri t 
ma vedendo che continuavano le flefle 
cotidiane liinoline, fattefi come un fpro- 
vento certo e ficuro per inaptenimento 
della famif^lia , la quale venifle per cid 
a fottrarfi d.iUa cura immediata della Di> 
vina Provvideiua , dt cui profefla rotaf. 
mente dipendere; (i portd dal Vefcovo 
benefattore cosi dicendogli : ,, Ci pro- 
„ tefliamo , IMonfignore , obbligati mol- 
,, t<> alla magnanimita del voflro cuore , 
,, con cui avete fempre onorato ebene- 
„ ficato la noflra Relipione , come an- 
„ cora di prcfente dimoftrano le voflre ge- 
,, nerofe limofine; ma contentatevi , che 
,, vi parliamo finceramente: Qiiefle ftefle 
„ limofine, con cui intendetc rii foflen- 
,, tare la nollra famiglia, per elTer trop- 
,, po abbondanti e continus , tendono 
,, piuttoflo a diflruggerla , mentre le 
,, tolgono quelta cara poverti , e quella 
,, dipendenza dilla fola Provvidenza Di- 



VI- 



(«; Silui liifi. Par. 1. lib. 6. pag. 111. 



Parte I. LiBRO III. Cap. XIX. i6j 

„ vina , che e 1'anima , e tutto il fon- al piu vi fi vedevano nel Carnevala al- 

,, damento del fuo Inflicuto . Noi mili- cune ova per regalo e follievo di quef 

,, tiamo fotto lo flendardo della Croce , tempo. Ma tutli ne benedicevano Iddio 

,, che ci obbliga sd uTia vita mortilica- aflai piu contenti di quefie vili vivan- 

•„ ta , -ma non delicata e molle . Che de, che di que'delicati cibi , che man- 

,, poverta farebbe la nollra, quando ve- dara loro prima Monfignor Ciberti, 
.,, niflTe pafciuta fu le delizie e l' abbon- 

„ danza , fenza fentire alcun incomodo CAPITOLO XIX. 

,, della penuria ? Vi prego per tanto , 

T, Monfignore , a Tnetter' frenCT ajla vo- Anni di CriHo i6^t. di Gaetano St. 
:,, ftra fplendidezza , e lafciar noi in li- 

,, berta di vivere da poveri Teatini . „ Ritorna Gaetano a Venezia , fcopre U 
Benchc ammirafTe il Giberti lo fpirito nuova perfidia di Occhino , e l' 

fingolare di Gaetano si diftaccato dagli abbatt; . 

appoggj umani , e si gelGfo della povei- 

ta deJIa fua Religione , non pote pero ?93- T 'impegno di iJuperiore che ave- 
contenerfi di non mandare lefolite prov- X—t va il noftro Santo in Venezia 

vifioni di ogni giorno alla cafa di Na- lolfe _a Monfignor Giberti la confolazio- 

•zaret, o pe '1 troppo amore, che portaf- ne di trattenerlo piii lungo tempo in 

fe a quella famiglia , o pe 'I troppo ti- Verona . Egli dunque reflituitofi alla fua 

more che avede eJIa a patire, non prov- refidenza dl S, Nicolo de^ToIentini , ri- 

veduta da lui . Allora fu che il Santo piglio gli eferciz; primieri della car'ic3 , 

Padre, ardendo di zelo , ritorno fubito illuminando , ed accendendo di Atnore 

<la Monfignore , e gli proteflo altamen- Divino il cuore di que'Cittadini , con- 

te , che fe voleva continuare aperfegui- folandofi di molto in averli ritrovati 

tarlo con que'fuoi doni si generofi , ed camminare perfeveranti per quella fira- 

alla poverta Teatlna siimportuni, fe ne da delie virtu , fu di cui gli aveva di 

fuggirebbe da Verona , e rinunziandogli gia incamminati . Ma non ando molto 

la cafg di Nazaret , farebbe certamente a diminuirfi la fua ailegrezza a cagione 

ritorno con tutti li fuoi compagni a Ve- di un nuovo attentato de!!' ipocrita Oc- 

nezia. II buon Prelato vedendo cosi ri- chino . Coflui dopo efTere flato fcoperto 

fuluto Gaetano , flimo neceflfario far vio- da Gaetano , come dicemmo , per un 

lenza al fuo pietofo e magnanimo cuo- falfo profeta , e dilTeminator di' zizzania 

re , con diminuire in parte a'Padri di Luterana in Napoli , trattenne dentrodi 

Nazaret relemofine , perche noii aveflCe fe il fuo veleno per qualche tempo, af- 

a perdere la Chiefa di Verona si degni fettando con una finta modeHia e com- 

e gioveyoli minifiri , compiacendofi per pofizione efleriore di comparlre non fo- 

altro d'syer acqiilfiato , ed introdotto lo buon cattolico , ma fanto Religiofo • 

nellaCitta uomini di tanto fpirito, e si onde di lui narra il Boverio volgarizza- 

diflaccati da'proprj comodi ed interefii, to (a): Gia il mefcbino prima di partirfi 

ed amanti cotanto della poverta . Con- da Napeli , fi era partito da fe medefimo 

folatiflimo anche il Santo d^eflTere fiato e peruertito da quel dottore eretico ( Gio- 

rimeflTo nej feno della fua cara Provvi- vanni Valdefio) nodriva nel petto un 

denza FJivina, ritrovo li patimenti , gl' animn maligno totalmente contrario alla Fe. 

incomodi , ed i rigori della vera pover- de Cattolica , ma nafcondendolo con pru- 

ta , perche cefTate le copiofe limofine denza umana e diabolica &c. Pero in 

delVefcovo, pochi altri benefattori foc. queiranno 1542., fcrive lo flefl^o Anna- 

correvano quella povera famiglia Teati- lifla , eflTendo flato mandato per ordine 

na , per non effere ancora noto il di lei del Papa Paolo III. a predicar a Vene- 

Infiituto di non poter cercarfi il vitto : zia, avendo per teatro della fuaeloquen- 

quindi avvenne che i foli legumi , ed aa la celebre Chiefa de'Santi Appofto- 

erbaggi delTorto di cafa ordmariamente li , dove predico quella Quarefima , con- 

imbandivano la menfa dique'Padri, ed correndo a fentirlo da tutte le parti nu- 



me- 



(a) BoTer. ^nnal. fotto f anno I H*» 



iSS V 1 T A D I S- G A E T A N O . 

mero inllnito Ji popoli, cob applaufied di piu predicare . Ma che f Molti di 

accUmazioni Ji tutta la udienza ; il fin- que'Signori invaglnti della mlrabil fa- 

to predicatore benche tone non folo ineir.- condia del non ben conofciuto fedutto- 

bro , ma capo, e generale d' una fantif- re fecero iiffizj si gagliarJi apprefTo del 

fima Religione, vomito tutto il veleno Nunzio, che gli fu riaperto il pulpito , 

deirerefia, cui frofenava , ma con fom- e retiituitogli dopo tre foli giorni il mi- 

ma accortezza fenza che fe ne avvedef- niltero interdetto ( i). AftlittilTin-.oGae- 

fero i piu incauti uditori. Quando lep- tano di queflo rifcrgimento del gla st- 

pe il noC.ro Santo predicarfi la Quarefi- terrato eretico, fcriffe a Roma , pregan- 

mi in Venezia da Fia Bernariiino Oc- do il Legato d'i accompagnare colJe fua 

chino, che svevafatia, pochi anni .1 van- leitere al Sommo Ponteiice quelie che 

ti , tanta flrage d'anime nel Reano di egli fcriviva al Car.iinale Carafa . Sic- 

NiTo'' ' 'nofidi , e pianfe il gran peri che il Papa in virtii di quetie lettere 

colo , a cui rtava ef..-ol>? quelia Citta ritblfe di chramEre rOci.hiuo in Roma, 

Dominante . Per mapgiormente fince- non gi.\ in forma pubblica e citaioria , 

rarfene , volle andar piii volte in perfo ma pii.dta ed ononhca , perche aveva 

na ad udirlo, ma fempre udivalo a tra- di lui tale flima e (oncetto , a cagione 

mefcolare di «-nando in quatido il falfo delle fue virtii efleriori daipocrita, che 

col vero , e a uiflemhiare gli errori piii molti credevano lo volenTe aftrivere nel 

abbominevoli . '^ Collegio de' Porporati (c). ChiamoIIo 

594. SiriJCgevaf! 4'Iora di cotTipaniore dunq le a Roma per fincerarfi , ed in- 

e di zelo Gaetaro , e quelle prtdiche tfndere quali foflero in verit.\ i di lui 

deireretico orat^re coflavano a lui ama- fentimenti circa la Fede . Ed ecco la 

rifllme lagrime e per.itenze crudeli , si feconda vitt iria del noflro Santn contro 

per i:upetrar di Dio il rawedimento d" leretico, che ficcome lo fugo da Napo- 

O.chino , come per prefervar Venezia li tre anni fono , cosi ora lo caccia dt 

dalTerefia . Non prendcz<a fonno , ( cosi Venezia , liberando anco quefia inclitt 

fcrive rArcirefcovo TarantPio) chi in- Citti dalle di 'ui peflilerziali dottrine, 

tcrrctto da fmtajmi dcl concepulo timorc e febbene ie fue fervorofe orazioni di- 

dciH altrui crror! , non ft rizzajjc , e con rette ancora ad impetrare la cinverfio- 

lc f,i>:o:chia nud: con durc ifcrz.: inafftaf ne del medefimo Occhi no non ebbero 

fe il tcrrcno dclla fua Cclta non mcn di prefentemente fintento , I'ebbero pero 

fangue , chc di lagrimc fanguignc ( <J ) . U'1« volta , come fra poco diremo . 
Non fi perdc per cio d'animo e di co- 595- Meflbli dunque in viaggio Oc- 

raggio il forte zelo del Santo , ina co- cl.ino , n?I giunger a Firenze, vi trovo 

raggiofo fi accinfe ad «bbatter di nuovo Pietro Vermiglio, il fuo amico , fedele 

quel coperto nemico dellaFede, cuiepli nella fola infedelti aDio, da cui inter- 

«veva gia altre volte abbattuto . Pofe logato ove «.' incamminafTe , rifponden- 

foflbpra Venezia , e Rom» , avvifando do egli a Roma ; foggiunf.e il Vermi- 

quanti poteva degli errori inorpellati d' glio : Povero Fra Bernaidino fei cosl 

eIo.juenza, che difleminava il si appUu cieco , che non veJi le catene , i ceppi , 

diio predicatore deSanti Apoofloli ; di- e le carceri , che cola t' afpettano . Ti 

chiarando egli pure da'pu!piti le veriti lufinghi di ricevervi grazie ed onori , 

Cattoliche , fcrivendo lettere alfuoCar- quando vi fi apparecchiano fupplizi , in- 

dinal Teatino che ftava ideando cnl Pa famia , e la morte medefima . Afcolta 

pa un Supremo Tribunale contro p!i chi ti parla da buon «mko . Ulciimo 

eretici , e fupplicando i Superiorf, e.\ il da quefla Italia , che e un mare per noi 

^funiio Appoflolico di metier qualche troppo borrafcofo , e volgiamo la pror* 

rimedio a quel perfido ipcannatore . In verfo la Germania , o Ginevra , ove al 

fomma tanto difTe . e vi fi adopro con certo ritrovaremo un portoficuro. Ecco 

tal fervore , che dal Legato Pontifizio le lettere cortefi del Duca di Saffonia , 

venne fo fpe fo , e intcrdetio alTOcchino ecco il dinaro abbondante per li noUri 

viag- 



(a) F/. Cler. hb. 11. $. 80. (b> Eiver. loc. ctt 
( c ) Bover. cit. fup. 



Parte I. LlB. 

^iag^i . Cosi flimol.ito rOcchino dall' 
smico , ma aflai piu Jal rimoifo d«IIa 
fua rea cofcienza , deponendo 1' abito Re- 
ligiofo , e confegnando il Sigillo di Ge- 
neraFe della fua Religione al cotMpagno, 
fe ne pafso a'Ginevra , fecondo J'opi- 
RJone di niolii Scrittori , « di la fcrif- 
fe una lettera si mordace e maledica .al 
Papa , che quefli llabili , e ne fece la 
propofta in pubblico Concifloro a'Cardi- 
nali di fopprimere quella Religione di 
cui era ftato fi^iiuolo ,, e Superiore Su- 
premo rOcchino (a) , Ma perorando 
m fsTore della medefjma il Cardinal An- 
tonio SanSeverino, muto fentenza , pla- 
candofi il Pontefice . In tanto la perfi- 
dia di quell' apoftata iniperverso a tal 
fegno , che compofli mofti libri eretica- 
]i , ebbe Ttmpio ardimento di fcrivere 
*ncora contra il mil^ero delld Ssntiirima 
Trinita (i) benche dagj'illelli eretici 
fuoi contemporanei venerato . 

396. Intefa da Gaetano la di lui or- 
r-enda apoftasia , non folo diedefi a pre- 
gar caldamente Iddio ^ che fi degnaflb 
illuminarlo e coirjpungerlo al pentimen- 
to , ufandogli una delle fue flraordina- 
rie mtfericordie , nia fece iftanzaair«mi- 
ciffimo CarTdin.aI Carsfa , che gli fcrivef- 
fe una forte ed amorofa lettera, con*cui 
l^invitalTe a ritornsr nelle braccia della 
fua madre legittima Santa Chiefa , la 
qual bellifTima lettera vien riferita , e 
magnificata con fomme lodi da molti 
Scrittori . 

397. Riferifce il P. Boverio nc'fuoi 
Annali fotto Tanno iH*- ( benche da 
l-ui difcordino altri Autori ed Iflorici ) 
xMe per reiazione di molti teflimonj di 
fede, per detto di varj Scrittori , e pe '1 
contenuto ne' msnofcritti «ntichi , fifof- 
fe poi ravveduto Occhino nella fua ul- 
tima infermita, in cui mofTb d» un ga- 
gliardo impulfo della grazia , prefenti i 
fuoi dffcepoli ed amici , fi ritratto di 
quanto aveva fcritto e detto contra 1a 
fanta Chiefa e la Religione cattolica , 
protefJandofi quefia efler la fola , la ve- 
ra , la ficura per reterna falute , con 
efortar tutti que' circoftanti ad abbrac- 
ciarla , e pregandoli ad udirlo ora , co- 
irie rnaeftro di verita , liccome per Tin- 
•anzi cra Haco loro maeflro derrori. 



III. Cap. XIX. 169 

Intefa dal Magifirato della Citt^ quefU 
inafpettata mutazione d'Occhino , co- 
mandd a'fuddetti difcepoli , che lo in- 
terrogafTero di nuovo circa la fua cre- 
denza , e fe lo trovaffero pertinace ner 
foft«nere la Fede Romana , I' ammazzaf- 
fero incontanente. Protefiatofi dunque l' 
Occhino alle nuove richiefie fattegli , 
di voler viv-ere , e morir da buon Cat- 
telico , fubito coloro co'pugnaIi , che 
tenevaiK) pronti , barbaramente Tuccife- 
ro. Sin qui il Boverio. 

■J98. Attenendoci noi alle relazioni di 
quefto autore , fe pur fon vere , abbia- 
iro da'procefn ultimi della canonizza- 
zione un gran argort-.ento di credere , 
che quefta maravigliofa trasformazione 
di Occhino ottenuta foffe dalle orazioni 
di Gaetano , Eccone la ragione . Regi- 
ftrafi in que^proceffi , che impiegando 
egli tutto il fuo fpirito nella converfio- 
ne de'pflccatori , quando per alcun di 
efll pregava , lo faceva con tutto impe- 
gno ed ardore, che non temeva di pro- 
rompere in quefle animofe efprefiioni .• 
Signor mio , quefto ancora , o nemmcno 
mc . Siamo tutti fratelli , tuiti figlj di 
'voi , Padre amorofo , in cui cadcr non pui 
parzialita alcuna ; non fi nicghi al 'voftro 
janguccio chc merita. I dolori della Bea- 
U yer^iHC f; ftano -voci c clamori ad ob- 
bligarvi . Jo mcrito l' cfiglio ctcrn»; fc -vt- 
Utc far grazia a mc , fi conceda anche » 
quello mio fratcllo peccatorc . Non ritar- 
datc piit mioDio; cgli c morto , "viva orm 
pcr tc , wro Padrc , c-hc lo creafti . E poi 
foggiunge la rivelazione di Crifto in quel 
proceffo .• Era tale f ec<effo del fuo fer- 
"vore in quefto addimandar ta con-vcrfione 
de peccatori , chc non fi parti mai fenza 
ottencrla, nc -mai addimando , che non gii 
feffc cenccjfa . San Gaetino avri dunqye 
ottenuta ancora la converfione d'Occhi- 
no , mentre fappiamo di certo aver lui 
per quella fupplicato Dio con lunghe e 
fervenci0ime orazioni,. 



CA- 



(a) Oldoin. inaddit. adCiaic.de Paul. Jl\. apmdBtrn. Hift. feS. 18. cap. j. (b) Bern. cii 
yit.diS Gaet.Part.I. V 



17° V I T A D I S- 

C A P I T O L O XX. 

Anni di Criflo 1641. di Gaetano 6i. 

Due prcdigi cptrati dal Santo ejfendo 
Prspofito in Vcnezia . 

^99. "T^ElIe molte cpere meravigliofe 
JlJ fatte dal Santo Superioie inS. 
Nicolo de' Tolentini , delle quali fi per- 
dette la rimembranza , due fole fono per- 
•venute «lla noflra coenizione. Una no- 
bile donna riilotta «gli lireiiu della vita 
da tina infermit^ infuperabile , e ciii i 
medici vedendo delufa tutta la loro ar- 
te , abbanJonarono per difperata , flava 
pia per morire. 1 conpiunti chiamarono 
Gietano a viiitarla , fperando nelia di 
lui fantita , che avevano in gran pre- 
fio, potelTe allontanarle 1« morte , clie 
ie Tera «.i d^apprerto avvicinata . Sicco- 
me fu pronta la carita del Santo in ac- 
correre al bifogno delle gentildonna , co- 
si non fu meno accorta la di tui umilti 
<n tenere tale condotta , che la vita do- 
nafie alla moribonda , ed infeme la po- 
tenza occultafle che concerluta le aveva 
rAlriniiuo a favore desl infermi . Si 
porto dnnque feco un' ainpolletta di inan- 
ra di S. Andrea Arpoflolo, e verfatene 
«lcnne flille in un cucchiajo d'arpento, 
le diede « bere alla Dama , avendole 
prima inP.illato quelU ronfi ienza , di 
cui egli era ripieno. Appena quelle po- 
che poccie giunfero a bapnar le vifcere 
deli'inferma , che fubito finorzarono pli 
ardori della febbre maligna , e riJonaro- 
no air interma la fanii.i con f)mmoflu- 
pore ed all^grezza de^fiirenti in vederla 
dal letto al^arfl totalmente riflabilita . 
Pjjbblicoffi poi dalla nobil donna , e da' 
fuoi domeflici il prodigio operato da 
Gaetano , benchc egli avefle proccutato 
doccultiflo. 

408. Ma la maraviglia maggiore, cbe 
gli Scrittori d^ISanto cfaltano coinefjn- 
Roiare , e che di fimili rarifllme ;fe ne 
leggono nelle facre Storie , li ^ la fe 
puente. Un noflro rovero fratello l)ia 
cono nella cafa de'Tolentini, dove pre- 
fiedeva Gaetano , cadJe in una manife- 
fla pazzia , e lii qualita u m^Iigna , che 
i medicamenti eJ i limeJ) appreflatiRli 
invece di timeiterlo in fenno lo ridufle 
ro ad efTer non folo foffennato, m» an- 



G A E T A N O. 

cora frenetico . Si continuo la cura in 
diverfe flagioni , fperandoli il benefizio 
non ottenuto nelia pria;a , poterfi otte- 
rere nella feconda , o neiraltra ftifle- 
guente. Ma vane riufcendo tutte uuefle 
diligenze , conthiufero i Medici elTerfl 
talmente fiflato il male , che non v'era 
piu fperanza di rimoverlo. Reftarvi pe- 
ro una fola prova da farfi , e da farfi 
fubito nella mutazione delfaria , con 
niandar il paziente in campagna fotto 
\in'altro clima , che forfe la diverfiti 
deifaria potrebbe reflituirlo allaprimie- 
ra cognizione, e rifchiarargli in tutto la 
mente ottenebrata . Queflo confulto , e 
determinazione de' Mediri afflifle di mol- 
to S. Gaetano , che non fapeva tol'erare 
lo ftar fuori de'Chiol*ri i fuoi Religiu- 
fi , ed efporfi alle derilioni de! popolo T 
abito Teatino nel veder le pazzie , e 
lepgierezze di chi lo vefliva. Pensodun- 
que di ricorrere al Medico celefle. Ve- 
glio rutta la notte in orazione , pregan- 
do cnlJamente Iddio a porgere al pove- . 
ro tratello un'altro rimeJio piil preflo 
e piu (icuro , interponenJovi ancora l' 
interceflione di Maria , a cui fempre 
ficeva capo nelle fiie mapgiori premu- 
re . Ebbero tanta forza quefle fue pre- 
ghiere, che il Signore fl mofTe non folo 
3 concedergli le grazia rithiefla, ma an- 
cora a ri velargliela , dicendo|;Ii interna- 
mente nel cuore : II tuo fratello gia e 
fc.tio di mente , confolati , che psrletue 
Iflfrime gli ho ridonato 1" ufo di ragio- f^ 
iie intersmente . Onde allegro il San.o 
iieiriifcire dalla fua cella alla prima lu- 
ce del giorno incontrafoli con alcuni Pa- 
i!ri , uno de"quali era D. Gian Antonio 
Prato relatore di queflo fatto , dide lo- 
ro : Confoliamoci , che il Signore mi h« 
efiiidito . II noflro Diacono e rifanato 
perfettamente , non ha piii bifogno di 
mutar aria. Sorpreli que' Padri d#Ilo flu- 
pore, come un pazzo dichiarato incura- 
bile fofle cosi fubito divenuto favio , e 
comeGaetaro fenra «verlo prima vedu- 
10 , pronunziafle con tanta alleveranzt 
la di lui fanit4 , corfero incontinente a 
vifitarlo , e k) ritrovaroDo appunto co- 
me diflfe ii Santo , di mente si chiara , 
e di fenoo si aggiuflato , che non and6 
molto, che venne promoflTo al gtado.^Ja- 
cerdotale , ed efercitofli poi femprc- cr 11 
tuita pnidenza e marurit^ di giuJizio 
ne'miniflerj dcirinflituto . 

401. 



Parte I. Li 

401. Altri e piu flupendi prodigj fup- 
pongono gli Autori operafTe Gaetano in 
Venezia . Ma si ben nafcofti dalla di 
lui modeftia e da quella de' fuoi figliuo- 
ii iu non voler farli pa!efi nemmeno 
colla penna a' pofleri , clie fono refhtr 
totalmente airofcuro , e ci hanno pri- 
vato del contento di ammirarli. Q^tiefta 
comune furipofizione vien fondata non 
folo nella firg.tar fantita di Gaetano , 
si potenfe atirreiro Dio , si piena di Fe- 
de e conti;tenza ad ottenere qudlfivoglia 
grazia , e si meritevole dt effere fempre 
efauJita ; ma ancora nell' aurorita de' 
procelli per la fua canonizz.fzione , da' 
quali fi ha , che il Redentore medeiimo 
dilTe quefle precife paiole ; GaeUno fu 
'Vifitato fpcffe "volte delta Vt^rpne mja ma- 
dre , l(X quale era partifolar afforz^trice 
dilla. fua Croce, ed ad effa faccva tutti i 
fnoi ricorfi , e per iei opero le piit alte >na- 
raviglie, che non [ifannotra'' mortali . Non 
fi puo credere qua-to aumentalfero que 
fti prodiej la f:ma della fantita di Gae- 
tano in Venezia, e quanto confolavanfi 
que'Citt3dini in tenere dentro la loro 
Citta un sl grand' uomo , nelle di cui 
mani pareva aver pofto Iddio la fua On- 
nipotenza. Ma altrettanto fu il loro ra- 
marico, quando fe lo videro involare da* 
Napolitani , come fiam ora per dire. 

C A P I T O L O XXI. 

Anni di Criflo 154^5. «li Gaetano 6}. 

^i^Sgio di Gaetano per mare , tempejlx 

fedatavi miracolojamente , e'l di 

lui arrivo in NapoH . 

401. /^Oneregatafi in quefi' anno capi- 
\^ tolarmente la Religione Tea- 
tina in Ven-^-zia , riceve una premuro- 
fiffima ifianza da'.Signori Napolitani (3) . 
i quali fofnirando ardentemente il ritor- 
no del loro amato e venerato Padre S. 
Gaetano, pregavano che fnffe rimandato 
a Napoli . Percid il povero Santo , che 
avendo terminata la fua Prepofitura di 
3. Nicolo da iolentioo fperava rimet- 
terfi nello flato umile e felice di fu-tdi- 
to , fi vide caricato del nuovo pefo di 
fovraftare ad altri , efTendo llato eletto 



B. III. Cap. XX. 171 

Superiore nella cafa di S. Paolo in Na- 
poli. Pianfe Venezia a quefta {intiinata 
partenza di Gaetano , e tanto piu che 
temeva di perderlo per fempre fenza fpe- 
ranza di piu rivederlo, come infattiav- 
venne . Dunque il Beato Padre fenza 
punto attendere ne al gran bene , che 
operato aveva ed operava in quella Cic- 
la , ni air tmore che moftravano i po- 
poli , ne alla Itima in cui tenevanlo i 
grandi , ne alle Isgrime de" fuoi peni- 
tenti ed amici, ne agl' incomodi del viag- 
gio lungo e difaftrofo per un vecchio di 
fefTanta quutro anni , confumato dalle 
peiiitenze e dalle fjtiche Appofloliche , 
ma filfando li fguardi nella fola volonta 
di \y\o , diftaccato da qualunque crea- 
tura del mondo , fi difpofe incontanen- 
te a p.inire - 

403. Lubbidienza , che vuolefianofu- 
bito efesuiti con prontezza i luoi co- 
mandi , e la pgvert^ che ricerca femDre 
i minori difpendj , lo perfuafe a "lag- 
giare per mare , non per terra Oide 
imbarcatofi fopra un ben corredato Na- 
viglio , fciolfe da' lidi Veneti ne'primi 
giorni di Mnggio di queiranno 1J4?, 
e fpiegate le vele navigava nel Gollo 
Adriatico con sl profpera fortuna , quie- 
te d'onde , aria ferena , e favorevoli 
venti , che fperava di follecitamente e 
con tutta felicita giugnere alla fua me- 
ta . Dopo avere veleggiato con tanta pro- 
pizia forte per lungo tratto , ioforfeuna 
li orribile ed infuperabile tempefla, che 
ftanchi i marinari di piii combattere 
contro le onde impetuofe , che urtava- 
no per ogni fianco la Nave , ora fo!!e- 
vata in aria, ora fprofondata nelTacque , 
perdettero il coraggio e le forze di go- 
vernarla , abbandonandola alla defcrizio- 
oe della formidabile procella , e tenen- 
dofi come perduti, ftavano afpettandodi 
mpmento in momento 1' inevitabil nau- 
fragio. Allora il cuore di Gaetano, che 
fi mantenne fempre fnrte ed intrepido 
in quel romune fiavento, simpietosi a' 
gemiti e gridori de' naviganti , cli? pian- 
gevano difperata la loro vita : febbene 
la carita aveva eccitati nel di lui animo 
tanta fede e contidenza , che parevasli 
efler Ccuro del foccorfo dej Cielo o?ni 
quat volta ravefTe richiefto , rumiita 

perd 



'»] Pcp Vita del E Gaet. lib. 3. cap. z. 



Y 2 



IJt VlTADlS. 

pero lo tenfva alquinto perpIelTo in ri- 
chiederio , per timore d'acquift«r con- 
cetto di Santo appreflb quella gente , 
filvita che foffe dal naufragio . Mafov- 
venendogli d'aver \xn ^gnut Dei , una 
eioc di quflle cere ch: portano imprejfa la 
figura dcl! ^gnellodi Dio. ^Aquefta , diflTc 
a compagni della Nive , dee attributrfi 
il mirscolo , con cui fpero di certo vorra 
joccorrer-oi Iddio , mentre fla in lei effx- 
giato quell\Agnello immacolato , cbetmpe- 
ravit "ventis (J mari , Indi premeflTa una 
breve o'azione , ed alzati gli occhj al 
C.ielo, foggiunfe. Fratelli miei, nel but- 
tar che io fo in mare quefi' Agnui Dei , 
qui tollit peccata mundi , getttte anche voi 
pentili i vo/iri peccati nelT onde , e vi 
afficuro acchetato il mare , e la gran iem- 
pefia fedata. Fu cofa veraniente mirabi- 
le , nel primo artuffarfi quella cera nell' 
onde orgogliofe, quefle non gia a poco 
a poco , ma fubito iJ un tratto abSonac- 
ciaronfi tranquille e quiete. Nello neflTo 
tempo sacchetarono li venti ed i tur- 
bini, cefTarono le pioggle e I» tempefla , 
e comparve un bel fere no nell' aria , ral- 
legrandofi ancora il rnore afflittifTimo di 
que'poveri pafTeggieri per vederfi ficurt 
cjair imminente , eJ inevitabile pericolo 
di tutti affogarfi. Refero le dovute gra- 
lie t Dio del prodigiofo focforfo , ma 
ron pote Gaerano contenere que'Navi- 
ganti , che vedendofi in virrii delle di 
lui orazioni fcanipati si mirabilnente 
dalla morte , non ne faceflfero «ncor a 
lui neffo affettuofi ringraziamenti , con- 
graiulazioni , eJ applaufi . I'er6 volenJo 
egli divertire queHi difrorfi ed offizj , 
che flimava non folo oziofi , ma in^iu- 
fti , fi fece a predicar loro la necelliti 
di coTfervarfi fempre nella divina grazia 
per li continui pericoli , a cui fli elpo- 
rta la noftra vita , e quanto farebbe la- 
grimevole eJ irreparabile la perdita del- 
h noftra anima , fe ci fopraggrungelle 
una morte iinprowifa in tempo , che 
foffimo nemici di l)io . 

404. II P. D. Stefano Pepe dopo aver 
nelli Vrta di S. Gaetano defcrltta la 
fuddetta da hji calmata tempefta nel 
Golfo Adriatiro , vi if;glunge per ragion 
dell' attinenza , che vi ha , un'altropro- 
digio piii ftupendo, fon ciii il Sanro ac- 
corfe dal Cielo a preTervare dal naufra- 
fio imminente nelle fteffe acque Adria- 
tiche un fuo parentr , il Conte Antonio 



G A E r A N O. 

Tiene , e vien regiftrato ne! proceffo 
Vicentino . Caduto quefto Caraliere , 
non fo qual ne foffe lacagione, in quelT 
acque profonde , non cadde pero dani- 
mo il fuo cuore , perche raccogliendo 
tptto lo fpirito , e le forze , aft^aticofti 
col nuoto davvicinarfi alla Nave gii 
difcofta , da cui eracaduto.- ma poi rnan- 
candogli a poco a poco il vigore, e ve- 
dendofi fovverchiaredaironJe, difperan- 
do di poterfi piii ajutare , ricorfe al con- 
giunto fuo S. Gactano , invocandolo d> 
tutto cuore a foccorrerlo. Non tardoun 
momento il Beato in efsudirlo con urt 
prodigio non piii udito . Fece nafcere 
dal fondo delTacque un'aIbero s) alto, 
che giunfe a p.>rgere ed offerire i fuo» 
rami, fu di cui follenerfi , al Conte gii 
naufragante. Vi fi appoggio egli fopr» 
confolato e ficuro , ripofando una notte 
intiera dentro dellacque, come fe foflFe 
ftato in terra fu d'una pianta ; quando 
la mattina feguente fentendofi rinvigo- 
rito , e fidanJuli delle fue torze , lento 
la feconda volta il nuoto per ritrovaF 
lido o barca , che lo riccveffe . Ma do- 
po un lungo dimenar di bracrta e dk 
piedi , ftanco , e difanimato, vedondoG 
in evidente pericoto di fominergerfi , in- 
voco di nuovo il fanto parent- , chie- 
dendogli perdono della prefunzione, che 
ebbe in troppo fidarfi di fe {{^([0 , ed 
ecco un nuovo albero fcwgere dil pro; 
fondo dell'acqiie , ed accogliere ne' fuo"» 
rami , come ie<:t quel prirao, il periro- 
lante Antonio , con foftenerlo immobile 
fra quelTonde fluttuanti , fino a tanto 
che una barca amica avvicinatafi a lui 
lo metteffe in ficuro . 

40J. Finalmente il Santo dopo aver 
continuato il reftante del viaggio con 
profperiti giunfe a Napoli , dove fu ri- 
cevuto (dicono gli atti della canonizza- 
iione) come un'Angelo venuto dal Cie- 
lo . Le circoflanze di quefto primo gior- 
no del fuo arrivo vengono fedelmente 
defcritte dall' Arcivefcovo di Taranto . 
Appen» , dice egli , ebbe pofto il piede 
Gaetano nella cal» di S. Paolo , che ri- 
cufando ogni conforto e follievo da' pa- 
limenti d' un 11 lungo viaggio, fubito fi 
porto alla Chiefa , ove genufleffo in- 
nanzi al Santiflimo Sacranriento , fciolfe tl 
fuo cuore in lagrime di divozione e te- 
nerezia , e la lingu» in affettl di lod# 
e benedizioni a Dio . chje I avev» in 

quel- 



ParteI. Lib. 

quefla navigjzione accompagnato con tan- 
te mifericordie de\ fuo amore , e con- 
dotto felicemente in porto (a). Q.ui fi 
trattenne aicune ore intere afTorto nella 
contemplazione di quella divina umani 
ta , che adorava , e con tale efuitazione 
de! fuo fpirito , che tramandava ancora 
al di fuori ful volto quella tiamma d' 
amore che gli ardeva nel cuore . Intan- 
to divulgatafi per Napoli la fama det 
fuo arrivo, e del miracolo da lui opera- 
to nel mare Adriatico, corfero a folla e 
uomini e donne , e nobili e popolari al- 
la Chiefa di S. Paolo, per »edere il lo- 
To Padre fpirituale tanto defiderato. Al- 
lo ftrepito di si gran moltitudine , che 
prorompeva in voci di aliegrezza , ed 
icclamazioni di gioja , rifcoITofi il San- 
to dal dolce fonno della fua contempla- 
zione , quando vide laChiefa ripiena di 
gente , fiimo necefiario il confolarla con 
alcuno de' fiK>i difcorfi , di cui era (lata 
si lungo tempo digiuna . Ito dunijue all' 
Altare , fermoneggio brevemente , ma 
con tanto fpirito, e con quella grazia , 
ch'Iddio fpargevi fulle fue labbra , che 
inteneri il cuor di tutti a divozion^ e 
compunzione , reflando piu aviJi che 
mai di fentirlo di nuovo , e piu a lun- 
ft,o . Terminato il breve ragionameni.o , 
e ricevute le congratulazioHi del fuo ri- 
torno da quella Nobilta , che v» era ac- 
corfa , invece di reficiare il proprio 
corpo ftanco e anche digiuno, confacro 
il reftante della giornata in porgere qual- 
che cibo fpirituale de'fuoi ammaeftra- 
meRti a que'bifognofi , giacche fe ne 
mofiravano tanto famelici , finche foprag- 
giunfe la notte con fommo difpiacere 
dello RefTo Santo , e bramofi di foddis- 
fare «'defi.ierj e bifogni di ciafcheduno . 
Ma contento pienamente il fuo zelo ne' 
giorni feguenti mentre gli ii offerfero 
continue Gccafioni defercitarfi nelle fue 
confuete ad Appoftoliche fatiche a be- 
refizio deiranime , con tanto profitto e 
vantaggio della Citta , che fuggiunge il 
fuddetto Arcivefcovo , ritrovarfi fcritto 
nelle memorie di queltempo: Sarcbbonfi 
in Napoli a maggior numeru moliiplicati i 
pcccatori , [c non vi fojft ftato lo ftimolo , 
r t' cfempio di Gaetano . 



III. Cap. XXI. 17 j 

C A P I T O L O XXII. 

Aoni di Crifto 154J. di Gaetano 65. 

Zela Gaetano con rifchio della propria 

vita il cotidiano Sacrifizio della 

Santa M.'ffa . 

40$, r 'Azione ammirabile del nollro 



L 



Santo , che vuole qui defcri- 
verfi , accadde , fecondo I' oflervazione 
di Giacomo Dentice poco tem.po dopo 
efTere lui giunto in Napoli , e nella fta- 
gione piu calda delTanno , quando il 
Sole pafTando per la canicola tramanda 
piu cocenti i fuoi raggj , e rifpetto al 
clima Napolitano ancora dannoli , dl 
modo che i! viaggiare in quel tempo , e 
fotto quegl' infljfi^i maligni, e un iiicor- 
rere quali con ficurezza nel pericolo di 
perJer la vita , come altrove abbiamo 
riflettuto. 

407. II Cardinale Gian-Pietro Carafa, 
che fu confondatore deirOrdine de' Che- 
rici Regolari , in tutto tl tempo che vilTe 
nella Religione , e ne'primi anni del fuo 
Cardinalato foleva offerire ogni giorno 
il Sacrofanto Sacrihzio dell' Altare coa 
tanta divozione , e con apparecchio si 
efstto, che 1' incominciava lin dalla fera 
precedente per mezzo di lunghe orazio- 
ni , efami , e meJitazioni di quel gran 
miflero ; onde poi iiel celebrarlo fparge- 
va abbondanti lagrime di tenerezza , ec- 
citando negli aftanti affetti di compun- 
zione e di (tupore {b) . Dopo la MeflTa 
confumava il refiante della mattina in 
amorofi amplelli , ringraziamenti , e con- 
templazioni di quel divino ofpite , che 
aveva albergato nel fuo cuore , come 
pure in letture e difcorfi del tutto fpi- 
tituali,- avendo intimato un rigorofo fi- 
lenzio a tutte le udienze fino al dopo 
pranfo , nel qual tempo folo voleva fi 
trattafifero i negozj , e pubblici , e pri- 
vati , quando non ne inforgefTero alcu- 
ni de'piu prefTanti , che non potefTero 
patire quefta dilazione . Ma quando il 
divoto Cardinale fi vide aggravato di 
nuovi e grotfi nefi de'piii rilevanti in- 
tereffi di Santa Chiefa , e per la di lui 
fomma prudenza , zelo , e dotirina g'i 

ave- 



(a) El. Cler. lib. *. 5. J. (b) .Ant.C^iracc.Vlt.M.G. Vaul. IV. lib. ^. cap. \. 



174 V I T A D I S 

aveva incaricato il Pontefice |PaoIo III. 
ron avendo piii quel tempo libero di 
prima ila celebrare la Santa MelTa co 
fuoi confueti apparecchj e ringraziamen 
ti , la tralafciava qnalche volta ne' gior- 
ni piu occurati , ftimando maggior dc- 
cenza e riverenza rli quel treinendo Sa- 
tritizio 11 non otTerirla , cheofferirlo fen- 
za 1« dovuta preparazione e rifpetto . 

408. Al priin ) inten.lere S. Gaerano 
quel'o tralaftiarfi alcuni piorni la ceie- 
brazione della IVlefTa dal luo ainiciflHmo 
Cardinal Teatino ; fubito fenza perder 
un'ora di tempo , fenzs afpettare il ter- 
minarfi di que'giorni infocati della ca- 
nicoia , fenza terrer i! pericolo della vi- 
ta in quella mortif;ra (fagione , fi parti 
improvvilamente , fenza f.ir motto ad >1- 
cuno del perche , ds Napoli verfo Ro- 
ma , dove giui to va incontanente a vi- 
litare il detto P rporato , cosi dicendo- 
gli : Non vi ftupii^ , Monfignore , di que- 
fla mia i>cn'(ia importuna , ma ancera op^- 
poftuna ; importuna a cagion del tempo 
imprcprio e pcncclofo , ma molto opponu- 
na psr l' aTj-viJo amichcvole ed utiljjimo, 
che fon per farvi ; quel to/lro riinarTji 
alcune i-olie dal jacro Altare per timore 
di ncn accofiarvici degnamente , qu /ia e 
un umilta fallace e rea , che ioglie l' onore 
a Dio, la gloiia a' ianti , eforjc allaChie- 
fa , e prir<a i "vi-vt e defunti . ma Jopra 
tuiti Tjoi fteffo di gran iejori: ^zfete nte- 
co promoffa in Rclig:one con ianl.t premu- 
ra ne' fecolari l.i frequenza del cibo Euca- 
riflico, come poi adeffo ne i'ivete voi piii 
'Volte digiuno ? lo fo afcllarft fopra di ■vci 
I piit gravi negozj di Stnta Chiefa, ma il 
magiior negozio che fi irovi nel monJo , e 
il Sacrifizio delf yllt.ire , che dee preferir- 
/1 a tutti glt aliri , Jerz^e di jc»ria , di 
luce , e di fofiegno . Lo fteffo occuparft ncgl' 
interefi di Dio , e della Jua Chieja , fark 
un bell' apparecchio a riceucr Oio : che je 
la divozieie non riujci ra coii tenera , fa- 
rcl pero piit robufta e plit meritoria . Dun- 
que ripigliate il farto co/fnme , chc abbia- 
»0 prefcritio nelle noftre legfi di Jaerifiij 
re ogni gtcrno /' /fvncUo Immacolato di 
Dio , t Cibarci del.'e Jue Japoritijfme carni . 

409. II buon CarJinale , che tenne 



G A E r A N O. 

fempre in .ilto concetto la fantita di Gae- 
tano , (i petfuafe per certo , che lo Spi- 
rito Santo avelle molTa la lingua a quel 
zelante difcorfo, e dato l' impulfo a quel 
viaggio si arrifchiato ; onde fenza ad- 
durre alcuna fcufa confefso umilinenteil 
fuo inganno , Tingraziollo delia gr-in ca- 
rita ufata feco , e gli promife per Tav- 
venire di ncn lafciare mai piCi paHare 
un giorno, in cui non celebraffe i! San- 
to Sacrifizio. Nel che poi fu si fedele , 
che volle mantei^ere la promeflTa ancora 
nel tempo, che eletto Soir.mo Pontefice 
( <j ) portava il gravillimo pefo Jelgover'- 
no di fantaChielA, fe da qualihe int>r- 
inira nan folTe Uato impeJito . ConloU- 
to il Santo del f ■ o si fel-cemente otie- 
nnto intento, fe ne ritornd lubito a Na- 
poli , eflendoli f rnuto in Roma una fo- 
ia notte , non oflanti le violenze amoro- 
fe che gli fece per trattenerlo il detta 
Cardinale , che in veder Gaetano coin- 
parire , e fp»r:re nello fieflo tempo , fe 
la crede mandato da Dio ;'er fuo profit- 
to , tome uno di qneili Ipiriti celefti , 
the fono si veloci nelTefeguire le divi- 
ne difpolizioni . Tenne ccsi fecreto a 
tuiti Vumile Gaetano 11 motivo di que- 
llo fuo vifggio ; ed il bene rifultatone, 
che fe lo fieflo Carafa non 1 svefle pa- 
lefato ad alcuni fuoi coi>fid«nii (b) , fa- 
rebbe, come tante altre fue azicni eroi- 
che , rimaO.a ancor quefta fepolta nella 
obblivione . E pure e un fatto per le 
circoflanze che 1' a(.c( mpapnano si sin- 
mirabile , che il P. Marchefi lo flima 
aflai piii pro.ilipiofo di quanti miracoli 
abbia operato il Santo Padre (c). L' an- 
dare e ritornare fenza frapporre il ne- 
ceflario ripofo con un cammino replica- 
to di qu.!ttro giornate fotto i bollori del- 
la caniiola pcrnicioli in queltlima, ron 
quafi evidente pericolo della vita ; viig- 
gio intraprefo , non gii , come lece al- 
tre volte, per ticonciliar inimicizie ofli- 
nate , o per fondar Oratorj e Monafte- 
r| , o per debellar eretic i , o per ravvi- 
vare pcccatori morti alla grazi» , m« fo- 
lo per correcgere «n' Fcclefialiico d'un 
difetto, che non era lorfanemmeno pcc- 
cato veniale , e foltanto per indurlo a 

rele- 



(a) .Ant. Cuacc. riiJ M. S. Pau.'. /K. lib. 5. cap. 1. 

(b) Pep. yiti del B. Gaet. Iib. 7,. cap. 6. 

(c) Pief. Marc. far. 1. §. ^7. num. 6. 



Parte I. LiB. III. Cap. XXIIf. 



«Tebrare piu frequentemente ed ogni 
giorno la Santa MeflTa : bifogna dire , 
che Gaetano tutio carita e zelo fcoprif- 
fe in un fol facrliizio si gran tefori , che 
nulla flima/Te refpor a pericolo Ja pro- 
pria vita , per promoverne la celebra- 
zione quotidiana , acciocche non reftaf- 



17? 



fi, elTere una prova , che voleva farDia 
della loro fedelta e confidenza, fperafTe- 
To pure coraggiofamente, che il foccor- 
fo non era lontano . Efprimeva quefli 
fentimenti con si bella grazia e f;rvore 
di fpirito, cha fcordanJofi qae' Religiofi 
della lor fame, »d altro non penfavano, 
fero privi di tante ricchezze, « la Chie- fe non a nutrirfi di quel cibo fpiritua- 

jg ^ ^^^ rnolto dolce guftavano nel di- 
fcorfo del Santo Superiore . Q_uando fia- 



fa, e i fuoi miniftri 

C A P I T O L O XXIII. 

Anni di Criflo 1544 4JvdiGaetano 64. €$. 

S. Gaeiano prowsd: miyacololamenie di 
pane i fuoi Religiofi , chiede di effere 
fgravato del pefo di piif governarli , e 
ricufa la vijita de' fuoi parenii. 

410. O Itornato il Santo Padre inNa- 
tV. poli reftarono fiupefatti que' 
Religiofi fuoi fudditi di quelto di lui si 
■^ollecito viaggio e ritorno , non fapen- 
done il motivo ,• ma fondati nel gran 
concetto che avevano della fantita del 
loro Superiore , veneravano come mifle- 
To quello che non potevano penetrare 
col penfiero , perfuafifi di certo , che fi 
foffe moffo per qualche grande imprefa 



vano tutti attenti ad udirlo , fentefi a 
fonare il campanello della porta , dove 
accorfo fubito il portinajo , ed apertala , 
vide non fenza maraviglia un gran ca- 
neflro di bianchiffimo pane , fenza ve- 
dervi perfona , che ve raveffe portato. 
Cerca e licerca all' intorno per invefli- 
gare il donatore , ma non trovando al- 
cuno, corre giulivo col caneftro miraco- 
lofo a S. Gaetano , il quale facendo di- 
flribuire a" P.idri , forprefi anch'effi dal- 
lo ftupore, tutti conchiufero dil vedere 
la candldezza di quel pane , e dal gu- 
flarne un fapore fopra ogn'aItra vivan- 
da piii delicato , effere llato per m.ezro 
degii Angeli miniflri della Divina Prov- 
videnza , mandato dali' Altiflimo in lo- 
ro fovvenimento e riftoro . Cosi pure 
- . accenna la SacraRuota, e tutti li Scrit- 

della maggior gloria di Dio . Godevano tori di quefla maraviglia . Ognuno puo 

percio contenti fotto i! di lui felice go- immaginarfi con quanta divozione , be 

verno , condotto con taiua prudenza , 

dolcezza , e zelo dell' oflervanza , che vi 

xiconofcevano Dio per principal condot- 

tiere e reggitore , come videro piii fenfi- 

bilmente in quello fra gli altri avveni- 

menti mirabili , riferito ancora dalla fa- 

cra Ruota ad Urbano VIH. Una mat- 

tina eflendo vicina Tora del pranfo il 

difpenfiero avvifa Gaetano nonaverecon 

che cibare i Padri, ritrovandofi un folo 

pane in cafa fenza provvifione nemme- 

no di danaro . A tal avvifo non fi per- 

de d'animo ne di fede il Santo in con- 

fiderare rimpofilbilita di alimentare la 

fua numerofa famiglia con un fol pane. 



nedizioni , e ringraziamenti guflafl^ero j 
Padri quel pane , che certamente diede 
loro piii alimenio allo fpirito , che al 
corpo . 

411. Ma non men prodigiofo era ii 
governare di Gaetano i fuoi fudditi , 
reggendoli piu colTefempio, che col co- 
mando, e prefentandofi fempre il primo 
a tutte le oflfervanzeRegoIari , come al- 
la pratica delle fante vjrtii , con tanta 
allegrezza e fervore di fpirito tralucente 
anche al di fuori , che rapiva tutti a fe- 
guirlo ed imitarlo . Quel che rendeva 
maggior ammirazione era in vederlo Su 
periore infieme ed inferiore. Superiore, 
Ma fatta breve orazione a Dio , rifpofe per la digniti che teneva di Prepofito , 
al difpe^nfiero. Sojiate pure il^fegnodel- inferiore, per li miniflerj piii bafliepiu 

che efercltava , purgando i panni 



la menfa , e confidiamoci in Dio . Ra- 
dunatifi dunque a quel fuono confueto 
lutti i Padri in Refettorio, e dopo fat- 
^a la benedizione, feduti ciafcuno al fuo 
luogo, incoinincio Gaetano a difcorrere 
della fanta poverta , e della tante volte 
fperimentata Prowidenza Divina : Que- 
fta eftrema neceflii^ , in cui trovavan- 



vili 

lini nel buccato , fpazzando le ftanze 
della cafa , portando legna e materiali , 
e fervendo li ftefll fuoi fudditi , come 
fofTe da loro ftipendiato ; onde ebbe a 
dire di lui la facra Ruota : Viliora i!le 
minijhria obil>ai , 17«^? humilior (T infi- 
mus in obcdientia Keligiofus poteft fufline- 

re . 



178 ViTA Dr vS. Gaetano. 

rt . QuanJo poi non badando i fuoi efem- 415. Sollevato ilSanto J«l pefo di reR- 

pj, (tiniavi neceirar; i coinandi, faceva- ger fuJditi , mentre «ttenJeva a fanci- 

li non gia con imperiofita , e con aria fitar fe (leffo, eJ unirfi piii intimamen- 

di Jominante ; ma con tar.ta iranfuetu- te con Dio , e dif^accarli da tutto .^uel- 

dine , ciemenia , e dolcezza , che pareva !o , che non e Dio , fe g!i prefento un" 

piuttoflo prepaflTe , non comand»ire : Cum occafione , di cui fervilli il nemico per 

imprra-vit, fegue la facra Ruoia , "voluit fufcitargli nel ci;ore quella naturale in- 

nfquaquam abuti potcnii^ magnitudinf , clinazione , ed aflfetto che ognuno ha 

ftd cUmcntia & lcnitatf gubcrnar^it fubjc- al pforfio fangue . 1 nipoti e cugini 

cioi . Ma la prudenza ch'c 1'anima d' un di Ciaetano mofli dalla gran fama dell» 

buon governo , in Gaetano ha a dirfi di lui fantit:\ , che rifonava per rutta 1' 

che veramente foffe fmgolare . Certo e Italia , vollero anchefli ammirarla pre- 

che la fuddetta Sacra Ruota ne fa ma- fenti, ed aver il contento di riveJer ua 

gnifiche relazioni , ditendo ,che er« giun- parerte si gloriofo e celebte al monJo . 

ta al fommo prado, e si feconda di con- Da Vicenza Junque portaronfi in Napo- 

fiplj , che molti vi «ccorrevano per ac- li con quella pom.pa Ji abiti ed equi- 

certarc le loto rifoluz'oni : Vir crat Ca- paggio , che conveniva alla nobilt") e 

jftjnus lumm^ prud:nli.-e , confliiquc , ad graiiJeiia del loro cafato . Avvifator.e 

tUum plurcs confuf^icbant CTc. E poi fog- i| Saito non Li\o non fi ronfolo a que- 

piunce , che fpedivafi il Santo ne'fuoi fla bella occafione di rivedeie Jopo tan- 

difcorfi con poche parolc , vera pro(irie- ti anni i fuoi piii flretti congiunti j non 

ta d'un uomo pruJentc , ma perci' tc- folo non volie inconirarli o vifitarli nel 

compagrate da tanta iimanita c macfla , prcfo albergo , ma Jeteflando quella lo- 

che conciliavafi ramore c veneraiione lo pompofa comparfa , coine troppocon- 

di tutti . Apporta di piu I autoriia di traria alla fua umilta, e riconofcenJo a 

S. AnJrea Avellino, che in iina fua let- pie Jella Croce , che flava contemplan- 

tera fcrive : Aver lui intcfo racccntarfi do , coiiic maeftra del dif|nezzo del mon- 

cojc erandi Jcl P. Gactano, majfimamcntc do , la rinunzia gia fatta fin da giov ine 

Acila di lui prudcma mcompjrabilc . fecolare al proprio fangue , non volle 

4ir Queflo $i prudente ed amabile mai ammetterli alla fua prefenza , ne 

•overno del noflro Santo , quanto riu pur vcderli una fol volta , non nflanti 

fciva a'fudditi dolce c foavc , altrctran- le replicatc preghiere de'PaJri , le ra- 

to grave c violento facevafi fentirc alla gioni addottepli Jagli amici, e le uflizio- 

di lui umilti , che inthinavalo fempre fe iflanze Je'Cavalieri Napolirani , chc 

ad ubbiJire , non a comandare : < nJe molto compativano quc'nobili Vicentini 

penso a fgrevarfcne per attenJere al (o incomoJatifi con un viaggio si lungo 

lo governo di fe medefimo, ed alleope- e Jifpendiofo, a fil irotivo Ji vederc ij 

re di cariti propiie dcl fuo Inlliiut', loro Santo , e fofpirato parente. Quindi 

avendo ricevuro un avvifo dal Cielo , Jopo una lunga Jimora di molti giorni 

fome crcJc Monfignor Caracciolo («), in Napoli , con ifperania di poter pure 

reflarpli porhi anni Ji vita , e facccn- abboccarfi una volta con Gactano , tn« 

r.a lo flcflo Beaio in lettera ad un fuo fempre delufa , fe ne ritornarono inVi- 

amico .■ KalUgrnmoci : iluoniam appro cenia tnefli veramente e fconfolati, per 

pifiquat rcdemptio nofira . Volenilo Jun- efTer partiti fenia la bramata bencJiiio- 

quc preparsrli con maggioti difpoliiioni nc e veduta del Santo , ma dalfaltra 

alla patti» relcflc , fecc iflanic eflicacil parte contcnti di vedcr glorilicata la pro- 

fime alla Religione . anemSlatafi di ruo pria famiglia Tiene da queiraiione si 

TO in Veneiia iieUAprile JiquefVanno eroica d'un loro confanguinco , che fi 

1J.44. d'efl>rc difpenfato dalla carica di dimoflro lanto dillaccato dal mondo , e 

Snpcriore , c ne reflo anco efaudito , tanto difgiunto da quelli, che gli erano 

avcdo flimato tutti ronrcnientiflTiino il piii congiunii. 

confolate si ufr ili e prefTanti prephiere dcl 4M- Qucflo diflacco da' parcnti fu ve- 

loro vcnrrato Psdrc comunc ,e f 'ndaiore . ricrcntc mirabile in S. Gaetano , e rer- 

c hc" 

(a) F.I. Clcr. IH. x. $. 91- 



ParTE I. LlBRO 

chc conunuo in tutto il teinpo della di 
lui vita.e perche coflante contro tut- 
ti gli accidenti ciie fe gli fecero incon- 
tro , per abbattierlo . Quelle volte , e 
Ron furon poche ; che gli convenne an- 
dare, o paffare per Vicenza fua patria , 
r,on volle mai alloggiare , benche fofle 
pTegato e fcoiigiurato da'congiunti , nel- 
h cafa paterna . Nella morte de' fratel- 
li , della madre , e d'altri confanguinei , 
benchc praticafle ogni atto di ,pieta in 
foccorrerli con le fue orazioni , vi man- 
tenne pero fempre il cuore inalterabile 
« indifferente . Arrofljvafi, e dolevafi in 
fentire a nominare i fuoi parenti , non 
▼olendo riconnfcere per fratelli e con- 
giunti , fe nOn quelli , che fecondo il 
detto del Salvatore ,- facevano la yolon- 
ta del Padre celefte. Supplicato piu voJ- 
te da^medefitni parenti a promovere i 
vantaggj e gli onori della famiglia , fer- 
vendoli di queirautorita , che aveva ap- 
prefTo de'grandi , non voile mai dar un 
palTo , ne fpendere una foia parola per 
qje'loro interefli temporali , i quali 11 
proteflava di efcludere ancora dalle fue 
«razioni, volendo pregar Dio folsmente 
per impetrar loro i beni oterni . Onde 
la facra Ruota conclude : Fidelis hiifer- 
'VUS^Dei nunquam ad confanguineoium & 
i^ familiarium anhclavit commoda. , fed 
jxd animarum faluUm tantum iuhiavii . 

C A P I T O L O XXIV. 

Anni di Crifto 1 545. 46. di Gaetano ^5. 66. 

Le fante operazioni di Gaeiano in quejii 

nitimi anni di fua vita , ed una fua 

mirabile predizione . 

41J. "VTON crediamo gia che gli sp- 
J. X parecchj del noflro Santo per 
ringreffo , che preflo far doveva nel 
Cielo , confideflero a fantificar folo fe 
llelTo con continue orazioni e peniten- 
ze , perche volle apparecchiarvifi ancora 
col convertire e guadagnare anime a 
Dio ; avendo apprefo dalla lettera , che 
fcrilTe S. Paolo a Tiiroteo , efler un 
gran mezzo per metter in ficuro la pro> 
pria falute eterna , i! fantificar e falvar 
ranime altrui; Hcec enim faciens , Cir ie 



III. Cap. XXiV. 177 

i-pfum falvum facies , & cos qm te ati- 
diunt . Per tutto il fao pellegrinaggio i« 
queffa_ terra volle fempre rraticare le 
due vite, attiva , e contemplativa , ma 
ora neir avvicinarfi al termine diedefi 
piu che inai agli efertizj di quefte due 
vite . Tutta la notte (a riferva d'un 
brevifl"jmo ripofo , che la natura flanca 
necelTariamente richiedeva ) confumma- 
va in contemplazioni, lagrime, fofpiri , 
e renitenze , preguflando un fageio di 
quelle dolcezze fpirituaii , di cui "dove- 
va poi faziarfi in Paradifo . Nel giorno 
affaticjvafi in ajuto e fervizio de' profli- 
mi , predicaado a' popoli , confeflando 
penitenti, e trattando con peccatori cou 
maniere si dolci ed efficaci , che ne ri- 
duiTe mohiiJimi a piaiigere le loro col- 
pe , ed a riconciliarfi con Dio . II ma- 
ravigliofo fiec, ofl^ervato da tutti li Scrit- 
tori , che quelle occupazioni eflerne del 
Santo in benefizio delTanim.e , le quali 
pareva che potefl^ero diflurbaTloda quell' 
intima unione con Dio , che fi pafce 
folo nella folitudine, filenzio, e quiete, 
ve lo univano con vincoli piu forti e 
^m ffretti, perche da tutte quelle varie 
azioni efierne cavava nuovi motivi per 
internarfi in una pii: alta contemplazio- 
ne j onde ancora lo ftefl"o fuo operare 
era un continuo orare . Per relszione 
de" Padri vecchj fi ha che il Santo ne- 
gli ultimi anni di fua rita applicavafi 
con maggior frequenza e fervore a que* 
due efercizj di carita , ruiK) verfo gl' 
infermi dell'OfpedaIe , raltro verfo le 
anime del Purgatorio {a) . Nel primo 
coirafTiflere a que'inoribondi del luogo 
pio, difponendoli ad aflicurarfi per mez- 
zo d'una buona morte il paradifo , in- 
tendeva di mandarli innanzi a fargli 
lirada , ed a preparare ancora a fe ftef- 
fo un luogo la fu nelCielo. Nel fecon- 
do con fuffragare quelle anime purganti 
fperava anch' egli , morto che fofile , 
una fimile carita da' fopravivonti , in vir- 
tii della promefla fatta dal Salvatore -• 
Eadem menfura , qua menfi fueritis , re- 
mttietur 'vobis : (b) e per quello appli- 
cava a'defonti tutte le fue penitenze e 
buone opere , efortando gli alcri a far 
loro il medefiino dcno de' proprj ineriti . 
Perfuadeva a'facerdoti con tutto losfor- 

zo 



(a) El. Cler. Hb. i. §. 95. 
VHa di S. Gaet. Part. I. 



(b) Luc. 6. }8. 



Z 



17? VrTA Di S. Gaktano. 

io delia cariti di offerire il Sacrifizio ce Gaetano? d\c egli : qujl /atica ronin- 

della fanta Mefla in follievo di quell' tr.7p,efe ? PrfJicava , efo^ta-va in Chieft 

nnime , ed a' fecoiari in moltipiicare li- e fuori di Chiefaj confilj-i-va di notie e 

mofine, digiuni ed orjizioni in fwffragio di gicrno , non ricevendo quet fanto Cor- 

delle medefime , tanto (.he tutti fiupi- po ripofo vemno. Non operava egli.mx 

vanfi in vederlo impegnato cotanto a ia Cant^ ed il fervore che ardeva nel Jtto 

promuovere li vantaggj de'defonti. petto . Rubava a^Ji occhi il fonno ed il 

416. Il detto fin qui e trafcritto dalla lempo , non trovando altro ripofo c follif- 

relazione , che fa nella Storia di Gaeta- vo , cbe folo in Dio , ed in fafcart pet 

no 1' Arcivefcovo di Taranto , il quale Dio . Componeva di piii alcuni jpintHali 

in ordine agP Incurabili dell' Ofpedale Efercizj, che difpenfava a Penitenti per 

foFBiunge , aver il B. Padre in queflo animarli ed incamminarli aben ncevere ii 

reliduo della fua vita prefo tanto a cuo- f.mio Giubileo , e render candide e del 

re la cura ed il foccorfo di quegfinfer- tuHo belle le loro Anime fenza alcund 

iri (a) che ogni qual volta predlcava macchia di colpa , e reato dipena. Sivi- 

in pubblico, toccava fempre que(}o pun- de bene 1' ardente zelo di Gaetano , co- 

to, ma con tanti argomenti e fcritture, me eflendefTe le fue Hamme per tutto , 

con tanto fpirito ed ardore , che termi- ad opni fuogo , ad ogni tempo , ad ogni 

nato i! ragionaiiiento , molti ed ecciefia- Perfona , ed in tutte le occafioni ed in- 

ftici e fecolari commofli dalle fue info- contri , che fe gli offerivano. 

cate parole , offerivanfegli pronti a fe- 418. Due cofs notabili del Santo ic> 

guirlo a!la viflta deirOfpedaie . Onde trovo regiflrate in quelli fuoi ultimi 

egli tutto giulivo, fjttofi capo di nume- anni , e le accenna t\u\ ancora Giacomo 

rofa comltiva fi portava immediatamen- Dentice. La prima di cui la facra Ruo- 

te al luogo pio , dove diflribiii a' fuoi ta adduce per Tefliinonio di vedata 

compsgni i pofti e quartieri delTinfer- Erafmo Danefe , che fu Novizio del 

maria , venivsno qiie'pnveri Fanguenti Beato Padre, ed ebbe il contento di fei- 

ad effer tutti ferviti, foccorfi , e confo- virio quafi fempre nef Sacrifizio della 

lati. Ma non contento il Santo s'avan- fanta Meffa , fi i quella alfiflenza mi- 

zd a maggiori efemrj di cariti e d' umil- rabile, che fece *l P. D. Marco P.ifqua- 

ti : fomeggiando egli medefimo ( fono le lino in una fua lungi e graviflima in- 

parole ftefle del fuddetfo Prelato ) lettie- tVrmiti con tanr» cura , coffanza , ed 

re , pagliaccj , firapunte e tavole fulle pro- amore, che fu notata come fingolare > 

prie fp-ille ; c dopo d' aver mondata da oitre pdfTare i termini confueti della 

iuite te fporcbezze la corfta , affettava le Cariti. Ma poi quando vide il Santo, 

iavole , batteva i materazzi , rifaceva 1 che I* Arte de' Medici difanimaii pfr- 

ietti , e fina^menie purgava i vafi neceffa- duta aveva ogni fperanza di guarire 1' 

fj aW ufo deW umana imbecillita ; e ijuan- Infermo , fl ffce egli ad tpplicargli me- 

cio concfceva mancare qiitlche neceffaria dicamenri piii efficaci , che furono Ora- 

delizia agl'infermi, chiedeva , ed ejoria- zioni e Preghiere a Dio , acciocchi U 

iva que'fMoi divoti fecolari fin con lagrime depnaffe ridonare la falute al fuo amt- 

agf occhj , che apnffero generofamente le to Frttello, e ne reflo SJ ben efaudito, 

*or/f a chi poi avrebbe aperto loro ilCie- che fi vide il languente P. D. Marco 

lo , onde fpefje voHe accadeva , che non riprendere le fue forze primiere , e mi- 

partiva il Santo da quel pio luogo che racolofamente rifanato con crande Itu- 

H*n /0 lafciajfe arricchiio di larT.be ele- V^re di tutti ( fcrive il P, Forti ) e con 

mo/ine. .Sin qui l'Arcivefcovo Ji laranto . ammirizione della Citti di Napoli ap» 

417. Pubbticatofi im queffi iempi un preffo di ci>i crebhe noribilmente ia lli- 

Giubileo per la Citti di Napoli ( fiegue ma e "I concetto del noflro Santo. 

il detto Autore a defcrivere le fatiche 4'9- La (econda e il molto , che 5. 

e premure del noflro Santo ), {b) ac- Gaetano contribui t quella grand Ope- 

eioccH acquiHaffero tutii degnamenie e fi- r« infipne, detta il Monte dellt P""'*.» 

turamente un 11 gran Teforo , cbe non fe- eretto in queftt occtfione. L' interentf 



e 



r 



(t) £/. Cler. loe. eit. (b) El. Cler. Lib. ». $. J. 



Parte I. LlBR 

e \ ufura apportavano iravifnmi danni 
alla Citta di Napoli . Imperoccha eii 
£,brei in gran numero preflavano a Cri- 
itiani o roba, o dinaro con ufure si in- 
gorde , che in poco tempo fi facevano 
fuoi ancora i loro pegni , e tutte le lo- 
ro fof^anze . Impoveritefi percio molte 
famiglie fino a vederfi ridotte all'ellre- 
mo bifogno, laCitti fece ifianza al fuo 
Principe I Imperator Carlo V. che fi 
degnafle per pubbiico bene dare un ban- 
do generale da tutto il Regno a quella 
Nazione si rapace, e si nemica del no- 
me Cnfliano. Molto aggradl quefie fup- 
pliche I innata pieta di Cefare , e tan- 
to fe ne compiacque, che nulla curando 
veniOe a mancare al fuo Erario una lu- 
crolillimarendita, proveniente dalle grof- 
fe contnbuzioni degli Ebrei , comando 
loro con un Editto rigorofiffimo , che 
m termme di tanti giorni ufcifiero da 
tutto ilRegnodi Napoli.fenza freran- 
za alcuna di potere piu ritornarvi. Ora 
purgatalaCitta da quefia feccia di gen- 
te si avida ed ufuraria , cadde un bel 
penfiero nella mente del nofiro Ven P 
D. G.ovanni Marinonio , Novizio gi:{ 
ed alhevo di San Gaetano , e poi com- 
pagno nella Sant.t^ , di ergereunLuo- 
go P.o, che provvede/Te di dinaro i bi- 
fognofi, ma con riceverne da loro il fo- 
lo regno fenza un minimo pro o Inte- 
relie , per chiudere ogni firada a'Cri- 
Itiani di cammmare folle veflieia Isfria- 
te dagli efpulfi Ebrei . E giy^pur /ron 
po alcumCittadini dominati dalla cupi- 
digia del puadagno incominciato aveva- 
no a preflar danaro a'poveri con quel- 
i V'^"^!,' ^he.P^ticavano prima gli E- 
brei. IIMarinonio adunque comunico 
il fuo conceputo difegno al B Gaeta 
no come quello che fempre ^enerava 
da Padre e Maefiro con una totale di 

^;rsjf^^r''^^' «^p-undo 

lopra di cio il di lui parere pH «r„Ar^ 
vazione («) ConfoIaL i SantoT°i 
bella idea del Aio diletto FigIi°oIo e 

leS g,rltft"e'tlla"^ 'f' ''''■ 
r, ^u r P*'^'^ "^"a grand impre- 

fa che conofceva sl profittlvole al Pub- 
blico, e imreditiva di tanti neccati 
Onde maneggiandofi ambidue con fom-' 



(•) For,. yu, di S. Gact. Ub. ,. cap. 44. 



o III. Cap. XXIV. 179 

""^, ^^'V f^."°'^ ' *' "e' '""Perar le 
molte difficoha, che vi fi oppofero , co- 
me in perfuadere a' loro Penitenti piu 
facoltofi in contribuire ad opera si fan- 
ta e Fondi, e Cenfi, ed oro , fu eretto 
quelto Luogo Pio , rominatofi a tutta 
ragione il Monte di Pieta , che fu , ed 
e di tanto profitto e fpirituale e tempo- 
rale alla Citta di Napoli , ed al di cui 
elempio fondaronfi poi altiiMonti fimi- 
Ii in puro follevamento di quanti abbi- 
lognano ricever dinaro in imrreftito. 

4*0- L'erezione di quefio Monte deN 
la Pieta promofro da'Config|i di Gae- 
tano_ accadde fin nel 1539. , ma quello 
che in oltre vi conrribui negli anni cor- 
renti , m cui fi trova la nofira Storia. 
maggiormente dimofira il di lui zelo 
Ritornato il Santo in queffultima vol. 
ta da Venezia a Napoli ripiglid a diri- 
gere la cofcienza del fuo gia peniten- 
re, il nominato piu volte Conte d^Op- 
pido a cui un giorno efpofe , come ri- 
terifce D. Francefco Maggio , le pre- 
mure della fua carita , cosi dicen^doeli: 
Voi -vedeu , Conu , ncn a^c^-vi Iddio 
data prole a cui lafciare le -voftre facol- 
ta doiuziofe , forfe perche foffero impiega- 
te m altre opere di fua maggior gloda , 
Vi ricordarete ancora nella wia pnma 've. 
nuta a MapoH, che ^i efibi/ie d' ifiituire 
erede de ■zw/iri Beni la mia Keligione , 
acciocche aueffe entrata da fo/lenerfi , e 
che 10 coflantemente mi oppofi a tanta -vo- 
ftra generofita , per ejfcre incompatibHe col 
noliroAppoftohco Injiifno . Ecco-vi ora un 
Javio configlw , che non puo effere ni piu 
grato al Oelo , ne piH utile alla twflrd 
.Anima ne piu profitte^vole al pubbUco 
bene . Quei poderi e ricchezze , cbe oWer,. 
fte alla mia Keligione , appUcateli arnuo- 
-vo Monte di Pieti , che non ha ancora 
tanta forza di poter foccorrere a tutti i 
bijognofi , e togliere ogm occaf.one a Cri- 
ftiani di giudaizzare con te ufure , e com- 
mettere wgiuftizie ed eftorfioni ccntro de' 
poveri . La bonta di queflo Cavaliere 
rilpettando per comandi i favj confielj 
di Gaetano dono una gran parte de' 
fuoi beni al detto Luogo Pio, e col fuo 
efempio mofl:"e altri beneflanti a mag- 
giormente arricchirlo , di modo che iii 
progreflTo di tempo , fin da quelli anni 

in 



Z z 



iSo 



VlTA Dl S. GaETANO. 



iti cui fcrifle le fue Storie il Padre Si- 
los , trovavafi poiTedere in dinsro con- 
tante da darfi in prellito a'poveri , tre- 
cento mila fcudi d'oro , ed un milione 
di capitale . 

42J. In quefli tempi pure credefi fa- 
cefle il noflro Santo quella predizione, 
ihe vien celebrata dalli Scriitori di fua 
vita . Un Cavaliere di frefca eth ricco 
e profperofo viveva immerfo nepiace- 
ri del Mondo e dcl fenfo, ad altro non 
penfando che a contentar le fue voglie, 
sncorchc illecite , eJ. a confumar tutta 
la giornata in giuo.hi , flravizzj , ed 
amori impuri . Quando incontrandolo 
una volta il Beato PaJre , e g\iardan- 
liolo fifiTamente con occhio aitonito, in- 
dicante piofondi penfieri nel cuore , co 
si gli parlo; Signor tnio , gran cofe nji ho 
a diic , e Tjantaggiofc fcr voi : Mon an- 
11! ra molto , che nella iwjira Pcrfona fi 
jvelcra un gran Miftero delCielo. llGen- 
tijuoino a queflo annunzio si improv- 
vifo fatto da un Sacerdote , che teneva 
in concetto di Santo , entro in fperan- 
ae di qualche buona fortuna , che glt 
predicefle. Stava percio tutto attento e 
curiofo ad udire il compimento di quel 
profetico difcorfo ; Quefia vita che njoi 
menate , foggiunfe Gaetano , si Itbcra e 
fciolia , la vcdrctc bcn prcfio riftrctta da 
loi fieffo Hgita col i>incolo He' facri Voti 
tii un Chiojlro }{egolare . Allora quel Gio- 
vinaftro ricevuta la predizione con \m 
(ichinno fmoderato , e difprezzo fde 
^nufo cosi rifpofe : l" ingannatc di mcl- 
to, Padre , tant' e tmpejfibile , ch' io la- 
jci il mondo , e mi retiri in un Chiofiro , 
quanto e intpofftbile , cbe- "voi abbandonia- 
le il Chio/iro , e ritorniate al 7\Iondo . Non 
fo!o e pcfibile , ripiplio il Sinto , ma 
jara dl fatto , pcrche 1>i confacraret: a 
Dio in tal giorno , e nclla tal J{e!igione 
(cn •voftro jommo contcnto . C'o6i appunto 
fucceffe , mentre il Cavaliere con un 
raggio della Uirina Grazia , che fin- 
velVi , fcoperti glinganni , la vanita , e 
pciicoli del mondo, tant'orrore ne pro- 
v6 che fupgenJ.olo precipitofamente , 
corfe a ricoverarfi ficuro »n rjiiella Hef- 
fa Religione , ed in quel tempo che gli 
lu predetto dal Santo , dove efercitan- 
ioCi in continua pcnitenza della fua 
fcandalofa GioveniiJj termino fantamen- 
u la vita. 



C A P I T O L O XXV. 

Anni di Criflo 1547- di Gaetano 6j, 

Parie per J{oma , dove elctto di nuovo 

Prepo/iio di S. Paolo ritorna a Napoli 

accompagnito uiftbilmcnte da 

un ^ngcla . 

411. I^Ovendofi celebrare in Roina i!' 
1_J Capitolo Generaie , volle il S. 
Padre intervenirvi , per iflabilire con 
Leggi permanenti prima di partire da 
queflo Mondo il fuo niirabile Iniiituto . 
II Capitolo fi raduno nel Palazzo del 
Cardinal Carafa , a ciii i e la Porpora , 
ne pti afFari gravifllmi di fanta C.hiefa 
a lui appoggiati poterono impedire d' in- 
tereflarli nel Governo , e ne' maneggj 
della fua Religione , che fempre amo 
con tenerezza , benche non ne portaflTe 
piu la divifa delTAbito . Le maggiori 
premure di S. Gaetano in queftaAfllsm- 
blea furono , premunire con alcuni Decre- 
ti la poverta Teatina , acciocche fi man- 
tenefle illibata nel folo dipendere idalla 
Provvidenza Diviiia , e nel foilenerfi col- 
le pure limoline totalinente volontarie de' 
Benefattori . Vi moflro ancora zelo della 
fiia cariti in conf lare 1' iftanze fatteda* 
Padri Somafchi , i quali avendo perduto 
il loro foff-egno e Fondatore , il Ven. Gi- 
rolamo Emiliani , pafl'Ato gii air«Itra 
vita , con fama di Santiia , bramavano 
appoggiarfi alla Religione di Gaetano , 
con farfi inembro della medefiina , ed 
unirfi in un fol corpo , che da lei ri- 
cevefl^e il moto , e la direzione . Siii 
dair Anno fcorfo quartro di loro piii 
autorevoli , a nome di tutti gli altri fe- 
cero quefta fupplica alTai premurofa a' 
noflri Padri capitolarmente congregati 
in Venezia , come chiaramente cofla 
dalla Lfttera, che quefti inviaronn al S. 
Padre , ed a' fuoi Religiofi in Napo; 
li , per fentire il loro parere circa di 
quefta unione , della quale (opra modo 
anfiofi il Superiore di Somafca Agoftino 
Tortora , e gli altri Maggiori , fcrifTe 
ancora iftantemenre al Cardinale Cara* 
fa in Roma , che fapevano aver gran 
poflanza , e beneinerenza appreflo la 
fua Religione Teatin» , pregandtlo ef- 
ficaccmente di perfuaderla ad acccglier- 
pli come figliiioli fuoi proprj . Ahbrac- 
ciandon» il Cardinjle rimp^gno , fpe- 



PARTE I. LlBRO III. CaP 

di a' noflri Padri uru Lettera prefl"an- 
tifTim* fotto gli 8. di Novembre 154^. 
riferitJ d.il Silos , e dal Boli«nJo , efor- 
taiv'oli a ricevere in loio Fratellanza e 
Coirpagnia la C.ongregazione Somafca 
con averne la fteda ciira e governo , 
che di fe medefimi. Cosi incomincia 
il foglio del arafa : Venerabilcs Fratres 
in Domino: Mternam fa'utem . Scrrpfe- 
runt aj nos , nuper diUcli ncbis in Chri 
Jie ^ugufiinus , & alii Cletci , ac de^cti 
Lnici ; qui in plerifque ifiius Pronnciit 
locis operibus pietatis intenti curam prce 
cipue eductindorum in Dei timore , iD" in 
bonis artibus pauperum Orphanorum jolli- 
cite jufcepernnt , nos magna citm injiantia 
requirentiS , ut nns i.los tn nofiios agno 
fcere , ac jujcipere •vsliemus , neque eoruf» 
fpem , quain ab exordio incepiinnis juae in 
nofiro pr^fiJio ccllocaffent frufirari pate- 
remur &c. San G-ietjno dunque, con 
cui fempre intendevafi e conligliavsfi 
negli affari deila Religione il Cardinal 
Teatino , fperando da qiieOa unione di 
due Ordini Clericali , doveffe rirultare 
maggior gloria di Din , e benefizio de' 
proffjmi , e fapenJo concorrervi ancora 
la volonta del Papa , a cui fu fempre 
obbedientilTimo , perfuafe a' Padri del 
Capitolo , e f') conchiufo 1' incorporare 
alla loro f^ongregazione quella de" Pa 
dri Somafchi. Continuo circa nove an 
ni quefta Unione ; ma poi oflervato 
coll' efrerienza di ranto tempo da' oo- 
flri Padri non convenire 1' uno con V 
altro Inftituto, ne i poderi , e le ren- 
dite terrene de'Soni?fthi con la pover- 
ta Teatina, che tiene fbndate tntte le 
fue entrate in Cielo , come pure quella 
cura degli Orfaneili , benche per altro 
lodevol fTjina , difiurbare di molro gli 
Efercizj proprj de' Cherici Regolari , 
rifolfero di ferararfi , e reftituirfi alla 
primiera liberta, e puriti del loro In- 
itituto. Ricorfero percio al Somino Pon- 
tefice d' allora , che era lo fleno Cara- 
fa col nome di Paolo IV. , il quale per- 
fiiafo anrli' egli dalla detta fperienza , 
con un Breve fpedito a' 15. di I3ecem- 
bre ijyy. fciolfe le diie Religioni, ch' 
egli ftefib da Cardinale llrinfe co' fuoi 
uflfiziofi maneggi . Li noltri Religiofi 
pero hanno fempre cooperato a' van- 
taggj de' Padri Somafchi , lino a rice 
vere in Vc-nezis neile proprie Cafe i 
a feppellir i Defunti 



loro Infetmi , eJ 



XXV. 181 

per lo fpazio di venti anni ne' proprj 
Cimiterj, come pure accadde in Napo- 
li, quando n-in vi avevano ancora Chie- 
fa aperta . 

413. In quefto ffefTo Capitolo eletto 
fu Gaetano Prepofito della Chiefa e 
Cafa di S. Paolo di Napoli, e qui fi 
vide nel Santo un nobile efempio d* 
ubbidienza, mentre al gran pefo degli 
anni, ch' erano feffanta fette, aggiun- 
to il nuovo pefo del governo alla di 
lui umilta fempre gravofo, quando di 
piu s' era prefiiro in quefio refiduo di 
fua vita attendere folo a fe ffeflTo per 
difporfi a quella fofpirata irorte, che 
aveva ad aprirgli le porte alF ingreflb 
del Cielo , doveva a tanie ragioni fcii- 
farfi , e ne farebbe ftato compatito, di 
accettare la Superiorita comandatagli : 
Ma nd; diffe egli , ui foccomba pitre /' 
etd , -vi patifca pure /' umilia, i/i ■vuda 
ancora il proprio 'intereffe fpirituale , cbe 
•voglio trionfi fop^a tutio /' ubbidienzct 
impoftami , tn cui riconnfco la "voce , e la 
•volcnta del mio Dio . Cosi fottoponen- 
do le fpalle alla nuova Catica fi prepa- 
ro alla partenza per Napoli . Ma volle 
prima licenziarli, non gia da' Principi 
e CarJinali , che non ambi mai la gra- 
zia de' Grandi , ma bensi da que' fanti 
Murtiri, che fi adorano nelle Cataco;n- 
be di Roma . 

414 Gi^ fi difTe altrove , che Gaeta- 
no fofpiro in tutio il tempo di fiia vita 
di morir Martire per la Fede , ma non 
avendo potuio ottenere queffa confola- 
zione da Dio , che volle rifervarlo ad 
altre imprefe di fua maggior gloria , fi 
confortava almeno nel venerare da vi- 
cino i facri Depofiii , e gloriofe memo- 
rie di quelli Eroi , che faaiilicarono 
Roma col loro fangue fparfo coraggio- 
fametite per la Fede. Portofli dunquc 
.iHa Vifita delle fuddette Catacombe,» 
difcefo eflendo in quelle facre Caverne, 
fparfe abbondantifTime lagrime per U 
confolazinne che provava nel conCdera- 
re le gloriofe vittorie ottenute cc-ntro i 
Tiranni da que' generoti Campionidel- 
la Fede , non pero fenza una fanta in- 
vidia del loro Martirio. E poi perciic 
fpeva accoflarfi il fine di fui vita , 
; regrj cnn una lunga Orazione i faiiti 
Marriri a coinunicareli della loro for- 
tezza per combsttere contro il nemico 
coiiiune in c^ueir uliima battaglia , che 

ave- 



l82 VlTA DI S. 

iveva fra poco tempo a foftenere. Indi 
togliendoG, ma con violenza da quelli 
adorati Sepolcri, ritorno al Palazro del 
fuo Cardinal Teatiro , a cui dando gli 
ultimi abbraccj , non pote contenerfi da 
qualche lagrima di tenerezza per efJer 
ficuro di non aver piCi a rivedere unsi 
caro Amico , Fratello , e Compagno 
nella Fondazione dell" Ordine . Parti 
fubito verfo Napoli con pafll afTrectati 
per enrer a tempo di celebrarvi la Fefta 
del Trionfo di Crillo nella fua gloriofa 
Afcenfione alCielo, Conduffe per Com- 
pagno del viagpio il P. D. Pietro Ve- 
ronefe , ed un Cherico di nome Giaco- 
mo, che furono poi teflimonj di vedu- 
ta del prodigio , che fiamo ora per 
dire . 

4»5. Con tutta la fretta , che facefiTe 
il Santo Padre , non pote arrivare nel- 
la Vigilia dell' Afcenfione a Napoli , 
ir« folo alla Cirti d' Avverfa, che n' 
era otto miglia lontana, dove giunfe 
tlopo le due ore di notte, quando il 
Cielo era tiitto ofcuro e ricoperto di 
tenebre . II Vetturino voleva in ogni 
conto trattenerli quella notte in Avver 
fa , per ripofar egli Henb , e far ripofa- 
le i fuoi Cavalli flanchi dal vi^ggio , 
gii fatto con tanta celerita, ne ft fida- 
Ya di rintracciare la flrada, ed evitare 
i pericoli nel bujo di quelle tenebre 
«otturne . Ma S. Gaerano , rhe ardeva 
cli defiderio di trovarfi prefente atle 
Lodi mattutine, che dovevano cantarfi 
prima dell' Aurora da' fuoi Religiofi 
nella gran FeHa imminente , nuila pen- 
fando a' difaflri, che pctevano accader- 
gli , ne air eti cadente , n^ alla tlan- 
chezza del corpo bifognofo di quiete , 
jprego il fuo Condottiere a profepuire 
ii viagglo, cosi dicendogli : Ncn dubi- 
lialc ; andiamo pure aUfgramenfe , fol« , 
cbe confidiamo in Dio , perche di certo 
profperera il nofiro cammino iolle ftf gr<t- 
zie t proiezione . E lo prepo con tan- 
1« efficacia ed eloquenzi , rhe reftando 
colui perfuafo, fi diede il rinfrefco a' 



G A E T A N O. 

Cavalli , e montatovi fopra il Beato co» 
gli altri due Compagni , ripigliarono 
poco prima della raezza norte il loro 
viaggio per Napoli. Ma compiacendofi 
molto Gesu del gran zelo di Gaetano 
in voler celebrire folennemente la fu» 
fjlita al Cielo , comando ad un' Ange- 
lo, che gli facelTe h ftrada con prefer- 
varlo da ogni pericolo ; e fubilo fi vide 
queflo Celefte Spirito in fembianzaumi- 
ma precedere al Saiito con una Torci» 
accefa in mano , che illumino quella 
notte , come fofle di mezzo giorno , ed 
accompagno ficuri i Servi di Dio fin' 
alla Chiefa di S. Paolo in Napoli con 
loro grande flupore econtento : D-gnus, 
canta la Chiefa Ambrofiana di Milano 
neir Ollizio di S. Gaetano di rito fo- 
lenne , cui iter Neapclim prcperanti , «1 
Matutinas preces Dominidt ^jcen/ionit 
cum Sociis recitaret , nocle concubia ^n- 
gelui facem preeferret . Arrivo il Beato 
appunto nel finarfi il primo fegno del 
Mattutino, ed adorato che ebbe ii SS. 
Sacramento , e ringraziato Dio dell* 
avergli %\ prodigiofatnente profperato il 
viaggio, fenza prendere alcun refpiro 
o ripofo , che gli era pur troppo necef- 
fario, ando incontanente ad addoflarn 
la Stola e Piviale , per celebrare comfr 
Superiore 1' Ufltzio dell' Afcenfione co' 
fuoi Religioli ; e "1 celebro con tanto 
fpirito , allegrezza , e fervore , che pa- 
reva fi trovafle 1' Anima fua in Cieln a 
cantar cogli Angeli i Trionfi del Re- 
deatore. Stupefatti que" Padri di ve- 
dere tanta divozioiie e vigore nel loro 
Prepofito , benchc laflo dal viaggio, e 
pieno d' Anni , ne riceverono un grand' 
efempio e rtimolo alla virtii . 

Con queflo prodigio terminiamo la 
prima Parte della Vita del Santo , de- 
fcritta feconJo la ferie fuccefliva degl' 
anni , paflando alla feconda Parte , che 
contiene altre belle Azioni , Virtu, e 
Grazie , ma in tempi indeterminati ed 
ignoti accadute, e ad ogni tempo co- 
muni . 



FINE DELLA PRiMA PARTE. 



PAit> 



i8i 




PARTE SECONDA 

IL RIMANENTE DELLA VITA 

JDI SJLM G- JL B T JL N O. 




[3 Stato da noi accen- 
nato , la troppa mode- 
(lia, e gelofia diS. Gae- 
tano , eci in que' fuoi 
prijni Religiofi di tener' 
afcofe agli occhj del Mondo si ie belle 
ationi , ch' egli operava , come fe gra- 
2ie , che riceveva da! Cielo , eflTere fta- 
ta la cagione , che febbene rifaputefi 
dappoi per altre vie, ne reftafTero pero 
a noi ignote le circoflanze, ed il tem- 
po, in cui accaddero in tale guifa , che 
riferir da noi non fi pofTono con ferie 
fucceffiva degli anni , che abbiamo fin' 
ora offervato fecondo la Cronologia . 
Dunque alP intera relazione della Vita 
del Santo e neceffaria quefla feconda 
parte , in cui effe ancora defcrivanfi , 
ma fenza notare il tempo , in cui fuc- 
cedettero . 

CAPITOLO I. 

Favori [cgnalaii fatti da Gcsu a S. 
Gaclano. 
t*7'CE il Redentore fi e efprefTo^co- 
»3 me cofla da' ProceflTi , eflere fla- 



to Gaetano si caro agli occhj fuoi , che 
volle fopra gli altri fineolarizzarlo (<t) , 
bifogna dire fingolari fofl^eFo ancora le 
careaze, ed i favori , con cui fi com- 
piacque di riconofcerlo . Eccone alcani 
trafpirati alla luce di que' molti , che 
r umilta del Santo tenne fempre nafco- 
fli , e fegreti . Due ne sccenna la C.hie- 
fa Ambrofiana nell' Uffizio di S. Gae- 
tano , che da' Scrittori fono poi riferiti 
con maggior efprellione. lllum Chriflut 
non femel fua Cruce dignatut e/i , iS" di- 
'vino laieri ad Sanguinis bauftum adme-' 
'vit (l)) . Piil volte Gesu Crillo lo fece 
degno di portare la fua Croce , ed ac» 
cofiollo alla piaga del fuo cofiato aper- 
to, perche ne fucchiafTe il preziofififimo 
Sangue. Chi non fa il fingolar privi- 
legio , che conferifce ad un Santo il 
Redentore , quando lo elegge ad effere, 
come fuo Compagno, e Coadjutore al- 
la prand' opera della Redenzione ? Di 
quefl' onore fu condecorato Gaetano , 
mentre flando egli piangendo i pcccati 
del Mondo , co' quali vedeva oltraggia- 
ta la Maefta di Dio , fe gli fece pre- 
fente Gesil Criflo colla pefante Croce 

ful- 



(a) Procef. Neap. anno i^y-f. (b) In lecf. Of. Ambrof. 8. Aag. 



1^4 V I T A D I S. 

fulle fpalle irioflraiidf fi molto affaticato , 
ed affannofo i:i portiirla , e dicfn<logli ; 
.'Ivio io a jtntir il grane carico di que- 
fta Csoce per i peccaii dcl mio popolo fert- 
za irovar' uri atiro Cirenco, che rri aju- 
ri, che mi foHevi da lanto pcfo ? e ncn ti 
tnovi Gactano a compaprne de' miei af- 
fannt ? yuoi tu alleggcrirmi il derfo dal 
pelantiffirr.o Ugnc con addoffariclo in fcce 
mia fuHe tiie fpalle ? AlJora il Santo, 
che gia nel i^rinio vedere Gesii aggra- 
vato daila Ooce arfe d' amorofo zelo 
di fpravirlo, e port.irla eeli per lui , 
chino pronto , e voletuerofo il collo it 
quel grave, ina foave giogo , e fubito 
fii i di lui oineri pofe Cr Ho la fua 
Croce. Certamente farcbbe venuto me- 
lio il povero Santo fitto d' un taijto 
pefo , fe nor. rofTe (lato rinforzato dalU 
prazia di Oio , e dal gran ^iubbiIo,che 
fentiva nrl vederfi amniefio apartedel- 
la paflK-ne di Cesu Criflo in follievo 
de' peccatori. Piu sltre volte il Ro- 
dentore , quando infolentiva con i.iap 
giore audacia la prevaricazione diede a 
portare la fua Croce a Gaetano incari- 
candogli di cooperare «lla falute di quel- 
le anime ingratc, che colla flefla Cro- 
re avea reJente. Chc meravigli» poi , 
fa il B. P*dre , loine vedemmo , e vc- 
drcmmo, tanto s' affaticafle , tanti pa- 
tinienti foffrifle , tante nuove invenxio- 
ni trovafle per convertire i pecratori 
raccomandatigli da Criflo in queflo c«- 
ricarlo piu volte della fiia Ciroce ! Ma 
fpecialilTitro deve dirfi 1' altro accenna- 
to lavore. Avendo il Santo celebrato 
la quarefima , non (i fa di qual anno , 
con rlforofilTimi digiuni , e penitenie 
in quelli ultimi giorni , in cui fanta 
Chiefa rapprefent» i dolorofi Miflerj 
della PafTioi e di Gen'i , tanto pianfe , 
e tanti (]?gelli fcarico fulle fue carni , 
che flava gia il povero Santo per rade 
re motto ful pavimento [a) , qiiando 
Iddio vnjendo rompenfore a mifura ec- 
tJedente le pene amorofe del fuo dilet- 
tb Servo, apparvegli tutto gloriofo, e 
Eiulivo nella Domenica fegiiente della 
Rifurrezione a' primi ragpi del Sol na- 
fcente , e fattofecli piti dappreflo: Ve- 
dt , Gaetano, gli difle, que^^o mio fian- 



G A E T A N O. 

co ferito , onde deriz'jn'> iutt' i Tefor! , e 
Sacjmciiti , ch: fi.nio A ricca la mia 
Cbiefa ? or fappi , cbe a te fianno apcrti 
qu.fli fonti della mta pieta , a te ii cf- 
fio, di qurjJe onde faluiifere, che (i v:r- 
J.!no a beneficio d' un mondo inteio , be- 
i>ir:e , e faziaii a tuo piacere : In.li acco- 
Ilando le di lui Jahbra alla SagratifTi.nia 
fua Piag.i , diedegli a fucchiare il Jivin 
Sangue , e qui bevendo Gaetano per 
Inngo tempo a quella fontana di Vitt 
eterna , reflo iminerfo in un gran tor- 
reiue di celelli confolazioni con tal per- 
dimento di fe llelTo , ciie n' ufci tuita 
trasformato in una certa fpecie d' efler 
divino . 

418. Pii'l volte fu veduto rifleflfoGe- 
sCi Criflo a nietterfi nel fuo cuor Gae- 
tano, tenendofelo flrettamente abbrac- 
ciato (i) come un caro Amico fatto tut- 
to a fuo genio : liii-eni bominem fecun- 
dum Cor meum . Iii altre comparfe pu- 
re dimoflro quefle tenerezze d' amplefli 
aflri.ntuo(i, e di chiamarlo col dolce no- 
nie di Fratello {c) . Sono a queflo pro- 
pofito molto ofTervabili quelle vifioni , 
che vengono regiflrate ne' procefli del- 
I> Canonizzazione , in una delle quali 
Jecefi vedere Gesii nello fljto di Cro- 
citiflb, con tenerfi innanzi in arto d' 
adorazione S. Francefco X AflKl, e S. 
Gaetsno , e dilVhiodanJo daila Croce 
folo le due braccia , abbracciar tenera- 
mente ambidue quelli Santi con dire : 
Iff duo iino mihi corde fervierunt . Que- 
fli due miet Servi fedeli hatno avuto io 
fleffo cuore in fervirmi . Volle flarcon- 
fitto ne' piedi fulla Croce per d«r' a 
conofcere , elfer quelle carezze frutti 
deir Albero dell.-i Croce innaffiato dat 
fuo Sangue, e che febbene fi hh flrava 
graziofo in abbracciare que' fuoi Figlj 
diletti colle mini diflaccate dalla Cro- 
ce, vi reflava pero ancora aflitto co' 
piedi, e penante per i continiii enormi 
peccati del Mondo (d). Ma non i ine- 
no mifleriofa 1" sltra vifione , quando 
romparve lo Ileflo SaI»atore, non co- 
nic prima conflccato da (hiodi ful tron- 
co della Croce , iwa aflifo con maefli 
in un Trono dl gloria, e qu) accoftitili 
i fudclctti due Santi Francefco, e Gi«- 

tano , 



(•) F!. cler. lib. ^. ^. 9. (b) Mjt%. Comp. Vit. di S. (Ja:t. pai. S4. 
(c) Benz. Vit. S. Gaet. lib. X. n. \u (d) Proctj. Vicent. 



P A R T E I r. 

tano , quegli alla deflra di Ciifio, e 
quedi alla fmiftra fi coiripia<:que il Si- 
gnore di beneJirii. atnbidue con quella 
forma di benedizione, che diedc il Pa- 
triarca Giacobbe a due fuoi Nipoti Efra- 
Im , € Manafle , incrociando le mani , 
sttraverfata la defira fopra la finiflra di 
modo che, fe S. Francefco ebbe il pri- 
mo onore dl ftare slia deflra di Criflo, 
quefl' altro fu conceffb a Gaetano, che 
la benedizione della {lePla divina deflra 
venifle a toccar' a lui, dicendogli neU' 
atto medefimo i! Redentore ; a tanio m 
■obbliga r amar che ti porto . 

429. Ritorniamo ora alle grazie, che 
riceve da Dio il noftro Santo, quando 
ancor viveva fra noi . JI Vefcovo di 
Novara Monfignor Maraviglia fcrive , 
che nella Sioria di S. Gaetano fi tro- 
va , eHergli flato fvelato , e rivelato , 
mentre ftava afTorto in una profonda 
contemplazione (a) il Miflero della San- 
f'iflima Trinita con quella chiarezza di 
luce, che pud foflenere la vifla intel- 
lettiva d' un Viatore , e che vide piii 
volte a fuo pijcere fpalancate le porte 
Jel Paradifo. Ma qUel faperfi dall' ul- 
timo procefTo di Napoli, che il Reden- 
tore del Mondo vifitavaio frequentemen- 
te colla fua prefenza vidbile inflno a 
Tingrsziarlo una volta , come nota il 
Padre Oliva Gensraledellaeflinta Com- 
•pagnia di Gesii {b) dell' acquiflo , che 
aveva fatto di tante anime , e dell' in- 
trepida affiflenza preftata ne' Lazzareti 
agli appcflati , afTrontandofa di continuo 
colla morte , non e un grand' argomen- 
to dello fvifcerato amor di Gesu Crifto 
verfo di Gaetano, e di credere, ch'egli 
fis ftato uno de' fuoi Santi piii favori- 
ti ? tanto piu fe alli defcritti fav.ori ac- 
copiaremmo quelli altri molti , che veg- 
gonfi fparfi fu i foglj di quefla Vita 
dei Santo, particolarmente 1' efVerfi Ge- 
su Bambino la notte del Natale collo 
cato nelle di lui braccia, per deliciarfi 
Teciprocamente col fuo cariflfimo Servo. 



Capitolo II, . 185 

C A P I T O L O Jt. 

Maya^viglie del cuore di S. Gastano in 

xorrijpondere a tante grazie ame- 

rofe di Gesit . 

4?o.T A maggior corrifpondenza , che 
JL< potefTimo noi molirare ad un' 
amante benefico, farebbe ceTtsmente . 
fe fofTe pofiifaile, cavarfi dal petto il 
proprio cuore , e donarlo in pieno do- 
minio, e pofleiTo al diletto amico, pro- 
teftandofi eflere piu fao , che noflroper 
averlo egli guadagnato a forza JeJIe fue 
amabili attrattive. Quefla finezza fm- 
golare ha difpenfata meravigliofsmente 
nel noftroSanto ramordivino. Udiam- 
ne le relazioni degli Autori (c) anti- 
chi, e de' Procefli della Canonizzazio- 
ne , riflrette dalla fanta Chiefa Anibro- 
fiana in queflo periodo ; Tanta erga De- 
um charitate flagravit , ut aliquando Cor 
funm alis perferri viderit in Cactum (d) . 
Tanta forza fece 1' Amor di Dio in 
Gaetano , che -diflaccandofi il fuo cuore 
dal petto , lo vide con due ale di fuo- 
co volarfene al Gielo . Accadde una 
volca queflo volo , ed ufcita del cuore 
dal petto di Gaetano, mentre egli pro- 
ftrato innanzi il Santiflimo Sacramento, 
ed internato^^l penfiero nelU fomma 
bonta , ed amabilita di Dio , fino a 
bramare in dono il noftro povero cuo- 
re : Fili prcfbe tnihi cor tuum , feniiagi- 
ifirfi il cuore con tanto impeto, che 
non potendo contenerfi nella riftrettez- 
za del petto: Ut intra peBoris Jinttm , 
come dice la Bolla della Canonizzazic- 
ne 1 contineri cor ejus non fuftinent , n' 
ufci fuora , ed egli fleflTo lo vide , etl 
altri (f) ancora lo videro con due ale 
di fuoco volarfene rapidamente a! Cielo 
nel facro Coftato del Redentore ; infu- 
blimem extajim raptns medio e peBore eo- 
que integro , fibi (or refilire vidit , idquc 
geminis alis reHa Coelum peiere , & in 
Deum ferri ; trafcrive dagli Atti della 
Canonizzazione Francefco da! Mona- 
co (/). Ma come poteva poi Gaetano 

vi- 



(a) Giufep. M. Maraviglia Venf. 61. pag. loi. (b) Olii>. ^o. ferm. fol. 

(c) Franc. del Monac. loc. citando ed altri proc. Neap. 1654. 

(d) Ecclef. ylmbr. in Off. S. Cajei. 8. ^ug. (e) Peir. March. Difc. J7. 
(f) Franc. dal Monac. Evang, Paupcrt. Caracier. par. tz.fol. 117. 

Viiadi S.Gaei.Partel. A a 



316. 



vive- 



i85 



V 



T A 



vivere, d operare fenia i! propiiorao- 
re i' LeggelU inoltre ne' procelH , che 
il Signore, fpiegato , ch' tbbe i! ffilJ.n- 
to-vo!o mmeriofo -^e! cuore foggiunie, 
chc nuovo Uomo^yuGariano dopo d' «ver 
rict^vuto il cuorc Ha tne per fuo ,ch: cam- 
liaio non gli reftb piii chf fare . che ncn 
facejje pcr me? Da qiietlo dire pare ne 
feg"» , che nei rtlto lii Gaetano abban- 
donsto dal fuo cuore, venifle iniromef- 
f o , e furrceato lo l?efl";j Cuore di Cri- 
ilo, linovandofj in lui i! prodigiofo, e 
v»ntagciofo cambiamento de' cuori fat- 
to dal divino amore in fanta Catarina 
da S'ena , nel di cui petto colloco Ge- 
sii il fuo divino Cuore, eflrattone fi'o- 
ri prima quello di Caterina (ii) , con 
quefla difTerenza pero, che alla Vergi- 
ne Senefe per cavarnelo venne fatta 
realmenre una ferita , e pi^ga i^l iian- 
co , che \fu ofTervsta dalle flefTe fue 
Compagne'; ma irtatto, ed intiero r';- 
mafe il petto di Gaetano, quani'j fe 
ne parti imipetuofamente il fuo cuore 
voIanJo nel Coflato di Criflo in Cielo. 
II iTioJo, con cui operaffe Dio quefli 
portenti d' amore in Catarini», e G-^^e- 
tano febbene fembra al noflr^' corto in- 
tcndimento moito flrano , ediflScile ,ta- 
le nOiT e air infinita Sapienza di Dio 
onnirotente , che f a , e puo quanto fi 
ccmpiacc fire di ireravigliofo nelle fue 
creaturc . 

4^1. Refla ora ? r<"itirfi la fpirgazio- 
ne fatta da Gesii Criflo nel cuore ufci- 
to d?! petto di Gaetano, che vedefi al- 
lepata iie' fuddetti proC''fri . DilTe egli, 
che quefio fuo amantifljmo Servo man- 
do faori dal petto il proprio cuore con 
ciuei voio II rapido verfo il Cielo , non 
folo per la gran forz» , ed agitarione , 
che gli fece 1' amore , ma ancora per 
un desio impetuofo di tramutarfi da uo- 
roo terreno jn uomo celefle , e trasfor- 
miifi *n un nuovo efTere . E iale ap- 
punlo r'yfci , foggiunpe il Redentore , 
ntentrr vrnne a riempirfi del mio ejfvr 
divno per partecipazione amcrBfd , cte 
•val'e per farlo nitOT.10 ucmo al fuo desio 
mnifortHe . Efpofe pirim-nte il fenfomi 
flcriofo delle fue AI?, di cui andavi 
impennaro quel Cuore ; fipniticar un« 
^a f-rii fede di Gaetino, e 1' altri la 



• G A E T A N O. 
nudita. D?IIa prima, che fu mir.-sbile, 
c fiiigolarc nel noiiro Santo, fe u' e 
difcorfo altrove , e bafta qui folo ricor- 
d:;'! quel fuo incom; arabile coraggio 
neir .iflun^ere, ed efeguire la grande 
imprefa di fondare un' Inftituto pfren- 
ne lul nulia , arpoggiato alla fola prov- 
videnza del Cielo.che niente pofledef- 
fe per vivere, e da niuno cercalTe i! 
vivere . Ad un aniitio si vaflo , chi 
non vedeconvenirli neceflariamente ura 
fede flraordinaria , cd ura fomma con- 
fidenza in Dio ? Della feconda , cioe 
delia nudita di Gaetano , chc^ hi un» 
totale fpropriazione , non folo de" heni 
efleriori , ricchezze, onori, piaceri , e 
coinodi , ma eziaiulio , che ha pivi del!' 
eroico, di tutto fe flefl^o, ma de' fuoi 
aiti inrerni , ma della fua liberta , e 
^■olont-i propria , fentafi la flupentla le- 
lazione fattane li?. Criflo medelimo . 
Gaeiano ftaua si nudo di fe ftefft , che 
a-vendo pofta in mc ogni fua Jperanza , 
fece regola di non poter cercare , ma ie- 
nere quel folo , Jhe gli era dato fenzet 
proprifia di cura . ficche deniidato d ogni 
propyo inteiejje, cperd per me molte im- 
preje di f^ima mia foddi<lazion: jempre 
tenendo /' hrigine in qucUa nudit:i , cbe 
quj(e calaniitj mi tira a far ogni fidlime 
operazione in un' anima . E fu tanta la 
nudiia del luo cuore , cbe ncn fece mai 
cofa , Je da n>e non gli rra moftrata , «»- 
21 non fece mai opera ptr ajui» dcl profr 
/imo , fe da m: non v' ert: jpinto , ne au- 
co farebbe ufcito in pubblico , Je da me 
nci: foffe ftatt cacciaio a x>iva forza , e 
iratt» dal mio amore ; Queflo lo chiamo , 
quefto lo porii , e la nudita albergo fem- 
pre nel fue cuore; ( Ammiri q;ii il Let- 
tore !a Vita t e1 Santo , che in tuttr il 
fuo corfi», volle avere fempre per com- 
pagna quefla grand' umili\, e profonda 
cognizione Jel fuo niente , e del!a fua 
impotenza a qualunque bene fenza il 
dirino «)uto, mentre egli feblere fen- 
tivafi fortemente flimolato dal fuo zelo 
ad opere grandi per la gloria di Dio , 
e per la falute de' profTimi, nonardiva^ 
pero mai, nc fidavafi d' intraprenderlt 
ie non v' era portato da un fenfibile* 
ed interno impulfo di Dio ) e quando 
vfciva per qualche epera di caritct due- 

i'a : 



r 



(a) Tiom, M. Marcb. Diar. Domin. Jo. ^dpril. pag. ijx. 



x- 



^jyARTEWJ. C 
ija : io .«0» vaj^ , mr. va iri^Jhe il mio 
Dio, ed ultre volte no Signore ,ncn io~lo 
faccio , ma. la 7Vf|'f/?.-: ■co/iya fac\cia del 
^rojjirrmvmio cio , che di lui jvi -piice fa- 
re . Qufcfta nudita }u la,i^e fandamen- 
tale ; fu di cifi^pote /.>r^ gyand edifizio , 
ed io poi vi a idai ^.formundo le piit belie 
virtu (a) . ~~ — •] 

C A P I T O L O HI. 

A iior di Dio . 

Cagione di queft impeti e 'voli del Cuors 
di Gaetano . 

431. "pt 1 Ella riiiefii vi for.o rtatialcu- 
i>| ni Santi, coine fielle mag- 
giori , e di rna£;gior luce , che V hanno 
fopra gli altri illuftrata per le gran li.im- 
me , (ii cui ardevano del divino amcre. 
Nel numero di quelli Satni piu inna- 
itiorati di Dio vien poflo principaimen- 
te S. Gaetano da Cridoforb Erminio, 
€on di piia efortarci a profpfTargli di- 
ftinta divozione, per potere ancora iioi 
rifcaldarci al di lui fuoco {h) . Per ve- 
rita bifegna dire , avvampafTe nel pet- 
tc di quello Santo un grande amore , 
fs noD puote flarfene rinchiufo , ma 
voUrfene dovette piu volte al Cielo . 
Non altro che un' eccefTo di amore po- 
tova far tanta vi.olenza aUa natura . 
'«^liantunque 1' umililTimo Servo diDio 
tenefTe coi fomma geiofia nafcolte agli 
occhj del Mondo le fue virtu, quelta 
pero della c:<r/ta non pote flare tanto 
fecreta 1 che tion fi faceHe palefe da fe 
mecl?fima. Era troppo 1' inrendio in 
reriore per non tramandare anche al di 
fuori le fue fianime. Q.uindi vedevanfi 
di continuo ( afferifce In.iocenzo XII. 
nella fua Bolia ) le guancie di Gfieta- 
no irrigate da catde logrime. Udivanfi 
ufcirgli dal petto prnfondi fofpiri , e 
dalla bocca gemiti , edefclamazioni amo- 
rofe , reflanoo piii volte fofpefi da Rat- 
ti , e da Eltafi i di lui fentimenti; in- 
dizj tutti chiari di quel gran fuoco, 
che di dentro V ardeva , e queito fuoco 
era poi cosl attivo , che da per tu!:ro , 
ove portavalo il Santo , diffondeva mi- 



APITOLO lU. ity^ 

rabilinetn&^ fuoi ardori . Era un fael 
-vedere Gaetano agitato da queflo fuo 
incendio d' amore a guifa d' un folgo- 
re luminofo, correre qua , e \X, e da. 
vicino e da lontano in 'moltiiiimi , e 
Iunghifi[i«ii viaggj fer accendere gli al- 
tri ancora. Hinc ijuges lacryrd^ , fnfpi- 
ria , gemitus , extajes tanti ardoris indi- 
cia : hinc ut omnes eadem flamma fuccen- 
" deret difcurrebat huc illuc in fimiiiiudi- 
iiem fulguris corufcaniis . Qiiefto grai^ 
xd^sjo di veder' accefo il fuo fuoco ne' 
cuori aicrui, che deplorava troppo ag» 
jnhiacciati nelf aniar Dio , lo cfpiefTc 
in una lettera fcritta al fuo confiden- 
tifiimo amico i|, Ven. P, D PioIoGiu- 
fliniani , in cui dnpo averlo flimolatoa 
proleguire queila beiropra, che aveva^, 
intraprefo di trad/hrre in volgare le Col-' 
Iszioni di Gio: Cdfliano cosi foggiunfe. 
Spi^ro nel Signoi-ej, che forfe tal opera Jia 
rifervata a V. V\. la quaie ha fiienza 
acqpffiaia , e poi la pratica, talche ma- 
fticara ii^gr^JH^ bocceni di forte che,etiam 
P^r-vuli faturabuvjur , del che ho grande 
dsfukrio per agginnger al tepido ftaia 
dell' eta noftra a-ncor queft' efca da ap- 
picciar fuoco . Oh Dio\ che fai\ Vev.ifii , 
ay ■venis^ Immo jias , ut mtttas ignem , 
ut ardeat , GT ecce frigus , piuina , &" 
glacies (c) . Sir.o da quando er.s piu 
giovine jidoperandofi d' infiamrnare il 
Popolo di Ver.e'.;ia di celefie amore, vi 
fparfe quefle fue nam.me di amor dj 
Dic con tanto fpirito, e fervore, che 
ancor dopo inolti anr,i dalla di lui par- 
tenza ardevano fenza poterfi piu am- 
rnorzare; cosi trovafi regillrato ne! Pro- 
ceffo Vicentino, e negli antifhi mano- 
frritti deir Oratorio di S. Girolamo in 
Vicenza con quelle parole . Tale fuoco 
non i' e ancora amraorzaio , anzi ardff 
grandemente in molti Gentiluomini , e 
Geniildonne , ed in altri ad onoy di Dio . 
Onde riferi la farra Ruota al Sommo 
Foiitefice : totus ipfe in Dei dilcFiionern 
ejfufus con.ibatur prce deteris divinuin 
amnrem omnium animis infinuare. Con- 
viene qtii hr una rifleflione. Se Gas- 
tano nell.i fua g'oventu ardev;! cotanto 
deir amore di Dio ; che incendio dello 
fleflo amore avera provato nella etJk 

avan- 



(5) Proccff. cit. (b) Ermin. Di-voz. al Cuor di Gesit pag. 9. 
(c) Ved. la let ap, Den. yn. di $. Gaet. in fi.i. 



i88 V I T A D r S. 

«vanzata , quando le fatiche , le peni 
tenze , le conteinplationi renduto lo 
avevano piii j-erfetto, e piu fanto ! 

45}. Racconcano tutti li Scrittori, al- 
lorche il Santo predicava da' Pulpiti , 
era talmenie invelHto da quello celefle 
fuoco, che pareva parlafTe un Serafino 
difcefo dal Cielo , fpirando fianime da 
gli occh), dalla lingua , e dalla fronte, 
che vibrate da lui fopra gli udiiori , 
molti, e molti s' accendevano de! divi- 
no amore . Ne' difcorfi privati , che 
per lo piu erano di Dio , o nel falo 
udire altri a parlare di Dio , fentiva 
talmente infiammarli il cuore, che ve- 
niva a llruggerli in lagrime ainorofe , 
e non potendo alcune volte foftenere 
la forza, convenivagli troncare que' ra- 
cionamenti per altro a liii si dolci , e 
lia lui rfon"''^' • La fua penna ancora 
nello fcrivere lettere vi imprimeva ca- 
ratteri di fjoco, poiche la mano, che 
la reggeva, era molla da uii cuore,che 
albuciava d' amor di Dio . Ma in 
quelle Leitere vi (i vede quel bell' ac- 
coppiamento si necelTario dell" ainore 
coir umilta . II tiioco, che ardeva nel 
petto di Gaetano follevava le fue fiam- 
me , e fiamme ineninguibili , perche 
era ben foflenuto , ed aumentaio dall' 
umilti . Ecco alcuni fentimenti del 
noflro Santo de' molti, che fono fparfi 
nelle fue lettere , quali ferviranno d' 
iflruzione a chi cerca d' amare noflro 
Sipnore da vero , e vedri , cone 1' u- 
aiiliflimo Servo di Dio , benche fofle 
si innamorato <lel fommo bene , e si 
t^iflaccato dal Mondo , ad ogni inodo 
Qima gelo il fuo fuoco , e attaccatoan- 
cora alla terra it fuo cuore , cosi fcrive 
illa beata Laura Monaca Agofliniana 
in Brefcia ; 11 divino fuoeo tanto in voi 
t' accenda , che nen folo al.t i>icini , ma 
ancora a ncii lontani di Corpo, e di co/iu- 
mi dia il calore , c dopo alcuni periodi 
fogpiurge . piglio qutlC ardente fuoco , 
qual di fe dice : i>eni mittcre iinem , tT 
gladium , e pure reflo freddo , e pigro, 
ed unito agli afrlti di que/ia l<iia mi[e ■ 
ra , e qutli infinitt Potenza pur mi tolle- 
r« ' Ed in un" «Itro loplio alla flefla 
Religiofa : Vunque Madre onoratifima 



G A E T A N O . 
fate »gni vofiro sforzo ptr farmi btn cal- 
do neli' amor del i'oftro benignifftmo Si- 
gnore , Padre , e Spojo , e tanio piii che 
fono uenuto qui per megHo amarlo , dove 
certo tni i;cdo piit preflo faito in tale 
amore agghiacciato , che punto rifcalda- 
to (a). 

454. Puriffimo fenza mefcolamento 
di altri affetti fu 1' amor di S. G..eta- 
no . Balla dire , che nulla amava fe 
fleflb , odiando il fuo corpo , come il 
Demonio , e la propria volonta , tome 
nemica , ed il fuo amore non ha avuto 
attio oggetto, che Dio. Ma feiitiamne 
la relazione fatta da Crifln medefimo» 
e regiflrata ne' Procefli ; Mi furono tan- 
to care le operc di Gaetan» , pcrih'e fu- 
rono fempre operate co'i amore , e quefl» 
amore fu fempre nudo da fuei interejft . 
Lo flelTo Santo dfiopre fenz.i accor- 
gerfer.e alla fuddetta Beata Laura la p»- 
rita dcl fuo amore , quando dopo aver- 
le rammemorats la morte recente di nn 
Servo di Di" , riflettendo, che puo mo» 
rire anth'egli di giorno in giorno , fog- 
giunfe : ma non voglio per tale cofa ftr- 
l<ir al mio Signore , ma per amore {, b ) . 
Sifche quel paflb della morie , che ci 
porta slla beata,o infelice erernita noa 
movera Gsetano a fervir , ed aiiiar Dio^ 
ma per la fola bonta , eJ amabilita A\ 
Dio. O che doicilTimi frutti produfTe 
neir anima del Ssinto Padre quefl' amor 
puro, e difintereffato ! Una Sereniti di 
cofcienza cosi tranqnilla , che non ven- 
ne mai offufcata , o molellata da fcru- 
poli . Un cuore magnanimo , t corag- 
giofo, che non diede mai ricettu ad al- 
ran timore (f).Chi fs ben amare,non 
fa remere. Timor non efi in Charilate , 
jcd perfeHa chjritas foras miitit limoreM , 
qui auifm iimci, noii efl perfedus in cha- 
ritate . Qjieflo fu!'aItro frutto deiramor 
ruro, e perfetto di Gaetano . II tcrzo 
fu un'allcgrezza foave nelle fatiche piii 
calcate, e parimente nel patir trav.iglj , 
e pene le piil dolorofe . Egli fleflTo fi 
cfpreflTe in que' tormenti inaiuliti , e 
Martirio crudele , che foffri , come • fuo 
luogo diccmmo , nel facco di Romft , 
non eflere flato minore il fuo godere , 
di quello , che fofle il fuo patire. Onde 

ilice- 



(«) yjrmcr. biflor.diS. Crocc di lircfr. leti ». e kil. 6.pag. 91. r loi. 
(b) Lett.i. Joprtc. (c; l^ilal.viag. alCicl (onftJ. t^ 



Parte II. C 

diceva frequentemente agli altti cio , 
ch'egli rpetimentava di fe ttio^Iefimo ; 
Ogni pefo i Itggiero a chi ama Dio . II 
quatto ftucto del fuo amote fu quella 
coflanie , e dolce conformit^ al Divino 
volete , che fempre mantenne ancora 
jiegli accidenti piu avverfi , e contrarj 
alla nottra umanita ; tanto che ebbe a 
fcrivere il venerabile fervo di Dio D. 
Alberto Maria Ambiveri , che i! Santo 
nodriva un deliderio grande, ed eccef- 
fivo di vedere adempiti in tutto i di- 
vini voleri , anche fe il Mondo dovefTe 
andare diftrutto. (a) Percio negli atti 
della Canoniizazione dicefi diGaetano: 
In omnibus conformis erat di^oince 'volun- 
tati , ir in ilia exequcnda mira repleba- 
tur dulcedine (b). Indizio d' un grand' 
amore e il godere , e compiacerfi in 
tutto del divino beneplacito . Ma fe i 
fuddetti quattro frutti della Carita era- 
no al Santo dolci , e faporofi , un' altro 
poi , che ebbe a guflare gli fu molto 
acerbo , ed amaro : il gran cordoglio e 
ftato , e la paflione in udire le ofFefe 
fatte a quel Oio , che tanto amava.AI- 
lora fentiva fpezzarfi il cuore perTaffli- 
zione , e pel dolore ; ardeva di Santo 
zelo , ({ruggevafi in dirottiilimi pianti , 
ed ofFeriva il! fuo fangue , la fua vita 
per ricompeiifare in qualche modo i 
gravi torti , che facevanfi al fuo Signo- 
re : ed in facti quefla paflione cagiono 
la morte all' innamorato fervo di Dio , 
come vedremo . Cosi nella relazione 
degli auditori di Ruota , e negli articoli 
della Canonizzazione. Magno afficiehatur 
dolore , Deur» quem unice diUgebat , a 
peccatoribus ojfendi , quod in caufa fuit , 
vt miferice malitiaque hujus 'vitx oculos 
clauderet . [c) 

43 5. Ora avendo conofciuto S. Gaeta- 
no per uno de' piij appaflionati ainanti 
di Dio , confeftare altresi conviene , 
che fi affatico in fommo grado ne'gior- 
ni tutti del fuo vivere , perche tutti 
amafTero il loro Creatore , anzi quel 
grande zelo, che egli mofiro vivendo 
in terra tra noi di accendere fiamme di 
cariti ne' cuori altrui , lo mantiene pifi 
perfettoancor' adefTo , che regna cogli 
Angeli in Cielo; perche piii volte di 



APITOLO 111. 1S9 

lafsii ha accefo Jl fuoco dell' amore nel 
petto de' fuoi divoti . Fra le altre fi leg- 
ge di quelle due Monache Domenica- 
ne in un convento dellaDiocefi di Spo- 
leti {d) , che avendo udito ne' difcorfi 
d' un certo nofiro Mifllonario reccelien- 
za , la dolceza , e la necceilit^ delTamor 
di Dio , e conofcendofi prive di si gran 
Teforo, ricorfero, per farfene anch' ef- 
fe poflTeditrici a S. Gaetano , di cui po- 
co prima veduti avevano due pacenti 
prodigiofi miracoli nel proprio Mona- 
llero . Proftratefi dunque ambedue a re- 
cicare unitamente i foliti nove Pater , 
ed Ave al Santo , pregandolo a fare lo- 
ro conofcere , e provare, che cofa folTe 
queflo amore di Dio , nel terminarfi 
quelle preghiere , fentironfi tante fiam- 
me accenderfi nel cuore , che non po- 
tendo foffrirle, alzaronfi dalT Orazione 
fmaniando, e dimenandofi come frene- 
tiche , e correndo qua , e Ik gridavano 
ad alta voce ; fuoco , fuoco , amore ,amo- 
re : ficche a quelfe grida (irepitofe oc- 
corfero in fretta i fecolari circonvicini 
per apportare foccorfo al Monaflero , 
che credevano andafle tutto in fiamme , 
ma fu loro graziofamente rifpoflo dalla 
Portinaja , non eflere tale quel fuoco , 
che fi voleffe ammorzato, ma che anzi 
volevafi piii accefo . 

C A P I I- O L O IV. 

Ejfeiti delf innamorato cuore di S. 
Gaetano . 

4?^. A Bbiamo veduto la bella cagione 
l\. di quello flupendo volo , che 
diede il cuor di Gaetano , con due ale 
di fuoco , e fu il fuo ecceflivo amor di 
Dio , ora vedremo gli effetti di queflo 
cuore si amorofo , fra'quali primiera- 
mente viene a confiderarfi. 

§. I. 

La fingolar di-vozione uerfo il Santi£iino 
Sacramento , e la pafftone del B^edentore . 

4J7. Due erano li luoghi di delizie 
al cuor di Gaetano , uno in Cielo , do- 

ve 



(a) Viul. -viag.alCiel.conftd. i. (b ) Amhiv.-vit.diS.Gaet. p. j6. (c) Art. <if pofil. 
in cauf. Can. 19. (d) PeJie. Cent. merav. 26. 



190 V I T A D I S. 

ve frequentemente fonevandofi colle fue 
eftoli meravigliofe , godeva fa belle^-za 
di Dio, e del [^araJifo* laltro iii terra 
dentro le C hiefe , dove fapeva liare rin- 
chiufo ne' facri tabemacoli il fuo te» 
foro , e ruiiico opgetto de'fuoi amori 
Gesu CriHo. Quivi face^a il Santo po 
co meno , rhe connnue le fue ftazioni ^ 
e di giorno , e di notte. Stava cosi at 
laccato a quel <a( ro Altare , che (e la 
carita del pnflinio , o le oflervanze co- 
numi non lo avclVcro chiaT.ato altrove , 
ron fe ne farehbe mai diflafcato :, ma 
og".i qudl volt.i iloveva partirfene bifo- 
gnava facelTe non poca violenza a fe 
medefimo , ed allora vi lafciava il fuo 
cuore , onde fubito (\u' cjfjmpegnato ve 
devafi da quelli .-ttizj di carit.i , o di 
ubbidienza , che l'avevano rapito tuori 
tli Chiefa , vi ritornava frettolofo a con- 
tinaare le fue lunphe ed amarofe vilite 
al .SantiniiDo S.icramento . Chi cercava 
Gaetano era ficuro di ritrovarlo in Chie- 
fa proltj-ato col corpo avanti TAltar 
maggior.» , ma coM' anima internatofi den- 
tro del tabernacolo, perche era piii uni- 
ta airop{;etto clie amava ,-<}! quello ch? 
fofTe al corro che animava . ^deo gian 
dis erat ejus dcvotio crga tantum ^acra- 
t»enium (a), ut quafi jemper anti ipjum 
fifterct . tS locus proprius , ubi fervui Dei 
invenlri pcierat , crat antc it/iare , ubi il 
iud affervabatur , co-i ne^Ii atti della 
canonizzazione . Enrico Maiia IJoudon 
dopo aver detto , che S. Gaetano non 
era contento , fe non qnanJo (tava , o 
ritornava in coro alla preienza Sacru- 
mentale di Gesii , e che vi d tratteneva 
dalle otto ore continue , foggiunge a 
confufioiH di chi fcufafi , non avertsm- 
ro per vifitare , ed adorare il divin Sa- 
cratTento \b). ytbbiamo vifto, che un S. 
Caeiano , ben^bi nelle domefliche cure del 
la fondazione , e delij pubblica utllita del 
projfimo c.cupjtifimo f-xendo a lui ricorjo 
gran genie pcr la fingoUre fua prudenia , 
per la fam3 d.lla faniita , e 'icr ll talen 
to , rA' av:x>a di configliare . e conjolare 
gli tifftitti , ad oini modo fa Irovar iempo 
per far la corte al Jovran» juo S'/jnc.-.' . 
Vediamo ora , qu«!e f"'Je quelta divo- 
zione di S. Gietii:o , che ferviii d' efem- 



G A E T A N O. 

pio a certe a;iime , le quali fi gIori?no 
d'efli;r divo:« del .Santillimo Sacram.^n- 
to , e fre.^juentano la facra comuniore , 
ma vorrebbono folo gojere le iiolce.'.ze 
di quelle fpirituali confolizioni , ihe /i 
fi guitano fenza voler foflnre verun pa- 
timento di tentazioni , di/tenebre , e di 
aridiia , non rammentandofi , che Gesu 
lla in queirouia fai-roUiii.a , come uii 
vero memoii.ile di te medefimo pa^ien- 
te, e crocitiito. Ga-.uano ii , che peiiU' 
va di continuo alii dolor; acerbi da Ge- 
su fofferti nella paflione , e ad un tai 
pentiero della divina paflione volle ne! 
mentre la fua anima inondava in fuavi 
pi.ice:i a quell? dolci vifite , e contem- 
plazioni faporofe di Gcsii prffentiflnno 
e viciao , ciie nello ileflo tempo il luo 
corpo a forza di li.igelli verfafle fangue 
iiiiianzi quel meJelimo Sacramento , che 
rapprefenta la eftulione del fangue di 
un'uoino Dio. Tanto riferifce Giambat- 
tifla Claflaldo gravilTimo, ed antico Au- 
tore neUa vita di S. Gaerano Hpurata , . 
ch.e dieJe a!la luce in Veron» Jiflintt 
in tante ligure, qu:inte furono le azroni 
piu amniirabili Jcl Santo . Vedeli egli 
nella n. {lenuflsfri avanti il Santiflimo 
Sacramento di nutte teinpc a pctto , e 
dorfo ignuJo con un groflo, e pungen- 
te flagello in mano , che ceric.mdolo 
fulle fpalle li; infanguinava , e le impia- 
gava con quefla ifcrijione ; NoSes iplas 
anle janciijJiinHm h'uchari/l;x SacramcH' 
tum provoluias genibus , cum rcrum iXm 
lcfiium contemptatione , ium ctiam corput 
identidem ad jan^,uinem cxdendo tradu- 
cebat . E non gi;\ una fol volta , non 
una , ni« piii notti , e frequentemente 
taceva in quefla carniflcina del fuo cor- 
po un facrilizio di fangue al fuo Sacra- 
mentato Signurc . Ir. quefia fuifa !e te- 
iu.-rczze , e confolazioni , ciie giiftiv.i it 
.Sinto atla mfiifa Eucarillica, recavana 
alla fua aqima allfgrezi» inlieme, e pa» 
timento con la ri:n<-mbr«nza eziindia 
della dolo.ofa pafllo ie di Gesii Criflo. 
4j8. A queflt paflione del nt-Oro Re- 
dentore fu eg'i cosi »ftezionato , o divc» 
to , che ( conse lilerifcc lArcivtfcovo 
di Taranto Monfignor Caracciolo p*' 
tradizione tramandata a'pofleri dn que' 

pri- 



(«) ^rt. & Po/it. cauj. Canon. B. Cafet. dc .A.l- liclii. 
ib) Amcr di Geiii par. T mvt 16. pag. 6K. $. J}. 



Part. U. Capitolo IV. ' 191 

primi compagni Hei B. P.^dre ) vi tene- nezia il mentovato Arcivefcovo ■ allor- 

ra a tutte le ore del giorno fillb il pen- che noftro Signore (d) avendo Veco il 

fiero (<i), per meditarnei mifterj, efer- Serafino d' Arnfi diedeligli a vedere tur- 

citato il cuore in .itti_d'amore, .Hicom- to impiagato , e ferito ds' peccatori del 

paflione, e di ringraziamento, ed aper- moado , con il dorfo a£gr,n-ato da una 

te le pupille ad un pianto quafi coaf|- pefantiflima Croce y perctie a si orrendo 

nuo folendo dire: cb^ cffendo ftataUvt- rpettacolo tanta vioienza fecero^jiel ctio- 

1a di Gespt un continne defiderio di pati- re diGaetano il dolore , e la co;j>paffio- 

re per noi , dobbiamo noi tante volte pro- ne , che lo coflrinfero a piatrgere con 

teftarglifi obbligati , quanti fi contano ii lagrime di fa^ngue , o per di/e le ftelTe 

mementi della fua vita [b) . II P. D. ^[^iroXe AeW hutoTe^-.i gronddrs dalH fuoi 

Michele Mufco liella feconda parte d» ecj}) un fiume di fangue , (ipchi invitato 

quel fuo erudito , e divoto libro della da S. Francefco a porgere ajuio »IJl»fi- 

perfezione Religiofa riferifce , che in paffionato Signore non avefTe fottopofto 

Palermo ad una Vergine divotiffima , e alla di lui Croce le fpalle , e^-^allora 

favorita di molte grazie , ed illuflrazio- confolato per averlo aTegge.^iro dal gran 

ni celefti , dopo relTerfi veftita dell' abi- pefo , fi fen4 rapito ad un'efiafi amoro- 

to di S. Gaetano nel di lui giorno fe- f a , in cui converriffi poi quel fuo dolo- 

fiivo, e pafcintafi del pane^ degli Ange- re ii un dolce ripofo , £ conrento . 

li , cosi dicefle Iddio {c) . Figlia coW 440. Ma ritorniamo dal Calvario aU' 
-f>ccafione delfahiio religiefo gia prefo , at-\ Altare. Se Gaetano venerava con tanta 
lendi a cominciar nuoua 'vita-^^pjh perfet-' dixozione , ed amore ii SS. Sacramento 

ia , feguendo con !a Croce me tue Signore , ne'ribernacoIi , e fuori di fe , che dovra 

sttendi alla divozione delle mie piaghe , di'fi allorche aveva a ricaverlo centro 

e della fantifiima Pafiione , come gi.i e fia- di fe , e tenerfelji- incorporato nel fuo 

io il mio fervo Gaetano , il quale ora ric- cuore? Sofpirava ad ogni momento quell' 

co di meriti , e di gloria rifplende tra ora a lui si cara , e preziofa di celebrar 

^jmiei fanti per le molte fue 'viriii , e fpe- la fanta Mefifa per unirfi piu ftretcamen- 

cialmente per la fua ardente carita , e nel te coiramante fpofo dell' anima fua , ap- 

(oro de^ Serafini ., L,i fingolar divozione parecchiaiidofi prima con ifiupore di tui- 

del noftro Santo a!Ie piaghe del Croce- ti li Scrii^ri per otto ore continus d' 

fififo, ed al Sacramento delTAltare v[e- orazione , e~d«i^^efi'apparecchio si lun- 

ne mirabilmente efprefifa negli ultimi go, e si divoto fi puoargomentsre quali 

proceffi , dove ritrovafi regifirata quefla fofiTero poi i fuoi fentimenti , ed arJori 

relazione fatt.-i da Gesu : Le delizie de- neirattuale celebrazione del Sacrifizio , 

gli occhj di Gaetant erano in guardare /' e nella tanco fofpirata comunione . Cer- 

_^ ofiia facrofanta , le piaghe ncir immagi- to e che il gran fervore , con cui dice- 
/ ni del Crocifilfo , che tenendoli fempre chi»- ^ va MefTa il Santo Padre , invitava mol- 

Ji agli oggetti terreni , a riferva de' necef- ti ad udirla , con reftarne anch'effi in- 

farj a ■vederfi , quando poi prefentavafigli fervorati , e defiderofi di ricevere da lui 

l' occafione di guardare ii Sacramento , il (lefib fangelico pane, ma egli primadi 

Crocififfo , non foio li apriva , ma li fpa- comunicarli li difponeva con parole jn- 

lancava , iattto ne erano avidi , e fpafi- fuocate di zelo , predicando loro , per 

manti . Or chi non fa , che li fguardi dare inaggior forza al difcorfo , col me- 

appaffionati , e fiffi fono indizj d' una defimo Sacramento in mano, e per ren- 

gran pafllone d' amore , che predomina dere piu fruttusfa la fanta comunione 

nel cuore ? fervivafi frequentemente di quella pro- 

4?9. PiiJ chiaramente ancoraargoTien- tefia , che fa il Redentore per bocca di 

tanfi le tenerezze amorofe , e dolorofe Agcfiino , non ego in te , fed tu mutabe- 

di Gaetano verfo la paffione del Reden- ris in me , cosi dicendo , noi dobbiamo 

tore da quella funefia comparfa , che cibarci delle fantiffime carni del figliuelodi 

irafcrive da ahri proceffi formati in Ve- Maria non a fine di trafmutare Crifie in 



noi . 



(a) £/. Cler. /ib. 8. ^i. 9. (b) Lil>. i. §. 28. (c) Hufc. par. z. liL 4. c. i^.§. 7. 
(d) El. Cler. Vita dei B. Guet. lib. J. §. 5. 



19"'- V I r A D I 

Htii , come fi fa negli altri cibi , tna percbe 
noi ci trasformiamo in lui , e per fare non 
lii no/lra , ma la fua divina volonia . Ce- 
I 'br.Tva of!'ii giorno indifpenf^biltriente , 
fimbrandogli ancora troppo lnngo il di- 
giuno ii» una m)(ttina all' altra , onJe 
nelle felle Natalizie del bambino Gesu 
moflrav»r: luno ailegro per aver tre 
voite a cibarfi del Re del Cielo . Face- 
va i fuoi Sarrjfizj quafi fempre all' AI- 
tar mappiore, dove rinchiufo confervafi 
il Santidimo Sacramento per Har piii 
dspprefTo a quel divin fuoco , che gli 
dalTe e maggior lume , e maggior calo- 
re . Non rontento della fua MefTa , fer- 
viva poi di miniflro a quella d'unaItro 
Sacerdote , ancora in era avanzata , e 
in gndo di Superiore ; ma con talemo- 
defiia , compolizione , e riverenza , clie 
fembtava agli tnanti iino di quegli An- 
geli , che afllflono al facro Altare. Non 
ardivt mai di accoilard a quella gran 
cena fenza pnriHcar la cofcienza ogni 
mattina colla Sacramentale Confeirione 
di quelle fue credute colpe , che erano 
per ordinario di non aver fervito , ed 
amato Dio a mifura della fua bonti , 
che fcopriva fempre pii"] tmabile . Si 
irede di certo, che oltre il comunicarli 
oi^ni giorno alTAItare, faceflTe piu volte 
ancora la romunione fpirituale , perche 
quelle anfie d'amore, che gli agitavano 
il cuore, quando per tante ore proflra- 
to innanzi il SantiflTimo Sacramento fta- 
va adorandolo , e contemplandolo , non 
potevano efler altro, che defiderj arden- 
tifllmi , e fpafimanti di feco unirfi , e 
medefimarfi. 

44r. Chi ama ardetitcmente Dio , non 
e contento defuoi amori, fe non li ve- 
de comvini ancor ad altri . La carita 
non i foggettta a invidie , anzi brama , 
e cerra compagni ad efTere psrtecipi di 
quel bene , ch'ella gode in amar Dio . 
Tilc era la divozione , ed amore di S. 
Gtetaro verfo il Santifl^mo Sacramento , 
che fece ogni sforzo pollibile per comu- 
nicarla a tutto il mondo Cattolico . I 
fedeli di quel rempo viveano cosi iin- 
tnerfi ne'ria':eri del fcnfo , dello inte- 
re(Te , e dell' ambizione , che i piu divo- 
ti corniniraviinfi folamente alla Pafqua , 
o al fommo due o tre volte airanno . 



S. GaF. TANO " 

Non potenJo foffrire Gaeiaro tepidezea 



cotanto pregiudicievole alla Criflisna pie- 
ta con ingratillimo difprezzo diquelDio 
umanato, che a forza di taiiti miracoli 
fi racchiude nell.^ facra oflia per deli- 
ziarfi dentro di noi , e nello (teffo tem- 
po arricchire le noflre anime de' fuoi 
doni , e celefli tefori , fi prefe coraggio- 
famente fimpegno di togliere queflo 
abufo dal mondo , con introdiuvi la fre- 
quenza de' Sacrtmenti da lunghifllmo 
tempo difufata, e dagli eretici delUGer- 
mania del tutro abolita . Podofi dunque 
airimprefa con tutto Tardor del fuo ze- 
lo , ranto fece , e tanto difle e colle pre» 
diche efficaci nelle C.hiefe , negli Ora- 
torj , negli Spedali , e col minillero del- 
le confellloiii , e co'difcorfi privjti, che 
aflTiflito da una fpeziale; protezione di 
Dio , ed ajutato da'fuoi compagni , eb- 
be finalmente il contento di vedere ri- 
mefl.T nel fuo aiitico poflTeffo la frequen • 
zi della fanta comunione ; SanBifimte 
Euchxriflite frequentiorem ufum mjxime 
promovit , cosi il Breviario Romano (<»)• 
Quel fanto, e utiliflinio coflume intro- 
dotro nella Chiefa da S. Cfaetai^o di ef- 
porfi ffop*rta alla vifla de'fedeli la Sa- 
crofanta Ofli.i (u d'uii trono di maefli 
con apparato folenne tra tiori , argenti , 
e mohifllmi lumi , non ebb» f^lo per 
fine Tacquiflare al Santiirimo Sacramen- 
tn maggior rifpefto , e divozione ne'po- 
poli , che muovonfi piu facilmente dall' 
eflerne apparenze, e dirnoflrazioni fenfi- 
bili, ma ancora linvogliarli a riceverlo 
con mageior frequenza , perche fperava 
il Santo , che i fedeli rimirando il divi- 
no Agnello efpoflo con tanta vaghezzi 
e fplendore, appetiiTero di guflarlo. 

44». Era si intenfo ed irdente nel no- 
flro Beato queflo defiderio di vedere 
frequentarfi da tutti la fanta comunio- 
ne , che al riferire di quel pran fervo 
di Dio il "Venerahile Padre V>on Alber- 
to Maria Ambiveri , fentivafi morire _dl 
paflione per non poter replicarfi in piii 
luoehi a perfuaderla ad ogni Crifliano. 
E Sen fi vede in quella flupenda azio- 
ne ammirata dalla facra Ruota , e dal 
Papa Innocenzo XII. nclla fua Bolla , 
e che noi in altro Inogo defcritta ihhi«- 
mo, quando con evidente pericolo del- 

la 



(a) Amb. Vita di S. Gaet. pag. 18. 



!a 



Parte IT. Capitolo 

vjta portoffi da Napoli a Rorna folo 



IV. 



•per riJurre un Porporato de' piu cofpi- 

cui del Sscro Collegio a celebrare , e 

comunicarfi con maggior frequenza -. 

Non puo ben concepirfi la fanta impa- 

zienza di Gaetano in penfare egli all' 

■invtto amoro fo , che fa Gesii Crifto a 

tutte !e anime redente d'accoftarfi alia 

fua Menfa della cena Eucariftica, e poi 

qufili tutte ricufare sl graBd'onore con 

difpregio d'un dono si preziofo , e del- 

lo flelTo Donatore si liberale . Efprime 

quelH fuoi lamenti neila fopra allegata 

lettera al Venerabile Paolo Giufliniani : 

Qbime Criflo afpiita , c fiiuno fi muo^ve , 

non dico,cbe non vi fitno perjone dimen- 

ie buona , fed omnes ftant propcer tnetum 

Judiforum , e fi "vergognano di confejfarfi, 

e comunicarfi .- Pater mi , mai far« con- 

tenlo , finchi non 'vedo li Crifliani andar 

xtal Sacerdote come famelici a cibarfi con 

gran gloria , e non con erubefcenza . Van- 

fio attorno fparfe fu i libri quefte paro- 

le notabili , ch'egli pin volte replicava 

cnn enfafi di meraviglia, e di dolore . 

F' co[a mollo firana, ne Jeintenderla , co- 

we potendo un Crifiiano accogliere in cafa 

^ropria il fuo Dio , e Signore, e non lo i/o- 

•glia , enonficuri diriceverlo, checammi- 

mi per la folta , ed intralciata felva di 

i]uefia 'vita piena di tenebre ed infidie de^ 

nemici infernali , e ricufi ai ogni modo la 

ficurijfima guida , e difefa , ch' e queflo di- 

n'n Sacramento , e che finalmente beven- 

do ogni giorno tanti njeleni , che gli porge 

il demonio , non 'voglia poi prenderne f 

antidoto di que/io celefle cibo ! 

44?. Chi dunque non giudicara S. Gae- 
tano appafiionato d'amore verfo il San- 
tiffimo Sacramento , mentre tanto fi duo- 
le in ve.Ierlo si neeletto , e in si poca 
ftima apprefTo il mondo redento , tanto 
■S^afFstico per acquifiargli credito , e ve- 
■nerazione, e tanto bramddenergli fem- 
pre vicino per adorare , e contemplara 
le di lui bellez-ze , e dolcillime attratti- 
ve . Laonde il P. Fra'icefco Marchefi 
della Congrepazione dellOratorio cc-si 
C«nrhiude (a) : Uno de' piit fervoio/i aman- 
li del Santiftmo Sacramento deW ^ltare 
fu S. Gaetano , la di ■ cui anniverfaria me- 
morim riempie oggi di gaudio fpirituale , e 



di tenera divoxjone tutta la Cbiefa 



Crifto . 



di 



§. II. 



Zelo di S. Gaeiano per il cnlio ejleriore 
del Santi£i-no Sacramento , tramandat$ 
ancora a ptoi pofteri . 

444. II fommo amore , e culto inter- 
no , con cui il nofiro Santo venerava, 
e voleva fofiTe ancora dagli altri venera- 
to Gesu nel Sacramento , eccito in lui 
quella grande premura, chefempremo- 
Itro di promoverne parimente Tonore, 
ed il culto efteriore . Egli dunque fa- 
pendo averfi eletto noftro Signore per 
luogo di fua refidenza le Chiefe , arde- 
va di tanto zelo , acciocche foflero bett 
tenute, e rifpettate , ch^effb pure pote- 
va dire (i) zelus domus iu<e comeditme. 
E ben fi vede in queiraccidente , che 
occoffe in Napoli riferito da Monfignor 
Caracciolo Arcivefcovo di'Taranto, e 
dal P. Silos {e) quando nella noftra 
Chiefa di S. Paolo rifuggitofi un delin- 
queiue entrarono i sbirri con empia te- 
meriti per eftrarnelo . Alle alte grida , 
che diede allora 11 reo pretendendo d' 
eftere falvo , e ficuro nella cafa diDio, 
accorfe con alcuni altri Padri S. Gaeta- 
no , il quale inorridito , e dolente daf 
vedere l'ingiuriofo affronto , che con 
quella facrilega violenza facevafi al San- 
tilfimo Sacramento, ed alla Chiefa , die- 
deii con tutto lo fpirito del fuo zelo tra 
preghiere, e minaccie a fraftornare que' 
mimftri dall' attentato facrilegio . Ma 
forJi coloro ad ogni ragione traftero a 
viva forza fuori di Chiefa il delinquen- 
te conducendolo legato alla prigione. 
Chi avefte veduto allora il Santo Padre 
a piangere difperatamente come un bam- 
bino, evrebbe di certo giudicatooppref- 
fo da quslche gran paflTione ildiluicuo- 
re , e cosi fu veramente , perche qu.-l 
difonore fatto a Crifto fotto de' fuoi oc- 
chj , e della fua prefenza SacrMmentale 
nella fteflTa fua reggia , cosi difpregia- 
ta, e violata, offefe e afflifle di minie- 
ra il povero Santo , che non potendo 
piu refiftere alla veemenza del dolore 

ando 



(s) F. March. Pan. Q^uotid. Tom. ? 7. .yfg. nellafefta di S. Gaet. (b) Pfaim. 68. lO. 
(c El. Cler. iib 2. f . 7 j. Sil. Hift. Cier. B,eg.PAr. i.itb. 6 pag. rz<s. 
Vit. di S. Gaei. Part. II. B b 



194 V I T A D I S. 

aadd a chiuderfi tutto mefto i'n came- 
rs , dove poter sfogare i hinenti del fuo 
amore , e qui pafso il reOante di quel 
giorno , e la notte feguente fenn pren- 
dere slcun cibo , ne ripofo (Iruggendofi 
in un continuo pianto , framifrhiato da 
efcFamaiioni di dolore , da finghiozzi , 
e da fofpiri , come fe fodi: flato egli il 
p:u offefo , e ferito nel cuore . Quella 
si gsgliarda paflione chiaramente ci ap- 
pslefa il fuo gran 7.eIo per ildecorodel- 
la Chiefa , e cafa di Dio . 

445. Efletto pure dello flefTozelodeve 
dirfi quel rigorofo filenzio e modeftia , 
che voI<>va li ofTervafle dagli fecolari 
medefimi nelle fue Chiefe , e per dir 
folo di quella di S. Paolo maggiore in 
Napoli , notafi da'Scrittori con meravi- 
glia , che non oftante la gran piena di 
popolo , e di nobiltd , che vi concorreva 
alle facre funzioni , niurio ardiva apnre 
bocca , o far un benchc minimo flrepi 
to , ficchc fe Tocchio non aveflfe veduto 
sftbllata di gente quella Chiefa , rudito 
da fe folo Tavrebbe creduta folitaria , e 
deferta (<«). Tanto rifpetto e venerazio- 
r.e alla cafa di Dio aveva impreflb ne' 
popoli il noflro Santo , e quefla impref- 
(ione fu si forte , che mantennefi nel fuo 
primiero vigore per lunghiflimo tempo 
ancor dopo la di lui morie rifpettatofi 
fempre quel Tempio di S. Paolo negli 
flefli concorfi piii pieni con eguale mo- 
deflia , filenzio, e divozione . L'ornato 
poi , la pulizia , e lo fplendore delle 
Chiefe in que'tempi »j cflufcato e dif- 
mcflo, che parevano fpelonche , non ct- 
ft di Dio , fu reflituito al mondo dallo 
zelo di S. Gaetano , come ha riflretto 
in quefle qusttro parole la Chiefa Am- 
brofiana . ( i ) Sacrarum ttdium niitrctn 
^efliluit . Era cosi follecito, e volonte- 
rofo di quefta pnlizia nel Tempio di 
Dio , che godeva fcoparne egli ftefTo il 
ptvimer.to (coflume poi praticato con 
legge ftsbilita it rutti i noftri Sacerdo- 
ti ) di propna mano. Mondava dalla pol- 
vere le pareii s gli «Itari , infiorandoli , 
e vefteiuloli di varj colori adattati alle 
fefte correnti. In fomma quafi , che la 
Chier» fofTe ia fua fpofa , cercava fem- 
pre rnoTe invenzioni per ahbellirla ap* 
pricandovifi con ogni maggioreattenzio- 



G A E T A N 0. 

ne , e diligenza . Non erg contento il 
Beato Padre, che foflero monde, e pu- 
lite le Chiefe, fe non le vedev.i ancora 
ricche , e preziofe ( maifinia veramente 
lodevole oiTervata da'fuoi figlj, e da al- 
tri poi a loro efempio). Qui refta ogni 
uno forprefo , dallo ftupore in vedere tan- 
ta ricchezza nella Chiefa di S, Gaeta- 
no , e fu gli Altari , e nelle f;»cre fup- 
pellettili, mentre pare cio «mpoflibile, e 
ripugnante con quella fomma , e ftr»t- 
tiffima poverti, che profellava , come a 
fiio luogo fi difle . Ma quefle fono le 
induflrie, ed attenzioni del Diviiio A mo- 
re . Voler efler povero in fe , ma voler 
ricco il tempio del Signore . Prefcrifle 
Gaetano i termini alla povertii uentro 
la claufura della cafa, delle celle, della 
menfa , ma non la volle mai inChiefa , 
Jove defiderava profondere tefori , ch* 
la rendeflero piii magnifica e maeftofa , 
come refidenzfi di Gesii Sacramentato, 
ficche i popoli ne reflaflero eccitati a 
rifpettarla con maggior riverenza , •. 
divozione . Non moflro miuore folleci- 
tudine il Santo in tutto il rimanente , 
che concerne il culto di Dio , e Tonor* 
del Santiffimo nell' efattezra de" Sacri 
Riti , e cerimonie ecclefiafliche , nella 
gravhi del canto, e celehrazione de'd!- 
vini uflizj, neiramm.iniflrazio^^e ile'Sa- 
cramenti, e della parola di Dio, e nel- 
le altre aiioni, che s'afpettano allavir- 
til della Keiigione defcritte ia altro 

1'JOgO . 

44(^. Refla folo a vederfi la forza i\ 
queft'ardente zelo di Gaetano in pro- 
movere la venerazione del divino Sacr*- 
niento , perchc tramandito dalSanto ne' 
fuoi primi figlj , e da quefti fucceflivt- 
mente agli altri , mantenne fempre vi- 
ve le fue fiamme , ellendofi dimoUrata 
la Religione Teatina in ogni tempo fer- 
vorofa;, e follecita in foilenere ronore 
delladorabileSacramento, e la frequen- 
za della fanta comunione . infino neli' 
Indie «'avanzo a combattere viporofa- 
mente con riportarne gloriofa vittoria 
per diflruggere quel grandc abufo , cht 
v'era di ammetterfi alla menfa Eucari» 
ftica i foli Nobili , e non mai i popola- 
n, ncmmeno ia punto di morte . Nobi- 
lis ordo , (fcrive Andrea Vittorelli nellt 

vite 



{») Jlnt.CaTacc.inVit.h.Cajct. pag.1t,},. (b) In cffic.i. .^u£. 



Parte II. C 

vite de'Romani Pontefici ) qiii dedit opi- 
rattf , ut fyequens SiiCyameniorum ufus pra- 
terilo [leculo renovaretur . Lit Religione 
Teatina fempre gelofa di confervare la 
pnrita della Fede a quel facrofanto mi- 
llero fcuopriL la novella erefia in Napoli 
inforta nell' anno 158*. che negava 1' 
efiftenza del fanpue nel corpo di Gesu 
Sacramentato , e fcopertaia , felicemente 
la riprefe e debello , benche fi fotre fat- 
ta forte coll" ajuto di molriffimi fegua- 
ci che difer!;:!evanla . Cosi riferifono 
Monfignor del Tufo Vefovo delf Ac- 
cera , il P. Silos nelle fue Storie , e 
Giovannf Marciani della Congregazione 
deIi'OraroTio ( a ) . i quali fcggiungono 
un bel miracolo vedufofi pur altre volre 
in fimili occafioni. Compiacendofi Iddio 
di quello zelo della fanra Fede ne'noftri 
Padri , vnlle proJigiofamente accreditar- 
lo in quel^a guifa . Comunicatoli un 
giorno lautore deila fuddetta erefia , fi 
tolfe furtivamente di bocca la facra par- 
ticola , ed involtala in un fazzoletto , 
quando piur.to a cafa fi mette a^rivc 
derla , oilerva con grande fuo terrore , 
e llupore , che non piu candida , ma 
vermiglia gronda vivo fangue per ogni 
parte* , di cui inzur-oarfi pur vede tutto 
quel pannolino . Allora il ferfido mi- 
fcredente atterrito e compunto , fi rav- 
vide del fuo gran fallo, e comincio ad 
eRere adoratore ofiTequiofo , e divoto del 
vero fangue di Gesu efiftente nel Ssn- 
tilllmo Sacramento • I figlj di Gaetano 
in. fine ricopiando in fe fiefli lo zelodel 
Santo Padre per Tonore del Smtiflimo 
Sacramento promofTero la divozione te- 
nera verfo l' Eucariliia con ilHtuireneH' 
Italia , nella Francia , nella Germsnia, 
ed in altri Regni , una Congregazione 
chiamata dell' Adorazione perpetua com- 
pofia di molti de'piu fervorofi e divoti, 
che s' impegnaflfero ad adorare di conti- 
nuo quefto divin Sacratnento , con di- 
ftribuirfi loro tutte le ore delfanno a 
ciafcuno la fua , ficche non reflaire al 
cuna vacante fenza qualche adoratcre 
in attual ofTequio del venerabile. 



APITOLO iV. 



195 



f. III. 



Zeh deirafiime , sd amore del profmo. 

447. Se nel noflroSanto fu fovragran- 
de Tamor di Dio , non men grande do- 
vra crederfi quello del proffimo , perche 
vanno fempre uniti quefti due amori , 
crefcendo Tuno a mifura delTaltro. Chi 
leggera con rifieflione la vita delSsnto, 
oflervera , effer egli vinuto piii per gli 
altri, che per fe fieflTo , e ches'adoper6 
fempre per convertire le anime morte 
alla grazia , e per portare follievo ad 
ogni forte di gente bifognofa . Eccoiie 
un grande attedato , come co{Iada'Pro- 
ceflQ del medefimo Redentore . Gaetanf 
yidujfs tutio il fuo ejfere Tjitalenel domTit- 
dare la converfione de' peccatori : 'ludo ds^ 
propyj interejfi, e 'vivo nelt' eccejfo de' fsr- 
vori , foleva ben fpeffo dire . Signor mia 
quefio (era colui , per cui pregava ) 
nemmeno me , /f vv.oi far grazia a me , 
fi conceda ancor a quejii : Jino dalli primi 
anni del Juo difcoyfo , // quale gli accele- 
yai , /«/"«/' *" /«' ii dono fpeciale del zelo 
delle anirrie . Con quefie belle efpref- 
fioni volle Gesu darci a conofcere 
r aver meflb Gaetano al mor.do per ac- 
quiiiare anime al Cielo , e placar a fua 
imitazione lo fdegno deireterno Padre 
conceputo contro de' peccatori . Che me- 
raviglia poi , fe rutto il corfo deJIa vita 
di quefto noliro Saito fu un coi'tinuo 
cercar anime perdute , e cercarle con 
anfie amorofe, e con tal avidita, come 
fe quelle foHero il fuo cibo per vivere I 
pero quel gran fervo di Dio il Venera- 
bile P. D. Alberto Maria Ambiveri ce- 
lebre per fantita , e per i prodigj , (ha 
operd coir intercefllione del fuo fapto 
Padre Gaetano , di Iui cosi fcrive : I; 
grande zclo delia falwe dcllt anime tal- 
mente l' occnpava , che ne pareva quaji 
impazzito , e che fojfe nato prepriamtnte 
per l' acqui/io delle anime ! b) • 

448. Quella publica denominaztone , 
che fi itieritdGaetano di Cacciatore del- 
le Anime , e che efaltano gii Au'iifori 
di Ruota , ed il Sommo Pontefice Inno- 
cenzo XII. inferita parimente ncl Bre- 

yia- 



(s) Tuf HiJ}. deHa Relig.e. 5?. Sileipart. i. .'. i^.pag, 614.Mar.mem. IJi. t. 2./. i.c. ». 
'b) yOnt. rit. B Cajel. pag. iS. 

Bb » 



ip5 



V I T A D I S 



viario Romano , dictus propicrca 'vena- 
tor animarum , ci metera piii in chiaro 
queflo ardentifllmo zelo del Saino , le 
prenderemo lume da una delcrizione , 
che fa S. Agodino de' difagj, e perico- 
li, che eleggonli di patire » Cacciatori : 
Oh che i'ita (icniata, e laboricja {a) di- 
ce il Saoto Uottore, e quella di lo/ioro ! 
fono fempre in Tjtlta , in continui corji , e 
taggiri , ora fttH' ert» de' monti , ora nel 
fondo delle 'valti , quaji fempre in peri<.o- 
lo di precipiiare da ttirupi , o di perire 
addcntaii da Fiere , arfi dal eaJdo , inte- 
rizziti dal freddv , fitibondi , affamati , e 
sfamandofi di 'viiifimi cibi . lante fa- 
tiche , epatimenti foffre aviJo della pre- 
da un Cacciatore di fiere . Simili r^ne , 
TTia piil continue, e di magpior pefo ,e 
con piu daviditi foiTrl il nortro Cac- 
ciator delle Anime Gaetano . I*er an- 
darne in traccia intraprefe egli viaggi 
lupglii , incomodi , e difaflroli , accor. 
correndo da per tutto , ove credeva ap- 
piatiarfi quaJche ar.ima fuggitiva . Che 
fame non pati in que" fuoi rigoroli di- 
giuni di poco paiie , ed acqua , ordinati 
alia converfione Ue' peccatori ? che ec- 
reflTi di cnido , edi iete non fenti vjag- 
giarido riii volte fotto gl' infuucati bol- 
lori della canirola ? Che (hapazzi non 
faceva del fuo corpo , flagellandoli a col- 
pi fpietati per impetrare la divina gra- 
zia , a chi 1' aveva perduta i* Quante 
volte efpofe ad evidente pericolo la fua 
vita per ammininrare i Sacramenti agli 
jppeflati, ed aflicurare ai moril)ondi il 
Paradifo> Anzi offeriva piu e piu fiate 
alla divina giullizia la fua vita in gra- 
zia depeccatori , pregando il Cielo a 
fcaricar fopra di ii que' flagelli , e ca- 
Uighi , rirerano a loro dc-l(inati . 

449. Di queflo zelo delle anime in 
Gaetano leggonfi nelle relazioni delU 
Sacra Rnota propofizioni grandiofe, che 
come un'»ltro Santo Paolo lacevafi fer- 
»0 di tutti, e tuno era per tutti , per 
acquiftare tutti • Oio •• cum liher effet 
omnium /r fervum fecit , ut omnes L)eo 
lucrifactret : ( he n^n lafciava cofa inten- 
tata, ne perdonava a qualunque fatica , 
purchi potede itiovjrealla falvezzadel- 
ie Anime: nulln pai-cebtt latorttui , ut 
animarunt faluti pio.ic]fe p^ffct : che do- 



G A E T A N O. 

po avere faticato di giorno , nella notte 
quando gli altri aannu alle fianche niein- 
bra ripofo , egliandava Ipeculando nuo- 
ve invenzioiii per incamminaie i fuoi 
proirimi fulla flrada del Paradifo : che 
la fua ardente Carita ( proliegue a dir 
la Sacra Ruota ) era cosi infaziabile d* 
anime, che merito deflfer efpreflTa irt 
pubblico co.i quelloemblema d' una prao 
fiamina,che fciDpre piii arda «g^uia- 
tovi tl motto : Nunquam dicit fuffi^it t 
Ncin dice mai d' eflfer coiuenta . b per 
veriri non era mai fazio d' affaticatfi 
per la falute de' proflimi, anzi brama- 
va d' eflere nello lli'lVo tempo in piii 
Itiofjhi , come fcriffe il prenominato 'V. 
P. Ambiveri , per poter giovare nelT 
ifleffo tcmpo a piii popoli . 

450. Sevogliamo poi confiderare que- 
fta carita del Santu .'lella fua eflenlio- 
ne , ella comprenJe ogni flato , e con- 
dizione di petfone , ogni luogo , ogni 
tempo, ed ogni forta defercizj , e inez- 
zi conducerti alla licure/.2a deHanime» 
II celebre P. Oliva Generaie deHa fop- 
prerta compagnia di Ciesii ferveli d"una. 
grande liinilitudine per eii rimere lam- 
piezza dello zelo di Gaetano , dicendo » 
che fembrava una iminagine del Dilu- 
vio univerfale , quale inoodo ccille fufr 
acque , e valli , e pianure , e celline , e 
alpi , e poi le montagne ancora piu e- 
minenti . Cosi lo zelo del S. P.nire di- 
latofliper ogni parte giovando alle per- 
fone piiJ balfee popivlari , fantificando 
le perfone piu alte de' Nobili , de'Prin- 
cipi , de' Prelati, e Cardinali , S' intro- 
dufl^e queflo fuo gran zelo ne' Monafle- 
rj per rendere piu care 1 Gesii le fur 
Spofe, nelli Oedali per fervire, e con- 
foLire quegl' i.itVrmi ; nelle carceri per 
convertire que facinotofi prigionieri , 
uelle Galere per animare alla pazienza ^ 
e penitenza cjue' condannati , nc' Pati- 
t)oli pur confortar' a morire di biiona 
voglia que' giulliziati, e infino ne' Lu- 
panari per cavarne quelle ree Femmine 
con riJurle ne' chiofiri « piangere i pro- 
pr|, e gli altrui peccati . In fomma pen- 
fava a tutti , voleva falvare lutti , e 
procurava ad ogni potereouella riforma 
del Mondo , per cui , come fi diflTe da 
principio , volle Dio Gaetano al mondo . 

4}<- 



{.») .Aui- de vert. Vom. ferm. j. 



Pa r te II. 
4yi. In quanto a' mezzi , ed alle in- 
^uftrie, clVegli ufava per rimetrere li 
fviati fulla ftrada del Paradifo , ed avan- 
zarvili gia incamminativi , non fi puo 
qui , fft non accennarle per tion ufcire 
da'termini della brevit^ . Fondo in piu 
Citt^ quelli orator) , o vogliam dire , 
quelie confratGrnite de' fecolari , chie di 
molto promovono la piet^ ; e profeffio- 
iie Criftiana . ErefTe nuovi moTianerj 
dt Vergini , e ne nformo gia eretti , 
CofirufTe fpedali , confervatorj, congre- 
gazioni, e luoghi pii. IntroduiTe la fre- 
quenza de' Sacramenti , con altre profit 
tevoliflime divozioni. In quelle Citta , 
ove ritrovavafi di prefenza , predicava 
di fovente, ora nelle Chiefe , ora negli 
Oratorj , ed anche nellePiaize col Cro- 
cifinb in mano. E non contpnto di que- 
fli pubblici eccitamenti fervivafi delle 
ammonizioni private ne' confeifionarj a 
penitenti , e nelle Chiefe a' Padri di 
famiglia per accendere in tutti le fiam- 
me del diviiio amore , ma con tanto 
fpirito, e fervore che rendendofi arbi- 
tro del cuore di ciafcuno , ammoJIiva 
ancora i piu duri, ed oftinati . Unde- 
qiiaque ( ne apporta le atteftazioni del 
P. D. Giovan' Antonio Prato la Sacra 
Ruota ) tanto amore ac charitate pollebat 
in omnes , ut quofcumqiie animos deuin- 
ceret . Per gli afienti , e lontani , che 
egualmente nfguardava il fuo zelo , 
nnn potendo guadagnarli con la viva 
voce , fervivsfi della penna , fcrivendo 
loro lettere efKcaci per ifiimolarli ail' 
ofTervanza della divina Legge, e confi- 
glj Evangelici. E quelli , che non ave- 
vano il contento de' di lui caratteri , 
erano pero ancor efTi foccorfi dalle fue 
orazioni , e penitenze ; onde abbiamo 
fie' proceffi la relazione fatta da noflro 
Signore in quefti termini : In piegiudi- 
%io di Satanaffo nc tolfe molti dalle f»e 
mani , molti ne le^vo dali' atto eflrinfeco 
del peccato con ajuti particolari ne' loro 
bijogni , ma molto piii colle fue orazioni , 
{a). IVIa il mezzo piii fruttuofo , e 'l 
campo piu abbondante di meffe era a 
Gaetano il confefllonale , perche in que- 
ffo miniflero, cheefercito di continovo 
ancora di notte tempo , e vi perfeverd 
fino agli ultimi giorni della fua vita , 



CapitoloIV. 197 

aveva ottenuto dal Cielo tifenti mir&bi-r 
fi, ed un maneggio di cofcienze febben 
forte, e rifoluto, graziofo pero , ed ob.. 
bligante , per cui fe amareggiava il 
peccatore col timore delf Inferno , ad 
ogni modo quelfamarezza piaceva, e le 
lagrime, che cominciavano dal dolore , 
andavano a term.inare in un pianto di 
tenerezza, e confolazione . Tanto piii 
che il Santo foleva alleggerire il pefo 
della penitenza, che s'ingiunge a' pe- 
nitenti, con alTumerfi egli ilefro Tim- 
pegno di fupplirla a forza di flagelli , 
e macerazjoni della fua carne . Riferi- 
fcono gli Auditori di Ruota , che in Na- 
poli una Dama illuftre per nome Gio- 
vanna perfuafa dal Marito di corfefTarfi 
dal Pa;ire Gaetano, ebbe poi a direpiu 
volte, eflerle paruta nel principio quel- 
la fua confeflione un rabarbaro amaro , 
ma in fine un zuccaro deiicato : volen- 
do fignificare , (foggiungono que' Pre- 
lati) che il Sanro Confeflbre odiava nel 
peccatore i! peccato , ma amava fvifce- 
ratamente lo fteiTb Peccatore pentito : 
intuens fervum Dei peccatorem in fcelere 
horruijfe , in poenitentia amaffe 'vehemen- 
ter . EfpreflQone fimile a quella della 
fuddetta gentildonna aflerifce il noflro 
Storico fofle parimente fatta da un Ca- 
valiere , il quale confelTatofi dal Padre 
beato foleva dire , che dava egli a pro- 
vare dolcezza infieme e rigore a peni- 
tenti , mentre fe di prima li fpaventa- 
va col timore,li racconfolava indi colla 
fperanza . 

4J1. Notano comunemente li Scrltto- 
ri della vita di S. Gaetano , queflo di 
lui zelo di falvar le anime avergli dato 
il maggior impulfo per fondare la fus 
nuova Religione de' Chierici Regolari, 
in cui s' accoppiafTero aflleme quelle due 
vite contemplativa , ed attiva , clie of- 
fervavs andar alfora Jivife, e feparate 
luna dairaltra. Sapendo dunque efTere 
vane , e poco fruttuofe quelle fatiche , 
che s' intraprendono per la falure de' 
profllmi , fe non vengono foffenute , e 
dirette dalla orazione , fi moflTe ftiinola- 
to da un grand' impeto di Carita , a 
formare il fuo nuovo iftituto , che coIT 
unione delle fuddeite due vite IVifTs piil 
stto, pii'i vigorofo, e piu fincero nell' 

acqui- 



(a) frocef. Nap. ann. iJH- 



198 VlTADlS 

icquiflo deiranime a Dio , e cosi ve- 
nifle a perpetuarfi il fuo zelo neila fuc- 
cellione di tanti ligli , che l'averebbero 
imitato, lo che appunto fuccelle, coine 
attellano i .Sommi Pontefici nelle loro 
BoIIe, e li Scrittori nelle loro florie . 

4jJ. Sin' ora fi fono vetlute le fervo- 
rofe preinure del Santo circa gf inte- 
relli , e bifogni fpirituali df' proffimi . 
Per queilo poi , che s^afpett» a foccor- 
rerli nelle necellita , ed indigenze cor- 
porali , oh quanto vi farebbe a dire, fe 
fi potefTe, fenza molellia di chi legge , 
raccorre qui allieine lutto qu^llo , che 
efpoflo abbiamo in piii luoghi della pri- 
ma parte . Quelle cotidiane limofine , 
che lino da fanciuHo difpenfava, e coii 
gr.ziofa innocenza carpiva da pli altri 
per difpenfarle : quelTavere tondatipiu 
ofpedali a propiie fpefe per ricovero a 
gli infermi : queirandare egli flelTo ri- 
cercanco per le flrade, come s" ha dal 
procefTo Veneio, mefchini , abbandona- 
ti , e condottili in fua Cafa lidorarli , 
riveflirli, e governarli : quel diflribuire 
a' poveri , ch' ogni giorno affollavanri 
alla porta , le i\e(Ve prowilioni , e di 
vitto, e di pecunia deliinate al mante- 
uimento de' fuoi i^eligioli : quelle final- 
mente tante altie opere di iniiericor- 
dia , che di continuo efercitava verfo 
ogni forta di perfone ; balla qui 1' aver- 
le accennate , contentandoii il Lettore 
d'argomentarIe da quella gran fomma 
di denaro , che il ianto difpenso a bi- 
fognofi afcendente alla valuta di fefT»n- 
t« mille fcudi ( *) , nltre poi quellal- 
tre fue limoflne fecrere , che non fape- 
vanfi , e quelle moltilfime , che dHiri- 
bui cffprtepli da fecolari nel corfo di 
ij. anni , che vifle povero Religiofo. 

.•fJ4. Non fi puo di meno di non ag» 
giungere a queffa fvilcerata rarita di 
Gaecano i| di piu che li legge negli «t- 
ti deila Canonizz»zione , perche efprime 
mirabilmente quelle orculte paflioni , 
ed angoftie danimo, chc pativa in ve 
dere le mlArie , e necellita de' poverel- 
li, e non avcr cgli forza , vi modo di 
poterli tutti foccorrere . Invidiava la 
bella forte di Stn Paolino , e d' altri 
Santi, che pntero' o renderfi fchiavi per 
mettcre in liberti i ioro in Ciiflo ama- 



. G A E T A hf O . 

ti Fratelli. Onde tra amorofi Umenti » 
e fofpiri diceva al fuo Signore : Bfato 
quillo , chc foti 'venderji per giovar al 
projdimo fuo , ed 10 mejchiuo , che fato ? 
Ecco il mio corpo , il mio Jangue per ef- 
fo , non ho piit , »0» ho piif che dare mio 
Dio . I i>eni dclla Terra non h ho piu me- 
co , che faro per lodinjarti nella Cariti 
fratevna ? cbe mi ccmandt ? Q^uefli crana- 
( fegue a dire il procedo ) 1 fuoi conti- 
nui , e famigUari coUoquj . Mon lajcidmai 
toja , non o/tante ogni yiit dijfi:*lt^ , c 
fatica , che non la ujaffe per aver parte , 
ed eccafioni di giovare al prolfimo , tanta 
ncir anima , quanio nel corpo , che (cLbe- 
ne i anima era tutto il fuo Jcopa, nel ve- 
ilere pero i patimcnti del corpo fi dijirug- 
geva di pica. In quanto a lui non ave- 
relbe pofio boccone in bocca , ne vefle in 
dcjfo , che folo appena -vclcvala per la 
cnejla necfffaria , per ricoprire gli ignudi 
bifcgnofi, e dare ri/ioro alla necejTila del- 
la natura . Quanle iagrime nei piii fecre- 
to del fuo cuore ha fparjo ! quanto nel ri* 
gor deli Inverno compitiva , e compian- 
geva la nudita , ed il freddo de' pove- 
ri ! ec. 

4jy. Qiiello , che abbiamo aJefTo a 
foggiungere , parri forfe firano, ed iii- 
credibile, tioe lo zeio di San Gactano 
della falvezza altrui efTerfi ellefo fuori 
ancora di queflo mondo . Eppure lo 
fleflb Redenrore , come regilhafi ne' 
fuddetti Procelli , ha manifefUto , effere 
fTata $i vafla la c.iritil dfl nollro Sarto, 
clie non folo defiderava la '^alnte di 
tutti gli uomiiii del Moiido, ma di piii 
quella depl' iflelli Demonj dell' Inferno , 
ofTerendoii proiiio a patir egli qualun- 
que pen» piii dolorofa , purche potefTe» 
ro ancora efli godere reterna beutitudi- 
ne . Ecco i di lui (entimenii , e difror- 
li , che iirc<Jt con li fuoi Religiofi : O 
Pratelli potejjimo indurre Luctfero alla 
propria rii:ono!C(HZ.a . O ehe perdita il me- 
jchino tien fatta f potejfimo con mi.,e, 
e piit vite ritirarlo daHa fua durezia , 
che no/lro Signore terrebbe m fr.mdezza 
il perdonargli . Dopo aver efprefli Ge>ii 
i detti defiderj del Sinto fuppiunpe . 
D/ que/li penfieri no» effendc ppfibile lef- 
fetlo , fi riiolfeva in lagrime . ilutndo ers 
battuto afpramenle da Dcmonj coti parla- 



C») Divoz- alla Santif. Trinit. in Mejfin. fag. i 34. 



Pa RTE IL CaPITO BO iV. I^a 

n>a Icro [enztt impazieniarfi : O poveret- coppiamento fembrava a tutta Roma si 

ii, ed infelici, non -vi procurate piit pe- arduo , ed impoffibile; quel nuovo e 

na , con iefitarmi ; perche il Signore e con prodigiofo tnodo A\ vivere tante farni- 

me per fua pieti . Mi duole di ruoi ., che g|ie alle fole fpefe della divina Prov- 

reprobi non 'voletc riconofcervi . . Percbe videnza, con una poverta si ftretta sl 

non amate quejio^ s't buon Signore , che vi nuda , e sl mutola , che non poffeden- 

perdoneria'^ Se foffi io capace di poterlo do entrate per vivere , non potelTero 

fare , mi contentaria patir con "voi qitanto ne pure chiede da vivere . Quefii tutti 

H Signort volefje per liLerarvi : perci» furono ritrovamenti del cuore vafto e 

povcretii vi compatifco . O che cuore magnanimo di Gaetano, Eg!i pure fu il 

compaffionevole ! O che zelo ampio , primo , che introdufle ne'popoIi la fre- 

che s' eftende non folo per tiuta la ter- quenza de' Sacramenti da moltiffimo 

xa , non folo ancora nel Purgatorio , tempo difmeira, efcordata, ficcome ne- 

Tna in oltre nelli Oeffi piu profondi abiffi gli Ecclefiaftici !a pulizia delfe Chie- 

'deirinferno ! fe , ['efattezza de' Sacri Riti eJ ilcan- 

to femplice, e grave fecondo rufp a'n- 
§. Iv. t'co della primitiva Chiefa. 

-—-- u'^}^'^ '^"^ "uova invenzione attri- 

Jn-venzioni nuove dello Zelo , ed amor ouifcono U icrittori quel!' efpnrd rlla 

di Gaetano . pubblica adorazione ij Santiffimo Sacra- 

Tr^i • inento negli oRenforj con follenniti di 

45I?. Amor divino, quanto piti crefce vaghi, e maefloli app.irati tra fnlendor? 

nelle fue fiamme, tanto piij diventain- di moltiffinu Jumi («) , come^ altresi 

gegnofo nelle fue induftrie,con cui po- q^ella piiffima divozione delle quaranta 

ser maggiormente piacer a Dio, ed ac- "re in memoria delle altrettante che 

quiftargli un numero copiofo di Anime, ■' Sacrofanto corpo di Gesu ftette fe- 

che gli diano maggior gloria . Eccone polto fotto terra , feparato dairsnima 

Ja prova nel noftro Santo appaffionatif- ma non gia dalla Divinita ; auale di- 

fimo amante diDio. Andava egli fem- vozione fu poi propagata in moite Cit- 

pre penfando ancora di notte tempo ta da altri zelanti Religiofi . S.Gaetano 

nella fua mente nuove invenzioni per ( fcrive il 'Vefcovo di lirugnato Monfi- 

promovere fempre piu l'onor di Dio , gnor da Dieci ) inventb la. bellifima di- 

e la falute delTanime, come attefta la "vozione delle quaranf ore , nelle quali fi 

Sacra Ruota ; Itaut , dum alii quiefce- ^jporie ii Santijfimo Sacramento {b) . Ed 

rent , ipfe novos intentaret labores , in Enrico Maria Boudon foggiiinoe :' Per 

quibus fuavijfimam quietem ob amerem iftabilire la Divozione , e frequenza del 

Dei inveniebat , dulcijftmum reputans re- Sacramento , curd Egli H primo la ma- 

focillamcnium coniinuo animo obfervare gnificenza , emaefia d" apparati , e di moi" 

inventa, ac nova moliri . 'Veggiamo ora ti lumi, con efporfi U Santiftma Eucari- 

quante belle invenzioni , e quante uti- fi'a nelT Orazione delle quaranf ore co- 

1iffime,e fante novita introdufle nel fi'*'*^ propagato ne' Jitoi feguaci e pofcia 

niondo il di lui grande amore ingegno- negli altri ancora (c). 
fo . 459- Fu parimente il primo Gaetano, 

457. L'aver S. Gaetano rinovato nel- che comandaftfe la cotidiana celebrazio- 

la Chiefa la vita Appoftolica da tanti ne della Santa MefTa : Sacerdotes quoti- 

fecoli trafandata ; felTere ftato egli il die Mijfam celehrent (d) ; lo che non 

primo de' fuoi tempi a riformare il fecero i fondatori delle altre religioni 

Clero, e ridurlo ne'Chioftri , accoppian- come prova chiaramente il P. Maegio' 

dovi affieme Tiftituto di Monaco con (f),cosi moflTo il noftro Santo dal fuo 

quello di Chierico , quando un tal ac- gran zelo deironor di Dio , e di quel 



mag- 



( 8 ) Silos part. j.fol. 177. Barbar. Ifior. Eccl. de Vic. lib, ». cap. 99. Magg.&alii . 
(b) Drf Diec.part.diS.Gaet.pag.i8. (c) Boud.^mor diGesii part.i. prai, 5. 
(d) Confi. Cl(r.P,eg.part,i.cap. ^. (e) Magg. cap.^. pag.tiC. 



-JOO V I T A D I S. 

maggior bene , clie da queOi Sacrifitj 
rfi ogni giorro ri(uUa a tuir» \a Nafta 
Chiefa . Simitmenre , cDine t iVerva I Au- 
tore t!el S»i't' »ri<r Carudno , intro>.^ulTe 
nel!i Nobiha di N»| li. ^ di ahreCit 
ta il r"o ufo d'af«.o!tar Mena ogni gior- 
no (a) . 

460 Rinovo fiel Clero il predicare 
da' Pulpiti. andato talmente in difufo, 
che il vec^erfi la prima voltn Gaetano 
ful Per£;amo colla Cotta indofTb, e col- 
la Berretta in capo, parve a Roma ua 
mir»coIo, non avendo mai per rinnan- 
zi veduto alcun Prete a rre,.;icare (J) . 
Ritrovo ancora quel Santo artifizi • di 
parlare dall' Altare col Sacramento in 
rrsno, di cui egli fervivjfi frequente- 
inrnte prima di comunicare il popolo 
per dar piu calore alla parola di Dio 
con quell amore divino, che dinfonde- 
re fi adoperava ne' cuori di tutti quelli, 
ch? divoramente lo udivano. 

461. Non v'e alcuno , che non rico- 
cofca S. Gaetano per primo Autore di 
quel vetlerfi oetiidi nelle Chiefe fituato 
il loro C oro dierro alTalrar inappiore , 
8 chiufo sgli occhj del Popolo , «.juando 
priina cantavanfi le divine lodi in luo 
go aperto e(voi'o alla villa di lutti con 
m<'lto difiutbo, e diftrazioni pericolofe 
de' Sacri cantori . Cosi pnr devefi allo 
ftefio Saiito, come »d inventore , qnel- 
|a feparaziore degliUomini dalle Don- 
f\e con un diviforio di legno o di tela, 
di cui epli diede il primo efempio in 
Napoli nella fua Chiefa di S. Paolo , 
imitato poi ds molte altre Chiefe in 
Italia, e fuori d'Italia, come altrove c 
flato d.i noi efpofio . 

461. Non folo a benefiiio del Clero , 
« del Porclo, ma anrora delle Sacre 
'Verpini Clauflrali an<!d ritfovando nuo- 
vi mezii p«r afTicurarle nella fedelti al 
loro cekfie Spofo, Quelle crate di fer- 
ro ne' Monafterj, che ^^peiunponfi alle 
ferrate dc' patlator) , per le quali fi vie- 
re ad iir f dire il vei'ere , ed il vederli 
le Mon..(he da chi le vilita , refUndo 
folo io liberta le voci per elfere vicen- 
devolmenie fenrite, furono una fania 
invenzio e di Gaeiano,tlie la prefirif- 
fe primo a' Monafierl da lui fondati in 



G A E T A N O. 

Napoli, ed a quelJo (uo efempjo $'' in» 
troJuflero p(>fcia negli altri ihioitri di 
Monaihe p'U onervanti in moltilfime 
Citta ue! Crifiianefimo. Ir.venro pure il 
Santo ne luJdi-tti Mon.ifter| quel nuovo 
cofiurne , imitato poidaaltri, di coprirfi 
le Religiofe con lungo velo il fembian- 
te airinpreflb delteri nella Claufura , 
per non poter da loro eflTer guardate , 
e per non mirare mai elle faccia d' uo- 
mini. Tuttocdo opero il Santo per ze- 
lo di quella maggiore onefta , puiiti, e 
modelfa, che conviene a Sacre Ve rei- 
ni dedicate a Dio • 

46J. Con quanti nuovi riti , e ceri- 
moiiie , e rubriche tutte acconcie , edi- 
vote ha meflo in mapgior decoro , mae- 
(la , e divozione la Santa Mefia , e V 
ufiicio divino:, in viriu di queila piena 
facolta , che diedepli coii a:np;o breve 
Clemente VII. di riformar il McnTale , 
e l Breviario Roir.ano , come piii fopra 
abbiam detin ? A quefli nuovi , e fav| 
ritrovamenti s"appIic6con tutto lo fpi- 
rito Gaetano per queila anliofa folleci- 
tudine, che nuiriva fenpre nel cuore 
di vedere da' minillri della Chiefa piu 
ben irattuo il culto diDio. Fra gli «I- 
tri riti introdotti d»l noftro Santo nella 
celebrazione della Mefla , viene ainini- 
rato da molti Au'uii lufodi quella fe- 
conda palletta nel coiporale, fulla qua- 
le tieifi collorata la. facra Ofiia. Volle 
egli (e ben $' appofe) prowedere a due 
pericoli , Tuno del poter difperderG per 
il largo fpazio del corporale i Sacri fra- 
menti , che ftaccanfi dalTOftia : e que- 
llo rifchio fchivali colla fuddeita palle- 
ta , in <ui reftando tuifi raccolti, ven- 
gono poi dalla medeliina alquanio pie- 
gata trafmefll comodamente nelCalice, 
L'altro pericolo e quello de' fcrupoli , 
che paiifcono molti Sacerdoti fantamen- 
te timorofi , i quali fi anguftiai o fuori 
di modo in andar cercando , pcr ogoi 
parte liel corporale 1 detti f'ammenti , 
ma p.inmenre ceHa lorolo fi rupolo coll' 
ufo della palla Teatina , quando tuitisi^ 
di efla radono , fe dall' Oltia cadono i 
oliie poi leflere comodilliina a riceve- 
re , e riienere quelle pimcole che alle 
volte confacravanfi , per coinunicare 

nella 



( a } Mny<. Mcnt ( ij"» ) fap. /c! 56^ 

( b ) CbiiUr. md krttjal. iacr. Dodor. in fin. 



Parte II. Capitolo SV. zot 

nella Me(Ta alcune perfone divote . Cer- me a poco a poco dilatandofi, fi e fatto 

to e, che il Cardinale Baro-nio fuppli- poi comune a tutta la Chiefa . 

cato per Lettere dal Vefcovo di Tar- ^66. Se vuol faperfi rorigine di que' 

racona nelle Spagne Diego Vefpes a dar- vaghi , e teneri prefep; , che nelle fefle 

gli qualche buono configlio , £ rimedio, Natalizie del Signore fi efpongono alla 

che potelTe acquietare !a fua cofcienza pia curiofita , e divozione de'fedeli ne' 

troppo agitata nelcelebrare la Mefladal quali intrecciati di varie figure rappre- 

timore di non raccogliere mai abbaftan- fentafi il gran Mifiero , e vl fi vedono 

ea tutti i piu minuti confacrati fram- que' tre celelH perfonaggj , i! Bambino , 

menti , cosi gli rifpofe : K S. fi fer-vit la Madre; col di lei Spofo , i Paftori 

dclla palletta , chc praticarto H Chierici colle loro pecorelle , e fampogne i Re 

Regolari peritifimi rte'Sacri riti , e ne ri- Magi co'proprj cameili, ed equipaggio 

marra contenta . Efeguito fubito dal Ve- glt Angeli, che cantano la gloria all' 

fcovo il f<igg!o configlio del Cardinale, Ahiirimo, i due giumenti, che co' loro 

ed fperimentatolo con fomma confola- aliti rifcaldano il nato fanciuilo la Ch- 

zione tnolto utile , ed opportuno al bi- panna, la culla , e la ftella d'Oriente. 

fogno della fua cokienza , Jlimo bene Se vuoje faperfi , dico il primo Autore 

accomunarlo ancora agli altri Sacerdoti , di detti prefepj , egli ne fu Gaetano 

entroducendo in tutte le Chiefe della quando dimorava in Napoli (c). Perla 

fua Citta , e Diocefi l'ufo di quefta fe- viva imprefl[ione , che reflo in" quefio 

conda palletta inventata da S. Gietano, Santo del gran favore ricevuto dalla 

alla dj cui gloria parimente rifulta 1' Vergine Madre in dargli nelle braccia 

averla non folo commendata , mz pra- il fuo di frefco nato Bambino la notte 

ticata altri Vefcovi , e virtiiofilTimi Sa- del Natale, mentreftava afiforto in ora- 

cerdoti , molti Cardinali , e Prelati di zione avanti il vero prefepio di Betle- 

gran nome ; e di piu felTerfene ferviti me trafportato in Roma nella Bafilica 

taDti Sommi Pontefici Paolo IV. Gre- di Santa Maria maggiore , fentifil egli 

■gorio XIV. Clemente VIII. Urbano Uimolato a congegnare afl[ieme un pre- 

VIII., elfendo flata ancoi approvata ,e fepio msteriale a turti vifibile "con quel- 

lodata dallo llefio S. PioV. Vedefi tut- le rapprefentazioni , che dicevamo , per 

-to il qui defcritto nelle Storie del P. rinovare ogni anno la dolce merrioria 

Silos alla parte fecoiida lib. 9. ed in al- del gran privilegio ottenuto in Roma 

Cri Autori. _ e per accendere in fe piti ardenti le 

4^4. S. Gaetano fu il primo , che al- fiamme d'amore, che intendeva poi dif- 

zaflfe la nuda Croce per vefnilo , e fiem- fondere negli altrui cuori . QuieAiltava 

ma della fondata fua Religione (a) , di giubbilo il fuo fpirito,ora ralleeran- 

■fotto di cui militando li fuoi Figliuuli dofi colla divioa Madre, ora cantando 

■combattefTero contro i nemici della San- cogli /\ ngeli G/or/a in excclfis , ova afcol- 

ta Fede, e contro il vizio , che tanto tanJo le fampogne de' Paftori , che a 

-dannorecava alle Anime in quelSecoIo, queflo fine introduceva nel Prefepio 

4<>5. Parimente fuTinventore di quel ed ora sdorando con li Magi ramoro- 

fuonarfi a tocchi di campana verfo un' fo Bambino . Indi fermoneggiava agli 

ora di notte Torazione del Deprofundis, aflanti , trattivi in gran numero dalla 

«d altre preci in fuffragio de'poveri de- novita di quel divoto fpettacolo non 

funti [b), che volgarmente fi chiama piii veduto, ma con maggior copia di 

r.AveMaria de Morti , av endo egli per- lagrime , che di parole , e con tanta 

fuafo, e ftimolato quella fua Santa pe- commozione di chi I udiva , che molti 

nitente Maria Lonpa Dama Napolitana, ffsti fin' allora duri,e perrinaci'alle minac- 

che nella Chiefa dello fpedale , do<'e cie de' Predicatori , fi ammollivano in 

eflTa era governatrice , fi cominciaffe a pianto di contrizione a que' teneri dlf- 

darfi queflo pubblico fepno inrefrigerio corfi di Gaetano . Queffa invenzione 

delle anime purganti . Qual pio coftu- del noftro Santo merito tanto gradimen- 

to 



(a) Mag. Tre.Maefi.pag.zsi. (b) Quart. de Bened. tit. i.fecf. i. dub.9. Magg. Nov. 
Serm 9. cap. 2. «. 4. (c) Vital. -viag. alCiel. confid. 7. 

Vit.diS.Gaet.Part.il. Cc 



101 VlTA DI S. GaETANO. 

to dalla Cittk di N«roI> i the fi viJe 

pli aiini fulVeguenti introdurri ancora in CAPITOLO V. 

altre Chie fe , e pafTando poi di luopo 

in Iuo{^o, opgitli quafi da per tiitto fi ^fetti rtciprocbi trt U !d/iiijfima rtrgi- 

prati>a infino nelle ifleireCafe privete. ite , c San Gaeiano . 

467. Inoltre conofcendo il Servo di 

Dio, tjujnio giovi a' noftri inrerefli la 469. '"pXJtti i Santi hanno profeflTato 

divozicme Jelia Regina del Cielo , e X un» pitiicolar venerazione ver- 

qnanto torni bene lo impegngrla co' no- fo ia gran Madre d Iddio, equantopiCi 

llri oflequj a proteegerci , ed a guar- ne fono flati divoti, ed amanii , tanto 

darci con ocrhi pietofi , fu il priino , piu enoica i riufcita la loro i«ntiit& 

( coine fcrive Monfignor d« Dieci Ve- nemmai alcuno U credi di poter t\xi- 

fcovo di Brugnato, il P. D. Girolamo gn€ie all' altezza della r^^fteziore , Ct 

Vitale, ed altri , ) ( he introducefle in non riceve particolare aflillenza dilla 

Italia quella divotiflima Novena della Regina del Cielo , meritandcfi quefla 

B. Vergine ne' nove ultimi giorni pre- con quelli aftl-ttuoii oflequj , the |Ie fi 

cedenti al Santo Natale in memoria di deggiono. Non credo efagerazione jl di- 

que" nove mefi , thebbe ronore, ed il rc , che in quefla divozione , ed amor 

contento di ritenere racchiufo nelle fue di Maria fiafi diflinto Gaerano fovra gli 

puriirjme vifcere il Verbo Incarnato (a) . altri Santi, e ch'ella non meno a lui , 

Qiieflo pure primo efeinpio del noflro cheaglialtri ftbbia dimo/lrfto le finezze 

Santo in onor dt-lla gran Vergine Ma- del fuo ainore , e compartite grazie , e 

dre fi acquiOo tanto feguito di imitato. favori. Vediamone i rifcontri. 
»i , che ormai la detta Novena s'e fjtta 

«niverfale , e comune. $. I. 

468. Oia confideri il Lettore , quan- 

to inerito avera avuto ipprefl^o Dio S. Jmore, e fa-vori di Mitria 'verfo di 

Gaetano, e quanta gloria in Cjelo , per Gattano. 
efTere fiaio il prim.o inventore di molte 

opere fante , ed il primo che dii co- 470. Non ewi nel mondo affetto pii 

laggio a tanti altri, che lo feguiraflTero fvifcerato, che quello d'unaMadre ver- 

nelle nuove fue imprefe . S. Agoflino fi. de'fuoi fit:lj, nd verui.o puo conce- 

tflegna la rsgione di quell' incompara- p'rlo , fe non la ftefla genitrice , che li 

bile elogio , che fece Dio al Profeta h« conceputi. Ma fe e coji tenero , eJ 

Giobbe con dire , che in tutto il mon- «•flTettuofo rsmor materno verfo de'fuoi 

io non v'era alciin uomo (imile a lui figliuoli, quanto pi6 ardente abbiamo a 

(6) numquid conftdefatli fer^vum meum credere fia 1' amor di Maria verfo A\ 

Jol) , quod non fit Jimilis ei in terra ? noi , giacchd fi compiace tanto di efl*re 

perche ( ccsi difcorre il Santo Dottore ) noflra Madre ? Allora dice S. Pier Da- 

Giobbe in quelle fue eroicheazioni non miano (d)Maria amat nos amcre invin- 

fu imitfltore d'altri,ma ne fu il primo cibili; ci ama con amor cofi forte , clie 

Autore : ihii non imiialor invenitur , ftd non puo /uperaifi da quanti amori ab- 

auihor eorum quee gejftt {c) . C.hi non biano dominato, e fatto forza ne' cuori 

vede quefla lode ineritarfi ancora da S. umini , ancorchc s^uni/Tero tutti infie- 

Gaetano , i| quale in tante opere r'* > nie . Cosi fu ainato dalla Vergire con 

Iti tante iniprefe infigni , in rante belle vero amore di Mndre Gaettno . Ella , 

divozioni non fu imititore d'altri, ma come fi ha da' procefli, impetro da Oio 

iiritato da alrri , non le ifcf ad efetn- la di lui nafcita al mondo avendolo 

pio, ma fu egli Tcfempio altrui, ne fii fcclto in figlio predilctro , e come tale 

il primo Autorc , ed inventore . Qui appunto riccetto, allorch^ vedendofelo 

non imitator tnx'emitur , fed autbcr <orym- offerire fubiro nato dalla Co: Maria di 

ifine gefjit . lui genitrice, fi dichiard di riceverlo 

come 



(a) Da Diec. patroc. di S.iiaet. pag.iS. yital ioc. cil. Meat .Trrifig.gicrn. 4. (b) Job.t.lt. 
(c) D.^ug.qnaji. 118. (d) i.tetr. Dam.frrm. l. dc nut. 



Parte IT. 

come Madre, di governarlo , ed alle- 
varlo i fuo piacere . Di quefta accetu- 
zione materna fe ne videro poi effatti 
mirabili in tjnti favori , etenere dimo- 
ftrazioni d'affetto, che di continuo fe- 
ce la Vergine a Gaetano, qu^m ut eni- 
xn eft Mater Deipara Virgi^ii obtulit , 
eommenda^vitqiie , cujus ■vota benigne /«- 
fcipere ipfa Deipit^a 'vifa efi , eum jempef 
in pofterutn fpecialibus favoribus mune- 
rans , cosi nella Bolla della Canonizza- 
zfone. II medefimo Santo confefla que- 
lii favori , ed amor di Maria in una 
lettera fcritta a quella Santa Religiofa 
Agofliniana in Brefcia Laura Mignani, 
benchie con tutta circofpezione per ef- 
fetto d'umilta , in cui parlando della 
gran Vergine cosi dice : * me ben ba 
dato qualche dono degno , e moftrato d' 
amarmi , e dopo alcune altre linee fog- 
giunge .• da lei fui antato , tirato , e ve- 
ftito ( a ) . E quel grand'onore fatto da 
Criffo a Gaetano in chiamarlo piii volte 
col nome di fuo fratello , come s'ha da 
proceffi , non e un beU' argomento di 
credere , che la fteff^a MaJre di Gesii 
foffe ancora Madre di Gaetano , e che 
pero Tamaffe teneramente con amore 
jTiaterno ? Ecco ora le tenerezze , e gl' 
tffetti graziofi di quefia Madre amorofa 
Verfo il fuo Figliuolo [adottivo Gae» 
tano . 

471. Av«v-a di lui tanta cura , e foN 
lecitudine , che frequentemente , e fpef- 
fe volte difcendeva vifibilmente dal Cie- 
lo a vifuarlo, e confolarlo colla fuadol- 
ciffima, ed amabile prefenza ,cosi rife- 
rifce il proceffo formato per ordine d' 
Innocenzio X. 

472. Sofpirava un giorno Gaetano d' 
«ndar' a vedere in Cielo con lume piu 
chiaro, e piii durevole quelle eflrerRe 
bellezze della Vergine ch'aveva veduto 
bensi pii\ volte, ma folo di pafTaggio, 
e fenza tutta la chiarezza , e la perfe- 
zione . Allora la gran Madre di Dio 
compatendo que' defiderj amorofi del fuo 
Figlio, fredi un'AngeIo dal Cielo , ch' 
entrato nella Camera del Santo, men- 
tre ftava in orazione ftruggendofi in la- 
grime, e fofpiri, cosi gli parlo {b); ^ 



e 



C API TOLO V. «03 

voi m' in-uia la noftra F^egina per ftgiift» 
carvi, chc febbene le (iano gradite le v»' 
ftre ardenti brame di ri^vedsrla , fono pt' 
ro intempefiive , e non ancora in ftagione 
di maturarft. Non fi aprono le porte del 
Cielo , fe non a chi ha terminaXo il corfa 
della ■vita fua ; a i>oi refta molto a cor- 
rere, e faticare ; a fuo tempa farajino poi 
ccnfolate le 'voftre brame : frattanto (e in 
cosi dire porfegli in maflo un ceftello 
di irmta celedi) prfnJete quefto rinfrS' 
fco , che "vi manda per un faggio di Pa- 
radifo , (on cui poftiate riftorare il 'voftrg 
fpirito da tanti defiderj , e fofpiri eftenuct- 
to , e raddolcire le amarezze,ed i trava- 
glj , che 'vi reftano a foffrire del voftra 
efiglio . 

47?- Qiiefta follecitudine di Maria ia 
aver tanta cura di Gaetano apparifce 
ancora chiaramente dal proceffo Vene- 
to . Udiamne il racconto , che fcrive 
fra gli altri Autori, il P. Marchefi del- 
la congregazione di San Filippo Neri . 
( c ) Qiiando fi forma^vano i procejfi per Itt 
di iui canonizzazione' , fi diede a 'vedere 
noftra Signora ad un gran fervo di Dio , 
che viveva in Venezia , nella feguente 
maniera : rapprefenta^vafi alla mente di 
lui un amenijfimo giardino , do^ve era Ix 
B. Vergine infieme col fuo divin Figliuolo 
col corteggio di molii fpiriti beati , e fan- 
ti del Paradifo, era^vi apprefiata una foa» 
•vijfima menfa , dcve tutta quella celefte , 
e beata compagnia fi affife . B^ilro^vavafi 
ancora S. Gaetano , a cni la Madre di Dio 
dava p.irte delle fue vivande , accio che 
le difiribuiffe a fuoi Religioft , Ccl qual 
fatto cbiaramente manifffioffi la fingolar 
sura , cbe ella averebbe avuto circa il 
prowedimento de' fuoi figliucli . Lo ftef- 
fo dice , ma in lingua Latina , Ippolito 
Maracci delTordine della Madre dlDio 
nei fuo Fundatores Mariani (d). 

474. Converrebbe qui rapportare pli 
altri favori, che il noftro Santo ricevd 
dalla Beatiffima Vergine , nia per mn 
troppo allungarfi ne accenneremo alcu- 
ni in pochi periodi . Quel memorabile 
riferito gia altrove, delTavergli Maria 
recato, e depofitato nelle braccia il Aio 
divin Bambino , vogliono akuni Scrit* 

tori , 



(a) Mem.lftor.diS.CroceinBrefc.pa^.^t. (b) Pepe Vit . del P. Gael. lib. J. iap.$. 
fort. lib.i. cap.^. (c) March. Diar. Sac. della B. Verg. 7. Agofto . 
(dj Mjrxc.f.ini. mari.cap. 6^.pag. 183. 

Cc » 



J04 V I T A D I S. 

tori , che gli fia ftato replicato p\h vol- 
te . Ella f u , che gli ottenne dal Cielo 
un Serafino perche gli aflTinefle di con- 
tinuo, e ne foflTe particolar protetrore . 
Ella gli confervo con una fpecialiffima 
curi, ed attenzione quelia gran puriti 
angelic» , ed innocenzi bittel!male,che 
mantenne lino all' ultimo refpiro della 
fua vita. Effa pure lo ammaeflro a tor- 
niare le lepgi*del!a fua Religicr.e, e gli 
fu guida « ber.c incamniinarla ,onde rel- 
le Lettere, che fcrifle il S'ai)to alla pre- 
nominats Laura Mignani chiania fua 
flella , e maeflrfl la Beatiffima Vergine . 
Ella non nego mai alcuna c^i quelle gra- 
zie , che Gaetano le addimaiidava , ep- 
pure quefle fue dimande erano frequen- 
tiflime , mentre in tutti i bifognie pro 
prj , ed altrui ricorreva fempre alla fua 
unica fperanza Maria . Pcr Ui ( fono le 
parole fteflTe delf ultimo proceflToJ opero 
If piu alie meravigUe , che non fi [anno 
fra rnoytali , c to'je ntolte anime dalle 
mani di Satanajjo . Finalmente quella 
Divina, ed amarofa Madre volle fug 
gellare i tanti favori fatti a Gaetano , 
mentre viflle , colla fua d^^Icifliima airi- 
flenza alTora ch'egli mori con di piu 
ricevere nelle fue mani , la di lui Aai- 
m« , e condurla fino al piii alto corode' 
Serafini , come poi fi dira piu diflin- 
tamente . 

§. ir. 

Divozione , ed ojfequj di Gaetano alla 
Beatijjlma yerginc . 

475. Vediamo ora la corrifpondenza 
del Santo a tanto amore di Maria . Se 
il patlar della lingua fcuopre i fenti- 
menti fecreti del cuore , da'difcorfi di 
Gaetino , e dal modo con cui efprime- 
v«li , conofcerain chiarament" quanto 
• mafl^e 'I diilui cuore I' amabilillima Ma- 
dre di Dio. Monlignor Caracciolo Art 1- 
vefcovo di Taranto riporta d«'procefli, 
eflfere ft«to nel noflro 5«nto cosi eccef- 
livo Tamore verfo la Regina del Clielo , 
che le fue piu car» delizie erano il dif- 
correre delle di Iri cccelfe prerogative 
(«); che ne! proferire il nome di Ma- 



G A E. T A N O. 

ria ( ed a^cadeva ben di frequente) of- 
fervavafi bnllargli gli occhj di giubilo , 
ed accenderfi di fiamme il volto , noo 
potendo tener racchiufo quel fuoco d' 
amore , che di dentro gli ardeva verfo 
la Vergine ; che ne!;'efpriir,ere le fue 
labbra il dolce nome di Gesii , vi ag- 
giungeva f mpre quello «ncora di Maria 
per ma.figiorinenteraddolcirledicend, :Gc- 
su/igiio di Maria , Maria tnadre di Gei» , 
non volendo msi , andaHero dif^iunti 
quefti facrofanti nomi runo dalfaltro, 
perche crsl uniti recano al Roflro cuore 
masgiofe foavit.^ edamore, ficcheconque 
fti facri caratteri combinati aflieme com- 
poneva parimente le llefle fue lettt-re ,che 
fcriveva (i) e>gi fanciifimam Virginem ( ri- 
ferifcono t^li acti della canonizzizione ) 
maximam quoque h-iLuit devoiicnem .... 
quando ei fcribendiim erat , pc/Iquam in 
littois regiftraverat juavifimum fe/u no- 
men , /iatim jubfequebatur apponendo dut- 
cifimum iUud Mnix , i^ quando Chri' 
ftum Dominum appellabat , ob condimentum 
majoi-is diilce.iinii addere Jo!cb.it ftlium M»- 
riee yirginis , (T fic fere jemptr illum no- 
minabat. Non folo |a iinguj d.i Gaetano 
pareva innamorata diMaii-a, ma g!i oc- 
clvj ftelTj n'erano cosi invaphiti , che , 
come dicono i procefll , bramavano d» 
won poter guardare piu altri oggetti di 
queflo mondo , dopo aver veduto ,'« vi» 
cino la Vergine , molte volte viGbil- 
mente comparfagli, onde diceva ; (c) cV 
potefi non piii aprire quefte mie pupiHe 
per non cantaminarlc alla vifta d' altro di 
quello 10 'vidi . 

47^. Tutte le Chiefe che acquiftava , 
le volle dedic.ire all? Madre di Dio a 
riferva di quelle, di cui qualche fanto 
ne foflfe gia iinpofl^odato . CosifantaMa- 
ri« di Monie Pincio , che fu li primt 
de!l« f ndazione , cosi fanta Maria della 
.Mifericordia , fanta Maria in Gerufa^ 
lemme , fanta Maria della St4llrtt« . Re- 
citavi ogni di lufEzio piccolo delli B. 
V. che epli fteflTo riformo , e ridufle a 
quel buon ordine , in cui oggi fi vede , 
c fi dice comiinemenre dagli ecclefiafti- 
ci , e (ecolari , e volendo con quefta di- 
vozione «fTicur^te il fuo Inftituto fotto 
il patrocinio della gran Regina , da cu» 

fape- 



(a) El. Cler lib. V J, ij. (!)) Art. ij Pofit. in cauf Cinon. fi. Cajct. fai. H» 
(c) Ptoc. Keap. jCj^. 



Parte II. C 

fapeva <!eriv8re qua?giii tutti i beni , 
comando nelle coituuzioni a ciafcuno 
de' fuoi figl|, che ogni di parimente re~ 
citaflfero H .'lerto uffizio . Innoltre non 
lafciava pafTare giorno , o notte , che 
non diceflTe i! Rofario della Vergine , _e 
femfre per maggior riverenza colle gi- 
nocchia a terra («) . Con diflinzione , 
come fcrive il P. Maggio venerava an- 
cora piu la di iei concezione immacola- 
ta , di cui era divotilfimo. Aggiungein 
altro luogo queft' Autore , che queirob- 
blazione di Gaetano bambino fatta dalla 
fua genitrire alla madre di Dio , la ri- 
novava egli di giorno in giorno , ofFe- 
rendole ogni di i fentimenri , le poten- 
ze , il cuore , e tutto fe rtefTo (b). Non 
nego mai cofa alcuna a chi gliela chie- 
deva per amor di Maria . In qualunque 
operazione , che aveffe a fare , o per 
fe, o per il profTimo , ne dimandava da 
lei fempre la benedizione, e la fua alTi- 
ftenza . Queflo fanto coflume d'impIo- 
rare la protezione di Maria in ogniim- 
prefa inf^cnava , e perfuadeva a tutti 
con que! fuo celebre detto : poier benst 
noi dimandir grazie a Dio , ma oitensrle 
Jenza il mezzo di Maria , non ma.i . An- 
zi , egli fi protefta , non folo di non po- 
terle , ma di non volerle avere , fe non 
palTate per le mani della Vergine, tan- 
to gli erano grate , quando le riceveva 
per mezzo di si amorofa madre. Leg- 
giamo alcune righe d' una fua lettara 
fcritta a Liura Mignani , in cui fi fco- 
pre ancora la di lui perfetta umilta . Seb- 
bene io il defidero , non pojfo perb , owe- 
ro -voglio , fe prima non viene concejfo dal- 
la mia patrona Maria Vergine , d' aver 
me in odio , e bramar d' effere fprezzaio . 
Ben fa lei , che dijfe : K^jpexit humiliia- 
tem , {c) e vuole , che li minijiri del fuo 
dolce, ed ora picciol Gesii , involto nelle 
fafce ( la data della lettera era alli otto 
di Gennaro poco dopo la nafcita del di- 
vino Infante.) Siano con lei umiti , deh 
perche non fa quefto a me } Onor fuo e , 
in poter fuo e gridaie , Madre , doletcvi 
colla 'vo/ira fiella , e maefira , perche fia 
fatta fcarfa , e lafci la fua creatura : lo 
fperar 'voglio , fe per vo/ira carita la mia 



APITOLO V. 20 5 

patrona , e ffella farct pregata , facendolf 
di me qudche ficurti , e promiffione , ch^ 
fe quello mi di , non lafcieib lei , ne il 
■vecchiarello jpofo , con il picciolo Gesu 
mai , ma per f Egitto , e deferto, ed altri 
Juoi pericoli , alla Croce , ed alla fepoltu- 
ra faro con lei . Gran cofa I Un S. Gae- 
tano cosl umile, che non v' e alcuno in 
quefla virtu deirumilt^, che lo fuperi , 
e n'abbiamo mille argomenti nella fiu 
qui defcritta fua vita : eppure fHmarfi 
ancora fuperbo , eftremamenie bifognofo 
d'umilta , e con tanta premura fuppli- 
car di queRa grazia la Vergine, lamen- 
tandofi quafi di lei , che non fi degndf- 
fe mai d'elauiiirIo ; qu^ndo fappiamo per 
altro , aver fempre Maria conceduto al 
Santo , quanto egli le richiedeva . Non 
ci (tupiremo . pero di quefli fuoi fenti- 
- menti fe tampoco da noi fi confidera la 
vera umilta . La vera , e ben fondata 
utnilt^ fla fempre nafcofla agrocchj di 
chi la polTiede . Un fanto com'eraGae- 
tano, veramente umile, non crede mai 
d^efferlo. Quando fi tenelTe o giudicafTe 
per tale , allora diverrebbe fuperbo , e 
vano eflimator di fe fiefTo. 

477. Per ritornare agli altri offequj 
di Gaetano verfo 1' Imperatrice del Cie- 
lo , che furono di varie forti , e conti- 
nui, bafta arguirli da quel grandezelo, 
che egli fempre moflro di propagare in 
tucti , e dappertutto il di lei culto e ve- 
nerazione, e nelle prediche , e nelle con- 
felfioni, e ne'difcorfi famigliari, tenen- 
do fempre filTo nel cuore quef^o defide- 
rio di acoender ancora ne.^^li altri quel- 
le fiamme d'amore verfo Maria , d<i!Ie 
qnali fentivafi egli tanto accefo . Onde 
il noflro Padre Generale fDon Cirlo Pi- 
gnatelli volendo infervorare maggiormen- 
te i fuoi fudditi in quefia divozione del- 
la gran niidre di Dio , e nello zelo di 
fempra piu dilatarla , propx^ne loro 1' 
efempio ad imitarfi del Santo Padre , che 
ne fu fingolare , e pubblico protettore .* 
Hanc enim fancliffiynus nofier parcns Caj:' 
tanus maximo Chrifiia\-e Kdigionis bono 
excoluit , hanc exemplo coh-iriaiionis pro- 
movit , banc nohis in noftris conjiitutioni'_ 
bus enixe admodum Juafit : hanc & nofiri 

bu- 



(a) El. Cler. loc. cit, Magg. Serm. nov. di S. Gaet. Serm. 6. cap. 1. 

(b) II Divoio di S. Gaet. gior. 6. 

{t) Memor. IJior. di S. Croce di Brefcia pag. 91. 



20 6 V 1 T A D I S- 

kuciifque Patres profefi funt , ita ut in gi 
neraiibus etiam comtliis Beatiffimam Vir- 
ginem Deiparam Jpeciali cultu , ac ckvo- 
tione in pr^ecipuam noflri ordinis patro- 
nam ele^crint . 

478. Mi pare, che l'amor di Gaetano 
a Marra tode piii parziale in riguardo 
della fanta cafa di Loreto . Vilito il 
Santo piu volte quel fantuario , e (em- 
pre con fentimenti si teneri, ed amoro- 
li , ora di allegrezza, e di fperanza, ora 
di uinilti, e di compunzioue , che dal- 
l€ di lui pupille grondavano copiofe le 
hgrime . In un.i di quefle viiite poco 
pnma che fondaffe rordine de'Cherici 
Regolari , ofTerl alla gran Vergine ma- 
dre tutto fe llello , e quella Rcligione 
che mortb e (limolato iiuernamente da 
Dio , {") llava gia in procinto di mec- 
terla al mondo , con fupplicarla di vo- 
lerne benediie i principj, e profperarne 
i progredi. Accetto Maria Tofferta , e 
s'itnpegn6 d'afli(iere alSanto neirardua 
imprefa , come fece poi mirabilmente . 
Onde acrefe in Gaetano maggior fervo- 
re di dlvozione verfo la Vergine Lau- 
retana , e fi crede , abbia egli flefTo ec- 
citaco la medefima divozione ne'fuoi ti- 
gliuoli , mentre molte delle C'hieleTea- 
tine , o fono deJicate alla Madonna di 
Loreto , o vi fi tiene efpofla , e venera- 
ta la di lei ftatua , o r] i\k eretta la 
llefTa fanti cafa coii una fimiglianza si 
efatta a quella di Loreto , ci)3 vi fi am- 
mira infino il medefimo numero, difpo- 
lizione, colore , e rozzezza de' mattoni , 
che ne compongono le muraglie. 

479- Qiianto abbia gradito la Regina 
del Cieio quefta divozione di Gaetano 
trasfiif» ne'di lui figlj verfo la fanta ca- 
f a , riia chiaramente dimoflrito in am- 
metteilo a parte de' fnoi onori in quella 
lleffa fua Bafilica di Loreto , avendovi 
concefTo elTere a lui dedicata una Cap- 
pella colI'Altare conRrutto di marmi 
I>reziofi , in cui volle efler efligiata ella 
medefima infieme col fuo divoto fervo 
Gaetano , flringentefi il bambino G^"su 
nelle braccia. M.i il piti maravigliofo ti 
i , che ir> queflo fuo celebre Santuario 
di Lorero , in ci»i non fi coltivano altre 
divozioni , ciu non oflante Maria fi com- 



G A E T A N O . 

piace , che (i raodri divozione , e cafw 
ancora a Gaetano , e con tanto vigore , 
che (come fciifle Pietro itimone Egidi 
Canonico di quella Cttedrale) celebra- 
vali la fefla anniverfaria del Santo con 
folennita llraordinaria , col fuono di tut- 
te le campane di Loreto, fparo del can- 
none pubblico , lumioazione nella fera 
della vigilia fulle fineftre della piazzs , 
e fulla fdcciata del gran Fempio , coll' 
intervento di tutto il Clero , e Mig> 
firato della Citta , e pieno concorfo de' 
popoli , continuando poi molti quella lo- 
ro divozione in tutti, i mercordi delT 
anno. Grand^afTetto di Mariai a Gaeta- 
no , che concorrendo tanti pellegrini da 
ogni parte del moodo a vifitarla in que- 
llo fuo piu dogni altro famofo Sancua- 
rio di Loreto , ti contenti e goda , che 
vi onorino ancora il fuo amaco Egli» 
Gaetano. 

C A P I T O L O VL 

Divozione agli Angcli , ed a' Santi » 

480. /^Uefla propofizione , che foflTe 
V^ Gaetano divotillimo degli An- 
geli rendeli chiara , e vera d» piii an- 
tecedenti , che ora qui premettonfi . II 
Cardinale Alellandro EHenfe , riferito 
dHlIa facra Ruota , fcrifle , che il nortro 
Santo fu un nuovo Angelo mandato d» 
Dio al mondo: Novus fuit ^nt^elus ZTc. 
Le Citta di Vicenz.i , di Venezia , dt 
Roma , e di Napoli al primo giungervi 
Gaetano, lo acclamavano , e 'I riceveva- 
no parimente per un'AngeIo inviato lo- 
ro dal Cielo. Che piu ? lo i\e(\o Salva- 
tore , come corta ne' procertj , Tha no- 
minato per Angelo della terr» ; altrevol- 
te dirte , ch'eri piu Angelo di coftu- 
me, che uomo per ufo, e che la di lui 
puriti aveva dell' angelico .- (icchc per 
rante fue belle fomiglianie cogli Ange- 
li , querti lo guardavano come loro frt- 
tello e compagno , e godevano di trat- 
tar feco con famigliiriri , cantando pu- 
re in coro {l>) con eflo lui le divine lodi 
ed apparendogli piii volte vilibilmente . 
Quante grazie faite a Gaetano d.igli An- 
geli ritroviamo nrlia fua vita ! ora gli 

re- 



(.1) In Prxfit. privilcg. Clem. X. de 0^:. B. T. /;» jaik. 
(b) Mtgg. Nn. di i. Q*€t. Srrm. ». caf. 9. 



pARTx ir. c 

Tccarono frurta per rinfrefcarf li gii ar- 
doti del fuo CHore , ora faroritifntro pa- 
ne per riflorarlo con tutti i fuoi Reli- 
giofi in tempo , che nulla aveano da ci- 
barfi., ora monete per pagar i fuoiilebi- 
ti , ed ora V accompsgnarono ne' fuoi 
viaggj, prccedendogli nelle ore notiurne 
con raggj di luce per illuminargli la flra- 
Ja. Da quanti pericoii poi lo prefervo, 
e da quanti infulti de'demonj 'lo difefe 
quel Seraiino , che oltre l'AngeIo cuflo- 
^e ., gli fu aflegn^to da Dio per conti- 
UBO protettort ; ii quate ( fecondo lofcri- 
vere del P. Ma"gg,io ) facevafi vedere piu 
volte alSanto (a) con fulgentiffjmi fplen- 
dori? Ora da tanti benefizj, che riceve- 
va Gaetano dagli AngeH, da tantoamo- 
re , e confidenza , che moflravano gli 
Angeli a Gaetano, da tanta fimiglianza 
di fpiriio , e di virtu che paffava tra l' 
«no e gli akri, nefiegue neceffariamen- 
te, che ilSsnto fofle divotifTjmo di que- 
Hi celefli fpiriti , e che li riaTrafre , e 
venerafTe con afTetiuofe , e riverenti di- 
moflrazioni . In particolare noi fappia- 
mo di certo dapli atti della canonizza- 
zione , effer egli ftaio si ofTequiofo , ed 
«bbidiente al fuo Angelo cuftode , che 
non lo contrifl-6 mai , ne difgufto in 
tempo di vita ftia , avendo fempre «fe- 
guito con prontezza quanto loftefTo An- 
gelo gli fuggeriva. Sappiamo pure dalle 
lettere del Santo la fua confidenza , e 
divozione verfo San Michele Arcange- 
lo . Quefli fono li fuoi Ifeffi caratteri : 
Dalce , e 'venerandt Madre , non pojfo nc- 
gare , che fempye Michele ho invocato , e 
mi par promeitermi , che lAichele mi dia 
gjuto . In tre iranfti , che [ono ftato pre- 
fente 4i tre cari parenti da fei mefi in 
qu^ , principalmente della mia genitrice 
grande conforto avew in lui {b). Ed in 
fatti fi conobbe quanto foITe ficura que- 
fta confidenza di Gaetano nel fantoAr- 
cangelo , perche ( come moflro Dio in 
vifione «Ua B. Laura Mignani , a cui e 
diretta la lertera ) affjflette queflo gran 
Principe degli Angeli alla morte della 
Conteffa Maria madre del Santo , e pre- 
fent/o la di lei anima nelle mani della 
SantifTjtiH Vergine. 



APITOLO VI. 207 

481. Circa poi liSanti, che maggior- 
mente venerava S. Gaetano afferifce In- 
nocenzo XII. neila fuaBolla, che tene- 
va nel di lui cuore il primo podo ladi- 
vozione al Principe degli Appoftoli S. 
Pietro , perche lo riconofceva" per fuo 
primo padre , e per primo infiitutore 
de'fuoi Cherici Regolari , a'quali diede 
percio ordine , che nel profefI"are i loro 
voti folenni li indrizzafTero dopo Dio e 
la B. Vergine, ancora a S. Pietro. Mct- 
jari colebat affeHu in primis Petrum ^p»- 
fiolorum principem , feu fuce congregationis 
patrem , i^S' antefignanum , cui propteret 
ex fui prafcripio nominatim 'uotafoUmnia 
a Clericis B^egniaribus nuncupantur. Ave- 
va di piu il fervo di Dio altri inotivi d' 
amare, e venerare difiintsmente S.Pie- 
tro , mentre quefio fanto Appoflolo eM 
dava di frequente il contento diconver- 
far feco in conlidenza , venendo piu vol- 
te dal Cielo a vilitarlo con S. Paolo , 
ed in una di quelle vifite !o regalo an- 
cora d'un dono il piii grsdito , che foffe 
a Gaetano, prefentandogli la Croce nu- 
da, che poteffe ergere per Infegna, ed 
Arma della fua nuova , ed apofiolic* 
Religione, e fotto un tal Ved/Io vitto- 
riofu milit.^reco'fuoi compagni percom- 
battcre f Erefia , ed il vizio , che ia 
que' tempi trionfavano . Quefto dono del- 
la Croce fatto da S. Pietro al noHra 
Santo {c) ffa defcritto da Francefco M»- 
ria Maggio in motti de'fuoi libri fiam- 
pati. Si trbva notato altresi ne' Mano- 
fcritti antichi del Vefcovo di Caferta 
D. Benedetto Mondina , e fi vede ef- 
preflo in pittura sii d'un quadro anti- 
chiffimo, che confervafi nella nofiraCa- 
fa di S. Paolo in Napoli . 

481. Pel grande defiderio, che nutrJ- 
va Gaetano di patire, e della mortifi- 
cazione dellaCroce foggiugne il fuddet- 
to Innocenzo XII. efifer lui ffato affai 
divoto di S. Andrea Apof^olo, e diSan 
Luca Evangelifia delU Croce ambidue in- 
fiamorati : ^ndraam item Jtpoflolum , & 
Lucam Evangeliflam ob ardens in eifkm 
defiderium Crucis , cujus Teffera 'vcltiit 
Juum Ordinem infigniri . Quando non po- 
teva dir la MefTa airaltare del Santif- 

fimo 



(a) Maf^g. Nov. di S. Gaet. Serm. i. cap. 4. (b) Mem. Ifl: di S. Croce png. 99. 
(c) Magg. fom. delU Vita di \S. Gaet. Tre macfl. dei mondo cap. 9. la Mad. dell» 
Provid. ed altrove . 



^oS V 1 1 A D I S. 

fimo Sacriinento , la celebrava a quello 
di ^'. AnJrea per fua magpior ilivozio- 
ne , e colla manna , che lcaturlfce ili!l 
corpo di queflo Appoflolo, otieni.e gra- 
216 mirarolofe a benefizio <le'pronjmi. 
Diiotifllmo pure era di S. San Giiifep- 
pe, che gli lomparve piiil volte con Ge- 
III, e Maria, e ranimo a!Ia confidenza 
per ricevere tr» le braccia il liivino in- 
f.inte. Cosi cji San Girolamo , come par- 
xiale anietore de\ facro prefepio venera- 
to dal noflro Santo con tanta tenerez- 
Z4 di cuore. Cosi di Santa Maria Mad 
dalena , a cui dedico una Chiefa eretta 
da' fondamenti a proprie fpefe . Cosi di 
molti altri Santi , che tralafcio per ri- 
fenre piii diHintamente la fingolar di 
vrzione di Gietano al Serafino d'Aflili 
S. Francefco. 

485. Erano quefli dueS*nti ccsi fimi 
li ne' ioro affetti e fentimenti , e cosi 
«manti runo delTaltro , che Jddio (co- 
ire riporra il procefTo Veneto comanda 
to da Gregorio XV. al Patriarca cii Vc- 
nezia Giovanni Tiepolo ) fi compiacque 
di ff-r vedere in eflafi ad una fanta don- 
ra per nome Di^e^amerita , che il tiirto 
depofe con giiiramento , quelii Santi Fran- 
t^efro e G^etaiio, che abbracciavanli af- 
fieme' con un folo cuore in mezzo ad 
ambidue comuni* , e che luno, eraltro 
cosi conpiunti GesCi Criflo fe li flringc 
va al retto teneratnente . Quefla vilione 
d'un folo cuore in tntti due. i Santi re- 
pillrata nel proceflo Veneto fl coiiforina 
a quelPaltra del pr^ cefTo Vicentmo, da 
noi riferita nel primo capitolo, .illorche 

10 flcflo Redentore tenendofi innanzi 
Francefco , e Gaetano difle ; Quefli due 
m hanno fcr-vito con un foi cucrc . v)ra 
quella «niti di cuore , quefli amichevo 

11 ampleffi del noflio Santo col Santo d' 
Afllfi fono chfiri arpomenti d'un amo- 
re , e divoziune teneriffima di Gaetano 
verfo di S. Francefco. E fe reflere fo- 
miplievoli duc perfone produce in eflfe 

!;enio , amicizia , ed im re , c he m»pc'or 
imipiunza , e confepuenteiTiente , che 
tnappior aflfifziore di quella di Gaetano 
con S. Pranrefco? Nacquero ambidue in 
una flalla a fimiliiu.line del Salvatore , 
ottennero «mSidu? quel pran favore Ji 
ftripperfi tra le bricria il SambinoGe^Oi 
nella notte del SiniiflTiMU) Natale , i.nde 
moflrarnrifi Pun Taltro amanii «ppiflio 
niti dei fanto prefepio , celebrandone 



G A E T Ji N O. 
opn'anno il miltero col fiiorio (felle fam» 
pogne , e con foinmo giubilo (de' loro 
cuori . Fu veduio Francefco da Inno- 
cenzo III. a follenere col!e fue fpalle, 
come una forte colonn» , la Bjlilica La- 
tfranenfe, allorihe pareva rovinafle , e 
Gaetano fu moi'r?io a S. Pietro d'Al- 
cantara , che fofle una pran colonna di 
S. Chiefa io foitenerla lontro le perfe- 
cuzioni degli eretici , rhe pretendfvano 
d'atterrarh. In tutti due furono impref- 
fe le piaghe del Crocifiilo , in Frsnce- 
fco da un Seidtino , in Gaetano dallo 
flelfo Redentoie , che diiienJendolo fii 
duna C.roce /e lo inchioJo nellemani, 
e piedi coine a fuo luogo vedremo . Si- 
migliantilfimi poi nelle piu eroiche vir- 
tu ; Tuno e Taliro linpolari reirumii- 
ta , ardentiflimi del divino amore , ma- 
gnanim: difpregiatori del mnndo , e del- 
le ricchezze, die profr.ii(!evano nel fen- 
no de poveri, btamofifllmi del ir.artirlo , 
e delleCroci, e profeflori coflanti d' un.i 
foinma poverta , e quefle belle virtu , 
che Gaetano ammiravn oel Santo d'Af- 
(ifi , e le ricopiava perfettamente in fe 
meJefimo , fono flati i motivi di quella 
prande divozione , che fempre dimoflro 
verfo il fuo amaniiflnno San Frantefco . 
Francifcum etiam ( fepuita a dire la Bol- 
U Iniiocenziana ) ^ft/I,73tem , oL idem 
Crucis confortium , atque ob pjupertatit 
amorem pretcipuo quojam cultu ■ver.eraba- 
ttir. Non avera duiique a maravigliarflj, 
(Iii lepper.i fupli altri Scrittori Is flraor- 
dinaria allegrezza , e divozione, concui 
celebrava Gaetano la fe{\» del Serafino 
d'Aflrili . In quel piorno p?reva ufcille 
pel giubbilo fuori di fe fleflo , apparen- 
dogli ful volto gli afletti del cuore , e 
fulla lingua Talta flima , che aveva di 
quel prodigiofo eroe di fantitA . 

C A P I r O L O Vll. 

hiartirio di S. Gaetano e di anima , t di 
ccipo . Indi jt tratta delle juc peniten' 
ze , e morttficazioni de' jen/i, 

484. T/I hi due forte di martirio , l' 
V u"o di fa' gue , laltro di cuo- 
re : alruni fono mariiri della fede , ed 
aliri della cariii . Della prima forte di 
inariirio , in ordit e a San Gariano qui 
ora non fe ne tr.TtJ , ii.rcl,e ne pailim- 
mo , allotchc funo da noi flati defciitti 

que' 



P A R T E TI. C 

^ue' 51 crudeli, ebsrbari tormenti , che 
clierongli gl' Eretici nel facco di Roma . 
Ma fi vuoi difcorrere folainente del 
gran Martirio, che pati ii di lui cuore 
tanto piudolorofo , quanto piii intimo 
all'Anima, e penetrante il piu fondo 
deilo Spirito. Che fe poi un tal marti- 
rio delTAniina nonficonfumi in poche 
ore , o in pochi giorni , come avvenne 
in que'Santi, che col loro fangue illu- 
ftrarono la Chiefa > ma continui in tut- 
to il corfo della vita , come continuo 
in Gaetano , allora si , che quel Marti- 
rio , facendofi piu tormentofo , perth^ 
piu lungo, s"avvantaggia di molto fo- 
pra gli altri, e fi rende piu gloriofo , 
ed accetto apprefTo Iddio. Siformaque- 
flo martirio di cuore in quelle aninie , 
in cui avvampano a grande altezza le 
fi,imme del Divino amore , allorche 
veggonfi difpregiare , ed offenderfi I' 
oggetto amato , e pofporfi a vilifiime 
creature quel Dio, che conofcono tan-. 
to degno, ed amabile . Una tal veduta 
c loro una fpada piiJ acuta , piii fangui- 
Dofa , e cTudele di quante maneggiate 
.n'abbiano i Tiransi nel martirizzare j 
Santi . 

485. Gia s' e detto di fopra , come 
ardentemente amafie Dio il nofiro San- 
to £no a iirapparfi il cuore dal petto , 
e mandarlo con due ale in Cielo per 
unirfi piu ffrettamente con Gesu , da 
cui uon poteva fofFrire lo fiar difgiun- 
to . Vediamo ora , quatiti peccati del 
Mondo palefcti gli foflero, quanto per- 
cio ne patifTe , quanto tempo durafie 
quefio fuo patire . Tutto cio fappiamo 
dagli atti della Canonizzazione , averlo 
rivelato il Redentore , il quale dilTe co- 
fe fiupende in quefio particolsre di Gae- 
tano : Che gli faceva egli conofcere , e 
vedere ancora le colpe piu fecrete , che 
comettevanfi da malviventi , tutti idan- 
ni , che recavanfi alla fna Chiefa non 
folo in quella Citt4 , che dim' rava il 
Santo, ma per ogni parte del mondo . 
I Progreffi deil' Erefia Luterana , le 
guerre degli Ottomani , le Idolatrie, e 
/uperflizioni de' gentili , le di/Tenlioni , 
c rivoluzioni de' Popoli , ed i cafiighi 
de! Cielo fopra de' peccatori . E perche 
manifefiare a Gaetano tanti oggetti si 



APITOLO V!I, 209 

orribili, e dolorofi .^ Appunto, foggiuH- 
ge il Signore , per dargli motivo di 
maggicr cruccio , e di patir il fuo mar- 
tirio piii tormentofo , in vedere otTefo 
Dio in tantimodi, in tanti luoghi , e 
danneggiato il profllmo cor» tant» rovi- 
na di ariime , e di corpi.Seguira a dire 
poi : Que/la /« la piu /iretta Croce del 
Mondo , e pelo maggiore , che io abbia af- 
frgiaio mai ad altro Sanio , perche febbe- 
ne in tutti regnava !a carita , godevan* 
peru grandijjtma quieie piit meno , per- 
che era carita , non ajjegnamento di Cro ■ 
ce , come feci in GaetaJio f.no dilli primi 
anni del fuo difcorfo ; !o -volfi in queflo 
ira melti altri Santi fingolarmente mi» 
nnitatore . E nella pagina precedente 
del medefimo proceflb fi leggono quefte 
alire parole di Criflo . Non lafcio mai di 
fiare crecififfo per me , zeiando nel proft 
mo juo per amor mio . 

486. Ecco il gran Martirio di cuore 
del noftro Santo continuamente marti- 
rizzato dallamore in tutto il corfo di 
fua Vita per vedere tanti mali al mon- 
do , 1e gravifllme ofFefe contro il fuo 
Dio, che lo fiefioDiogli faceva palefi . 
Percio S. Gaetano in quefio fuo si in- 
renfo, e Si lungo patire divenne vero , 
e fingolare imit^atore di Crifio , il qua- 
le pure per tutto il tempo , che vifTe , 
prefentiva li dolori della faa acerbifll- 
ina paflione . Dolor meus in confpeSiu me9 
fer.iper (a). Scrifl^e di lui il Venerabile 
Padre Ambiveri , che pareva nodrito 
folo di lagritne, e di dolori per le of- 
fefe , che vedeva farfi al fuo Dio , ed 
il Vefcovo di Brugnato parimente; Per 
i I grand' amore , che portava a Dio , il 
Santo Padre tramandava ( i ) dei grsn 
pianti, e fofpiri rel ronfiderare, cheun 
si grande, e buon Dio era offefo con- 
tinuamente da' peccatori : piu che mai 
poi foleva piangere , e fofpirare negli 
ultimi giorni del Carnevale , ne' quali 
foleva gridare : placare Domine , placa- 
re &c. Ed inflitui a quefio efFetto , 
che fi ofl"ervafle il digiuno nella fua Re- 
ligione in que' giorni per compeiifare le 
offf fe , che fi fanno a Dio da'mondani, 
e placar Tira divina in quell' enremo 
delle licenze carnevalefche [c). 

487. Dal martirio del cuore pafliamo 

a quel- 



(a) P/.?7.i8. (h) .Amhi^v.Vtt.delP.Gaet.p.s^. (c) da Drc. p'tr. di S.Gaet. pag. 86. 



VitadiS.Gact.Partell 



D d 



SIO V I T A D I 

a quc-llo del Corpo . Fu rainore , che 
taiito niartirizzo il cuore d\ Gaetano , 
ma poi fu rodio, che martirlzzo il di 
lui corfo, coine ce lo dk a conolcere 
«ncora quel fuo celebre detto, non mai 
piu udito , che viene mjgnifii-ato Ji 
molto da tutti i Scrittoii, ed Orarpri. 
Egli dunque foieva dire ; ch.' ojiava il 
fuo corpo comc lo /Ifffo Dernonio , e pero 
tenendolo per il niaggior neitiico che 
avefTe , e nemlco tanto piu da remerfi , 
quanto piu amico fi moflra.e lufinghe- 
vole , volle fenipre perfeguirarlo ; e le- 
vargli tutte quelle armi , e <juelle for- 
ze , con cui offende ranima . Cietano 
combatte fempre contro la propria car- 
rie , contrariandola in tutto , e rintuz- 
zando tutti i di lei tr.ovimenti , ed in- 
clinazloni . (,)ueflo fu olTervato ancora 
dal Padrc Barbarano Cappuccitio nella 
fiia Storia Ecclefiaflica di Vicenza ag- 
piungendo con Monfignor Caracciolo , 
ed altri : S. G-Jftano nega-va (a) al ftio 
(orpo cgni lecito , e guficfo tratUnimenlo , 
poicbe diccva, ed in fatti coii Cia , d o- 
diarlo , ccme lo fieffo Vemonio : le parole 
tlel Caracciolo fnrio quefte : ^lai niente, 
che in piacer gli foffe gli conccdcva {h) ufando 
ial rigore , r.on meno neHe efieriori pcni- 
tenze dcl corpo , che ncllc inicrnc morti- 
ficazioni dcil' anima , e cio in guifi , cbe 
il fuo vi-vcrealtro non era , che un lcn- 
10 , e continuo morire a fe fteffo . 

488. Vediamo ora i trattamenti da 
ncmico , che faceva al fuo corpo , e con 
quanti ll.razj \o macerava . 'lali , e tan- 
te , erano le penitenze diGietano, che 
ogn' uno r averebbe iliin^.to un %rf<n 
Percalore , ch.e voIefTe con quelli fpie- 
tati rigori foHdisfare a qualclie grave 
debito cclla divina piuflizia contratto 
per mezzo di colpe commefle . Eppure 
mtntennefi fempre si innocente , che 
Bon peri'e m«i Tieila prima grazia , 
che rel Djttefinio gli fu confetita , di 
mcdo fhe nell» eii ancor piu lubricj 
della pioventu , in cqi niolti delli flelli 
S.anii f no caduti , t perd obbligatifi a 
portarre It pena difeveri cafHghi; egli 
fi confervo fempre r uro , ed illibaio , 
come un cind'(fo giglio in inezz.o alle 
fpine , e ad ogni modo volle punire > 



S. Gaetano 

e macerare le fue meinbra , quafi fofl>» 
ro ree di gravi deJitti, con tal rigore, 
e frequenza, cha dalle li.igue de' fuoi 
fontempor^nei, e dalle penne de Scrit- 
tori saLquiflo queflo elogio : Magn* 
faniUnf.a -oirum , Uomo di gran peni- 
tcnza. Di quefle fue peniterze non s* 
ha potuto penetrare tutte |e forte . tut- 
ti i modi, e li flromenti , con cui fa- 
cevafi carnefice liella fua carne.Sjppi»- 
mo folo, (he cingeva a'fiar,chi di con- 
tinuo grorte catene , portava ful nuiio 
cilizj pungenti , e battevafi giorno ,e 
notte con duriflTiiTii flagelli manegpiaii 
con tanta fotza , che gli aprivano mol- 
te piaghe, e gli cacciavano gtan copia 
di fangue dalle vene . II piii terribile 
s' e , che confumava alcnne volte tutte 
le notti intiere in quefle si fiere carni- 
licine : Cerpori affliaando ir.tcgras quando- 
quc nocfci infumclat fcrrea catena , tT 
flagris illnd diverLerando .Cos] nella fua 
Bolla Inr.ocenzio XII. 

489. Non folo non compativa il fuo 
corpo , ma flimando froppomiti que'fo- 
iiti cjflighi in ripuardo delle inlidie , 
cui in ogni momento fentire gli faceva 
la carne , andava cercando ni-ove in- 
venzioni di inaggiormente tormentarla, 
e defiderava queirodio implacibile ,che 
c.Huro ai lei nodriva , di feni,re piij 
atfliggerls, e fiaccarla . Onde Iddio ,che 
niolto compiacevafi di queffo gran ge- 
nio di Gaetano di patire ancora di piii 
di quello , che volontariameiue egli pa- 
tiva, e volendolo conientare , diede 
permiflTione, e facolii a' iJemonj , che 
raddoppiaflero fopra di Lii nuovi fltgel- 
li , e percofTe , come proniamei.ie vo- 
loiitieri efeguirono que' fpiriti inferna- 
li, per isfogare la loro rabbia controdel 
Santo in vederlo >i avido di penitenze, 
e 51 nemico di quel corpo , the ben 
trattato di gran forza alle loro leiua- 
zioni pcr abbairere, e perd«re lanima. 
Udiamne U rehzione fjtta Jallo fleflo 
Signore , ed inferita ne' procefll : Gac» 
tano le notti , e gierni intiert era il pii 
dcltc fiolte da quelli malixii Spiriti afpra- 
mente baltuto , e tormentato cen ogni pik 
flrazio provocatitio alP impazienza , piit e 
piii voltf poi abbattuto lo ftrafcinarono ptr 

i luo 



(l) Barlar. Ifl Ecl. Viicnt. lib. i. cap, JJ. 
Ib; £/. Cler. lib. }. $. i». 



Parte II. Capitolo II. iif 

z luoghi piit pulblici del Con^vrnto alla gue , che fpargeva nel fla^ellarfi , e per 

'vifta de fuoi compagni ( che po.hi erano le molte fatiche, e viaggj , che intra- 

in quel tempo) i quali muti del fuo paii- prendeva a pro delle Anime nell' arie 

*e ri-volti a me di lui ammiravanfi . Ma eftive piu infocate, non beve mai faori 

perchejn quel iewpo era quel luogo gara di pafto , neppure un folo forfo d'acqua . 

de^ combattinii , non e chi di quefto n ab- Per quefta aflinenza ammirabile diven- 

bia faito piit menzione, che generalmente ne Gaetano cos5 fmunto , e flenuato , 

flimando ogni cofa douuta per me , era che, al dire dello Storico , rapprefenta- 

invidiaio , chi piU dell' ^ltro paiiva (a) . va un'a!tro San Bafilio , ridotto alFef- 

490. Dell' altre macerazioni , e peni- fere d'uno fcheletro tenentefi in piedi 

tenze di quefio Santo vi farebbe molto colla fola pelle , ed offa ; ma godeva 

a dire. La di lui aitintnza viene ma- egli in vederfi tolta di doiTo , edillrut- 

gnificata dalla Sacra Congregazione de' tafegli quella carne, che gli era tanto 

Riti c»n quelfo titolo d' ammirEbile : nemica, ed odiava come il Demonio ^ 

abftinentia fuit admirabili , per eflTer Ifa- li piu prodigiofo fi e, come con si po- 

ta rara , e quafi incredibile , non folo co nutrimento, con fi continue mace- 

rello fcarfo nutrimento , che fi prende- razioni avefie poi tanta forza difaticare 

va , ma nel modo ancora di prenderlo, indefelTo a benefizio de' proflilmi . Bifo- 

ch' era con grande rincrefcimento ,e quafi gna dire , come pur dicono gli Autori, 

per forza , come fcriveil fopraddetto Ve- che Iddio lo alJmentafl^e colla fua gra- 

fcovo di Brugiiato; non gia perche non ne zia, egrinfondcfle nuovi fpiriti p;u vi- 

feati(Te il bifogno, eTappetito, ma per gorofi di queili , che averebbe potuto 

vederfi cofiretto apafcere un fuo neml- produrre la natura ben nodrita. 
co odiatiflimo , quale era il proprio cor- 491. Non minor rigidezza praticava 

po . Oltre i molti digiuni della fua Re- Gaetano nelle vigilie di notre , che ne' 

ligione aggiunti a que' della Chiefa , digiuni di giornoy fe parcifllrno fu nel 

moltiffimi altri particolari oflTervava egli vitto, parciflimo fu ancora nel fonno . 

a tutto rigore. Sebbene correva quella Fra le 365. notti , che contanfi neiran- 

opinione, digiunalTe egli tutti i giorni no , frequentifljme erano quelle , che 

delTanno a ragione del continuo vive- confumava intere fenza prendere un 

re fuo si parco, che le di lui cene , e inomento di ripofo, vegliando fempre , 

pranzi non avanzavano la quantita di o nella contemplazione di Dio , e nel- 

quelie colezioni vefpertine , che ne' di- lo fiudio , o lettnra de Sacri Libri , o 

giuni di precetto viene mifurata dalle relle macerazioni del fuo corpo . Nelle 

cofcienze piCi fcrupolofe (i ) . Quali fof- ahre poi , dopo aver combattuto lungo 

fero poi i cibi di quefie fue cene , e tempo colla natura, che obbligavalo a 

pranzi, abbiamo per relazione di S.An- dare alle flanche membra il dovuto ri- 

drea Avellino, e da diverfi Scrittori , floro, non potendo piu refifiervi , fi la- 

che la fua bocca , quando pero inten- fciava cadere opprefTo- dal fonno , o ful- 

deva di regalarla , norr guflava altro , la fedia, o ful nudo terreno , o fulla 

fe non iave , o erbe cotte , fenz' alcun dura paglia, che era tutta la delizia del 

condimento , nemmeno di fale, o qual- fuo povero , e flrettifllmo letticciuolo ; 

che f^rutto delforto, ma per 1' ordina- ma quefle paglie fhvano fi ammaccate, 

rio rifloravafi di folo pane, ed acqua , afpre , e fracide, perche non mutavanfi 

bevendo qualche volta , e di rado u.i mai , ne fmovevanfi , che nella durezza 

po di vino moderato per aderireai con- non cedevano alla nudaterra. Tali era- 

figlj di S. Paolo a Timoteo : cibus illi no i letti morbidi di Gaetano, fu dicui 

'vulgaris , & parvus , & f<tpiffime _ lius coiicavafi fempre veflito per efifer piu 

fanis, (ir aquiC . Cosi la Bolla Innocen- difpofto a rifvegliarfi, e ridurre il cuo- 

ziana . Aggiunge S. Andrea Avellino ; re, e i fenfi alPufo della ragione ; ed 

ancorche Gaetano patifTe i! piii delle al conofcimento amorofo deJ fuo Dio . 

volte un'ardentifljtna fete , e per il fan- E per verita non poteva il Santo inter- 

narfi 



f«) Proc. foito Innov. X. rtfy^. 

(b) C. S. K^ Pr.-vif. comp. vct. Vit. E. C.net. I{om. 167T. 

D d 



2 12 V I T A D I S. 

narfi in un fonno profondo , e fiflfo , 
quando glielo rendevano leggiero , ed 
interrotto le fue gelide, eJ aride mem- 
bra , rinedia de' fuoi digiuni , il duro , 
sii di cui dormiva, e piu di tiitto quel- 
la fua anfiofa follecitudine di rtar fem- 
pre uni:o con Dio, e Ji continuare ver- 
fo di lui il dolceefercizio de' fuoi amo- 
ri. Quefie vigllie, digiuni , e martirj 
del corpo foleva poi f-gli raddoppiare , 
ed accrefcere ogni volta gli premeva ot- 
tenere qualche grazia fpeciale dal Cie- 
lo, o per fe , o per altri , o per la con- 
verfione di qualche peccatore , o per la 
calamita , ed imligenze del pubblico : 
onde non deve recareftupore il leggerfi 
nella vita di queflo Santo , che t-)llero 
si facilmente efaudite da Dio le di lui 
preghiere, awalorate da tante lagrime , 
e penitenze per quella llefla ragione , 
che dille 1' Angelo a Daniello : ex die 
pfimo, quo ^ofiii/li cor iuiim ai intelii- 
gcndum , ut te affligcyes in conjpeciit Dei 
tui , exaudita funt verba tua {a). 

49». TenevaGattano per malTimafon- 
Jament.ile del vivore criftiano, con cui 
reggeva fe lleflTo , ed i funi penitenti , 
la fola macerazione della carne , fenza 
moitificarfi lofpirito, poco , onullagio- 
vare alle noflre anime; anzi per lo piu 
non fervire aJ altro , che a farci inva- 
nire, e nutrire una fecreta fiima di noi 
medefimi , quaficchi; ton tali penitenie 
corporali facenimo mjlto per Dio . Di: 
ceva che quel lafcisre la briglia fciolta 
al!e proprie panioni, ed inclinaiioni del 
la natura , contentandole in tutti i loro 
defider; , ancorche leciti , era un'amar 
trjppo fe flefll , econfeguentemente non 
poter mai regnjre il divino amore in 
quel cuore , io cui predomina 1' amor 
proprio. O come perfettamente oflTervo 
il B. Padre querti fuoi divini documen- 
tl I L'aviJa curiofiti degli octhj di ve- 
dere quanci * ^getti loro fi apprefentino , 
ia riprefle egli con tal rigore , che po- 
chi fi trovano nslle farre Storie , rhe I' 
abliiano imitato; mentre s' hi da' procef 
fi della canoniiiazione , e dalli Bolla d' 
Innocenzo XII. yivere Gattanii tenuti 
fempre /?/• gU occbj in tcrra JeHZ.» guar- 
dare tnai in faccia le perjone , comcmtrat- 
tava , riconojcendole jolo dalla loro voce al' 



G A E T A N O . 

tre volte uditi , non gia mai dal lorofetH- 
biante , ch: av:ffe veduto , ne mai alcuna 
fpczie di quefii oggctti Jcnjiliiii avergli da- 
to fafiidio per aver guardsto . Tutto cio 
in quelli procefli , licche lervivafi delle 
fue pupille folamente per regolare li paf- 
i\ del piede , per mirare immagini fa- 
cre , per leggere e fcrivere, percelebra- 
re i divini mifltri alTaltare, o per mi- 
rare dalle fue h-eflre molte volte il Cie- 
lo , a cui fem.pre afpirava. Fra gli altri 
efempj della fua curiofita da lui morti- 
ficata annoverafi quell' aver coliantemen- 
te negato ancora uii folo fguarJo al erat> 
trionfo a tutti i fecoli meinorabile delT 
Iiiperator Carlo V. in Napoli. 

49J. Non e molto meno ammirabile 
la cutli)dia , ed il freno , che pofe all» 
fua lingua. Non gli efci mai Ji bocc» 
una paiola oziofa , e che non folTe piC» 
che nerelTaria , tanto meno un detto , 
che aveffe leggera apparenza di repren- 
fiSile . I fuoi df^orfi oun erano della 
terra , feconJo la riveljiione faita da 
Criflo , ma lutti concernenii alla gloria 
di Dio , ed alla fahire deproilimi : e 
quando U cariti obbiigav.ilo a parlare , 
efpriiiievafi con poche parole , ma cos» 
foflanziofe , eJ acccmpagnate da tanta 
foavita , e maefli , che non oll intequel 
fuo dir corto , acquiflavali l'amore , e 
venerazione di tiitti. Paiicis , fed quidem 
fub/iantia , atque tedificatione refeciu x»fr- 
bis utebitur , quibui tantarrthumjr.:tatem ^ 
ac majefiatcm adjungcbat , utomnium amo^ 
rem , ac vencrationem erga fe conciiiaret . 
Cosi la facra Rmta . Egli fu uno de* 
piu zelanti oirervatori , e promotori del 
filenzio , che nelle coflituiioni chiama/7 
cu/iode della Keligicne Era cosi vago di 
quefla virtu , the quando gli interein 
fpirituali del prollimo non lo diftraeva- 
;io , paflava Jelle giornate intere fenza 
aver mai parlato, benchi vivefle in incz- 
io ad una comunitik , dove prefentavan- 
li piii incontri , eJ occafroni d'udire , 9 
parlare. Linguam ita (ompefcuil , riferi- 
l^e la Bolla della canonizzazione , ut in- 
tegroi diei filentio prxteriret . Vegganf» 
li Scrittoii della vita del Santo , circa 
la mortificaiione depli altri fuoi fenfi 
ellerni ch' io Himo piii profittevole paf- 
fare a quella della propria volonti , e 

dell' 



(a) D»n. 10. IX. 



Parte li. Capitolo VIII. 21 > 

deirinterne paffioni , per e(Ter quefta la fectuale riJotto nell" occafioni alT atto 

piu imporcante, e piu neceffaria alla per- dell^efecuzione , lo dimolho egli jatut- 

fezion di un'anima. te le fue azioni , fra le quali ferva per 

efempio delTaltre quella sl celebraca da- 

CAPITOLO VIII. gli Scrittori , e particolarmenre dal P. 

Negroni della Compagnia di Gesu gii 

Come Gaetano mortificajje la fua volonta, abolita , allegato dalla facra Ruota con 

e qui fi tratta della di Ini uhbidicnza . quefla efclamazione di (lupore: Memora- 

bile exemplum hnmilitans , O" Jnd/jferen- 

494, /~*\Uefta gran propofizione detta , tit^ : ed allora fu , quando il Superiore 

X^ e rivelata daCrifto medefimo, di Venezia diede a Gaetano , deflinato 

come fta regiflrato negli atti dellacano- alla fondazione della Religione in Na- 

nizzazione : Gaetano viffe morto nt'fuDi poli la liberta di eleggerfi a fuo piace- 

voleri fino da primi anni detla fua fan- re il compagno per queli' imprefa . Guar- 

ciullezza (a) , racchiude il piu eroico , dimi il Cielo , rifpofe il Santo con tutto 

che pofTa ammirarfi in un Santo , per- il vigor dello fjirito, cb io mi elegga un 

che , fe Gaetano vifiTe tnotco ne'fuoi vo- compagno di mio talento , anzi pregoilSi~ 

leri , dunque non voHe mai il fuo vole- gnore me ne fc-nga affegn.no uno il piit 

re ; dunque non accontento mai quelli contrario ai mio genio , che mi mort/fichi , 

appetiti e defiderj , che csfcono nella e mi riprenda. II mio arbitrio non e pih 

parte fenfitiva, o nella porzione inferio- mio , ne io poffo piit uolere fe non quello 

re deir anima ; dunque non opero mai cbe vuol Dio. Quefto totale fpropriaaien- 

in lui altra volonta,che quella di Dio , to in Gaetano della fua volonta viena 

o intimatagli da interno impulfo nel cuo- piii che m,ii accertato dalla fopraddetta 

re,o rapprefentatagii nella voce , e co- rivelazione di Criflo ; F« tania la nudi- 

mando de' fuoi fuperiori , onde bifogna ta del fuo volere , che egli non fece mai 

dire della volonta propria di Gaetar.o , cofa alcuna, fe da menongli era mofirata . 

che non fo!o TavefTe mortificata , maan- C'hi ruo ora immaginarfi una volont^ 

cora quafi morta , annientata e diftrut- piu fpropriata , e piij mortificata diquefta 

la , e per confeguenza , che abbia egli di Gaetano ? Conofcendo egli poi per ef- 

perfettamente , ed interamente praticata perienza il gran bene clie ci arreca , la 

queir annegazione di fe ftefifo , che ci fpogliarfi della propria volonta , e'Igrati 

vien configiiata nel Vangelo dal noRro male, che fia Taflecondarla , proccurava 

Salvatore . Certo e, che nelle flefTe let- d'iofiDuara un tale fpropriamento anca- 

tere del Santo chiaramente fi compren- ra ne' fuoi profiimi , dicendo loro : Se 

de , aver egli fempre defiderato re^nafle jioa vi foffe vobnti propria , non vi fa- 

in lui , e comandanfe la fola volonta di rebbe ne inferno , ne purgatorio (d) nel 

Dio , porgendo di continuo airecerno qual ianto ba da fiarfi , qaanto fi purgbino 

Padre quella preghiera del fuo unigeni- le proprie volonti . Altre volte apporta- 

to figlio. Non mea voluntas , fed tua fiat va il configlio , e 1' efempio di San Pao- 

{h), In quefle lettere ora dice : nonvor- lo: Noi abbiamo ad affiggerci conGesii in 

ria altro , che la %'olonta del fommo Dio Croce , ed in queftaCroce crocifiggere i no- 

da me foffe fatta fcmpre , hoc peto , hoc ftri defiderj , e voleri , fenza prornetterfi 

cupio (c). Ora: il beneplacito fuofia pre- piit altra votonta , ed arbiirio di noi me- 

ferito al mio . In altra fcrive : Certo non defimi {e) e ficcome chi fth inchiodato fut~ 

bramo ora mai , che ftare ove a tui piace , la Croce non fi puo muover da fe , ma col 

e come gti piace , perche in quefia obbe- muoverfi fo!o detla fie/Ja Croce , cosiunCri- 

dienza , e morte di me fteffo fia ta (u a ftiano crocififfo con Gesu , non deve piit 

gtoria del mio Creatore , e non in fervore muoverfi di proprio votere , ma ricevere 

afettuale , ma foto in fervore effettuale fi il moto datta votontd di Cri/io . 

purificano te anime . E quetto fervore et- 491. Agevole far^ adefTo il credere 

quel- 



(a) Proc. fotto Innoc. (b) Luc. zz. 41. 

(c) Mem. //?. di S. Croce di Brefcia . 

(d) Magg. Vit. Mir. Caraf. lib. 8. a. Zi. 

(e) Cafio Vit, del B, Gact. cap. ij. 



^14 V 1 T A D I S. 

quella perfettifTima obbeJienza diS. Gae- 
tano, per cui fi inerito T.ie. gtoriofo fo- 
pra:iorr.e d: pcrpetuo tibbidict^tc {i) men- 
tre non avendo piu ar.iitrio slcuno di 
comandare la di !ui vcfonti , che ave- 
fala dtl tutto ripreflfa , bifogno ii reg- 
pefTe fempre a'comandi aliriii . Perpetuo 
ubbidiente , pe.che fin dalfa fua infan- 
zia , come allora vedetnmo, incomir^cio 
c fogget:arfi aile leggi dell'ubbidienza , 
che poi ofJervo piCi vinlmente per tut- 
to il tempo della fua vita. It Padre Bri- 
gniie celebre oratore della eflint» Com- 
pagnla di Gesii nellorazione ftampata 
di S. Gaetano apporta quefla (imiMtudi- 
ne grsziofa, ma molto efprefiiva dicen- 
do : Chc il Sanio eziandio [ecolarc erafi in 
ial ntodt jacrificato a Dio per mczzo delf 
ubbidicnza al Confcjforc , cbc qucfii l' arf 
da-va ibalzando di una neW aliraCitta con 
pik di facilita , che non avrebbc faito un 
giuccatorc dclla fua pallt . Ma poi nello 
flato di Religiofo I ubbiJienza era Cera- 
pre qucHa, che dava il moto a^tuttele 
fue azioni , nc- lafcio mai di efeguire 
qualunque minimo cenno , non che co- 
mando del fuo Superiore, e Confeflbre. 
Nunquam fcl latum unguem aConfcjfirii , 
ft^vc Pnepofiti nuiu dilcejjit ; «fferma lo 
Storico nefuoi Annali {b) . Obedientiam 
pree c<eteris prcfclJus cft , allerifce la fa- 
cra Ruot» . Era p"' tanta fallegrezza 
di S. Gaerano nell' ubbldire , che , come 
fcrive Monflgncr da Giefli Vefcovo di 
Brugnato , qij.anJo terminava i fuoi eo- 
ver.i addofTiitigli per pura ubbidienza , 
vedevafi fenfibilmente nella giovialita del 
volto, e nella vivaciti degli occhj giu- 
biiare il di lui cuore , e gettarfi lutto 
contento a' piedi del nuovo Prepofito 
fuo futcefTore , dimandandogli con voce 
lieta, e fonora la fanta benedizione (c). 
La cagione poi di ranta alleprezza vie- 
ne afTegnata dal Padre Barbarano Cap- 
puccino c si dicendo: Perche S. Gaetano 
Ttpprefcnta-vtfi il fuo Superiore , e padre 
fpirituaic appunto , come fe foffe la ficff* 
perfona di Cn/lo , e fubbidivm con quella- 
prontezza , e con si umile fcynione l' 
afcoltava , come fatto avrcbbe feCri/lo mc- 
defimo parlato gli ci':!Te. { d ) \\ piu mi- 



G A E T A N O. 

rabile di quefta ubbidienza di S. Gaeta- 
no fi e, che efattamente rofTervava »n- 
cora ne'comandr piu arjui e pericolofi 
ad efeguirfi , avendo poflo in evidente 
rifchio ia propria vita foio per dar fubi- 
ta efecuzione all' ubbidienza impoflagli 
fenza volerne afpettar il tempo piii co- 
modo y come vedemmo , particolarmen- 
te nel viaggio della fua mifTione a Na- 
poli . Piu ardue ancors , e di mag^ior 
terrore alla di lui umiltii erano le Pre- 
pofiture , in cui li palVa dall'ubbidire al 
comandare : eppure fe dopo ;r.olte lagri- 
me fparfe, e replicp.te preghicre , perche 
non ne fofTe incaricsto , gli venivaoo 
dall' ubbidienza ingiunce , fubito facendo. 
fcrza a fe llelTo le accetrava ; benche 
nemmeno in quel grado di Siiperiore » 
in cui comandava piu coirefempio, che 
colla voce, volle mai perdere qiiefla fua 
cara gioja dell' ubbidienza , ricevendoli 
dal P. ConfefTore , a cui foggettatoli in 
tutto puntualmente ubbidiva. 

49^. Non p'.i6 efpriir.erfi 1' altt ftima,. 
che aveva ii noHrcSantodi quefla victu , 
e quanto s^afTaticafTe in accreditarla an- 
cora apprelTo gli altri . Per obbligarveli 
apportava loro quefla valida fimilitudi- 
ne . Siccomc il pefce fuori dell' acqua bifo- 
gna , che preflo muoja {c ) , cosi il R,cli- 
giofo fuori deli ubbidienza non puo -viverc 
lun^amente in grazia di Dio , e Jenza in- 
iOrrcre in cgni vizio piu abb^minevole , 
pcrcbe coU' ubbidicnza adempie lutte le fue 
promcffe , t fenzt quclla , fccnccrta tutt* 
I' cffervanza non folo dc fuoi voti , c rego- 
le , ma della ficffa legge di Dio : Onde 
Gaetano , feguitano a dire i proceflj , 
avrebbe piu compatito i Religiofi negli 
iltri mancame.iti , che in quello della 
difubbidienza , p^'' '» '^' cui correzione 
la fua dolce piacevolezza daiagii dalla 
natura cangiavafi tutta inrigore, volen- 
do aJ ogni cofto emendato il difubbi- 
diente , e diceva , che farebbefi meno 
attrifTato d'una lunga , e penofa infer- 
mita del fuofuddito, benchc teneramen- 
te ramafle , che veder in lui una foli 
difubbidienza . 

497. Dallo fcorgere in un Santo s\ 
illuminato da Dio tanto amore a quefla 

vir- 



(a) Siloi Hift. Cler. Ueg. p. 1. lib. 7. pag. ali. 

(b) Silos lec. cit . (c) Da Giefs. Fatr. di S. Gaet. pag. €f. 

(d) Barb. l/l. E iclef. di Vtc. Iib. a. cap. ii. (e) Prtc. di Nap. 16^^ 



Parte U. C 

tirtCi , e tanta premura , che dagli altri 
parimente fofTe oflTervata: bifogna dira], 
clie ia ftimafre egli eftremamente necef- 
iaria a tutti i Reiigiofi , e fndditi , ed 
un facrificio forra li altri il piii grato 
all^altifTimoj Sciehat enimj, cosi riferifco- 
no di Gaetano gli Auditori di Ruota , 
illam ejfe meliorem , quairfvi&imitm , tna- 
:gifqtie pyoficuum aufciiltar.e , quam offerre 
adipem arietum. Percio volle, chelifuoi 
Ren.gioli pronti foffero airobbedienza 
raccomandandola ancor nelle fue leggi , 
e conllituzioni ; Obcditntiam accuratefer- 
'vare , <^ in ea mignopere excellere quifque 
ftudeat { a ) ; Nojirarum. aciionum B^egula 
ffit , fuperioris 'voluutas , quam dabimus 
^peram , ut perfpe^am habeamus , fequa~ 
mur & excquamur . OrJino a' fuoi figliuo- 
'li , con darne egli fiefTo vivo efempio , 
che in tutte le loro azio^i piu notabili 
chiededero prima la benedizione dal iu- 
per'ore, e ne otteneiTero il merito dell' 
ubbidienza; cortume poi fempTeofrerva- 
to nella Religione tion folo nel!'ufcir di 
-cafa , e nel ritornarvj , ma per celebrare 
la fanta Mefl'a, o per accoffarfi alla co- 
inunione , ;>er il primo efporfi a confef- 
fare, o predicare , e cofe fimili . In fom- 
ma 51 altamente relio impreffa dal B. 
Fondatore ne' fuoi Religiofi quefi' ubbi- 
dienza, e con tanta perfezione , cheam- 
mirandola S. Filippo Neri (come fcrive 
un di lui allievo , il P. Forti di Mace- 
rata ) foleva dire ; NS PP. "Teatini flimo 
cosa fingolare quelT obbedir frnntamenie , 
ed alla cieca , cioe fenza dijcorrer^vi fo 
pra , imprigionando il proprio intelleito , 
ch' e qaelhnterna annegazicne , che richie 
de U noflro Salvatore { b) . Diafi compi- 
mento allo fcritto in queflo capitolocir- 
ca la totale annegazione della propria 
volonta di Gaetano , e la fua perfettifil- 
ma obbedienza con una di lui mirabile 
afTerziorie. Direva egli : non credere d' 
«ver alcun merito nell' ubbidire , perche 
non gli contyariava piu per nulla la jua 
"volonti {c) . Tanto I" aveva contraria- 
ta , ed Miiiiientata, che non le rimane- 
va alcuna forza di ri(entirfi , e ripugna- 
re , nemmeno a'comandi piil fcabrofi, e 
violenti alla ratura, 



APITO L O IX. 215 

C A P I T O L O IX. 

Come Gaetano mortificaffe le fue pajfioni. 

E ^ui fi traita delia di lui ^azienza , 

e diflacco dal Mondo . 

498. /~\UelIe malnate pafilioni deirira- 
V/ fcibile,. e concupifcibile, che 
tanto moleflano I' Uomo , fono le due 
forgenti infette , onde derivano in noi 
tutte le altre ree paflior.i . Domate peT- 
cio che fiano quelle due principali , que- 
fte ancora inferiori reftano ripTenTe , ed 
ubbidienti , ficcome rel caftigarfi i capi 
delia ribellione , gli altri ribeflipsrim.en- 
te s'umiliano , e s'acchetano; ed ailora 
regna nel nofiro cuore la pace , fenten- 
dofi queila concorde armonia tra la par- 
te fenfitiva , e ragionevole , che in noi 
produce fenfibile godimento in quefia 
vita. Q_ueflo fenfibile godimento vedeva 
S. Gaetano, perche avendo fotiomeffo, 
e pofio in dovere firafcibile , e conru- 
pifcibile, s'era acquiffato il predominio 
afloluto ancor fopra tutte le altre fue 
paflloni . Che il Santo avefle mortifica- 
to ['irafcibile , ficche non potefTero piis 
accenderfi nel di lul cuore fiamme di 
fdegno , o di odio , 1' abbiamo veduto , 
allorche s'e detto-, che lo SpiritoSanto 
in forma di Colomba con triplicato giro 
aitorno il capo, gli annuncio articolata- 
mente la pace , onde qui bafia aggiun- 
gere refpreflJioni fatte da Criflo , che 
fono riportEte re'proceni della canoniz- 
zazione : E' flatafingolare V ecceUc^za del^ 
irafcibile in Gaetano , la quale fu si rego- 
lata dalla yagione , che mai quel cuore C9- 
nobbe catoy difordinato d' ira , tna nelltt 
pace della nudita pafso tutto il corfo della 
fua "vita , e nelf interno , e nellefierno , 
fenza che mai fi lajciajfe irafportare da 
qucfla paffione , ma come mae/lro regolatif- 
fimo fupero tutte le infldie nemiche , che 
con ogni sforzo tentarono di fargli perdeys 
quefla corona: ed undltra volta di/Te 10 
ffeltb Rei'entore . Dovendo Gaetano tener 
r anima fua in continua pace cn me Cro- 
cifiiJo , fe non a veffe avuta quefla efatttt 
'vittoria dell' irajcib litci , non avrehbe po- 
tuto fofienere le fofeyenze nella dura Cro- 
ce , peyche gli furono continue (d) . 

499. 



(a) Con/f.Cler.Ecg.p.i.c.j. 
(d) Procef. di Nap. 1654. 



(b) Fort. Vit.di S- Gaet. /■ i. c 9. (c) Proc, cit. 



2 l < V 1 T A D i S. G A l 1 A N O . 

499. La irafcibile con tanta rerfezio- msgnaniina fupero mar.iVigrtofatrente tut- 

P? <ion-ara da Gaetano fn la bafe, fu di te quefte oppc.rizi..:'! . La feconda , in 

cui fon.:o epli la virtu della pszienza . queirorribil fscco di Roma , incui, co- 

Virt6 s\ altamente iinprella nel di lui ive racconlammo a fuo luogo , ebbe 5. 

ci ore , e fatta rosi pslefe ancora nel di Gaetano a fotTrite crudelillimi , e no'i 

Iiii efleriore , the /n pazienza d' Gadano piii uditi tormenti <lag|i ererii i , ma fein- 

( foro parole del Retientore inferite ne' pie ad ocihj afciutti , con fronte fere- 

fuddetti procelli ) fu piu da uomo morto , na , e con un cuor sicontento, cheavi- 

tht da uomo 'vi'Vo , mentrc a tufii gli in- Ao del martirio teiieva in ginocdiioni 

fuHi e Jlrazj , cbe gli fecero i demonj , / piegato il coilo , per ricevervi i| colpo 

quali molto lo ioymettt i^vano , e gli uomni della fpada nemica , che pli troncall> il 

toro mini/lri , non uio mai un atto d tm. capo. La terza occafione ollervata dalla 

pazienzM , ma anzi rnddoppiava l' amore , facra Ruota, in cui piu , e piu voltefe- 

e larHa verjo gli uomini , e la compajjto- gnaloiri ja pazienza del noliro Santo , 

nt i-erfo li flfjji demonj . Sepuita poi a fu nepli Spedali , e Lazzaretii , dove nel 

dire il medefiino Signore , che Gaetaro fervire aj^li infermi, ed appeHati ebbe» 

-bench^ fofle afflitto, e caricato dilmolte patire graviflimi dil'agj , e pene d'ine- 

falunnie dapl' invidiofi , e d»'malviven- dia , di (ete , di veglie a notti intere , 

ti , che non potevano fofTrire la di Iui di flanciiezze, e fatich.^, e rontinui pe- 

fantita , guardandola come unrimprove- ricoli di morte imniineiue , ma con tan. 

ro a' loro depriiv^iii coflumi , non fi uJi ta fofferenza , e coiiterttzza delfuocuo- 

inai pero ad if.ufarli , c lamentatfi , ne re , chegli fteflo vi a^^dava incorfro , 

niai fe ne dimoflro ofTefo , o difouflato cercandoli anfiofamente , come un cervo 

tollerando con invitta pazienzaqtiell iin- fitibondo , che s'affretta a tutt» corfa per 

rortiire, ch'erano pure invcnzioni diSa- «bbeverarfi alla iome . Per ultimo , non 

lanilfo . Diceva innoltre Gaetano , che ^u meiio eroica la pa/ienza delSanto in 

intrecciano al Religiofo una corona di ricevere , ed efeguire le mortific»/.ioni , 

-gloria le calunnie iinpoflegli «ncora piii che ordinavanpli liSujeriori, iqiialive- 

jpnominiofe , eccerto quelle dell inronti- dendolo «lcendere velocemente alla per- 

renzA , le quali , benche falfe , fempre fezione , flimarono bene dargli inappiori 

aprannano quello fpecch io , che devono i npulfi , ed occalioni , onde lo n.ortifjca- 

efTere i Relig'o(i alTocchio ^epli fecola- vino in pubblico con alpre riprenlioni , e 

i'\ col biii.n efempio. Percio epli prepo . penitenze, come folTe flato un piccolo no- 

Jd.*io di qtiefta grazia , che nonfolleca- vizio , principimte nella virtu , quando 

lunniato dimpuro, e d' incoiuinente , e n'-llo flefTo tempo ammiravanlo per nn' 

la ottenne si coinpit» , chc neflfuno mai ei^e di fantita. Ed il B. Padre con una 

pemmeno de'piii maledici , e bugiardi raflegnata pazienza apputo di umile novi- 

detr»tt"ri , ebbe animo di fparlare , e zio, non folo riceveva geruflefTo la cor- 

proferire meniogne contro la di liii pu- rc zione , ed efep.uiva pronto quelle mor- 

idirizia , ammirato fempre da tutti per tificazioni ingiuntegli , ma di piii iie rin- 

un'Anpelo di puriti . praziava i| Siipetiore, quafi rhe ravefTe 

^eo. In quattro occafloni particolar- cortefemenie favorito. Smftincbat lub au- 

tnente , riferifrono gliAudirori di Ruota 8'riiate Superiorum illas moritficationei , 

al Sommo Poniefiie, dieite Gaeiano mi- C 'Vilifima lUa minifteria obibai , qute hii- 

rabili prove della fua inviita pazienza , milior , ©■ infimut in tbedieniit ReligiO' 

nelle nuali patientiam fimul , ac per/eve' fus pcteft juftinere ; fino qui li juddetii 

rantiam mire p^lfedii . La prima lel fo- .Auditcti di Rutta . 

Itenere con animo nacato quelle rante 501. Aggiungono poi i nobili (enti- 

contraddiz'c.ni , e difficolta , che plioppo- menii , che in $c nutriva Gaetano , ed 

fero i Carduali in approvare il fuo In- ioflillava ancora ne'cuori aitrui, del mo- 

irituto, come troppo arduo , ed imprati- do , cui tener dobbiamo noi nel portar 

cabile , e le mor.laci maMicenze di lin- le Croci , le pene, ed i travaglj , che 

pue lirentiofe, che prnverbiavano il San- Oio ci manda ; trafcrivendo nella loro 

to di temeraiio , dimprudente , di fu- Relazionc alcuni frair.menti delle letie- 

perbo in voler fondarc iina Rcligione rc ilel Santo, in unn de'quali cosi dice : 

ful nulla ; ma cgli con una (offercnz» Nell otcaficm, cb' ablumodi pttire , e /«• 

Sri' 



Parte II. C 

grimare , piangiamo pure , ma fenza dolo- 
re ; fsnza tn/iczzo , ed inqttietudine , an- 
xi conjoliamoci in quefte noftre iagrime per 
ia gran promejja fattaci d* Gcsti di cen- 
fvertirle tutte in altrettanie gioje di gau- 
dio , c di co/itente . Jid gemitus , ad la- 
trymas , non tamen ad dolorem , immo in 
iacrymis coliaterHur propterincfFabilem pro- 
mifionem ejus , qui plancium fervorum 
fuorum con-verteret in gaudium . 

501. Rapportano i Scrittori delU Vi- 
ta di S. Gaetano altri argomenti di que- 
fta di lui inalterabile pazienza . Monfi- 
gnor Caracciolo Arcivefcovo di Taran- 
to fcrive , che il Santo nelle fue infer- 
mita, che di quando in quando lo mo- 
Jeflavano (a) per maggiormente patire , 
e portarne il pefo^per lutto quel tem- 
po , ch'avefl'e difpofio Dio di tenervelo 
fottopoflo, non volle m^i avvalerfi d'al- 
cun rimedio , o medicamento per rifa- 
narfi . Tra quefle infermita , continua 
ed abituale , gli era quella d' un piede 
offefo (non fe ne fa lacagione) malcon- 
cio e dolente , eppure rifoluto di fentir- 
ne tutta la pena , negavagli per quanto 
piii poteva ogni follievo e ripofo , ftra- 
fcinandolo fenza pieta per tanti viagg;', 
e. caminini pedeflri ancora frettolofi , e 
cantando in coro Is lodi a Dio non fi 
sppoggiava mai , affinche tutto il gra- 
re della perfona caricando fopra del pie- 
ie addolorato gli raddoppiaflTe il dolore. 
Dice innoltre il predetto Prelato , che 
Gaetano ebbe ad efercitare parimente la 
fu» gran pazienza nella converfione de' 
peccatori , incontrandovi molte oppofi- 
zioni per ridurli al porto della falute a 
cagione de' loro aderenti ed amici , i 
quali non potendo tollerare quella mu- 
tazione di vita, rivolgevano tutta la lo- 
ro rabbia contro del Santo , maltrattan- 
dolo con villanie > minaccie , violenze; 
ma egli , che dichiarafi , ch' avrebbe di 
buona vog/ia perduta la vita per acqui- 
fiare una fol anima , foffViva paziente- 
mente que'ftrapazzi e pericoli , dando- 
gli Dio in premio di quefta fofFerenza 
grande fortezza per fuperare tuttequelle 
contraddizioni . Ilario Cavo ofTerva il 
vago ornamento, con cui compariva an- 
cor ai di fuori piii bella la pazienza di 



APirOl. O IX. 217 

Gaetano (i>), ed era , che il Santo ne' 
fuoi maggiori travaglj , o di animo , o 
di corpo portava fempre in fronte un' 
aria ferena , con un fembiante allegro, 
gioviale, tiapelande neirefteriore ilcon- 
tento , che fentiva al cuore nell' imitar 
in parte, col fofFrire quelle tribulazioni 
la paflione di Gesis. 

joj. Ma i! P. D. Emanuel Calafibeta 

efalta di molto la pazienza del noftro 

Santo, nell efercitar il mifterodelfeCon- 

teflioni , in cui le varie imperfezioni , 

ignoranze , ed inezie de'penitenti pro- 

vocano tacilmente all" impazienza liUef- 

h Cconteftori piii manfuetiU-); maGae- 

tano con carita dolce , e fosve udiv* 

tuttJ indifFerentemente, ebalbuzienti. e 

fordaftri , fcrupoloC ed arditi , proIifH e 

taciturni, rozzi e vergognofi , compaten- 

do quefti, ed altri difetti fenza iriai tur- 

barfi , e dame indizio di reftarne atte- 

diato , o maravigliato con tale pazienza 

e quiete, c}i'alcuni ammirjndofa perpro- 

digiofa gli addimandarono, come potef- 

fe afcoltar le confeftioni de'penitenti $i 

difettoft , e molefti con tanta pace , e 

manfuetudine? (^uefta fu li rifpofta def 

Santo , che dovrebbe eft^ere una lezione 

da impararfi , e praticarfi da tuttiiCon- 

fefl:ori . Conftderando egli V aver eesi ct- 

mandaio Moftro Signor GesuCrifto , ed in. 

ftituito ii Sacramento deUe. Penitenza tut- 

to Joave , defiderava percio d' ubbidirgii , 

e d' imiiario in queila mirabiie paz'enza ' 

con cui S. p. M. toiiera le nojire coipe si 

gravi , e si continue , e che piuttofto ftftt- 

rehbe eietto morire affannato , ed oppre(fo 

dal doiore, che moftrar a penitenti unmi- 

nimo tedio , difpiacere neli' atio della 

ioro Confejfione {d). 

504. Avendo vedwto domata da Gae* 
tano la paftione deirirafcibile , e ridot- 
ta a tale fchiavitij , che non era pii^ pa- 
drona nemmeno de' fuoi moti primi , re- 
fta a veder il predominio, cheparimen- 
te efercito fopra Taitra pafllone genera- 
le della concupifcibile , la quale inclina 
e porta il noftro cuore ai beni fenfibili , 
e dilettevoli di quefla vita, ofianoipia- 
ceri, o le ricchezze , o gli onori . Que- 
fta pafTione ancora da Gaetano tenutt 
venne in tutto il freno. Non le permi- 

fe 



(a) El. Cier. iib. ?. §. 19. 

(c) Caiaf. Vit. S. 'Cajet. iib. 

Vit. di S Gaet. Part. IJ. 



(b) Cav. Vita T). Cajet. cap. 10. 
2. cap. s>. (d) .Apud Caiafiil. ioc. cit. 



2l8 V I T A D 1 S. 

fe mai Ji frorrere in appetiti fregolati , 
ne di briiTiar beni di quertaterra. Sino 
da' primi anni ^elia fuaeid conobbeGae- 
tar.o, eHere tuito apparente , ed ingati- 
nevole, quanto proinette, e puo dare il 
mur4o » onde quelti ingannatore non 
note mai ineritarli un minimo degli af 
tetti del Santo, ma ben$) il diluiodio, 
fuga, n^rea, e difpreizo. In moltelet. 
tere del B. Padre fi vede la vilifllma 
flima , in cui teneva egli i| mondo , e 
quanto $'in§epnafle di f- reditarlo appref- 
fo tutti , e f«rlo comparire, quale, tra- 
ditore, e inenzognero . Percio folevtdi- 
ra : Cbe era un bofco ojcuro , dove tiene 
nafcofii tnnti nofln nemici , che jempre c' 
infiJnno : aUre volte diceva : gli uomi- 
ni , bencbe foffer» B,e grandi , nan banno , 
n'e tvranno giammai contento alcuno in 
tjuefio mond'> , fe non per mezzQ di Gtsit 
Crifto: Jutti gli aitri contenti fonofattuc- 
chierie , e ftreglierie , cbe fa. il demonio a 
cht gli uibiiijce , 

J05. Quefli detti , ed altri fiinili di 
(iaetano dimoflrano il cattivo coocetto, 
in cui teneva egli il mondo , erf i fuoi 
beni lufinghev» li , da'quali non ft lafcio 
iiui «llettare ad «bbraccisrli deteilando 
li come fillaci , 9 perniciofi . La prima 
delle tre forte di quefli beni poc« faac- 
cennate , confjfle nepiaceri, e diletti 
della viia prefente , quali o fono illeci- 
ti ed impuri ,0 leciti e permelli. I pri- 
mi, certiflimo e , av«rli il nollro San o 
talmente abborriti , ciie non volle nein 
meno un« fol volta permetrera , clie il 
fuo panfiero tnmpoco |i confideraffe , non 
efreiidogli flata mai periurb^ta la men- 
t( da fantafmi immodffli , ma ilpiuma- 
ravigliofo fi e', che interdiOe • tutti i 
fuoi fenfi li piaceri ancora non vietati, 
onde meriio quefla bella , e fingolar lo- 
de da Criflo , come fi riferifce n» pro^ 
cefli .■ Gaetaro er* /' Angelo della tcrra , 
percbe deiia terr* non gufto mai ccja al- 
tuna per appelito regoiatifimo, che aveffe . 
Circa le ricchezze « farolta , cht fono 
aella fecond» clafle debeni mondani , 
io credo certo , ihe Oaeiano non ceJa 
ad &lcuro di queeli ecoi , che ie hanno 
genefofanfiente dilpreizate. Selafciaiper 
Dio il tuttOi beochi r<^co, qutndo cac- 



G A E T A N . 

ohJudevafi il defiJeno di lafciar ancort 
il di piu fe vi fode , vien tsnto ammi- 
rato, e lodato da S. Gregorio negli Ap» 
pofloli Pietro od Andre», che dovri dir» 
li del lafusr il tutto , quandoquelio tui. 
to (ia attualmente inolto , coir.e fuice.J^ 
nel nofiro Santo , il quale av»ndo ua 
Patrirronio ampio, ed oi^uleiuiiritno an- 
cora de'beni liberi , tuitg lo coulumd ia 
oi'ere piie , ed in fullievo d«'bifognofi , 
e volle che i poveri iriveflero del fuo , 
vivendo poi egli di ouel de poveri riti- 
ratofi a fervire grlnfermi negli Spedk- 
li . Quefto difpreiro delle riccbezEe in 
Gaetaiio lo indufle ad eleggerfi uno fta- 
10 di poverta ii rillretta er:gorofa, che 
uon folo la perfona reftafle nuda , e f po- 
gliata di tuttte le foftanze terrene , rri» 
nuda ancora , e inutola reflafle lalingua 
ia cercarla da altri , benche al proprio 
foflentamento neceflarie . Quante volie 
egli gia Religiofo ricuso coflanteinenie 
oro ed argento , e cafe , e poderi , e mo- 
bili , • viveri fino a cotnbittere , e <on- 
traflare con chi glieli offt-riva , e £ace- 
vagli forza ad accettirli, come accadde 
in N^poli col Conte d'Oppido , iii Ve- 
rona col Vefccvo Giberfi , ed in Vene- 
i<a con alcuiii di que" Cutadini . Quan- 
do le limofine, che venivangli tnandatc 
dabenetaitori , erano fureriori al bifo- 
gno della tamiglia , difpi^a/avane porzio- 
nn a'poveri, nr roleva ritenere niai ua 
minimo , che di fupeifiuo al viito Jella 
eiornata corrente per confervarlo al di- 
inani (4), afpettamlo di giorno io fior- 
no nuuva provvifione dalla divina prov- 
viJenza. clie fperimento fempr» pro»t*, 
e folLecit* a foccorrorlo nelle fu« recef- 
fit^. 

fo^. Calpeflite , ed abborrit» le tic- 
cliezze terrene , con non minor difprei- 
zo , ed abbommio fi tenne foito li piedi 
ftli altri beni dcl mondo , che fono gli 
onori , le pompe , la gloria. SinoJagio- 
vane fecolare fu si nemico di qurl vefli- 
re ti pompofo , • di quel corteggio d»' 
ftrvitori, che conveniva 1111 nobiliidaN 
(a fua nafclia , cammmanJo folo per la 
Ciiii , e ricoperto d'abiti dozzinali , che 
ne venne afprjaierite rirnprovcrato da' 
parenti, come che offufcafle ii fplendori 

deir 



4«) ^if. Cjr. in Vit. fW. ir. /.11. 
yit» del B. Gtet. 



Biz, .Ann. Ecd. ai ann. ijs^- tt. £4- CtM. 



Parte ir. 

dell^illuflre prorapia Tienea. Accompa- 
gnavafi , e trattava cdn le perfbne ple- 
bee, arrolavafi per fratello, e compagno 
negli Oratorj degli artifii , ed avvilivafi 
a far da fervente negli Spedali . Quefla 
era la gforia di Gaetano il calcare , ed 
opprimere la vanagloria del Itiondo . Ma 
in Roma dimoflro piu fenfibilmente l' 
orrore e la naufea , che areva ilegli ono- 
ri ed applaufi , allora quando pofio in 
alto grado di Prelatara infigne , amato 
di molto , e fiimato dal Papa , daCar- 
dinali, e da'Principr, tutta laCortefta- 
va afpettando la di lui promozione alla 
Porpora. Percid il Santo volendo fusgi- 
re quelli onori , che vedeva venirgli in- 
contro, fe ne fuggi daRoma, ritornan- 
do di volo a Vicenza fua patria. E qui 
diede ancora fegni maggiori del fuo di« 
flacco dal mondo . Non v' ha vincolo, 
che piii llringa i nofiri affetti quanto 
quello def proprio fangue , ede'congiun- 
ti, che ci fa defiderare di vederli, e pra- 
ticarli , fe fiamo aflTenti , e compiacerfi 
delle loro profperita , onori e fortune: 
Eppure Gaetano dopo che unavoltapar- 
li dalfa fus cafa paterna , non volle piil 
mettervi piede, ne dimorarvi per poche 
ore a riferva di quella fola occafione , 
in cui la pieta lo cofirinfe ad afllfiere 
alla morte di fua madre , ficche il fuo 
alloggio in Vicenza , dove piii fiate gli 
convenne portarfi , non fu raai il palaz- 
20 de'parenti , ma il pubblico Spedale, 
Nel fentirfi a rammentar le grandezze 
de'fuoi maggiori , e la nobilta di cafa 
'i"iene , quelle voci erano al fuo orec- 
chio si mofefie , che fubito proccurav* 
divertire un tale difcorfo , o fe ne par- 
tiva difgufigto , e confufo . Non volle 
Hcppur guardare, noa che ricevereque- 
ili fuoi congiunti , quando efiiandarono 
con pompa e msgnificenza a Napoli , per 
confolarfi in rivedere un si caro paren- 
te cotanto celebrato dalla pubblica fa- 
ma . Finalmente era tanto alieno, e di- 
ftaccato d» queftr fuoiconfanguinei , che 
fi protefio ed in lettere , ed in voce 
( verificatefi poi tali protefie nellenega- 
tive rifolute , che diede a piu iftanze 
fattegli ) non avtebbe mai proccurato 
loro alcuno onore , o vantaggio lempo- 



C AP ITOLO X. »19 

rale , benche con una fola parola ajk- 
prefTo de'grandr, che tenevanlo infom- 
ma venerazione, poteflfe ptometterfi qua» 
lunque favore («): anzi netnmeno vol- 
le impegnar le fue orazioni in pregar 
Dio per qutfii interefli , e profperita 
mondane de'parenti, ma folamente fup- 
plicavalo per la falveiza, e fantificazio- 
ne delle loro anime . Fidelis hic fervits 
Der nunquam ad conjanguineorum , & fa- 
miliarium anhelatjit commoda , fed ani- 
tnarum faluti tanium inhiavit , conchiti* 
de la facra Ruota . Dunque fe il cuore 
di Gaetano era si difiaccato, e dal pro- 
prio fangue , e da cio che ha il mondo 
onori , ricchezze , e piaceri , ci fara piii 
facile il credere quel gran portento gia 
defcritto ; come quefio di lui cuore vo- 
lafTe fuori del petto fin al Cielo , men- 
tre fciolto , e 'ff»edito non aveva lega- 
me alcuno, cbe ib teneflfe ivviticchiato 
alla terra. 

CAPITOLO X. 

Oraz.ione prddigiofa Ji S. Gaetana. 

507. ■pRo^igiofa veramente fu rorazio» 
f^ ne , e contemplazione di que- 
flo Santo , e perch^ continua , e per- 
che fiflTa , penetrante , e fervorofa , 
e perche ricca de'doni preziofi del Cie- 
lo. Onde merito d^eflfer chiamato, Un 
miracolo dell' orazione (i) . Vediamone 
la prima circofianza delfeflTere fiara con- 
tinua. F« egli fin da' primi anni detP eii 
fua gioTjanile ( cosi fcrive il P. D. Giro- 
lamo Vitale ) totalmente dedito all' ont- 
zionc (f ) cbe y corne nota la fairaB.uota, 
lo folevano comuriemente cbiamare : Uono 
di continua orazione ; e foggiunge il P. 
MafTimiliano Deza della Congregazione 
della Madre di Dio; le fue orazioni (co- 
fa grande , ed inaudita riferbata da Dio 
a Gaetano) erana tanto continue , the s 
lui fi rendeva si facile f oratg , etmt d 
noi il rejpirare . Parimente il Vefcovo 
di Brugnato Monfignor da Giefli efpri- 
me queiraflidua orazione di Gaetjfnoco- 
si dicendo. Era l' orazione il di luicib», 
il ripofo , il tratienimento , e l' Cjfrciii» 
diurno y e tiotturno {d) . Nella fofiariza 

delle 



(a) Monf Cigal. difc. p. %. pag. 97. (b) Dent. Vit. del B. Gaet. liB. x. cap. j, 

(c) yiial. viag. al Cielo confid, 7. (d) Giefs. par. t. oraz. pag. 33. 

E e t 



220 V 1 T A D I S- 

ieWe ruddette efprefTjoni conrengono lut- 
ti gli altri Scrittori , foio ciie refta » 
fpiegarfi quello , che ad ilcuni parri 
forfe incredibile , rome quello fervo di 
Dio impegnato dal fuo gran zelo di fal- 
var le anime, in tante opere di carita, 
di confefljoni, prediche , vilite dinfer- 
mi , configlj , ed a!tre azioni elleriori 
molto djllrattive , poterte ftare f«mpre 
in fe racrolto , e far lii fontinuo ora- 
zione. Sciopliefi pero facilmente il dub- 
bio dal noflro Storico con un difcorfo 
di queflo tenore . 

508. La vita attiva , e contemplativa 
unite erano in Gaetano ccranto , che 
una non difturbava Taltra, marecavan- 
fi vlcendevolmente ajuto , fortezia , e 
coflanza. Lo fpirito delB. Padre, quan- 
do ripofava nel uolce fonno delle <Jivi 
ne contempla2ioni , ve|;l'a.va nello Ifef 
fo tempo a benefiz'0 cfptoifimi , trat- 
tando con Dio grinierelTi Jella loro la- 
lute, e chiedendos'' 'ume , e grazia per 
ajutarli , e quando pci ufciva dallora- 
iione agli eferci/j laborioli della cariti, 
portava feco rel tuore iJ fuo Dio, con- 
lii.uando a contemplarlo , ed amarlo in 
quelle medefime efterne operaiioni a 

5;uifa d'un peff.e di^mare , che nello ftef- 
o agitarfi guizzando in quelle acque RO 
de come nel fuo centro il fuo dolce ri- 
fofo ; onde il P. B.^rbarano Cappucct- 
BO, nella Sroria Ecclefiaftica di Vicn- 
ta ebbe a dire ( « ) •• t^l que Sanii , cbc 
efeguirono f aTJVcrtimenio diCripo, e dell 
^'tppofloh di ftr erazione ( 4 ) , oportet 
femper orarc , CT non deficerc , ^ne inter- 
miffxonc oraU , uno certamenic /u S. G'C- 
tano , che*fembrava , fopgiunf^L* 1' Auto- 
re , uno di queVelefti Ser»fini aftiftenti 
di con:inuo avanti >a Maelli divina, li 
quali fiirono veduti da Ezerhielo amuo- 
verfi • e volare , fenza pero dilungatfj 
mai dal cofpetto , e contemplazione tlal 
loro Creatore . Cosi appunto accadeva 
•I noftro Santo nel fuo operare , e t.iti- 
eare , di cui pero fi legee , che Itava 
femprc alia prefenra diDio, fenxa per- 
derlo mii di vifta {c ) . 

509. Se poi vuol ronfiderarf» quefta 
firti» di Gaetano ncl fuo puro elTere «li 
orazione,allorchifpedttoli egli digii efcr- 



G A E T A N O. 

cizj di carita ritiravafi o in camera , • 
in Chiefa per farla a ginocchia piegate , 
il fuo folito coftun>e era di trattenervifi 
le notti intiere dalle prinie tenebreftno 
alla prima luce , non fowenendo alTin- 
digenza del corpo , che ftaino gli cbie- 
deva qualche ripofo. Per altro la di lur 
formale orazione protraevafi d'ordinario 
fino ad otto ore coniinue , lo che rec» 
flupore , e da a conofcere ta profonda 
iiiimerrione del luo fpirito nelle celefti 
contemrl2Z'oni , Oralionem ad 080 pmfjiti* 
hcras jugibui lacrymis pmirahebat [d) cosi 
dice il Breviario Romano . Preveniv» 
moito prtma I Aurora del giorno , nel 
rjual tempo li canta il mattutino , tr.nt- 
tenendoli in toro avanti il Santiflimo 
Sacrainenio a meiiitarne il granmiftero, 
linche li daflTe Tultimo fegno di recitar- 
lo unitamente cogli altri Reltgiofi. Ter- 
miiiato il canto , riafTumev» la medit*- 
zione prefcrrtta in quelTora a tutti nel- 
le fue conftituiioni , che pot continuav» 
fino al ti-m| o tii celrbrare fs fanta Mef^ 
f a . Ma dopo il facrifizio reflitui^ali fa- 
bito in coro alfa fua cara orazione , ds 
cui non piu rarrivafi , fe non chiamato 
dal fiiono della refezione comure. Pa- 
rimente confecrava a queft» virtii il ri- 
manente delfa giornata rititanJoli , e pri- 
ma , e dopo vefpro a converfaie da fol* 
a folo con Dro , fino alTora detTaltra 
meditJzione romune , che faceva cogli 
altri Pailri, rimeitj-ndo pni alla notte il 
foddisfarti piu a lungo colle fue pnifon- 
de fontemplazioni . Quefto era fordine 
confueto , ed il tempo , che dava San 
Gaetano airorazione mentale ; ben^-hi 
poi molte volte gli venifl^e interroito 
dagli eferciz) della v ta attiva a benefi- 
zio de' prolliirii . Sicchc fe computerema 
te ore , ed il tempo chepfi impiepava 
«d orare menralmente , (i troveri , fhe 
ia naggior parte della fua vita era im- 
pegnata , e donata alforazione , rome 
sppuiUo rifitrifcono gli Auditori di Ruo» 
la al Sommo Pontefice Urbano VIII. 
Majorem t:mporii ptrtem in oralionibus , 
oy in choro tranfifekat . 

jio. L'altra tircofta-nza dell' efTere fla- 
ta lifli , e fervorofa 1' orazione di Gae- 
lano argoroentafi chiaramente dal no» 

«ver- 



(a) Barba. lib. i. cap. ^7. ptg. i6j. ( ) Luc. 18. i. 1. Thef. j. 16. 
(d) Calaf. tit. lik. ». tap. ;. (d) 7. ^.ig. led. 1. ntci. 



Parte tl. CAPiroLo X. jit 

avervi egli mai patito diftrazioni alcu- grazie prodigiofe, alcune delle qualinp* 

me , o i:tiporciinita di penfieri da quella taronfi in altro luogo . Perd piu d' una 

alieni, coine pure dalTefTere ftatoinfen- 'volta (fono le parole fleffe che fi ieggo- 

iibile , ed a'flrepiti altrui , ed a'rigori no nel compendio della di lui vita dato 

delle (tagioni del gran freddo , o di gran alla luce daila facra Congregazione de' 

caldo, e tanto era immerfo in quel pro- Riti)/M 'vcduto ilSunto a portarfi in Ctc^ 

fonJo , e quieto fonno delfanima , che /o dalU 'violenza del juo fiffo contempla- 

pieiruno di que'difasj, per altro alla no- re , ed i-vi benche xiiatore , e mort^le (on* 

ftra umanit^ molro fenfibili , potevano verfare con que^ beati fpiriti comprenfori . 

rifvegliamel-i . Copiofijfimis lacryntis divi^ Vifus namque noK femel ab ipjis wta offi- 

na. eontemplabatur , O" fine vagatione vien- tiis contemplationis 'violenlia abreptus ia 

tif miximopere erat Deo unitns (, a ) . Co- C^lum fsrri , CS" cum beatiffimis iss menti- 

n negli Articoli della fua canonizzazio- bus digere adhuc mortalis . 
ne , lo che piu chiaramenre delle altre 511. Ma e moko ofTervabiie la mode- 

volte fi vide nel facco di Roma , quan- flia , ed il modo , con cui Gaetano ri- 

do (}a;u'o egli in orazione genufleffo a ceveva i fudJetti favori , e che dovri 

pic deir Altare , entrarono que'furibon- fervire di regola alle anime contempla- 

di foldati in Chiefs gridando , e minac- tive d'alta orazione. Guardava egli que» 

ciando, fenza che badafle il Sanro a'Io- fte fue elevazioni di mente , e di corpo 

ro fchiamszzi , e fenza fcomporfi punto , con occhio fempre timorofo e cauto , 

o divertirfi dalla fua orazione. 11 fervo- per<he le guardava a confronco dclle fue 

re poi, ed amore , quando ritiratofi nel- miferie , ed infedeha ,• ron le afpettava 

la propria ftanza , ftava contemplaodo rnai , ne tatnpoco defideravale, confide- 

Dio a porte chiufe per far piu fecrete rando , che I amor divino , henche fia 

le fue divozioni, era si avvampante nel la ca^ione deirefiafi, di quelle pero nd 

di lui cuore , che non potendo tenervifi fi pafce , ne fi contenta , ma folo delle 

chiufo, traboccava fuori in lagrime ,■ fo- virtil , e del folo operare , e patira ge- 

fpiri , ed efclamazioni , onde fenza ac- nerofamente per Dio , onde quanto piCi 

corgerfene il buon fervo di Dio venii^a jo follevavano in altoque' rapimenti efla- 

ad ifciioprirfi , perche quefti fofpiri , e tici , tanto piii fprofon Javafi egli nelfuo 

quefto pianto erano udici da'compagni , niente , e piu afpramente flagellava i( 

quindi palefati venivano gli ardori del fuo corpo come indegnitrimo di tali fa- 

fuo fpirico , e delPorazioni , che faceva vori , e come temerario , che vorrebbe 

nafcollamente . fubito invanirfene , ed infuperbire. Te- 

51 r. Finslmente il terzofregio, di cui neva poi cosi fecrete qu^^lle grazie , cha 

andavano adorne le contemplazioni del gli faceva Dio , che niuio mai ebbe il 

Santo contiene que'celefli teforl , egra- contento di faperne dalla fua bocca una 

zie , con cui Iddio fi compiacque d'ar- fola . 

ricchirle. Chi mi puo narrare ( cosi fcri- jij. In quefle contemplazioni Jel B. 

ve il P. Baleflrieri Gefuita ) /7 traffico Padre , oltre la maggior fantita, che vi 

noH interrotto , ed il coniinuo commercio , andava fempre piu acquillaniio , ammi- 

che aveva Gactano col Cielo , cbi mi fa rafi di piil la gran forza , che facevano 

numerarc l' e/iafi , i raiti , le alifnazioni a Dio le fue preghiere ia ottenere to» 

dc^fcnfi , l' elcvazioni det corpo , con chc fio , e ficuramente le grazie richielie, 

quclf anima bella , quafi fdegnando dabi- mentre co!!a da^procelFi, quante ne ad- 

tarc in terra , ientava al meglio , cbe po dimandava il Santo , venirgli ttirte ac- 

tcva la sii , dov era l' originc fua , fare cordate, rome accenna parimente la fa- 

ritorno} (b) Q.ueno e certo , che fani- cra Ruota : in necefitaiibut ad Deurr» 

JHa di Gaetano nelle fue orazioni era Opt. M^x. confugiebat , manens in jeju- 

fpelTe volte rapita in eftafi , ed alienata niis , iy orationibut in confp ciu iHiut , 

da' fenfi con tanta forza di fpirito , che qui fcrvi fui preces , ^ paupens defHc' 

follevava in alto , e tirava feco parimen- rium in multitudine mifericordi^ , V ^c- 

te il corpo , ed allora riceveva da Dio nignitatit fu.c exaudiebat . Olire quella 

effi 



a) .4rt. & Pcjit. 5. I{. Ccngrcg. in Can. B. Cajct. (b) Balffir. ^4rrent.fol.^i^, 



Itl V I T A D r S. 

efficacia , chs accreditava appreflfo tutti 
rorazione di Gaetano , vi concorreva 
ancdra lo fpirito di profezi» a piu deco- 
rarla . Imperocche reflavavi il Santo da 
tanta luce illunrato, che penetrava i piCi 
reconditi fecreti del cuore altrui , onde 
riufcivano fruttuofifTime le fue prediche 
(fcrive llarioCivo) nou folo per quella 
eminenEa delle fcienre , che pofTedeva 
efTendo uno de' pritni Teologi di quel 
tempo , laureato nelle leggt canoniche, 
fr civiU, e verfatifllmo nella Sjcra Scrit- 
tura , e fanti Padri , ne folo per quel 
fuoco di zelo, con cui accendeva i fuoi 
difcorfi gettando Hamme d' amore , e df 
dolore fopra gli uJitori : ma ancora pet 
il lume profetico, per cui vedendo, co- 
me in uno fpecchio i turpi penfic-ri , e 
le malvagie intenzioni, che alcuni nu- 
trivano nel loro cuore , le ripreudeva dal 
Pulpito dinintamente ad una per una 
con grande flupcre ,. e compunzione di 
cjuelli , che fe ne fentivano la cofcienza 
macchiata. Fruttuofiflime parirnenteera^ 
no le fue confeflioni , perche in virtu. 
di queflo lume profetico fcopriva a'pe- 
nitenti quelle colpe „ che o non cono- 
fcevano, o conofciute arrodivanfi di ma- 
nifeltargli . Anzi Monfignor Areli Ve- 
fcovo di Tortona riferifce , che il fenfo 
ancor deHodorato in Gaetano ebhe que- 
fta virtii di fentire il fetore , o 'I buon 
odore di quelle anime , che foftero o 
putride, o fane ( <f ) , lo che leegefi pu- 
re di S. Filippo Neri , ed altri Santi . 
Di piu prevedeva Gaetano , e predinfe 
xnoItiiTimi awenimenti futuri , itnpofli- 
bili a naturalmente faperfi , comedipen- 
denti dalla fola liberti umana , e datla 
fola vclont^ divina , e predicevali con 
tanta rertezza , e frequenza , che meri- 
to efler annoverato dalla Chiefa nel Ca- 
talogo de' piii illuflri Profeti : S^pciacx- 
tafir» raptui , iy propbcticc dono iHn/iris . 
5'4- In fomina deve ftimarfi prodigio- 
fa per ogni riguardo , lorazione tlcl no- 
, ftro Santo , particolarmente per averla 
«|li continuata con tale^ afllduiti , che 
i fuoi contpmporai'ei ebbero a dire: ef- 
fere /latM- tuUa la di /mi i>ita una- coitt- 
nua orazione { l> ) . IJal che \] deduce in 
(juanta flima teneva ef\\ quella gran vir- 



G A E T A N O. 

tii per i gran beni da lui medefimo eC- 
perimentati , che apporta alTanima . Per- 
cio non folo volle obbligare con legge 
inalterabile i fuoi Religiofi ad efercitar- 
vifi almeno due volte il giorno , ma im- 
pegnd tutto il fuo fpirito iii perfuader- 
la ancora a'Sacerdoti,. ed a'fecolari, af- 
ficurandoli» come fctive il P. Silos , ef- 
fer lorazione mentale una macchina po- 
tentiirima ad efpugnare il Cielo , ed » 
trionfar dell' inferno (c) . Onde comhiu- 
de il P. Barbarano Cappuccino . Non v' 
era cofa , che tanto agli altri peifu»- 
delfe S. Gaetano quanto la frequenza del 
SantidimoSacramento , e refcrcizio del- 
la orazione (d) . 

CAPITOLO XL 

^ltre azioni di umilti di S. Gactanf 
oltre le rifcrite in divcrfi Capitoli . 

yif./^^HI avendo letrc fin qui queHa 
V^ Storia voleffe di naovo rileg- 
gerla , ma con occhio pifl attento e ri- 
fleffivo , vi fcorgerebbe quafi da per tuc- 
to qualche atto eroico il uinilti o efpref- 
fo, o iinplicito di Gaetano, menrre po« 
chi fono queToglj , nequali non fi rife- 
rifca qualche atta di fanta vinu . Non 
e acconcio, ne farebbe grato al lettore, 
il ripetere ora quelle azioni , ed umili 
fencimenti del Santo , che fi fono gii 
regiflrati fecondo Tordine , e la ferie 
de' tempi . Pero aggiun^iamo qui fola- 
mente quel reftante ilellfr di lui umil- 
til , che vagando fuori del detto ordine 
cronologico , non fi e ancora defcritto. 
Siane il principio un' azione fingolare 
det B.. Padre , con cui egli , fe nacque 
abbietto in ui>a flalla , fe viflGc in conti- 
nuo difpregio di fe medefimo, e fe mo- 
li coperto di cenere , e dicificio, come 
flato fofle un gran pcccatore-, volle elTer 
umitiato , e negletto ancora dopo mor- 
te. Eccoofr il racconto- ricavaro da pro» 
cefli della fua canonizzazione , ne' quali 
pero non fi cfpriine il tempo determi- 
nato, in cuiarcaddc, benrh^ molti Serit- 
tori vogliono ioift poco prima della di 
hii morte (c). In una di quelle molte , 
e graziofe comparfe , che comptacevafi 

di 



(a) .Adeot impr.facr.l. ^. impr. ^. H jy. (S) El.Cler.l. ^.^. t^.Car. h(. ctt. 

ic) liloi I.T.p.i-ij. (d) Btrb.l^. Eccl. dtyit.t.^. cap.^T. (e) Proc Nap. i^^v 



Parte II. Cafitolo XI. 21^ 

^i fare il Salvatore al fuo amato fervo tenerlo occulto ^l mon^o fenza U meri. 

Gaetano, cosi g!i difTe : iluefia rvelta, o tati oaori , xna avendo ancora prome^To 

Gaetano, io wglh riconofcere il tuozelo, nel fao Vangelo d'efaltargrumili volie 

r opcre e fatiche ^ cbe hai intraprefo per foddisfare a tutti duequeni impegnifuc- 

mia maggior ghria , ed a tenefizio della ceHivamente 1 uno dopo raltro, comin- 

mia Chiefa , e de' miei minimi : pere chie-^ ciando prima ad offervar la promefla 

dimi qualftnque grazia piii t' aggrada „ th' fatta al Santo con avere operato, che n4 

io fono fronto a concedertela . A quefta «1 que'primi Padri , ne que'fecoIarj che 

ampia offerta d' un Dio , <:onfufo il San- fopraviffero , palefarTero , o lafciafJero de- 

to umiliandof) fino in terra .rifpofe: $/- fcritte a'pofieri feroiche virtii e mira- 

gnore ., io non ho faito mai cofa alcuna di coli, e favori celefti del Beato fondato- 

buono, tutte le mie operazioni fono fiaie st re ; e quelle poche memorie di lul no- 

imperfette e fporche , xhe meritano cafiigo , tate da alcuni in carta , difpofe che re- 

nonpremio. Nonreplicare altro , foggiun- flaJlero per lungo tempo perdute , econ- 

fe GeiiX , dimanda , e dimanda fur mol- fufe con jikre fcritture dentro gli Ar- 

to, cVio fono rifoluto d' accordarti qualun- chivj pubblici , o -privati. Innoltre per 

que iua richiefta . VedendQfi cosicoftret- contentare la richiefta del Santo rhe 

to Gaetano , che penfiamo noi gli addi- reftaflTe occulto il fuocorpo, tlifpofe Bi» 

mandaflre.<* 1'avanzamento, e laprofperi- fofife fepolto fotto terra comuneslla rin- 

ta della da fe fondata jReligione ^ o la fufa coUe oflTa d'altri fenza faperfi a.« 

gloria del Paradrfo , o quaiche altra di cora fino a'giorni nollri , qusle pre.-ifa- 

quelle grazie , che bramanfi dalle iUiie mente fia , benthe i! doverfi poi unavof» 

perfone piii fante ! Niuno potrebbe im- ta fcoprirfi alla pubblica venerazione in 

maginarfela . Q_uefta fu la perfezionemi- un'eftremo bifogno della Citta di Na* 

rabile del Santo .. Giacche •volete , o Si- poli, Tabbia rivelato riftenb Redentore 

■gnore , fovverchiarmi colle -vofire miferi- come cofta ne'cltati procefll . Ma final- 

cordie, e si largamente favorire uningra- mente dopo efferfi Dio conteiiuto A\ e\o- 

-tijfimo Jervo ; io 'vi chiedo , e 'vi prego rificare J'timiliflimo Gaetano pel corf» 

per i meriti ancora della vo/lra fantifima d'ottanta , e piii anni dalla di lui mor- 

madre , che di me non rimanga memoria te , nel qual tempo pero lafcio fcorrere 

^kima nella Chiefa , che non fi fappia mai alcuni prodigj airinvocarfi del fuo no- 

effer ,/iato Gaetano al mondo , che il mio me , come pure la divozione e concet- 

corpo fia nafcofio agli occhj di tutti , e che to uella fua fantiti in alcane Provincift 

nel feppellirfi quefio miocorpo, refiifepolto per effer requifiti ■necefraTJ a formarfi i 

Mcora neile tenebre deliobblivione il mio procefli de miraculis , & fama fanditatit 

nome . Gii uomini fanti proccurano 4' in ordine aila fua Beatificazione gia de- 

jsffere umili, sd afabiettl in tutto il tem- cretata nella mente divinar Dopodico 

po, che vivono e nonpiuolcre, ne pen- faver il Signor mantenuta rer tanti an- 

iano ad awilirfi tieiralrra vita , dove ni la promefia particolare fatta al San- 

airumilta, ed alle abbiezioni fuccedono to , volle efeguire anrhe raltra penera- 

la glorla e gli onori , e dove ceflTano le fatta agli uomini . Edallora, ficcome 

que'pericoIi , e tentazioni di fuperbia , un gran fiume al romperfi deeli «rpini 

a cui e fogpetta quefta nonra miferabi- che lo trattenevnno, fcorre preripitofo 

le vita. MaGaetano oltrapaflTando i ter- allagando tutte le campagne d'intorno' 

mini comuni della fantita , cerco, ebra- cosj la gloria , fama , e miracoli di Gae- 

mo d'eflrere umile, € negletto, fcordato tano fin allora rimafii occulti rercl-e 

ancora dopo morte , e votle portar feco fecondata folTe la di lui umile brama 

infin nel Paradifo quefta fua cara virtii <!' improwifo nelluniverfo fi appalefa- 

deirumilta. rono cotanto , che rendettero in < gni 

yi«. Compiacendofi moItoGesudique- parte gloriofo il nome di queflo Santo 

fta umiliffima dimanda di Gaetano , vol- al di cui comando gli eletrenti i l» 

le dargliene un contraflTegno d'averla tnorte medefima ubbidire dovertero. 
fommamente apgradita , con abbracciar- 517. Udiamo alrune p»ro'p dello flef- 

felo flrettamente al petto , ed affirurarlo fo Redentore apport ne nel fuddetro pro- 

della grazi» richief>a . Dunque efl^endofi ceflb, le quali ci ferviiarno d^srgomen- 

il Redentore impegnato con Gaetano • to a profeguire il difcorfo deirumilti 

deJ 



124 VlTA DI 5. 

tlfl iiollro Santo : lo faccio quilto ohe dt- 
"vo per gloria maggiorc di Gaettno , cbe 
mi ccrcd di ftar fepolto ancora dopo morte 
ne'l(t nudtia ; i' ho fatto fin oy.t >per fua 
toifolazione , ma perchi io muto t opera , 
uon e -volcre , non e piit tempo di tacere , 
vcgHo , che refii maggormente glorificato 
mueHo , che per m: ijdle refiar atttrraio 
d' ogni umano ingrandimento . L ho tenuie 
occulio a^vendogii promejfo in 'vita tenerto 
mhbietio , ma perche te mie promejfe fono 
condizionaie , effendo gia feguiia ia condi- 
zionc (quena vedefi ioCte perfino tanco 
temro ileterininato) dcvo far quello , cbe 
« me j' afpetta , ed era cosi grande tajfo 
il ftntimcnto di fe /leffo , che mai fi diedc 
M vedere poter cffere Cofa di buono ; era 
di natura pia.evotijfma , umite , e man- 
lucia , e poriava nel volto la carita . Ccn 
gli cguali joggeito , con li foggetti fervc , 
colli maggiori non aveva ejfcre divolere, 
n'e dimoflraiivo , n'e operativo . Con que- 
Ita efprelilone ci da a conofcere il Si- 
gnore quanto fingoltre fofTe , ed eroica 
r umilti si interna , come ellern» di 
Gaetsno. 

518. In quantoair umilta intern«, che 
confifte in una chiara coRnizione di noi 
medelimi, del nollro nulla , e delle no- 
ftre iniferie, per cui veniamo a nirriar- 
ci come vafi pieiii di feccia , e dini- 
quita, ed alla vifta di tale veritinefie- 
cue ro' l'«flfi^"o , e defiderio d^eflTere 
ancora dagli altri tenuti in quel vilecon- 
cetto , che abbiamo i.oi di noi flefll , e 
confeguentemente defler da nitti vili- 
pefi , e difprepiati; in .luanto , dico , a 
quelVumilta interna abbiamo per certo , 
eflere flata si altamente radicata nel 
cuor diGaetano, che non folo fi flima- 
ra egli buono da nulla , nonavendomai 
avuto ardire d' intraprenderequelle gran- 
di , e gloriofe opere , che ha fatro nella 
Chiefa , fe non vi fi fentiva fpinto in- 
ternamente da impulfo divino (a), ma 
credevafi unuomo triflo , e colmo d' 
iniquiti , come frequentimente ii pro- 
lefla nelle fue lettere , alcune delle quali 
pajono iibelli infainaiorj di fe medeli- 
mo , el ""> volta perfuadendo a non 
fo chi il difpreizo del mondo per elTere 
pieno d'in|inni , e vuoto d'ogni con- 



G A E T > N O . 

tento gli foggiur.ge : 11 tufto ho i» prt- 
vaio pcr ia mia infinita m.ilizia . Ego cer' 
te omnia experius fum p,o mea infinita 
rrialitia (i). Era egti d: si profonda umi/' 
ia , (fcrive il Vefcovo di Rriignato Mon- 
fignor d» Giefll ) che fi fiimava il mag- 
gior peccatorc , e ia piu vile cofa Jet mon- 
do , c gti pareva Jirano , chc la i-rra to 
ffSt^ff' (f ) »■ owde teneva di fe quefla 
opinione, che la fua perverfiti metteflTe 
in mano alla divina giuflizia quei fiagel- 
li , che fcaricava adirata fopra de' popo- 
li ; ficchc vivendo in continuo timora 
di qualche gran cafligo di Dio fopri di 
fe , raccnmandavafi con premura , e di 
fovente airorazione altrui dicendo; prc 
gaic per me v(M , che fiete fervi veri dil 
Signorc : accennando in tal guifa , ( h' 
egli era fervo di Din di folo nome, e dt 
abito . Non e di minor marav iglia in iin 
miniflro del facroAItare coii i^egno , e 
cosi faiuo , com' ej^Ii er» , quel fuo lamen- 
to anniverfario quando ricorrendo il gior- 
no in cui fu decorato del carattere facerdo- 
tale , ogni anno efclamava , collepupillc 
lagrimanii , e vergognofe; queft' e il dt , 
che io commifi quel gran peccato di fuper- 
bia in tajciarmi ordinar jat crdote : quafi 
che tofle flato mi nuovo Lucifero nella 
pretefa d'afcendere al facroAitare. On- 
de Innocenzo XII. confiderando quefia 
$i vile , e trifta eftim^iiione , in cui te- 
nevafi il noflro Santo , per un folo fon- 
damento di grandumilti , volle ne re- 
naflfe a' pofleri eterna memoria , qualifi- 
candola nelle fue lettere appofloliche , 
col titolo d'infigne, e celebrandone i di 
lei efletti , ed efempj mirabili ; bumi.ita- 
te , demijjtone animi , ac vHiJJima Ju: .tfli' 
maiione tnfignis iS^c. (d). 

J19. Quefli efletti , e fegni fenfibilj 
abbiamo ora a vedere nell' umilta efler- 
na del noflroSanto, la quale fe non ha 
1« forgente, e la cngione dell' umilti in- 
terna, come in realti fuccedeva in Gae- 
tano , farebbe piuttollo un poflTedere la 
fuperbia , con cui forfe alcuno ambifce 
d' eflere llimato umile «pprelfo glt altri 
fei-7« efl^erlo nel fuo cuore . A chi ofTer» 
vava il ianto cogli occh) tilli a terra , 
colle mani tenute entro le manichedcl- 
la vefte con una voce dimeflli , tratto 

man- 



(a) Proc. Nap. fotio Inn. X. '*>) Art.in Can. D. Cajct. de bumil pag. Ji. 
(c) Da Giffs. Patrei. pag. ;i. (d) BitllM Canoniz. 



ParteII. CapitoioXF, 225 

jnanfueto, pafifi e gerti regolati tlalla mo- le imperfezioni_ ancora deiranimo , che 

deiUa , e con un abito rozzo , e ratop- non avendole in fe rapprefentava^I' la 

pato , pareva di veder in lui camminare di lui umilta , dichiarandofi e nelle fue 

!a fteffa virtu deirumilta, la quale vo- lettere, e ne' fuoi difcorfi un arca d' igno- 

leflTe farvi la fua bella comparfa per al- ra?tza , quando la di lui mente era un' 

lettare gli altri ad invaghirfene, ed ab- arca di fcienza , che conteneva di piu i 

bracciarla. In quanto alToperare del San- tefori della fapienxa celefie . Feccia de 

10 Padre fappiamo da' fuoi contempora- Sacerdoti: quando i di lui facrifizj erano 

nei , dagli atti della fua canonizzazione , sl grati all' Ahinimo , che vi reftavano 

che abbafTavafi agli efercizj piu vili per fempre efauJite le fue fuppliche . Im- 

maggior difprezzo di femedefuno, e per p>-udente , e di poco fenna ; eppure la di 

ifiimarfi di tutti il piii vile. Era egli il lui prudenza vien efaltaca alfommodal- 

primo nel tempo parimente, che regge- la facra P.uota , e da tutti gli Autori. 

va la cafa in grado di Superiore , a pren Povero d' ogni favore di^vino , ed umano : 

dere in mano la fcopa per fpazzare non eppure abbiamo veduto ne' primi capito- 

folo la Chiefa , che flimava fuo grande li di quefta feconda parte quanto ampia- 

onore, e confolazione , ma ancora i cor- mente fia ffato favorito da Gesu , d« 

ridori del chioftro, e le officine piii lor- Maria, dagli Angeli , eda'Santi. Sicco- 

de; portare fugli omeri , in occafione di trie fappiamo ancora circa i favori uma- 

fiibijriche, la carica di pietre, travi , ed ni , Taverfi egli colla fua virtu guada- 

altri materiali , lavare nel bucato i pan- gnato talmente la grazia, 1' sffetto , e It 

ni lini, fervire agrinfermi, benche ap- protezione de'Sommi Pontefici , Cardi- 

peftati , o impiagati colle proprie mani , nali , eJ altre perfone grandi , che s'era 

ininirtrando loro i vafi im.mondi , dopo fatto arbitro , e padrone deloro cuori . 

averli nettati , e purgati . LcctabatHrval- Ma nelle fottafcrizioni delle fue lecte- 

di , [e exercere itthumiliorilus domusexcr re , fcopre piu chiaramente la fua cre- 

ciiiis ; primus erat <td accipiendam fcopam, duta indegnita , e miferia fottofcriven- 

tit domum 'v.-rreret , tion horrebat pannos dofi , come altre volte accennammo ora , 

fuccidos lavxre & in^rmis etiam pe/iilentia lo mifero prete : ora l' infruttuofo fervo di 

gravatis propriis mamJ/us infer'vire,& illis Cri/io: ora P arido vojiro in Crifio figliuo- 

tfafa /iercoraria mini/irare , iJ" mundars lo , o con altre fimili efprefiioni , e ra- 

(a). E perche alla fua umilta non man- rifijme volte anteponeva egli al fuo no- 

cafie cofa veruna , che coftituirla potefie me di Gaetano quelTonorifico titolo di 

perfetta, fi adopero con tutta induftria, Don , con cui volie fi appellafiero i fuoi 

che da veruno non fi fcuoprififero le vir- Chc-rici Sacerdoti per decoro de! carat- 

tu , li meriti , le grazie , ed i doni ce- t-ere Sacerdotale, fecondo i'ufo della pri- 

lefii , e dalTaltro canto fofTero a tutti mitiva Chiefa , che con un t^I antino- 

palefi , e fcoperti i fuoi mancamenti . me (c) onorava gli AppoHoIi , e mini- 

Defecfus corporis ad confu/ionem pandeiat , ftri del facro Altare . 

animi 'vero dotes , atque a Deo acceptabo Jii. O quanto vi farebbe d'aggiunge- 

na , prs viribus occultabat {b). re a quefta umilta diGaetano! Quel fuo 

«io. Avendo egli un piede alquanto si grande abborrimento , ed slienazione 

ftorto , e difettofo , di quefto fervivafi dalle Prelature, che al primo vederfene 

per avviiirfi prefiTo il mondo , ed acqui- fgravato, dopo averie accettate perpura 

ftarfi i di lui fcherni, e detifioniy onJe forza fattagli dall' ubbidienza , confolavafi 

alla prefenza d'altri ,e particolarmente con tanto giubbilo del fuo cuore , che 

trattando con grandi, alzava deftramen- non potendo contenerlo dentro di fe , 

te il lembo della veftetanto, quantoba- lo trainandava fuori ful volto oftervato 

ftafiTe a fcoprirfi quel fuo difetto del da tutti cosi riJente, e feftofo , come fe 

piede , per cui ofifervato intendeva , e avefTe fatto acquifto d'un Regno. Quel 

bramava d' efl^ere derifo , e difpregiato . tenerfi fempre loncano da'parenti (ihi- 

Era poi folito di manifeftare a tutti quel- vando ancora il folo vederli non per al- 

tro, 

(a) .Art. Can. B. Cajet. de humil. pag. n. (b) Inn. XII. Bul. Can. 
(c) S. Greg. Pet. Blcf & ap. Cala/ib. Vit. S. Cajct. lib. ?. cap. i 6. 

yit. di S. Gaet. Part. II. F f 



ii6 VirA Di S. Gaet. Paiub II. Cap. Xf. 

tro, clie per eflTere eglino troppo plorio- che aprunto avvendi di lui medenmo , 

fi apprenb il inondo per la loro nobilta , che con un maravioliofo dirpregio , ed 

tado , e ricthezze , ed il fentird men- «hi)s(Tamento di fe ileno , reputandofi 1' 

lionare le loro grandezze , recava una iiltimo di tutti p!i uoni'ni , ha poi me- 

fomma trillezza al fiio umiliflinio cuo- litato, che collocata tolle la fua tniira 



. . ' •' Luiitftcore , viueiia cne ii e ciegnaio ai riveiana ancora ii 

diiigenza e quelTarte , con cui occulta inedefimo Redentore , ellaequefta: Fra- 

ra le grazie , ed i doni celefli, de'quali ielli mici pcr isfuggire !a i>ana gloria , t 

era di continuo fatto partecipe . Tante tcnerfi [empre a canio per compagna fcdele 

altre maraviglie dell umilta di Gaetano l' umilta , ncllc "voftre azioni , e fcntitnen' 

potrebbero riterirfi iii quello Capitolo , ti , miraievi nello fpcccbio dclla viia di 

jna per non allungarlo troppo , conten- Gesi) Cri/io , paragonando le di lui tccelfe 

tiamoci di terminarlo per noflra illru- virtii colle "^oflrc , foffcro pure delie pik 

zione con tre fole delle molte fentenze eroiche , e jantc , chc vcdrcic comparire 

delSanto concernenti aquefta virtu . Era quclic un nulla , c tuitf cclijfarfi al con 

egii folito a Ane: dell' alfabclioCrifliano , fronto di quci divini fpicndori ; ficche ad 

chc dobliiamo iutli impararc . la prima un tal paragonc foprcndofi falfo H noftro 

lciicra cffcre /' umilta ( « ) . Che fc quefta oro , c tutto fcccia , ci pa/fera ogni p:>ifif 

aon s' apprcndc bcnc , non s' imparcrk mai ro di fanagloria, e di fupcrbia {b). 

a lcggerc benc il libro dcila viriu, e dclla 511. Trslafcio di qui defcrivere le »1- 

"viia Criftiana . Diceva innoltre aderen- tre virtCl del noflro .Santo, e perche al- 

do aircfpreflioni fatte da Criilo nel Van- cune di efle fi vedono fparfe in piil luo- 

gelo (e queflo detto lo replicti a'Padri ghi dclla prima parte di quefla Storia , 

poco prima ch'ei morifl[e.) L anima no- e perch^ molte altre reflano ancora oc- 

Jira 'dcfidcrofa di falire al Ciclo , [ciolta culte per difpofizione di Dio , il quile 

che fia da qucfto corpo , tanio piu poggcri fi i pero dichiarato di volerle poi fve- 

in alto , quanio piu profondamcnic fi fara , lare in tempo , che la Citti di Napoli 

mentre viffe , abbajjata ed umiliaia . Lo fi troveri in maggior bifogno (e). 



(«) Care Vita del B. Gaet. cap. n. (b) Prcc. Nap. ann, 1654. (c) Proc. ciU 



FINE DBLLA SECONDA PARTE. 



PAR- 



117 




PARTE TERZA 

DELLA PREZIOSA MORTE, DELLA GLORIA, 
E DE'MIRAGOLI 

jDi sjl:k g jl e t jlm o 




[jOrmai tempo di vederfi 
il termine del Iiingo pel- 
legrinaggio , che fece 
Gaetano fu qiiefla terra 
con progreffi ogni gior- 
ro piii prodigiofi nelle virtu , e nella 
fantita, ed il di lui gloriofoingrefTb nel- 
la patria celefte dopo il corfo di 6j. an- 
ni . Nel fine della prima parte lafciam- 
mo il Santo a Napoli , in grado di Su- 
periore , tutto applicato a governare i 
fuoi fudditi , e neilo lieflTo tempo tutto 
ancora attento a compiere fantamente i 
fuoi giorni , ad apparecchiarfi alla mor- 
te , che fi prevedeva vicina. Ora e mio 
impegno in quefta terza parte defcrive- 
re finalmente raccennata morte del fer- 
vo di Dio , e quello che fegui in ap- 
prefTo di fuo onore . 

CAPITOLO I. 

Ctoce e Pajfwne di Crifto comunicala a 

Gaetano fette giorni prima ch' egli 

moriffe . 

5*4« "TXlfficilmente crederebbefi da'leg- 

J_y gitori , quanto ora fi fcrive per 

aver de! trnppo mirabile , e del fingola- 

re , fe non venifTe autenticato dalli pro- 



cefli formati ^uBoritate Apoftolica per 
la canonizzazione del Santo , e trafcrit- 
to poi nella di lui vita da Stefano Pepe 
lib. J. cap. 12. e da altri Autori Mag- 
gi , Meazza &c. Dunque fette giorni 
prima che terminafTe la vita Gaetano , 
mentre contemplava nel fuo Oratorio 
con un profliivio di lagrime ramorofa 
Palljone di Criflo , fenfibitmente gli com- 
parve lo flefloGesu in atto d'enerCro« 
cififTo di nuovo . A quefta vifla doloro- 
fa ftruggendofi di compallione il Santo , 
fenti a dirfi dal Salvatore : a che mi 
guardi , e pitngi Gaetano ? lo ti diedi la 
Croce nuda fenza me Crocififfo , ora rjolen- 
do farti fimile in tuito a me doverefti an- 
cora tu elfervi inchiodaio , ma in 'vece tua 
io mi eleggo crocifiggermi di nuovo , A 
quefle efprefTioni poco manco, che non 
moriffe Gaetano , e prorompendo in tuo- 
no di voce rinforzata dallo fiupore , e 
dalfamore efclamo : .yih mio Dio , "voi 
fapete , che fin dal primo mio conofcimen- 
to vi chiefi il martirio , ed ora piH ehe 
mai ve lo chiedo , fofpirando ardentemen- 
te di morire per 'voi , ma conofcendo me 
indegno dell' onor della Croce . per averla 
voi fteffo confacrata , vi prego, jenza perd 
alcuna propriet^ del mio wlere , ini>entar 
altra forte di palibn'o , fa purc de' pii 
V i 1 ftro- 



2l8 



V I T A D I 



Mtnci , fu di cui morendo 'venga arendo- 
'vi amor per amo/e. E qui tacendo colle 
braccia incrociate , e colla faccia per 
terra , llava afpettando anfiofo la fofpi- 
rata rifpofla del ReJentore . Q.uefta ven- 
ne tofto efprelia piii co' fatti , clie con 
parole; mentre diceii:!og!i Gesia : Se io , 
Gaetano , mi lafciar c>ocifiggere per te , 
lajciati anc»r tu crocifiggoe per me , lo 
follevo da terra , e io diltefe fu queiia 
ftefra Croce , in cui i)iof!rava volerl: egli 
di nuovo crocifipgere . (^uanto poi pa 



lifTe il Santo cosi croc 



fi(io 



, perche ai 

riferirlo potrebbe venir meno la nofira 

credenza , ne rapporto I'atteflato mede- 

fjmo de! R.-dentore : Colla niiu divina 

potenza imprefi in Gaetano "Jk crccifijfo , 

tttiti que' dolori , pcnt e lotmenti , che /o 

fofrii ncUe tre ore dclla mia crocififione , 

coit di vero (gran cofa ! vuol eph darci 

ad intendere , clie non furono gia im- 

inaginarj , o per f^mplice ?pprenfione , 

ma veri , e reali j cosi da xcio , che non 

ne pati lui un miiiimo ^rado in qualita 

mene di quello , ehe patii io ftefjo ; la 

quantita lc!o non potei dargli , percheque- 

fta era propria della niia divina pcrfona , 

incomunicalile a chi che fia . Siando Gae- 

iano in queflo fiato fer.ti f amarezza delf 

agonia, ch' io feniii , i dolori , ch' iofofrii , 

t le pene , ch' io tcilerai , proz>ziediito perb 

da me di graz'e e di ajuti foprannatura- 

li , con cui polrffe foflenere tante pene . 

.Alla fine ardendo di iina cocenti/iimj fcte^ 

gli fu prefentato dal miniftro infernale /' 

aceto , e il ficle , ch' lo rice^vei . £ percbi 

bramava efli il pu>o patire colla nudiia 

d ogni refrigerio , gli tolfi ancora la mla 

prefenza fenfitile , come pure a me tolfe 

ia fua il »»;• eter»o Padre ; onde rrpieno 

d' amantudine , e ridolffi all agorita mor- 

tale dijfe : Gia fen conjumato. 

jxj. ReHa oia « vederli refitodique- 
fla prodipiofa Crocififlione fecondo lor- 
•iine de medefimi procedi. Quello fleflo 
Ge»iJ CriMo , che ritiratoG da Gaerano 
gli tolfe il dolrc dell» fua divina i^ie- 
fenza in quelle tre orc di latrocifliina 
pena , di r.uovo fe pli fece vedfre , ma 
in unt feml>i«nza difTerente dalla prima 
comparfa tutto j;iuliv.j ed amorofo, che 
abbracciandolo te'eramente lo difchiodo 
«lalla Cioce con dirgli : Gaetano cbe di- 
ii^ fei contento d' mvermi refo gratiiudine 
di quel gran benefiz.io d' ejjere lo fiatocro- 
tifiifo ftr te i or (appi , cbe hai gia paga- 



S. Gaetano 

to il debito de' mortnli in dover fentirt t 
orrore della morte , non reflandoti adeff» 
altro che ripojare in dolce fonno meco ; da 
qiii a fette giorni ti ajpeito nella patria 
celefte , dovt avrai fpeciale parte mcco > 
per quefto , che hai patito ; altendi a dar 
ricapito alla Caja , lajcia in iuon governo 
tuiti i tuoi figlj , che da qui a fctie g'or- 
ni "verra mia tnadre a condurti in Cielo . 
Cosi a Gaeiano il Rcdentore , il quale 
dopo avergli fogpiunto , che fubito en- 
trato fofle al poflijflo della glori« , l' 
avrebbe coflituito capo e paflore de' fuoi 
fij;)) con ottenere dal Padre celefle quan- 
to avefTe richiello ne' Icrobifoonj , e con 
lafciare a hii ineJefinio il caiico di ca- 



lligarli , qu.^^nJr» ir.ancaflero p.!!e pioprie 
obbiig.zion' , conchiufe : Sta allegro , » 
Gaciano , cbe hai avuio da me affai , e 
ancora piii ti daro ncl Cielo; nel che di- 
cendo , difp«rve . 

yi6. Fra le tante grazie con-,partite da 
Gesu al noflro .Santo qiiefla della ( roci- 
liHione e forie la piii ptt^ziofa , nientre 
per elVs lo fece fimile. a |e , comunican- 
dopli il dolorofinimo mariirio dell.i fua 
divina pafTione ; rrivilegii»-"non fo , !• 
concen'u ad altri Santi , in quella guira 
almeno, che lo vfcdeinino partecipato a. 
Gaetano ; nc credo abbia dato il Santo 
inaggiori prove del luo .imore verf<iCe- 
sii , quaiuo in quefla occcfione di fof!'ri- 
re da lui , c per lui il fomino de'pati- 
menti , clie pofla fnffrirfi. Ora egli do- 
po quella gr.in picna iledolori inoni!..to 
da un torrente di confolazioni per ve- 
derli afllcuiato da Dio il «ermiiie vici- 
no del fuo luiigo efilio, ed ilgiornopre- 
cifo del fuo cntrare nella patria relefle, 
fi fece fubito a difporre tutto il necefla- 
rio a quel bra:natu p.i/raggio , a metter 
in buon fiflema fccondo rordine dato- 
gli da Criflo i| governo della cafa ed a 
liabilire ne' fuoi figlj Toflervanza di quel- 
!e leggi , che loro prefcrifle , pariicolar- 
inente della povertA Appollolira unica- 
inenie appoggiata nlla divina provviden- 
/a . Afpettava fr.ittanto il beato Supe» 
liore , con ainoroli fofpiii la giornata 
telice del promefTogli ingreffo al Para- 
difo, quando lo flefto fuo zelodellonor 
di Dio glielo accelero , e gliene apri I» 
porte . 



CA' 



Parte III. Capitolo II. 229 

popolo contra il governo , e miniflri 

CAPITOLO II. Reg.i . 

518. Mentre da Birri conciucevsfi pri- 

Bue grandifimc difawenture riducono il gione per debiti un certo Plebeo , fpe- 

Santo al termine della Vita . rando di mover qualcheduno a compaf- 

fione, e follievo delia fua difgrazia ,an. 

§. I. dava gridando; foffro quefta ingiuriada' 

nuovi Inquifitori , che m' hianno fatto 

Sedizione, e guerra fanguinofa in Napeli legare per avere fciolta la lingua in di- 

tra Kegii , e Cittadini . fapprovazione delloro Tribunale. Da tali 

arcifiziofe, e mentite doglianze tre no- 

527. 'pErche le Dottrine perverfe fpar- biji giovanetti moffi a fdegno , ed a 

£^ fe in Napoli da que' tre aftuti pieta sioderando la fpada mlnaccianti 

Eretici Valdefio, Vermiglio, ed Occhi- la morte , tolfero dalle mani della Giu- 

no , che gia vedemmo fugati da S.Gae- flizia il Prigionero, e donarongli la li- 

tano oltre i monti , fi ravivavano , e fi berta. Avvifato il Vicere di quefle vio- 

udivano ufcire dalla bocca di qualche lenze fatte alT autorita pubblica , non 

occulto loro feguace, il Vicere D. Pie- volle , che andafiero iinpunite,ordinan- 

tro di Toledo fiiniolato dallo zelo della do rifolutamente , che uccifi foflero que' 

Religione Cattolica , e dagli eccitamen- tre nobili garzoni , e di piu, che i loro 

ti del Cardinale di Compoliella fuo corpi efangui venilTero efpofli nella [ iaz- 

Fratello, IWvno bene per unico rimedio za dei Rei a terrore , ed efempio di 

a fradicare totalmente quefli perniciofi tutta la Citta . Allora fu che i Cava- 

germoglj, rinrrodurre ancora in Napoli lieri Napolitani alla veduta diquelliin- 

quel Sacro Tribunale delf Inqaifizione, felici giovani si barbaramerue trucidati, 

che praticavafi nelle Spagne con tanto e diflefi ful Terreno in luogo di pub- 

terrore della Erefia , e con perenne l!a- blica infamia , llimando troppo avvilito 

bilimento della Santa Fede . A tal iine il loro fangue , prefero le armi alla ven- 

il fuddetto Cardinale invio da Roma al detta , ed unitamente colla Plebe mal- 

Vicere due dottiflimi Padri di S. Do- contenta afroldarono milizie , pofero 

nienico, con patenti, e carattere d'In- guardie, e barricate alle flrade , richia- 

quifitori, i quaii fi diedero fubito ad marono i Banditi , e fcarcerarono i pri- 

^feguire le !_oro incombenze , efponendo gioneri per accrefcere difenfori , e pro- 

in pubblico i foliti Editti , e iVlonitori pngnatori alla pubblica liberti. D^lfal- 

del S. Officio . I Napolitani , a cui fu tra parte il Toledo trovandofi impegna- 

fempre odiofo il folo nome di quefto to in un^afF^re di tanto pericolo ,e con- 

Tribunale , che fino a' tempi del Re ieguenza , penso fonenerlo colla forza , 

Cattolico Ferdinando refiflettero fediziofi e coITordine militare opprimere i fedi- 

a' di lui rifoluti, e rigorofi comandi d' ziofi . Percio chiamate a fe le foldatef- 

accettarlo, quando s'accorfero, ch' ora che foranee, e quelle dell' avmata Spa- 

il Toledo voleva metterli fotto quefio , gnola allora giunta in porto , volto il 

da loro flimato infofFtibile giogo , fi am- cannone de' caflelli contro la Citt^ , 

mutinarono infieme, animandofi I' uno comaiulo {'i attaccafi^e il fuoco alle Cafe 

Taltro a mantenere 1' antica liberta a della niedefima , e (i confpirafTe fenza 

qualunque coflo, e di roba , e di vita , alcuna pieta alle vite de' contumaci , 

ficche vedevanfi per ogni parte conven- ed ecco farfi Napoli un campo di bat- 

licole di malconlenti , ed udivanfi dap- taglia , urtandofi , e combattendofi ambe 

penutto pubbliche querele , clamori , e le parti Spagnuoli , e Napolitani , Re- 

minaccie , che obbligarono il Vicere ad gii, e Cittadini con tanta flrage degli 

armarfi validamente per reprimere fau- uni , e degli altri , che vedevanfi per le 

dacia , ed eflinguere gli ardori di quel firade fcorrere rivoli di fangue umano, 

Popolo furibondo . In un fubito quefio ed incontravanfi ad ogni palTo morti , 

turore della vile , tumultuofa Plebe fi e feriti. Non fi perdonava ne alle Chie- 

comunico aliresi alla nobilta per un fu- fe, ne a Monallerj , ne al gran caratte- 

neRo accidente , che fdegnandola fuor re de" Sacerdoti , dappettutto entrando 

di modo la indufTe a confederarfi col il fi.*rro,ed I! fuoco , la vendetta , la 

crudel- 



IJO VlTADlS, 

crudelta , e la difperazione , coGcche la 
Citta di Napoli andava facendofi un 
fepolcro di fe medefima ; e quel che e 
pju deplorabile, un ricetto d'iniquit4 , 
e di peccati. 

§. II. 

Siuanto pttiffe , ed optraffe Gaetano in 
queft' occafione . 

519. La defcritta follevazione , che 
faceva tanta Ilrage , e)di Anime , e di 
corpi , fu la prima ilifavventura , che ri- 
du(Te agli ulcimi periodi della morcale 
vita il nodro Santo . Amando egli fvi- 
fceratamente la Citta di Napoli , ma 
incomparabilmente aflTai piu il Signore, 
rel veder, che quella Jirtruggevali da 
fe medefima, nella fuddetta guerra ci- 
vile, e che la Divina Maelti grave- 
mente offendevali con tanii omicid) , 
oJj , e facrilegj, ne reflo sl appaffiona- 
to , che fentiva lutto agitarfi il fuj fpi- 
rito per trov.?r qualche riparo a quella 
comune defolazione . Che non (i^ce , 
chi non diffe ? Armato egli di gran ze- 
lo, e coraj?gio , e preflTo alla mano un 
Crocififlo, li lancia fra quella plebe tu- 
multuante, e fanguinaria preilicando , 
efortando , fuppli.ando a deporie le ar- 
mi , e gli odj a' piedi di qucl Dio cro 
cififlTo, che loro mortrava tanto amoro 
fo per non crocifiggf^rlo di nuovo con i 
gravifllmi peccari di quella guerra (ler- 
jninatrice delle anime , e de'corpi . In- 
di portofll dal Vicere , dai Capi della 
nobiliA , e della plebe pregandoli con 
ragioni , e lagriiue a voler ridonar la 
pace alla Citt,i ormai vicina airultimo 
eflermiiio. Era una meraviglia vedere 
quel Santo vecchio tutto affannarfi , e 
andare , e ritornar frettolofo or dagli 
uni , or dagli altri proponendo varj par- 
liti , e moiivi per ridurre tutti alla br» 
mtta concordia , e per riconciliarli con 
Dio ; ma lo fdegno H acciecava rutti .1 
non vedere i graviflimi danni da lui 
efpofli , ch? incorrcvaiio e temporali , 
ed eterni , onde ilfltrtiflimo il Santo di 
non efTere udito dagli U'>mini , ricorfe 
al Signore . Genufleflo per ranto fuppli- 
(6 I" AltifTimo in tutta la notte per que- 
lla fofpirata pace di Napoli per mezzo 
di ferventifTime OT#7ioni accomp«pn»te 
da' pianti , e da fofpiri , e rinforzate da 



G A E T A N O. 

fpietati flagelli, che fcaricava fulfe fue 
carni innocenti, quaficche egli folo fof- 
fe il reo, ch^avefTe provocato fopra la 
Citt^ le prefenti fciagure, ne il fonno 
richieflo dalla natura , ne la debolezza 
del corpo eflenuato potevano torgli dal- 
la mano ilj fjagello , finche Talba del 
giorno non ravefTe fiimolato al Santo 
facrifizio deiraltare, in cui far nuova , 
e maggior forza al Cielo , per renderlo 
placato , e piegarlo alle fue iltanze. In 
oltre inflitui pubbliche proceflloni, pre- 
ci , e Litinie , per ottenere da' Santi , 
e dalla gran Madre di Dio un benigno 
fguardo fopra l' afflitta Citta , conclu- 
dendole poi con quella divotiffima O- 
razione , ch'egli (teflTo compoie , e rac- 
colfe dalle Sacre carte particolarmente 
dal Libro di Daniele, e che ancor' og- 
gidi li recita avanii ilSantiflfimo Sacra- 
mento, e nelle novene del medefimo 
Santo, ed e la feguente . Rejpice Domi- 
ne, SanBe Pater , Je Sanauario tito , & 
ds exceljo ccehrum habitacuto , (T vide 
hanc SacrojanHam Hoftiam , quam tthi of' 
fert magnus Pontifex nofter , Sancfus puer 
tuuj , Vominus Jefus Chriftui pro peccatii 
fratrum fuorum , CiT efto placabilis fupe r 
multitudine maliiix mundi . Ecce vcx 
fanguinis fratris noftri Jefu clamat ad te 
de Cruce ; ExauJi Domine , placre Do- 
mine , attende , ifT fac , ne moreris pro 
pter temetipfiim Dtus meus , quta nomen 
fuum invocatum eft fuper Ci-vitatem tftam , 
iS" fuper populum tuum , iT fac nobijcum 
fecundiim miftrieordiam juam . Ut Civita- 
tem iftam defen lere , pacificare , cuftodi- 
re , ir conjervare digneris , te rogamuj 
audi nos dfc. 

550. Ma tutte quefle preghiere del 
1>. Padre non furono per allora efaudi- 
te , perthe Kidio prima di fargli grazia 
ifpettava , che gli offerifTe la propria 
vita per vittima di propiziazione , e di 
perdono alla Citta peccatrice , rolendo 
in quefta guifa il Redentore afTomiglia- 
le a fe Gaetano con fir , che la di lui 
morte recalle la vica , e la ptce a Na- 
poli , ficcome egli cofla fua laveva re- 
cata a tutto il Mondo. E per Tappun- 
to il Santo fece 1' ultim» prov» del fuo 
amnre verfo l)io , ed il proflimo pre- 
gando inftantemente S. D. M. » rivol- 
gere rontro di fe tutti que' cafliphi ,che 
frarirav» fopra Naprli ron ofTrirle in 
foJdisfazione la propri» vita . Accetii 

•llu:a 



Parte III. Capitolo III. 



allora IddJo quefia afpettata , e genero- 
fa offerta, perche permettendo crefcefTe 
piu crudelmente la popolar fedizione 
con maggiori, e nuove colpe , ne reflo 
fi altamente trapafTato di pafiione il 
cuore di Gaetano, che vi cadde infer- 
mo di gravillima febre , la quale poi 
jnafpritafi da un'altra ferita.che lo tra- 
fiflTe, fu la cagione della fua morte, e 
lo trafilTe lo fleiTo fuo gran zelo da noi 
in piu iuoghi offervato , dclla Santa 
Fede, e Religione Cattolica . Quando 
due anni prima si apri il Concilio Ge- 
nerale ;in Trento , fjccome 1' empio 
Lutero ne' concepi fommo terrore , e 
triftezza , cosi Gaetano , che in tutto 
il corfo deila fua vita s'oppofe fempre 
a queir Erefiarca , ne fenti altrettanta 
allegrezza , conforto , e fperanza : tenen- 
do per certo , che queflo Sacro Con- 
grefTo di tutta la Chiefa averebbe tolte 
le erefie, che contaminavano quafi tut- 
ta la Germania, ed in gran parte Tlta- 
lia , ed averebbe riformato li corrotti 
coflumi, e gli abufi del C riilianefimo . 
Confolavafi, e nudrivafi il fuo zelo di 
quefle belle fperanze , e nodriva quefie 
iierte fue fperanze concontinue orszio- 
ni , epenitenze per i felici progrefli del 
detto Concilio Tridentino . Quando 
dunque trovandofi gia aflTalito dalla feb- 
bre per i tumulti di Napoli , gli fu re- 
cata la funefla novella.che s' era inter- 
rotto, e fofpefo, reflo cosi oppreflTo dal 
doloce per vederfi perdute quelle fue 
fperanze concepute, che rinfermit^ fu 
fubito dichiarata mortale. 

531. Tutto il fino qui riferito fi tro- 
va compendiofamente efprerTo negli ar- 
ticoli formati per la Canonizzszione de! 
B. Gaetano , e regifirati nella Secreta- 
ria della Sacra Congregazione de' Riti. 
Quefle flefle due ragioni della infermi 
tk mortale di Gaetano , cioe i tumulti 
di Napoli, e la interruzione del Conci- 
lio di Trento le riferifce la Sacra Ruo- 
ta al Sommo Pontefice Urbano VIII. , 
e le efprime nella BoIIa della canoniz- 
zazione Innocenzio XII. 

C A P I T O L O III. 

Le bclle virtM , c fentimenti di S. Gaeta- 

no moribondo . 
5J». Clccome li corpi gravi nell'«vvi- 
kJ cinarfi ai fuo centro acquiflano 



i^l 



moto piu vejoce, e frettolofo , cosi li 
Santi nel vederfi al termine del loro 
vivere, fi adoperano , che piii diftinte, 
ed eroiche fisno le loro virtu . Eccone 
refempio nel uoflro Beato , che ridotto 
agli eltremi dellafua vita , fece rifplen- 
dere pifi luminofe quelle virtu , che gli 
furono fempre compagne in tutto i{ 
tempo del fuo pellegriuaggio . Un fbm- 
mo amof verfo Dio,che in veder il di 
lui onore si oltraggiato da' Popoli gli 
f^-ri mortalmente il cuore. Uno fvifce- 
rato amore del proffimo, per la di cui 
falute offerialla Divina giuftizia la pro- 
pria vita ; invitta pazienza nel fofFrire 
con volto fereno fenz' alcun cenuo di 
lamento una infermita si tormentofa : 
poverta amrnirabile in ricufare quei me- 
dicamenti difpendiofi ,che fe gli nropo- 
fero : penitenza coftante in volerla con- 
tinuare fra le ceneri , e 'I cilicio fino 
agli ultimi refpiri ; zelo deirofleivanza 
regolare in raccomandarla a' faoi Figlj 
con voce, e fpirito fuperiore alle forze 
della naturacadente : rumilti finalmen- 
te profonda , che lo forzo a protefiare 
d^effere un gran peccatore , ed indegno 
di ftar piu al Mondo, come pianta fte- 
rile, che occupando infruttuofainente il 
terreno, merita ii taglio , e le fiamme, 
ed a volere, che non fi praticaflfe feco 
quella cura efquifita , e flraordinaria , 
che da tutti bramavafi per confervar al 
Mondo un si grand'uomo . Vedismone 
ora piu diftinto , e nel fuo ordine il 
racconto. 

Antonio Capponi Medico ordinario 
delia Cafa di S. Paolo, avendo vifitato 
il Santo infermo, e confiderati i movi- 
menti irregolari del polfo , i deliquj, le 
angofcie , ed affanni del cuore , con al- 
tre circoftanze aggravanti , dubito mol- 
to della di lui falute. Ma quando poi 
intefe da' Padri , eflfergli accagionara 
quella infermita dalla follevazione del 
Popolo Napolitano , che oflTendeva si 
pubblicamente Iddio , e della fofpenfio- 
ne del Concilio Tridentino , da cui fpe- 
rava la riforma del Mondo , allora giu- 
dico difperato il cafo , perche ad un 
male, che derivava da si alto principio, 
la fua arte umana non fapeva trovar ri- 
paro , e queII'unico rimedio, che pote- 
va guarir il Santo , cioe la pace di Na- 
poli , e la redintegrazione del Concilio, 
era per allora impoflibile. Conofcendofi 

dun- 



tji V I T A D I S 

dur.CjUe impotente a cuiare qiiella febbred' 
uiicuor impiagato dair amor di Dio , e ri- 
flettendo aUe premure , \n cui era im 
peanata tutta la Citt^ , intorno alla fa- 
lute del Santo Padre per non incorrere 
l'oJiofita comune, e la taccia d'aver er- 
rato, volle Tajuto, e Is confulta d' al- 
tri Medici. Ma perche fecondo le no- 
flre conituzioni non poteva cio efe£;uirfi 
fenza il confenfo del Superiore , biibgno 
chiederne la licenia allo fledo Beato 
infermo , che era attualmente Prepofito 
della Cafa. Allors fu che 1" umiltd di 
Gaetano nel fentirfi proporre la chiama- 
ta d'altii Medici lo inliammo di zelo , 
e lo fece prorompere in quefte parole 
di rifentimento : ^ che tantc diligenzc 
pcr confcrvar in "Vilit, chi e di tan:o pe- 
fo al mondo ? come fare tantc carezze a 
queflo mio corpo iimiferabile , il mio mjg~ 
gior mmico , che m' abbia , c che per mol 
tljTimi tnnl ha jcmpyc inf:diaio , e combat 
tuto a guerra o/iinata la mia ^nima ? 
dunque a tjucjlo traditore a-vra^i a dar 
nuove forze , nufjc armi , c nuovo ardir 
a danni miei^ ba/ia pur troppo a curarlo 
il jolo Mcdico ordiiiario ,giaccbe cosi vuo- 
ic il Cielo , faccia egli qua ito conofce a- 
dattarfi alla mia inj-:rmtta , e poi la^cia' 
mone la cura a Dio . Indi profegui adif 
correre della poverti religiofa, deH' ab- 
biezione , e difrrezzo di noi medefimil, 
e della confidenza in Dio , piii che ne- 
gli uomini con tanto vigor di fpirito, e 
gagliardia di voce , che parenJo a tutti 
tale vivezza , ed energia impolfibile ad 
un moribondo gii linito, e deftituto di 
forze, fi perfuafero tofle fopranaturale . 
A queda ripulfa di